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Vaticano: presentato docufilm “I Giubilei-La strada del perdono”

“I Giubilei. La strada del perdono”: è questo il titolo dello straordinario nuovo documentario, per la regia di Luca Salmaso, realizzato da Ctv e Officina della Comunicazione in partnership con UnipolSai e presentato oggi nella Filmoteca Vaticana della Santa Sede. Già passato in parte alla 73.ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia e in anteprima su Rai Uno nel dicembre scorso, l’iniziativa racconta in modo inedito le grandi cerimonie giubilari, a partire dall’Anno Santo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco l’8 dicembre del 2015. Ad arricchire la fruizione, l’ascolto del brano musicale “Questa Misericordia” composto appositamente da Sandro Di Stefano sulla base di alcuni versi del Pontefice. Il servizio di Gabriella Ceraso da Radio Vaticana

Chiudere l’Anno del Giubileo straordinario della Misericordia con un documento ufficiale, un racconto di quanto accaduto, di cosa abbia significato viverlo anche per il futuro, ma non solo. Questo nuovo docufilm serve anche ad altro, spiega mons. Dario Edoardo Viganò prefetto della Segreteria per la Comunicazione:

“Comprendere innanzi tutto cosa vuol dire Anno giubilare, cioè anno della liberazione dai pesi. Quindi, c’è anche un progetto per rendere reale e storica la giustizia tra le persone. Poi la storia del Giubileo nei vari momenti è anche un’occasione per riflettere sulla società, sulla giustizia, sulla pace, sulla condivisione, sulla tolleranza”.

L’enorme sintesi che si compie, in 50 minuti di proiezione, è storica, sociale, culturale, ma ha un focus speciale, come tiene a specificare lo storico Marco Roncalli:

“L’attenzione verte soprattutto su questo Novecento che paradossalmente è il secolo più secolarizzato, ma dove c’è la maggiore concentrazione di Giubilei: 1900, 1925,  poi in realtà 1929, perché con i Patti ci fu un Giubileo straordinario; ovviamente il 1950, il Giubileo anche che ci fu alla fine del Concilio, quindi 1964, poi 1975 con Paolo VI, 1983 di nuovo con Papa Wojtyla, il Duemila … Quindi si vuole dare un senso di questa lunga onda dei Giubilei ma soprattutto direi che abbiamo messo in evidenza quello che conta: questo ritorno fortissimo a questa proposta della misericordia, dando conto, oltre a tutto il lavoro di ricostruzione storica, a quello che è stato l’Anno vissuto, soprattutto seguendo quei momenti molto particolari. Ci sono le immagini ovviamente dell’apertura nella Repubblica Centrafricana, ma ci sono anche quelle dei cosiddetti “Venerdì della Misericordia”. Ogni Giubileo rispecchia certamente il periodo in cui viene celebrato: direi però che con il Giubileo di Papa Francesco c’è stato innanzi tutto un rovesciamento di prospettiva.Tutti siamo stati invitati infatti ad essere a nostra volta strumenti di misericordia, ma aldilà di questo, c’è stato anche un voler portare tutto all’essenzialità del cristianesimo nella dimensione della misericordia. Anche lo stesso istituto giubilare, che a lungo ha risentito anche del peso di tanti dibattiti di tipo teologico sulle indulgenze,  non dico che sia stato spazzato via, però direi che si è tornati veramente al cuore del Giubileo, che è appunto l’esperienza del perdono e l’esperienza della misericordia cui siamo stati chiamati anche noi ad essere strumenti”.

Il linguaggio utilizzato in questo documentario non è didascalico ma semplice, immediato e al tempo stesso innovativo. Tre i livelli che si possono identificare, ancora mons. Dario Viganò:

“Il primo livello è di ricostruzione storica. Poi c’è un secondo livello che è dato dal valore aggiunto di grandi professionisti o studiosi, dai teologi agli storici, che raccordano appunto ciò che è avvenuto nella storia con ciò che sta avvenendo in un determinato momento, in questo caso il Giubileo. Il terzo livello è il racconto propriamente spirituale fatto di immagini e di volti, di tutte le persone che hanno avvicinato l’esperienza della misericordia, facendo un cammino reale, fisico oltre che spirituale”.

Per tutto ciò che neanche le immagini di reperorio riescono a documentare, la produzione si è avvalsa di un linguaggio animato. L’amministratore di Officina della Comunicazione, Nicola Salvi:

“Ci siamo avvalsi di disegnatori e animatori che hanno creato delle clip animate per poter rendere anche più adatto anche ad un pubblico giovane questo tipo di racconto. Ne esce a mio avviso un racconto abbastanza innovativo per quello che riguarda il tema”.

Un grazie speciale infine va a Sandro di Stefano che ha musicato parole di Papa Francesco sulla misericordia, arricchendo questo documentario di un contributo unico.

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IL PAPA E I GIOVANI Da Cracovia al Sinodo: il futuro della Chiesa passa da qui

Sarà dedicato ai giovani il prossimo Sinodo convocato da Papa Francesco. Da Cracovia al 2018, la Chiesa scommette su di loro: vuole accompagnarli facendo da “bussola”, ma anche imparare da loro, quando scendono in campo da titolari e non da riserve. Nel 2017 i “Lineamenta”  e un Questionario per consultare la “base” e sfatare pregiudizi, letture superficiali e banalizzanti.

Il parco Blonia, zuppo di pioggia così come i suoi abitanti per una notte. “Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare?”, chiede Papa Francesco. La risposta non si fa certo attendere, e suona in tante lingue quanti sono i Paesi da cui viene la “ola”: “Sì”. “La Chiesa oggi vi guarda, il mondo oggi vi guarda e vuole imparare da voi”. Nessuno sa se nella mente del Papa c’era già il Sinodo dei giovani: ma di certo, a Cracovia, l’estate scorsa abbiamo assistito ad un’anteprima d’eccezione, che in qualche modo ne ha già tracciato il percorso.

Dopo il Sinodo in due tempi dedicato alla famiglia, un’altra “prima assoluta” di Francesco, il 2018 sarà l’anno in cui la Chiesa universale è chiamata a raccolta per i giovani. E la preparazione comincia già con il 2017 che stiamo per inaugurare, con il documento preparatorio – i “Lineamenta” – che sarà inviato a tutti gli episcopati del mondo, unitamente ad un Questionario – come è stato fatto per la famiglia in occasione del Sinodo precedente – per consultare la “base” in forma diretta e avere da diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti un identikit di coloro a cui appartiene il futuro della comunità ecclesiale e della stessa famiglia.

“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, sarà il tema del secondo Sinodo dei giovani convocato da Papa Francesco in quattro anni di pontificato. Quando, a ottobre 2016, il Papa ha dato l’annuncio del tema scelto per il Sinodo del 2018, lo ha definito “in continuità” con quanto emerso dalle Assemblee sinodali sulla famiglia (2014 e 2015) e con l’esortazione post-sinodale “Amoris Laetitia”. L’obiettivo è chiaro:

“Accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della chiesa e della società”.

Il questionario sarà certo di grande aiuto per fotografare l’esistente, con gli accenti e le sfumature diverse, a volte anche nette e perentorie, tra i vari Continenti, e all’interno di essi tra le Chiese di antica tradizione – quelle forse più a corto d’ossigeno in quanto alle percentuali di partecipazione attiva, in prima fila la “vecchia” Europa – e quelle che possono vantare una maggiore vitalità e freschezza di testimonianza della fascia “under 35”, come nel caso di Asia e Africa.

Ma i giovani, si sa, sono allergici alle percentuali e vivono di eccezioni: così, il Sinodo del 2018 potrà forse essere l’occasione per sfatare alcuni pregiudizi e magari dare maggiore titolarità al “popolo giovane” della Chiesa, quello che risente di più di alcune sue letture superficiali e banalizzanti da parte della galassia dei – cosiddetti – adulti.

Papa Francesco è un maestro in questa “cultura dell’incontro”: anche all’interno di folle oceaniche come quelle della Gmg di Cracovia è capace di guardare ciascuno dritto negli occhi. Come ha fatto con gli affacci a sorpresa dalla finestra dall’arcivescovado di Via Franciszkanka, la stessa da cui si affacciava Giovanni Paolo II. Nel primo ha ricordato Maciek, un giovane volontario che doveva essere lì ma non ce l’ha fatta perché stroncato a 20 anni da un tumore. Il Papa lo ha chiamato per nome e ha chiesto ai giovani, per un momento, di alzare lo sguardo e di non aver paura di guardare la vita, ma non dal balcone o dal divano del salotto: la vita è così, un giorno ci siamo e l’altro chissà. Perché la vita passa da qui, più che dagli schermi asettici di uno smartphone, e ha bisogno di “giovani con le scarpe” che lascino un’impronta, che sappiano giocare in campo da titolari e non da riserve.

I sogni e il realismo cristiano. E’ questo il binomio più amato dal Papa per descrivere l’universo giovanile, ai quali non fa mai sconti e chiede di declinare in senso alto la speranza cristiana, che non è mai utopica ma si nutre della concretezza della vita. I giovani sono il futuro, sono i sognatori per eccellenza, ma spesso hanno bisogno di una “bussola” per decifrare lo spessore delle loro situazioni esistenziali , misurare le difficoltà, addomesticare i desideri, tenere a bada le paure e pesare le aspettative.

Il prossimo Sinodo, insomma, potrebbe essere l’occasione per dimostrare che i giovani non sono una categoria, ma una fascia di età, fatta di volte e storie diverse, in cui c’è tutta la ricchezza della vita, con le sue gioie, le sue fatiche e le sue contraddizioni.

La Chiesa è pronta ad accompagnarli, ma anche a imparare da loro. A partire dal suo – e dal loro – “padre”, che in più occasioni ha esortato i pastori a “stare dietro”, oltre che davanti e in mezzo, alla gente. Ai giovani il ruolo di apripista, magari anche con diritto di parola all’appuntamento del 2018.

sir

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Madre Teresa: Roma, venerdì 2 veglia a San Giovanni in Laterano. Tanti gli eventi per la canonizzazione

Sarà un calendario fitto di eventi quello che precederà e seguirà la canonizzazione della beata Madre Teresa di Calcutta (1910 – 1997). La fondatrice della Congregazione delle Missionarie della Carità sarà proclamata santa da Papa Francesco domenica 4 settembre in piazza San Pietro alle 10.30 durante la solenne concelebrazione eucaristica in occasione del Giubileo degli operatori e dei volontari della misericordia. E sarà sempre il Santo Padre, il giorno precedente alle 10 in piazza San Pietro, a tenere la catechesi a loro rivolta. Mentre la Messa di ringraziamento, il 5 settembre (prima festa di Santa Teresa di Calcutta) nella basilica di San Pietro in Vaticano alle ore 10, sarà presieduta dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano.

Precederanno la canonizzazione diversi appuntamenti di preghiera organizzati dalle Missionarie della Carità; due si svolgeranno nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il primo di essi, venerdì 2 settembre, sarà la veglia di preghiera presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini. Intitolata “Irradiando la luce di Cristo: una chiamata alla santità”, inizierà alle 20.30. Durante la liturgia si pregherà per la pace nel mondo e la pace in ogni cuore, per la santità delle famiglie, dei religiosi e specialmente dei sacerdoti e dei missionari di misericordia e ci sarà la possibilità di accostarsi al sacramento della confessione in lingue diverse. Al termine della liturgia, come segno dell’amore della beata Madre Teresa e della sua presenza, a ciascuno verrà data una piccola immagine con una reliquia e una breve citazione. Sarà sempre la basilica lateranense a ospitare dal pomeriggio di lunedì 5 (ore 16-18) a martedì 6 settembre (ore 7-18) la venerazione delle reliquie di Santa Teresa di Calcutta. Venerazione delle reliquie che proseguirà mercoledì 7 e giovedì 8 settembre nella chiesa dei Santi Andrea e Gregorio al Celio (piazza San Gregorio, 1), dalle 9 alle 18, con la possibilità di visitare la stanza di Madre Teresa nel convento di San Gregorio (ore 8.30-18). Altri appuntamenti di preghiera sono previsti venerdì 2 settembre nella basilica di Sant’Anastasia al Palatino (piazza Sant’Anastasia): alle 9 la Messa in inglese, alle 10.30 la Messa in spagnolo e alle 12 la Messa in italiano. Al termine di ogni celebrazione sarà possibile venerare la reliquia della beata Madre Teresa e confessarsi. Il programma degli eventi prevede anche una mostra alla Lumsa e un momento di preghiera e meditazione con arte e musica a Sant’Andrea della Valle.

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Nuovo dicastero, il Papa in persona si occuperà dei migranti

 ANDREA TORNIELLI
CITTA’ DEL VATICANO – da vaticaninsider
Nasce il nuovo dicastero sociale, «per il servizio dello sviluppo umano integrale», che accorpa diversi pontifici consigli. Ma Papa Francesco, per il momento, ha stabilito che si occuperà direttamente lui del dipartimento dedicato ai migranti e rifugiati. Una scelta legata all’emergenza di questi tempi. Un modo per sottolineare l’importanza di questo tema e l’impegno personale del Pontefice. La responsabilità diretta del Vescovo di Roma è «ad tempus», cioè temporanea. Bergoglio agirà attraverso due vice, che risponderanno direttamente a lui. Dunque, anche se l’accorpamento prevede che l’attuale Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti – fino ad oggi guidato dal cardinale Antonio Maria Vegliò – diventi una delle sezioni del nuovo dicastero, la sua importanza con la decisione odierna sarà in realtà ancora più evidenziata. Avendo come commissario speciale lo stesso Pontefice.

Com’è noto sono numerose le iniziative che Francesco ha preso durante il suo pontificato: il primo viaggio fuori Roma, nel luglio 2013, è stata la visita a Lampedusa. Il Papa era rimasto colpito e commosso dalle notizie sui barconi naufragati nel Mediterraneo, con tante donne e bambini morti e rimasti in fondo al mare. Con il crescere del fenomeno, a motivo del conflitto in Siria, Bergoglio ha invitato ogni parrocchia ad accogliere una famiglia di rifugiati. E il 16 aprile 2016, per manifestare la sua vicinanza ai rifugiati, Francesco, insieme al Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e all’arcivescovo ortodosso di Atene Hyeronimos, ha visitato il Mòria refugee camp dell’isola greca di Lesbos. A sorpresa, nel viaggio di ritorno a Roma, il Papa ha portato con sé sull’aereo dodici profughi.

Alla guida del nuovo dicastero «per il servizio dello sviluppo umano integrale» Francesco ha nominato il cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, fino ad oggi presidente del Pontificio consiglio della Giustizia e la Pace, anch’esso destinato a diventare parte del nuovo unico organismo. La proposta finale per questo dicastero era stata consegnata lo scorso giugno nelle mani del Papa dal C9, il Consiglio dei cardinali che aiuta Francesco nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale. Fino a quel momento veniva definito «Carità, Giustizia e Pace». Oltre ai due pontifici consigli già citati (migranti, giustizia e pace), il nuovo dicastero ingloberà anche Cor Unum e il pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari.

Il nuovo organismo sarà operativo a partire dal prossimo 1° gennaio. Nel paragrafo 4 del primo articolo dello statuto del dicastero è precisata l’inedita competenza papale, che non ha precedenti nella storia recente della Santa Sede:
«Una Sezione del dicastero si occupa specificamente di quanto concerne i profughi e migranti. Questa sezione è posta ad tempus sotto la guida del Sommo Pontefice che la esercita nei modi che ritiene opportuni».

Il nuovo dicastero, si legge nello statuto, «assume la sollecitudine della Santa Sede per quanto riguarda la giustizia e la pace, incluse le questioni relative alle migrazioni, la salute, le opere di carità e la cura del creato». E «promuove lo sviluppo umano integrale alla luce del Vangelo e nel solco della dottrina sociale della Chiesa».

«Il dicastero – continua lo statuto – esprime pure la sollecitudine del Sommo Pontefice verso l’umanità sofferente, tra cui i bisognosi, i malati e gli esclusi, e segue con la dovuta attenzione le questioni attinenti alle necessità di quanti sono costretti ad abbandonare la propria patria o ne sono privi, gli emarginati, le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime delle forme contemporanee di schiavitù e di tortura e le altre persone la cui dignità è a rischio».

Una novità significativa è data dal fatto che il segretario e il sotto-segretario del nuovo organismo potranno essere dei laici (articolo 2 dello statuto). Nella sua attività, il dicastero potrà intrattenere relazioni con «associazioni, istituti e organizzazioni non governative, anche al di fuori della Chiesa cattolica, impegnate nella promozione della giustizia e della pace» e dialogare «con rappresentanti dei governi civili e di altri soggetti di diritto internazionale pubblico». Il nuovo dicastero lavorerà in stretta collaborazione con la Segreteria di Stato, a cui competono le relazioni con gli Stati.

Nel dicastero «per il Servizio dello sviluppo umano integrale», vengono costituite la Commissione per la carità, la Commissione per l’ecologia e la Commissione per gli operatori sanitari. L’organismo sarà competente anche su Caritas Internationalis.

Nel motu proprio che accompagna lo statuto, il Papa scrive: «In tutto il suo essere e il suo agire, la Chiesa è chiamata a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo alla luce del Vangelo. Tale sviluppo si attua mediante la cura per i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato. Il Successore dell’apostolo Pietro, nella sua opera in favore dell’affermazione di tali valori, adatta continuamente gli organismi che collaborano con lui, affinché possano meglio venire incontro alle esigenze degli uomini e delle donne che essi sono chiamati a servire». Una chiave di lettura quest’ultima, per tutta la riforma della Curia.

Infine, come spiega a Vatican Insider il vescovo Marcello Semeraro, segretario del C9, il nome scelto dal Pontefice per il nuovo dicastero parla di sviluppo (come Paolo VI nella «Populorum progressio») umano (un riferimento a «Caritas in veritate» di Benedetto XVI) integrale (come riferisce l’enciclica di Francesco «Laudato si’»).

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Papa Francesco prega per le vittime di un attentato in Turchia

È salito a 50 morti e 94 feriti il bilancio di un attentato avvenuto ieri durante un ricevimento di nozze in Turchia. L’attacco è stato ricordato oggi al termine dell’Angelus in piazza San Pietro dal Papa che ha espresso dolore per le vittime e solidarietà nella preghiera alle persone colpite.

“Cari fratelli e sorelle, mi ha raggiunto la triste notizia dell’attentato sanguinario che ieri ha colpito la cara Turchia. Preghiamo per le vittime, per i morti e i feriti e chiediamo il dono della pace per tutti”.

Una preghiera per le vittime e un’invocazione del dono della pace che avvolga tutto il Paese: così Francesco ha voluto ricordare i morti e i feriti dell’attentato terroristico di ieri a Gaziantep, città della Turchia a maggioranza curda, non lontana dal confine con la Siria. Nel corso dei primi sopralluoghi sono stati ritrovati i resti di una cintura esplosiva: sarebbe stato, dunque, un kamikaze confusosi tra gli invitati ad attivare l’esplosione, udita in tutta la città che conta circa un milione e mezzo di abitanti. La deflagrazione ha completamente distrutto la sala in cui si stava svolgendo la festa, cui partecipavano molte persone di etnia curda, comprese donne, bambini e anziani. Tra i feriti, non in modo grave, anche gli sposi, che erano fuggiti tempo fa da un villaggio curdo più a est per evitare gli scontri. Lo sposo, riferisce la Bbc, è un esponente del partito filo-curdo. La polizia, secondo quanto appreso, starebbe cercando in particolare due persone che avrebbero accompagnato l’attentatore e si sarebbero poi dileguate dopo lo scoppio.

L’attentato sarebbe di matrice jihadista, stando a quanto confermato dal governo turco, anche se non ci sarebbe ancora una rivendicazione da parte dello Stato islamico. In realtà la Turchia meridionale, e non solo,è stata più volte presa di mira dai militanti dell’Is, come pure dai separatisti curdi del Pkk. Non è però l’unica zona in cui il terrorismo islamico ha colpito. Nel luglio scorso, 44 persone sono morte in un attacco all’aeroporto di Istanbul, mentre una quarantina erano state le vittime ad Ankara a marzo.

“I terroristi, che non possono sopraffare la Turchia, non vinceranno”. Così ha esordito questa mattina il presidente turco, Erdogan, in un messaggio alla nazione all’indomani dell’attentato a Gaziantep. Nel suo comunicato, il presidente ha anche precisato che “non c’è differenza tra i seguaci di Gülen, il Pkk e l’Is. Il nostro Paese non può che reiterare un unico messaggio ai terroristi: sarete sconfitti”. Intanto anche l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, ha espresso solidarietà alla Turchia e promesso che l’Europa resterà al fianco del popolo turco nella lotta al terrorismo. Una condanna dell’attacco in Turchia arriva anche dal presidente russo Putin.

radio vaticana

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Papa crea Commissione di studio sul Diaconato delle donne

Papa Francesco, come espresso lo scorso 12 maggio nell’incontro con le superiori generali in Aula Paolo VI, ha ufficialmente istituito una Commissione incaricata di studiare la questione del Diaconato delle donne”, “soprattutto riguardo ai primi tempi della Chiesa”.

Come presidente, Francesco ha nominato l’arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. I membri della Commissione sono 12, sei donne e sei uomini. Di seguito i loro nomi:

Rev.da Suor Nuria Calduch‑Benages, M.H.S.F.N., Membro della Pontificia Commissione Biblica;

Prof.ssa Francesca Cocchini, Docente presso l’Università «La Sapienza» e presso l’Istituto Patristico «Augustinianum», Roma;

Rev.do Mons. Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario «Sophia», Loppiano, e Membro della Commissione Teologica Internazionale;

Rev.do P. Robert Dodaro, O.S.A., Preside dell’Istituto Patristico «Augustinianum», Roma, e Docente di patrologia;

Rev.do P. Santiago Madrigal Terrazas, S.I., Docente di Ecclesiologia presso l’Università Pontificia «Comillas», Madrid;

Rev.da Suor Mary Melone, S.F.A., Rettore Magnifico della Pontificia Università «Antonianum», Roma;

Rev.do Karl‑Heinz Menke, Docente emerito di Teologia dogmatica presso l’Università di Bonn e Membro della Commissione Teologica Internazionale;

Rev.do Aimable Musoni, S.D.B., Docente di Ecclesiologia presso la Pontificia Università Salesiana, Roma;

Rev.do P. Bernard Pottier, S.I., Docente presso l’«Institut d’Etudes Théologiques», Bruxelles, e Membro della Commissione Teologica Internazionale;

Prof.ssa Marianne Schlosser, Docente di Teologia spirituale presso l’Università di Vienna e Membro della Commissione Teologica Internazionale;

Prof.ssa Michelina Tenace, Docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana, Roma;

Prof.ssa Phyllis Zagano, Docente presso la «Hofstra University», Hempstead, New York.

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Terrorismo: card. Tauran a Radio Vaticana, “solo la cultura dell’incontro sconfigge odio e terrorismo”

“Il pericolo maggiore è che una volta passati il dolore e la ribellione, sia l’odio a invadere i cuori, le nostre conversazioni e i nostri atteggiamenti”. Per questo si impone oggi “un’urgenza: ed è l’educazione. L’educazione delle giovani generazioni. La persona diversa da me, che pratica un’altra religione, non è un nemico. Siamo tutti creature di Dio, siamo l’umanità”. Risponde così il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, a Radio Vaticana in un’intervista rilasciata all’indomani della scia di attentati che stanno sconvolgendo la vita quotidiana di così tante persone. “Tutti noi abbiamo ricevuto due doni straordinari da Dio: l’intelligenza per comprendere e il cuore per amare. È questo il messaggio che deve essere diffuso ed è questo il messaggio che i giovani devono ascoltare e devono vedere che ispira la nostra vita quotidiana”.
“A mano a mano che arrivano queste notizie – dice il porporato -, uno si chiede: ‘Ma perché? L’uomo è fatto per la morte?’. Un evento di questo tipo non può non suscitare queste domande fondamentali sul senso della nostra vita… Credo che in un mondo in cui tutto è precario, anche il nostro rapporto con la morte è cambiato. Una volta si diceva: ‘Prima o poi si dovrà morire’, ma in fondo non ci credeva nessuno. Adesso, la morte è in agguato ogni giorno: usciamo di casa ma non sappiamo se ci torneremo”.
Di fronte ad una tale precarietà della vita, “penso anche – osserva Tauran – che sia necessario elaborare una nuova filosofia dell’incontro. Non si potrà essere felici gli uni senza gli altri e ancor meno gli uni contro gli altri”. A questo proposito il presidente del dicastero vaticano ricorda che “il dialogo continua: ci sono state – aggiunge – testimonianze di solidarietà veramente commoventi da parte musulmana – penso al principe Bin Talal di Giordania – e progredisce anche: abbiamo ripreso gli scambi con l’Università al-Azhar del Cairo. Poi, dobbiamo considerare i sentimenti della maggior parte dei musulmani che condannano queste azioni, questi crimini abominevoli”. E conclude: “Non c’è altra soluzione: o il dialogo o il confronto. Come dico sempre, siamo condannati al dialogo”.

sir

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Papa Francesco alle contemplative nella costituzione apostolica «Vultum Dei quaerere» (La ricerca del volto di Dio)

Il Papa invita i monasteri di suore contemplative a «non lasciarsi prendere dalla tentazione del numero e della efficienza», nella costituzione apostolica «Vultum Dei quaerere» (La ricerca del volto di Dio) pubblicata oggi, scegliendo con cura le vocazioni, evitando di reclutare candidate da altri paesi «con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero», rafforzando le federazioni (che possono implicare «lo scambio di monache e la condivisione di beni») e l’autonomia giuridica (che implica «un numero anche minimo di sorelle, purché la maggior parte non sia di età avanzata» e prevede un «processo di accompagnamento per una rivitalizzazione del monastero, oppure per avviarne la chiusura».

La promozione di una adeguata formazione; la centralità della “lectio divina” criteri specifici per l’autonomia delle comunità contemplative; l’appartenenza dei monasteri ad una federazione: sono i punti principali della Costituzione Apostolica “Vultum Dei quaerere. La ricerca del volto di Dio”, firmata da Papa Francesco il 29 giugno e pubblicata oggi, dedicata alla vita contemplativa femminile.

A motivare il documento, spiega papa Francesco, sono il cammino compiuto dalla Chiesa e “il rapido progresso della storia umana” a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II. Di qui, la necessità di intessere un dialogo con la società contemporanea, salvaguardando però “i valori fondamentali” della vita contemplativa, le cui caratteristiche di silenzio, ascolto e stabilità, “possono e devono costituire una sfida per la mentalità di oggi”. Introdotto da una riflessione sull’importanza delle monache e delle contemplative per la Chiesa e per il mondo, il documento indica 12 temi di riflessione e discernimento per la vita consacrata in generale e si conclude con 14 articoli dispositivi.

In un mondo che cerca Dio, anche inconsapevolmente, scrive nel documento papa Francesco, le persone consacrate devono “diventare interlocutori sapienti” per “riconoscere le domande che Dio e l’umanità pongono”. Per questo, la loro ricerca di Dio non si deve fermare mai. Francesco esprime apprezzamento per le “sorelle contemplative”, ribadendo che “la Chiesa ha bisogno” di loro per portare “la buona notizia del Vangelo” all’uomo contemporaneo. E non si tratta di una missione facile, considerata la realtà attuale che “obbedisce a logiche di potere, economiche e consumistiche”.

Tuttavia, la sfida indicata dal Pontefice alle contemplative è proprio questa: essere “fari e fiaccole” che guidano ed accompagnano il cammino dell’umanità, “sentinelle del mattino” che indicano al mondo Cristo, “via, verità e vita”. “Dono inestimabile ed irrinunciabile” per la Chiesa, dice ancora la costituzione apostolica, “la vita consacrata è una storia di amore appassionato per il Signore e per l’umanità”, che si dipana attraverso “l’appassionata ricerca del volto di Dio”, di fronte al quale “tutto si ridimensiona”, perché guardato con “occhi spirituali” che permettono di contemplare “il mondo e le persone con lo sguardo di Dio”. Di fronte alle “tentazioni”, poi, il Papa esorta le contemplative a “sostenere coraggiosamente il combattimento spirituale”, vincendo con tenacia, in particolare, “la tentazione che sfocia nell’apatia, nella routine, nella demotivazione, nell’accidia paralizzante”.

Così come invita le suore ad usare con accortezza i social network e i nuovi mas media: “strumenti utili per la formazione e la
comunicazione”, ma esorta tuttavia le suore contemplative ad “un
prudente discernimento” perché questi mezzi non siano occasione
di “dissipazione o di evasione dalla vita fraterna, danno alla
vocazione o ostacolo alla contemplazione”.

avvenire

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Largo ai vescovi da strada. La Chiesa da tre anni in qua, pian piano, procedendo gradualmente, sta mutando volto

Vaticano, promosso il vescovo che ha provato a fare il barbone

Largo ai vescovi da strada. La Chiesa da tre anni in qua, pian piano, procedendo gradualmente, sta mutando volto. Man mano che nelle diocesi i vescovi se ne vanno in pensione raggiungendo il 75esimo anno, il Papa li sta sostituendo con candidati di rottura, pastori che si avvicinano al suo modo di agire per costruire l’ospedale da campo, decisamente più aperti alla gente, accoglienti verso gli emarginati, propensi ad un dialogo a 360 gradi capace di sbriciolare steccati culturali o ideologici. In sintesi più ardimentosi e meno conformisti. L’ultima nomina che va in questa direzione riguarda il Canada, la città di Regina. A ricoprire la sede vacante è andato un giovane vescovo, Donald J. Bolen, noto per avere provato a vivere come un homeless per tre giorni, facendo la fila alle mense, chiedendo l’elemosina, dormendo in alloggi di fortuna, fraternizzando con gli altri senza tetto di Saskatoon, una cittadina canadese di 200 mila abitanti, dove le estati sono calde e gli inverni sono capaci di arrivare anche a meno 50 gradi. Bolen di quei giorni ha riportato una esperienza capace di cambiarlo. “Ho capito molte cose”.

Insomma l’identikit del vescovo ‘modello’ è il prete callejero, il prete da strada, colui che non ha paura a sporcarsi le mani, ad immergersi nella realtà circostante abbandonando, se occorre, le certezze della torre d’avorio. L’orientamento di Bergoglio era stato chiaro sin dall’inizio, anche in Italia, con la nomina di Galantino che da vescovo di Cassano allo Jonio si è ritrovato a fare il segretario della Cei. Catapultato dalla periferia al centro da un giorno all’altro. Uno che non si è mai fatto chiamare “eccellenza” ma solo don Nunzio e che ha sempre viaggiato in seconda classe o guidato la sua utilitaria un po’ scassata. Poi è stata la volta dei nuovi arcivescovi di Bologna e Palermo. Altri due esempi illuminanti. Anche lì si è trattato di una sorpresa per il profilo dei prescelti. Il nuovo vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, prima era uno sconosciuto parroco siciliano che ha scritto un libro sulla Chiesa dei poveri secondo il Concilio Vaticano II.

A Bologna, invece, Bergoglio ha nominato Matteo Zuppi, già vescovo ausiliare di Roma, con alle spalle una storia di impegno per i poveri e per la pace in Africa. La scorsa estate, invece, aveva mandato a Padova un parroco di Mantova, Claudio Cipolla, anche in questo caso andando a pescare fuori dalla regione ecclesiastica del Triveneto e dai nomi proposti. L’idea del Papa è di mescolare le carte, scoraggiare i carrierismi e le ambizioni di chi spera in uno scatto di posizione fino arrivare alla porpora. Insomma la Chiesa 3.0.

Avvenire

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Vaticano, in Albania a settembre proclamati beati i primi martiri del comunismo

Città del Vaticano Papa Bergoglio proclama beati i primi martiri del regime di Henver Hoxa, la dittatura comunista che dal 1945 al 1990 in Albania cercò di mettere al bando Dio dalla società albanese. Nella Costituzione rimasta in vigore fino al 1992 si celebrava il “primo Stato ateo al mondo”. Prigioni, torture, lavori forzati, sevizie, uccisioni. Lo stesso destino toccato ai primi 38 beati che il prossimo 5 settembre, a Scutari, verranno elevati all’onore degli altari dal vescovo locale, su indicazione di Papa Francesco. Ad annunciarlo è stato  Francesco che ha mandato una lettera ai vescovi del Paese, ultima tappa del processo canonico che, dopo un lungo iter, ha riconosciuto la “testimonianza del martirio per la fede e la patria”.

Tra questi martiri emblematica è la vicenda di monsignor Prennushi, nato a Scutari il 4 settembre 1885. Un francescano colto e mite che venne arrestato nel 1947 e condannato a 20 anni di prigione. Morì in carcere a Durazzo, a seguito delle ripetute torture subite poiché non acconsentì alla richiesta del dittatore Hoxha di formare una Chiesa nazionale, fedele al regime comunista e non al Papa. Con questo vescovo, nella stessa prigione  c’erano anche diversi gesuiti, francescani, altri preti diocesani ed anche quattro laici, tre uomini e una donna, di varie nazionalità: due tedeschi, la maggior parte albanesi, un gesuita italiano e alcuni sacerdoti di origine croata.

Durante la dittatura la fede cattolica in Albania fu preservata grazie agli anziani preti torturati e costretti ai lavori forzati nei lager (se ne contavano 31 nel 1991 secondo i rapporti di Amnesty International), alle suore che a rischio della vita battezzavano clandestinamente i bambini e alle anziane nonne che insegnavano le preghiere ai nipoti prima di addormentarsi, nascoste sotto le coperte per non farsi sentire. Davanti alle chiese (che nel frattempo erano state confiscate e trasformate in teatri e centri sportivi) capitava di notare ogni tanto qualche cero lasciato nel buio della notte. A scuola i bambini venivano istigati a denunciare i genitori se si azzardavano a insegnare loro le preghiere; a Pasqua bastava avere l’alito che sapeva di aglio (che gli albanesi usano per festeggiare quel giorno) per rischiare l’arresto.

Il Messaggero

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Musei Vaticani in giro per l’Italia

Possiede 2797 chiavi; 300 sono quelle che utilizza quotidianamente per l’apertura e la chiusura dei Musei Vaticani. Tutte le mattine si reca alle 5.45 alla Gendarmeria vaticana per ritirare le chiavi che servono ad aprire le porte delle sale affrescate dei Musei, visitati ogni anno da 6 milioni di turisti.Gianni Crea è il clavigero dei Musei Vaticani, colui che custodisce tutte le chiavi.

“Custodisco e conservo tutte le chiavi del Museo del Papa. Trecento vengono usate quotidianamente per aprire e chiudere i diversi reparti. Le altre 2.400 chiavi vengono custodite in un bunker che prevede un sistema di condizionamento per impedire che si arrugginiscano e usate settimanalmente per verificare la funzionalità. Conosco le chiavi come le mie tasche”, spiega Crea.

Le chiavi più antiche sono tre: la numero 1 è quella del portone monumentale, attualmente l’uscita dei Musei Vaticani; la chiave numero 401 che apre il Portone di Ingresso del Museo Pio Clementino e poi c’è la chiave più grande e più importante di tutte, quella senza numero, che apre la porta della Cappella Sistina, sede dal 1492 di ogni Conclave. È la chiave più preziosa, custodita nel bunker in una busta chiusa, sigillata e controfirmata dalla direzione e ogni suo utilizzo deve essere autorizzato e protocollato su un antico registro, dove è necessario scrivere anche il motivo di ogni suo utilizzo.

Curiosità, aneddoti, immagini e filmati inediti sui Musei Vaticani e la Cappella Sistina saranno svelati in una conferenza evento in programma il 18 luglio a Reggio Calabria, prima tappa di un viaggio ideale dei Musei Vaticani in giro per l’Italia che vedrà la partecipazione di Sandro Barbagallo, curatore del Reparto collezioni storiche dei Musei Vaticani e noto critico d’arte, e Paolo Merenda, teologo e professore presso l’Istituto di Scienze Religiose “Ecclesia Mater” della Pontificia Università Lateranense.

avvenire

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Vatileaks2. Prosciolti i giornalisti, condanna per mons. Vallejo e Chaouqui

Dopo 21 udienze e otto mesi si è chiuso il primo grado del processo in Vaticano per appropriazione e divulgazione di documenti riservati. Il Tribunale ha prosciolto i due giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, assolto Nicola Maio e condannati mons. Angel Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui. Massimiliano Menichetti da Radio Vaticana

’ il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano Giuseppe Dalla Torre a leggere nel pomeriggio il dispositivo per il processo iniziato a fine novembre 2015. I cinque imputati sono attentissimi, Nicola Maio tiene la mani serrate sul viso. Il Tribunale “rileva” “il difetto di giurisdizione”, ovvero non può giudicare, per quanto riguarda gli imputati Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi. La sentenza, perciò, non entra nel merito se ci siano state pressioni o meno da parte dei giornalisti per avere i documenti riservati. I giornalisti sono prosciolti e si lanciano uno sguardo che pesa di emozione.

Assolto dai capi d’accusa l’ex segretario esecutivo di Cosea, Nicola Maio. La condanna a 18 mesi di carcere è per mons. Angel Lucio Vallejo Balda, ex segretario della Commissione incaricata di studiare e raccogliere dati sugli enti vaticani e della Santa Sede. Secondo i magistrati ha dunque sottratto e consegnato ai giornalisti i documenti riservati. Il prelato resterà in semilibertà entro i confini vaticani. Condannata, per “concorso” anche Francesca Immacolata Chaouqui a 10 mesi di detenzione, con il beneficio della sospenzione condizionale della pena.

“Un grande giorno per questo Stato”, commenta Nuzzi, che dopo la lettura del dispositivo abbraccia il collega Fittipaldi. La stessa cosa fa Maio con il legale che l’ha difeso per otto lunghi mesi. Più defilati Francesca Immacolata Chaouqui e mons. Vallejo Balda. Centrale oggi anche la parte della sentenza relativa alla “libertà di Stampa e manifestazione del pensiero” in Vaticano dove si precisa che “sono radicati e garantiti dal Diritto Divino”. Per tutti gli imputati è caduta l’accusa di associazione criminosa, da oggi l’Ufficio del promotore di Giustizia e gli imputati hanno 3 giorni di tempo per un eventuale ricorso.

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Papa Francesco: Angelus, no a “carrierismo” e “sete di potere”

“Il Regno di Dio si costruisce giorno per giorno e offre già su questa terra i suoi frutti di conversione, di purificazione, di amore e di consolazione tra gli uomini. È una cosa bella! Costruire giorno per giorno questo Regno di Dio che si va facendo. Non distruggere, costruire!”. Lo ha esclamato il Papa, durante l’Angelus di ieri, in cui ricordando le parole di Gesù – “Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” – ha sottolineato che “l’ostilità è sempre all’inizio delle persecuzioni dei cristiani; perché Gesù sa che la missione è ostacolata dall’opera del maligno”. Per questo, “l’operaio del Vangelo si sforzerà di essere libero da condizionamenti umani di ogni genere, non portando borsa, né sacca, né sandali, come ha raccomandato Gesù, per fare affidamento soltanto sulla potenza della Croce di Cristo”. Di qui la necessità di “abbandonare ogni motivo di vanto personale, di carrierismo o fame di potere, e farsi umilmente strumenti della salvezza operata dal sacrificio di Gesù”.  “Quella del cristiano nel mondo è una missione stupenda, è una missione destinata a tutti, è una missione di servizio, nessuno escluso”, ha commentato il Papa, secondo il quale “c’è tanto bisogno di cristiani che testimoniano con gioia il Vangelo nella vita di ogni giorno”, come “sacerdoti – quei bravi parroci che tutti conosciamo -, suore, consacrate, missionarie, missionari…”. “Quanti di voi giovani che adesso siete presenti oggi nella piazza, sentono la chiamata del Signore a seguirlo?”, la domanda di Francesco: “Non abbiate paura! Siate coraggiosi”.

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Papa Francesco: a “La Nacion”, ultraconservatori “dicono no a tutto, io non taglio teste”

“Loro fanno il proprio lavoro e io faccio il mio”. Con queste parole il Papa ha risposto a una domanda sugli “ultraconservatori della Chiesa”, nell’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nacion. “Io desidero una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite”, ha ribadito: “Loro dicono no a tutto. Io continuo dritto per la mia strada, senza guardare di lato. Non taglio teste. Non mi è mai piaciuto farlo. Lo ribadisco: rifiuto il conflitto”. “I chiodi – ha infine spiegato – si rimuovono facendo pressione verso l’alto. Oppure si lasciano da parte per il riposo, quando arriva l’età del pensionamento”.

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Sport: Al Redemptoris Mater la Clericus Cup. Battuto il Collegio Urbano

E’ giunta a conclusione la X edizione della Clericus Cup, il torneo internazionale di calcio per sacerdoti e seminaristi organizzato dal CSI. Il trofeo è andato al Redemptoris Mater che ha battuto nella finalissima grazie ai rigori il Collegio Urbano. Nella finalina si sono incontrati Università Gregoriana e il Pio Latinoamericano; risultato 4-0. Con noi Felice Alborghetti, portavoce del Csi, e diversi ospiti della squadra vittoriosa. Poi a Non Solo Sport la presentazione al Coni del progetto sul volontariato sportivo. Daniele Gargagliano ha intervistato due volontari e altre autorità civili e religiose presenti all’evento. Infine con Gianmarco Murroniun’iniziativa particolare: l’Olimpiade dei giochi dimenticati: tiro alla fune, corsa ai sacchi, ruba bandiera e altro al Parco Villa Gregoriana. (A cura di Giancarlo la Vella)

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