San Giovanni Apostolo ed evangelista 27 dicembre. Patrono Titolare della Parrocchia (in Santo Stefano e San Zenone)

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Betsaida Iulia, I secolo – Efeso, 104 ca.

L’autore del quarto Vangelo e dell’Apocalisse, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo maggiore, venne considerato dal Sinedrio un «incolto». In realtà i suoi scritti sono una vetta della teologia cristiana. La sua propensione più alla contemplazione che all’azione non deve farlo credere, però, una figura “eterea”. Si pensi al soprannome con cui Gesù – di cui fu discepolo tra i Dodici – chiamò lui e il fratello: «figli del tuono». Lui si definisce semplicemente «il discepolo che Gesù amava». Assistette alla Passione con Maria. E con lei, dice la tradizione, visse a Efeso. Qui morì tra fine del I e inizio del II secolo, dopo l’esilio a Patmos. Per Paolo era una «colonna» della Chiesa, con Pietro e Giacomo.

Patronato: Scrittori, Editori, Teologi

Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall’ebraico

Emblema: Aquila, Calderone d’olio bollente, Coppa

Martirologio Romano: Festa di san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, che, figlio di Zebedeo, fu insieme al fratello Giacomo e a Pietro testimone della trasfigurazione e della passione del Signore, dal quale ricevette stando ai piedi della croce Maria come madre. Nel Vangelo e in altri scritti si dimostra teologo, che, ritenuto degno di contemplare la gloria del Verbo incarnato, annunciò ciò che vide con i propri occhi.

in santiebeati.it

Oggi la Chiesa Cattolica commemora san Giovanni Apostolo. Forse non con tutta la solennità che questa colossale colonna portante del Corpo mistico di Cristo meriterebbe. E cerco di dimostrare quanto appena affermato.
Non occorre essere teologi o santi per conoscere chi è san Giovanni Apostolo ed Evangelista. Tutti sappiamo chi è. Ma siamo certi di aver profondamente colto l’immenso e quasi insuperabile ruolo che la Provvidenza ha destinato a questo giovanetto – e poi a questo venerando centenario – all’interno dell’umanità tutta?
Eccetto la Madre di Dio, e forse san Giuseppe, chi può dire di aver avuto un ruolo più importante nell’economia della salvezza dell’umanità? Stiamo esagerando? Proviamo a fare qualche veloce riflessione a riguardo.
Al di là del fatto che il giovanissimo fratello di san Giacomo Maggiore apostolo era già discepolo del Battista ancor prima dell’inizio dell’attività pubblica di Nostro Signore, ciò che occorre sottolineare è l’unicità del suo destino umano, fissando schematicamente l’attenzione su alcune sue eccezionali quanto uniche prerogative.
Anzitutto è un Apostolo, privilegio assoluto fra tutti gli uomini di tutti i tempi e luoghi che condivide evidentemente con altri undici uomini.
Nel collegio apostolico però egli è il più giovane di tutti. Di per sé, tale elemento potrebbe non avere particolare significato, ma occorre tener presente che il fatto presuppone con morale certezza (e del resto ciò è stato da sempre insegnato dalla tradizione ecclesiastica) la sua purezza al momento della conoscenza con Cristo, e quindi di conseguenza la sua purezza interiore ed esteriore mantenuta per tutta la vita. È l’apostolo della purezza.
Non per niente, è l’“apostolo che Gesù amava”, come egli stesso ripetutamente ci dice nel suo Vangelo. Tale specifico amore di Cristo per lui fa da contraltare all’amore per la peccatrice redenta. A parte Maria Vergine, Maria Maddalena e Giovanni sono le persone che Nostro Signore ha più amato al mondo, la donna che da corrotta diviene pura con una vita di amore e penitenza, e il giovane che mai perdette la sua purezza vivendo nel pieno amore di Cristo.
Tali privilegi meritarono loro di essere sotto la Croce. Giovanni è l’unico apostolo che non abbandona Gesù.
Inoltre, egli aveva già ricevuto un privilegio ineguagliabile: durante l’ultima cena, aveva potuto appoggiare la sua testa sul petto del Salvatore del mondo, ovvero sul Sacro Cuore! Come vuole un’antica tradizione, fu in quel momento che il Logos trasmise il Vangelo e l’Apocalisse all’ancor giovanissimo apostolo.
Tale speciale amore di Cristo per lui è confermato due giorni dopo, all’alba, quando per primo arriva al Sepolcro vuoto. Certo, per rispetto all’autorità di Pietro si ferma e lascia passare il suo capo terreno. Ma il primo (a parte Maria Maddalena) uomo a credere e correre è appunto il giovinetto puro Giovanni.
Giovanni sotto la Croce rappresenta l’umanità tutta, possiamo dire “incarna” l’intera umanità assente. Da quel momento, il numero indefinito di uomini che fino alla fine del mondo, al momento della Consacrazione durante la santa Messa o nelle loro meditazioni, si immaginano sul Calvario, non fanno altro che “prendere il posto” dell’unico uomo che veramente v’era, Giovanni.
Sotto la Croce, riceve un altro incommensurabile premio dal Signore, forse il più grande di tutti: diviene “figlio adottivo” di Maria Santissima, e in tal modo ancora una volta incarna in sé l’umanità intera.
Ma il privilegio incommensurabile non finisce ancora: Gesù gli ordina di ospitare in casa sua Madre. In qualche modo, diviene una figurazione di Gesù stesso, e per anni ogni mattina ha il privilegio di poter dire Messa alla presenza fisica dell’ancor vivente Madre di Dio. Qualcuno può immaginarsi “cosa” c’era in quella stanza durante la Messa celebrata da Giovanni alla presenza della Regina degli Angeli?
Giovanni non è solo apostolo, ma è anche evangelista.
Egli condivide questo privilegio con altri tre uomini, come sappiamo, ma il suo Vangelo non è “sinottico”, è il Vangelo del Logos. È il Vangelo dell’“aquila”, che ha visto e compreso, magari in un istante in cui ha posato il suo capo sul Sacro Cuore, ciò che nessun altro uomo aveva potuto mai vedere e comprendere.
Giovanni scrive inoltre una Lettera che è rimasta per sempre nella Rivelazione, privilegio che condivide con altri quattro.
Ma la lettera di Giovanni è per antonomasia la lettera della Carità divina. Egli non è solo l’evangelista del Logos, ma anche il testimone dell’Amore infinito di Dio, che “è amore”.
Giovanni è l’unico degli apostoli che, pur subendo il martirio, non muore. Come spiegare questo ulteriore incredibile privilegio se non tramite la sua purezza e l’amore che Cristo ha sempre provato per lui?
Giovanni, accecato e spedito in esilio, vede ciò che nessun altro uomo al mondo ha mai potuto vedere: vede la fine dei tempi, la fine della storia, il predominio momentaneo del male e quindi il trionfo eterno del Bene, di Cristo sul mondo e sul suo disperato principe. Giovanni è l’autore dell’Apocalisse.
E con la scrittura dell’Apocalisse, Giovanni, morendo, ha il privilegio ultimo e di una grandezza indefinibile: egli chiude per sempre la Rivelazione divina agli uomini. Poggiando il suo stilo dopo aver scritto l’ultima parola dell’Apocalisse, Giovanni ha simbolicamente chiuso la voce diretta dello Spirito Santo agli uomini. D’ora in poi, Dio parlerà tramite la Chiesa e lo farà fino all’Apocalisse, quando, come Giovanni ci ha detto, verrà in trionfo a chiudere la storia e a giudicare i vivi e i morti.
Chi scrive non ha né la competenza teologica né la capacità letteraria di esprimere nemmeno un’oncia del peso incommensurabile di tutto quanto ha voluto affermare. Ma lo offre, nella sua devastante pochezza, al Signore per tramite dell’uomo che Egli amò più di ogni altro, e al quale concesse i più inarrivabili privilegi.
Preghiamo san Giovanni apostolo ed evangelista di guidarci ogni giorno nella milizia al servizio di Cristo e per la strada in salita della Carità e del Logos, ciò che ci rende cristiani e figli dell’unica civiltà della storia fondata appunto sulla Carità divina e sul Logos incarnato.

Autore: Massimo Viglione


Il più giovane e il più longevo degli Apostoli; il discepolo più presente nei grandi avvenimenti della vita di Gesù; autore del quarto Vangelo, opera essenzialmente dottrinale e dell’Apocalisse, unico libro profetico del Nuovo Testamento.
Giovanni era originario della Galilea, di una zona sulle rive del lago di Tiberiade (forse Betsaida Iulia), figlio di Zebedeo e di Salome, fratello di Giacomo il Maggiore; la madre era nel gruppo di donne che seguivano ed assistevano Gesù salendo fino al Calvario, forse era cugina della Madonna; il padre aveva una piccola impresa di pesca sul lago anche con dipendenti.
Pur essendo benestante e con conoscenze nelle alte sfere sacerdotali, non era mai stato alla scuola dei rabbini e quindi era considerato come ‘illetterato e popolano’, tale che qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che lui abbia solo dettato le sue opere, scritte da un suo discepolo.
Giovanni è da considerarsi in ordine temporale come il primo degli apostoli conosciuto da Gesù, come è l’ultimo degli Apostoli viventi, con cui si conclude la missione apostolica tesa ad illuminare la Rivelazione.
Infatti egli era già discepolo di s. Giovanni Battista, quando questi additò a lui ed Andrea Gesù che passava, dicendo “Ecco l’Agnello di Dio” e i due discepoli udito ciò presero a seguire Gesù, il quale accortosi di loro domandò: “Che cercate?” e loro risposero: “Rabbi dove abiti?” e Gesù li invitò a seguirlo fino al suo alloggio, dove si fermarono per quel giorno; “erano le quattro del pomeriggio”, specifica lui stesso, a conferma della forte impressione riportata da quell’incontro.
In seguito si unì agli altri apostoli, quando Gesù passando sulla riva del lago, secondo il Vangelo di Matteo, chiamò lui e il fratello Giacomo intenti a rammendare le reti, a seguirlo ed essi “subito, lasciata la barca e il padre loro, lo seguirono”.
Da allora ebbe uno speciale posto nel collegio apostolico, era il più giovane ma nell’elenco è sempre nominato fra i primi quattro, fu prediletto da Pietro, forse suo compaesano, ma soprattutto da Gesù al punto che Giovanni nel Vangelo chiama se stesso “il discepolo che Gesù amava”.
Fra i discepoli di Gesù fu infatti tra gli intimi con Pietro e il fratello Giacomo, che accompagnarono il Maestro nelle occasioni più importanti, come quando risuscitò la figlia di Giairo, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor, nell’agonia del Getsemani.
Con Pietro si recò a preparare la cena pasquale e in questa ultima cena a Gerusalemme ebbe un posto d’onore alla destra di Gesù, e dietro richiesta di Pietro, Giovanni appoggiando con gesto di consolazione e affetto la testa sul petto di Gesù, gli chiese il nome del traditore fra loro.
Tale scena di alta drammaticità, è stata nei secoli raffigurata nell’”Ultima Cena” di tanti celebri artisti. Dopo essere scappato con tutti gli altri, quando Gesù fu catturato, lo seguì con Pietro durante il processo e unico tra gli Apostoli si trovò ai piedi della croce accanto a Maria, della quale si prese cura, avendola Gesù affidatagliela dalla croce.
Fu insieme a Pietro, il primo a ricevere l’annunzio del sepolcro vuoto da parte della Maddalena e con Pietro corse al sepolcro giungendovi per primo perché più giovane, ma per rispetto a Pietro non entrò, fermandosi all’ingresso; entrato dopo di lui poté vedere per terra i panni in cui era avvolto Gesù, la vista di ciò gli illuminò la mente e credette nella Resurrezione forse anche prima di Pietro, che se ne tornava meravigliato dell’accaduto.
Giovanni fu presente alle successive apparizioni di Gesù agli apostoli riuniti e il primo a riconoscerlo quando avvenne la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade; assistette al conferimento del primato a Pietro; insieme ad altri apostoli ricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessa dello Spirito Santo, che ricevette nella Pentecoste insieme agli altri e Maria.
Seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato, era con lui quando operò il primo clamoroso miracolo della guarigione dello storpio alla porta del tempio chiamata “Bella”; insieme a Pietro fu più volte arrestato dal Sinedrio a causa della loro predicazione, fu flagellato insieme al gruppo degli arrestati.
Con Pietro, narrano gli Atti degli Apostoli, fu inviato in Samaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo.
San Paolo verso l’anno 53, lo qualificò insieme a Pietro e Giacomo il Maggiore come ‘colonne’ della nascente Chiesa.
Il fratello Giacomo fu decapitato verso il 42 da Erode Agrippa I, protomartire fra gli Apostoli; Giovanni, secondo antiche tradizioni, lasciata definitivamente Gerusalemme (nel 57 già non c’era più) prese a diffondere il cristianesimo nell’Asia Minore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità della regione.
Anche Giovanni adempì la profezia di Gesù di imitarlo nella passione; anche se non subì il martirio come il fratello e gli altri apostoli, dovette patire la persecuzione di Domiziano (51-96) la seconda contro i cristiani, che negli ultimi anni del suo impero, 95 ca., conosciuta la fama dell’apostolo, lo convocò a Roma e dopo averlo fatto rasare i capelli in segno di scherno, lo fece immergere in una caldaia di olio bollente davanti alla porta Latina; ma Giovanni ne uscì incolume.
Ancora oggi un tempietto ottagonale disegnato dal Bramante e completato dal Borromini, ricorda il leggendario miracolo.
Fu poi esiliato nell’isola di Patmos (arcipelago delle Sporadi a circa 70 km da Efeso) a causa della sua predicazione e della testimonianza di Gesù. Dopo la morte di Domiziano, salì al trono l’imperatore Nerva (96-98) tollerante verso i cristiani; quindi Giovanni poté tornare ad Efeso dove continuò ad esortare i fedeli all’amore fraterno, finché ultracentenario morì verso il 104, cosicché il più giovane degli Apostoli, il vergine perché non si sposò, visse più a lungo di tutti portando con la sua testimonianza, l’insegnamento di Cristo fino ai cristiani del II secolo.
Sulla sua tomba ad Efeso, fu edificata nei secoli V e VI una magnifica basilica. In vita la tradizione e gli antichi scritti gli attribuiscono svariati prodigi, come di essersi salvato senza danno da un avvelenamento e dopo essere stato buttato in mare; ad Efeso risuscitò anche un morto.
Alle riunioni dei suoi discepoli, ormai vecchissimo, veniva trasportato a braccia, ripetendo soltanto “Figlioli, amatevi gli uni gli altri” e a chi gli domandava perché ripeteva sempre la stessa frase, rispose: “ Perché è precetto del Signore, se questo solo si compia, basta”.
Fra tutti gli apostoli e i discepoli, Giovanni fu la figura più luminosa e più completa, dalla sua giovinezza trasse l’ardore nel seguire Gesù e dalla sua longevità la saggezza della sua dottrina e della sua guida apostolica, indicando nella Grazia la base naturale del vivere cristiano.
La sua propensione più alla contemplazione che all’azione, non deve far credere ad una figura fantasiosa e delicata, anzi fu caldo e impetuoso, tanto da essere chiamato insieme al fratello Giacomo ‘figlio del tuono’, ma sempre zelante in tutto.
Teologo altissimo, specie nel mettere in risalto la divinità di Gesù, mistico sublime fu anche storico scrupoloso, sottolineando accuratamente l’umanità di Cristo, raccontando particolari umani che gli altri evangelisti non fanno, come la cacciata dei mercanti dal tempio, il sedersi stanco, il piangere per Lazzaro, la sete sulla croce, il proclamarsi uomo, ecc.
Giovanni è chiamato giustamente l’Evangelista della carità e il teologo della verità e luce, egli poté penetrare la verità, perché si era fatto penetrare dal divino amore.
Il suo Vangelo, il quarto, ebbe a partire dal II secolo la definizione di “Vangelo spirituale” che l’ha accompagnato nei secoli; Origene nel III secolo, per la sua alta qualità teologica lo chiamò ‘il fiore dei Vangeli’.
Gli studiosi affermano che l’opera ebbe una vicenda editoriale svolta in più tappe; essa parte nell’ambiente palestinese, da una tradizione orale legata all’apostolo Giovanni, datata negli anni successivi alla morte di Cristo e prima del 70, esprimendosi in aramaico; poi si ha un edizione del vangelo in greco, destinata all’Asia Minore con centro principale la bella città di Efeso e qui collabora alla stesura un ‘evangelista’, discepolo che raccoglie il messaggio dell’apostolo e lo adatta ai nuovi lettori.
Inizialmente il vangelo si concludeva con il capitolo 20, diviso in due grandi sezioni; dai capitoli 1 a 12 chiamato “Libro dei segni”, cioè dei sette miracoli scelti da Giovanni per illustrare la figura di Gesù, Figlio di Dio e dai capitoli 13 a 20 chiamato “Libro dell’ora”, cioè del momento supremo della sua vita offerta sulla croce, che contiene i mirabili “discorsi di addio” dell’ultima Cena. Alla fine del I secolo comparvero i capitoli finali da 21 a 23, dove si allude anche alla morte dell’apostolo.
All’inizio del Vangelo di Giovanni è posto un prologo con un inno di straordinaria bellezza, divenuto una delle pagine più celebri dell’intera Bibbia e che dal XIII secolo fino all’ultimo Concilio, chiudeva la celebrazione della Messa: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio….”.
L’Apocalisse come già detto è l’unico libro profetico del Nuovo Testamento e conclude il ciclo dei libri sacri e canonici riconosciuti dalla Chiesa, il suo titolo in greco vuol dire ‘Rivelazione’.
Denso di simbolismi, spesso si è creduto che fosse un infausto oracolo sulla fine del mondo, invece è un messaggio concreto di speranza, rivolto alle Chiese in crisi interna e colpite dalla persecuzione di Babilonia o della bestia, cioè la Roma imperiale, affinché ritrovino coraggio nella fede, dimostrandolo con la testimonianza.
È un’opera di grande potenza e suggestione e anche se il linguaggio e i simboli sono del genere ‘apocalittico’, corrente letteraria e teologica molto diffusa nel giudaismo, il libro si autodefinisce ‘profezia’, cioè lettura dell’azione di Dio all’interno della storia.
Colori, animali, sogni, visioni, numeri, segni cosmici, città, costellano il libro e sono gli elementi di questa interpretazione della storia alla luce della fede e della speranza.
Il libro inizia con la scena della corte divina con l’Agnello – Cristo e il libro della storia umana e alla fine dell’opera c’è il duello definitivo tra Bene e Male, cioè tra la Chiesa e la Prostituta (Roma) imperiale, con la rivelazione della Gerusalemme celeste, dove si attende la venuta finale del Cristo Salvatore.
Di Giovanni esistono anche tre ‘Epistole’ scritte probabilmente a Efeso, che hanno lo scopo di sottolineare e difendere presso determinati gruppi di fedeli (o uno solo, con la terza) alcune verità fondamentali, che erano attaccate da dottrine gnostiche.
San Giovanni ha come simbolo l’aquila, perché come si credeva che l’aquila potesse fissare il sole, anche lui nel suo Vangelo fissò la profondità della divinità.
È il patrono della Turchia e dell’Asia Minore, patronato confermato da papa Benedetto XV il 26 ottobre 1914; giacché Gesù gli affidò la Vergine Maria, è considerato patrono delle vergini e delle vedove; per i suoi grandi scritti è patrono dei teologi, scrittori, artisti; per il suo supplizio dell’olio bollente, protegge tutti coloro che sono esposti a bruciature oppure hanno a che fare con l’olio, quindi: proprietari di frantoi, produttori di olio per lampade, armaioli; patrono degli alchimisti, è invocato contro gli avvelenamenti e le intossicazioni alimentari.
Anche i “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse” che rappresentano conquista, guerra, fame, morte, sono un suo simbolo. In Oriente il suo culto aveva per centro principale Efeso, dove visse e l’isola di Patmos nel Dodecanneso dove fu esiliato e dove nel secolo XI s. Cristodulo fondò un monastero a lui dedicato, inglobando la grotta dove l’apostolo ricevette le rivelazioni e scrisse l’Apocalisse.
In Occidente il suo culto si diffuse in tutta Europa e templi e chiese sono a lui dedicate un po’ dappertutto, ma la chiesa principale costruita in suo onore è S. Giovanni in Laterano, la cattedrale di Roma.
Inizialmente i grandi santi del primo cristianesimo Stefano, Pietro, Paolo, Giacomo, Giovanni, erano celebrati fra il Natale e la Circoncisione (1° gennaio); poi con lo spostamento in altre date di s. Pietro, s. Paolo e s. Giacomo, rimasero solo s. Stefano il 26 dicembre e s. Giovanni apostolo ed evangelista il 27 dicembre.


Autore: Antonio Borrelli

Santa nella quotidianità

L’Osservatore Romano

(Nicola Gori) Donna dotata di grandi qualità e arricchita di doni mistici, seppe utilizzare i talenti umani e spirituali mettendoli al servizio dei fratelli, specialmente dei sacerdoti. Fu scrittrice prolifica, riuscendo a produrre una lunga serie di libri e opuscoli, e, al contempo, a raggiungere le vette della contemplazione e della mistica. Ebbe anche una forte propensione all’apostolato e divenne l’ispiratrice delle Opere della Croce, fiorenti soprattutto in Messico. È María Concepción Cabrera Arias, meglio conosciuta con il soprannome di Conchita.

Nella letteratura / Un anno nuovo per la ricerca di una santità nuova

Dentro il 2019 rileggendo le parole di Simone Weil: «Oggi essere santi non basta, occorre la santità che il momento presente esige, una santità nuova, anch’essa senza precedenti»

L’anno che si apre è posto sotto il segno della novità di Dio: il Vangelo ci ricorda che il Figlio nasce in una situazione che nulla aveva di previsto e atteso: un bambino «che giaceva in una mangiatoia», attorniato da pastori, gli ultimi ed emarginati dalla società dell’epoca, i quali tuttavia «andarono senz’indugio» presso la strana ‘culla’.
È sempre così la novità di Dio, che scardina il consueto e apre sentieri nuovi di vita e di santità, richiedendo però, come condizione prima, l’atteggiamento di Maria, che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore». La Madre è offerta come esempio per cogliere la novità di Dio: «serbare», cioè custodire, presuppone il vigilare e il raccogliere; e poi il «meditare», per riconoscere l’azione di Dio dove non ci si aspetterebbe di trovarlo.

È un giorno propizio, secondo il calendario solare, per riflettere su quanto di nuovo Dio porta alla vita di ciascuno di noi. Ed è indubbio che di novità, oggi, abbiamo bisogno. Abbiamo chiuso un anno, abbiamo fatto il nostro personale bilancio, ma per guardare con fiducia e fede ai prossimi dodici mesi dobbiamo essere animati non solo dalla consapevolezza che i fili del tempo sono nelle mani di Dio, ma che qualcosa di inatteso si prepara e ci viene incontro. Qualcosa che, tuttavia, richiede la nostra collaborazione, il nostro assenso.
Questo 2019 ha sete di novità, noi abbiamo sete di novità: non nuove scoperte, non nuove invenzioni, o forse non solo quelle. Ma relazioni nuove e rinnovate, nuovi sguardi, nuove tregue, se non nuove paci. Nuove parole, anche. E, più di tutto, abbiamo bisogno di una santità nuova: sentiamo la necessità, per i giorni che iniziano a scorrere nel nuovo anno, di trovare e imitare un nuovo modello di santità, un rinnovato criterio di vita cristiana per un nuovo incontro con il Dio della storia.

Lo scriveva, già nel 1942, la grande filosofa e mistica Simone Weil (1909-1943) a padre Perrin, il domenicano a cui aveva affidato molte sue tensioni spirituali, raccolte in sei lettere oggi racchiuse in Attesa di Dio.

Viviamo in un’epoca che non ha precedenti, e nell’attuale situazione l’universalità, che un tempo poteva essere implicita, deve essere pienamente esplicita. Deve impregnare il linguaggio e tutto il modo di essere.
Oggi essere santi non basta, occorre la santità che il momento presente esige, una santità nuova, anch’essa senza precedenti.

Dio fa nascere in ogni epoca santi e santità adatti a quel tempo. Oggi abbiamo urgenza di tutto ciò: abbiamo sete di nuovi santi e nuovi profeti, abbiamo sete di nuovi modelli che sappiano indicarci un modo di leggere il nostro mondo e soprattutto che sappiano suggerirci come abitarlo da cristiani.
Ed è un compito arduo:

Un nuovo tipo di santità è qualcosa di dirompente, è un’invenzione. Fatte le debite proporzioni, mantenendo ogni cosa al proprio rango, è pressappoco analoga a una nuova rivelazione dell’universo e del destino umano. Significa portare alla luce una larga porzione di verità e di bellezza fin qui dissimulate da uno spesso strato di polvere. Occorre maggior genio di quanto ne sia servito a Archimede per inventare la meccanica e la fisica. Una santità nuova è un’invenzione più prodigiosa.
Soltanto una sorta di empietà può obbligare gli amici di Dio a rinunciare a ottenere del genio, dal momento che per riceverne in sovrabbondanza è sufficiente lo richiedano al proprio Padre in nome del Cristo.
È una richiesta legittima, almeno oggi, perché necessaria. Credo che in questa forma o in un’altra equivalente sia la prima richiesta da farsi adesso, da farsi ogni giorno e ogni ora, così come un bambino affamato chiede incessantemente un po’ di pane. Il mondo ha bisogno di santi dotati di genio come una città appestata ha bisogno di medici. Dove c’è bisogno, c’è obbligo.

Credo che dovremmo riprendere in mano uno dei testi più belli di Papa Francesco, uscito nel marzo del 2018 e passato velocemente nel silenzio, proprio per la sua straordinaria ordinarietà: è l’esortazione apostolica Gaudete et exultate, dedicata proprio alla «chiamata alla santità nel mondo contemporaneo». È una lettura che richiede meditazione e dona perle, come la rielaborazione che il Papa fa delle beatitudini per il mondo di oggi, o l’elogio dell’umorismo, o le riflessione sullo Spirito e le strutture.

Abbiamo sete di santi, abbiamo sete di nuova santità, a partire da noi stessi: «Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere».

Buon anno, e buon cammino (di santità)!

I santi del 06 Novembre 2017

San LEONARDO DI LIMOGES   Eremita
Gallia, inizio VI sec. – Limoges, 6 novembre 545 ca.
Leonardo nacque in Gallia al tempo dell’imperatore Anastasio da nobili franchi, amici del re Clodoveo che volle fargli da padrino al battesimo. In gioventù rifiutò di arruolarsi nell’esercito e si mise al seguito di S. Remigio, arcivescovo di Reims. Avendo questi ottenuto dal re di poter chiedere la liberazione dei prigionieri che a…
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San FELICE DI TONIZA   Martire
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Santi CALLINICO E COMPAGNI   Martiri
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San SEVERO DI BARCELLONA   Vescovo e martire
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San VALENTINO DI GENOVA   Vescovo
V secolo
Valentino, il primo vescovo noto di Genova, svolse il suo ufficio pastorale con rara prudenza e grande carità a favore degli orfani e delle vedove.
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San FELICE DI GENOVA   Vescovo
Secc. IV-V
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San TEOBALDO DI DORAT   Sacerdote
† 6 novembre 1070
Religioso dei Canonici Regolari di Sant’Agostino, a Dorat, Francia. Esercitando la funzione di guardiano, non usciva mai dalla chiesa se non per prestare assistenza agli infermi.
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San DEMETRIO   Vescovo
Sec. X
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Santa BEATRICE DI OLIVE   Monaca cistercense
Olive (Belgio), sec. XIII-XIV
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San PAOLO   Patriarca di Costantinopoli, martire
San Paolo, vescovo di Costantinopoli e martire, fu spesso esiliato dagli ariani a motivo della sua difesa della fede nicena e più volte reintegrato nella sua sede, venne infine rinchiuso dall’imperatore Costanzo a Cucusum, cittadella in Cappadocia, dove cadde vittima dell’insidia degli ariani e venne da questi strangolato….
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San VINNOCO   Abate
† 6 novembre 716
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Sant’ EMILIANO   Vescovo
Irlanda ? – Faenza, 780 ca.
Vescovo irlandese, pellegrino a Roma, morì in fama di santità, nel viaggio di ritorno, nei pressi di Faenza. Al ritrovamento del suo sepolcro, si narrano numerosi prodigi. Il suo corpo è custodito in Cattedrale a Faenza….
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Sant’ ILTUTO (ILTUD FARCHOG)   Abate e fondatore
Bretagna, 480 – Llantwitt, Galles, † 540 ca.
Illtud Farchog nasce nel 480, è figlio di un principe bretone, Bican. In gioventù i genitori lo mandano a studiare presso uno zio, san Garmon, che più tardi sarà vescovo di Manaw. Anche se si dimostra un ottimo studente, soprattutto nel campo della letteratura, Illtud preferisce alla strada religiosa la carriera militare. Dopo aver appreso le arti cavalleres…
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Santo STEFANO D’APT   Vescovo
Agde, Francia, II metà del X secolo – Apt, Francia, 1046
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San PROTASIO DI LOSANNA   Vescovo
640 – 699 circa
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San MELANIO   Vescovo
† 530 circa
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Beato TOMMASO JIHYOE DI SANT’AGOSTINO   Sacerdote agostiniano, martire
Nagasaki, Giappone, 1600 circa – 6 novembre 1637
Nacque a Omura (Nagasaki) verso il 1600. I suoi genitori erano catechisti e morirono ambedue martiri. Da bambino frequentò la scuola dei gesuiti. Avendo poi deciso di abbracciare la vita religiosa, su suggerimento di un missionario si trasferì a Manila nelle Filippine. Qui emise i voti nell’ordine agostiniano, completò gli stud…
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Beato GARCIA DARLET   Mercedario
Grande penitente spagnolo dell’Ordine Mercedario, il Beato Garcia Darlet, offrì se stesso in sacrificio a Dio. Per tutta la sua vita diede testimonianza di un’ardente fede, finché, nel convento di Sant’Eulalia in Pamplona (Spagna), ornato di divine virtù lasciò questo mondo per gioire eternamente nella gloria del Signore.L’Ordine lo festeggia il 6 novembre….
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Beato PIETRO AMELIO   Mercedario
Religioso del convento di Santa Maria in Narbona (Francia), il Beato Pietro Amelio, fu valoroso soldato di Cristo. Combatté ovunque per la propagazione della fede cattolica e per allontanare i nemici del Signore finché celebre per la santità e la dottrina si addormentò in pace.L’Ordine lo festeggia il 6 novembre….
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Beato BERNARDO DE APIANO   Mercedaro
Il Beato Bernardo de Apiano, visse nel convento della Mercede di San Martino in Perpignano (Francia). Famoso per la santità della vita, l’osservanza della regola, lo studio e le virtù raggiunse santamente in Cristo la patria celeste.L’Ordine lo festeggia il 6 novembre….
www.santiebeati.it/dettaglio/94780

Beata CRISTINA DI STOMMELN   Mistica
Stommeln (Colonia), 1242 – † 6 novembre 1312
Dopo aver avuto nel 1247 – a 5 anni – una visione di Gesù Bambino, la beata Cristina di Stommeln, vicino a Colonia, sfuggì dodicenne a un matrimonio combinato ed entrò in un convento di Beghine. Quindicenne ricevette le stimmate a mani e piedi e i segni della corona di spine sul capo. Fu tentata più volte dal demonio, fin sull’orlo del suicidio. I segni este…
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Beati MARTIRI SPAGNOLI VINCENZIANI   Beatificati nel 2013
Papa Francesco ha riconosciuto il loro martirio il 5 luglio 2013. Fortunato Velasco Tobar e 13 compagni sono stati beatificati il 13 ottobre 2013.
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Beato EMANUELE DELLA SACRA FAMIGLIA (MANUEL SANZ DOMíNGUEZ)   Monaco e martire
Sotodosos, Spagna, 1887 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 6/8 novembre 1936
Monaco professo e Riformatore dell’Ordine di San Girolamo; nato a Sotodosos (Spagna) nel 1887 e ucciso, in odio alla Fede, a Paracuellos de Jarama (Spagna) tra il 6 e l’8 novembre 1936. Papa Benedetto XVI ha riconosciuto il suo martirio in data 20 dicembre 2012. E’ stato beatificato sotto il pontificato di Papa Francesco in data 13 ottobre 2013….
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Beati 498 MARTIRI SPAGNOLI   Beatificati nel 2007
† Spagna, 1934-1936-1938
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Beati Martiri Albanesi (Vincenzo Prennushi e 37 compagni) 5 novembre

† Albania, 1945/1974

Tra i numerosissimi cattolici di nazionalità albanese, che durante il regime comunista (1944-1991) hanno subito prigionia, torture e falsi processi, nel tentativo di sradicare il Vangelo e la cultura di un intero popolo, sono stati selezionati i nomi di 38 candidati agli altari, capeggiati dall’arcivescovo di Durazzo, monsignor Vincenzo Prennushi. La lista comprende due vescovi, 21 sacerdoti diocesani, 7 sacerdoti francescani, 3 gesuiti (due sacerdoti e un fratello coadiutore), un seminarista e quattro laici (compresa un’aspirante religiosa). Sono stati beatificati il 5 novembre 2016, nella piazza davanti alla cattedrale di Santo Stefano a Scutari.

Secondo alcune stime, in Albania, sotto il regime comunista negli anni 1944-1991, sono stati uccisi cinque vescovi, sessanta sacerdoti, trenta religiosi francescani e tredici gesuiti, dieci seminaristi e otto suore, senza contare i laici.
Le accuse con le quali venivano arrestati, torturati e a volte sottoposti a processi dall’esito già scritto erano principalmente due: quella di essere spie della Santa Sede e, specie nel caso di quanti avevano avuto contatti con l’Europa, di essere collaborazionisti del nazismo o del fascismo. C’era anche un ulteriore motivo: dato che molti sacerdoti erano anche letterati, eliminandoli fisicamente s’intendeva dare anche un duro colpo all’identità nazionale.
La dolorosa situazione dei cattolici albanesi ebbe fine quando, il 4 novembre 1990, la celebrazione di una Messa al cimitero cattolico di Scutari segnò la ripresa della pubblica professione di fede. Da allora, la memoria di quanti avevano dato la vita per la fede si è intensificata e ha portato alla richiesta d’introdurre la causa di beatificazione per alcuni di essi.
Quindi il 10 novembre 2002, nella cattedrale di Scutari, alla presenza del cardinal Crescenzio Sepe, all’epoca Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, è stata introdotta la fase diocesana del processo per accertare l’effettivo martirio di 38 candidati, capeggiati da Vincenzo Prennushi (al secolo Kolë), religioso dei Frati Minori e arcivescovo di Durazzo. La lista comprende due vescovi, 21 sacerdoti diocesani, 7 sacerdoti francescani, 3 gesuiti (due sacerdoti e un fratello coadiutore), un seminarista e quattro laici.
Contemporaneamente, ma in maniera distinta, sono cominciate le cause del francescano padre Luigi Paliq, morto nel 1913, e del sacerdote diocesano don Gjon Gazulli, ucciso nel 1927; le loro sono state considerate “cause storiche”.
Le tre inchieste sono state concluse l’8 dicembre 2010, sempre nella cattedrale di Scutari, alla presenza del cardinale Claudio Hummes, Prefetto Emerito della Congregazione per il Clero, e convalidate con decreto del 9 marzo 2012.
Papa Francesco si è così espresso il 21 settembre 2014, nel corso del suo viaggio apostolico in Albania, precisamente durante la celebrazione dei Vespri nella cattedrale di Scutari: «In questi due mesi, mi sono preparato per questa visita, leggendo la storia della persecuzione in Albania. E per me è stata una sorpresa: io non sapevo che il vostro popolo avesse sofferto tanto! Poi, oggi, nella strada dall’aeroporto fino alla piazza, tutte queste fotografie dei martiri: si vede che questo popolo ancora ha memoria dei suoi martiri, di quelli che hanno sofferto tanto! Un popolo di martiri…».
Non molto tempo dopo, ossia nel mese di luglio 2015, sono stati presentati alla Congregazione vaticane delle Cause dei Santi i due volumi della “positio super martyrio” di monsignor Prennushi e dei suoi 38 compagni. Il 17 novembre dello stesso anno i consultori teologi si sono pronunciati favorevolmente circa l’effettiva morte in odio alla fede dei potenziali martiri. Il 26 aprile 2016, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che ufficializzava il loro martirio.
La loro beatificazione è stata fissata al 5 novembre 2016, sulla piazza della cattedrale di Santo Stefano a Scutari; a presiederla, in qualità di delegato del Santo Padre, il cardinal Amato.

Nel presentare l’elenco che segue, ordinato in base alle date di morte dei singoli Beati, precisiamo che, nel caso dei religiosi, il nome al secolo è riportato tra parentesi tonde, mentre quello religioso è italianizzato. Nelle singole schede, invece, è italianizzato anche il nome proprio di quelli che non sono religiosi. Quando possibile, verrà inserito il numero della scheda relativa al singolo personaggio.

97000 – Lazër Shantoja, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 5 marzo 1945 a Tirana

97003 – Ndre Zadeja, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 25 marzo 1945 a Scutari

92209 – Giovanni Fausti, sacerdote gesuita
95819 – Giovanni (Kolë) Shllaku, sacerdote francescano
92220 – Daniel Dajani, sacerdote gesuita
Qerim Sadiku, laico dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
96993 – Mark Çuni, seminarista dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
Gjelosh Lulashi, laico dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 4 marzo 1946 a Scutari

97010 – Alfons Tracki, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 18 luglio 1946 a Scutari

Fran Mirakaj, laico coniugato dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† settembre 1946 a Tirana

97015 – Josef Marxen, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 16 novembre 1946 a Tirana

95815 – Bernardino (Zef) Palaj, sacerdote francescano
† 2 dicembre 1946 a Scutari

97017 – Luigj Prendushi, sacerdote della Diocesi di Sapë
† 24 gennaio 1947 a Shelqet, Scutari

97018 – Dedë Maçaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 28 marzo 1947 a Përmet

97019 – Mark Gjani, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 1947 a Shën Pal, Mirditë

95822 – Serafino (Gjon) Koda, sacerdote francescano
† 11 maggio 1947 a Lezhë

92221 – Gjon Pantalia, fratello gesuita
† 31 ottobre 1947 a Scutari

97021 – Anton Zogaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 9 marzo 1948 a Durazzo

97001 – Frano Gjini, vescovo e abate nullius di Sant’Alessandro a Orosh (attualmente in Diocesi di Rrëshen)
95821 – Mattia (Pal) Prennushi, sacerdote francescano
95816 – Cipriano (Dedë) Nika, sacerdote francescano
† 11 marzo 1948 a Scutari

95817 – Dedë Plani, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 30 aprile 1948 a Scutari

97020 – Ejëll Deda, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 12 maggio 1948 a Scutari

97023 – Anton Muzaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† primavera 1948 a Scutari

Pjetër Çuni, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 31 luglio 1948 (data probabile) a Koplik, Scutari

97024 – Josif Papamihali, sacerdote dell’Amministrazione apostolica dell’Albania del Sud (Rito greco-cattolico albanese)
† 26 ottobre 1948 a Maliq, Coriza

92980 – Aleksander Sirdani, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 26 dicembre 1948 a Koplik, Scutari

95823 – Vincenzo (Kolë) Prennushi, sacerdote francescano, arcivescovo di Durazzo
† 20 marzo 1949 a Durazzo

97025 – Jak Bushati, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 12 febbraio 1949 a Lezhë

95818 – Gaspare (Mikel) Suma, sacerdote francescano
† 16 aprile 1950 a Scutari

94615 – Maria Tuci, giovane laica, aspirante delle Suore Stimmatine
† 24 ottobre 1950 a Scutari

97032 – Jul Bonati, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 5 novembre 1951 a Scutari

95820 – Carlo (Ndue) Serreqi, sacerdote francescano
† 4 aprile 1954 a Burrel, Scutari

97033 – Ndoc Suma, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 22 aprile 1958 a Scutari

97037 – Dedë Malaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 12 maggio 1959 a Scutari

97035 – Marin Shkurti, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† aprile 1969 a Scutari

97034 – Shtjefën Kurti, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 20 ottobre 1971 a Fushe, Krujë

97036 – Mikel Beltoja, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 10 febbraio 1974 a Scutari

Autore: Emilia Flocchini

I santi del 04 Novembre 2017

San CARLO BORROMEO   Vescovo – Memoria
Arona, Novara, 1538 – Milano, 3 novembre 1584
Nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, sul Lago Maggiore, era il secondo figlio del Conte Giberto e quindi, secondo l’uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Studente brillante a Pavia, venne poi chiamato a Roma, dove venne creato cardinale a 22 anni. Fondò a Roma un’Accademia secondo l’uso del tempo, detta delle «Notti Vaticane&r…
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San CHIARO   Martire
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Santi VITALE E AGRICOLA   Protomartiri bolognesi
Alle radici della Chiesa bolognese c’è la figura di due martiri, distinti per classe sociale ma uniti dalla palma della morte a causa della fede. Vitale e Agricola, servo e padrone, lanciarono con la loro testimonianza un messaggio di uguaglianza e di solidarietà che avrà pubblico riconoscimento al sorgere del libero Comune con il decret…
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Sant’ AMANZIO DI REIMS   Vescovo
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San FELICE DI VALOIS
1127 – 1212
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Santi NICANDRO ED ERMEO (ERMETE)   Martiri
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Sant’ AMANZIO DI RODEZ   Vescovo
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San PERPETUO DI MAASTRICHT   Vescovo
San Perpetuo è stato il 14° Vescovo di Maastricht, capoluogo del Limburgo nei Paesi Bassi.
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San PIERIO   Prete
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Sant’ EMERICO D’UNGHERIA   Principe
Ungheria, 1007 ca. – Alba Regale (Ungheria), 1031
Il principe Emerico fu figlio di santo Stefano (primo re d’Ungheria, detto «il Santo» (969-1038), promotore della conversione al cristianesimo del popolo magiaro) e di Gisella, sorella dell’imperatore Enrico II. Nacque in un anno imprecisato fra il 1000 e il 1007 e venne educato dal 1015 al 1023 da san Gerardo abate benedettino veneziano, divenuto consiglier…
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Santa MODESTA DI TREVIRI   Vergine
La benedettina Modesta, badessa di Öhren, presso Treviri (VII sec.), ebbe un legame spirituale – anche se vivevano lontane e non si videro mai – con santa Getrude di Nivelles. Infatti, viene ricordata proprio in un libro sui miracoli di questa. A Modesta apparve l’anima di Gertrude che le rivelò di essere appena morta. Il giorno dopo lei ruppe la consegna de…
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Beata ELENA ENSELMINI   Monaca
Padova, 1208 – ivi 1242
Della nobile famiglia Enselmini, ancor giovinetta si consacrò allo Sposo celeste nel piccolo e solitario monastero suburbano dell’Arcella (Ara Coeli), fondato da san Francesco per le Clarisse, in un suo passaggio per quella città. Quando sant’Antonio giunse a Padova come Ministro Provinciale conobbe Elena, la quale, da quel momento, godette della direzione e…
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Beata TERESA MANGANIELLO   Terziaria francescana
1 gennaio 1849 – 4 novembre 1876
Fondatrice delle Suore Francescane Immacolatine.
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Beata FRANCESCA D’AMBOISE   Duchessa di Bretagna, carmelitana
Thouars, Francia, 28 settembre 1427 – Nantes, Francia, 4 novembre 1485
Nacque nell’anno 1427, forse a Thouars (Francia). A 15 anni andò in sposa a Pietro II, duca di Bretagna, insieme al quale fu incoronata nella cattedrale di Rennes nel 1450. Rimasta vedova nel 1457, si orientò verso la vita religiosa. A tale scopo costruì nel 1463 un Carmelo femminile a Bondon, sotto consiglio del beato Giovanni Soreth, p…
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I santi del 29 Ottobre 2017

Sant’ ONORATO DI VERCELLI   Vescovo
IV sec.
Il vescovo Onorato di Vercelli ha legato il suo nome a quello del contemporaneo Ambrogio. In molti dipinti è infatti raffigurato mentre dà la Comunione al grande vescovo di Milano morente. Segno di un legame forte nell’episcopato, vissuto in anni difficili come quelli tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Anni di confronti serrati, in comunità scosse…
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Santa ANASTASìA LA ROMANA   Osiomartire
m. 249-251
Anastasia, di stirpe romana, visse sotto gli imperatori Decio e Valeriano, essendo Governatore Probo. Mentre era governatore Probo. Mentre era Ancora giovane, trascorse un certo tempo in monastero. Avendo confessato Cristo con ardire, fu percossa in volto e stesa su carboni ardenti, venne bastonata con verghe e appesa ad un legno, stretta con mangani e perfo…
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San FELICIANO   Martire
ca. s. III
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San NARCISO DI GERUSALEMME   Vescovo
Sec. III
Narciso aveva quasi cent’anni quando venne eletto 30° vescovo di Gerusalemme. Era nato nel 96 da famiglia non israelita. Nonostante l’età, governò a lungo e con fermezza. Presiedette il Concilio in cui si decise che la Pasqua dovesse cadere di domenica. E a lui si attribuisce, proprio nel giorno di Pasqua, il miracolo di aver mutato l’acqua in olio per le la…
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San ZENOBIO DI SIDONE   Martire
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Sant’ ABRAMO   Anacoreta
† 366
Nato in una ricca famiglia di Edessa in Siria, si fece eremita in una stretta cella. Ordinato sacerdote, evangelizzò la regione di Beth Kiduna e, non appena poté, riprese la sua vita di anacoreta….
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San TEUDERIO (TEODARIO)   Abate
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San COLMAN DI KILMACDUAGH   Vescovo
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San DODONE DI WALLERS-EN-FAGNE   Abate
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Sant’ ERMELINDA   Vergine nel Brabante
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San TERENZIO DI METZ   Vescovo
V sec.
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Santo STEFANO MINICILLO   Vescovo e confessore
Macerata Campania, 935 – Caiazzo 29 ottobre 1023
Fu vescovo a Caiazzo per 44 anni tra il X e l’XI secolo. Di lui si ricordano diversi fatti miracolosi che già prima della morte nel 1023 lo aveva reso molto noto anche oltre i confini della diocesi caiatina. Il luogo della sepoltura nella cattedrale divenne subito meta di pellegrinaggi da tutta la Campania. Grazie alle guarigioni che avvennero in questo luog…
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San GAETANO ERRICO   Sacerdote
Secondigliano, Napoli, 19 ottobre 1791 – 29 ottobre 1860
Nasce a Secondigliano, Napoli, il 19 ottobre 1791, figlio di un umile maccaronaio e terzo di nove fratelli. Cominciò subito a lavorare ma ben presto entrò in Seminario (tutti i giorni dove percorrere un tragitto di 16 chilometri e viceversa per raggiungerlo) e si dedicò completamente all’aiuto ai poveri, ai malati terminali e ai carcerati. Fu soprattutto un …
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Beato BERNARDO DE OLIVELLA   Arcivescovo di Tarragona
† 1287
Amico del Beato Giacomo 1°, Re d’Aragona, il Beato Bernardo de Olivella, mercedario di Tarragona (Spagna), venne eletto arcivescovo della stessa città. Fu presente al funerale dell’amico Re morto nell’anno 1276; lui stesso poi cinse con la corona regale nella chiesa cattedrale di Valenza e consacrò Re il nuovo sovrano Pietro. Finché pieno di meriti morì nell…
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Beata CHIARA LUCE BADANO   Giovane focolarina
Savona, 29 ottobre 1971 – Sassello, Savona, 7 ottobre 1990
Visse a Sassello con il padre Ruggero, camionista, e la madre Maria Teresa, casalinga. Volitiva, tenace, altruista, di lineamenti fini, snella, grandi occhi limpidi, sorriso aperto, ama la neve e il mare, pratica molti sport. Ha un debole per le persone anziane che copre di attenzioni. A nove anni conosce i ‘Focolarini’ di Chiara Lubich ed entra …
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Alla scuola dei santi. Donne dottori della Chiesa: Vangelo e amore per Gesù

Il Vangelo di san Giovanni dice che le opere e i detti di Gesù sono inesauribili. Bisogna, dunque, confrontarsi con loro, studiarne la lettera, assimilarne lo spirito, trovare le giuste espressioni per comunicare la loro ricchezza a tutti gli uomini. È il lavoro svolto nei secoli da alcuni fedeli, che i papi o un concilio hanno proclamato dottori della Chiesa. Questa qualifica è tanto più preziosa in quanto è attribuita fin dall’antichità ad alcuni santi della Chiesa tanto orientale che occidentale ed è quindi un importante elemento di comunione con i fratelli ortodossi. Per l’Oriente possiamo ricordare i santi dottori Basilio Magno, Giovanni Crisostomo, Atanasio di Alessandria e Gregorio di Nazianzo, per l’occidente Ambrogio di Milano, Agostino di Ippona, Gregorio Magno, Tommaso d’Aquino. Solo in età relativamente recente, invece, si è giunti a una nuova, significativa tappa: il riconoscimento di alcune donne come dottori della Chiesa. Con il loro ‘genio femminile’, esse hanno sviluppato una grande sensibilità per il Vangelo, soprattutto un amore tenero per la persona di Gesù.

La prima donna a ricevere questo riconoscimento è stata santa Teresa di Gesù. Nata ad Avila in Spagna nel 1515, Teresa fu una delle protagoniste della riforma del Carmelo e più in generale della vita della Chiesa nel tempo segnato dalla riforma protestante. Scrisse Paolo VI nella lettera apostolica La multiforme sapienza divina del 27 settembre 1970: «Noi non dubitiamo doverla proclamare dottore della Chiesa, prima fra le donne, specialmente per la sua conoscenza e dottrina delle cose divine». Amante della lettura e dei libri, Teresa sognava una vita avventurosa. Finì, tuttavia, per scegliere la vita religiosa nell’ordine carmelitano. Inizialmente si trovò a suo agio in una comunità molto numerosa. Alla soglia dei 40 anni, invece, le accadde un fatto che impresse una svolta alla sua vita: l’esperienza mistica, puramente spirituale, della presenza di Gesù induce Teresa a divenire scrittrice, fondatrice di monasteri, guida di un movimento spirituale. È sostenuta in questa svolta dall’incontro con san Giovanni della Croce che diventa suo discepolo e nello stesso tempo maestro e confessore. In breve, i due danno origine ad una delle più avvincenti avventure dello spirito cristiano: la loro sintonia è perfetta, la loro poesia infuocata d’amore di Dio.

Teresa ha una buona conoscenza della Sacra Scrittura, ma per la sua opera di scrittrice attinge soprattutto alla sua esperienza di Gesù. Il Libro della vita è uno scritto tra ringraziamento e testimonianza. Nello stile delleConfessioni di sant’Agostino, l’autrice racconta l’opera di Dio nella sua vita. Per le sue prime consorelle scrive, invece, il Cammino della perfezione, un libro di iniziazione alla vita contemplativa. Seguì il Castello interiore, una reinterpretazione del suo itinerario spirituale e nello stesso tempo una sintesi di ciò che è la vita spirituale quando raggiunge il suo pieno sviluppo. Il magistero di Teresa si esercitò anche attraverso le lettere che manifestano una grande capacità immaginativa. Parla di castello interiore, di orto dell’anima, di acqua viva di fonti e canali, di rispetto della persona, di gioia di vivere, di amore per la natura. In breve, per la solidità del suo pensiero spirituale, per la sua sensibilità poetica e per le doti di scrittrice Teresa meritava pienamente di essere proclamata prima donna dottore della Chiesa.

Quasi a voler dimostrare che il riconoscimento attribuito a Teresa d’Avila non era un fatto isolato, a distanza di una settimana Paolo VI proclamò dottore della Chiesa anche santa Caterina di Siena. La giovane senese non poté studiare come i suoi confratelli Alberto Magno e Tommaso d’Aquino in prestigiose università o centri di studio dell’ordine. Fin da bambina, tuttavia, visse all’ombra del convento dei padri domenicani di Fontebranda, assimilò una grande sensibilità per il sentire con Dio e per Dio, aderì alle mantellate, il terzo ordine di san Domenico. Disse di lei Paolo VI: «Ciò che più colpisce nella Santa è la sapienza infusa, cioè la lucida, profonda ed inebriante assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede, contenuti nei Libri Sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento: una assimilazione, favorita, sì, da doti naturali singolarissime, ma evidentemente prodigiosa, dovuta ad un carisma di sapienza dello Spirito Santo, un carisma mistico».

La grande intuizione della santa di Siena è la ricerca dell’adesione piena a Dio per mezzo dell’unione mistica con l’umanità di Cristo. Particolarmente avvincente il racconto del cambio del cuore tra la santa e Gesù: «Un giorno mentre pregava le parve che il Signore Gesù le avesse aperto il petto dalla parte di sinistra e le avesse portato via il cuore. Dopo un certo tempo, egli le riapparve con in mano un cuore umano rosso splendente, le aprì il petto, ve lo introdusse: ‘Carissima figliola, come l’altro giorno presi il tuo cuore, ecco che ora ti do il mio, col quale sempre vivrai’». Molto amata dai suoi discepoli, Caterina venne da loro progressivamente accostata ai santi dottori della Chiesa. Anche per questo motivo, dopo 6 secoli dalla sua morte, è stata a sua volta inserita nell’elenco dei santi dottori. C on santa Teresa di Gesù Bambino e del volto santo, la terza donna proclamata dottore della Chiesa da san Giovanni Paolo II il 19 ottobre del 1997, ritorniamo al Carmelo. La giovane Teresa Martin vi entra nel 1888 ad appena 15 anni. Figlia di genitori a loro volta proclamati santi e compagna di sorelle che a loro volta scelsero la vita religiosa, Teresa deve in un primo momento liberarsi di una pietà troppo scontata, troppo naturale. Fin dai primi anni al Carmelo «l’aridità divenne il mio pane quotidiano», mentre nella fase finale della malattia che la porterà alla morte le è chiesto di «mangiare alla mensa dei peccatori, di vivere l’assenza di fede di coloro che sono lontani da Dio». Prove autentiche che non intaccano l’esperienza essenziale di Teresa che è quella dell’amore di Dio cui ella è chiamata a rispondere con la piccola via, la via dell’infanzia spirituale. «L’ascensore che deve innalzarmi fino al cielo sono le vostre braccia, Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più». In breve, Teresa ha scoperto, secondo von Balthasar, l’esperienza della chenosi di Gesù, della discesa per amore accettando la propria e altrui debolezza come luogo della grazia e quindi della resurrezione. Per questo Teresa non si aspetta niente da se stessa, ella spende la vita nel «gettare fiori», nel «niente» di ogni giornata vissuta per amore. Scrive ancora: «Quello che piace a Lui è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la speranza cieca che ho nella sua misericordia». Davvero l’insegnamento di Teresa resta di una sconcertante attualità, in piena sintonia con il magistero di papa Francesco.

La santa più di recente riconosciuta dottore della Chiesa è la più anziana in ordine di tempo. Santa Ildegarde di Bingen, nata nel 1089 e morta nel 1179, è stata dichiarata dottore della Chiesa dal connazionale Benedetto XVI, il 7 ottobre del 2012. L’insegnamento di santa Ildegarde si svolge su un duplice livello: quello della fede e quello della natura. Il magistero spirituale ebbe origine da una serie di visioni che la voce di Dio poi le spiegava. Da una parte esprimevano il desiderio e la consapevolezza dell’unione con Dio, dall’altra suggerivano il comportamento da tenere nel presente e nel futuro. Di qui la grande autorità che Ildegarde ebbe sui contemporanei. Alla dimensione spirituale la monaca benedettina univa un interesse non comune nel suo tempo per l’analisi dei fenomeni naturali, nel cosmo e nell’uomo. Il tutto aveva fondamento nella convinzione che Dio è luce in eterno movimento che crea, conserva e rinnova il cosmo e l’uomo. Il Cristo è la pienezza della rivelazione di Dio, ma anche un uomo bellissimo e sommamente degno di essere amato. Egli è il punto d’incontro tra l’uomo e Dio. La natura, che reca l’impronta di Dio, è nello stesso tempo pienamente affidata alla responsabilità dell’uomo. Disse papa Benedetto proclamandola santa e dottore della Chiesa il 7 ottobre del 2012: «L’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa universale a Ildegarde di Bingen ha un grande significato per il mondo di oggi e una straordinaria importanza per le donne. In Ildegarde risultano espressi i più nobili valori della femminilità: perciò anche la presenza della donna nella Chiesa e nella società viene illuminata dalla sua figura, sia nell’ottica della ricerca scientifica sia in quella dell’azione pastorale». Resta solo da augurarsi che l’elenco delle donne dottori possa arricchirsi presto di nuove figure magari originarie di Paesi di più recente adesione al cristianesimo.

Nelle loro opere, il racconto delle esperienze mistiche
Per approfondire la figura di santa Teresa, risultano utili: Teresa di Gesù, «Opere», edizioni carmelitane, Roma 1970; Carmelo di Noto, «Teresa di Gesù. Testimone di azione e maestra di speranza», San Paolo, Cinisello 2014. Per santa Caterina, si vedano Caterina di Siena, «Dialogo», edizioni studio domenicano, Bologna 2017; Raimondo da Capua, «Vita di santa Caterina da Siena», Edizioni Paoline, Milano 2013; A. Vauchez, «Caterina da Siena, una mistica trasgressiva», Laterza, Bari 2016. Su santa Teresa, si possono consultare: Teresa di Gesù Bambino, «Storia di un’anima», edizioni Ocd, Roma 2007; Teresa di Gesù e del Volto Santo, «Opere complete», Lev, Roma 2010; Antonio Sicari, «Teresa di Lisieux dottore della Chiesa. Esperienza e dottrina», Jaca Book, Milano 1997. Su santa Ildegarde, infine, «Ildegarde di Bingen, Il libro delle opere latine», testo latino a fronte, Mondadori, Milano 2014; Giordano Frosini, «Ildegarde di Bingen. Una biografia teologica», EDB, Bologna 2017.

Avvenire

I santi del 01 Luglio 2017

Sant’ ARONNE   Fratello di Mosè
Era il fratello maggiore di Mosè e con lui collaborò per ricondurre il popolo eletto nella Terra promessa. Durante la marcia nel deserto condivise con Mosè dif…
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San ATILANO CRUZ ALVARADO   Sacerdote e martire
Ahuetita de Abajo, Messico, 5 ottobre 1901 – Rancho de las Cruces, Messico, 1 luglio 1928
Nacque ad Ahuetita de Abajo, appartenente alla parrocchia di Teocaltiche, Jalisco (Diocesi de Aguascalientes) il 5 ottobre 1901. Venne ordinato sacerdote quando esserlo era il magg…
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San ZHANG HUAILU   Catecumeno, martire
Zhuhedian, Cina, 1843 c. – 1° luglio 1900
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San JUSTINO ORONA MADRIGAL   Martire Messicano
Justino Orona Madrigal nacque a Atoyac, in Messico, il 14 aprile 1877 e fu parroco di Cuquío, nell’arcidiocesi di Guadalajara e fondatore della congregazione delle Sorelle Clarisse…
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San TEODORICO DI MONT-D’OR   Abate
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Santa REGINA DI DENAIN
VIII secolo
Rimasta vedova del conte Beato Adalberto di Hainaut, fondò il monastero di Denain, del quale in seguito fu badessa la figlia Santa Renfrida.
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San TEODORICO DI ST. EVROULT   Abate
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Sant’ OLIVIERO PLUNKETT   Vescovo e martire
Loughcrew, Irlanda, 1625 – Londra, Inghilterra, 1 luglio 1681
Nato nel 1625 a Lougherew, Irlanda, Oliviero Plunkett studiò a Roma presso il Collegio irlandese e insegnò per 12 anni all’Urbaniana. Fu ordinato prete nella cappella…
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PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESù
La Santa Chiesa è nata nel Sangue di Cristo e lo custodisce in sacro deposito. I più grandi Santi sono stati tutti devoti, amanti e predicatori appassionati di questo…
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San MARTINO DI VIENNE   Vescovo
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San NICASIO CAMUTO DE BURGIO   Cavaliere di Malta, martire
Cavaliere dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme detto poi Ordine dei Cavalieri di Malta.
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San DOMIZIANO DI BEBRON   Abate
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Santi CASTO E SECONDINO   Vescovi e martiri
III secolo
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Sant’ EPARCHIO DI ANGOULEME   Abate
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San GOLVENO DI LEON   Vescovo
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Santa ESTER   Regina
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Sant’ EUTIZIO (EUTICIO)   Martire in Umbria
Palma
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San CARILEFFO   Abate
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Beata ASSUNTA MARCHETTI   Fondatrice
Camaiore, Lucca, 15 agosto 1871 – San Paolo, Brasile, 1 luglio 1948
Assunta Marchetti nacque a Lombrici di Camaiore il giorno dell’Assunzione del 1871. Sin da giovane si sentì attratta dalla vita religiosa, ma le non facili condizioni …
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Beati GIOVANNI BATTISTA DUVERNEUIL E PIETRO AREDIO LABROUHE DE LABORDERIE   Martiri
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Beato IGNAZIO (NAZJU) FALZON   Chierico
La Valletta, Malta, 1 luglio 1813 – 1 luglio 1865
L’ambiente in cui il beato maltese Ignazio (Nazju) Falzon – vissuto a La Valletta tra 1813 e 1865 – esercitò il suo apostolato fu la guarnigione britannica di stanza sull’is…
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Beato GIOVANNI NEPOMUCENO (JAN NEPOMUCEN) CHRZAN   Sacerdote e martire
Gostyczyna, Polonia, 25 aprile 1885 – Dachau, Germania, 1 luglio 1942
Jan Nepomucen Chrzan, sacerdote dell’arcidiocesi di Gniezno, cadde vittima dei nazisti nel celebre campo di concentramento tedesco di Dachau. Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 19…
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Beato ANTONIO ROSMINI   Teologo, filosofo, fondatore
Rovereto (Trento), 24 marzo 1797 – Stresa, 1 luglio 1855
Di nobile famiglia, nacque a Rovereto (Trento) nel 1797. Scelse la vocazione ecclesiastica e studiò diritto e teologia all’Università di Padova. Ordinato sacerdote, …
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Beati GIORGIO BEESLEY E MONTFORD SCOTT   Martiri
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Beato TOMMASO MAXFIELD   Martire
1585 – 1 luglio 1616
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