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La scomparsa di don Silvio Sassi. Il Superiore generale dei Paolini si è spento per un arresto cardiocircolatorio. Aveva 65 anni.

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Lo avevamo appena intervistato in occasione delle celebrazioni per il Centenario della Famiglia Paolina, tenutesi ad Alba il 20 agosto scorso. Nessuno poteva immaginare che a distanza di qualche settimana, alle prime ore di domenica 14 settembre, il Signore avrebbe chiamato a sé (si è spento nel sonno) don Silvio Sassi, 65 anni, Superiore generale dei Paolini.  Fedele al carisma del Fondatore il Beato Giacomo Alberione, è vissuto con la stessa ansia missionaria di «fare qualcosa per gli uomini d’oggi» e di «riempire di Vangelo le vie della comunicazione».

«Il nostro è un carisma nomade, che si snatura se diventa sedentario», ci aveva detto nell’intervista. «È un carisma da vivere all’aperto e non al riparo con le porte e le finestre chiuse. Un carisma in corsa, un protendersi in avanti, verso il futuro, con freschezza e originalità. Non un àncora, ma una vela spiegata al vento dove abita lo Spirito». Don Silvio Sassi si stava preparando alla conclusione dell’Anno centenario della San Paolo. E studiava e approfondiva il carisma paolino, che voleva sempre più attuale e vissuto con autenticità da tutti i membri della Congregazione. Per questo aveva già pronta la lettera annuale Evangelizzare nella comunicazione e con la comunicazione  (tema a lui caro, cui aveva dedicato gli studi, specializzandosi alla Sorbona di Parigi), che avrebbe pubblicato il 26 novembre prossimo, anniversario della morte del Beato Alberione e vigilia dell’udienza generale che papa Francesco ha accordato alla Famiglia paolina a chiusura del Centenario.

Don Silvio Sassi, Superiore generale dei Paolini.

Don Silvio Sassi, Superiore generale dei Paolini.

Col modello di Chiesa missionaria di papa Francesco, don Silvio Sassi e tutta la congregazione paolina si sono subito sentiti in perfetta sintonia. «Quando papa Francesco dice di andare in mezzo alla gente, di aprire le porte della Chiesa», ricordava don Sassi, «a noi Paolini fa tornare in mente don Alberione che affermava: “Un prete che sta chiuso in canonica non fa il suo dovere, deve andare in mezzo alla gente, non è più tempo di aspettare la gente in sacrestia, bisogna andare a trovarla lì dove vive”.

Don Alberione aveva capito che esiste un popolo della comunicazione che non è lo stesso che va in chiesa; che è diffuso un bisogno di incontro senza contatti diretti ma mediati dalle tecnologie di comunicazione; che esistono poveri anche nella comunicazione. E che evangelizzare con la comunicazione è una forma originale di praticare le opere di misericordia». Come tutti i figli di don Alberione, don Sassi era orgoglioso e fiero d’essere paolino. A chi gli chiedeva un augurio per i prossimi cent’anni della Congregazione, rispondeva: «Che ci siano tante persone giovani che si infiammino per il carisma paolino. Auguro che molti scoprano che la comunicazione è una via sicura per la santità personale e per aiutare gli altri a incontrare e amare Dio».

Caro don Silvio, proteggici da lassù.

di don Antonio Sciortino in Famiglia Cristiana