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Tempo di misericordia

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Il 18 ottobre è la festa di san Luca, l’autore del terzo vangelo e  degli Atti degli Apostoli. Questo evangelista, che la tradizione vuole anche medico, pittore e strettamente legato alla persona di Maria, secondo Dante è stato lo scriba mansuetudinis Christi: lo scrittore della mansuetudine, della mitezza e clemenza, in una parola, della misericordia di Gesù. Tra i tanti esempi possibili, tre brani  famosi, che troviamo solo nel suo vangelo, evidenziano quest’attenzione dell’autore al volto misericordioso di Cristo e della sua predicazione: la parabola del buon samaritano (cap. 10), quella del figliol prodigo (cap. 15) e l’episodio del buon ladrone (cap. 23). Quest’ultimo brano ha commosso per secoli l’immaginazione degli artisti come ad esempio il poeta argentino Borges, che in una poesia della sua raccolta L’artefice  (1960), intitolata appunto Luca  XXIII , così descrive quella scena estrema: «Nella fatica ultima di morire crocifisso, / udì, tra i vilipendi della gente, / che colui che moriva accanto a lui / era un Dio / e gli disse ciecamente: / Ricordati di me quando sarai / nel tuo regno! E la voce inconcepibile / che un giorno giudicherà tutti gli esseri / gli promise dalla croce terribile / il Paradiso. Nient’altro si dissero / finché / venne la fine…».

Ma sono gli altri due brani che oggi, nel tempo del pontificato di Papa Francesco, colpiscono particolarmente: il buon samaritano e il padre misericordioso (è questo un titolo più appropriato alla parabola tradizionalmente denominata “il figliol prodigo”). Questo infatti è il cuore dell’azione e delle parole di Papa Bergoglio: la misericordia. In questi sette anni il Papa ha posto le viscere (rachamìn  parola che in ebraico indica sia “viscere” che “misericordia”) di Dio padre e madre al centro della storia degli uomini e delle donne e chiede a tutti di riconoscerlo  e quindi di aprirsi a questo dono dell’amore di un Dio che incessantemente attende, accoglie, perdona. Le due parabole lucane da questo punto di vista sono i due pilastri scritturistici di questo pontificato perché narrano la misericordia ricevuta (dal padre misericordioso) e la misericordia esercitata e donata agli altri uomini (dal buon samaritano); non è allora un caso  che la recentissima enciclica Fratelli tutti  abbia  nel suo cuore quel secondo capitolo che è una lunga, intensa e toccante esegesi e catechesi imperniata sul testo proprio del buon samaritano. Riconoscere di essere stati perdonati da un amore eccedente e traboccante (la festa  per il figlio che era morto ed è tornato in vita) è la forza che permette di attivare le viscere, di «sconvolgerci con la sofferenza» (n. 68 di Fratelli tutti ) degli altri, farci carico del loro dolore, toccarli e rigenerarli alla vita. Il vangelo predicato da Papa Francesco, non potrebbe essere diversamente, è un vangelo di risurrezione che passa attraverso l’abbraccio con la mansuetudine di Gesù.

di Andrea Monda / Osservatore