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Al via l’estate in parrocchia

Da lunedì 12 giugno in moltissime parrocchie della diocesi iniziano i centri estivi: occasione per le comunità, aiuto per le famiglie, esperienza di servizio e fraternità

A Sant’Anselmo 21 educatori e 130 animatori per 600 bambini

Oltre 800 persone tra bimbi, educatori ed animatori per vivere un’esperienza unica nel campo estivo forse più grande di tutta la provincia di Reggio. è quasi un piccolo paese quello che si appresta a passare una prima parte d’estate all’insegna dei valori cristiani, del divertimento e del volontariato. Prenderà il via, infatti, lunedì 12 giugno, il grest della parrocchia di Sant’Anselmo, realtà cittadina che si trova in via Martiri di Cervarolo.
Il campo, dedicato ai ragazzi dai 6 ai 14 anni, durerà fino al 21 luglio e aprirà le porte ai giovani fin dal mattino a partire dalle 7.45, per terminare le attività alle 17.30. Attività che saranno incentrate, quest’anno, sul tema della Creazione, con particolare riferimento al passo biblico della Genesi. Al centro di tutto ci sarà dunque la Parola di Dio con diversi spunti di riflessione, ma non mancheranno gli spezzoni ludici dedicati allo sport, ai giochi, alle gite e ai tuffi in piscina.

“Il campo estivo è un momento di aggregazione per ragazzi, giovani e famiglie che si impegnano nella gioia di vivere i valori umani e cristiani – puntualizza don Giancarlo Simonazzi, parroco di Sant’Anselmo, che spiega l’organizzazione di un grest così complesso – e non un semplice parcheggio per i figli: non sostituisce la famiglia, ma svolge un servizio alla famiglia. Non facciamo i baby sitter, la finalità è pastorale, con l’intento di educare i ragazzi alla vita religiosa e al servizio del prossimo. è un corso formativo che, per l’estate 2017, si chiamerà Detto fatto. I sette giorni della Creazione.
Abbiamo preso spunto da un lavoro già messo in piedi da parrocchie ‘gemelle’ in Lombardia: anche lì, infatti, la partecipazione all’oratorio è di centinaia di ragazzi”.

Oratorio

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Video Commento da You Tube Letture Santa Messa Domenica 4 Settembre 2016

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7 Agosto 2016 Commento Letture S. Messa. XIX T.O. Anno C

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Sognare ancora, in parrocchia

«Cara parrocchia, puoi davvero essere un luogo di riconciliazione, non solo perché fai incontrare la misericordia di Dio nei sacramenti, ma perchè la sperimenti anche quando sai affrontare senza maschere i conflitti, che hai pure al tuo interno»

Il Centro di Orientamento Pastorale ha tenuto nelle scorse settimane a Foligno la sua settimana nazionale di aggiornamento, quest’anno dedicata al tema «Riconciliarsi nella comunità. Educarsi alla misericordia, dono e impegno». Come di consueto il succo dei lavori è stata riassuntanel testo di questa «Lettera alla parrocchia», che proponiamo qui sotto.

Cara parrocchia,

si dice di te che stai scomparendo, che vieni facilmente trasformata in un sportello o agenzia di servizi, che staiinventando tabelloni che devono far sapere a tutti i tuoi orari e non la tua accoglienza, che tieni chiusa la chiesa tutto il giorno perché ti vuoi difendere dai ladri, che non sei più casa abitabile dei giovani, che sei una delle tante istituzioni che si sopportano a mala pena…. Te ne potrei dire altre di previsioni.

Ma non siamo abituati ad adattarci al ribasso. Ci siamo trovati con tanti amici, in questi giorni, a sognare ancora, nonostante tutti ci scoraggino e ci pensino irriducibili visionari, perché vediamo che hai una grande capacità di essere luogo di misericordia e di riconciliazione, ponte e non muro, crocevia di bisogni e di solitudini che cercano compagnia e prospettive. Non hai paura di essere minoranza, perché non sei affatto settaria, tieni aperta la tensione a salvare e accogliere tutti, hai sempre questa bella caratteristica di essere cattolica, contro la tentazione di farti intimistica e gruppettara o lobby che si specializza in cose che non sono per tutti.

Abbiamo provato a sognare come Gesù voleva la sua comunità, e ci ha aiutato papa Francesco a continuare a sognare, a dirci che tutte le nostre strutture, le nostre riunioni, gli stili, gli orari, i linguaggi devono piegarsi a un verbo che lui ripete spesso: uscite, fate ospedale da campo. Tu parrocchia puoi ben essere un luogo di riconciliazione, non solo perché fai incontrare la misericordia di Dio nei sacramenti, ma perchè la sperimenti anche quando sai affrontare senza maschere i conflitti, che hai pure al tuo interno.

Sei in grado di ascoltare il grido che esprime ogni vita come appello rivolto all’Altro, il grido che cerca nella solitudine, che aspira a Dio senza conoscerlo né nominarlo, ma di cui sente la mancanza e il vuoto.

Tu, parrocchia, sei proposta di felicità, di bellezza, di leggerezza, di armonia. Non è solo da oggi che stimi la ricerca faticosa che l’umanità fa, senza voler battezzare tutto come cristiano, ma incamminandoti con tutti, come compagna di viaggio che va verso una sola meta. Hai un annuncio che non è ossessionato dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine, non tenti di imporle a forza di insistere, ma porti un annuncio che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, che si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. Non sei complicata; la tua proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e “radiosa”.

Puoi disporre ancora di preti che vogliono un legame vero con la gente, che sanno dare ragione della loro fede in tutti i contesti in cui abiti, capaci di essere poveri e di vivere con le famiglie per imparare ancora di più l’arte di vivere, di credere e di sperare.
Sei certa che non vivi di illusioni, perché già le sperimenti come realtà.
Puoi sempre contare anche su di noi, e assieme affidarci a Dio

Gli amici del Centro Orientamento Pastorale
Foligno 2016

 

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In S. Stefano Reggio Emilia festeggiata la Madonna del Carmelo: una guida materna per incontrare Dio

Festa Carmelo 2016 Reggio Emilia Santo Stefano

Mons. Caprioli ha presieduto la celebrazione; concelebrano don Fabrizio Crotti, don Danile Casini, Don Vasco Rosselli

L’Unità Pastorale dei “Santi Crisanto e Daria” di Reggio Emilia ha vissuto il 16 luglio 2016 un momento intenso di comunione nella festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, istituita in ricordo dell’apparizione mariana che avvenne il 16 luglio 1251 all’allora generale dell’Ordine carmelitano, l’inglese Simone Stock, sul Monte Carmelo in Galilea. Durante l’apparizione, San Simone, che chiedeva alla Vergine di concedere un privilegio ai Carmelitani, ricevette uno scapolare, detto anche “Abitino”, e la rivelazione di privilegi connessi alla sua devozione.

Don Fabrizio Crotti ha presieduto  le Sante Messe  celebrate alle ore 10.00 e 11.30 e concluse dalla recita dell’atto di consacrazione alla Madonna.

Nel pomeriggio alle 18.45 la recita dell’inno Acatistos, e alle 19.00 la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo emerito mons. Adriano Caprioli circondato dalla presenza degli ultimi tre Parroci di S. stefano, don Vasco Rosselli, Don Fabrizio Crotti e don Daniele Casini.

Nel corso della Santa Messa la comunità parrocchiale di Santo Stefano ha  i 100 anni della maestra Anna Maria Lindner, consorella della confraternita e per tantissimi anni impegnata nella parrocchia cittadina.

La Festa (nel commento della biblista suor Maria Anastasia di Gerusalemme, priora del Monastero delle Carmelitane di Ravenna, al microfono di Marina Tomarro di Radio Vaticana)  è una tradizione che ha radici molto lontane e molto profonde. Possiamo dire che sono le radici stesse che riscopriamo nella Divina Scrittura: tutto il Carmelo – questa grande spiritualità e questa grande esperienza di incontro con Dio; e poi questa grande famiglia che è nata ha una connessione vitale proprio con le Scritture, con la Parola di Dio, per il fatto che il Carmelo ha la sua origine nella terra di Israele, nella terra del Signore, nella terra in cui la Parola di Dio ha risuonato in maniera viva, in maniera diretta. E proprio dentro questo dialogo e dentro questa storia, Maria ha un posto tutto speciale e tutto particolare: i nostri primi padri, gli eremiti che si sono installati sul Carmelo per vivere la loro vita di preghiera, hanno proprio fatto la scelta fortissima di porre Maria al centro di questa loro esperienza spirituale e di vita. Anche in Europa, dunque, questo rapporto di amicizia e di amore con Maria ha continuato a crescere. I Carmelitani si sono rivolti alla loro Madre per chiedere a Lei un segno forte e tangibile di aiuto: e il segno è il segno meraviglioso e bellissimo dello Scapolare. Qui emerge la figura di San Simone Stock, il priore generale dell’Ordine, che ha ricevuto in una visione la visita di Maria e il dono dello Scapolare.

E’ una tradizione, è una devozione mariana molto diffusa in tutto il mondo: dal Brasile all’Africa, all’America, all’America del Sud; anche in Italia, soprattutto in Sicilia ci sono delle comunità di Terziari – quindi laici carmelitani – molto fiorenti; ma pensiamo anche al Carmine Maggiore di Napoli, alla Calabria… Non si finirebbe mai di fare l’elenco dei luoghi, delle situazioni, delle comunità cristiane che sono visitate e che sono animate da questa devozione alla Vergine del Carmelo e quindi allo Scapolare.

Il messaggio fondamentale, che sta al cuore di questa devozione e di questo dono dello Scapolare, è il messaggio della presenza, presenza nel senso di relazione, perché Maria si offre come strada possibile da percorrere per arrivare ad una relazione molto forte, molto profonda e intima con Dio, perché il Carmelo – in definitiva – offre proprio la spiritualità della relazione, dell’incontro con Dio: una relazione con il Signore che passa, in modo particolare, attraverso la Sacra Scrittura. Quindi se una persona, una comunità cristiana si abitua a vivere la relazione con Dio in questo modo, le persone – coinvolte in questa esperienza di fede – diventano capaci anche di vivere le relazioni in modo più vero e più vivo. E’ proprio una scuola di relazione il Carmelo: la preghiera nel Carmelo diventa veramente una porta di ingresso nelle relazioni più vere e più vive ed è proprio di relazioni, di incontro e di comunione che il nostro mondo ha bisogno. E’ questo che noi vogliamo annunciare.

a cura di Giuseppe Serrone

 

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Festa per i 100 anni della maestra Anna Maria Lindner

La maestra Anna Maria Lindner, esemplare figura del laicato cattolico reggiano, ha festeggiato martedì scorso il secolo di vita; infatti è nata il 5 luglio 1916. Ha ricordato questo importante traguardo con una Santa Messa celebrata dal padre servita Umberto Scalabrini, che ha sottolineato il “cuore aperto” della centenaria.

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Anna Maria Lindner ha fatto del servizio alla Chiesa universale e locale la peculiarità della sua lunga esistenza, un secolo!, che ha già attraversato ben nove pontificati (Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco) e sei episcopati (Brettoni, Socche, Baroni, Gibertini, Caprioli, Camisasca).

Notevole, prezioso e qualificato è stato il suo impegno soprattutto nell’Azione Cattolica – Gioventù Femminile, di cui è stata una meravigliosa protagonista – e Unione Donne -: attiva e generosa propagandista e poi delegata diocesana dei Fanciulli Cattolici. La riconoscenza dell’Associazione alla maestra Lindner, fedelissima iscritta da tantissimi decenni all’A.C., è stata espressa dal presidente diocesano Andrea Cavazzoni .

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Anna Maria Lindner con il presidente Ac Andrea Cavazzoni

Durante la celebrazione numerose sono state le testimonianze sull’opera generosa, umile svolta da Anna Maria anche nella parrocchia di Santo Stefano e per le missioni, per le quali ha organizzato tante iniziative volte alla raccolta di fondi.

“Una maestra autentica, che ha insegnato con l’esempio e con la testimonianza della sua vita. Il Signore ha già iniziato a ricompensarla in questo mondo, donandole un’esistenza così lunga come numerose sono le generazioni di fanciulli che Anna Maria Lindner ha saputo educare”, così ha scritto il cardinale Camillo Ruini.

Profonda e solida fede, Messa quotidiana, intelligenza vivace, rigore, riservatezza, pazienza, sono le doti che contraddistinguono Anna Maria Lindner. Intensa la sua devozione alla Madonna della Ghiara.

Alla celebrazione – conclusa dal canto del “Magnificat” – ha fatto seguito un momento di festa con il tradizionale taglio della torta.

laliberta.info

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Radio Giornale 17 Maggio 2016 dalla web radio

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Per la Messa del Lunedì dell’Angelo, i Templari Cattolici d’Italia hanno partecipato alla Santa Messa nella chiesa di Santo Stefano a Reggio Emilia

Templari Cattolici D’Italia (Video)

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Oggi 6 Maggio 2016 compleanno di don Fabrizio Crotti

6.5.16 002

don Fabrizio Crotti il giorno del compleanno 6 Maggio 2016 nel Giardino di S. Stefano con alcune fedeli (Albana e Franca)

Oggi 6 Maggio alle ore 19 in S. Stefano durante la S. Messa delle ore 19  siamo invitati ad unirci alla preghiera per don Fabrizio Crotti, che festeggia il 67° compleanno (nato a Fazzano il 6 Maggio 1949).

 Don Fabrizio Crotti: già Parroco in S. Stefano e San Zenone, ora collaboratore dell’Unità Pastorale Santi Crisanto e Daria, apprezzato teologo (docente dal 1996);  ex Responsabile del settore insegnanti di religione cattolica nelle scuole; Responsabile in Diocesi del settore tecnico per le ristrutturazioni dal 1998.

 

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Diretta Web Radio S. Rosario dalla Chiesa di S. Stefano in Reggio Emilia ore 18,30 nel Mese di Maggio

Live Recita del Rosario in Diretta dalle ore 18,30 dal 2 Maggio 2016 per tutto il Mese di Maggio (esluso la Domenica e il Lunedì)
maria.rose

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CATTEDRALE DI “S. MARIA ASSUNTA” REGGIO EMILIA CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA SANTA

CATTEDRALE DI “S. MARIA ASSUNTA”
REGGIO EMILIA
CELEBRAZIONI

DELLA SETTIMANA SANTA

Domenica 20 marzo 2016 ore 10.15
DOMENICA DELLE PALME
Anima il canto il Coro dell’Unità Pastorale Santi Crisanto e Daria

Giovedì 24 marzo 2016 ore 9.30
MESSA CRISMALE
Anima il canto il Coro Diocesano

Giovedì 24 marzo 2016 ore 18.30
MESSA IN COENA DOMINI
Anima il canto la Cappella Musicale della Cattedrale

Venerdì 25 marzo 2016 ore 18.30 – Basilica di S. Prospero
AZIONE LITURGICA IN PASSIONE DOMINI
Anima il canto la Cappella Musicale della Cattedrale

Sabato 26 marzo 2016 ore 21.00
SOLENNE VEGLIA PASQUALE
Anima il canto la Cappella Musicale della Cattedrale

>>> Locandina Settimana Santa 2016 (scarica il file pdf)

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Unità Pastorale: luoghi, date e orari Celebrazioni Liturgiche Settimana Santa 2016 nell’Anno della Misericordia

settimanasanta

Unità Pastorale «Santi Crisanto e Daria»

Cattedrale – San Prospero – Santa Teresa – Santo Stefano – San Zenone

Settimana Santa

nell’Anno della Misericordia

20 marzo – Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Le Messe festive anticipate di sabato 19 marzo sono: alle 18.30 nella Basilica di San Prospero e in Santa Teresa; alle 19 in Santo Stefano

Messa dell’Unità Pastorale con il Vescovo: benedizione delle palme e dei rami di olivo alle 10.15 sul sagrato di San Prospero, processione verso la Cattedrale, passaggio attraverso la Porta Santa, liturgia della Domenica di Passione in Cattedrale.

GMG diocesana e Giubileo dei giovani: alle 16, incontri nei luoghi della misericordia in Città; alle 17, arrivo in Piazza del Duomo dei giovani che faranno il passaggio della Porta Santa e, alle 18, mediteranno con lo spettacolo «Le ultime sette parole di Cristo»; alle 19: messaggio conclusivo del Vescovo Massimo

– Alla 18, nella Basilica San Prospero e, alle 19, in Santo Stefano: Messa con benedizione olivo.

21, 22 marzo e 23 marzo – Lunedì, Martedì, Mercoledì Santo

Nella Cripta della Cattedrale: alle 7.40 Lodi Mattutine e, alle 8, Celebrazione eucaristica; alle 10.30 Celebrazione eucaristica con inizio dell’Adorazione; alle 11.15 Ufficio di Lettura; alle 12.15 Ora Media; alle 17 Via Crucis; alle 18.00 Vespri e benedizione eucaristica.

Alle 9.30 in Santo Stefano e alle 18.30 nella Basilica di San Prospero: Celebrazione eucaristica.

* Mercoledì santo, 23 marzo, alle 18.30 in Santa Teresa: Celebrazione eucaristica.

24 marzo – Giovedì Santo

Alle 9.30, in Cattedrale, solenne concelebrazione della Messa Crismale con il Giubileo dei sacerdoti e dei diaconi.

– Alle 18.30, in Cattedrale, apertura del Triduo Pasquale con la Messa nella Cena del Signore, dove il Vescovo compirà il gesto della lavanda dei piedi ai fanciulli dell’Unità Pastorale che la prossima domenica 17 aprile celebreranno la prima Eucaristia.

– Alle 19, in Santo Stefano, Messa in Cœna Domini per le parrocchie di Santo Stefano e San Zenone.

– In Cattedrale, dalle 21.30 alle 22.30: ora di adorazione eucaristica comunitaria. Sono aperte per l’adorazione e per le visite dei fedeli anche le altre chiese dell’Unità Pastorale.

25 marzo – Venerdì Santo

[Quest’anno si omette la solennità dell’Annunciazione, che verrà posticipata a lunedì 4 aprile]

Obbligo di astinenza e digiuno – Giornata di solidarietà per la Terra Santa.

– Alle 7.40, in Cattedrale, davanti al Santissimo Sacramento: Ufficio di Lettura e Lodi Mattutine.

– Alle 18.30, nella Basilica di S. Prospero, per le comunità parrocchiali dell’Unità Pastorale, il Vescovo Massimo presiede la liturgia della Passione del Signore.

– Alle 21.15, con partenza davanti alla Basilica della Ghiara e conclusione in Cattedrale, tradizionale Via Crucis cittadina, animata dalle Case della Carità e dalle nostre parrocchie.

* Il percorso della Via Crucis anche quest’anno sarà: partenza davanti alla Basilica della Ghiara; si percorre Corso Garibaldi fino alla piazza della chiesa del Cristo; poi da via Farini si arriverà in piazza Duomo; l’ultima stazione è in Cattedrale, con la meditazione del Vescovo, l’adorazione della Croce e la raccolta per le Chiese di Terra Santa.

26 marzo – Sabato Santo

Alle 7.40, nella Cripta della Cattedrale, Ufficio di Lettura e Lodi Mattutine del Sabato Santo.

Nel sabato Santo, la Chiesa sosta in silenzio e preghiera presso il sepolcro del suo Signore. Spazio per le Confessioni in Duomo.

26 marzo – NOTTE DI PASQUA

* A partire dalle ore 21 di sabato 26 marzo, in Cattedrale, il Vescovo presiede la Veglia pasquale nella Notte santa con l’iniziazione cristiana di sette giovani.

27 marzo – DOMENICA DI RISUREZIONE

[attenzione: da questa domenica scatta l’ora legale, con l’avanzamento degli orologi di un’ora]

* Alle 11.15, in Cattedrale, alle 9 e alle 12 in San Prospero, alle 10 e alle 19 in Santo Stefano, alle 10 in Santa Teresa: Messa parrocchiale della Domenica di Risurrezione.

* Alle 18, in Cattedrale, Messa vespertina presieduta da Mons. Francesco Marmiroli.

28 marzo – LUNEDÌ DI PASQUA

* Alle 11.15, in Cattedrale, alle 9 e alle 12 in San Prospero, alle 10 in Santo Stefano e in Santa Teresa: Messa parrocchiale del Lunedì dell’Ottava di Pasqua.

Sono sospese le Messe delle 18 in Duomo e delle 19 in Santo Stefano.

Nel pomeriggio, in Cattedrale: nel giorno del 501° anniversario della nascita di Santa Teresa d’Avila, l’Ordine Carmelitano offre una esposizione dedicata alla Santa che durerà fino a domenica 3 aprile. Mercoledì 30 marzo, alle 20.45 in Cattedrale, i Sacri Concentus Cantores, diretti dal M.o Primo Iotti, proporranno canti dalla tradizione carmelitana, con poesie e preghiere di Santa Teresa d’Avila e di Santa Teresa di Lisieux.

1° aprile – VENERDÌ DI PASQUA

Alle 21, nella Basilica della Ghiara: Stazione pasquale cittadina.

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Video Commento Letture S. Messa IV Quaresima Domenica 6 Marzo a cura di don Fabrizio Crotti

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Messa beat, la chitarra sia con voi

Dentro musica, battimani e scene isteriche. Fuori una calca di giovani, con le forze dell’ordine in stato di assedio a blindare l’ingresso. È il 27 aprile 1966 e non è un concerto dei Beatles, ma la prima esecuzione della Messa dei Giovani di Marcello Giombini: la celebre “messa beat”. Stando a giornali e riviste, quel giorno a Roma ci furono scene apocalittiche, ma negli articoli è difficile scindere la ricerca del colore e dello scandalo dalla cronaca. Il concerto ebbe luogo nell’ambito dell’Oratorio secolare dei Filippini alla Vallicella, nell’aula di Francesco Borromini. Una chiave dello spirito in cui prese vita quell’evento, che non ebbe luogo in un contesto liturgico (l’oratorio era per altro ormai sconsacrato). Tra gli autori dei testi, insieme a Giuseppe Scoponi e Tommaso Federici, un liturgista, c’era anche l’oratoriano Carlo Gasbarri.

È probabile che nei suoi intenti la messa beat si riagganciasse alle laudi filippine, che pochi anni dopo un altro Concilio, quello di Trento, intonavano testi sacri in lingua volgare. Ma i tempi erano cambiati. Lo stesso Giombini, in un’intervista ad “Avvenire” nel 1999, affermava che la messa beat «era un fenomeno solo discografico. Io non ero un addetto ai lavori, non sapevo niente di liturgia, anche se avevo amici liturgisti che mi aiutavano.

Da musicista, però, mi sembrava di aver scoperto l’esigenza di un canto religioso più giovane e vicino al costume di quegli anni, perché in chiesa allora si sentivano grandi lagne. E così ho pensato a un prodotto mirato come la Messa. Che difatti ha avuto molto successo, decine di migliaia di copie». Il passaggio nel rito sarebbe avvenuto solo due anni dopo, quando per il Natale 1968 Giombini venne invitato dalla Pro Civitate Christiana di Assisi a comporre canti per la liturgia. Nacque la Messa Alleluia, a cui ne seguirono altre e i 150 Salmi per il tempo presente. Alcuni di quei brani resistono nel repertorio, come Vieni tra noi Signore, Le tue mani, Quando busserò, Pace a te fratello mio. Paradossalmente ormai del tutto privi dell’allure di “canto giovane”.

La stampa, intuendo forse inconsciamente la nascita di una lacerazione, incasellò prontamente il fenomeno nel dualismo urlatori-melodici. «All’epoca le critiche furono spietate – dice Daniele Sabaino, docente di Storia della musica dei riti cristiani presso l’Università di Pavia e di Musica e liturgia dopo il Concilio Vaticano II nel corso promosso dall’Ufficio liturgico nazionale della Cei – non solo da parte di chi era facile aspettarselo, ma anche ad esempio dall’“Unità”. Si contestava la desacralizzazione della Messa. Osservato con maggiore distacco, è stato il tentativo di portare la musica dell’oggi dentro la liturgia, in un momento in cui la separazione tra vita quotidiana e vita liturgica era significativa. I linguaggi musicali erano volti al passato o chiusi nel loro recinto. Serviva perciò una scelta di campo: cosa si intendeva con “musica d’oggi”? La musica popular o la musica colta? Le post avanguardie o le chitarre? Si scelse di democratizzare l’impatto che la musica poteva avere nel culto.

Se osserviamo i Salmi, scritti da Giombini su stimolo di don Giovanni Rossi, appaiono oggi un tentativo ben costruito di fare entrare il linguaggio quotidiano dentro alla liturgia». La messa beat, d’altronde, non apparve come un fulmine a ciel sereno. «Non ci si arrivò per caso – spiega don Luigi Garbini, autore per il Saggiatore di una esaustiva, nonostante il titolo, Breve storia della musica sacra–. Sul fronte musicale, nel 1965 i Beatles vengono in Italia e si mostrano come un gruppo rivoluzionario che dà spessore culturale al mondo giovanile. Poi c’è la società in piena trasformazione.

E la Chiesa elettrizzata e anche sconvolta dagli esiti della costituzione Sacrosanctum Concilium che, ammettendo la lingua volgare nel rito, genera in alcuni una sorta di liberazione rispetto al passato, in altri una sensazione di profondo smarrimento. Questo fatto produce una terra di nessuno in cui diversi attori liturgico-musicali fanno la loro comparsa. E, naturalmente, gli uni contro gli altri». Giombini è tra questi, ma non l’unico: «Si potrebbe ricordare Claudio Chieffo, legato alle linee spirituali di Gioventù Studentesca, e il suo tentativo di interpretare in modo diverso la novità della lingua. Oppure l’esperienza di Chiara Lubich e la nascita, sempre nel 1966, della Generazione Nuova che nel proprio repertorio musicale ha avuto sempre a cuore i temi della pace tra i popoli». In quegli anni si muovono mondi paralleli che agganciano la religione e con essa l’espressione musicale «come fenomeno in cui far convogliare tutte quelle istanze che rappresentano un fattore di cambiamento sociale e politico.

Diversamente però da questi attori – prosegue Garbini – che avevano un contesto di riferimento, Giombini non rappresentava nessuno in particolare. Aveva semmai una sua precisa collocazione nel panorama artistico romano. Autore soprattutto di colonne sonore, non poteva interpretare il fenomeno religioso se non attraverso griglie emotive che mettevano in luce una certa idea di sacro». A 50 anni di distanza, quella “litigiosità” sulla musica nella liturgia non sembra venire a patti. Difficile trovare un argomento ecclesiastico su cui le discussioni siano più roventi. Ma non è così scontato valutare quale sia l’eredità di quel fenomeno. «Quella beat è stata un’esperienza circoscritta, in cui era centrale il sound dell’epoca: tastiere, chitarre, basso e batteria – commenta Sabaino –. La continuità con quanto è seguito sta nello sdoganamento dell’approccio.

Ma le musiche dei Gen, ad esempio, sono mediate da altre esperienze, come il christian rock americano piuttosto che discendere direttamente dagli anni ’60. È però importante non fare l’equazione tra strumenti e stili. Accompagnare la liturgia con la chitarra non significa fare musica pop». Secondo Garbini «oggi quella carica eversiva è assente non solo nella liturgia ma anche nella musica cosiddetta leggera. Inoltre il canto nella liturgia non rappresenta più il contenitore privilegiato per l’espressione di istanze sociali collettive. Il risultato è l’assenza di un repertorio.

Di uno stile. Di un carattere specifico. I prodotti musicali della liturgia di oggi sono di norma scadenti. Nel panorama italiano Frisina costituisce un’eccezione. E potrebbe anche essere considerato, a suo modo, un erede di Giombini: perché quando compone lo fa sostanzialmente pensando al cinema, alle immagini, ossia ai risultati emotivi prodotti dalla musica. È in fondo un compositore barocco: come Giombini, la cui messa beat è nata non a caso sotto la volta di Borromini ». Sabaino: «Vista con distacco, fu il tentativo di portare il presente nella liturgia in un momento in cui era scollegata dalla vita quotidiana» Garbini: «È indicativa di un momento in cui sul sacro convergevano istanze sociali collettive, cosa che oggi non accade più».

Avvenire

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Mercoledì 24 febbraio ore 21 Basilica Ghiara Liturgia Penitenziale

Mercoledì 24 febbraio ore 21 nella  Basilica Ghiara sara celebrata la Liturgia Penitenziale con la possibilità di confessarsi in preparazione, come parrocchie del Centro storico e di Ospizio al Pellegrinaggio giubilare del nostro Vicariato di domenica 28 Febbraio

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Avvisi UP per Venerdì 19 Febbraio 2016

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Con il Venerdì della prima Settimana di Quaresima, riprende nelle nostre Parrocchie la pratica del “Cammino della Croce”. Solo per questo Venerdì 19 Febbraio, gli orari della Via Crucis saranno: ore 11,15 in Cripta, ore 15 in Santo Stefano, ore 17 in Santa Teresa (anche per San Prospero), favorendo così la partecipazione delle nostre comunità alla Messa del 1° anniversario del giovane papà Marco Masini alle 18,30 nella Basilica di San Prospero

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Quaresima 2016: gruppi di Vangelo nelle case, si inizia in Via Guasco

“Unità Pastorale Santi Crisanto e Daria”

Famiglia parrocchiale di S. Stefano e S. Zenone

Quaresima 2016

GRUPPI DI VANGELO nelle case

Giovedi 11 e  Giovedì 18 Febbraio 2016

alle ore 16 presso la famiglia:

– Lindner Anna Maria – Via Guasco, 33 – Tel. 0522/439989

alle ore 21 presso le famiglie:

– Zanetti Paola – via Costituzione, 1 – Tel. 340/6750734

– Ruozi Giuseppe – Via Ampere, 2 – Tel. 0522/924089

Giovedi 11 e  Mercoledì 17 Febbraio 2016

alle ore 21 presso la famiglia:

– Falbo Giuseppe – Via Emilia S. Stefano, 27

Tel. 348/0921148

Tutte le Domeniche

alle ore 17 presso la Canonica di S. Zenone

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Mercoledì delle Ceneri nell’Anno del Giubileo della Misericordia nelle Parrocchie UP

Scarica il file pdf con gli avvisi >>> UP Inizio_Quaresima 2016

Unità Pastorale «Santi Crisanto e Daria»

Cattedrale – S. Prospero – S. Teresa – S. Stefano – S. Zenone

Mercoledì delle Ceneri

nell’Anno del

Giubileo della Misericordia

MERCOLEDÌ

10 FEBBRAIO 2016

In Cripta della Cattedrale: alle 7.15 Ufficio delle Letture e Lodi

Sante Messe con l’imposizione delle Ceneri

alle 8 in Cripta; alle 9.30 in Santo Stefano

alle 10.30 in Cattedrale; alle 17 in S. Teresa

Alle 19 in Cattedrale: Messa presieduta dal Vescovo per le parrocchie dell’Unità Pastorale – Partenza dal Battistero

Sono sospese le Messe alle 18.30 in S. Prospero e in S. Teresa

Mercoledì sospesi in Cripta: Adorazione eucaristica, Rosario e Vespri

Confessioni in Cattedrale dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12

Nel Mercoledì delle Ceneri: Confessioni anche al pomeriggio

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Via Crucis al Venerdì di Quaresima nelle parrocchie UP

Via Crucis al Venerdì: alle 9 in S. Stefano; alle 11.15 in Cripta; alle 17.40 in S. Prospero; alle 18.30 in S. Teresa

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Elogio della vita consacrata. L’omelia di Mons. Caprioli 2 Febbraio in S. Stefano Reggio Emilia

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ELOGIO DELLA VITA CONSACRATA

Festa della Presentazione del Signore al Tempio 2016 e XX Giornata della Vita consacrata

Non è un caso che, nel Vangelo proclamato dalla odierna liturgia, al centro del messaggio stia il tema dell’incontro di Dio con il suo popolo nella persona di Gesù, vero Tempio di Dio in mezzo a noi. E figure di accompagnamento, rappresentative dell’intero popolo, siano l’anziano Simeone e la profetessa Anna.

La profezia dell’attesa

“Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele”. Uomo giusto e timorato di Dio: così dunque lo qualifica il Vangelo.

È questo un elogio della sua vita passata, vissuta all’insegna della obbedienza alla legge del suo popolo, al quale si sentiva appartenente. E più ancora è l’elogio della sua vita di credente in Dio, di un religioso che è riuscito a fare della pratica esteriore il luogo del suo cammino interiore verso Dio.

E, tuttavia, questo uomo che poteva ben dirsi soddisfatto della sua vita passata, si rivela ancora un uomo non arroccato sul suo passato, ma aperto alla novità, proteso verso ciò che ancora doveva accadere: “aspettava il conforto di Israele”.

Colpisce la capacità di guardare al futuro di questo anziano, non per rassegnazione, ma mosso da un vivo desiderio. Che cosa spiega questa capacità di sguardo al futuro? Potremmo dire così: è uno sguardo non su di sè, ma su di un Altro; non rivolto al proprio io, ma rivolto a Dio.

L’invito che viene da questa figura del Vangelo che è l’anziano Simeone è quello di alzare lo sguardo verso il futuro.

È quanto il beato Paolo VI richiama, nel suo Pensiero alla morte, quando “davanti alla morte, maestra della filosofia della vita” afferma “che l’avvenimento fra tutti più grande fu per me, come lo è per quanti hanno pari fortuna, l’incontro con Cristo, la Vita”. E ancora: “Non più guardare indietro, ma fare volentieri, semplicemente, umilmente, fortemente il dovere risultante dalle circostanze in cui mi trovo, come Tua volontà”.

Come per Paolo VI, come per Simeone, come per ogni persona consacrata, che ha incontrato il Signore, è la Verità dell’incontro pieno ed appagante con la Parola eterna di Dio il segreto e la testimonianza da dare al nostro mondo.

Vengono in mente gli imperativi sempre del Pensiero alla morte di Paolo VI: “Fare presto, fare bene, fare soprattutto con gioia ciò che Tu, o Signore, vuoi da me, anche se supera immensamente le mie forze e se michiede la vita”.

“Profezia della speranza” è stata definita la vita della persona consacrata. Di questa figura profetica, che è la vita consacrata — la quale ha imparato a giocarsi su ciò che non ha riscontro nel tempo come l’attesa del Signore che viene —, ha ancora bisogno la nostra Chiesa e il nostro tempo.

Profezia della fedeltà

Di un’altra figura parla il Vangelo: “C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele della tribù di Aser… Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”.

Oltre alla profezia della speranza, troviamo qui la profezia della fedeltà. La parola fedeltà sembra diventata oggi una parola fuori moda, un po’ come la donna di chiesa, sempre presente alle celebrazioni che si svolgono: animatrice della preghiera e del canto, pronta a dare una mano anche ai servizi più umili ma preziosi nella cura e nel decoro necessari ad una degna celebrazione.

Fedeltà è per la Bibbia una parola teologica. Fedele è Dio nei riguardi dell’uomo, di ogni sua creatura. Ritroviamo qui l’altro aspetto della vita consacrata nella Chiesa: non solo profezia della speranza, ma profezia della fedeltà di Dio, testimonianza di Cristo ieri, oggi e sempre. È questo il gioioso annunzio che questa giornata della vita consacrata intende testimoniare nella Chiesa e nel mondo: Dio è fedele.

La vita della persona consacrata è la singolare risposta alla fedeltà di Dio, e per questo ha bisogno di stare nella casa del Signore con la preghiera e il digiuno. La preghiera, sopratutto la preghiera per eccellenza dell’Eucaristia, è l’anima della fedeltà, perchè essa ci colloca, ci stabilisce e ci edifica nell’orizzonte della fedeltà di Dio, che in Gesù Cristo, avendo amati i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Ma, se la preghiera è l’anima della fedeltà, il digiuno inteso biblicamente come l’opera e il servizio della carità, il mettere sè a servizio degli altri nelle varie forme della carità, è per così dire il terreno concreto in sui è chiamata ad esercitarsi la fedeltà.

Fedeltà ha così anche il significato di fedeltà alla Chiesa. Vale anche per i religiosi e le religiose l’invito, ispirato al Concilio, “a considerare il Vescovo non solo come pastore di tutta la comunità diocesana, ma anche come garante della loro fedeltà alla propria vocazione nell’ adempimento del loro servizio a vantaggio della Chiesa locale” (Mutuae relationes). Anche il carisma del fondatore, ovviamente da privilegiare per il rinnovamento della vita religiosa, resta sullo sfondo della Chiesa particolare, nella quale il fondatore si è formato come cristiano e successivamente ha operato.

Non è un caso che le Sorelle e i Fratelli della Case della Carità siano nati qui a Reggio e abbiano “messo su casa” con i poveri della parrocchia e delle unità pastorali. Non è un caso che questa celebrazione della Presentazione al tempio veda qui riunite a S. Stefano le parrocchie della Unità pastorale dei Santi Crisanto e Daria con le comunità religiose del territorio.

Le ricordiamo: le Figlie di Gesù, le Suore della Carità di S. Giovanna Antida, le Figlie di S. Paolo, le Sorelle dell’Imitazione di Cristo (dal Kerala), le Missionarie di S. Carlo presso il Vescovado — e stasera si aggiungono le Suore Dorotee di Regina Pacis, le Suore di Sant’Anna dell’India a Villa Verde —, Fabrizia e Maura, sorelle dei poveri; non da ultimo l’Ordine dei Servi di Maria presso il santuario cittadino della Madonna della Ghiara.

  1. Giuseppe, il silenzioso, e Maria, la Vergine dell’ascolto, per le numerose famiglie religiose che ancor oggi vivono ed operano nella nostra Diocesi — negli ospedali a consolare gli afflitti, nelle scuole ad istruire i fanciulli e i giovani, nelle parrocchie a qualificare l’azione pastorale, nelle terre di missione a portare a tutti il Vangelo di Cristo, nei conventi e nei monasteri a contemplare e proclamare le lodi del Signore nella preghiera e nella vita comune — siano i vostri e nostri compagni di pellegrinaggio nel cammino verso l’incontro con il Signore Gesù.

+ Adriano Caprioli vescovo emerito

Chiesa parrocchiale di Santo Stefano – Reggio Emilia, 2 febbraio 2016

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foto di Zanetti P.