L’INUTILE POLEMICA. Femminicidio, il parroco di San Terenzo:«Chiedo scusa per la provocazione»

Il vescovo ordina la rimozione del manifesto sulla violenza alle donne e convoca il sacerdote in Curia: la sua è una «errata lettura di fatti drammatici».

“Mi prenderò un periodo di riposo ma non lascio la tonaca. Il comunicato arrivato stamattina è, probabilmente, un fake”. Lo ha detto don Piero Corsi, sacerdote autore del volantino sul femminicidio, stamani in un video registrato a cura della televisione diocesana che sarà diffuso nel primo pomeriggio.
Il sacerdote, dopo le aspre polemiche scatenate dal contenuto del volantino, ha incontrato ieri sera il vescovo, monsignor Luigi Palletti, il quale ha consigliato al parroco di San Terenzo di prendersi “un periodo di riposo e riflessione”. Il sacerdote ha poi sentito per telefono stamani l’alto prelato ma “non ho mai detto o scritto di voler lasciare la tonaca”. Probabilmente la mail inviata da un indirizzo uguale al suo è falsa e si tratta di un fake. Anche la Curia ha smentito che don Corsi abbia mai reso noto al vescovo di voler lasciare la tonaca.

RIMOSSO IL VOLANTINO INCRIMINATO di Nicoletta Martinelli
Rimosso, subito. Per ordine del vescovo. Luigi Ernesto Palletti, alla guida della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnano, è stato perentorio: quel volantino che attribuisce alle donne vittime di abusi la responsabilità delle violenze subite, all’ingresso di una chiesa non ci può stare. Anche – o soprattutto – se ad affiggerlo è stato il parroco, don Piero Corsi, che ieri in serata si è scusato «con tutti per quella che voleva essere soltanto una imprudente provocazione».
Appena ha saputo che sulla bacheca della parrocchia San Terenzo, a Lerici, faceva bella mostra di sé uno scritto «contenente affermazioni che conducono a dare una errata lettura dei drammatici fatti di violenza sulle donne – ha spiegato il vescovo Palletti – ho subito dato disposizione che fosse immediatamente rimosso».

La telefonata al parroco è arrivata già la sera di Natale, con l’ordine di rimuovere il volantino e una convocazione urgente in Curia. «In nessun modo – ha chiarito il vescovo ad Avvenire e prima ancora a don Corsi – può essere messo in diretta correlazione qualunque deprecabile fenomeno di violenza sulle donne con qualsivoglia altra motivazione, né tantomeno tentare di darne una inconsistente giustificazione». Un intervento deciso, originato dallo scritto che il parroco ha scaricato dal sito online “Pontifex”, intitolato: «Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?»

Dove si legge: «Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto spesso le responsabilità sono condivise». L’autore del testo riproposto da don Corsi in una parentesi definisce il delitto una «forma di violenza da condannare e punire con fermezza».

Con fermezza, adesso, è stato corretto questo errato pensiero: «Ritengo doveroso cogliere l’occasione – ha detto il vescovo Palletti – per invitare tutti a prendere sempre più coscienza di questo inaccettabile fenomeno perché non si debbano più ripetere fatti di violenza sulla donna, come quelli che, nell’anno ormai trascorso, hanno drammaticamente segnato la vita del nostro Paese».

Sfugge all’estensore dell’articolo – e al parroco Corsi che lo rilancia – che dal 2000 al 2011 sono state 2.061 le donne vittima di furia omicida, 170 solo lo scorso anno. Sette su dieci sono state uccise da mariti, partner o ex mariti ed ex partner. Non è un’invenzione dei «soliti tromboni di giornali e tv», come ha creduto di poter affermare il parroco di San Terenzio, ma il risultato di un’indagine di Eures, l’istituto di ricerca economica e sociale.

Non pago di aver ridotto queste violenze assassine a invenzione mediatica, don Corsi ripropone anche la questione della violenza sessuale: «Quante volte – si domanda e ci domanda – vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale. Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?». Con quel «noi» – va da sé – intendendo solo le signore e anche questa volta chiudendo tra parentesi il giudizio sull’abuso sessuale, definito «roba da mascalzoni». Le parentesi, in effetti, si potrebbero salvare…

avvenire.it

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