Crea sito

Teologia Morale: il peccato che ci allontana

Il peccato è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza. Il peccato si erge contro l’amore di Dio e allontana da esso (Catechismo 1849. 1850)
La libertà dell’uomo è finita e fallibile: può volgersi al male invece che al bene e così peccare. Il peccato è un atto cattivo: atto di libertà per il male. La negatività morale del peccato ha un riverbero teologale di allontanamento e avversione a Dio. Dio è il sommo bene – il principio e il garante del bene – che il peccato rinnega. Come tale offende Dio: «Contro Te ho peccato, quello ch’è male ai tuoi occhi io l’ho fatto» (Sal 50,6). Ciò non vuol dire che il peccato sia una categoria unicamente religiosa, aliena al non-credente. Il peccato è una categoria morale, definita “una una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza”. Non si dà una morale senza peccato. La morale è l’intelligenza del bene morale e della sua doverosità, che il peccato disattende. Una morale senza peccato è contraddittoria e nega se stessa. Senza nozione e senso del peccato la morale affonda nell’indifferenza e nell’arbitrio. Oggi è in atto una rimozione del peccato, surrogato dal reato: un fatto meramente penale, esteriore e alieno alla coscienza. Al senso del peccato è da unire il senso di colpa con cui il soggetto riconosce il male compiuto, ne prova rammarico e si attribuisce la responsabilità.
Il peccato e la sua gravità sono determinati, sul piano oggettivo, dall’entità del male compiuto: considerata sia in se stessa (una calunnia è più grave di una maldicenza), sia nella sua misura (rubare 100 è più che rubare 10); sul piano soggettivo invece dal grado di volontarietà (conoscenza e avvertenza, volontà e consenso) di chi lo compie. «La gravità dei peccati è più o meno grande» (1858). La tradizione distingue tra peccato mortale e veniale: il primo rompe la comunione d’amore con Dio, il secondo la indebolisce. Il senso del peccato è salutare. Muove infatti il peccatore al pentimento, alla conversione e alla soddisfazione. Espressioni rispettivamente del dolore e rimpianto per il male commesso, della volontà di ripudio e superamento e della disposizione a riparare i danni.
avvenire.it