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Terremoto: paesi distrutti nel Lazio e nelle Marche, oltre 80 morti

La terra ha iniziato a tremare alle 3.36 nell’Appennino centrale, provocando decine di morti, oltre 80, centinaia di feriti, crolli di abitazioni e migliaia di sfollati. “È un momento di dolore e di appello alla comune responsabilità. Tutto il Paese deve stringersi con solidarietà attorno alle popolazioni colpite”, ha detto in un messaggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il punto della situazione nel servizio di Alessandro De Carolis

radio vaticana

Terrore e polvere, un sonno spezzato e il cuore in gola mentre i muri attorno si muovono e vengono giù in pochi istanti. L’incubo di ogni terremoto questa volta ha sconvolto una vasta area nel centro dell’Appennino, zone di cittadine e piccole frazioni sparpagliate tra rocce e verde.

Appennino “ground zero”
E proprio la zona disagevole lungo la quale si è sviluppato il sisma sta rendendo complicati i soccorsi attivati dalle autorità nei territori più colpiti, Amatrice e Accumoli nel reatino, Arquata e Pescara del Tronto, in provincia di Ascoli, con il sostegno dell’Esercito e della Protezione civile, della Croce Rossa e di altre organizzazioni, con carovane di aiuti che stanno progressivamente raggiungendo da altre Regioni il ground zero della tragedia.

“Non c’è più niente…”
Chi nella notte è riuscito a sottrarsi alla morsa dei crolli si è trovato davanti distese di macerie, panico e richieste di aiuto. La prima a dare conto del dramma, citata anche dal Papa, è stata la voce del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. Ecco le sue parole raccolte da Federico Piana:

R. – E’ drammatico: tre quarti di paese non c’è più! L’obiettivo è quello di cercare di salvare più vite possibile….

D. – Il centro storico in che condizioni è?

R. – Non c’è più… È una tragedia.

Il dramma in un dedalo
A quindici chilometri il piccolo paese di Accumoli, poco più di 600 abitanti, epicentro dell’apocalisse. Il sindaco, Stefano Petrucci, è distrutto come le case che non ci sono più. L’audio è di Rai News 24:

“Siamo in piena emergenza. Ci sono moltissimi crolli, abbiamo le persone sotto le macerie… Qui c’è una famiglia con due bambini piccoli sotto le macerie, non riusciamo a contattarli… Siamo ammassati in due-tre punti del paese, ma ho 17 frazioni: non è una situazione semplice da coordinare… La questione è drammatica…”.

Salvi per miracolo
Tra le lacrime di queste prime ore, in cui si aggiorna l’elenco che non si vorrebbe, spuntano a rinfrancare chi scava contro il tempo piccole storie di speranza. Quella di Irina di Amatrice, tirata via salva dopo sette ore. Quella del papà di Pescara del Tronto che arraffa sua figlia e si getta dalla finestra riuscendo a salvare entrambi. Quelle dei due fratellini, 7 e 4 anni, sempre di Pescara del Tronto, estratti vivi grazie alla nonna che li ha gettati in tempo sotto il tavolo.

Solidarietà d’Italia
Intanto, le forze sul campo ingrossano di ora in ora. “Non lasceremo nessuno da solo”, dice il premier Matteo Renzi, e la solidarietà in arrivo da tutta Italia è confortante. Ad Amatrice e Accumoli la Protezione civile ha disposto l’allestimento di due tendopoli, ciascuna di 250 persone, più altri centinaia di posti assicurati da Friuli, Molise e altri, mentre dozzine di feriti più gravi hanno già trovato un letto negli ospedali di Roma e de L’Aquila. Anche la Cei si è mobilitata sui due fronti: un milione di euro stanziati dal fondo dell’8 per mille e una colletta in tutte le Chiese italiane per il 18 settembre prossimo, in concomitanza con il 26/mo Congresso Eucaristico Nazionale.

Nessuna avvisaglia
A rendere peggiore il sisma, avvertito da Roma alla Romagna, è stata la scarsa profondità. L’ipocentro è stato individuato a soli 4 km. Un terremoto che per estensione e caratteristiche ricorda quello dell’Aquila di 7 anni fa, dice il sismologo dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia, Alessandro Amato, intervistato da Gabriella Ceraso:

R. – E’ una sequenza sismica che è iniziata con un terremoto forte; poi, decine di “after-shock” di magnitudo più piccola. La zona – lunga circa 25 km, quasi nord-sud – ha una caratteristica di movimento analoga a quella dei terremoti che abbiamo avuto nell’Appennino in precedenza e in particolare mi riferisco a quelli dell’Aquila del 2009 e quelli dell’Umbria, Marche, di Colfiorito del 1997. I terremoti superficiali danno sicuramente degli scuotimenti forti e sono terremoti dovuti all’estensione della crosta dell’Appennino, quindi sono faglie estensionali o faglie normali.

D. – I precedenti di ieri, anche nelle Eolie, potevano essere dei campanelli d’allarme?

R. – Direi proprio di no. La sismicità in Italia c’è e non c’era nessuna avvisaglia. Possiamo dire che continuerà sicuramente per molti giorni un po’ in tutta questa fascia.