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Papa, Messaggio per Quaresima: ogni vita che ci viene incontro è un dono

Ogni vita che ci viene incontro merita “accoglienza, rispetto, amore”, soprattutto se è “debole”. Così il Papa nel Messaggio per la Quaresima 2017 sul tema: “La Parola è un dono. L’altro è un dono”, in cui esorta a non essere prigionieri del denaro, che “non lascia spazio all’amore e ostacola la pace”. Nel testo, reso noto oggi, l’invito di Francesco è a seguire la Parola di Dio, “forza viva” capace di suscitare la conversione dei cuori verso i nostri fratelli.

L’altro è un dono, non un invisibile
Apriamo le nostre porte “al debole e al povero”, perché “l’altro è un dono”: solo così potremo “vivere e testimoniare in pienezza” la gioia della Pasqua. Questa l’esortazione del Papa nel Messaggio per la Quaresima, che inizierà con il Mercoledì delle Ceneri, il prossimo 1° marzo. Francesco si sofferma sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro, nel Vangelo di Luca. Proprio Lazzaro, spiega, ci viene presentato non come un “anonimo”, un “invisibile”, come di fatto è per il ricco, ma come un “individuo” a cui associare una storia personale, diventa “noto e quasi familiare”, cioè un “volto”. E, come tale, un “dono”, una “ricchezza inestimabile”, un “essere voluto, amato, ricordato da Dio”, anche se la sua concreta condizione è quella di un “rifiuto umano”.

Convertirsi e cambiare vita
La giusta relazione con le persone, prosegue il Pontefice, consiste nel “riconoscerne con gratitudine il valore”. Il povero alla porta del ricco non è quindi un “fastidioso ingombro”, ma un appello “a convertirsi e a cambiare vita”, aprendo “la porta del nostro cuore all’altro”, perché ogni persona è un dono, ”sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto”. La Quaresima diviene così “tempo propizio” per aprire la porta “ad ogni bisognoso” e “riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo”. Lo sguardo del Papa ricorda che “ognuno di noi” ne incontra uno sul proprio cammino: “ogni vita che ci viene incontro – nota – è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore”. La Parola di Dio ci aiuta ad “aprire gli occhi” per “accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole”.

Denaro, idolo tirannico che ostacola pace
Della figura del ricco, aggiunge Francesco, il Vangelo mette in evidenza le “contraddizioni”: non ha un nome, ma si comprende – con l’opulenza, la ricchezza eccessiva – quanto il peccato lo acciechi: in lui infatti si intravede “drammaticamente la corruzione del peccato”, che si realizza proprio nell’amore per il denaro, nella vanità, nella superbia. D’altra parte, ricorda il Papa citando l’apostolo Paolo, l’avidità del denaro è “la radice di tutti i mali”, il “principale motivo della corruzione” e fonte di “invidie, litigi e sospetti”. Il denaro, spiega, può arrivare a “dominarci, così da diventare un idolo tirannico”: invece di essere uno “strumento” al nostro servizio per “compiere il bene ed esercitare la solidarietà con gli altri”, può asservire “noi e il mondo intero” ad una logica egoistica “che non lascia spazio all’amore e ostacola la pace”.

La cecità verso l’altro
Collegata alla cupidigia di quest’uomo, è la vanità delle “apparenze”, che però mascherano “il vuoto interiore”. La sua vita è “prigioniera dell’esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza”. Un “degrado morale” il cui “gradino più basso” è la superbia, che lo porta a dimenticare di essere “semplicemente un mortale”: per l’uomo corrotto dall’amore per le ricchezze – osserva il Papa ricordando la “netta” condanna del Vangelo al riguardo – “non esiste altro che il proprio io” e per questo le persone che lo circondano “non entrano nel suo sguardo”. L’attaccamento al denaro provoca quindi “una sorta di cecità”: il ricco “non vede” il povero affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione.

Chiudere il cuore alla Parola di Dio è chiudere il cuore al fratello
Sarà poi nell’aldilà, sottolinea Francesco proseguendo la riflessione sulla parabola, che per Lazzaro e il povero si ristabilisce “una certa equità” e i mali della vita vengono “bilanciati” dal bene. Appare chiaro “un messaggio per tutti i cristiani”: il vero problema del ricco, la” radice dei suoi mali” è il “non prestare ascolto alla Parola di Dio”; ciò lo ha portato “a non amare più” il Signore e quindi “a disprezzare il prossimo”. La Parola di Dio, ricorda il Pontefice, è una “forza viva”, capace di suscitare la conversione dei cuori e di “orientare nuovamente la persona a Dio”: chiudere il cuore “al dono di Dio che parla”, evidenzia, ha come conseguenza il “chiudere il cuore al dono del fratello”.

Il senso della Quaresima
La Quaresima è quindi anche tempo favorevole “per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo”, compiendo un “vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che ci acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi”. In questo rinnovamento spirituale, che passa attraverso i “santi mezzi” offerti dalla Chiesa, cioè il digiuno, la preghiera e l’elemosina, il Papa incoraggia infine i fedeli a partecipare alle Campagne di Quaresima promosse in tutto il mondo “per far crescere la cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana”.

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Meditazione Quaresima Domenica delle Palme in musica e parole Giaches de Wert canta la Passione

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Sono il compositore fiammingo Giaches de Wert con “Hoc enim sentite” e il mistero dell’incarnazione e della Passione di Cristo, raccontata da San Paolo nella seconda lettura prevista dalla liturgia della Domenica delle Palme, ad accompagnarci nel nostro viaggio verso la Pasqua “in parole e musica”.

Domenica delle Palme – 20 marzo
Giaches de Wert, “Hoc enim sentite”

Il brano musicale di oggi pone in musica la meravigliosa contemplazione che san Paolo ci offre del mistero dell’incarnazione e della Passione di Cristo, che ci viene proposto come seconda lettura di questa Domenica delle Palme. Giaches de Wert era un compositore di origine fiamminga che fu attivo in Italia nel Cinquecento. Pur nella sobrietà e compostezza che caratterizzano la polifonia sacra dell’epoca, Wert infonde un notevole pathos alla composizione: essa quindi rispecchia perfettamente il testo paolino, caratterizzato da intensa e commovente spiritualità e da una riflessione teologica non meno densa e coinvolgente.

Avvenire

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Quaresima in parole e musica: Cernohorsky canta l’Esodo

Sono il compositore boemo Černohorský con Quare Domine e il libro dell’Esodo ad accompagnarci nel nostro viaggio verso la Pasqua “in parole e musica” nella terza domenica di Quaresima.

3° domenica di Quaresima, 28 febbraio
Bohuslav Černohorský: Quare Domine

Il compositore boemo Bohuslav Černohorský (1684-1742) fa parte della schiera di valenti artisti che purtroppo sono stati dimenticati o trascurati dalla storia della musica. Egli trascorse la sua vita fra Praga e l’Italia; sacerdote appartenente all’ordine dei Frati Minori, visse anche a Padova e probabilmente studiò con il grande violinista istriano Giuseppe Tartini. Il brano che abbiamo scelto per la terza domenica di Quaresima pone in musica un testo tratto dal libro dell’Esodo, che richiama le letture della liturgia di oggi: Mosè si rivolge al Signore in nome della sua alleanza con Abramo, ossia con il nome che Dio stesso gli aveva rivelato nel brano biblico proposto nella prima lettura. Vi si parla, inoltre, dell’invito alla conversione che caratterizza il Tempo di Quaresima, ed anche la seconda lettura radica la salvezza offerta da Cristo nel contesto dell’Antica Alleanza di Dio con il popolo di Israele.

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Quaresima, ecco i peccati su internet


Nell’epoca dell’esplosione delle “relazioni” attraverso Internet, l’uomo si riscopre sempre più solo. Ma il Dio di misericordia non resta indifferente, per mezzo della Chiesa lo libera anche da questa solitudine, che rappresenta il rischio reale dei tempi della Rete.

Ne è certo don Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, che ha tenuto nei giorni scorsi un corso di aggiornamento nel Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, in Abruzzo. Un appuntamento per approfondire “il ministero della misericordia nel Sacramento della penitenza”, cuore dell’Anno giubilare che sta entrando nel vivo. E non a caso, tra i sacerdoti presenti, anche tre missionari della misericordia che hanno ricevuto il mandato da papa Francesco. Al convegno ha portato il suo saluto anche Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri.

Tanti i temi affrontati, tra cui anche il nuovo fronte dei peccati informatici: un elenco in continuo aggiornamento, che contempla chat ingannevoli, uso di social network per diffama- zione e cyberstalking, falsi account ed e-mail anonime o con indirizzo falsificato per truffe bancarie via internet, siti pornografici, pirateria informatica, hackeraggio. «Ma tutto – spiega don Mauro Cozzoli – va ricompreso nel più ampio significato dell’esperienza della penitenza e soprattutto della misericordia, filo conduttore e password del pontificato di Francesco, che implica miseria e cuore. Se quest’ultimo è il nucleo della persona, la miseria umana, che è il male, prende tante forme. In tutte le precarietà umane, materiali e psicologiche, la misericordia è dono. Nei confronti di quella morale, che significa male compiuto e subito, è perdono. Ma soprattutto misericordia è virtù relazionale: relazione di Dio con l’uomo in Gesù Cristo, che è Misericordiae vultus», come indica il titolo della Bolla di indizione del Giubileo.

«Mediante la Chiesa – prosegue il teologo – la misericordia per l’uomo è compassione e consolazione: si fa carico del suo dolore, della sua sofferenza, ed entra nella solitudine dell’altro, liberandolo dal suo male, che né scienza né psicologia riusciranno mai a cancellare». Proprio la tragica condizione di solitudine caratterizza i giorni nostri. «Quando parliamo di peccati informatici partiamo dall’individuo che da solo accende un compu-ter, entra nella Rete, stabilisce una molteplicità di relazioni. Davanti a sé ha una piazza enorme e virtuale, che ampia la sua relazionalità, ma non a partire da una comunità familiare, ecclesiale, sociale, ma solo da se stesso. Questo uomo solo si apre a un mondo ambivalente: ricco di possibilità, ma anche di rischi. Il problema dunque è soprattutto la tentazione, prima ancora del peccato. Se non c’è una formazione virtuosa della passionalità, la persona cade più facilmente».

La Chiesa si sta attrezzando per comprendere questi fenomeni. «Tanti confessori – sottolinea il docente della Lateranense – non hanno avuto una formazione di questo tipo e, quindi, c’è una carenza ma anche un grande interesse. Ci si sta comunque muovendo per formare i formatori, e individuare un’azione catechistica e pastorale per aiutare le persone a riorientare il loro sguardo dal rischio del male al bene che la Rete può offrire».

Tra i partecipanti, anche padre Fernando Taccone, passionista del Santuario della Madonna della Visitazione a Sant’Arcangelo di Romagna e missionario della misericordia. «La nostra epoca – racconta – ci sta aprendo nuovi orizzonti da approfondire, come i peccati informatici. Per questo, ci stiamo attrezzando sempre di più per affrontare al meglio la meravigliosa opportunità che il Papa ci ha concesso per questo Anno della misericordia. Con questo dono contribuiamo a portare nel mondo la potenza salvifica del perdono di Dio».

Avvenire

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Venerdì alle 20.45 in Cattedrale comincia un nuovo ciclo quaresimale di incontri per i giovani: ecco il programma completo e tutte le date

Il vescovo Camisasca parla della misericordia ne “I Promessi Sposi”
Venerdì alle 20.45 in Cattedrale comincia un nuovo ciclo quaresimale di incontri per i giovani

Quest’anno gli incontri quaresimali del Vescovo con i giovani avranno come tema La misericordia ne “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. In questo modo il tema dell’Anno santo viene visto all’interno di un romanzo molto noto ma forse poco conosciuto dai giovani, attraverso la drammaticità di situazioni che l’arte dell’autore rende a noi molto vicine. Il primo incontro sarà dedicato alla misericordia nella vita del Manzoni. Monsignor Massimo Camisasca parlerà in particolare della conversione vissuta dallo scrittore. Il secondo e il terzo incontro riguarderanno Lucia e Renzo come attori e testimoni della Misericordia.
Ecco gli appuntamenti in calendario, promossi dal Servizio diocesano per la Pastorale giovanile nei prossimi tre venerdì sera, tutti nella Cattedrale a Reggio Emilia con inizio alle 20.45:

26 febbraio: La misericordia nella vita di A. Manzoni

4 marzo: Lucia: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”

11 marzo: Fra Cristoforo: “Può esser castigo, può esser misericordia”

La struttura dell’incontro sarà quella già collaudata nelle precedenti edizioni. Il vescovo Massimo e altri sacerdoti saranno disponibili per le confessioni a partire dalle ore 20. Dopo la presentazione del tema della serata, monsignor Camisasca accoglierà le domande di alcuni partecipanti, per concludere intorno alle ore 22.

la misericordia nei promessi sposi

fonte: laliberta.info

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Quaresima social. Così la Quaresima vive su smartphone, web e social

Quaresima social. Così la Quaresima vive su smartphone, web e social
 “Pentimento e servizio sono i binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa. Cenere e acqua gli ingredienti primordiali del bucato di un tempo, sono, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi”. Così don Tonino Bello parlava della Quaresima definendola “una strada lunga e faticosa” che “a percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala”.

Ringraziando i nostri amici di Facebook, proviamo a raccontare qui alcune delle tante iniziative attraverso le quali le riflessioni o i sussidi per la Quaresima verranno trasmessi e vissuti anche sul web e sui social media.

#GiovanidiParola
Ogni giorno su Telegram, simile al più noto Whatsapp nel funzionamento, verrà inviato il Vangelo del giorno, una breve meditazione di taglio giovanile e una fotografia. Basta iscriversi al canale Telegram: Animatorisalesiani (tutto attaccato e senza spazio alla fine). Già 2000 i partecipanti.

#KeepLent
Keep Lent, letteralmente si traduce con “osserva la Quaresima” e gioca sul più famoso slang giovanile Keep Calm. Ma Keep Lent è anche un invito a rallentare i ritmi frenetici delle nostre giornate per regalarci un minuto con Dio in ascolto della sua Parola, ed arrivare a Pasqua non di corsa ma preparati. Per il secondo anno di seguito, il servizio per la pastorale giovanile della Prelatura di Pompei, organizza “Keep Lent”, la Quaresima 2.0. Ogni mattina viene inviato su Telegram un breve file audio (1 min. e 30 sec.) con la meditazione sul Vangelo del giorno. Si alternano nel commentare i brani evangelici giovani dell’Azione Cattolica e dell’Agesci, catechisti, educatori e sacerdoti. La domenica il commento è dell’arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo. Gli iscritti sono già oltre 4.000 in tutta Italia e all’estero. Quest’anno l’iniziativa si è aperta nientemeno che con un messaggio di papa Francesco. Nei prossimi giorni ci saranno commenti di don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, il prof. Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Ac e don Tony Drazza, assistente nazionale del settore Giovani di Ac e altri ancora.
Come ci si registra? Per accedere al servizio si deve scaricare dapprima l’applicazione Telegram, dopodiché si deve cercare tra i canali:PGPOMPEI. Una volta trovato il canale, si può cliccare su UNISCITI e ci si ritrova a partecipare al gruppo della pastorale giovanile di Pompei.

#DallaParolaallaVita
Il tempo della Quaresima lo vivremo insieme al gruppo adolescenti della pastorale giovanile degli Oratori di Casorate Primo, Moncucco e Pasturago, attraverso una nuova Web tivù settimanale chiamata “Dalla Parola alla Vita”: i Vangeli di Quaresima letti e commentati dai nostri adolescenti seguendo la scia dello slogan di questo anno pastorale-oratoriano “Come Gesù”. I ragazzi con i loro educatori hanno affrontato e stanno affrontando proprio le letture dei Vangeli, con una riflessione insieme che porta poi al commento individuando i punti principali che hanno colpito ciascuno, perché la Parola può indicare a ciascuno sempre qualcosa di nuovo e personale.
Saranno pubblicati qualche giorno prima della domenica sul sito della parrocchia di Casorate Primo e sulle pagine social. Ogni martedì saranno pubblicati i video della domenica sucessiva sul nostro sito e sulla pagina facebook “Le tentazioni”, Vangelo di domenica 14 febbraio – Prima di Quaresima Ambrosiana: guardalo su Youtube

#QuaresimaDayByDay
È l’iniziativa in ambito digitale realizzata dai Salesiani Teologi della Crocetta. Attraverso filmati e commenti è possibile vivere e approfondire la Parola giorno per giorno nel Tempo di Quaresima. Sul sito si possono scaricare e utilizzare i materiali (alcuni sono ancora in fase di caricamento). Guarda il video introduttivo che spiega l’iniziativa. Tutti i video verranno pubblicati giorno per giorno sulla pagina Facebook del MGS Lombardia – Emilia

#Twittomelia
Perché la Parola può parlare 2.0. Perché la Parola è condivisione. Perché a tutti la predica piace corta. Sono le motivazioni della comunità diTwittomelia formata da un gruppo di sacerdoti di Vicenza che cerca di fare della Parola condivisione. “Attorno a questo hashtag – hanno spiegato scrivendo sulla pagina facebook di Avvenire – ci raccogliamo tra quanti desiderano dire e lasciarsi dire quello che il Vangelo fa germogliare in ciascuno”.

#MisericordiosicomeilPadre
La Fraternità Vincenziana Tiberiade, ispirandosi al carisma di San Vincenzo de’ Paoli, si dedica all’evangelizzazione e alla carità nella diocesi di Castellaneta, in cui risiede, e in altre parti d’Italia. Per la Quaresima ha promosso un sussidio dal titolo “Misericordiosi come il Padre” che verrà condiviso su Facebook ogni venerdì: al centro il Vangelo della domenica, la riflessione, due brevi proposte per mettere in atto la misericordia (tra cui opere di misericordia: due per settimana, una corporale e una spirituale), due film suggeriti, un’opera d’arte sulle opere di misericordia da contemplare ogni settimana. Il Mercoledì delle Ceneri verrà pubblicato il sussidio introduttivo su facebook.

#Smart-A te la Parola
La comunità salesiana “Beato Zeffirino Namuncurà” di Roma che ospita giovani salesiani studenti di Teologia provenienti da tutto il mondo presenta la Parola della Domenica attraverso un video. Al video si aggiungono link e commenti che possono aiutare la riflessione. Se avete voglia di guardare la prima puntata gli studenti di Teologia si erano messi alla prova nella Festa di #DonBosco.

da Avvenire
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Anche noi missionari della Misericordia. Quaresima 2016 (il manifesto e il sussidio)

scarica >>>Manifesto (file pdf) Anche noi missionari della Misericordia. Quaresima 2016 (il manifesto)file-pdf

>>> scarica Sussidio_Quaresima_2016_ridottofile-pdf

 

 

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La Tag Cloud del messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2016 intitolato «Misericordia io voglio e non sacrifici. Le opere di misericordia nel cammino giubilare»

Leggi il messaggio integrale di Papa Francesco per la Quaresima 2016 >>>Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2016: «La fede diventi opera concreta»

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Mercoledì delle Ceneri 10 febbraio (celebrazione mobile)

Il mercoledì delle Ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno, e dall’intensificazione dell’istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre ora il tempo salutare della Quaresima.
Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste, al quale noi ci sottomettiamo umilmente in risposta alla parola di Dio. Al di là del senso che queste usanze hanno avuto nella storia delle religioni, il cristiano le adotta in continuità con le pratiche espiatorie dell’Antico Testamento, come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo.
Il rinnovamento pasquale è proclamato per tutta l’umanità dai credenti in Gesù Cristo, che, seguendo l’esempio del divino Maestro, praticano il digiuno dai beni e dalle seduzioni del mondo, che il Maligno ci presenta per farci cadere in tentazione. La riduzione del nutrimento del corpo è un segno eloquente della disponibilità del cristiano all’azione dello Spirito Santo e della nostra solidarietà con coloro che aspettano nella povertà la celebrazione dell’eterno e definitivo banchetto pasquale. Così dunque la rinuncia ad altri piaceri e soddisfazioni legittime completerà il quadro richiesto per il digiuno, trasformando questo periodo di grazia in un annuncio profetico di un nuovo mondo, riconciliato con il Signore.

Martirologio Romano: Giorno delle Ceneri e principio della santissima Quaresima: ecco i giorni della penitenza per la remissione dei peccati e la salvezza delle anime. Ecco il tempo adatto per la salita al monte santo della Pasqua.

«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris», ovvero: «Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai». Queste parole compaiono in Genesi 3,19 allorché Dio, dopo il peccato originale, cacciando Adamo dal giardino dell’Eden lo condanna alla fatica del lavoro e alla morte: «Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

Questa frase veniva recitata il primo giorno di Quaresima, quando il sacerdote segnava la fronte dei fedeli con la cenere. Dopo la riforma liturgica, seguita al Concilio Vaticano II, la frase è stata mutata con la locuzione: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Tradizionalmente le ceneri rituali si ricavano bruciando i rami d’ulivo benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente.

Per il mercoledì delle ceneri è previsto il digiuno e l’astensione dalle carni, astensione che la Chiesa ha sempre richiesto per tutti i venerdì dell’anno, ma che negli ultimi decenni si limita ai venerdì del periodo quaresimale. Inizia dunque il tempo della penitenza, delle rinunce e del colore viola per la Liturgia Sacra al fine di prepararsi alla Passione e alla Morte del Salvatore, che vinse il peccato e la morte. Difficile per il cattolico contemporaneo vivere seriamente la Quaresima. Mentre per i musulmani si richiede rispetto per il loro Ramadan, per i cattolici non solo non viene dato similare rispetto, ma a molti di essi non viene neppure insegnato il reale significato della Quaresima.

Il Figlio di Dio digiunò, cacciò le tentazioni di Satana e subì la Passione e la Morte esclusivamente per noi. A noi resta il compito di vivere nella grazia di Dio, per sostituire le abitudini viziose, sorte con il peccato originale, con le virtù, che si acquisiscono e si coltivano grazie ai Sacramenti, alla preghiera, alle rinunce, ai fioretti, alle penitenze e alle buone opere. Non ci sono altri sistemi. Tuttavia, mancando la Fede autentica, la Quaresima non è più periodo essenziale per la vita del credente, bensì momento di laica solidarietà, che prende le distanze dalla carità evangelica; essa, infatti, non è più correlata alla Croce e si limita a divenire un mero esercizio sociale.

Insegna Sant’Agostino: «Il cristiano anche negli altri tempi dell’anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria. Se pertanto dobbiamo essere umili di cuore con tutta la forza di una pietà assolutamente verace per tutto il tempo di questo nostro pellegrinaggio, durante il quale viviamo in mezzo a tentazioni: quanto più dobbiamo esserlo in questi giorni nei quali non solo, vivendo, stiamo trascorrendo questo tempo della nostra umiltà, ma lo simboleggiamo anche con un’apposita celebrazione? L’umiltà di Cristo ci ha insegnato ad essere umili: nella morte infatti si sottomise ai peccatori; la glorificazione di Cristo glorifica anche noi: con la risurrezione infatti ha preceduto i suoi fedeli. Se noi siamo morti con lui ‒ dice l’Apostolo ‒ vivremo pure con lui; se perseveriamo, regneremo anche insieme con lui (2 Tim. 2, 11. 12)» (Sermoni, 206, 1).

Per avere la forza di vivere e sostenere le prove (le croci), senza esserne sopraffatti o, peggio, cercando di scappare da esse trovandone altre e di più pesanti, occorrono pratica e allenamento: il tempo di Quaresima è la miglior palestra per il corpo e per l’anima.

Autore: Cristina Siccardi

L’origine del Mercoledì delle ceneri è da ricercare nell’antica prassi penitenziale. Originariamente il sacramento della penitenza non era celebrato secondo le modalità attuali. Il liturgista Pelagio Visentin sottolinea che l’evoluzione della disciplina penitenziale è triplice: “da una celebrazione pubblica ad una celebrazione privata; da una riconciliazione con la Chiesa, concessa una sola volta, ad una celebrazione frequente del sacramento, intesa come aiuto-rimedio nella vita del penitente; da una espiazione, previa all’assoluzione, prolungata e rigorosa, ad una soddisfazione, successiva all’assoluzione”.

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Nel tempo il gesto dell’imposizione delle ceneri si estende a tutti i fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare l’importanza di questo segno.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri.

1 – Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…” (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: “Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere” (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell’uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).

2 – Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11).

La semplice ma coinvolgente liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai” e “Convertitevi, e credete al Vangelo”. Adrien Nocent sottolinea che l’antica formula (Ricordati che sei polvere…) è strettamente legata al gesto di versare le ceneri, mentre la nuova formula (Convertitevi…) esprime meglio l’aspetto positivo della quaresima che con questa celebrazione ha il suo inizio. Lo stesso liturgista propone una soluzione rituale molto significativa: “Se la cosa non risultasse troppo lunga, si potrebbe unire insieme l’antica e la nuova formula che, congiuntamente, esprimerebbero certo al meglio il significato della celebrazione: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai; dunque convertiti e credi al Vangelo”.

Il rito dell’imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l’omelia, sostituisce l’atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.

Le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del mercoledì ma sarà opportuno indicare una celebrazione comunitaria “privilegiata” nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando.


Autore:
Enrico Beraudo – in santiebeati.it

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Via Crucis al Venerdì di Quaresima nelle parrocchie UP

Via Crucis al Venerdì: alle 9 in S. Stefano; alle 11.15 in Cripta; alle 17.40 in S. Prospero; alle 18.30 in S. Teresa

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“Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro”

…in attesa della pubblicazione del Sussidio di Quaresima 2016

Nella tua misericordia, a tutti sei venuto incontro è il titolo del prossimo Sussidio liturgico-pastorale del Tempo di Quaresima-Triduo 2016. E già ci orienta alla celebrazione del XXVI Congresso Eucaristico nazionale che si terrà a Genova dal 15 al 18 settembre prossimo sul tema l’Eucaristia sorgente della missione: “Nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro”.
Questa espressione, tratta dalla Preghiera eucaristica IV, esprime l’ampiezza della misericordia divina e la sua azione preveniente, che precede ogni altra iniziativa umana. Celebrare la Quaresima, tempo di conversione, significa accogliere prima di tutto in noi la forza della misericordia divina; mentre celebrare la Pasqua significa rendersi disponibili a prolungare nel tempo l’azione del Risorto che ci manda come suoi discepoli.
Il Sussidio, prossimo alla pubblicazione, offre:

– Commento biblico-liturgico (una proposta di riflessione biblica, a partire dalle letture domenicali)
– Indicazioni celebrative (per ogni domenica e festività si danno alcune sobrie e puntuali indicazioni celebrative)
– Proposta liturgico-musicale (adeguata proposta di animazione liturgico-musicale)
– Percorso di formazione catechetica (schede di catechesi)
– Sezione patrimonio artistico (con relativi commenti teologici)

Ufficio Liturgico Nazinale
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Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2016: «La fede diventi opera concreta»

Il tempo di Quaresima sia un tempo di conversione. Un tempo favorevole per “uscire dalla propria alienazione spirituale” e, attraverso le opere di misericordia corporali e spirituali, comprendere di essere tutti, perfino i superbi, i potenti e i ricchi di cui parla il Magnificat, “immeritatamente amati dal Crocifisso, morto e risorto anche per loro”.

IL TESTO INTEGRALE DEL MESSAGGIO

È questo, in estrema sintesi, il cuore del Messaggio del Papa per la Quaresima, reso noto oggi in una conferenza nella Sala stampa della Santa Sede, con il titolo “Misericordia io voglio e non sacrifici” (mt 9. 13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare”. Il Papa ricorda che nel tempo della Quaresima invierà nelle diocesi i Missionari della Misericordia “perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perodno di Dio”.

CHI SONO I MISSIONARI DELLA MISERICORDIA (I.Solaini)

La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo, scrive il Papa, “gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia”.

L’ACCECAMENTO E IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA
Le opera di misericordia degli uomini verso il prossimo sono per così dire il “frutto” che l’amore misericordioso di Dio fa germogliare. Il più povero verso cui chinarsi si rivela – scrive il Papa – colui che non accetta di riconoscersi tale. Crede di essere ricco, ma è il più povero dei poveri perché è schiavo del peccato, “che lo spinge a utilizzare ricchezza e potere non per servire Dio e gli altri, ma per soffocare in sé la consapevolezza di essere anch’egli null’altro che un povero mendicante”. Un “accecamento menzognero” che non gli fa vedere il povero Lazzaro che mendica davanti a casa sua. Un accecamento, ancora, che si accompagna a un delirio di onnipotenza, che può assumere forme sociali e politiche. E qui il Papa fa nomi e conognomi: “le ideologie del pensiero unico e della tecnoscienza, che pretendono di rendere Dio irrilevante e di ridurre l’uomo a massa da strumentalizzare”.

LA MISERICORDIA DI DIO CI MOTIVA ALL’AMORE DEL PROSSIMO
Ma Lazzaro è la possibilità di conversione che Dio ci offre. L’ascolto della Parola e le opere di misericordie possono portarci fuori dalla nostra “alienazione spirituale”.

Con le opere di misericordia corporali possiamo toccare “la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati”, con quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – tocchiamo “più direttamente il nostro essere peccatori”.

Attraverso entrambe le opere corporali e quelle spirituali i peccatori possono ricevere in dono la consapevolezza di essere essi stessi poveri mendicanti.

Attraverso questa strada anche i “superbi”, i “potenti” e i “ricchi” di cui parla il Magnificat hanno la possibilità di accorgersi di essere “immeritatamente amati dal Crocifisso”.” Solo in questo amore c’è la risposta a quella sete di felicità e di amore infiniti che l’uomo si illude di poter colmare mediante gli idoli del sapere, del potere e del possedere”.

Il rischio è restare sordi al povero che bussa, condannandosi “a sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine che è l’inferno”. Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!”, è la conclusione del Papa.

 

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In Quaresima lasciamo agire lo Spirito Santo

Padre Raniero Cantalamessa

La conversione che ci chiede Gesù non è un “tornare indietro”, ma piuttosto “fare un salto in avanti”. È quanto affermato dal predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, nella prima predica di Quaresima nella Cappella “Redemptoris Mater” in Vaticano. Padre Cantalamessa ha dedicato la meditazione all’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, invitando tutti a vivere la Quaresima come un periodo in cui possiamo riempire di Spirito Santo la nostra anima.

Ciascun battezzato “è un soggetto attivo di evangelizzazione”. Padre Raniero Cantalamessa ha preso spunto da un passo dell’Evangelii Gaudium per soffermarsi sul tema della gioia evangelica che riempie il cuore e la vita.

Incontrare personalmente Gesù 
Lo scopo ultimo dell’evangelizzazione, ha affermato, “non è la trasmissione di una dottrina ma l’incontro con una persona, Gesù Cristo”.
“La possibilità di un tale incontro a tu per tu dipende dal fatto che Gesù risorto è vivo e desidera camminare affianco di ogni credente così realmente come camminava affianco dei due discepoli di Emmaus lungo il viaggio, anzi, di più, come era con i due discepoli quando tornavano a Gerusalemme dopo che avevano ricevuto il pane spezzato da Gesù, perché adesso era dentro di loro, non era affianco”.

Per Francesco, ha proseguito, questo non vuol dire che l’incontro personale “sostituisce quello ecclesiale”, ma solo che quest’ultimo deve essere anche “un incontro libero, voluto, spontaneo, non puramente nominale, giuridico o abitudinario”. Il frate cappuccino ha così evidenziato che questo è ancor più vero oggi nel momento in cui “l’esaltazione della libertà individuale e dell’autodeterminazione” hanno mutato “profondamente la situazione della fede nella società”.

I movimenti al servizio della nuova evangelizzazione
Di qui l’urgenza di una nuova evangelizzazione che crei per gli “uomini d’oggi delle occasioni che permettano loro” di prendere una decisione “personale libera e matura”. Al riguardo, ha detto, dopo il Concilio Vaticano II hanno avuto un grande ruolo gli “innumerevoli movimenti ecclesiali” e le “aggregazioni laicali”
“Il contributo comune di tutte queste realtà vastissime, sia pe consistenza numerica che per indole, costituisce un elemento comune: sono l’occasione per molti laici adulti di prendere coscienza del proprio battesimo e di decidere liberamente della loro appartenenza, quindi diventare soggetti attivi della Chiesa, non più solo passivi”.

Ma perché, si chiede ancora padre Cantalamessa, “il Vangelo riempie di gioia il cuore e la vita del credente?”. La risposta è proprio nell’incontro “personale con Gesù”, nel “rapporto intimo, da persona a persona” con Lui.

Convertirsi è andare avanti, non tornare indietro
Prima di Gesù, ha così affermato, “convertirsi significava sempre ‘tornare indietro’”, ma con il Signore cambia tutta la realtà, la conversione “assume un significato nuovo, finora sconosciuto”
“Convertirsi non significa più tornare indietro all’alleanza violata: significa fare un balzo in avanti ed entrare nel Regno che è apparso gratuitamente per decisione di Dio in mezzo agli uomini. Quindi convertitevi e credete sono la stessa cosa: convertitevi, cioè credete”.

Ecco, ha soggiunto, perché il Vangelo è Buona Notizia: perché “ci parla di un Dio che, per pura grazia, ci è venuto incontro in suo Figlio Gesù”. Quindi, ha messo in guardia dal fermarsi alla croce convincendosi “che il Vangelo è sinonimo di sofferenza e di rinnegamento di sé, e non di gioia”. In realtà, ha detto, il Calvario è la “penultima tappa, mai l’ultima”: dopo la croce c’è la Risurrezione, “la gioia senza fine”.

Fede e opere in “Evangelii Gaudium”
Il predicatore della Casa Pontificia ha dunque evidenziato che il Vangelo non si può ridurre alla sola dimensione della fede, trascurando le opere. Altrimenti, come scrive l’Apostolo Giacomo, la fede è “morta”. E qui ha richiamato l’Evangelii Gaudium che, ha detto, fa una sintesi proprio tra fede e opere
“L’Esortazione Apostolica di Papa Francesco riflette questa sintesi tra fede e opere, perché dopo aver iniziato con questa prospettiva radiosa dell’incontro con Cristo, che già ti mette nella salvezza, elenca nel corpo della lettera tutti i ‘No’ che il Vangelo dice contro l’egoismo, l’ingiustizia, l’idolatria del denaro e i ‘Si’ che il Vangelo ci fa dire, ci sprona a dire al servizio degli altri, all’impegno sociale, ai poveri. È la dimostrazione che l’incontro personale con Gesù non ti lascia indifferente nel quietismo, ma ti spinge, diventa un dinamismo che porta sia all’evangelizzazione che alla santificazione personale”.

A Quaresima, riempiamo di Spirito Santo la nostra anima
Padre Cantalamessa ha concluso la sua predica sottolineando che la “gioia promessa dal Vangelo è frutto dello Spirito, e non si mantiene se non grazie a un continuo contatto con Lui”. Un contatto che possiamo ancor più sperimentare e approfondire nel tempo di Quaresima
“E questo tempo di Quaresima, venerabili padri, fratelli e sorelle, è il tempo più adatto per ‘l’ispirazione’, per fare dei forti, grossi respiri di Spirito Santo attraverso quel poco che possiamo fare, in modo che poi dopo, quando andiamo verso gli altri – senza che ce ne accorgiamo – forse, il nostro respiro, il nostro alito profuma un po’ di Gesù. Buona Quaresima a tutti”.

(Servizio di Alessandro Gisotti, Radio Vaticana)

avvenire.it

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Messaggio del Parroco don Fabrizio Crotti per la Quaresima 2015

Crotti don Fabrizio_15  parroccato

Il tempo è, per noi, costituito dalle stagioni, dal levar e dal calar del sole, ed ai vari ritmi di riposo e lavoro: è attraverso tali elementi che noi distinguiamo il tempo, almeno quello fisico.

Esiste anche un tempo dello spirito, pure ritmato da tempi liturgici, le stagioni dello spirito che, diversamente da quelle temporali, possono essere seguite o non.

Così dopo il tempo del Natale, viene il tempo del carnevale (inizialmente del tutto ‘laico’) festeggiato dal cristiano come prolungamento della gioia del Natale che ci ha portato una speranzosa e gioiosa visione di vita.

Segue successivamente un tempo di quaresima, generalmente visto come tempo della tristezza, della penitenza e perciò spesso accettato non di buon grado, e talora, ignorato.

In realtà la quaresima è un tempo di grazia, di revisione della nostra vita, di ‘fidanzamento’ con il Signore. Non è a caso che uno dei temi maggiori della riflessione quaresimale sia il “deserto” luogo nel quale Dio ha condotto Israele per renderlo ‘adulto’…per prepararlo ad essere ‘popolo’ e non più servitore… Nel deserto Dio parla al cuore dei suoi profeti, parla a Giovanni il precursore, e parla a Gesù suo amore incarnato per noi.

È nel deserto che Gesù, nello Spirito e nella preghiera, accoglie la volontà del Padre che lo vuole Agnello sacrificato per la salvezza dell’umanità.

È a partire dalla esperienza nel deserto che inizia in Gesù il nuovo popolo di Israele e la comunione rinnovata tra cielo e terra, pace tra regno animale e regno celeste.(v. lett, 1 dom).

Nella morte di Gesù si attuerà questa pace-comunione, la vittoria sul male e sulla morte.

Perché allora continua ad esistere il male, il peccato, le lotte fratricide ecc.?

Ciò che Gesù ci ha offerto, il bene, la pace, la vittoria sul male è un dono non un obbligo. La libertà con la quale Dio ci creato, presuppone che vi sia anche il rifiuto, ciò che spesso purtroppo accade.

L’uomo non è obbligato a compiere il bene, ma gliene è data facoltà se accoglie il dono di Cristo.

Se non lo accoglie è come qualsiasi dono che noi facciamo: una opportunità che è data ma che è reale allorquando se ne fa uso.

La quaresima rappresenta allora un tempo attraverso il quale riflettiamo seriamente sulla nostra vita, le nostre scelte, l’aver accettato in toto o in parte quel magnifico dono che ci è dato dal Cristo: l’opportunità di vivere al di fuori del peccato, di far parte del popolo dei salvati già ora, e dei risorti in futuro.

Non perdiamo dunque questa nuova e meravigliosa opportunità; riprendiamo, se mai fosse stato interrotto, il nostro fidanzamento col Signore perché la sua Pasqua diventi la nostra Pasqua; la sua morte la nostra morte al male; la sua Pace di Risorto sia la nostra pace!

Con schiettezza e sincerità Buona Pasqua a tutti: pace e gioia particolarmente a chi è più tribolato interiormente!

don Fabrizio

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Vescovo Mons. Camisasca invita i giovani in Cattedrale

“Desidero rivolgere un invito ai giovani e a tutti quanti vorranno vivere con me quattro momenti durante la Quaresima: 27 febbraio, 6, 13 e 20 marzo, in Cattedrale, nella nostra Cattedrale, alle 20.45. Quattro momenti per camminare assieme verso la Pasqua.

Il primo sarà dedicato a san Pietro e al suo tradimento: è possibile risorgere dopo i tradimenti?

Il secondo sarà dedicato al cireneo: è possibile portare i pesi nostri e i pesi degli altri?

Il terzo alla Maddalena: Gesù amava la Maddalena ed era amato da lei: quali sono i passi dell’amore?

E poi il quarto momento, il centurione e i due ladroni: Come possiamo rinascere dopo la morte? A cosa siamo destinati?

Ecco, quattro momenti per camminare assieme verso la Pasqua”.

Con queste parole – in un videomessaggio registrato dall’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali- monsignor Massimo Camisasca invita i giovani a partecipare in Cattedrale ad un nuovo ciclo di catechesi, riunite sotto il titolo “Li amò sino alla fine”.

Il primo appuntamento, venerdì 27 febbraio alle 20.45, è sul tema “La conversione dell’amore”(Simon Pietro e Gesù); seguono il 6 marzo “Protagonisti della salvezza del mondo” (Il cireneo), il 13 marzo “La scoperta dell’amore vero” (Maria Maddalena) e il 20 marzo “Un amore che non ha confini” (Il centurione e i due ladroni).

La struttura della serata sarà quella già collaudata nelle passate edizioni. Il Vescovo e altri sacerdoti saranno disponibili per le confessioni a partire dalle 20. Poi un canto introdurrà le parole di monsignor Camisasca, che dopo la sua catechesi accoglierà le domande di alcuni partecipanti, per concludere intorno alle 22.

laliberta.info

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Mercoledì delle Ceneri 18 Febbraio 2015

Colore liturgico: Viola 

Il mercoledì delle Ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno, e dall’intensificazione dell’istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre ora il tempo salutare della Quaresima.
Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste, al quale noi ci sottomettiamo umilmente in risposta alla parola di Dio. Al di là del senso che queste usanze hanno avuto nella storia delle religioni, il cristiano le adotta in continuità con le pratiche espiatorie dell’Antico Testamento, come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo.
Il rinnovamento pasquale è proclamato per tutta l’umanità dai credenti in Gesù Cristo, che, seguendo l’esempio del divino Maestro, praticano il digiuno dai beni e dalle seduzioni del mondo, che il Maligno ci presenta per farci cadere in tentazione. La riduzione del nutrimento del corpo è un segno eloquente della disponibilità del cristiano all’azione dello Spirito Santo e della nostra solidarietà con coloro che aspettano nella povertà la celebrazione dell’eterno e definitivo banchetto pasquale. Così dunque la rinuncia ad altri piaceri e soddisfazioni legittime completerà il quadro richiesto per il digiuno, trasformando questo periodo di grazia in un annuncio profetico di un nuovo mondo, riconciliato con il Signore.
 

mercoledi-delle-ceneri

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Mercoledì delle Ceneri. Mercoledì 18 febbraio inizia il tempo di Quaresima in preparazione alla Pasqua. S. Messa in S. Stefano ore 19

Mercoledì delle Ceneri   
Mercoledì 18 febbraio inizia il tempo di Quaresima in preparazione alla Pasqua 
ore 19 S. Messa e imposizione S. Ceneri in Santo Stefano
mercoledi-delle-ceneri
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Papa Francesco: Messaggio per la Quaresima, sul tema “Rinfrancate i vostri cuori” (Gc 5,8)

Dio “non è indifferente a noi” e a “quello che ci accade”: per questo il cristiano deve dire no alla “globalizzazione dell’indifferenza”, cioè a quella “attitudine egoistica, di indifferenza” che “ha preso oggi una dimensione mondiale”. È quanto scrive il Papa, nel Messaggio per la Quaresima, sul tema “Rinfrancate i vostri cuori” (Gc 5,8). “Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato”, scrive Francesco nel messaggio, diffuso oggi: “Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade”.

“Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi – nota il Papa – certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene”.

Questa “attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza”: per il Papa, “si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare”.

“L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani”, ammonisce Francesco, secondo il quale “abbiamo bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano”. “Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo”, ricorda il Papa: “Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità”.

Tuttavia, è l’analisi del Santo Padre, “il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita”. “Il popolo di Dio ha bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso”.

“Nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti”. A ribadirlo è il Papa, che nel Messaggio per la Quaresima spiega che “poiché siamo legati in Dio, possiamo fare qualcosa anche per i lontani, per coloro che con le nostre sole forze non potremmo mai raggiungere, perché con loro e per loro preghiamo Dio affinché ci apriamo tutti alla sua opera di salvezza”. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono”: Francesco sceglie questa immagine, tratta dalla prima lettera ai Corinzi, per descrivere la Chiesa: “La carità di Dio che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza”.

Tuttavia, “si può testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato”, precisa il Papa, ricordando che “il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini”.

A questo proposito, Francesco cita la liturgia del Giovedì santo con il rito della lavanda dei piedi: “Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo così può servire l’uomo”.

“La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui”, scrive il Papa nel Messaggio, e ciò “avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene a un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro”. Per questo, come afferma san Paolo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui”. La Chiesa è “comunione dei santi”, precisa il Santo Padre, “perché vi partecipano i santi, ma anche perché è comunione di cose sante: l’amore di Dio rivelatoci in Cristo e tutti i suoi doni”. Tra essi, “c’è anche la risposta di quanti si lasciano raggiungere da tale amore. In questa comunione dei santi e in questa partecipazione alle cose sante nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti”.

“Per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile”. Ne è convinto il Papa, che nel Messaggio per la Quaresima invita a unirsi “alla Chiesa del cielo nella preghiera”: “Con i santi che hanno trovato la loro pienezza in Dio – spiega – formiamo parte di quella comunione nella quale l’indifferenza è vinta dall’amore”. “La Chiesa del cielo non è trionfante perché ha voltato le spalle alle sofferenze del mondo e gode da sola”, puntualizza il Papa: “Piuttosto, i santi possono già contemplare e gioire del fatto che, con la morte e la resurrezione di Gesù, hanno vinto definitivamente l’indifferenza, la durezza di cuore e l’odio. Finché questa vittoria dell’amore non compenetra tutto il mondo, i santi camminano con noi ancora pellegrini”. Santa Teresa di Lisieux “scriveva convinta che la gioia nel cielo per la vittoria dell’amore crocifisso non è piena finché anche un solo uomo sulla terra soffre e geme”, sottolinea il Papa citando una sua lettera: “Conto molto di non restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime”.

“Anche noi partecipiamo dei meriti e della gioia dei santi ed essi partecipano alla nostra lotta e al nostro desiderio di pace e di riconciliazione. La loro gioia per la vittoria di Cristo risorto è per noi motivo di forza per superare tante forme d’indifferenza e di durezza di cuore”.

“Ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani”: alle parrocchie, in particolare, spetta il compito di diventare “isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza”. È il doppio invito del Papa, che nel Messaggio per la Quaresima ricorda come “la Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini. Questa missione è la paziente testimonianza di Colui che vuole portare al Padre tutta la realtà e ogni uomo”. “La missione è ciò che l’amore non può tacere”, afferma Francesco: “La Chiesa segue Gesù Cristo sulla strada che la conduce a ogni uomo, fino ai confini della terra. Così possiamo vedere nel nostro prossimo il fratello e la sorella per i quali Cristo è morto ed è risorto. Quanto abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto anche per loro. E parimenti, quanto questi fratelli possiedono è un dono per la Chiesa e per l’umanità intera”. “Quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!”, l’auspicio del Papa.

Non solo come Chiesa, ma “anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza”, denuncia il Papa nel Messaggio per la Quaresima: “Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità a intervenire”. “Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?”, si chiede Francesco: “In primo luogo – la risposta – possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste”. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti!”, l’esortazione del Papa, che ha citato l’iniziativa “24 ore per il Signore”, in programma il 13 e 14 marzo, auspicando che “si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano”.

In secondo luogo, “possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità”. Infine, “la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli”. Solo così “potremo resistere alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli”.

“Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza”, nel Messaggio il Papa chiede a tutti “di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore”, come scrive Benedetto XVI nella “Deus caritas est”. “Avere un cuore misericordioso – precisa Francesco – non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle. In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro”. “Rendi il nostro cuore simile al tuo”, la preghiera del Santo Padre per il tempo di preparazione alla Pasqua: “Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza”.

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Quaresima Missionaria 2014. Il Video-Intervista realizzato dal Centro Missionario Diocesano per l’animazione del periodo quaresimale

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Video commento Letture 9 marzo 2014 Prima Domenica Quaresima

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