Ai vescovi Usa. Papa: copertura degli abusi un danno alla credibilità della Chiesa

da Avvenire

Forte il no a operazioni di marketing o di mera  strategia. Per recuperare fiducia serve un’autentica conversione, non decreti o nuove commissioni

Forte il no a operazioni di marketing o di mera strategia. Per recuperare fiducia serve un’autentica conversione, non decreti o nuove commissioni

Papa Francesco aveva intenzione di recarsi negli Stati Uniti per accompagnare i vescovi locali negli esercizi spirituali predicati da padre Raniero Cantalamessa. Esercizi iniziati mercoledì a Chicago e suggeriti dallo stesso Pontefice lo scorso 13 settembre, durante l’incontro avuto con la presidenza della Conferenza episcopale. Ma «problemi logistici» lo hanno impedito e così il Pontefice si è fatto presente ai «cari fratelli» nell’episcopato con una lunga lettera diffusa ieri pomeriggio. Lo rivela lui stesso nella missiva, scritta in spagnolo e pubblicata anche in inglese e italiano. Un documento di grande profondità spirituale che parte dall’amara constatazione di come negli ultimi tempi la Chiesa statunitense sia stata «scossa da molteplici scandali che toccano nel più profondo la sua credibilità ».

Si tratta di «tempi burrascosi nella vita di tante vittime che hanno subito nella loro carne l’abuso di potere, di coscienza e sessuale da parte di ministri ordinati, consacrati, consacrate e fedeli laici ». Tempi «burrascosi e di croce » in cui «la credibilità della Chiesa si è vista fortemente messa in discussione e debilitata da questi peccati e crimi- ni, ma specialmente dalla volontà di volerli dissimulare e nascondere». Papa Francesco sottolinea che «l’atteggiamento di occultamento» lungi dal «risolvere i conflitti, ha permesso agli stessi di perpetuarsi e di ferire più profondamente la trama di rapporti che oggi siamo chiamati a curare e ricomporre». Anche perché «i peccati e i crimini» di abuso hanno inferto «una ferita profonda nel cuore del popolo fedele», seminando «perplessità, sconcerto e confusione ». Senza contare che ciò «molte volte» viene usato «come scusa per screditare la vita » di «tanti cristiani» fedeli alla propria missione. Infatti «ogni volta che la parola del Vangelo disturba o diventa una testimonianza scomoda, non sono poche le voci che intendono farla tacere segnalando il peccato e le incongruenze dei membri della Chiesa e ancor di più dei loro pastori». Nella sua lettera papa Francesco invoca «non solo una nuova organizzazione, ma anche la conversione della nostra mente ( metànoia), del nostro modo di pregare, di gestire il potere e il denaro, di vivere l’autorità e anche di come ci relazioniamo tra noi e con il mondo».

Auspica «una nuova stagione ecclesiale» che «ha bisogno, fondamentalmente, di pastori maestri del discernimento nel passaggio di Dio nella storia del suo popolo e non di semplici ammi-nistratori, poiché le idee si dibattono, ma le situazioni vitali si discernono ». Ribadisce che «la lotta contro la cultura dell’abuso» e «la ferita nella credibilità » della Chiesa «esigono da noi un atteggiamento nuovo e deciso». Non solo. Il Pontefice rimarca che «la ferita nella credibilità non si risolve con decreti volontaristici o stabilendo nuove commissioni o migliorando gli organigrammi di lavoro come se fossimo capi di un’agenzia di risorse umane». Per il Papa infatti «tutti gli sforzi che faremo per rompere il circolo vizioso del rimprovero, della delegittimazione e del discredito, evitando la mormorazione e la calunnia, in vista di un cammino di accettazione orante e vergognosa dei nostri limiti», consentiranno invece di «trovare cammini evangelici che promuovano la riconciliazione e la credibilità che il nostro popolo e la missione esigono da noi». Ecco quindi l’esortazione a rifuggire operazioni «di marketing» o di «mera strategia». E la raccomandazione a non aggiungere al «popolo fedele di Dio» la sofferenza «di trovare un episcopato disunito». Infatti «molte azioni possono essere utili, buone e necessarie e addirittura possono sembrare giuste, ma non tutte hanno ‘sapore’ di Vangelo». Così «bisogna far attenzione che “il rimedio non diventi peggiore della malattia”». E questo richiede appunto «saggezza, preghiera, molto ascolto e comunione fraterna».

IDML: ecco l’inno dell’incontro di agosto del Papa coi giovani

Ecco il testo dell’inno ufficiale “made in Reggio” per l’incontro dei giovani italiani con papa Francesco dell’11-12 agosto, ‘Siamo Qui!’. Proteggi Tu il mio cammino – questo il titolo dell’inno – è stato scritto dall’Istituto diocesano di Musica e Liturgia di Reggio Emilia, diretto dal Maestro Giovanni Mareggini.

Il testo è un’invocazione di protezione verso i pellegrini, quelli che percorreranno la strada per arrivare a Roma, ma anche tutti coloro che attraversano la vita cercando di dirigere al meglio i propri passi.

Proteggi il mio cammino
(tratto dal Salmo 138 – 139)

1) Questo mio cammino, ogni sentiero,
la mia sofferenza, il riposo
li presento a Te, Maestro e Signore,
fa’ che io non ceda, mi ristoro in Te.
Fammi indossare le ali dell’aurora
Fammi raggiungere l’estremità del mare.

RIT
Non ho paura, dirigi Tu i miei passi
Non sono solo, Tu vegli su di me.
La Tua parola è il faro dei miei occhi,
sul mio cammino è luce.
Sono con Te, mi scruti e mi conosci,
proteggi Tu il cammino ed il riposo.
Ti sono note tutte le mie vie,
meravigliose le tue opere.

2) Ogni mio pensiero, le preoccupazioni,
le mie delusioni, la felicità
io le porto in me, e quando sono solo
cerco Te Gesù, portami con te.
Fammi indossare le ali dell’aurora
Fammi raggiungere l’estremità del mare.

RIT

Intermezzo
Indicami il sentiero della vita,
sia gioia piena nella Tua presenza,
dolcezza senza fine alla Tua destra

3) Strada d’amore, sentiero di pace,
abbraccio dello Spirito, libertà,
seguo Te Gesù, via diritta,
fonte di speranza, portami con Te.
Fammi indossare le ali dell’aurora
Fammi raggiungere l’estremità del mare.

RIT

Proteggi Tu il mio cammino,
meravigliose le tue opere.

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L’ISTITUTO DI MUSICA E LITURGIA
L’IDML di Reggio Emilia, nato 40 anni fa per opera di don Luigi Guglielmi sacerdote e musicista reggiano già Direttore della Caritas Diocesana a cui oggi è intitolato.
Fin dalla fondazione oltre ai compiti istituzionali di “…promuovere, al servizio della Diocesi, la formazione di animatori della assemblea liturgica e di musicisti per la liturgia…” l’equipe dell’istituto si occupa di ricercare e sperimentare nuovi linguaggi e repertori che favoriscano la partecipazione “piena attiva e consapevole” delle nostre assemblee ed in particolare dei giovani, al dito.
Tutto questo, cercando di integrare il già ricco repertorio nazionale proposto dall’ULN e i repertori di movimenti, gruppi ecc…
Tre i criteri fondamentali a cui si ispira il lavoro di ognuno dei collaboratori è che si collocano nel solco della tradizione del canto nel culto Cristiano: massima attenzione al rito, alla qualità dei testi, alla assemblea celebrante.
Si è sempre valorizzata la cantabilità delle melodie ma, al contempo, l’uso di ogni strumento, senza preclusioni, nella certezza che non esistono strumenti inutilizzabili nella liturgia ma, nel caso, utilizzi scorretti.

Allegati

Stadio Olimpico. Papa Francesco regala ai poveri una serata di sport

Poveri, senzatetto e migranti sono tra gli invitati del Papa allo Stadio Olimpico di Roma dove avrà nel pomeriggio di giovedì 31 maggio il Golden Gala di atletica leggera: un’occasione di svago

da Avvenire

Papa Francesco ha ricordato ancora una volta che i poveri hanno bisogno non solo di cibo, vestiti e un posto per dormire ma anche di una parola amica, di un sorriso e di occasioni di svago

Papa Francesco ha ricordato ancora una volta che i poveri hanno bisogno non solo di cibo, vestiti e un posto per dormire ma anche di una parola amica, di un sorriso e di occasioni di svago

L’Elemosineria Apostolica, a nome del Papa, ha invitato i poveri, i senzatetto, i profughi, i migranti e le persone più bisognose allo Stadio Olimpico di Roma per partecipare, nel pomeriggio di giovedì 31 maggio, al Golden Gala, l’importante manifestazione internazionale di atletica leggera.

L’iniziativa è stata possibile grazie alla Federazione italiana di atletica leggera che ha riservato i posti gratuiti per le persone invitate da papa Francesco che saranno accompagnati dai volontari della Comunità di Sant’Egidio, della Cooperativa Auxilium e dell’Athletica Vaticana, rappresentativa podistica dei dipendenti della Santa Sede. L’obiettivo, si legge in una nota, è “offrire una serata di festa e di amicizia, attraverso la bellezza di uno sportuniversale e semplice come l’atletica e di rilanciare i valori dell’accoglienza e della solidarietà”.

Più volte Francesco ha ricordato che i poveri hanno bisogno non solo di cibo, vestiti e un posto per dormire ma anche di una
parola amica, di un sorriso e di occasioni di svago e di sano divertimento. Nel settore “Curva Sud” dello Stadio Olimpico, gli
invitati del Papa avranno anche una “cena al sacco”.

Si avvicina la visita pastorale di Papa Francesco ad Alessano e Molfetta, nel 25.esimo anniversario della morte di mons. Tonino Bello. Intervista con Giancarlo Piccinni, autore del volume “Don Tonino sentiero di Dio”

Libro "Don Tonino sentiero di Dio"

“Con il suo sorriso”, e la sua fede incarnata, don Tonino Bello “ha trasmesso la tenerezza di Dio”. Così Giancarlo Piccinni, presidente dell’omonima Fondazione e autore del volume “Don Tonino sentiero di Dio”, traccia la figura del vescovo di Molfetta, di cui è in corso la causa di beatificazione. Proprio in occasione della ricorrenza del quarto di secolo dal “dies natalis” di questo presule pugliese, che ha speso la propria vita accanto agli ultimi, Papa Francesco si recherà il prossimo 20 aprile ad Alessano e Molfetta.

La Chiesa del grembiule

Nel libro “Don Tonino sentiero di Dio”, per i tipi di San Paolo, Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione don Tonino Bello, raccoglie una serie di interventi e discorsi dedicati alla figura del “pastore col grembiule”, autentico testimone del Vangelo, scomparso prematuramente per un tumore allo stomaco. Attraverso questo testo, sottolinea l’autore, “è possibile anche ripercorrere la storia della nostra Fondazione”, che nasce per volontà di don Tonino e che ha sede nella sua casa. “Lui – precisa – desiderava che qui ci fosse un centro che potesse aiutare i giovani ad avvicinarsi alla pace, alla non violenza e alla solidarietà”. Il volume è arricchito, inoltre, da alcuni scritti inediti di don Tonino, tra cui spicca un breve ma significativo scambio epistolare olografo con padre Turoldo.

Il potere dei segni

Il presidente della Fondazione don Tonino Bello mette a fuoco anche i punti di contatto tra Papa Francesco e don Tonino Bello: due figure che “ai segni del potere vogliono contrapporre il potere dei segni”, “l’uno e l’altro costruttori di ponti”. Particolarmente significativo, infatti, sarà l’appuntamento ad Alessano, che ha dato i natali a don Tonino, il 18 marzo 1935, e che ospita la sua tomba, presso la quale il Pontefice sosterà in preghiera. “Mi porto dentro tanti ricordi personali legati alla sua figura”, conclude Giancarlo Piccinni “ci ha contagiati” con il suo esempio, un sacerdote innamorato di Cristo e a servizio degli uomini.

vaticannews

Papa ai giovani: gridate la gioia di Cristo che il mondo ha perso

Piazza San Pietro - Celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Sentimenti e contraddizioni dell’uomo di oggi richiamati dal Papa nell’omelia della Messa della Domenica delle Palme, in cui risuona forte l’appello ai giovani a gridare la gioia suscitata da Gesù, anche quando il mondo cerca di anestetizzarli e gli adulti, tante volte corrotti, tacciono

Gabriella Ceraso- Città del Vaticano

Gesù fa il suo ingresso a Gerusalemme dal monte degli Ulivi tra la folla che lo acclama: è il preludio festoso della Pasqua, compimento del mistero della morte e della Risurrezione di Cristo. Questo vive oggi la Chiesa con una liturgia solenne aperta dalla processione e dalla benedizione delle palme e degli ulivi. Il Papa la presiede prima ai piedi dell’Obelisco poi sul Sagrato della Basilica in una Piazza San Pietro assolata e gremita di fedeli di tutto il mondo e soprattutto di giovani, che celebrano la 33.ma Giornata Mondiale della Gioventù a livello diocesano.

Le contraddizioni dell’uomo di oggi

Partendo proprio dal trionfale ingresso di Gesù, Francesco – che oggi indossa paramenti donati dai rifugiati del Pakistan- invita nell’omelia a riflettere sulla Liturgia di questa domenica che unisce “gioia e festa” di popolo, al “sapore amaro e doloroso” del racconto della Passione. In questa narrazione, fa notare, si mettono a nudo “sentimenti e contraddizioni” che spesso appartengono a “uomini e donne di oggi”:

Capaci di amare molto… e anche di odiare – e molto –; capaci di sacrifici valorosi e anche di saper “lavarcene le mani” al momento opportuno; capaci di fedeltà ma anche di grandi abbandoni e tradimenti. E si vede chiaramente in tutta la narrazione evangelica che la gioia suscitata da Gesù è per alcuni motivo di fastidio e di irritazione.

La gioia suscitata da Gesù crea fastidio

Coloro che gioiscono intorno a Gesù, spiega Francesco, sono quelli che hanno ritrovato in Lui “fiducia”, “dignità”, “perdono”, “speranza”; che hanno sperimentato la Sua “compassione” e possono quindi gridare: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Eppure non per tutti è così:

Questa gioia osannante risulta scomoda e diventa assurda e scandalosa per quelli che si considerano giusti e “fedeli” alla legge e ai precetti rituali. Gioia insopportabile per quanti hanno bloccato la sensibilità davanti al dolore, alla sofferenza e alla miseria. Ma tanti di questi pensano: “Ma, guarda, che popolo maleducato!”. Gioia intollerabile per quanti hanno perso la memoria e si sono dimenticati di tante opportunità ricevute. Com’è difficile comprendere la gioia e la festa della misericordia di Dio per chi cerca di giustificare sé stesso e sistemarsi! Com’è difficile poter condividere questa gioia per coloro che confidano solo nelle proprie forze e si sentono superiori agli altri.

Autosufficienza e superbia uccidono i sogni e la compassione

E’ così, afferma il Papa, che “nasce il grido”: “Crocifiggilo!”, che non è “spontaneo” , ma è “costruito” col “disprezzo, con la calunnia, col provocare testimonianze false”: è “la voce di chi manipola” e “trucca la realtà”, di chi “incastra” gli altri per cavarsela, “per rafforzare sé stesso” e “mettere a tacere le voci dissonanti”. “Crocifiggilo!” è il grido “fabbricato dagli intrighi dell’autosufficienza, dell’orgoglio e della superbia” :

Il grido che uccide la speranza

E così alla fine si fa tacere la festa del popolo, si demolisce la speranza, si uccidono i sogni, si sopprime la gioia; così alla fine si blinda il cuore, si raffredda la carità. E’ il grido del “salva te stesso” che vuole addormentare la solidarietà, spegnere gli ideali, rendere insensibile lo sguardo… Il grido che vuole cancellare la compassione. Quel “patire con”: la compassione, che è la debolezza di Dio.

Lasciamoci interpellare dal Cristo crocifisso

Unico “antidoto” di fronte a tutte “queste voci urlate”, indica il Pontefice all’inizio della Settimana Santa, è “guardare la croce di Cristo” e lasciarsi “interpellare” dal suo “ultimo grido”,un grido di amore per ognuno di noi, “santi e peccatori”, “giovani e anziani”; grido salvifico affinchè “nessuno spenga la gioia del Vangelo”, nessuno resti “lontano” dalla misericordia del Padre:

Guardare la croce significa lasciarsi interpellare nelle nostre priorità, scelte e azioni. Significa lasciar porre in discussione la nostra sensibilità verso chi sta passando o vivendo un momento di difficoltà. Fratelli e sorelle, che cosa vede il nostro cuore? Gesù continua a essere motivo di gioia e lode nel nostro cuore oppure ci vergogniamo delle sue priorità verso i peccatori, gli ultimi, e i dimenticati?

I giovani non cadano nel silenzio imposto del mondo corrotto

Ed è ai giovani nella 33.ma Giornata Mondiale della Gioventù a livello diocesano, che il Papa rivolge l’ultima parte della sua riflessione. E’ la loro gioia cristiana, sottolinea Francesco, che dà fastidio perchè li rende non manipolabili. Per questo spesso il mondo, in modi diversi, cerca di mettere a tacere i ragazzi, “anestetizzandoli”, “rendendoli invisibili” perché non facciano ”rumore” e il loro sogni diventino “fantasticherie rasoterra, meschine e tristi”. Da qui l’appello forte del Papa proprio ai giovani a cui rilancia l’invito di Gesù nel Vangelo:

Cari giovani, sta a voi la decisione di gridare, sta a voi decidervi per l’Osanna della domenica così da non cadere nel “crocifiggilo!” del venerdì… E sta a voi non restare zitti. Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili, tante volte corrotti, stiamo zitti, se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete?
Per favore, per favore,decidetevi prima che gridino le pietre.

vaticannews

L’annuncio del Papa. Il 23 febbraio Giornata di preghiera e digiuno per la pace

Il 23 febbraio Giornata di preghiera e digiuno per la pace

Papa Francesco all’Angelus, riferendosi al Vangelo di Marco che mette in risalto “il rapporto tra l’attività taumaturgica di Gesù e il risveglio della fede”, ha sottolineato che “la guarigione del corpo mira alla guarigione del cuore”. “Una volta liberati dalle strette del male e riacquistate le proprie forze in seguito all’intervento di Gesù” – ha affermato Francesco – bisogna mettersi “al servizio del Signore”. “Gesù – ha aggiunto – non è venuto a portare la salvezza in un laboratorio; non fa la predica di laboratorio, staccato dalla gente: è in mezzo alla folla! In mezzo al popolo!”. E l’annuncio del Regno di Dio da parte di Gesù – ha spiegato – “ritrova il suo luogo più proprio nella strada”. “La strada come luogo del lieto annuncio del Vangelo – ha osservato il Papa – pone la missione della Chiesa sotto il segno dell’andare”, del movimento e mai della staticità.

Dopo la preghiera mariana, ricordando “il tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo”, il Pontefice ha esortato ad aderire ad una “speciale Giornata di preghiera e digiuno per la pace il 23 febbraio prossimo, venerdì della Prima Settimana di Quaresima”. La offriremo in particolare per le popolazioni dellaRepubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan. Come in altre occasioni simili, invito anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune. “Il nostro Padre celeste – ha detto il Santo Padre – ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”.

Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: “Che cosa posso fare io per la pace?”. Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente “no” alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti!

Il pensiero del Santo Padre è andato anche alle popolazioni del Madagascar: desidero assicurare la mia vicinanza alle popolazioni del Madagascar, recentemente colpite da un forte ciclone, che ha causato vittime, sfollati e ingenti danni. Il Signore le conforti e le sostenga.

Papa Francesco ha inoltre ricordato che è stato proclamato Beato il giovane Teresio Olivelli, ucciso per la sua fede cristiana nel 1945 nel lager di Hersbruck: egli ha dato testimonianza a Cristo nell’amore verso i più deboli e si unisce alla lunga schiera dei martiri del secolo scorso. Il suo eroico sacrificio sia seme di speranza e di fraternità soprattutto per i giovani.

Ricordando che domenica si celebra in Italia la Giornata per la Vita, il Papa ha espresso infine “apprezzamento e incoraggiamento alle diverse realtà ecclesiali che in tanti modi promuovono e sostengono la vita, in particolare il Movimento per la Vita”. Salutando gli esponenti di queste realtà, “non tanto numerosi”, il Papa ha infine aggiunto: e questo mi preoccupa; non sono tanti quelli che lottano per la vita in un mondo dove ogni giorno si fanno più armi, ogni giorno si fanno più leggi contro la vita, ogni giorno va avanti questa cultura dello scarto, di scartare quello che non serve, quello che molesta. Per favore preghiamo perché il nostro popolo sia più cosciente della difesa della vita in questo momento di distruzione e di scarto dell’umanità.

da Avvenire

Papa: fiorire in gesti d’amore e farsi piccoli con i più piccoli

Un impegno che si realizza nelle “situazioni umanamente difficili”, senza “paura di andare avanti”, portando il Bambino Gesù in tutti i luoghi in cui ci sono i più piccoli e i più poveri del mondo. Sono le Piccole sorelle di Gesùnelle parole di Papa Francesco, ricevendo in Sala del Concistoro in Vaticano le partecipanti al capitolo generale dell’istituto, provenienti da 28 Paesi. Il Pontefice chiama subito ad una “evangelizzazione dei gesti” più che “delle parole”:

Il sorriso, il silenzio, l’adorazione, la pazienza. Mi viene in mente quel dialogo fra la quercia e il mandorlo. La quercia disse al mandorlo: ‘Parlami di Dio’, e il mandorlo fiorì. Questo è quello che la Chiesa chiede a voi: fiorire, fiorire in gesti d’amore di Dio”.

Ricordando la fondatrice, Piccola sorella Maddalena di Gesù che – sulle orme del Beato Charles de Foucauld – comprese come Dio non abbia avuto “paura di farsi piccolo bambino, fiducioso, tra le braccia di Maria”, per un “amore verso di noi” che si protrae ancora oggi, Francesco osserva che aottant’anni circa dalla fondazione più di mille sorelle operano nel mondo:

“Non sono lì – rileva il Papa – principalmente per curare, educare, catechizzare, anche se queste cose le fanno bene, ma per amare, per stare con i più piccoli, come faceva Gesù, per annunciare il Vangelo con la semplice vita fatta di lavoro, di presenza, di amicizia, di accoglienza incondizionata. E’ importante, di vitale importanza per voi, ritornare continuamente a questa esperienza originaria della vicinanza di Dio, che si dona mite e umile a noi per salvarci e ricolmarci del suo amore”.

Francesco esorta le religiose a “mantenere fervente” la loro vita spirituale, perché è dall’amore “ricevuto da Dio in modo incessante e sempre nuovo” che trabocca quello “per i fratelli e le sorelle”. Tale vita spirituale ristora i giovani e permette loro di rispondere “all’invito del Signore”: è da essa che “sgorga la testimonianza evangelica che i poveri attendono”.

Rimanete – consiglia il Papa – “libere da legami con opere e cose, libere per amare coloro che incontrate, dovunque lo Spirito vi conduce. Libere per volare, libere per sognare. Le difficoltà del tempo presente – nota – vi fanno condividere i dolori di tanti fratelli: anche voi, insieme a loro, vi trovate a volte costrette a chiudere o abbandonare le vostre case per fuggire altrove; anche voi conoscete le prove dell’età, della solitudine e della sofferenza; anche voi sperimentate la durezza del cammino quando si tratta di rimanere fedeli attraversando deserti”.

Ma l’amore presente nei cuori, assicura Francesco, fa delle Piccole sorelle “delle donne libere attaccate all’essenziale”. L’auspicio è poi quello di avere a cuore “la qualità della vita fraterna” nelle comunità. Richiamando la fondatrice che seguì Gesù “povero tra i poveri”, trovando la vera gioia e condividendola con tutti, il Papa evidenzia che “la semplicità e la gioia appartengono alla vita consacrata”: per ritrovare il “gusto” di essa, allora, “bisogna cercare sempre la semplicità, l’affetto, le piccole attenzioni, il servizio, la meraviglia”. Da questa fraternità, spiega, nasce il “servizio dell’autorità”:

“L’esercizio della responsabilità, nella Chiesa, è radicato – aggiunge – nella volontà comune e fraterna di ascoltare il Signore, di mettersi alla sua scuola e di vivere del suo Spirito, affinché il suo Regno possa estendersi a tutti i cuori. È in questo contesto di ascolto comune e fraterno che – assicura – trovano posto il dialogo e l’obbedienza”.

Solo se la fraternità viene vissuta all’interno della comunità, prosegue il Pontefice, apre i cuori alla fraternità “verso tutti”. Come la fondatrice invitò le sorelle a farsi “arabi tra gli arabi, nomadi tra i nomadi, lavoratori tra i lavoratori”, “umani tra gli esseri umani” e anche – aggiunge il Papa –“lunaparkisti con i lunaparkisti” come a Roma, così l’istituto si è diffuso in molti Paesi con l’incontro con “tanti di queste piccoli, di tutte le razze, lingue e religioni”:

“I vostri cuori – mette in luce – non hanno barriere. Naturalmente, voi non potete cambiare il mondo da sole, ma potete illuminarlo portando – conclude – la gioia del Vangelo nei quartieri, nelle strade, mescolate alle folle, sempre vicine ai più piccoli”.

radio vaticana

Il programma della visita del Papa ad Assisi del 20 Settembre

Papa Francesco, come già annunciato, sarà ad Assisi il 20 settembre per la Giornata mondiale di preghiera per la Pace “Sete di Pace. Religioni e Culture in dialogo”, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio a 30 anni dalla storica preghiera interreligiosa voluta da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986.

La Sala Stampa Vaticana ha diffuso il programma e i dettagli della visita di Papa Francesco nella cittadina umbra, dove era già stato lo scorso 4 agosto per gli 800 anni del Perdono di Assisi.

Cosa farà Papa Francesco ad Assisi il 20 settembre?
Il Papa decollerà in elicottero dal Vaticano alle 10.30 per atterrare nel campo sportivo “Migaghelli” a Santa Maria degli Angeli alle 11.05, qui accolto dall’arcivescovo Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, dalla presidente dell’Umbria Catiuscia Marini, dal sindaco di Assisi Stefania Proietti e dal prefetto di Perugia Raffaele Cannizzaro.

Alle 11.30 arriverà al Sacro Convento, accolto dal padre custode Mauro Gambetti, dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, dal patriarca siro-ortodosso di Antiochia Efrem II, dai rappresentanti musulmani, ebraici e di altre religioni. Tutti insieme raggiungeranno il chiostro di Sisto IV, dove li attendono i rappresentanti delle Chiese e religioni mondiali, e i vescovi dell’Umbria.

Alle 12 il Papa saluterà singolarmente tutti i leader religiosi. Alle 13 è previsto il pranzo comune nel refettorio del Sacro Convento, al quale partecipano anche alcune vittime delle guerre. Il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ricorderà il 25/mo anniversario di patriarcato di Bartolomeo.

Alle 15.15, il Pontefice si incontrerà singolarmente col patriarca Bartolomeo, con l’arcivescovo anglicano Welby, con il patriarca Efrem II, col rappresentante musulmano e con quello ebraico.

Alle 16.00, in diversi luoghi della città, ci sarà il momento di preghiera per la pace: quella ecumenica dei cristiani sarà nella Basilica Inferiore di San Francesco.

Alle 17.00, terminata la preghiera, tutti i partecipanti usciranno dalla Basilica Inferiore, incontrando i rappresentanti delle altre religioni, che hanno pregato in altri luoghi, e prendendo posto sul palco in piazza.

Alle 17.15, in piazza San Francesco, ci sarà la cerimonia conclusiva, che prevede: il saluto dell’arcivescovo Sorrentino, i messaggi di un testimone vittima della guerra, del patriarca Bartolomeo, di un rappresentante musulmano e uno ebraico, del patriarca buddista giapponese, di Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio. Quindi ci sarà il discorso del Papa, seguito dalla letture di un Appello di pace, che verrà consegnato a bambini di varie Nazioni, da un momento di silenzio per le vittime delle guerre, dalla firma dell’Appello di pace e l’accensione di due candelabri, dallo scambio della pace.

Alle 18.30, il congedo del Papa, che in auto si trasferirà all’eliporto di Santa Maria degli Angeli: da qui decollerà alle 19 per raggiungere il Vaticano alle 19.35.

Avvenire