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Tawadros, un nuovo Papa copto per un nuovo Egitto

Il 4 novembre 2012, con una cerimonia accompagnata da preghiere e digiuni, la Chiesa copta egiziana ha scelto il suo nuovo papa: Tawadros II, originario del Delta del Nilo, laureato in farmacia, vescovo generale di Beheira e ausiliare dell’arcivescovo Pachomius, patriarca ad interim dalla morte di papa Shenouda III. Anche molti musulmani hanno vissuto questo evento con grande partecipazione, consapevoli che i copti sono una parte irrinunciabile dell’identità egiziana, al contrario di quanto pensano alcuni movimenti islamisti, specie salafiti.

L’elezione del nuovo Papa avviene dopo una rivoluzione che ha causato rivolgimenti in ogni settore della società, portando al potere i Fratelli musulmani e legittimando i salafiti come seconda forza politica del Paese.

In meno di due anni, il panorama politico al quale la leadership copta era solita rapportarsi, subendo anche la critica di sostenere il regime, è completamente mutato. La Chiesa copta, ora, dovrà costruire una delicata relazione con l’islam politico, oscillando tra la cauta diplomazia, per non mettere a rischio la comunità cristiana di fronte al nuovo potere costituito e ai crescenti episodi d’intolleranza religiosa, e l’esigenza di alzare la voce in difesa dei diritti dei cristiani, come richiesto in particolare dai movimenti di giovani nati in seno alla rivoluzione. Tutto ciò senza contribuire ad alimentare le divisioni settarie che minacciano l’unità del Paese. La prima importante battaglia riguarderà il ruolo della sharia nella nuova Costituzione, che i salafiti vorrebbero rafforzare.

Significativamente, però, i copti hanno escluso, con il loro voto, i candidati a Papa più controversi che avrebbero potuto condurre la Chiesa a uno scontro diretto con gli islamisti. Hanno scelto invece i più concilianti, aperti al dialogo e attenti alla gioventù, la stessa che è stata il motore della rivoluzione. La domanda di riforme e democrazia, tuttavia, non ha risparmiato nemmeno la Chiesa copta. Un altro “fronte caldo” sul quale papa Tawadros dovrà dunque lavorare sarà quello interno. Bisognerà ridefinire il ruolo della Chiesa stessa, accusata di aver monopolizzato, nell’era Mubarak, la rappresentanza politica dei copti, diventando uno Stato nello Stato. Papa Tawadros ha già dichiarato di voler riportare la Chiesa al suo ruolo spirituale lasciando la politica ai laici, con la libertà di scegliere in che modo impegnarsi. Ha inoltre annunciato un riordinamento interno della Chiesa per rispondere alla diffusa richiesta di decentralizzazione e democratizzazione, a cominciare dalla riforma del processo elettorale del Papa, al quale i laici possono partecipare solo in base al censo o al ruolo di rilievo che ricoprono nella società. E c’è infine da ripensare alla relazione con le altre denominazioni cristiane in Egitto, con le quali il dialogo, in passato, non è stato dei migliori. Insomma, la Chiesa copta post-rivoluzionaria pare intenzionata ad aprire nuovi canali di comunicazione con tutte le anime, vecchie e nuove, di una società avviata lungo un percorso di profondi cambiamenti.

Jesus dicembre 2012