Storia e genetica. Scoperti 14 discendenti viventi di Leonardo da Vinci

Traghettilines

Una nuova ricerca sul Dna amplia di molto l’albero genealogico del genio, che aveva almeno 22 fratellastri (ma nessun figlio)
Leonardo Da Vinci, "Autoritratto"

Leonardo Da Vinci, “Autoritratto” – archivio

Avvenire

Il nuovo albero genealogico di Leonardo da Vinci (1452-1519) si estende a 21 generazioni, attraverso 690 anni, e individua 14 discendenti maschi viventi in Toscana: gli “eredi” hanno un’età compresa tra 1 e 85 anni, abitano in comuni limitrofi a Vinci (Firenze) fino alla Versilia e fanno mestieri piuttosto comuni, come l’impiegato, il geometra, l’artigiano. Lo studio di Alessandro Vezzosi (fondatore e direttore del Museo Ideale Leonardo Da Vinci a Vinci) e Agnese Sabato (presidente dell’Associazione Leonardo Da Vinci Heritage) offrirà nuove basi per avanzare nella ricerca del Dna dell’autore della Gioconda, consentendo di ricostruire il profilo genetico del genio rinascimentale. I sorprendenti risultati dell’indagine decennale di Vezzosi e Sabato sono ora pubblicati dalla rivista “Human Evolution” (Pontecorboli Editore, Firenze), con un saggio che documenta con «nuova certezza» la continuità della linea maschile, di padre in figlio, della famiglia Da Vinci (poi Vinci), dal capostipite Michele (documentato nel 1331) al nipote Leonardo (VI generazione, nato nel 1452) fino ad oggi: 21 generazioni in tutto, identificando 14 discendenti viventi su cinque rami familiari.

La ricerca di Vezzosi e Sabato colma le lacune e corregge gli errori nelle precedenti ricerche genealogiche sulla famiglia di Leonardo, offrendo allo stesso tempo nuove scoperte e aggiornamenti inediti dell’albero genealogico. Questo testo approfondisce e amplia la scoperta annunciata a Vinci nel 2016 dagli stessi Vezzosi e Sabato di numerosi discendenti viventi ma indiretti, tra cui solo due maschi in linea diretta (di cui uno oggi scomparso, il regista Franco Zeffirelli), fino alla XIX generazione, da un unico ramo della famiglia Vinci. Fornisce inoltre per la prima volta le fonti e i dati documentari attraverso 7 secoli fino all’anagrafe del presente, con lavori in corso su ulteriori rami familiari. Lo stesso Leonardo aveva almeno 22 fratellastri (non considerando altri probabili illegittimi di ser Piero) ma nessun figlio. Un nuovo documento inedito trovato da Vezzosi e Sabato chiarisce definitivamente che «Paolo di Leonardo da Vinci da Firenze» era un caso di omonimia.

I cinque rami della famiglia sono tracciati dal padre di Leonardo, ser Piero (V generazione), e dal fratellastro Domenico (VI). Dalla quindicesima generazione sono stati raccolti dati su oltre 225 individui più direttamente connessi con la discendenza diretta. Lo studio, con la collaborazione dei discendenti viventi, contribuisce al lavoro dell’Associazione Leonardo Da Vinci Heritage. Questa «straordinaria e autorevole» indagine genealogica di 690 anni è fondamentale per contribuire alle ricerche del gruppo internazionale “The Leonardo da Vinci Dna Project”, presieduto da Jesse Ausubel (The Rockefeller University, New York) e sostenuto dalla Fondazione Richard Lounsbery. Il progetto coinvolge il J. Craig Venter Institute di La Jolla (California) e diverse altre Università e centri di ricerca di alto profilo, tra cui il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, diretto da David Caramelli.

Il cromosoma Y, trasmesso ai discendenti maschi, rimane quasi invariato per 25 generazioni. Il confronto del cromosoma Y dei discendenti maschi viventi con quello dei loro antenati nei siti di sepoltura antichi e moderni può verificare sia la linea familiare ininterrotta e potrebbe individuare il marcatore del cromosoma Y di Leonardo. Una volta individuato il Dna di Leonardo, gli scienziati – spiega Vezzosi – prevedono di poter esplorare le ragioni della genialità di Leonardo, di trovare informazioni sulla sua prestanza fisica e l’invecchiamento forse precoce, il mancinismo, la salute ed eventuali malattie ereditarie, di spiegare particolari percezioni sensoriali, come la straordinaria capacità visiva e la sinestesia. «Il confronto dei dati biologici potrebbe inoltre servire a verificare l’autenticità di altri reperti e materiali, aprendo così le prime connessioni tra biologia e arte», chiarisce il professore Vezzosi.

Santo Stefano, storia e tradizioni della festa del 26 dicembre

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E’ il giorno in cui si ricorda il primo martire del cristianesimo secondo il Nuovo Testamento. Intorno all’anno 36 d.C. Stefano fu accusato di blasfemia e condannato alla lapidazione. In Italia la festività venne indetta nel 1947 per prolungare le feste natalizie

Il giorno di Santo Stefano è una festività cristiana celebrata il 26 dicembre dalla Chiesa cattolica e da alcune Chiese protestanti. La Chiesa ortodossa lo celebra il 27 dicembre. Per molti è la giornata degli avanzi, dove si consuma ciò che è rimasto da pranzi e cenoni natalizi. Un momento da trascorrere in famiglia rilassandosi dopo i giorni più intensi delle feste o per organizzare, in tempi normali, una gita fuori porta.

La storia di Santo Stefano

Il 26 dicembre si ricorda Stefano protomartire, ovvero il primo cristiano ad aver dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo e per la diffusione del Vangelo. Stefano fu il primo dei sette diaconi scelti dalla comunità cristiana perché aiutassero gli apostoli nel ministero della fede. Intorno all’anno 36 d.C. fu accusato di blasfemia e condannato alla lapidazione. Uno dei suoi principali inquisitori fu Saulo di Tarso, che poi diventerà San Paolo.

L’origine della festività in Italia

Il giorno di Santo Stefano è una festa nazionale in Austria, Città del Vaticano, Croazia, Danimarca, Germania, Irlanda, Italia, Romania, San Marino e Svizzera italiana. L’Italia lo rese festivo nel 1947, ma non su richiesta della Chiesa cattolica: l’obiettivo era semplicemente prolungare le vacanze di Natale con due giorni festivi consecutivi. Cosa che accade anche nel caso del Lunedì dell’Angelo, informalmente Pasquetta, festa non religiosa, ma che vuole solo allungare la Pasqua.

La Festa delle Propaggini in Puglia

Al giorno di Santo Stefano sono associate anche alcune tradizioni popolari. Una delle più note è la Festa delle Propaggini che si svolge a Putignano, in Puglia, dando inizio al “Carnevale più lungo del mondo”. Durante la Festa delle Propaggini viene allestito un palco nella piazza centrale dove si esibiscono gli artisti di strada. La prima festa è stata celebrata il 26 dicembre del 1394, anno in cui vennero traslate alcune reliquie di Santo Stefano dall’Abbazia di Monopoli a Putignano, dove ancora oggi sono conservate, nella chiesa di Santa Maria La Greca.

La curiosa tradizione irlandese

In Irlanda questo giorno è chiamato “Lá Fhéile Stiofán” o “Lá an Dreoilín”. Il secondo nome è la traduzione letterale di un termine inglese, “The Day of the Wren” o “Wren Day”. “Wren” significa “scricciolo”. Il nome allude ad alcune leggende che collegano episodi della vita di Gesù all’immagine di un passero. In alcune parti dell’Irlanda, le persone vanno di casa in casa suonando canzoni, ballando e cantando e portando con sé l’immagine di uno scricciolo, o un vero scricciolo in gabbia.

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