Da Bonifacio a Francesco, in mostra la storia dei Giubilei

“Antiquorum habet” è la storia dei giubilei e la storia dei pellegrini a Roma. «La prima città interessata al Giubileo è Roma e mettere in relazione la città ai pellegrini è perciò importante». Inaugurando ieri al Senato la mostra sui Giubilei e la città di Roma il Segretario di Stato l’ha definita «un gesto di attenzione » per l’Anno Santo straordinario voluto da papa Francesco a un anno esatto dal suo annuncio. «Ogni Giubileo ha rappresentato un momento di profondo sentimento religioso ma anche di crescita della città di Roma e della sua cultura, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni e della popolazione» ha voluto sottolineare al momento del taglio del nastro il presidente del Senato Pietro Grasso.

Nella cornice della Sala Zuccari a Palazzo Giustiniani la mostra ripercorre così l’evoluzione dell’evento giubilare con un percorso espositivo che attraversa i tempi e gli spazi cittadini, dal 1300 fino a giorni nostri, dagli itinerari dei pellegrini alla storia delle basiliche patriarcali. Da un lato quindi la dimensione sociale dall’altra i luoghi del pellegrinaggio romeo con mano-scritti e libri a stampa, incisioni, materiali e documenti pregiati provenienti dalle raccolte librarie e documentarie del Senato della Repubblica e prestati per l’occasione dalla Santa Sede.

A cominciare dall’originale della bolla con la quale Bonificio VIII istituì il primo giubileo il 22 febbraio dell’anno 1300, conservata oggi nell’Archivio del capitolo di San Pietro, presso la Biblioteca apostolica Vaticana. Dalle prime due parole, dalle quali prende nome la Bolla e la mostra (Antiquorum habet), si legge il motivo che determinò questa decisione di Bonifacio VIII: «Degli antichi c’è una narrazione degna di fede relativa alle indulgenze fornite a chi va pellegrino alla tomba di Pietro e Paolo. Per i meriti e le autorità dei due apostoli – scrive il Papa nella Bolla – coloro che confessati e pentiti ne venereranno le reliquie in questo anno 1300 sarà data la più larga e la più piena venia».

E più in là anche alcune pregiate edizioni delle opere del pellegrino Dante per ricordare la sua presenza Roma nel corso di quel primo Anno Santo. «Il ricco materiale offerto » ha detto il cardinale Parolin nel suo discorso inaugurale, permette ai visitatori «di compiere anch’essi una sorta di pellegrinaggio interiore, fino a far emergere la domanda sull’intento sotteso all’indizione di ogni Giubileo, sulla ragione profonda che li rende possibili e li mantiene attuali». I giubilei possono essere interpretati non solo come storia della Chiesa, ma anche come chiave di lettura del nostro tempo e del nostro mondo «attraversati entrambi da una crisi che non è solo di natura finanziaria ed economica, ma anche di natura morale e culturale» ha fatto ancora osservare il presidente Grasso, sottolineando che la presenza in Senato del Segretario di Stato vaticano «testimonia come la missione della Chiesa nel mondo rappresenti sempre più una risorsa per il soccorso e il riscatto delle umanità più fragili, povere, ferite».

A margine dell’inaugurazione della mostra sui Giubilei, ricorrendo ieri l’inizio cinque anni fa della guerra in Siria, il cardinale Parolin ha espresso il desiderio che questo Giubileo possa aprire scenari di pace. «È nostro vivo desiderio – ha detto – che l’Anno Santo possa avere delle conseguenze a livello politico. Speriamo che si possa fermare la guerra in Siria, perché è una situazione veramente insostenibile. Le sofferenze di questa popolazione devono trovare un’eco nel nostro cuore e in quello dei politici. I tentativi si ripetono – ha aggiunto – vediamo se con queste ultime mosse, con il ritiro della Russia, se tutto questo può portare a un progresso nelle trattative e al raggiungimento di una soluzione politica». Rispondendo alle domande dei giornalisti ha inoltre precisato che nel suo viaggio in Macedonia, il prossimo 18 marzo, incontrerà i rifugiati dei campi profughi.

Avvenire

Ecco la “Storia del Vaticano. Dalle origini ai giorni nostri”

La ripercorre il libro di Paolo Scandaletti: le radici nell’antichità remota con Abramo e Mosè, Cristo e gli Apostoli in Palestina, Pietro e Paolo che avviano la Chiesa nella grande Roma, fino a Papa Bergoglio

Questo libro racconta la vita dell’istituzione più longeva dell’umanità: le radici nell’antichità remota con Abramo e Mosè, Cristo e gli Apostoli in Palestina, Pietro e Paolo che avviano la Chiesa nella grande Roma, fino a Papa Bergoglio. Storia che spesso coincide con quella dei Papi: dai perseguitati a quelli che la consolidano come Leone e Gregorio Magno, salvano nei monasteri il patrimonio culturale della civiltà greco-romana; affrontano male l’ondata islamica e le crociate, ma aprono all’aria fresca degli Ordini mendicanti. Si buttano nel potere temporale, battagliando con il grande imperatore Federico II; e in quello mondano, provocando lo schiaffo di Lutero e la salutare rigenerazione del Concilio di Trento.

 

Agli splendori del «Rinascimento italiano» i pontefici hanno dato la basilica di San Pietro con la cupola di Michelangelo, il colonnato del Bernini, la magia della Cappella sistina e le «Stanze» di Raffaello; i Musei vaticani prima attrattiva del turismo colto del mondo. Nel rovescio, la piaga del nepotismo e i papi guerrieri, i vescovi feudatari e principi col popolo di Dio emarginato, i processi dell’Inquisizione e il caso clamoroso di Galileo. L’unità d’Italia sloggia il Papa dal Quirinale, liberandolo finalmente da un potere temporale ormai imbarazzante. Mussolini con il Concordato del 1929 ha dato forma allo Stato Vaticano: tanto minuscolo territorialmente quanto libero di svolgere la missione per la quale la Chiesa è stata creata due millenni fa.

«Storia del Vaticano. Dalle origini ai giorni nostri», di Paolo Scandaletti, Biblioteca dell’Immagine, 2015, 487 pagine, 14 euro.

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