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Motu proprio del Papa sulle traduzioni dei testi liturgici

E’ stata resa nota oggi la Lettera apostolica in forma di «Motu proprio»di Papa Francesco “Magnum Principium” con cui viene modificato il can. 838 del codice di diritto canonico che riguarda l’uso delle lingue volgari nella liturgia. L’obiettivo, si legge nella Lettera, è fare in modo che la disciplina canonica attualmente vigente nel canone in questione “sia resa più chiara” e affinché “appaia meglio la competenza della Sede Apostolicacirca le traduzioni dei libri liturgici”.

Prima di indicare nel dettaglio in che modo il canone 838 andrà letto, il “Motu proprio” spiega le ragioni dell’attenzione della Chiesa a questo tema ricordando come l’importante principio, confermato dal Concilio Ecumenico Vaticano II, “secondo cui la preghiera liturgica, adattata alla comprensione del popolo, possa essere capita, ha richiesto il grave compito, affidato ai vescovi, di introdurre la lingua volgare nella liturgia e di preparare ed approvare le versioni dei libri liturgici”. Ciò nella consapevolezza della Chiesa “dell’incombente sacrificio della perdita parziale della propria lingua liturgica, il latino, e insieme “delle difficoltà che in questa materia potevano presentarsi”.

Se da una parte infatti, era necessario favorire la partecipazione di tutti i fedeli alle celebrazioni liturgiche “con l’unità sostanziale del Rito Romano”, dall’altra ci sarebbe voluto del tempo perché le stesse lingue volgari potessero diventare lingue liturgiche, “splendenti non diversamente dal latino liturgico per l’eleganza dello stile e la gravità dei concetti al fine di alimentare la fede”.  E molte furono le Leggi liturgiche, le Istruzioni, le Lettere circolari, e le indicazioni della Sede Apostolica per raggiungere questo obiettivo. Non bisogna dimenticare infatti che per i credenti la Parola “è un mistero: quando infatti vengono proferite le parole, in particolare quando si legge la Sacra Scrittura, Dio parla agli uomini, Cristo stesso nel Vangelo parla al suo popolo”.

Il “Motu proprio” sottolinea perciò l’importanza della fedeltà ai testi originali: “bisogna fedelmente comunicare ad un determinato popolo, tramite la sua propria lingua, ciò che la Chiesa ha inteso comunicare ad un altro per mezzo della lingua latina”. In altre parole: “ogni traduzione dei testi liturgici deve essere congruente con la sana dottrina.”

Non ci si deve stupire se in questo campo siano sorte delle difficoltà tra le Conferenze Episcopali e la Sede Apostolica. Perciò, si legge nella Lettera apostolica:  “E’ oltremodo necessaria una costante collaborazione piena di fiducia reciproca, vigile e creativa, tra le Conferenze Episcopali e il Dicastero della Sede Apostolica che esercita il compito di promuovere la sacra Liturgia, cioè la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.”  Da qui la necessità espressa da Papa Francesco di rendere più chiara la disciplina canonica attualmente vigente e in particolare la competenza della Sede Apostolica circa “le traduzioni dei libri liturgici”.

In tal senso il can. 838 andrà letto come segue:

Can. 838 – § 1. Regolare la sacra liturgia dipende unicamente dall’autorità della Chiesa: ciò compete propriamente alla Sede Apostolica e, a norma del diritto, al Vescovo diocesano.

§ 2. È di competenza della Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare i libri liturgici, rivedere[1] gli adattamenti approvati a norma del diritto dalla Conferenza Episcopale, nonché vigilare perché le norme liturgiche siano osservate ovunque fedelmente.

§ 3. Spetta alle Conferenze Episcopali preparare fedelmente le versioni dei libri liturgici nelle lingue correnti, adattate convenientemente entro i limiti definiti, approvarle e pubblicare i libri liturgici, per le regioni di loro pertinenza, dopo la conferma della Sede Apostolica.

§ 4. Al Vescovo diocesano nella Chiesa a lui affidata spetta, entro i limiti della sua competenza, dare norme in materia liturgica, alle quali tutti sono tenuti.

Il “Motu proprio” stabilisce che le modifiche del canone 838, abbiano conseguenze sull’art. 64 § 3 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus e sulle altre leggi, in particolare quelle contenute nei libri liturgici, in materia di traduzioni e adattamenti. Il Papa infine chiede che “la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti modifichi il proprio “Regolamento” in base alla nuova disciplina e aiuti le Conferenze Episcopali ad espletare il loro compito e si adoperi per promuovere sempre di più la vita liturgica della Chiesa Latina”.

Le disposizioni contenute nel  “Motu proprio” , che porta la data del 3 settembre, entreranno  in vigore il 1° ottobre 2017.

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Bocelli da Papa Francesco con il suo coro

Alla fine dell’udienza generale si sono esibiti davanti al Papa le “Voices of Haiti”- Fondazione Andrea Bocelli e i membri della Tokyo Opera Association. Entrambi i gruppi erano presenti nell’aula Paolo VI, i primi con 95 persone e i secondi con 40. Tra i brani proposti dalle Voices, anche una “Ave Maria” eseguita in italiano. E’ stato inoltre ammesso al “baciamano” con il Papa alla fine dell’udienza generale l’ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede, Eduardo Gutiérrez Sáenz de Buruaga, che sta per lasciare l’incarico.

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Papa Francesco a terremotati: appena possibile verrò a trovarvi, la Chiesa è con voi

Appena possibile verrò a trovarvi. Così, Papa Francesco all’Angelus in Piazza San Pietro, rivolgendosi alle popolazioni del Centro Italia, colpite dal terribile terremoto di mercoledì scorso. Il Papa sottolinea la vicinanza della Chiesa a quanti soffrono a causa del sisma ed elogia l’impegno di quanti si stanno prodigando per portare soccorso e solidarietà. Prima delle parole sul terremoto, il Papa – commentando il Vangelo domenicale – aveva ribadito che la via del Vangelo è il servizio al prossimo, che rifugge dall’orgoglio e l’arrivismo. Il servizio di Alessandro Gisotti

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La gente di Amatrice, di Accumoli, di Arquata e Pescara del Tronto, di Norcia è nel cuore di Francesco. All’Angelus, il Papa rinnova la sua vicinanza spirituale alle popolazioni colpite dal terremoto che ha scosso il Centro Italia e nomina le località più profondamente ferite dal sisma.

Appena possibile porterò ai terremotati la vicinanza della Chiesa
Francesco sottolinea la vicinanza della Chiesa a chi soffre e il suo desiderio di visitare quanto prima le zone terremotate:

“Ancora una volta dico a quelle care popolazioni che la Chiesa condivide la loro sofferenza e le loro preoccupazioni, prega per i defunti e per i superstiti. La sollecitudine con cui Autorità, forze dell’ordine, protezione civile e volontari stanno operando, dimostra quanto sia importante la solidarietà per superare prove così dolorose. Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede, l’abbraccio di padre e fratello, e il sostegno della speranza cristiana”.

L’orgoglio e l’arrivismo sono la causa di molti mali
Prima delle parole sul terremoto, il Papa aveva commentato il Vangelo domenicale sottolineando che la via del Vangelo predilige gli ultimi:

“La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, cioè di cercare la piccolezza e il nascondimento: l’umiltà. Quando ci poniamo davanti a Dio in questa dimensione di umiltà, allora Dio ci esalta, si china verso di noi per elevarci a sé; perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.

Dio paga molto più degli uomini, ci dà posto vicino al suo cuore
Le parole di Gesù, ha detto il Papa, “sottolineano atteggiamenti completamente diversi e opposti: l’atteggiamento di chi si sceglie il proprio posto e l’atteggiamento di chi se lo lascia assegnare da Dio e aspetta da Lui la ricompensa”:

“Non dimentichiamolo: Dio paga molto di più degli uomini! Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna. Sarai beato – dice Gesù – Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti” (v. 14).

Servire il prossimo, gli esclusi sono i privilegiati del Regno di Dio
Il cristiano, ha proseguito il Papa, deve “scegliere la gratuità invece del calcolo opportunistico che cerca di ottenere una ricompensa”, e di “arricchirsi di più”. Infatti, ha annotato, “i poveri, i semplici, quelli che non contano, non potranno mai ricambiare un invito a mensa”.

“Così Gesù dimostra la sua preferenza per i poveri e gli esclusi, che sono i privilegiati del Regno di Dio, e lancia il messaggio fondamentale del Vangelo che è servire il prossimo per amore di Dio. Oggi, Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un accorato appello ad aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti”.

Ha così ricordato l’impegno di tanti volontari, in particolare nelle mense che, ha detto, sono vere “palestre di carità, che diffondono la cultura della gratuità”. Di qui l’invocazione alla Vergine affinché aiuti i cristiani ad essere “capaci di gesti gratuiti di accoglienza e di solidarietà verso gli emarginati, per diventare degni della ricompensa divina”.

Giornata per il Creato, occasione di impegno comune per l’ambiente
Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha rammentato la Beatificazione, in Argentina, di Suor Maria Antonia de San José, per il popolo Mama Antula. “La sua esemplare testimonianza cristiana, specialmente il suo apostolato nella promozione degli Esercizi Spirituali – ha affermato – possano suscitare il desiderio di aderire sempre più a Cristo e al Vangelo”. Quindi, ha ricordato che giovedì prossimo si celebra la “Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, insieme con i fratelli ortodossi e di altre Comunità ecclesiali”. Questa ricorrenza, ha detto il Papa, “sarà un’occasione per rafforzare il comune impegno a salvaguardare la vita, rispettando l’ambiente e la natura”.

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Appello del Papa per l’Ucraina: risolvere conflitto e liberare ostaggi

Dopo il Rosario, salutando i tanti pellegrini presenti in Piazza San Pietro, il Papa ha lanciato un nuovo appello per l’Ucraina e ha rinnovato la sua preghiera per la Francia. Ce ne parla Sergio Centofanti

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In Ucraina si continua  a combattere e in queste ultime settimane gli osservatori internazionali – ha detto il Papa – hanno espresso preoccupazione per il peggioramento della situazione nelle regioni orientali del Paese:

“Oggi, mentre quella cara Nazione celebra la sua festa nazionale, che coincide quest’anno con il 25° anniversario dell’indipendenza, assicuro la mia preghiera per la pace e rinnovo il mio appello a tutte le parti coinvolte e alle istanze internazionali affinché rafforzino le iniziative per risolvere il conflitto, rilasciare gli ostaggi e rispondere all’emergenza umanitaria”.

Alla vigilia della festa di San Luigi, ha quindi pregato “per il popolo di Francia e per i suoi governanti” invitando alla speranza nonostante i timori. Ha rivolto poi un saluto agli atleti che si accingono a celebrare i prossimi giochi paralimpici a Rio de Janeiro e ai partecipanti all’assemblea generale promossa dalla Conferenza mondiale degli Istituti secolari e al Congresso che celebra i 50 anni di attività dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale.

Tutti ha esortato ad andare incontro alle necessità del prossimo:

“Noi tocchiamo Gesù quando usciamo ad aiutare i fratelli e le sorelle nel bisogno, e toccando Cristo nostro salvatore rinnoviamo la nostra vita. Dio benedica tutti”.

Infine, ricordando l’odierna festa dell’Apostolo San Bartolomeo, ha rivolto un pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli:

“Cari giovani, imparate da lui che la vera forza è l’umiltà. Cari ammalati, non stancatevi di chiedere nella preghiera l’aiuto del Signore. E voi, cari sposi novelli, gareggiate nello stimarvi e aiutarvi a vicenda”.

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Papa Francesco prega per le vittime di un attentato in Turchia

È salito a 50 morti e 94 feriti il bilancio di un attentato avvenuto ieri durante un ricevimento di nozze in Turchia. L’attacco è stato ricordato oggi al termine dell’Angelus in piazza San Pietro dal Papa che ha espresso dolore per le vittime e solidarietà nella preghiera alle persone colpite.

“Cari fratelli e sorelle, mi ha raggiunto la triste notizia dell’attentato sanguinario che ieri ha colpito la cara Turchia. Preghiamo per le vittime, per i morti e i feriti e chiediamo il dono della pace per tutti”.

Una preghiera per le vittime e un’invocazione del dono della pace che avvolga tutto il Paese: così Francesco ha voluto ricordare i morti e i feriti dell’attentato terroristico di ieri a Gaziantep, città della Turchia a maggioranza curda, non lontana dal confine con la Siria. Nel corso dei primi sopralluoghi sono stati ritrovati i resti di una cintura esplosiva: sarebbe stato, dunque, un kamikaze confusosi tra gli invitati ad attivare l’esplosione, udita in tutta la città che conta circa un milione e mezzo di abitanti. La deflagrazione ha completamente distrutto la sala in cui si stava svolgendo la festa, cui partecipavano molte persone di etnia curda, comprese donne, bambini e anziani. Tra i feriti, non in modo grave, anche gli sposi, che erano fuggiti tempo fa da un villaggio curdo più a est per evitare gli scontri. Lo sposo, riferisce la Bbc, è un esponente del partito filo-curdo. La polizia, secondo quanto appreso, starebbe cercando in particolare due persone che avrebbero accompagnato l’attentatore e si sarebbero poi dileguate dopo lo scoppio.

L’attentato sarebbe di matrice jihadista, stando a quanto confermato dal governo turco, anche se non ci sarebbe ancora una rivendicazione da parte dello Stato islamico. In realtà la Turchia meridionale, e non solo,è stata più volte presa di mira dai militanti dell’Is, come pure dai separatisti curdi del Pkk. Non è però l’unica zona in cui il terrorismo islamico ha colpito. Nel luglio scorso, 44 persone sono morte in un attacco all’aeroporto di Istanbul, mentre una quarantina erano state le vittime ad Ankara a marzo.

“I terroristi, che non possono sopraffare la Turchia, non vinceranno”. Così ha esordito questa mattina il presidente turco, Erdogan, in un messaggio alla nazione all’indomani dell’attentato a Gaziantep. Nel suo comunicato, il presidente ha anche precisato che “non c’è differenza tra i seguaci di Gülen, il Pkk e l’Is. Il nostro Paese non può che reiterare un unico messaggio ai terroristi: sarete sconfitti”. Intanto anche l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini, ha espresso solidarietà alla Turchia e promesso che l’Europa resterà al fianco del popolo turco nella lotta al terrorismo. Una condanna dell’attacco in Turchia arriva anche dal presidente russo Putin.

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Lettera del Papa per i 1700 anni di San Martino di Tours

E’ stata pubblicata oggi la Lettera  del Papa al cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga, inviato pontificio alla solenne Celebrazione Eucaristica che avrà luogo a Szombathely, in Ungheria, il prossimo 9 luglio, in occasione del 1700.mo anniversario della nascita di San Martino di Tours, avvenuta in questa regione ungherese. Il servizio di Sergio Centofanti (radio vaticana)

“San Martino di Tours – scrive Francesco – può giustamente essere chiamato padre dei poveri”: infatti, non ancora cristiano, “già si comportava come un candidato al Battesimo per le sue opere di carità: assisteva i tribolati nelle malattie, soccorreva gli sventurati, nutriva i bisognosi, vestiva i nudi, non conservava nulla per sé della paga militare, fuorché quanto servisse al sostentamento quotidiano. Già da allora era un ascoltatore non sordo ai precetti del Vangelo e non si curava del domani” (Sulpicio Severo, Vita S. Martini, 2,8).

Il Papa rievoca, nella lettera, quella fredda giornata d’inverno del IV secolo, quando Martino, soldato dell’Impero Romano in Gallia, incontrò alla porta della città di Amiens un povero nudo che invano pregava le persone di avere pietà di lui: tutti passavano oltre senza curarsene. Martino, invece, ne ha compassione: con la spada divide il suo mantello a metà, donandone al povero una parte. Papa Francesco – lo ricordiamo – dona spesso ai capi di Stato e di governo una medaglia raffigurante il gesto del Santo per ricordare la necessità di promuovere i diritti e la dignità dei poveri.

Martino – scrive ancora il Papa – convertito al cristianesimo, diventa “instancabile soldato di Cristo” annunciando e testimoniando il Vangelo in molti Paesi europei. Per questo, Francesco auspica che le celebrazioni di questo anniversario possano favorire, sull’esempio del Santo, l’evangelizzazione del continente e una maggiore attenzione ai poveri.

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio “(Matteo 5: 9)

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio “(Matteo 5: 9): è partito da questa citazione evangelica il discorso di Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di Tutti gli Armeni, in occasione dell’incontro ecumenico di Yerevan con Papa Francesco. Un appuntamento – ha ricordato – a cui partecipano anche vittime di guerre, terrorismo e violenza, rifugiati provenienti da Azerbaijan, Siria e Iraq. Attendevamo – ha detto – “un mondo pacifico e giusto. Eppure ogni giorno ci giungono notizie preoccupanti di un aumento delle attività di guerra e di atti di terrorismo, un indicibile sofferenza umana” che colpisce bambini, adolescenti, donne e anziani in tutto il mondo.

Karekin II rievoca il genocidio armeno con un milione e mezzo di martiri innocenti, un secolo fa, ma parla anche dell’attuale difficile situazione che vive l’Armenia, “una guerra non dichiarata” – afferma – per difendere il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh, in maggioranza armena, a vivere in libertà. A questo proposito parla delle tensioni e dei contrasti con l’Azerbaigian, di villaggi armeni bombardati e distrutti, di civili uccisi.

Parla con partecipazione delle vittime dei conflitti in Medio Oriente e degli atti di terrorismo che si sono verificati nelle principali città europee, in Russia, negli Stati Uniti, in Asia e in Africa, dei luoghi sacri profanati in Siria, Iraq e altri Paesi. La missione delle Chiese cristiane e dei leader religiosi – ha aggiunto – non si può limitare a consolare e aiutare le vittime: occorre prevenire il male, favorendo lo spirito di amore, la solidarietà e la cooperazione nelle società attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso.

Auspica un miglioramento delle relazioni con la Turchia con la fine dei contrasti di ieri e di oggi. Ma la pace – osserva – non può essere realizzata senza la giustizia, le vite umane non possono diventare oggetto di speculazioni e non possono essere trascurate. Solo la giustizia che affonda le sue radici nella tutela dei diritti degli individui e delle nazioni, può diventare una solida base per la prevenzione dei crimini commessi contro l’umanità e la risoluzione completa dei conflitti.

Karekin II ha così concluso il suo discorso: possa il nostro Signore misericordioso purificare il mondo dalle tragedie del male e concedere pace e protezione, come dicono le parole profetiche: forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra (Isaia 2: 4).

Radio Vaticana

 

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Viaggio in Armenia / Papa: solo la carità sana la memoria

«Solo la carità è in grado di sanare la memoria e guarire le ferite del passato: solo l’amore cancella i pregiudizi e permette di riconoscere che l’apertura al fratello purifica e migliora le proprie convinzioni».

È questo il messaggio che Papa Francesco lascia all’Armenia, dove conclude domani la sua straordinaria visita, prima tappa di una missione di pace che lo porterà in settembre anche in Azerbaigian e Georgia, Paesi coinvolti nel conflitto che si trascina da 30 anni per l’indioendenza dell’enclave cristiana del Nagorno Karabach.

Dopo la coraggiosa condanna del «genocidio armeno», pronunciata senza i giri di parole suggeriti dai diplomatici e l’omaggio commovente al Mausoleo che ricorda il sacrificio di un milione di armeni, questa sera in piazza della Repubblica, cuore politico della capitale Yerevan, il Papa ha chiesto ai giovani armeni di «diventare costruttori di pace: non notai dello status quo, ma promotori attivi di una cultura dell’incontro e della riconciliazione. Dio benedica il vostro avvenire e conceda – ha scandito – che si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco, e la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh».

Assieme a Papa Francescoil Catholicos armeno-apostolico Karekin II, nella piazza della Repubblica di Erevan è stato protagonista dell’incontro ecumenico e della preghiera per la pace.
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È presente il capo dello Stato, il presidente Serzh Sargsyan, oltre a 50mila fedeli.

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Al loro arrivo, il Papa e il Catholicos hanno camminato tra la folla plaudente. Nel corso della celebrazione in armeno e in italiano, dopo la recita del «Padre Nostro» (ognuno nella propria lingua) e le letture.
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IL DISCORSO DEL CATHOLICOS KAREKIN II. Come un secolo fa «la nostra nazione a causa del genocidio armeno aveva perso la maggior parte della patria, e con un milione e mezzo di martiri innocenti era in lotta per il diritto alla sua esistenza», anche oggi essa «vive sotto la difficile situazione di una guerra non dichiarata, difendendo la pace entro i confini del nostro Paese a un prezzo pesante e il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà nella sua culla materna».
Sono le parole usate dal supremo patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II, durante l’incontro ecumenico e la preghiera per la pace con Papa Francesco in piazza della Repubblica, a Erevan. «In risposta alle pacifiche aspirazioni della nostra gente, l’Azerbaigian ha violato il cessate il fuoco e ha iniziato operazioni militari ai confini della Repubblica del Nagorno-Karabakh nel mese di aprile. Villaggi armeni sono stati bombardati e distrutti, soldati che proteggevano la pace, così come bambini in età scolare sono stati uccisi e feriti, civili pacifici e disarmati sono stati torturati».
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«Il nostro popolo è grato a Sua Santità – ha proseguito il primate armeno-apostolico – e a tutti coloro che sostengono e difendono la giustizia, e auspica che la Turchia, in seguito al Suo messaggio e alle istanze di molti Paesi, così come delle istituzioni internazionali, dimostri abbastanza coraggio da affrontare la sua storia, per porre fine all’illegale blocco dell’Armenia e per cessare di sostenere le provocazioni militaristiche dell’Azerbaigian dirette contro il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà e pace».
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Avvenire

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«Gioia dell’amore»: esce l’8 aprile l’Esortazione apostolica sulla famiglia

Esce venerdì 8 aprile e si intitola Amoris laetitia, l’esortazione apostolica che il Papa ha scritto “sull’amore nella famiglia” a partire dai due sinodi, straordinario e ordinario, che si sono svolti in Vaticano nell’ottobre del 2014 e nell’ottobre del 2015.

A presentarla, in sala stampa vaticana, saranno il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del sinodo, il cardinale Cristoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, e una coppia di coniugi,
Francesco e Giuseppina Miano, che hanno preso parte a entrambi i
sinodi.

Il testo esce in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese.

Si tratta di un documento molto atteso – anche per la lunga e complessa gestazione – con cui papa Francesco farà il punto sulla pastorale del matrimonio e della famiglia alla luce del lungo cammino sinodale, avviato nell’ottobre 2013.

Un percorso che ha prodotto due documenti fondamentali – le due Relazioni finali 2014 e 2015 – ma anche una miriade di spunti molto interessanti, come le migliaia di risposte al doppio questionario giunte da tutte le diocesi del mondo. Pensare che il documento firmato da Francesco finirà per rappresentare un netto stacco contenutistico rispetto, soprattutto, alle due relazioni finali, significa dimenticare che è stato Francesco stesso a decidere le pubblicazioni dei due testi.

E, nello specifico, a chiedere che nei Lineamenta 2015 fosse inserito il testo uscito dall’assemblea ordinaria del 2014. Facile quindi prevedere che l’esortazione di Francesco nasca non solo in continuità con quanto emerso dalla riflessione biennale della Chiesa sulla famiglia, ma che finisca per rappresentare in qualche modo un terzo e definitivo passaggio, in cui gli approfondimenti che saranno presentati secondo la sensibilità e la libertà del Pontefice, risulteranno evidenti soprattutto alla luce di quanto discusso, pensato, concordato dalle due assemblee dei vescovi e infine reso noto dai testi sinodali.

Come per la relazione finale dell’ottobre 2015, le parole chiave che guideranno la riflessione di Francesco saranno misericordia, accoglienza, discernimento, integrazione e accompagnamento. E, se dovessimo proporre uno slogan, “unità dottrinale nella pluralità pastorale” potrebbe fotografare bene la sollecitudine del Pontefice, finalizzata a dare risposte efficaci alle domande, alle richieste, alle speranze e anche alle angosce delle famiglie di tutto il mondo. Comprese quelle più fragili, quelle ferite, quelle disgregate.

Non si tratta certo di attendersi dall’Esortazione risposte preconfezionate alle varie situazioni. Piuttosto occorre far riferimento a un nuovo atteggiamento di responsabilità comunitaria in cui ciascuno, insieme agli altri, è chiamato a un impegno di riconciliazione allargato, in coerenza con lo spirito dell’anno giubilare.

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C’è «tanto bisogno oggi» di speranza. E i cristiani sono chiamati «a portare l’annuncio di Pasqua»

C’è «tanto bisogno oggi» di speranza. E i cristiani sono chiamati «a portare l’annuncio di Pasqua», cioè «a suscitare e risuscitare la speranza» nei «cuori appesantiti dalla tristezza» di «chi fatica a trovare la luce della vita». È questo il messaggio che papa Francesco ha lanciato a tutta la Chiesa durante la la Veglia della Notte Santa di Pasqua, la madre di tutte le Veglie, celebrata nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Nell’omelia preparata per l’occasione, il Pontefice ha commentato il racconto del Vangelo di Luca con Pietro che non si fa assorbire da «rimorsi», «paura» e «chiacchiere continue», che non cede «alla tristezza e all’oscurità», ma corre al sepolcro da dove ritorna «pieno di stupore». E con le donne che partite per «un’opera di misericordia» (portare gli aromi alla tomba) sono «scosse» dalle parole degli angeli: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Anche l’umanità di oggi, ha spiegato il Papa, come Pietro e le donne non possono «trovare la vita restando tristi e senza speranza».

E ha esortato tutti ad aprire «al Signore i nostri sepolcri», affinché «Gesù entri e dia vita». È Lui infatti che «desidera venire e prenderci per mano», per «trarci fuori dall’angoscia». Ma la «prima pietra» da far rotolare è proprio «la mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi». Ecco quindi l’invocazione al Signore affinché «ci liberi» dalla «terribile trappola» di «essere cristiani senza speranza», cristiani cioè che vivono «come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi».
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La speranza, ha ribadito Papa Francesco, non è «semplice ottimismo» e nemmeno «un atteggiamento psicologico». Infatti «la speranza cristiana» è un «dono» di Dio che non delude perché lo Spirito Santo «è stato effuso nei nostri cuori». E «il Consolatore» non «elimina il male con la bacchetta magica», ma infonde «la vera forza della vita», che non è «l’assenza di problemi», ma «la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo.

LA CRONACA
È iniziata alle 20.30 la solenne Veglia di Pasqua con il Papa nella Basilica di San Pietro, con la benedizione del fuoco nell’atrio della Basilica e la preparazione del cero pasquale. Poi la processione verso l’altare con il cero acceso e il canto dell’Exultet, a cui fanno seguito la liturgia della Parola e la liturgia battesimale.

Sono 12 i catecumeni adulti – 8 donne e 4 uomini, provenienti dall’Albania (6), dalla Corea (2), nonché da Italia, Camerun, India e Cina (1 ciascuno) – a cui il Papa ha amministrato i Sacramenti dell’Iniziazione cristiana (battesimo, cresima e prima comunione).
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La Domenica di Pasqua il Vangelo in latino e greco
Domani, domenica, papa Francesco celebra la Messa per la Solennità di Pasqua. Con il Vangelo proclamato in latino e in greco e, sempre in greco, l’augurio “ad multos annos” rivolto al Papa.

Come di consueto le preghiere dei fedeli soaranno recitate in varie lingue. In arabo «per la Santa Chiesa di Dio». In inglese «per i popoli inquieti della terra». In russo «per gli increduli e i duri di cuore». In tedesco «per i battezzati». In cinese «per i sofferenti e le persone sole».

Al termine della liturgia viene recitato il Regina Coeli, la preghiera mariana che sostituisce l’Angelus per tutto il periodo pasquale, e viene letto il consueto Messaggio Urbi et Orbi. Infine il Papa invoca la concessione dell’indulgenza «a tutti i fedeli presenti e a quelli che ricevono la sua benedizione, a mezzo della radio, della televisione e delle nuove tecnologie di comunicazione». Come accade ormai da trent’anni sono i fioristi olandesi a rendere omaggio alla celebrazione presieduta dal Pontefice con la decorazione di Piazza San Pietro con oltre 35mila fiori e piante.

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Il Papa lava i piedi ai profughi: dietro i terroristi, i trafficanti di armi

iamo tutti fratelli, musulmani, indù, cattolici, evangelici, figli dello stesso Dio. E’ stato questo il forte grido di Francesco, durante la Messa in Coena Domini al Cara di Castelnuovo di Porto, il Centro di accoglienza per richiedenti asilo a Nord di Roma. Il Papa ha lavato i piedi a 12 profughi. Siamo tutti fratelli, ha ripetuto più volte, opponendo la fratellanza al sangue versato a Bruxelles da chi vuole la guerra.

Si è inginocchiato per lavare e baciare quei piedi che hanno camminato attraverso i deserti, che hanno solcato i mari per sfuggire alla violenza, per raggiungere la salvezza. Piedi di chi ha abbandonato la sua vita nel tentativo di salvarsela. Ha lavato i piedi, così come Gesù fece con i suoi, lui “capo” che “lava i piedi ai più piccoli”. I gesti parlano più delle parole, dice Francesco guardando quegli occhi che portano con sé tanti dolori e tante atrocità. Sono due i gesti nel Vangelo di Giovanni, la lavanda dei piedi e il tradimento di Giuda che vende Gesù per trenta denari ai suoi nemici, spiega il Papa, che poi parla di altri due gesti, il primo quello di fratellanza, che si compie nella Messa a Castelnuovo di Porto:

“Questo, tutti noi, insieme: musulmani, indù, cattolici, copti, evangelici, ma fratelli, figli dello stesso Dio, che vogliamo vivere in pace, integrati. Un gesto”.

Poi il secondo gesto, quanto accaduto a Bruxelles, colpita dal terrorismo assassino, è lì che va il pensiero del Papa:

“Tre giorni fa, un gesto di guerra, di distruzione, in una città dell’Europa, di gente che non vuole vivere in pace. Ma dietro a quel gesto, come dietro a Giuda, c’erano altri. Dietro a Giuda c’erano quelli che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato. Dietro quel gesto ci sono i fabbricanti, i trafficanti di armi, che vogliono il sangue, non la pace, che vogliono la guerra, non la fratellanza”.

Ed ecco i due gesti: “Gesù lava i piedi, Giuda vende Gesù per denaro”. Ma solo il primo è un gesto di fratellanza:

“Voi, noi, tutti insieme, diverse religioni, diverse culture, ma figli dello stesso Padre, fratelli. E là, poveretti quelli, che comprano le armi per distruggere la fratellanza. Oggi, in questo momento, quando io farò lo stesso gesto di Gesù di lavare i piedi a voi dodici, tutti noi stiamo facendo il gesto della fratellanza, e tutti noi diciamo: siamo diversi, siamo differenti, abbiamo differenti culture e religioni, ma siamo fratelli e vogliamo vivere in pace”.

Ognuno ha una storia, prosegue Francesco, ognuno ha “tante croci e tanti dolori, ma ha anche un cuore aperto che vuole la fratellanza”:

“Ognuno, nella sua lingua religiosa, preghi il Signore, perché questa fratellanza si contagi nel mondo, perché non ci siano le 30 monete per uccidere il fratello, perché sempre ci sia la fratellanza e la bontà”.

Poi il saluto agli ospiti del Cara, uno ad uno, 892 strette di mano, 892 sorrisi. E il ringraziamento del Papa a tutte queste persone alle quali chiede di far vedere “che è bello vivere insieme come fratelli, con culture, religioni e tradizioni differenti”, ma tutti fratelli. E tutto questo ha un nome, conclude Francesco: pace e amore.

Radio Vaticana

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Il Papa a Greccio: «Cercate la stella»

Visita a sorpresa di Papa Francesco a Greccio. Nel primo pomeriggio è arrivato in auto, senza alcun preavviso pubblico, nel santuario francescano di Greccio, in provincia di Rieti. L’unico a sapere in anticipo del sua arrivo il Vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili. Anche il padre guardiano del santuario reatino non ne sapeva nulla, ed è stato colto di sorpresa. Una bella sorpresa. Bergoglio, poco dopo l’arrivo, è andato pregare nella cappella interna al Santuario.

Il motivo della visita che viene definito in Vaticano come una “preghiera personale”. Bergoglio ha salutato oltre cento giovani che stavano partecipando ad un incontro e ha visitato anche il presepe. Poi il ritorno a Roma sempre con la stessa auto, la “sua” Ford Focus.
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(Osservatore Romano)

Greccio è legato in modo indissolubile alla vita di san Francesco. Gli ultimi anni della vita di Francesco sono dolorosi; malattia e situazione del suo Ordine lo forgiano. Sono anche gli anni in cui un’intima gioia, un senso di pienezza che tutto pervade, sembra impadronirsi di lui.
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(Osservatore Romano)

Di questi sentimenti è testimone il singolare Natale nella montagna, che Francesco vuole celebrare a Greccio – luogo a lui tanto caro – il 25 dicembre 1223. A Giovanni Velita, signore di Greccio, Fran­cesco disse: “Ecco vorrei che in qualche grotta della montagna che possiedi facessi collocare una mangiatoia con il fieno e vi conducessi un bue e un asinello così come erano a Betlemme. La notte di Natale verrò lassù e, tutti insieme, pregheremo nella grotta”.
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(Osservatore Romano)
Giunge la notte di Natale: nella grotta tutto è pronto. Il presepe e un piccolo altare. Era come se Betlemme, quell’anno, si fosse portato sulla cima della montagna di Greccio. Il sacerdote dà inizio alla Mes­sa di Natale. Francesco canta il Van­gelo. Il culmine della celebrazione: Francesco prende tra le braccia quel bambino posto sul fieno il quale, per la fede di Francesco, sembra prendere vita e rinascere nel cuore dei presenti.
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(Osservatore Romano)
Fu questo il primo presepe vivente della storia. Da allora, la tradizione si diffuse nel resto d’Italia e negli altri Paesi cristiani. Oggi, i presepi viventi sono organizzati pressoché in tutto il mondo occidentale cristiano, non solo cattolico, ma anche da parte di fedeli di altre Chiese.

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(Osservatore Romano)
A Greccio Papa Francesco ha anche incontrato oltre cento giovani, qui riuniti per un meeting. Un momento di festa. Francesco si è intrattenuto con loro e ha tenuto un breve discorso (vedi link in alto a sinistra).
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(Diocesi di Rieti)
«Una visita del tutto inaspettata, una bellissima sorpresa, non sapevamo nulla». Così Alfredo Silvestri, padre guardiano del santuario di Greccio, descrive all’agenzia Sir la visita privata di papa Francesco a Greccio, una notizia che sta facendo il giro del mondo suscitando ovunque gioia ed emozione. Il religioso francescano racconta di essere stato chiamato all’improvviso da un confratello mentre si trovava nelle vicinanze con alcuni amici. «Il Pontefice è arrivato al santuario intorno alle 15.20 – racconta –. Il giorno prima il santuario era pieno, quando è arrivato il Santo Padre c’erano pochissime persone. Abbiamo aperto il cancelletto del santuario per farlo entrare nella grotta scavata nella roccia in cui San Francesco ha allestito il primo presepe». Quindi Francesco si è raccolto in preghiera silenziosa. «Entrato in chiesa – continua padre Alfredo – il Papa si è fatto il segno della croce e ha baciato, commosso, l’altare sul quale celebriamo tutte le mattine alle 8». Prima di andarsene ha salutato i presenti e una settantina di giovani entusiasti e increduli che stavano partecipando al meeting diocesano dei giovani (www.facebook.com/Giovani.Rieti/?fref=ts ), chiedendo di pregare per lui. «È stata una grandissima gioia. Stiamo concludendo le feste con tanta grazia di Dio», conclude.
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(Diocesi di Rieti)
E sul registro dei visitatori a Greccio è rimasta anche la firma di Papa Francesco
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(Diocesi di Rieti)

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Il Papa in Africa come messaggero di pace

“Attendo con gioia il momento in cui “saremo insieme”. E’ quanto afferma Papa Francesco in due videomessaggi alle popolazioni del Kenya, dell’Uganda e della Repubblica Centrafricana a due giorni dall’inizio del viaggio apostolico in Africa. Il Pontefice sottolinea di recarsi in terra africana come messaggero di pace e per promuovere “comprensione” e “rispetto” senza distinzioni di credo o etnia.

Vi rivolgo una parola “di saluto e di amicizia”. Inizia così il videomessaggio di Papa Francesco alle popolazioni del Kenya e Uganda, i primi due Paesi che visiterà nel suo imminente viaggio in Africa. Il Pontefice sottolinea che va in terra africana “per proclamare l’amore di Gesù Cristo e il suo messaggio di riconciliazione, perdono e pace”. E sottolinea che il Vangelo ci chiede “di aprire i nostri cuori agli altri, specialmente ai poveri e a coloro che sono in stato di bisogno”. Allo stesso tempo, afferma il Papa, “desidero incontrare tutte le genti di Kenya e Uganda e offrire a ciascuno una parola di incoraggiamento”.
In Kenya e Uganda per promuovere comprensione e rispetto
“Stiamo vivendo un tempo – constata – in cui ovunque i fedeli di ogni religlione e le persone di buona volontà sono chiamate a promuovere la comprensione e il rispetto reciproci, e a sostenersi gli uni con gli altri come membri della stessa famiglia umana. Per tutti noi sono figli di Dio”. Un momento “speciale della mia visita”, prosegue, “sarà rappresentato dagli incontri con i giovani, che sono la vostra principale risorsa e la nostra più promettente speranza per un futuro di solidarietà, pace e propgresso”.

Il Papa invia poi un videomessaggio alla popolazione del Centrafrica a cui manifesta innanzitutto la sua gioia e il suo affetto per tutti, “indifferentemente dall’etnia o dal credo religioso”. Il vostro caro Paese, rileva, “è attraversato da troppo tempo ormai da una situazione di violenza ed insicurezza delle quali molti tra voi sono vittime innocenti”. Lo scopo della mia visita, afferma, è dunque “innanzitutto quello di portarvi, in nome di Gesù, il conforto della consolazione e della speranza”. “Spero con tutto il cuore – è l’auspicio di Francesco – che la mia visita possa contribuire, in un modo o nell’altro, ad alleviare le vostre ferite e a favorire le condizioni per un avvenire più sereno per il Centrafrica e tutti i suoi abitanti”. E aggiunge di andare nel Paese “in qualità di messaggero di pace”. “Desidererei sostenere il dialogo interreligioso – ribadisce – per incoraggiare la pacifica convivenza nel vostro Paese: so che questo è possibile, perché siamo tutti fratelli”.

Il Papa riprende anche il motto della visita in Centrafrica, “Passiamo sull’altra sponda”. Un tema, evidenzia, che “invita le vostre comunità cristiane a guardare avanti con determinazione ed incoraggia ciascuno a rinnovare la propria relazione con Dio e con i propri fratelli per costruire un mondo più giusto e più fraterno”. Io nello specifico, conclude, “avrò la gioia di aprire per voi – con un po’ di anticipo – l’Anno giubilare della Misericordia, che spero sarà per ciascuno occasione provvidenziale di autentico perdono, occasione per ricevere e donare, e di rinnovamento nell’amore”.

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“Papa gode di buona salute” L’Osservatore: caso manipolato ad arte

“Ho fatto le opportune verifiche, anche con il Santo Padre. Nessun medico giapponese è venuto a visitare il Papa”. Lo ha detto padre Lombardi, nel corso del consueto punto stampa di giornata, smentendo la notizia secondo la quale un’équipe di medici di una clinica di Pisa sarebbe andata in elicottero in Vaticano per visitare il Papa, tra le quali appunto un neochirurgo giapponese, il professor Takanori Fukushima.

Padre Lombardi non solo ha osservato che il Papa gode di buona salute, ma ci ha anche scherzato su, facendo notare come sia evidente a tutti quelli che lo hanno seguito nel recente viaggio in America. Stargli dietro, insomma, è faticoso…

“Ribadisco – ha rimarcato Lombardi – che la pubblicazione avvenuta è un grave atto di irresponsabilità, assolutamente ingiustificato e inqualificabile. Ed è ingiustificabile anche continuare ad alimentare simili informazioni infondate. Ci si augura che questa vicenda si chiuda quindi immediatamente”.

Lombardi si riferiva a un articolo pubblicato oggi sui quotidiani del gruppo Qn e immediatamente rimbalzato in tutti i siti di informazione on line del mondo, secondo il quale a Bergoglio sarebbe stato diagnosticato un tumore benigno al cervello.

“Non vi sono stati esami del tipo indicato dall’articolo”, ha proseguito il direttore della Sala stampa vaticana: “Gli uffici competenti mi hanno confermato che non vi sono stati voli di elicotteri arrivati in Vaticano dall’esterno neppure nel mese di gennaio”. L’articolo infatti parlava di un elicottero che sarebbe atterrato in Vaticano con a bordo il neurologo.

“Posso osservare – ha sottolineato poi il portavoce vaticano a proposito di chi ha diffuso false notizie sulla salute del Papa – che lo stesso quotidiano ha pubblicato questa mattina anche un’intervista al professor Maira accanto all’articolo sulla salute del Papa. Maira mi ha telefonato di sua iniziativa per dirmi che è stato raggiunto telefonicamente a New York, dove si trova, da una giornalista che gli ha fatto domande generiche sui tumori cerebrali senza alcun riferimento alla notizia del Papa, di cui egli non sapeva assolutamente nulla”. Dopo aver visto dove era stata pubblicata, e in quale contesto, l’intervista, il professore è rimasto “estremamente sorpreso”: “Ha dato risposte generiche, ma ritiene di essere stato ingannato”.

Anche l’Osservatore Romano è intervenuto sulla vicenda, con un articolo titolato “false notizie”. “Il momento scelto rivela l’intento manipolatorio del polverone sollevato”. Il quotidiano ricorda anche le parole del sostituto della Segreteria di Stato Angelo Becciu in un tweet: ” “Ho Incontrato il Papa ieri sera. Sta benissimo è in grande forma! Che è ‘sta gazzarra sulla sua salute?”. Secondo l’Osservatore c’è un collegamento tra queste voci e il Sinodo che sta giungendo a conclusione.

Anche l’ufficio di Takanori Fukushima ha smentito la notizia di una visita del luminare al Papa, definendola “assolutamente falsa”. Lori Radcliffe, amministratrice per Fukushima al Carolina Neuroscience Institute di Raleigh, in North Carolina, ha detto che quest’anno Fukushima ha visto il Papa e gli ha stretto la mano a un’udienza generale con migliaia di persone in Vaticano, ma non lo ha mai curato né visitato.

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Udienza Papa Francesco: «Chiedo perdono per gli scandali»

“Prima di iniziare la catechesi, in nome della Chiesa voglio chiedervi perdono per gli scandali che ci sono stati recentemente sia a Roma che in Vaticano. Vi chiedo perdono”.

Una frase che ha sollevato molta curiosità. Padre Lombardi, nel briefing alla sala stampa, ha spiegato che le parole del Papa riguardano questioni che si leggono sui mass media e che riguardano “uomini di Chiesa” e la “vita cittadina”. “Il Papa – ha dichiarato il direttore della sala stampa vaticana – ha ascoltato la lettura della Bibbia che parlava degli scandali. Se usa un’espressione di carattere generale non è compito mio farla diventare più ristretta o larga di quel che ha voluto dire, non ho quindi precisazioni da dare”.

“Il Papa – dice ancora padre Lombardi – si rende conto che ci sono persone semplici, tanti che vengono alle udienze, turbate o addolorate per notizie che si leggono, e quindi per quanto c’è la responsabilità della Chiesa, di uomini di Chiesa, chiede perdono che ci sia non solo la positività e l’educazione ma esempi negativi o cose che turbano”.
La catechesi del Papa, dedicata ai bambini, è poi partita dalla frase di Gesù: “E’ inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo”.

“La parola di Gesù è forte”, ricorda il Papa. “Guai al mondo per gli scandali! Gesù è realista e dice che è inevitabile che avvengano scandali: ma guai all’uomo a causa del quale avviene lo scandalo”.

“Solo se guardiamo i bambini con gli occhi di Gesù possiamo capire come difendendo la famiglia proteggiamo l’umanità” ha detto il Papa nellaudienza generale, dedicata alle promesse degli adulti ai bambini.

A più riprese nei saluti ai diversi gruppi linguistici, inoltre, il Papa ha chiesto di pregare per il sinodo sulla famiglia in corso in Vaticano, perché si prendano “le decisioni che meglio convengono alla famiglia”.

“Quanto siamo leali con le promesse che facciamo ai bambini facendoli venire al mondo? – ha chiesto il Papa – Li facciamo venire al mondo, questa è una promessa, e cosa diamo loro?”. “Guai – ha detto in un ulteriore passaggio – a quelli che tradiscono la fiducia e le attese dei bambini verso gli adulti”, “quando una promessa è spezzata, ne viene lo ‘scandalò che Gesù condanna”.

È stato a questo punto che papa Francesco ha inserito la sua richiesta di perdono a nome della Chiesa per gli “scandali” di “questi ultimi tempi” a Roma e in Vaticano.

Il Papa ha rivolto un “appello”, ricordando che il 17 è la Giornata mondiale del rifiuto della miseria, che “si propone di accrescere gli sforzi per eliminare l’estrema povertà e la discriminazione, e per assicurare che ciascuno possa esercitare pienamente i propri diritti fondamentali. Siamo tutti invitati – ha detto alla fine della udienza generale – a fare nostra questa intenzione perché la carità di Cristo raggiunga e sollevi i fratelli e le sorelle più poveri e abbandonati”.

Saluto ai minatori cileni. “Credo che ognuno di voi sarebbe capace di venire qui e dirci cosa significa la speranza, grazie per conservare la speranza in Dio”. Lo ha detto il Papa, in spagnolo, salutando un gruppo dei minatori cileni “che sono stati 70 giorni nella terra”: si tratta dei sopravvissuti al crollo della miniera di San Jose, in Cile, nel 2010

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