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Il lamento per le devastazioni delle città di cui ci parla Isaia può anche diventare il nostro canto di lutto oggi

La Bibbia continua a dire cose nuove se siamo capaci di far rivivere le sue parole dentro le nostre ferite. Il giorno della storia è il sabato santo: è lì che possiamo incontrare gli uomini e le donne,
e sperare insieme in una domenica non vana
Giobbe 1, 18-21

«Sì, è stata devastata di notte. Ar-Moab è stata distrutta, è stata annientata di notte, Kir-Moab è stata distrutta. Sale la figlia di Dibon sulle alture per piangere, sul Nebo e su Màdaba Moab innalza un lamento. Ogni testa è rasata, ogni barba è tagliata. Nelle sue strade si indossa il sacco, sulle sue terrazze e nelle sue piazze si fa lutto e ci si scioglie in lacrime, … salgono grida strazianti. Sì, l’urlo è risuonato per tutto il suo territorio» (Isaia 15,1-8).

Siamo giunti al ciclo degli oracoli e delle lamentazioni di Isaia per le città e per le nazioni devastate di Babilonia, Assur, Moab, Damasco, Egitto, Etiopia, e non c’è un momento, un tempo-kairos più appropriato del nostro tragico tempo. Oracoli e lamentazioni più grandi del loro tempo e dei loro autori, e così ci possono donare parole grandi e estreme anche per piangere oggi sulle nostre Amatrice, Arquata, Accumoli, sulla nostra Siria, e sulle tante città e nazioni dove le parole del profeta continuano a diventare sangue e carne, a incarnarsi.

Quelle strade e quelle piazze distrutte e ricoperte dalle macerie sono oggi il miglior luogo dove poter leggere e meditare la Bibbia e i profeti: soltanto lì le possiamo capire senza turbarci, scandalizzarci, e accoglierle come dono di parole vere quando le nostre non ci sono più perché vogliono solo tacere: «I loro bambini sfracellati davanti ai loro occhi, saccheggiate le loro case; urleranno le iene nei palazzi, gli sciacalli nelle case» (13, 18,21-22).
Quei fatti storici, quelle devastazioni di cui ci parla Isaia, sono ormai troppo distanti, incerti, rarefatti, forse smarriti per sempre. Ma il suo canto di lamento e di lutto può diventare, diventa, il nostro canto di lutto per le nostre città devastate e per i loro abitanti che non ci sono più. Per una legge misteriosa di reciprocità, le parole bibliche fanno diventare più umane le nostre e il nostro dolore-amore le fa restare vive e fruttificanti, fa dire loro cose sempre nuove. È una legge vera sempre, ma resta latente finché un evento non l’accende, quasi sempre nei giorni del grande dolore.

Quando improvvisamente capiamo con l’intelligenza della carne che noi abbiamo bisogno della Bibbia per essere più umani e che la Bibbia ha bisogno di noi per restare viva. Gli evangelisti hanno cambiato il mondo anche perché furono capaci di dare nuove parole alla profezia dell’Immanuel, al Giordano, al Mar Rosso, al deserto, facendo dire cose nuovissime a quelle antiche parole. Se ogni generazione di credenti in quella stessa parola biblica non trova nuove parole vive per ridire qui e ora Moab, Damasco, per i deserti, per i monti Tabor e Moria, la Bibbia non trasforma la nostra storia e non ci salva, diventa una ideologia tra le tante, e nell’ipotesi più felice serve a fare da corredo alla liturgia o a essere usata per la meditazione personale – ed è troppo poco.
I grandi dolori collettivi, quando non ci fanno peggiori, possono diventare levatrici di nuovi evangeli. Dopo questi momenti il mondo inizia a parlare diversamente e in esso anche le parole bibliche parlano di più, hanno più verbi e più aggettivi. In questi giorni è possibile capire diversamente e di più la terra, la fede, Dio. E scoprire, ad esempio, che nel mondo ci sono milioni di Giobbe e di Isaia che continuano a intonare i loro canti, a scrivere i loro libri, a gridare le loro parole, e che non hanno mai letto neanche una riga di Bibbia. E poi restare senza fiato per la sorpresa. La Bibbia sarebbe troppo piccola se parlasse soltanto per chi la legge e la conosce, se amasse solo chi la ama.

Se anche una sola persona passa oggi per le rovine delle nostre città, raccoglie le urla delle mamme e dei padri e in essi riesce a rivedere Giobbe, Agar, l’Abbandonato, quella sola persona dona alla parola biblica la possibilità di continuare ad amarci e salvarci, ad amare e salvare anche chi non conosce e non ama quella parola. Anche così la buona novella diventa universale, non una esperienza striminzita da consumarsi nell’angusto club degli eletti.

La parola è sale, è lievito della terra, anche se la terra non lo sa. Senza prediche, senza parlare di religione né di Dio, ma semplicemente dando un nome diverso ai segni che incontra, soprattutto al dolore muto degli altri. Qualcosa di simile, anche se non identico, accade con la poesia e con l’arte, che quando sono oneste non fanno altro che dare nomi nuovi alle cose per chiamare il dolore del mondo. La prima, e forse unica, funzione-dono della parola è chiamare le cose, e chiamandole risorgerle.
Se così non fosse, se la Bibbia non avesse assunto la vita più vera degli uomini e delle donne (e niente è più vero sulla terra del nostro dolore, soprattutto quello morale e spirituale), un giorno nessuno avrebbe potuto scrivere né pensare che la parola era diventata carne umana, e che lo era diventata veramente, per sempre, per tutti. Se sganciamo l’evento dell’incarnazione della parola dall’umanità che ha sofferto (soffre) e amato (ama) in attesa di parole per chiamare il proprio dolore-amore, perdiamo quasi tutto del significato storico e salvifico della rivelazione biblica.

Il Dio della Bibbia allora patisce con noi. Era lì, tra le macerie, a scavare a mani nude, insieme ai pompieri, accanto ai padri e alle madri, a piangere nei funerali, a chiedere con e come noi “perché” – come fece quel giorno sulla croce, e come continua a fare ogni giorno, per sempre. Le domande che nascono dal nostro dolore estremo “costringono” Dio a essere all’altezza della parte più alta della sua creazione, talmente alta e nobile da stupire anche il suo creatore.

Il Dio biblico si sorprende di vedere un padre che non muore davanti alla bara della sua bambina; si deve sorprendere, perché quella forza morale è della stessa natura di quella che ha creato il mare, il sole, la luna, le stelle. E poi ringraziarci quando abbracciamo, consoliamo, mescoliamo le nostre lacrime con quelle dei nostri amici feriti, abbracci che Lui, nella sua onnipotenza, non può fare, se non tramite il nostro corpo. E se non si stupisse nell’assistere a questi atti di amore-dolore infinito, allora il Dio dell’universo non sarebbe quello di cui ci parla la Bibbia, sarebbe meno umano di noi. Invece YHWH impara dalla storia, scopre che la lettura più bella durante i funerali è quella pagina sacra scritta dalle lacrime dei genitori, e da quelle lacrime apprende qualcosa che non sapeva già, che non poteva sapere finché quella mamma non l’ha vissuto.
Per credere in un Dio onnipotente e perfettissimo non c’era bisogno della Rivelazione, bastava il naturale senso religioso o idolatrico. La Bibbia e poi l’Incarnazione ci hanno rivelato un’altra idea di onnipotenza e di perfezione, ci ha svelato un altro Dio, che si sorprende e si commuove nel vedere un figlio tornare a casa, che si sdegna per la nostra cattiveria imprevista, che rimane stupito per la fedeltà estrema di Abramo e per l’infedeltà estrema di Giuda. Molti problemi della nostra teologia – e del nostro ateismo – dipendono dall’aver costruito un’idea di Dio astratta, perché troppo distante dalla Bibbia e dalle ferite dalla storia.

Il Dio che conosciamo nella Bibbia ha sempre avuto bisogno della cooperazione libera degli uomini, degli alberi (fico), degli animali (asina di Balaam), rivelandoci una onnipotenza che ha bisogno del “sì” di una giovane donna per poter diventare bambino. Il dio astrattamente onnipotente delle filosofie, di alcune teologie e di qualche catechismo, produce soltanto un vano senso di onnipotenza nei suoi credenti e l’ateismo di chi gli chiede conto della figlia di Iefte, di Ismaele, di Dina, di Esaù, dei beniaminiti, delle due Tamar, di Uria l’ittita, di Abele, di Rachele che piange e non vuole essere consolata perché i suoi figli non ci sono più, della madre dei Maccabei, di un crocifisso che non scende dalla croce e che muore veramente, quindi senza la certezza che sarebbe risorto – anche se le varie forme di gnosi hanno sempre cercato (e cercano) di mostrarci un Cristo che faceva finta di morire, e che quindi faceva anche finta di risorgere.
Quel dio astrattamente onnipotente non può che implodere di fronte ai tanti Giairo e alle tante vedove di Naim che non vedono i loro bambini morti risorgere, di fronte alle Marta e Maria che non riottengono il fratello dalla tomba, davanti ai crocifissi che non giungono al “primo giorno dopo il sabato”. Il cristianesimo diventa pieno e grande umanesimo finché sa stare (stabat) dentro il sabato santo, senza saltare troppo velocemente dal Golgota al sepolcro vuoto. Se dimentichiamo che dopo il venerdì c’è il sabato (non la domenica), non sappiamo chiamare per nome i nostri dolori, i dolori degli altri, costruiamo domeniche artificiali, e trasformiamo la passione in una fiction che non salva nessuno. È il sabato il giorno della storia umana: il tempo del figlio morto, il tempo delle donne che ungono il corpo di un crocifisso, il tempo degli abbracci.

È solo qui che possiamo veramente incontrare gli uomini e le donne del nostro tempo, ungere le nostre e loro ferite, piangere con i nostri compagni e compagne di viaggio, imparare la fraternità del sabato santo. E poi, insieme, attendere e sperare in un altro giorno: «In quel giorno avverrà che il Signore ti libererà dalle tue pene e dal tuo affanno» (Isaia 14,3).

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Papa Francesco intende portare “l’abbraccio di padre e fratello” alle popolazioni colpite dal sisma nell’Italia centrale e fa appello alla “solidarietà per vincere prove così dolorose”

Un’Ave Maria in piazza San Pietro per chi in un istante ha perso tutto. Il Papa intende portare alle popolazione colpite dal sisma nell’Italia centrale “l’abbraccio di padre e fratello”. E ha invitato i fedeli riuniti a piazza San Pietro a pregare “per questi fratelli e sorelle tutti insieme”, recitando un’Ave Maria. Francesco vuole con tutto il cuore andare tra i terremotati a portare il suo conforto e quello di tutta la Chiesa. E appena possibile, lo farà.

“Cari fratelli e sorelle- afferma all’Angelus- desidero rinnovare la mia vicinanza spirituale agli abitanti del Lazio, delle Marche e dell’Umbria, duramente colpiti dal terremoto di questi giorni. Appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede , l’abbraccio di padre e fratello, e il sostegno della speranza cristiana». Il Pontefice si riferisce in particolare “alla gente di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, Norcia. Ancora una volta dico a quelle care popolazioni che la Chiesa condivide la loro sofferenza e le loro preoccupazioni, prega per i defunti e per i superstiti”.  E richiama l’attenzione sull’importanza della solidarietà. “La sollecitudine con cui autorità, forze dell’ordine, protezione civile e volontari stanno operando, dimostra quanto sia importante la solidarietà per superare prove così dolorose”, precisa.   “L’arrivismo causa mali. Troppi sgomitano per i primi posti”. il

Papa lancia l’appello ad “aprire il cuore e fare nostre le sofferenze dei poveri, degli affamati, degli esclusi e dei profughi”. La storia insegna che atteggiamenti di “arrivismo, vanità e ostentazione” provocano “molti mali”, avverte Francesco. “La ricompensa offerta da Dio è superiore a quella dell’uomo”, dice il Papa. «Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna», sottolinea il Pontefice commentando il Vangelo del giorno: «L’episodio di oggi ci mostra Gesù nella casa di uno dei capi dei farisei, intento ad osservare come gli invitati a pranzo si affannano per scegliere i primi posti- afferma Jorge Mario Bergoglio davanti ai fedeli che affollano piazza San Pietro come ogni domenica-.

Nel vedere questa scena, egli narra due brevi parabole con le quali offre due indicazioni: una riguarda il posto, l’altra riguarda la ricompensa. La prima similitudine è ambientata in un banchetto nuziale. “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: cedigli il posto. Invece, quando sei invitato, vai a metterti all’ultimo posto”. Secondo Francesco si tratta di “scegliere la gratuità invece del calcolo opportunistico che cerca di ottenere una ricompensa, l’interesse di chi cerca di arricchirsi di più”. Infatti, aggiunge, “i poveri, i semplici, quelli che non contano, non potranno mai ricambiare un invito a mensa: così Gesù dimostra la sua preferenza per i poveri e gli esclusi, che sono i privilegiati del Regno di Dio, e lancia il messaggio fondamentale del Vangelo che è servire il prossimo per amore di Dio”. Quindi, precisa il Pontefice, “Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un accorato appello ad aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti: e questi scartati rappresentano, in realtà, la stragrande maggioranza della popolazione”.

Il Papa pensa “con gratitudine alle mense dove tanti volontari offrono il loro servizio, dando da mangiare a persone sole, disagiate, senza lavoro o senza fissa dimora”. Queste mense sono “palestre di carità che diffondono la cultura della gratuità, perché quanti vi operano sono mossi dall’amore di Dio e illuminati dalla sapienza del Vangelo”. Perciò, evidenzia Francesco, ”il servizio ai fratelli diventa testimonianza d’amore, che rende credibile e visibile l’amore di Cristo: chiediamo alla Vergine Maria di condurci ogni giorno sulla via dell’umiltà, di renderci capaci di gesti gratuiti di accoglienza e di solidarietà verso gli emarginati, per diventare degni della provvidenza divina”.

Il 1° settembre sarà la Giornata mondiale per la cura del Creato. Il Papa, al termine dell’Angelus, coglie l’occasione per rinnovare il suo appello al rispetto dell’ambiente e della natura. “Giovedì prossimo – ricorda Francesco – celebreremo la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, insieme con i fratelli ortodossi e di altre comunità ecclesiali: sarà un’occasione per rafforzare il comune impegno a salvaguardare la vita, rispettando l’ambiente e la n

Infine Jorge Mario Bergoglio ha ricordato che ieri, a Santiago del Estero, in Argentina, «è stata proclamata Beata Suor Maria Antonia de San José», nota anche come «Mama Antula». «La sua esemplare testimonianza cristiana, specialmente il suo apostolato nella promozione degli Esercizi Spirituali – ha detto il Pontefice -, possano suscitare il desiderio di aderire sempre più a Cristo e al Vangelo».

vatican insider

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Papa Francesco a terremotati: appena possibile verrò a trovarvi, la Chiesa è con voi

Appena possibile verrò a trovarvi. Così, Papa Francesco all’Angelus in Piazza San Pietro, rivolgendosi alle popolazioni del Centro Italia, colpite dal terribile terremoto di mercoledì scorso. Il Papa sottolinea la vicinanza della Chiesa a quanti soffrono a causa del sisma ed elogia l’impegno di quanti si stanno prodigando per portare soccorso e solidarietà. Prima delle parole sul terremoto, il Papa – commentando il Vangelo domenicale – aveva ribadito che la via del Vangelo è il servizio al prossimo, che rifugge dall’orgoglio e l’arrivismo. Il servizio di Alessandro Gisotti

radio vaticana

La gente di Amatrice, di Accumoli, di Arquata e Pescara del Tronto, di Norcia è nel cuore di Francesco. All’Angelus, il Papa rinnova la sua vicinanza spirituale alle popolazioni colpite dal terremoto che ha scosso il Centro Italia e nomina le località più profondamente ferite dal sisma.

Appena possibile porterò ai terremotati la vicinanza della Chiesa
Francesco sottolinea la vicinanza della Chiesa a chi soffre e il suo desiderio di visitare quanto prima le zone terremotate:

“Ancora una volta dico a quelle care popolazioni che la Chiesa condivide la loro sofferenza e le loro preoccupazioni, prega per i defunti e per i superstiti. La sollecitudine con cui Autorità, forze dell’ordine, protezione civile e volontari stanno operando, dimostra quanto sia importante la solidarietà per superare prove così dolorose. Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede, l’abbraccio di padre e fratello, e il sostegno della speranza cristiana”.

L’orgoglio e l’arrivismo sono la causa di molti mali
Prima delle parole sul terremoto, il Papa aveva commentato il Vangelo domenicale sottolineando che la via del Vangelo predilige gli ultimi:

“La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, cioè di cercare la piccolezza e il nascondimento: l’umiltà. Quando ci poniamo davanti a Dio in questa dimensione di umiltà, allora Dio ci esalta, si china verso di noi per elevarci a sé; perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.

Dio paga molto più degli uomini, ci dà posto vicino al suo cuore
Le parole di Gesù, ha detto il Papa, “sottolineano atteggiamenti completamente diversi e opposti: l’atteggiamento di chi si sceglie il proprio posto e l’atteggiamento di chi se lo lascia assegnare da Dio e aspetta da Lui la ricompensa”:

“Non dimentichiamolo: Dio paga molto di più degli uomini! Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna. Sarai beato – dice Gesù – Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti” (v. 14).

Servire il prossimo, gli esclusi sono i privilegiati del Regno di Dio
Il cristiano, ha proseguito il Papa, deve “scegliere la gratuità invece del calcolo opportunistico che cerca di ottenere una ricompensa”, e di “arricchirsi di più”. Infatti, ha annotato, “i poveri, i semplici, quelli che non contano, non potranno mai ricambiare un invito a mensa”.

“Così Gesù dimostra la sua preferenza per i poveri e gli esclusi, che sono i privilegiati del Regno di Dio, e lancia il messaggio fondamentale del Vangelo che è servire il prossimo per amore di Dio. Oggi, Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un accorato appello ad aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti”.

Ha così ricordato l’impegno di tanti volontari, in particolare nelle mense che, ha detto, sono vere “palestre di carità, che diffondono la cultura della gratuità”. Di qui l’invocazione alla Vergine affinché aiuti i cristiani ad essere “capaci di gesti gratuiti di accoglienza e di solidarietà verso gli emarginati, per diventare degni della ricompensa divina”.

Giornata per il Creato, occasione di impegno comune per l’ambiente
Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha rammentato la Beatificazione, in Argentina, di Suor Maria Antonia de San José, per il popolo Mama Antula. “La sua esemplare testimonianza cristiana, specialmente il suo apostolato nella promozione degli Esercizi Spirituali – ha affermato – possano suscitare il desiderio di aderire sempre più a Cristo e al Vangelo”. Quindi, ha ricordato che giovedì prossimo si celebra la “Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, insieme con i fratelli ortodossi e di altre Comunità ecclesiali”. Questa ricorrenza, ha detto il Papa, “sarà un’occasione per rafforzare il comune impegno a salvaguardare la vita, rispettando l’ambiente e la natura”.

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#Terremoto oggi è il giorno del lutto. Le vittime salgono a 291

Oggi è la giornata del lutto. Per tutte le vittime, quelle del versante laziale e quelle del versante marchigiano, quelle nate in quei luoghi così belli nel cuore d’Italia e quelle che non sono nate neanche nel nostro Paese. Del lutto, ma anche della preghiera, che in questi casi compie il miracolo di accomunare gli animi al di là di ogni pur legittima diversità, come se nascesse dal profondo di quella misteriosa solidarietà che unisce gli uomini per il solo fatto di essere tali

Oggi è la giornata del lutto. Eppure si continua a scavare: ad Amatrice da ieri sera sono stati recuperati altri 12 corpi. Un anziano ferito è morto in ospedale ad Ascoli, così che il numero totale delle vittime è salito a 291. Sono 230 nella sola Amatrice, 11 ad Accumoli, 50 ad Arquata del Tronto. E anche la terra continua a tremare: particolarmente forte la scossa delle 4 e 50 che ha toccato la magnitudo di 4.0 con epicentro tra Castelluccio di Norcia e Montegallo, non lontano da Arquata.

Esequie ad Ascoli. Ma oggi è la giornata del lutto. Per tutte le vittime, quelle del versante laziale e quelle del versante marchigiano, quelle nate in quei luoghi così belli nel cuore d’Italia e quelle che non sono nate neanche nel nostro Paese. Del lutto, ma anche della preghiera, che in questi casi compie il miracolo di accomunare gli animi al di là di ogni pur legittima diversità, come se nascesse dal profondo di quella misteriosa solidarietà che unisce gli uomini per il solo fatto di essere tali. Ad Ascoli Piceno i funerali di Stato sono stati celebrati dal vescovo, monsignor Giovanni D’Ercole, alla presenza di tutti i vertici istituzionali, a cominciare dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che prima di raggiungere la città marchigiana,dove ha visitato anche i feriti in ospedale, ha fatto sosta ad Amatrice e ad Accumoli. Incontrando gli operatori impegnati nei soccorsi, il capo dello Stato ha detto loro quel che ogni italiano vorrebbe poter dire: “Grazie per quello che fate”.

Ad Amatrice il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, celebrerà la messa martedì 30 agosto alle 18. Un rito funebre in assenza delle salme perché molte famiglie hanno già voluto portare con sé i loro cari. Del resto in questi giorni si stanno svolgendo funerali anche in altre località.

Ieri pomeriggio, ad esempio, il vescovo di Albano ha celebrato a Pomezia le esequie di sei vittime del terremoto. Ma il senso di queste celebrazioni resta profondamente unitario, come ha spiegato ieri mons. Pompili a proposito del rito in programma ad Amatrice.

Verso la ricostruzione. Continua a pieno regime l’accoglienza degli sfollati, che sono circa 2.500, ma intanto si comincia a pensare alla ricostruzione. Ieri sera vertice a Palazzo Chigi con il premier Matteo Renzi, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e i governatori della Regioni colpite. “La ricostruzione dovrà essere dei centri abitati come erano, certo più sicuri, ma mantenendo intatta la tradizione e le radici”, ha dichiarato al termine il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, cui è affidata una sorta di regia degli interventi. E ha aggiunto: “Il primo segnale è che le scuole possano riaprire e l’attività scolastica possa riprendere il più presto possibile, è il primo segnale alle comunità locali che i loro figli posso continuare a studiare nel loro territorio”.

Le responsabilità nei crolli. L’altro fronte aperto è quello delle indagini della magistratura. Diciamolo: se è vero che ogni persona morta è “troppo”, è anche vero che

il numero delle vittime di questo terremoto è palesemente sproporzionato rispetto all’entità demografica dei centri colpiti, anche mettendo nel conto tutte le presenze aggiuntive del periodo estivo.

“No, quanto è accaduto non può essere considerato solo frutto della fatalità”: a dirlo è il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva, che da subito è stato presente nelle aree colpite di sua competenza, sia per portare la sua personale solidarietà, sia per avviare immediatamente il percorso delle indagini. L’inchiesta muove dalle ipotesi di reato di omicidio colposo e di disastro colposo. Vi lavora un pool di quattro magistrati. Saieva racconta quel che ha visto con i propri occhi ad Amatrice: “All’ingresso del paese c’era una villa schiacciata sotto un’enorme tettoia di cemento armato. Poco lontano c’era anche un palazzo di tre piani che aveva tutti i tramezzi crollati. Devo pensare che sia stato costruito al risparmio, utilizzando più sabbia che cemento”. Ci sono poi tanti interrogativi aperti, in primo luogo il crollo di edifici pubblici anche recentemente ristrutturati, come la scuola. Adesso la polizia giudiziaria sta acquisendo la documentazione (progetti, licenze, collaudi ecc.) e non è facile recuperarla data la situazione sul campo. Comunque non è il momento dei giri di parole: “Se emergeranno responsabilità e omissioni, saranno perseguite – dice il procuratore di Rieti – e chi ha sbagliato, pagherà”. Sull’altro versante, anche la procura di Ascoli ha aperto un fascicolo d’inchiesta, per ora senza ipotesi di reato, per consentire tutti gli accertamenti legali necessari, affidati ai carabinieri del comando provinciale.

agensir

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Terremoto: i volti e i nomi delle vittime

Questo un primo elenco di vittime identificate del terremoto, reso noto dalla Prefettura di Ascoli Piceno (tra parentesi luogo e data di nascita):

BARONI Elsa (Arquata, 7.4.1924)
BARONI Milvina (Arquata, 1.1.1927)
CAFINI Colombo (Pescara di Arquata, 26.6.1964)
CAFINI Elisa (Roma, 8.3.2002)
CAFINI Irma (Arquata, 13.5.1935)
CAFINI Antonio (Arquata, 23.1.1937)
CELANI Giulio (Arquata, 28.12.1962)
CIARPELLA Giordano (Roma, 14.5.2012)
COLACECI Rita (Pomezia, 24.2.1947)
CORTELLESI Stefania (Roma, 28.7.1968)
COSSU Andrea (Roma, 3.9.1968)
DESIDERI Barbara (Roma, 13.9.1981)
FILOTEI Ercole (Roma, 2.4.1956)
GIORGI Santa (Arquata, 8.6.1940)
MARANO Corrado (Tripoli, 24.5.1940)
MARINI Manuel (Civita Castellana 6.6.1991)
MASCIARELLI Arianna (Roma, 29.1.2001)
MASCIARELLI Luciana (Roma, 20.6.1968)
MOLDOVAN Violeta (Romania, 2.2.1979)
PALA Amelia (Arquata, 28.3.1956)
PALA Dino (Arquata, 10.5.1947)
PALA Savina (Arquata, 10.3.1940)
PALA Antonia (Arquata, 12.5.1938)
PARADISI Clara (Arquata, 2.3.1938)
PESCETELLI Laura (Roma, 29.5.1949)
PICCIONI Aldo (identificazione da completare)
PICCONI Jessica (Roma, 2.9.1986)
PICIACCHIA Wilma (Pomezia, 11.11.1966)
PIERMARINI Marisol (L’Aquila, 28.12.2014)
POTEZIANI Nunzia (Roma, 17.12.1965)
PRATESI Gabriele (Roma, 28.10.2007)
REITANO Alberto (Roma, 2.2.1960)
REITANO Tommaso (Roma, 10.7.2002)
RENDINA Algero (Pescara del Tronto, 24.12.1927)
RENDINA Irma (Arquata, 29.5.1936)
RENDINA Ivana (Arquata, 27.8.1951)
RENDINA Lucrezia (Milano, 20.4.2000)
RENDINA Piera (Ascoli Piceno, 5.12.1964)
RENDINA Pietro (Arquata, 28.6.1931)
RINALDO Giulia (Roma, 22.10.2007)
ROMUALDI Sofia (Roma, 13.11.1935)
UMBRO Vito (Vivo Valentia, 2.7.1953)
MASCIARELLI Fernando (identificazione da completare)
BARTOLETTI Ada (Roma, 20.12.1945)
OLIVANDI Fulvio (identificazione da completare)
LO RUSSO Loredana (identificazione da completare)
Questo l’elenco delle prime 136 vittime riconosciute diffuso dalla prefettura di Rieti (tra parentesi data di nascita e residenza)
Riccardo Annucci (2/12/1976 Roma);
Pietro Baccari (3/3/2010 Roma);
Alessandra Bonanni (10/6/1972 Amatrice);
Maria Rosaria Bonifacio (6/12/1968 Guidonia);
Francesco Bonfratello (14/8/2005 Fonte Nuova);
Lanfranco Boni (3/5/1952 Roma);
Marcos Burnet (14/7/2002 Londra);
Mirian Busolli (23/6/1945 Roma);
Natale Compagnoni (17/2/1948 Antrodoco);
Elisa Caponi (1/2/2015 Roma);
David Carfagna (28/7/1990 Amatrice);
Eugenio Casini (1/2/1964 Amatrice);
Ilaria Casini (7/1/1998 Amatrice);
Anna Catalini (21/4/1944 Amatrice);
Anna Cicconi (6/4/1959 Amatrice);
Elisa Ciciarelli (8/7/2009 Guidonia Montecelio);
Cesare Ciciarelli (2/8/1969 Amatrice);
Maria Elisa Conti Santarelli (18/3/1931 Piacenza);
Felicia Cortellesi (20/9/1929 Amatrice);
Teresa D’Alessio (4/4/1928 Roma);
Carlo d’Annibale (14/9/1940 Amatrice);
Emanuela De Luca (20/10/1975 Roma);
Giovanni Battista D’Emidio (3/10/1922 Amatrice);
Carmela De Sanctis Oyidi (1/7/1933 Roma);
Giacomo Dell’Otto;
Teodora Di Cola (17/9/1936 Amatrice);
Clementina Di Giammarco (3/3/1948 Amatrice);
Claudio Di Sebastiano (20/3/1950 Amatrice);
Giampiero Fedeli (24/6/1951 Roma);
Maria Feliziani (23/2/1931 Roma);
Bianca Maria Ferrari (27/7/1955 Roma);
Maria Ferretti (23/9/1976 Amatrice);
Liliana Fortini (2/3/1931 Amatrice);
Rocco Gagliardi (20/2/1935 Amatrice);
Diego Galante (20/5/1976 Agrate Brianza);
Antonietta Giustiniani (Roma);
Anna Grasso (23/11/1930 Amatrice);
Antonio Graziani (15/1/1938 Roma);
Anna Grossi (6/12/1995 Amatrice);
Franco Grossi (8/11/1993 Amatrice);
Maria Hennicker Gotley (13/9/1964 Londra);
William Hennicker Gotley (6/2/1961 Londra);
Natalia Iorio (22/3/1954 Roma);
Maricica Iosub (8/8/1980 Amatrice);
Maria Vittoria Ippoliti (21/9/1939 Amatrice);
Vincenza Locchi (13/9/1968 Amatrice);
Nadia Magnanti (17/8/1972 Fonte Nuova);
Mauro Marincioni (28/10/1966 Rieti);
Sandra Marinelli (Roma);
Maria Luisa Marra (29/7/1954);
Cesare Marri (Forlì);
Benito Nerone (4/11/1936 Amatrice);
Alessandro Neroni (17/3/1972 Montecosaro Scalo);
Steluta Novac;
Elena Organtini (18/8/1926 Amatrice);
Carmela Ovidi De Sanctis (Roma);
Maria Teresa Palaferri (11/11/1941 Amatrice);
Alessia Palmucci (21/4/1992 Castelnuovo di Porto);
Monica Palmucci (29/5/1967 Capena);
Paola Pandolfi (20/3/1969 Colle di Tora);
Jacopo Pasqualini (31/7/1984 Cesano di Roma);
Giulia Perilli;
Giuditta Perilli (27/11/1940 Amatrice);
Giulia Perilli (24/3/1949);
Rita Porro (30/8/1944 Amatrice);
Antonia Puccio (24/6/1955 Roma);
Silvana Puglia (18/7/1937 Amatrice)
Paola Rascelli (12/8/1973 Roma);
Adele Rosini (26/10/1941 Amatrice);
Maria Rubei (2/9/1972 Roma);
Pompeo Rubei (6/9/1962 Amatrice);
Anna Rosa Russo (9/4/1954 Roma);
Antonio Salvati (16/6/1960 Roma);
Vittoria Santarelli (4/6/1957 Amatrice);
Gabriele Sebastiani (29/4/1932 Amatrice);
Pietro Serafini (18/11/1932 Amatrice);
Olivia Serva (28/3/1966 Roma);
Benedetta Taddei Vittori (4/7/2003 Amatrice);
Giuseppe Taddei Vittori (26/11/2006 Amatrice);
Andrea Tomei (21/11/1987 Amatrice);
Erion Toro (2/5/1986 Amatrice);
Margherita Torroni (2/1/1959 Roma);
Iole Torroni (30/7/1998 Amatrice);
Graziella Torroni (6/6/1982 Accumoli);
Stefano Tuccio (2/8/2008 Accumoli);
Riccardo Tuccio (19/11/2015 Accumoli);
Andrea Tuccio (7/7/1982 Accumoli);
Ezio Tulli (17/1/1974 Nettuno);
Oviedo Rosaura Valiente (8/9/1957 Amatrice);
Maria Luisa Volpini (12/1/1938 Amatrice)
Caterina Amadio (Forlì);
Giorgetta Braier (14/2/1957 Amatrice);
Luciana Conti (1/2/1947 Amatrice);
Elisa Conti Santarelli;
Loretta Di Battista (5/11/1954 Sant’Angelo Romano);
Remo Di Carlo (3/12/1947 Roma);
Silvia Di Domenico (24/5/1962 Roma);
Clementina Di Gianmarco (L’Aquila);
Antonio Graziani;
Ivan Ianni (3/8/2113 Amatrice);
Veralu Ianni (16/3/2016 Amatrice);
Rita Innocenti;
Beatrice Micozzi (Amatrice);
Paolo Moriconi (25/5/1970 Amatrice);
Bruna Muller (Forlì);
Rosella Nobile (8/7/1957 Amatrice);
Gabriele Nobile (16/4/1947 Sant’Angelo Romano);
Gianpaolo Pace (24/5/1973);
Giuseppe Piccari;
Lisa Poggi (2/3/1938 Amatrice);
Gabriella Poggi (14/11/1939 Roma);
Giuseppe Porro (9/11/1939);
Andrea Serafini;
Simone Serafini;
Giuseppe Spurio (23/1/1942 Amatrice);
Eleonora Tondinelli (13/10/1938 Amatrice);
Assunta Valentini (4/7/1926 Fontenuova).
Marcello Annessa (11/1/1941 Cerveteri);
Giuseppina Bianchini (Roma);
Federica Corsaro (9/3/1986 Fiumicino);
Aurelia Daogaru (Nettuno);
Enzo Di Cesare (16/3/1943 Latina);
Ennio Evangelista (Roma);
Fabio Graziani (Nettuno);
Ana Huete Aguilar (Granada);
Vincenza Lupi (Roma);
Edda Norcini (17/4/1948 Latina);
Zelio Pandolfi;
Flavio Paldolfi;
Paola Rascielli;
Marco Santarelli (11/11/1988 Frosinone);
Fabrizio Trabalza (15/10/1971 Roma);
Leonardo Tulli (1/9/2002 Nettuno);
Ludovica Tulli (24/7/2004 Nettuno)

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Il giorno del lutto, i funerali ad Ascoli: abbiate coraggio, insieme ricostruiremo

E adesso che si fa? La domanda che in questi giorni in molti si sono chiesti è lo spunto per cominciare a parlare ai parenti di quelle 35 vittime, racchiuse in bare in mogano in fila davanti a lui. Il vescovo diAscoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, ha promesso di “non dire le solite cose da prete o di circostanza” per spiegare il senso di morti tanto atroci e ingiuste. “Ora il senso di tutto questo si trova nell’abbraccio dell’Italia intera e nella preghiera che è anche essa abbraccioquot;. Il terremoto può togliere in pochi istanti tutto, ricorda il pastore, “ma non può toglierci il coraggio della fede. E non adesso non dobbiamo perdere la fede che è la scialuppa di salvataggio”.

Il sisma ci insegna inoltre che “la natura non perdona – aggiunge il vescovo D’Ercole – e che dobbiamo imparare a dialogare con lei, non sfidarla”. Proviamo ad immaginare il terremoto perciò “come un aratro che spacca la terra, ma è strumento vivo per una nuova rinascita”. In questo solco però “solo la fede ci indica come reagire: con i piedi ben piantati a terra e il volto rivolto al Cielo”. Senza dimenticare che, conclude il presule, “come in questi giorni abbiamo sofferto, sperato e pregato insieme”, si ricostruisce “solo insieme”. Dunque, non perdete il coraggio, insieme ricostruiremo, ha detto monsignor D’Ercole.

I funerali solenni per le 35 vittime marchigiane del terremoto di mercoledì si sono celebrati a partire dalle 11.30 nella palestra comunale, alla presenza delle più alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i presidenti di Senato e Camera, Grasso e Boldrini, e quello del Consiglio, Matteo Renzi, accompagnato dalla moglie Agnese.

Nel corso dell’omelia il vescovo ha ricordato Giorgia e Giulia, le due sorelline, una sopravvissuta e l’altra morta che sono diventate tra i simboli del sisma: “La più grande Giulia purtroppo morta, ma ritrovata in una posizione protettiva su Giorgia – ha detto – che sembrava spaesata con la bocca piena di macerie. Morte e vita erano abbracciate, ma ha vinto la vita: Giorgia. Anzi, dalla morte è rinata la vita perché chi esce dal terremoto è come se nascesse di nuovo”.

Durante la sua toccante omelia il vescovo di Ascoli ha letto una pagina di Don Camillo e di quando l'”originale parroco deve affrontare il dramma dell’alluvione”. Anche quei cittadini sono alle prese con le domande rivolte a Dio: perché? La risposta data da don Camillo e indicata dal vescovo: “Stare insieme è la scialuppa di salvataggio nella tempesta”.
Nella palestra sono risuonati i nomi di ciascuna delle 35 vittime. Il rito è stato trasmesso da due maxi schermo all’esterno e nel Duomo di Ascoli.
Al termine della cerimonia funebre il presidente Mattarella ha abbracciato uno a uno i parenti di ciascuna delle 35 vittime.
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Anche il Papa in preghiera

“Anche il Papa in preghiera per i terremotati”. Lo ha affermato stamani a Pordenone il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Manifestando “la mia partecipazione al lutto che ha colpito le famiglie dei terremotati e tutta Italia”, Parolin ha aggiunto che “la giornata di lutto nazionale esprime una partecipazione corale a questa tragedia. Il Papa si è già fatto presente e continuerà a farsi partecipe in questa giornata di lutto assicurando la solidarietà e la propria preghiera”.

Il 30 agosto i funerali per le vittime laziali
I morti laziali di Amatrice e Accumoli invece saranno onorati martedì prossimo, 30 agosto, alle 18 in un giardino all’aperto di Amatrice, senza le salme per ragioni di spazio, ha annunciato monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti. Sarà presente il premier Renzi.

Una notte di scosse
Ancora una notte di scosse, l’intensità delle quali si va però sempre più riducendo rispetto ai giorni scorsi.

Mattarella ad Amatrice
Mattarella è arrivato questa mattina alle 8 ad Amatrice in elicottero, e ha voluto visitare a piedi il centro distrutto. Negli stessi minuti arrivava la conferma del ritrovamento di altri due corpi sotto le macerie dell’hotel Roma: si tratta di una giovane coppia di Orvieto. Poi i ritrovamenti di corpi sono proseguiti: altri 6 ad Amatrice, che portano a 290 il bilancio ancora provvisorio.
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Dopo aver visitato il centro di coordinamento allestito nel palazzetto dello sport di Amatrice, Mattarella è andato nella tendopoli, poco distante, poi di nuovo per strada, dove ha abbracciato una donna anziana, cercando di rincuorarla. Il presidente, sempre a piedi e circondato da autorità, forze dell’ordine e da personale del Quirinale, si è poi spostato ad Accumoli.

Gli sfollati
Per gli sfollati è intanto trascorsa una nuova notte di quella che sta diventando una tragica normalità. In molti sono continuati ad affluire nel nuovo campo allestito ai piedi del centro di Arquata del Tronto. Anche nelle altre strutture di emergenza, da Accumoli ad Amatrice, si completano gli ultimi servizi e le aree di accoglienza stanno funzionando a pieno.

Sconfortati i soccorritori per una grande frana che lambisce la Salaria a Pescara del Tronto. La corsia in direzione Roma è stata chiusa e il traffico è regolato da un semaforo di emergenza.

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Terremoto, lutto nazionale 27 Agosto 2016. Funerali delle vittime a Ascoli con Mattarella e Renzi

Il Vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Il 27 agosto 2016, ad Ascoli Piceno, funerali solenni delle vittime del terremoto del Comune di Arquata del Tronto. Le esequie, celebrate dal Vescovo Monsignor Giovanni D’Ercole nella palestra adiacente all’ospedale “Mazzoni” alla presenza delle massime autorità dello Stato, si svolgeranno alle ore 11,30. In concomitanza con il rito, il Presidente del Consiglio ha proclamato una giornata di lutto nazionale con l’esposizione di bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici dell’intero territorio italiano.

“Sarebbe stato un segnale bruttissimo se lo Stato non avesse deciso di fare un funerale collettivo e solenne per le vittime del terremoto”. Lo ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini. “Le famiglie stavano già per portare via le salme”, invece non sarà così.

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Terremoto: paesi distrutti nel Lazio e nelle Marche, oltre 80 morti

La terra ha iniziato a tremare alle 3.36 nell’Appennino centrale, provocando decine di morti, oltre 80, centinaia di feriti, crolli di abitazioni e migliaia di sfollati. “È un momento di dolore e di appello alla comune responsabilità. Tutto il Paese deve stringersi con solidarietà attorno alle popolazioni colpite”, ha detto in un messaggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il punto della situazione nel servizio di Alessandro De Carolis

radio vaticana

Terrore e polvere, un sonno spezzato e il cuore in gola mentre i muri attorno si muovono e vengono giù in pochi istanti. L’incubo di ogni terremoto questa volta ha sconvolto una vasta area nel centro dell’Appennino, zone di cittadine e piccole frazioni sparpagliate tra rocce e verde.

Appennino “ground zero”
E proprio la zona disagevole lungo la quale si è sviluppato il sisma sta rendendo complicati i soccorsi attivati dalle autorità nei territori più colpiti, Amatrice e Accumoli nel reatino, Arquata e Pescara del Tronto, in provincia di Ascoli, con il sostegno dell’Esercito e della Protezione civile, della Croce Rossa e di altre organizzazioni, con carovane di aiuti che stanno progressivamente raggiungendo da altre Regioni il ground zero della tragedia.

“Non c’è più niente…”
Chi nella notte è riuscito a sottrarsi alla morsa dei crolli si è trovato davanti distese di macerie, panico e richieste di aiuto. La prima a dare conto del dramma, citata anche dal Papa, è stata la voce del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. Ecco le sue parole raccolte da Federico Piana:

R. – E’ drammatico: tre quarti di paese non c’è più! L’obiettivo è quello di cercare di salvare più vite possibile….

D. – Il centro storico in che condizioni è?

R. – Non c’è più… È una tragedia.

Il dramma in un dedalo
A quindici chilometri il piccolo paese di Accumoli, poco più di 600 abitanti, epicentro dell’apocalisse. Il sindaco, Stefano Petrucci, è distrutto come le case che non ci sono più. L’audio è di Rai News 24:

“Siamo in piena emergenza. Ci sono moltissimi crolli, abbiamo le persone sotto le macerie… Qui c’è una famiglia con due bambini piccoli sotto le macerie, non riusciamo a contattarli… Siamo ammassati in due-tre punti del paese, ma ho 17 frazioni: non è una situazione semplice da coordinare… La questione è drammatica…”.

Salvi per miracolo
Tra le lacrime di queste prime ore, in cui si aggiorna l’elenco che non si vorrebbe, spuntano a rinfrancare chi scava contro il tempo piccole storie di speranza. Quella di Irina di Amatrice, tirata via salva dopo sette ore. Quella del papà di Pescara del Tronto che arraffa sua figlia e si getta dalla finestra riuscendo a salvare entrambi. Quelle dei due fratellini, 7 e 4 anni, sempre di Pescara del Tronto, estratti vivi grazie alla nonna che li ha gettati in tempo sotto il tavolo.

Solidarietà d’Italia
Intanto, le forze sul campo ingrossano di ora in ora. “Non lasceremo nessuno da solo”, dice il premier Matteo Renzi, e la solidarietà in arrivo da tutta Italia è confortante. Ad Amatrice e Accumoli la Protezione civile ha disposto l’allestimento di due tendopoli, ciascuna di 250 persone, più altri centinaia di posti assicurati da Friuli, Molise e altri, mentre dozzine di feriti più gravi hanno già trovato un letto negli ospedali di Roma e de L’Aquila. Anche la Cei si è mobilitata sui due fronti: un milione di euro stanziati dal fondo dell’8 per mille e una colletta in tutte le Chiese italiane per il 18 settembre prossimo, in concomitanza con il 26/mo Congresso Eucaristico Nazionale.

Nessuna avvisaglia
A rendere peggiore il sisma, avvertito da Roma alla Romagna, è stata la scarsa profondità. L’ipocentro è stato individuato a soli 4 km. Un terremoto che per estensione e caratteristiche ricorda quello dell’Aquila di 7 anni fa, dice il sismologo dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia, Alessandro Amato, intervistato da Gabriella Ceraso:

R. – E’ una sequenza sismica che è iniziata con un terremoto forte; poi, decine di “after-shock” di magnitudo più piccola. La zona – lunga circa 25 km, quasi nord-sud – ha una caratteristica di movimento analoga a quella dei terremoti che abbiamo avuto nell’Appennino in precedenza e in particolare mi riferisco a quelli dell’Aquila del 2009 e quelli dell’Umbria, Marche, di Colfiorito del 1997. I terremoti superficiali danno sicuramente degli scuotimenti forti e sono terremoti dovuti all’estensione della crosta dell’Appennino, quindi sono faglie estensionali o faglie normali.

D. – I precedenti di ieri, anche nelle Eolie, potevano essere dei campanelli d’allarme?

R. – Direi proprio di no. La sismicità in Italia c’è e non c’era nessuna avvisaglia. Possiamo dire che continuerà sicuramente per molti giorni un po’ in tutta questa fascia.

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Terremoto in Italia. Il Papa rinvia catechesi e prega Rosario per le vittime

Da Piazza San Pietro, il Papa ha espresso il suo dolore e la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal forte terremoto che questa notte ha scosso il Centro Italia, in particolare la zona al confine fra Lazio, Marche ed Umbria con epicentro ad Accumoli. Si contano decine di morti e si scava ancora fra la macerie alla ricerca di superstiti. Di fronte a questa tragedia, Francesco ha rinviato la consueta catechesi del mercoledì per pregare il Rosario con i pellegrini presenti. Le sue parole nel servizio di Debora Donnini

radio vaticana

“Dinanzi alla notizia del terremoto che ha colpito il centro d’Italia, devastando intere zone e lasciando morti e feriti, non posso non esprimere il mio grande dolore e la mia vicinanza a tutte le persone presenti nei luoghi colpiti dalle scosse, a tutte le persone che hanno perso i loro cari e a quelle che ancora si sentono scosse dalla paura e dal terrore”.

Francesco ha voluto esprimere con forza il suo abbraccio e quello della Chiesa alle persone colpite dal sisma, sia con le sue parole in Piazza San Pietro sia con un tweet, e ha deciso di rimandare alla prossima settimana la catechesi prevista per l’udienza generale di questo mercoledì, che doveva essere dedicata alla vicinanza di Gesù:

“Sentire il sindaco di Amatrice dire: ‘Il paese non c’è più’ e sapere che tra i morti ci sono anche i bambini, mi commuove davvero tanto”.

Il Papa, visibilmente commosso, pensa alla commozione di Gesù davanti al dolore umano. E di fronte al dolore chiede di unirsi a Lui nella preghiera affinché Gesù “consoli questi cuori addolorati e doni loro la pace”:

“E per questo voglio assicurare a tutte queste persone nei pressi di Accumoli, Amatrice o altrove, nella diocesi di Rieti, di Ascoli Piceno e le altre in tutto il Lazio e l’Umbria e nelle Marche, la preghiera e dire loro di essere sicure della carezza e dell’abbraccio di tutta la Chiesa che in questo momento desidera stringervi con il suo amore materno, anche del nostro abbraccio, qui, in piazza”.

Francesco non dimentica di ringraziare quanti in queste ore si stanno spendendo per aiutare  le popolazioni colpite: tutti i volontari e gli operatori della Protezione civile. Invita, quindi, i fedeli alla preghiera del Rosario, che viene recitato in Piazza San Pietro con i misteri dolorosi e non gloriosi nonostante sia mercoledì. E conclude chiedendo ancora una volta unione: “Lasciamoci commuovere con Gesù”.

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TREMA IL CENTRO ITALIA Sisma del 6.0, primo bilancio è di 38 vittime. Ad Arquata morta una bimba di pochi mesi

 Violento terremoto nel centro Italia: il bilancio al momento è di 38 morti accertati. Vengono però segnalate molte persone sotto le macerie e il bilancio può salire. Delle vittime, dieci risultano ad Arquata e Pescara del Tronto (Ascoli Piceno) e 28 in quelli di Amatrice e Accumoli (Rieti).

Tre le scosse più forti. Una di magnitudo 6 è stata registrata alle 3:36. L’epicentro a 2 chilometri da Accumoli (Rieti) e 10 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) ed Amatrice (Rieti). L’ipocentro è stato a soli 4 km di profondità. Seconda e terza scossa sono state registrate alle 4:32 e 4:33. Hanno avuto epicentro in prossimità di Norcia (Perugia), Castelsantangelo sul Nera (Macerata) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). Gli ipocentri sono stati tra gli 8 e i 9 km. Oltre 50 finora (alle 6:40) le repliche di magnitudo superiore a 2, cinque delle quali di magnitudo 4 o superiore.

ansa

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Diocesi: Reggio Emilia-Guastalla, lunedì 6 convegno sulla ricostruzione dopo il sisma per le opere parrocchiali di Reggiolo

Sarà “Come araba fenice – La ricostruzione delle opere parrocchiali di Reggiolo” il tema del convegno che si terrà lunedì 6 giugno, alle 15.30, presso la sala conferenze del Museo diocesano di Reggio Emilia. Sarà l’occasione, si legge in una nota, per “fare il punto sulla attuale fase della ricostruzione post sismica e per presentare il concorso per la progettazione delle nuove opere parrocchiali di Reggiolo”. Dopo l’introduzione di monsignor Tiziano Ghirelli, direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali e la nuova edilizia, sono in programma gli interventi di Raffaele Ruberto, prefetto di Reggio Emilia, di Giovanna Paolozzi Strozzi, soprintendente belle arti e paesaggio, di Palma Costi, assessore della Regione Emilia Romagna, di Giammaria Manghi, presidente della Provincia Reggio Emilia, e di Roberto Angeli, sindaco di Reggiolo, moderati da Donatella Forconi, docente della facoltà di Architettura dell’Università di Camerino. Seguirà la relazione del direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e del Servizio nazionale per l’edilizia di culto della Cei, don Valerio Pennasso, su “Architettura religiosa nella prospettiva della Cei: riconoscibilità, qualità, funzionalità”. Mauro Monti, dell’Agenzia regionale per la ricostruzione – sisma 2012, parlerà invece di “La ricostruzione a 4 anni dal sisma” mentre don Francesco Avanzi, parroco di Reggiolo, Mauro Pifferi e Gianlorenzo Ingrami presenteranno “La progettazione partecipata per una committenza consapevole: l’esperienza di Reggiolo”. Concluderà gli interventi monsignor Giancarlo Santi, presidente della giuria del “Concorso per i locali di ministero di Reggiolo: analisi delle proposte progettuali”, che anticiperà la visita alla mostra dei progetti in concorso.

agensir

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Terremoto in Nepal, un anno dopo (video Unicef)

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Violento terremoto in Ecuador, almeno 77 vittime

Un violento terremoto di magnitudo 7,8 ha colpito la zona costiera centrale dell’Ecuador, a circa 170 chilometri dalla capitale Quito. Il servizio geologico degli Stati Uniti ha comunicato che il terremoto ha avuto il suo epicentro 27 chilometri a sud-est di Muisne, in una zona turistica di porti di pesca, a una profondita’ di 19 chilometri. Al momento i morti sono almeno 77, ha reso noto in un discorso radio-televisivo a reti unificate il vicepresidente ecuadoriano Jorge Glas. Lo stesso Glas, ha indicato nella sua pagina online il quotidiano El Comercio di Quito, ha disposto lo stato di emergenza in sei province del Paese.

Glas ha escluso un’allerta tsunami, chiedendo però alla popolazioni di alcuni punti della costa di evacuare preventivamente di fronte a possibili mareggiate: “Vi chiediamo prudenza e di mantenere la calma”, ha aggiunto, sottolineando che “le forze della sicurezza sono mobilitate”. I feriti sono oltre 500 e ci sono stati “danni strutturali”, precisano fonti locali. La scossa ha colpito diverse regioni del paese ed è stato avvertito anche in alcune località della Colombia. In alcune aree ci sono problemi nelle comunicazioni e nella fornitura dell’energia elettrica. Le autorità dell’aviazione hanno d’altra parte chiuso l’aeroporto di Manta “a causa dei seri danni nella torre di controllo”.

Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa sta seguendo il terremoto che ha scosso il paese dal Vaticano, dove venerdì ha preso parte ad una conferenza della Pontificia Accademia delle Scienze sociali sull’enciclica “Centesimus Annus” di Giovanni Paolo II. Lo rendono noto i media di Quito. “Forza paese! Abbiamo avuto un forte terremoto”, ha sottolineato Correa in uno dei tweet inviati dopo aver saputo della scossa. “Le autorità sono nei posti di controllo, valutando i danni e intervenendo. Sto seguendo la situazione”, ha sottolineato un altro messaggio del presidente, precisando che rientrerà a Quito quanto prima.

ansa

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Terremoto magnitudo 6.9 a largo della California

Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.9 è stata registrata poco fa (alle 21:18 di ieri ora locale, le 6:18 odierne in Italia) nel Pacifico, al largo delle coste della California. Al momento non si hanno informazioni di eventuali danni a persone o cose e il Centro allerta tsunami del Pacifico (Ptwc) non ha diramato alcuna allarme.

Secondo i rilevamenti dello United States Geological Survey (Usgs), il sisma ha avuto ipocentro a soli 7 km di profondità ed epicentro 81 km ad ovest di Eureka, capoluogo della contea di Humboldt. Su basi statistiche, l’Usgs parla di una scossa dal potenziale distruttivo “medio” e percepita dalla popolazione “molto intensamente”. Secondo i dati del Ptwc, il terremoto ha avuto magnitudo 7.

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FORTE SCOSSA Terremoto a Pordenone torna la paura in Friuli

Forte scossa di terremoto in provincia di Pordenone, in Friuli. La scossa, secondo quanto riferito dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, ha avuto una magnitudo di 3,6 gradi Richter con epicentro nel distretto sismico delle Prealpi venete, ad una profondità di 9,2 chilometri. E’ stata registrata alle 15.59. I Comuni più vicini all’epicentro sono Barcis, Cimolais e Claut, tutti in provincia di Pordenone. Il sisma è stato avvertito anche nel Bellunese. Non risultano danni a persone o cose.

Inevitabile ripensare al 1976, quando una fortissima scossa con epicentro Gemona provocò quasi mille morti e distrusse interi paesi.

avvenire.it

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Terremoto magnitudo 4.9 nelle Marche

Una forte scossa di terremoto di magnitudo 4.9 è stata registrata all’3:32 nelle Marche, in prossimità delle province di Ancona e Macerata.

La scossa ha avuto ipocentro a 8,4 km di profondità ed epicentro in prossimità dei comuni anconetani di Numana e Sirolo e di quello maceratese di Porto Recanati. Già nei giorni scorsi altri scosse di terremoto di magnitudo inferiore erano state registrate al largo delle coste marchigiane.

Il sisma è stato chiaramente avvertito dalla popolazione, che si è riversata nelle strade. Secondo diverse testimonianze, il sisma è stato relativamente lungo e percepito in diverse località della regione, fino in Abruzzo. I centralini dei Vigili del fuoco e della Protezione civile sono stati presi d’assalto, ma al momento non vengono segnalati danni a persone o cose.

ansa

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Terremoto: altre due forti scosse. Ancora grande paura Una scossa di terremoto molto forte intorno all 17

Una scossa di terremoto molto forte intorno all 17, un’altra di magnitudo locale 3.8 e’ stata avvertita dalla popolazione tra le province di Lucca e Massa Carrara alle 15,13, a una profondita’ di circa 10 km.

La sequenza sismica continua. Le scosse sono parecchie centinaia. In Garfagnana e Lunigiana è ancoram paura. Molte le persone che sono fuori casa. La prima giornata di terremoto ha permesso di avere un quadro abbastanza preciso dei danni. Ci sono molte case e chiese lesionate, danni anche in alcune strutture pubbliche a cominciare da alcune residenze per anziani e alcune scuole. Ci sono state oltre 70 richieste di sopralluoghi per verificare l’agibilità delle case private della Garfagnana, nei comuni di comuni di Minucciano, Giuncugnano, Piazza al Serchio e Vagli di Sotto. Finora risultano 16 persone evacuate in Garfagnana a seguito delle verifiche sugli edifici. 10 nel comune di Minucciano, 4 a Gallicano e 2 a Giuncugnano. Questa notte sono state ospitate 175 persone in 14 aree di ricovero della Garfagnana.
Gli accertamenti proseguono anche oggi. In Lunigiana e in Garfagnana sono in corso gli incontri con il capo dipartimento della protezione civile, il prefetto Franco Gabrielli, insieme al sottosegretario ai lavori pubblici, Erasmo D’Angelis, con i sopralluoghi e le riunioni con sindaci e responsabili della Protezione civile per mettere a punto il piano degli interventi necessari soprattutto per assicurare verifiche tempestive a quanti hanno avuto le case lesionate.
Per quanto riguarda la popolazione il problema principale resta quello della paura. Non mancano purtroppo voci e pagine su internet dai toni allarmistici e ovviamente senza alcun fondamento scientifico, visto che i terremoti non sono prevedibili e quindi è incredibile indicare prossime scosse molto forti in particolare per la serata di oggi.
Intanto gli esperti indicano la possibilità di una sequenza sismica che potrebbe andare avanti alcune settimane. L’Istituto nazionale di geofisica ha inviato nella zona dell’epicentro due squadre con sei strumenti mobili che consentiranno di avere informazioni più precise sui movimenti della terra. Nella zona ci sono anche due esperti della sede di Pisa dell’Istituto nazionale di geofisica e altri due che stanno rilevando gli effetti per avere un quadro preciso dell’intensità macrosismica. Da una prima stima la faglia che si è rotta ha una lunghezza superiore ai 5 chilometri, con orientamento da sud-ovest verso nord-est. Il fenomeno in corso presenta notevoli assonanze con il terremoto dell’11 aprile 1837 che ebbe per epicentro il paese di Ugliancaldo.

lanazione.it

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Forte scossa di terremoto avvertita alla 17,01

Forte scossa di terremoto avvertita alla 17,01 di oggi 23 Giugno 2013 anche in tutto il Nord Italia

Terremoto in Toscana, nuova forte scossa: tremano anche le spiagge in Versilia…

L’ultima replica aveva magnitudo 4.4

Nuova forte scossa di terremoto nel nord della Toscana. Dopo il sisma di magnitudo 5.2 che venerdì ha colpito la Lunigiana e la Garfagnana, una nuova forte scossa di magnitudo 4.4 ha colpito le stesse zone domenica alle 17.01. L’Ingv ha stimato l’epicentro di questa replica a una profondità di 9.5 km, e di nuovo tra i comuni di, Casola, Giuncugnano e Minucciano, che avevano riportato danni già nel primo evento. La replica di domenica, seguita da un’altra di 2.1 alle 17.22, è stata distintamente avvertita anche sulle spiagge della Versilia e in buona parte del Centro-Nord Italia.

NOTTE TRANQUILLA – La notte in Toscana era trascorsa abbastanza tranquilla, con solo lievi scosse di magnitudo 2 mezzanotte e mezza e poi dopo le 9 del mattino. Poi, alle 15.13, un sisma di magnitudo 3.8, sempre nella stessa zona. Non si registrano al momento ulteriori danni a persone o cose. La notte precedente, tra venerdì e sabato, aveva visto invece una decina di repliche, con decine di famiglie costrette a dormire in auto.

SCIAME IN UMBRIA – In Umbria, invece, un terremoto di magnitudo 3.1 è stato registrato alle 3.42 nel nord della provincia di Perugia, teatro di uno sciame sismico dal 20 aprile scorso. Secondo i rilevamenti dell’Ingv, il sisma ha avuto ipocentro a 7,9 km di profondità ed epicentro in prossimità dei comuni di Gubbio e Pietralunga. Non risultano danni. Sono 77 le scosse di terremoto di magnitudo uguale o superiore a 2 registrate nella zona dall’inizio dello sciame sismico. L’ultima era stata registrata due giorni fa, con magnitudo 2.2.

L’AVVERTIMENTO DI GABRIELLI – Intanto Franco Gabrielli avverte che verrà perseguito a norma di legge chi procura falso allarme: «Stiamo procedendo, a norma di legge, per perseguire penalmente chi procura allarme, chi anche sui siti dà orari di possibili nuove scosse», ha detto il capo dipartimento della Protezione civile, sabato a Fivizzano.

Redazione Online

fonte: corriere.it

 

 

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Ha tremato tutto il Nord Italia. Massa, almeno cento sfollati

 

La scossa di magnitudo 5.1 è stata registrata alle 12.33 nel nord Italia, con epicentro a 2 km da Fivizzano (Massa Carrara), e una profondità di 10 chilometri. Le sale operative dei vigili del fuoco non hanno al momento ricevuto richieste di soccorso. Crollati alcuni tetti in Lunigiana, una frazione isolata.
Gente in strada e chiamate ai vigili del fuoco: torna la paura in Emilia
La prefettura di Massa ha chiesto alla Protezion civile alcune tende per gli sfollati, che al momento sarebbero un centinaio.

La frazione di Equi Terme (Massa Carrara), in Lunigiana, è isolata a causa di una frana, in seguito al terremoto che ha colpito l’alta Toscana, con epicentro a Fivizzano (Ms). Sul posto sono al lavoro i vigili del fuoco, impegnati anche in numerose località della Toscana, per verificare danni e la stabilità degli edifici. In Lunigiana e Garfagnana ci sono stati crolli e distacchi in alcune abitazioni e palazzi. A Carrara e in altre città la gente è scesa in strada per la paura.

Alcuni crolli di comignoli e cornicioni si sono registrati nei comuni di Fivizzano e di Casola in Lungiana. La conferma arriva dal capo di gabinetto della prefettura di Massa Carrara che ha già aperto la sala operativa integrata, mentre i vigili del fuoco sono al lavoro per verificare eventuali altri danni ad abitazioni e uffici
pubblici. Nella frazione di Regnano si è verificato il parziale crollo del campanile della chiesa.

Ore 12.33, la scossa. Una doppia scossa sismica prolungata è stata avvertita in Emilia, anche ai piani bassi delle abitazioni. Sono arrivate nei minuti successivi molte telefonate allarmate ai centralini dei Vigili del Fuoco. In alcuni casi le persone sono uscite da uffici e abitazioni. Anche il web è stato invaso da numerosi messaggi pubblicati sui social network da cittadini che hanno sentito la scossa.

La scossa di magfnitudo 5.1 è stata registrata alle 12.33 nel nord Italia, con epicentro a 2 km da Fivizzano (Massa Carrara), e una profondità di 10 chilometri.

Le sale operative dei vigili del fuoco non hanno al momento ricevuto richieste di soccorso né segnalazioni di danni. Lo si apprende al comando generale dove si sottolinea che le squadre dei vigili stanno effettuando delle verifiche.

Secondo le prime indicazioni giunte alla sala operativa della protezione civile della provincia di Massa Carrara, si segnalano crolli in Lungiana, a Fivizzano e Casole. Sarebbero rimaste danneggiate alcune abitazioni con la caduta di tetti. Una persona sarebbe rimasta ferita in località Postella.

Il terremoto è stato sentito dalla Liguria alla Toscana e al Friuli Venezia-Giulia, con segnalazioni arrivate fin da Torino, Padova e Ancona, nelle Marche. In Emilia, teatro di un grave sciame sismico nel maggio 2012, zona sono arrivate molte telefonate ai centralini dei Vigili del Fuoco e le persone sono uscite da uffici e abitazioni. Gente in strada anche a Genova. A Milano il sisma è stato avvertito nei piani alti.

La scossa interrompe incontro con ministro. La forte scossa di terremoto ha interrotto l’incontro in corso a Reggio Emilia con il ministro dello Sport, delle Pari opportunità e delle politiche giovanili Josefa Idem. Nella sala del consiglio comunale il ministro aveva appena preso la parola per ringraziare i presenti quando il movimento tellurico ha interrotto il convegno. I presenti si sono scambiati uno sguardo e hanno subito deciso di abbandonare, in via precauzionale, la sala ll’interno del Municipio. L’appuntamento è quindi così terminato in anticipo e i convenuti non sono rientrati in sala.

avvenire.it
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Terremoto in Toscana, magnitudo 5,2

Epicentro in Lunigiana. Danni  e crolli, ma non ci sono vittime

Scossa di terremoto alle 12,30 di stamane in Toscana. Sono segnalati danni a diverse case, e alcuni crolli in Lunigiana. Una persona sarebbe rimasta ferita. La scossa è stata avvertita in quasi tutto il Nord, in Emilia e Lombardia, in Toscana e in Liguria, con persone fuggite in strada da Milano a Bologna, oltre che a Firenze. La scossa ha avuto magnitudo 5.1 ed è stata registrata alle 12.33 nel nord Italia, con epicentro fra le province di Lucca, Massa e La Spezia, a 2 km da Fivizzano (Massa Carrara). Lo rende noto la sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il terremoto è avvenuto alla profondità di 5 chilometri. È stato quindi molto superficiale e il comune più vicino alla zona dell’epicentro è Minucciano (Lucca). Per ora non si segnalano danni. Una seconda scossa, più leggera, è stata avvertita poco dopo la prima: magnitudo 3.1, con profondità 9,7 chilometri e epicentro a Casola in Lunigiana. E poi lo sciame, tra Lucca e Massa. Dopo le prime due se ne sono registrate altre tre, una di magnitudo 2.6 alle 12.46, una di magnitudo 2.2 alle 12.50 e una 2.3 alle 13.02. Tutte con epicentro Fivizzano (Massa Carrara), e con una profondità da 1,2 a 8,7 chilometri. Evacuata anche l’aula,a Reggio, dove parlava il ministro Idem.

 

14.30 – LA VERIFICA DEI DANNI

Alcuni edifici sono stati lesionati ma nessuno in modo grave. Lo rende noto la direzione toscana dei vigili del fuoco dopo il terremoto che ha colpito la zona tra Massa e Lucca. Molti gli anziani che hanno chiamato il 118 accusando malori. A La Spezia squadre tecniche del comune stanno effettuando sopralluoghi in tutti gli edifici pubblici, a partire dalle scuole e, in particolare, in quelle dove si stanno effettuando gli esami di maturità.

 

14.25 – NUOVA FORTE SCOSSA

Nuova forte scossa con epicentro Fivizzano, massa Carrara. L’Ingv ha registrato alle 14.39 la scossa con magnitudo di 4.0, e con una profondità di 10 chilometri.

 

14.18 – SCIAME SISMICO

Continua a tremare la terra in Lunigiana: dopo la prima scossa di magnitudo 5.2 registrata alle 12.33, l’Ingv ha registrato altre 13 scosse, di magnitudo variabile da 2.0 a 3.8. L’ultima, di magnitudo 3 con epicentro a Casola in Lunigiana (Massa Carrara) è stata segnalata alle 13.58, con una profondità di 10,3 chilometri. Un’altra scossa di media intensità, di magnitudo 3.2, è stata registrata alle 13.50, stavolta con epicentro Minucciano (Lucca).

 

14.10 – NESSUNA SITUAZIONE GRAVE

In base alle verifiche effettuate finora non sono state segnalate «situazioni gravi» in seguito al sisma verificatosi tra le province di Massa Carrara e Lucca stamani. Lo rende noto la direzione regionale dei vigili del fuoco della Toscana. «Vengono segnalate alcune lesioni a edifici, ma nessuna situazione di gravita al momento». Nell’area interessata sta arrivato Francesco Paolo Tronca, capo dipartimento dei vigili del fuoco. Intanto sono al lavoro anche due elicotteri per verifiche dall’alto la situazione.

 

14.09 – STOP AI TRENI

Sospesa, per la verifica di eventuali danni in seguito al terremoto in Lunigiana, la circolazione ferroviaria sulla linea Aulla- Lucca, la cosiddetta Garfagnana, tra Borgo Val di Taro e Pontremoli (linea Pontremolese) e sulla linea convenzionale tra Bologna e Piacenza. Lo rende noto Fs. Le squadre tecniche di Rfi «sono al lavoro per effettuare i controlli sull’integrità dell’infrastruttura ferroviaria. La circolazione sulla linea Alta Velocità Milano – Bologna – conclude la nota – è regolare»

 

13.55 – LA SPEZIA

Paura ma nessun danno alla Spezia per la forte scossa di terremoto di magnitudo 5.2 registrata alle 12.33. Molta gente è scesa in strada e sono state temporaneamente evacuate alcune fabbriche. Centinaia le telefonate ai vigili del fuoco e alla protezione civile, ma nessun danno rilevante agli edifici. L’unico episodio per il quale è stato richiesto l’intervento dei pompieri è avvenuto in un call center dove alcuni pannelli insonorizzanti del controsoffitto sono caduti a terra senza provocare danni.

 

13.51 – FRAZIONE ISOLATA

Una frana avvenuta in seguito al terremoto ha isolato l’abitato di Equi Terme nel comune di Fivizzano in Lunigiana. Sul posto stanno operando i vigili del fuoco.

 

13.47 – SCIAME SISMICO

Una scossa di magnitudo 3,8 è la più forte replica del terremoto avvenuto oggi in Lunigiana; i comuni più vicini sono Giuncugnano, Minucciamo e Casola in Lunigiana. Finora, informa l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), sono state registrate diverse repliche. Le più forti sono state quella, più recente, di magnitudo 3,8 ed un’altra di magnitudo 3,1.

 

13,31 – I DANNI

Si segnalano crolli. Secondo le prime indicazioni giunte alla sala operativa della protezione civile della provincia di Massa Carrara, si segnalano crolli in Lungiana, a Fivizzano e Casole. Sarebbero rimaste danneggiate alcune abitazioni con la caduta di tetti. Una persona sarebbe rimasta ferita in località Postella

 

13,30 – SU TWITTER

Aggiornamenti in tempo reale su twitter subito dopo la scossa di terremoto avvertita in diverse regioni del Nord e Centro Italia. Dalla Toscana al Veneto, migliaia di tweet in pochi minuti si sono susseguiti azzerando le distanze tra un luogo e l’altro dello stivale, tanto che la notizia risulta già in vetta alle tendenze del giorno. In tanti scrivono di averlo appreso proprio da Twitter.

 

Ore 13,29 – VENETO

Anche il Veneto ha tremato. Secondo i vigili del fuoco di Padova al momento non ci sarebbero state richieste di interventi per danni a persone o cose. La scossa è stata chiaramente avvertita nelle province di Verona, Vicenza, Padova, Rovigo e Venezia

 

13,28 – LUCCA

Paura in tutta la provincia di Lucca. La lunga scossa ha fatto uscire da case e uffici le persone, che si sono riversate nelle strade un po’ in tutta la provincia, ma soprattutto nelle cittadine della Media Valle del Serchio. La scossa, comunque, è stata sentita molto forte anche nel capoluogo.

 

13,25 – REGGIO

È stata anche evacuata l’aula, a Reggio, dove stava parlando il ministro Idem.

 

13,22 – LA SCOSSA

La forte scossa di terremoto che ha colpito la zona al confine fra Liguria e Toscana è stata avvertita distintamente anche in Versilia. A Viareggio la scossa ha fatto tremare le abitazioni e gli uffici anche ai piani inferiori. Molte persone si sono riversate in strada e nelle scuole dell’infanzia ancora aperte molti bambini sono stati fatti uscire nei giardini e nei cortili. Il sisma ha provocato paura fra gli abitanti anche in Alta Versilia, nei comuni di Stazzema e Seravezza, i più vicini all’epicentro del terremoto registrato fra Lunigiana e Garfagnana. Al momento non si registrano danni a cose o persone.

 

Ore 13,18. Nuova scossa di terremoto in Lunigiana, poco dopo la prima di magnitudo 5.2. Stavolta la scossa è più leggera, magnitudo 3.1, con profondità 9,7 chilometri e epicentro a Casola in Lunigiana, provincia di Massa Carrara. Lo riferisce l’Ingv.

 

Ore 13,15. Gente in strada e moltissime telefonate ai vigili del fuoco: torna la paura in Emilia dopo la scossa di terremoto avvertita nel nord e centro Italia. In Emilia, già duramente colpita dal sisma del maggio 2012, la terra ha tremato in diverse città come Reggio Emilia, Modena e Bologna. Anche il web è stato invaso da numerosi messaggi pubblicati sui social network da cittadini che hanno sentito la scossa.

 

Ore 13,13. Al momento i Vigili del fuoco non hanno ricevuto alcuna chiamata o segnalazione di danni a persone o cose, a seguito della scossa di terremoto avvertita fortemente nel nord Italia, meno di un’ora fa. Lo hanno riferito i Vigili del fuoco contattati dall’Asca.

 

Ore 13,10. Paura, gente in strada e tante telefonate ai vigili del fuoco, per la scossa di terremoto, che è stata avvertita distintamente anche nel Pistoiese. Al momento non si registrano danni a persone o cose

 

Ore 13,03 La scossa di terremoto si è verificata tra le province di Lucca e Massa. I comuni prossimi all’epicentro sono Minucciano, Fivizzano, Fosdinovo e Casola Lunigiana

 

Ore 12,59. – È stata avvertita anche in Friuli Venezia Giulia, in particolare nella zona di Gorizia e Monfalcone, la scossa di terremoto delle 12.36. Lo si apprende dalla sala operativa della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, che al momento non registra danni a cose o persone

 

Ore 12,50 . Paura per il terremoto a Carrara. Molte persone hanno abbandonato la loro abitazione e sono scese in strada. Stessa scena anche a Marina di Carrara. Al momento non si segnalano danni. Il sisma è stato avvertito distintamente lungo la costa toscana ed anche a Pisa e Livorno

 

Ore 12,47. Avvertita una forte scossa di terremoto a Modena poco dopo le 12.30. Al momento non si registrano danni a persone o cose. La scossa è stata sentita fino in Appennino dove già nei giorni scorsi se ne erano registrate altre. La scossa è stata preceduta anche da un boato. La gente è uscita dalle case ed è per strada. La gente è scesa in strada, numerose chiamate ai vigili del fuoco.

 

Ore 12,46. È stata avvertita anche a Torino, in modo lieve ai piani alti delle case, la scossa di terremoto segnalata nel nord Italia

 

Ore 12,45. La scossa di terremoto è stata avvertita poco fa a Firenze e in altre località toscane come Livorno e in Versilia.

 

Ore 12,42 Si è trattato di una doppia scossa sismica prolungata. E’ stata avvertita in Emilia, anche ai piani bassi delle abitazioni. Sono arrivate nei minuti successivi molte telefonate allarmate ai centralini dei Vigili del Fuoco. In alcuni casi le persone sono uscite da uffici e abitazioni.

 

Ore 12,35. Una scossa di terremoto, durata alcuni secondi, è stata avvertita a Milano pochi minuti dopo le 12.30. Lo conferma anche il Centro geofisico prealpino di Varese che ha ricevuto diverse telefonate di segnalazione e sta approfondendo l’entità e l’origine dell’evento attraverso il suo sistema di monitoraggio

lastampa.it

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