Sisma di magnitudo 5 in Albania Media, due persone sono rimaste ferite, case danneggiate

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ANSA) – ROMA, 1 GIU – Una scossa di terremoto di magnitudo 5 ha colpito oggi l’Albania: l’epicentro è stato registrato a 12 km a sudest di Corizza, circa 165 km a sudest di Tirana, mentre l’ipocentro è stato individuato a 9,6 km di profondità. Lo rende noto l’Istituto geofisico americano (Usgs).
    Media locali riportano che due persone sono rimaste ferite, mentre il ministero della Difesa ha reso noto che almeno cinque case sono state danneggiate dal sisma.

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Terremoto. Un container per monastero, le benedettine tornano a Norcia

Alcune suore benedettine che torneranno a Norcia nel container-monastero

Alcune suore benedettine che torneranno a Norcia nel container-monastero

Le monache benedettine tornano a Norcia dopo oltre due anni. Dopo il terremoto del 30 ottobre 2016 erano state costrette a lasciare il monastero e ad andare ospiti delle consorelle di Trevi . Dal 10 febbraio, festa di santa Scolastica, prenderanno alloggio in un modulo di container adibito a monastero di clausura. La struttura è stato installato nel giardino dell’ex Santa Pace, a ridosso dell’edificio che continua ad essere inagibile. MonsignorBoccardo, alle 10.30 presiederà la Messa nel centro della comunità alla Madonna delle Grazie, prima di guidare una lunga processione fino alla nuova residenza.

Lo ha annunciato il vescovo di Spoleto-Norcia, Renato Boccardo. “È un momento atteso e importante – ha detto Boccardo – Le monache stavano facendo il conto alla rovescia per tornare e finalmente saranno di nuovo nella loro terra, condivideranno con la gente la precarietà e le difficoltà della ricostruzione post sismica. Sarà una presenza ulteriore, silenziosa, discreta e soprattutto orante della Chiesa tra i terremotati“.

Chiaramente soddisfatta madre Caterina Corona: “Siamo contente di tornare a Norcia e poterci riorganizzare come comunità, anche se nella provvisorietà – ha dichiarato all’Agenzia Sir -: siamo nate lì, e lì è la nostra vita. Torniamo per dare un segno di speranza alla gente che è molto provata, ma soprattutto per pregare per loro. È questo quello che possiamo fare”.

Madre Caterina Corona

Madre Caterina Corona

Madre Corona ne ha parlato anche a Vatican News (Radio Vaticana). I ricordi di quella giornata sono tuttora indelebili: la preghiera con le consorelle, il terremoto che esplode sotto i piedi “come una bomba” e poi tante scosse successive, fino alla decisione di abbandonare, accompagnate dai Vigili del Fuoco, la casa di sempre, il monastero. Da lì la lunga sosta a Trevi con le sorelle clarisse in preghiera e in opere di carità per la propria gente e ora, dopo oltre due anni, il ritorno. “Torneremo il 10 febbraio nel giorno della festa di santa Scolastica, sorella di Agostino e madre nostra” spiega suor Caterina. “Con il suo aiuto e la sua intercessione”, afferma la religiosa, “speriamo di poter ricominciare. Vorremmo imitare lei e la sua forza; vorremmo poter vivere insieme alla gente il terremoto come un’opportunità per rivedere la nostra vita e ricominciare”.

La vita ricomincerà dunque, ma per un’altra strada rispetto ai disegni e ai progetti iniziali delle suore. “Avevamo sempre sognato – racconta la religiosa a Gabriella Ceraso -una volta finito il restauro del nostro monastero, di poterlo dare in gestione e con il ricavato poter adottare una missione. Poteva significare dare un lavoro a tanti e per noi renderci utili a fratelli e sorelle lontane. Ma evidentemente Dio aveva per noi altri piani.” Nessuna certezza ora sul futuro, solo un desiderio spiega la madre badessa: “stare vicini alla gente e fare vita comunitaria”.

La vita in un container sarà vita a metà senza attività lavorative, ma servirà a trasmettere speranza e fiducia. Ne è convinta la madre badessa, spinta anche dalle suore più giovani. “Durante questi anni” racconta “siamo tornate spesso a Norcia e sempre in tanti ci hanno chiesto quando saremmo rientrate definitivamente. Credo sia importante per la comunità essere presenti: la vicinanza fisica può trasmettere speranza e fiducia per il futuro. C’è troppa gente che non ha più voglia di vivere: serve tornare a farsi vedere e soprattutto serve dire la Messa insieme e pregare insieme perché insieme si trova sempre la forza di andare avanti“.

Due benedettine cantano con il coro

Due benedettine cantano con il coro

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Reportage. Terremoto Centro Italia, in strada metà delle macerie. E ricostruzione ferma

da Avvenire

Le macerie nella Zona Rossa di Amatrice il 10 agosto 2018, due anni dopo il terremoto (Ansa)

Le macerie nella Zona Rossa di Amatrice il 10 agosto 2018, due anni dopo il terremoto (Ansa)

Le macerie del terremoto? Nelle zone rosse del centro Italia ci sono ancora, mentre sono state rimosse negli altri centri colpiti dalle scosse. A quasi due anni e mezzo dal sisma che ha sconvolto il cuore della penisola, si procede ancora a velocità diverse. Con una sola, comune eccezione: restano immobili (o quasi) le tante zone rosse. I detriti infatti si vanno a rimuovere laddove sono di intralcio alla pubblica via o minacciano la pubblica incolumità ma si aspetta per portarle via laddove questa necessità non esiste perché la zona è ormai priva di abitanti o si è in presenza ad esempio di una frazione che forse non sarà mai ricostruita dov’era prima (e ancora si deve decidere se delocalizzarla o meno). Prendiamo il caso di Pescara del Tronto: è stato dichiarato che non potrà rinascere dove stava prima di essere distrutta dal sisma dato che il suo rischio idrogeologico è altissimo, quindi le macerie saranno sì portate via, ma senza fretta. Si punta invece a portare via subito le macerie da demolizione quando ciò può permettere a uno o più abitanti di rientrare negli edifici che avevano riportato danni lievi o agibili.

Le demolizioni a Castelluccio di Norcia (Perugia) (Ansa)

Le demolizioni a Castelluccio di Norcia (Perugia) (Ansa)

Tutte le macerie a terra che erano state originate dalle scosse di terremoto sono state rimosse nelle Marche, e questo già dallo scorso anno. Ma tantissime, poco meno della metà del totale (che è di 900mila tonnellate), sono quelle che ancora devono essere portate al deposito: sono quelle che derivano o deriveranno dalle demolizioni degli edifici, le quali vengono di volta in volta autorizzate dai Comuni ai fini della tutela della pubblica incolumità. Solo queste, conseguenti alle demolizioni, si stima siano circa 437mila tonnellate, di cui 207mila nel Maceratese e 230mila nell’Ascolano.

Le macerie ad Accumoli (Rieti)

Le macerie ad Accumoli (Rieti)

Fattore determinante, quando si parla di rimozione delle macerie, è la sottrazione dell’amianto dai detriti: si comincia già sul posto, e si prosegue anche in fase di raccolta di macerie, controllando se ne resta un po’ attaccato. Si controllo ancora se sia rimasto dell’amianto quando le macerie arrivano al deposito temporaneo. L’altro elemento fondamentale del processo di rimozione riguarda invece tutto ciò che attiene al campo dei beni culturali. La Sovrintendenza effettua sopralluoghi preventivi sui luoghi in cui giacciono i detriti del sisma, individuando le parti di particolare pregio artistico o storico o architettonico. Segue sempre l’assistenza dei tecnici della ditta che poi si occupa della raccolta. Le macerie, una volta arrivate al deposito, vengono accuratamente separate, si divide ad esempio il ferro dal legno, e così via, per tipologia di materiale, fino ai calcinacci che vanno in frantumazione. Ben il 99% di quei detriti finiti al deposito è stato recuperato.

Nell’Ascolano, invece, c’è stato un rallentamento nell’opera di rimozione, nel passaggio da Picena Ambiente (a cui la concessione è stata revocata) a Cosmari, che già si occupa di macerie nel Maceratese: ora la concessione del Cosmari è stata estesa con gli stessi vincoli anche per il Fermano e per l’Ascolano, usando su quel territorio le strutture di deposito utilizzate già prima da Picena Ambiente. Anche nel Lazio sono state rimosse tutte le macerie che erano a terra derivate direttamente dalle scosse. La stima iniziale totale era di un milione e 287 tonnellate, ne sono state portate vie 700.300 tonnellate. «Rimangono da rimuovere quelle che deriveranno da parziali demolizioni – sottolinea Wanda D’Ercole, che dirige l’ufficio ricostruzione del Lazio –. Stiamo lavorando a tappeto».

Antonio Iovino, direttore dell’ufficio ricostruzione dell’Abruzzo, sottolinea invece che si stimavano inizialmente 80mila tonnellate di macerie (esclusi i Comuni del Teramano, che le gestiscono autonomamente), principalmente nell’Aquilano e che ne sono state portate via circa la metà. Ora le attività sono bloccate per via della neve. Nel caso dell’Abruzzo, alle macerie del terremoto si devono aggiungere nel conteggio quelle dell’Hotel Rigopiano, spazzato via da una valanga il 18 gennaio di due anni che aveva fatto 29 vittime e lasciato 6.350 tonnellate di detriti da rimuovere.

I numeri del terremoto del 2016 in Centro Italia

6.0 la magnitudo del sisma che ha colpito Accumoli alle 3.36 del 24 agosto 2016

6.5 la scossa più forte, registrata il 26 e 30 ottobre 2016 con epicentro a Norcia

298 i morti complessivi del sisma, tutti vittime della prima scossa del 24 agosto

17mila le persone sfollate e assistite dalla Protezione civile in seguito ai tre terremoti

300mila gli immobili lesionati o inagibili nelle aree del Centro Italia colpite dal terremoto

3.587 le casette (soluzioni abitative di emergenza) consegnate ai sindaci

5mila segnalazioni di danni al patrimonio artistico tra cui anche chiese e la Basilica di Norcia

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ETNA: DUE SCOSSE DI MAGNITUDO 2.4 E 2.2 A NORD-OVEST DI MILO

LIEVE SCOSSA IN SLOVENIA VICINO CONFINE, AVVERTITA A TRIESTE Due scosse di terremoto registrate questa mattina poco prima delle 7 sull’Etna dall’Ingv, magnitudo 2.4 e 2.2. I due eventi con lo stesso ipocentro: tra i 3 e i 4 chilometri a nord-ovest di Milo, a una profondità di 6 chilometri. Non si segnalano danni a cose o persone. Terremoto 2.4 registrato anche alle 5.03 con epicentro a 3 km da Dutovlje in Slovenia, al confine con l’Italia. La scossa avvertita anche a Trieste, riportano diversi utenti sui social. Non si hanno segnalazioni di danni.

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Scossa di terremoto di magnitudo 5.2 in Molise. Alle 20:19 con epicentro a Montecilfone (Campobasso). Lievi danni ma nessun ferito

. © ANSA

Una scossa di terremoto è avvenuta alle 20:19 in Molise, con magnitudo 5.2. L’epicentro a Montecilfone, in provincia di Campobasso.

 

‘I molisani devono recuperare la tranquillità il prima possibile, perchè nonostante lo spavento legittimo e la paura per ora non si registrano che lievi danni e crepe e nessun ferito. La Protezione civile regionale sta coordinando tutto, è all’opera su tutto il territorio e pronta ad intervenire e a dare ogni conforto eventuale”, così all’Ansa il presidente della Regione Molise Donato Toma.

“Al momento non sono pervenute richieste di soccorso, né segnalazioni di crolli alle sale operative dei vigili del fuoco. Le squadre uscite in ricognizione hanno riscontrato per ora solo la caduta di alcuni cornicioni”: lo segnalano i Vigili del Fuoco in un tweet in relazione al sisma che si è avvertito questa sera in Molise.

Lievi danni alle case si sono registrati nel paese di Palata (Campobasso), dove secondo una prima ricognizione ci sono crepe nei muri e danni interni alle abitazioni. Quella di questa sera è la seconda scossa seria in meno di 48 ore: poco prima della mezzanotte di Ferragosto, una scossa di 4.7 era stata avvertita tra i Comuni di Palata e Montecilfone.

Tanta paura anche a Campomarino (Campobasso), dove in tanti sono scesi in strada. La scossa di terremoto è stata avvertita distintamente, e ci sono stati anche dei malori.

E’ stata avvertita anche in Campania la scossa. La sala di monitoraggio dell’Osservatorio vesuviano – informa la direttrice, la professoressa Francesca Bianco – è subissata dalle telefonate di cittadini preoccupati. Ampia l’area in cui il sisma è stato avvertito. A Napoli città come nell’entroterra vesuviano, ma anche nelle zone interne dell’Avellinese e del Sannio. Al momento non si ha notizia di danni a cose o persone. Nel capoluogo partenopeo la scossa è stata avvertita anche ai piani più bassi degli edifici.

La scossa è stata distintamente avvertita dalla popolazione anche a Rieti e nei comuni dell’Alto Velino, già devastati dal sisma del 2016.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

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Terremoti: serie di scosse in Friuli

(ANSA) – TRIESTE, 25 FEB – Una serie di scosse ravvicinate si stanno registrando questa mattina in Friuli, intorno all’area di Forni di Sotto (Udine). La prima, di magnitudo 3.9, è stata registrata dal Centro di Ricerche sismologiche alle 9:16. A questa ne sono seguite altre due di magnitudo 1.1 e 2.4 nei minuti successivi. Il sisma è stato avvertito distintamente in un’area molto estesa, fino in Veneto. Al momento non si registrano né danni, né feriti, ma le scosse hanno causato paura nella popolazione, anche in considerazione del terremoto del 1976, che devastò il Friuli. Decine sono state le telefonate giunte ai centralini delle Forze dell’ordine e dei centri di soccorso. La scossa è stata avvertita distintamente nel capoluogo del Friuli, Udine, dove non si segnalano però momenti di panico. Accertamenti Sono in corso nell’area più vicina all’epicentro da parte dei vigili del fuoco e dei carabinieri di Tolmezzo; anche in questo caso, non si registrano né danni né feriti. Indagini in tal senso continuano nelle frazioni più isolate.

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Due scosse sismiche fanno tremare il Parmense, magnitudo 3.3 e 4.4 avvertite anche a Reggio Emilia

Roma, 19 nov. (askanews) – Due scosse di terremoto in meno di mezz’ora hanno fatto tremare la provincia di Parma. La prima, alle 13:10, è stata di magnitudo 3.3 con epicentro a 4 chilometri da Varano de’ Melegari a una profondità di 25 km. La seconda, più forte, è stata nettamente avvertita (anche a Reggio Emilia, Genova, La Spezia e Milano) alle 13:37: l’Ingv ha registrato una magnitudo 4.4 e una profondità di 32 km con epicentro nei pressi di Fornovo di Taro. Oltre alle due maggiori, l’Ingv ha segnalato altre piccole scosse sempre nel Parmense. Per ora non sono segnalati danni evidenti.

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Terremoto a Ischia: 2 morti, almeno 39 feriti Salvato Mattias, vigili vicini al piccolo Ciro

E’ stato estratto vivo dai vigili del fuoco uno dei due bambini sotto le macerie ad Ischia, località Casamicciola, colpita ieri sera da un terremoto di magnitudo 4. Si tratta di Mattias: il bimbo sta bene. I vigili del fuoco hanno ormai raggiunto e stanno lavorando per estrarlo anche il fratellino Ciro. Anche lui sta bene secondo le informazioni dei vigili del fuoco. I soccorritori sono anche riusciti a porgere ai bimbi due bottigliette d’acqua.

Il fratellino neonato è stato il primo ad essere estratto vivo dai vigili del fuoco.

 

Alcune case sono crollate a Casamicciola, travolgendo diverse famiglie. Due le donne morte: una colpita dai calcinacci di una chiesa, un’altra travolta dalle macerie della sua casa. Due uomini e due donne sono stati trovati vivi sotto le case crollate. I feriti accertati sono 39, di cui uno gravissimo. Paura tra i tanti turisti in vacanza sull’isola.

ansa

 

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