Il Papa. Agli Scout d’Europa: «La libertà si conquista in cammino, insieme agli altri»

Francesco ha ricordato: il creato non ha confini, è senza dogane. Il creato è un libro aperto e ci insegna a stare al mondo per incontrare gli altri, per creare comunione, perché siamo tutti collegati

(Vatican media)

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avvenire

“Nel vostro cammino vi siete immersi nella natura. Avete notato che il creato non ha frontiere? Le piante, i boschi, gli animali crescono senza confini, senza dogane. Il creato è un libro aperto che ci dà un insegnamento prezioso: siamo al mondo per incontrare gli altri, per creare comunione, perché siamo tutti collegati“.

Ecco uno dei passaggi del discorso che papa Francesco ha rivolto alleguide e degli scout d’Europa ricevuti in udienza nell’Aula Paolo VI, in Vaticano. IL TESTO INTEGRALE

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Al raduno internazionale partecipano ragazzi e ragazze dai 16 ai 21 anni provenienti da 20 nazioni e proprio ricordando le cinque tappe del loro cammino papa Francesco si è soffermato anche sulla libertà: “La libertà si conquista in cammino. Non si compra nel supermercato. La libertà non arriva stando chiusi in stanza col telefonino e nemmeno sballandosi un po’ per evadere dalla realtà. No! La libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri, mai soli“.

Ricordando la necessità del cammino condiviso e i “cinque incontri con grandi santi, che hanno percorso l’Europa” – Paolo di Tarso, Benedetto da Norcia, Cirillo e Metodio, Francesco di Assisi, Caterina da Siena – il Papa ha indicato le caratteristiche comuni: “Non hanno atteso qualcosa dalla vita o dagli altri, ma si sono fidati di Dio e hanno rischiato, si sono messi in gioco, in cammino per realizzare dei sogni così grandi che dopo secoli hanno fatto bene anche a noi, a voi, a tutti”. Francesco ha poi aggiunto che “hanno dato la vita, non l’hanno tenuta per sé”.

Dal Papa ai giovani cinque parole contenute in una frase dal Vangelo di Luca: “Date e vi sarà dato” che “vale anche nei confronti del creato. Se continuiamo a sfruttarlo, ci darà una lezione terribile. Se ce ne prendiamo cura, avremo una casa anche domani”.

Soffermandosi sul senso del dare, Francesco ha spiegato anche che significa “mettere in gioco la vita”. “Dare vuol dire alzarsi dalla poltrona, dalle comodità che fanno ripiegare su se stessi e mettersi in cammino. Dare vuol dire smettere di subire la vita e scendere in campo per regalare al mondo un po’ di bene“.

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E ai giovani presenti l’invito di Francesco: “Non lasciate la vita sul comodino, non accontentatevi di vederla scorrere in televisione, non credete che sarà la prossima app da scaricare a farvi felici”. E ancora un monito: “Nella voglia di avere, nell’alienarsi nell’avere le cose, tu perdi la tua originalità e diventerai una fotocopia”. Quindi, il pontefice ha ricordato le parole di Carlo Acutis. “Non facciamo della nostra originalità una fotocopia. Quanti giovani oggi – è triste – sono una fotocopia, hanno perso la loro originalità e copiano l’identità di qualsiasi altra originalità”. 

“IL CREATO CI COLLEGA A DIO, È IL SOCIAL DI DIO. IL CREATO NON HA DOGANE. STIAMO NEL MONDO SENZA CONFINI”

Il Creato “è fatto per collegarci con Dio e tra di noi, è il social di Dio” così il Pontefice ha invitato a non avere preconcetti sugli altri, ma a essere “senza confini” come lo sono le piante, i boschi, gli animali.
“Ma se partiamo dai preconcetti sugli altri, da idee prestabilite, vedremo – ha avvertito Francesco – sempre limiti e barriere. Se invece incominciamo a incontrare l’altro, con la sua storia, con la sua realtà, scopriremo un fratello col quale abitare la casa comune”.

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ECCO CHE COS’È EUROMOOT 2019 
Migliaia di ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte d’Europa hanno attraversato l’Italia centrale per raggiungere Roma dove hanno potuto incontrare papa Francesco: sono i giovani aderenti all’Union internationale des guides et scouts d’Europe – Federation du scoutisme européen (UIGSEFSE), riconosciuta come associazione privata di fedeli di diritto pontificio e dal Consiglio d’Europa con statuto partecipativo.

L’evento che hanno vissuto i ragazzi lo abbiamo raccontato su Avvenire: si tratta di l’Euromoot 2019 “Parate Viam Domini”.

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PAPA: VITA È SACRA, DIFENDERLA GIÀ DAL CONCEPIMENTO

Ansa

‘NON VA DISTRUTTA O FARNE OGGETTO SPERIMENTAZIONI’ Nuovo appello del Papa contro l’aborto. “La vita è sacra perché è dono di Dio. Siamo chiamati a difenderla e servirla già dal concepimento nel grembo materno fino all’età avanzata, quando è segnata dall’infermità e dalla sofferenza. Non è lecito distruggere la vita, renderla oggetto di sperimentazioni o false concezioni. Vi chiedo di pregare affinché sia sempre rispettata la vita umana”. Lo ha detto il Papa salutando i pellegrini polacchi che domenica hanno partecipato ai ‘Cortei per la vita’. (ANSA).

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Vaticano Papa Francesco: “La Santa Sede riconosce l’importanza dei mezzi di comunicazione”

Aci stampa

(Marco Mancini) Il vostro lavoro “si apre alle necessità di innumerevoli persone disseminate nel mondo intero. Proprio per questa ragione, il Vaticano e la Santa Sede riconoscono l’importante funzione dei mezzi di comunicazione e degli Organismi internazionali che incoraggiano la comunicazione. Il vostro lavoro quotidiano, anche se apparentemente umile, è quanto mai necessario per il buon funzionamento dello Stato della Città del Vaticano. 

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Foad Aodi; Dedichiamo la festa del Eid a Papa Francesco che ha dimostrato coraggio e concretezza nel portare avanti il riformismo religioso e il dialogo con l’islam


Daily Muslim 

Con il presente comunicato, le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), la Confederazione Internazionale laica interreligiosa (Cili-Italia), l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e il Movimento internazionale Uniti per Unire e le associazioni e Comunità aderenti, esprimono i più sinceri auguri a tutti i musulmani in Italia e nel mondo per la fine del mese di Ramadan e per la festa del Eid che verrà celebrata domani 4 giugno. 

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IL PAPA IN ROMANIA, MESSA AL SANTUARIO DI SUMULEU CIUC

ansa

ALLA CERIMONIA LA PREMIER ROMENA E IL PRESIDENTE UNGHERESE Papa Francesco è arrivato al santuario mariano di Sumuleu Ciuc. Le avverse condizioni meteorologiche, con forti temporali sulla zona, hanno costretto il Papa e il seguito a cambiare il piano iniziale dei trasferimenti, mantenendo comunque tutti gli impegni della giornata. Alla messa del Pontefice sono presenti la premier della Romania Vlorica Dancila e, come semplice pellegrino, il presidente dell’Ungheria Janos Ader. 

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Il papa per la prima volta risponde alle accuse di Viganò su McCarrick: “Non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto”

Il papa per la prima volta risponde alle accuse di Viganò su McCarrick:

huffingtonpost.it

Riparte negli Stati uniti il “caso McCarrick”,  con un Rapporto Figuereido (dal nome del monsignore che l’ha scritto) di dieci pagine pubblicato dal sito cattolico Crux e questa volta con documenti che chiamano in causa il vertice della curia vaticana, a cominciare dal Segretario di Stato Pietro Parolin (che in base alla corrispondenza pubblicata avrebbe trattato con McCarrick ripetutamente nel corso degli anni  il “dossier Cina”, giunto alla firma di un accordo preliminare per la nomina dei vescovi ) e soprattutto, di nuovo, Papa Francesco.

Riparte, cioè una sfida frontale per il Pontificato di Francesco, che in un’ intervista concessa alla giornalista Valentina Alazraki, della rete messicana  Televisa , (registrata nei giorni scorsi, ma resa nota dal Vaticano un’ora dopo che era iniziato il lancio delle nuove rivelazioni su McCarrick ) per la prima volta ha parlato della vicenda .

Papa Francesco dopo quasi un anno ha infatti rotto oggi il silenzio sulle accuse dell’ex Nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che con una lettera choc aveva accusato alla fine di agosto 2018 il pontefice di avere taciuto sulla gravità del comportamento dell’ex cardinale McCarrick (abusi su minori e seminaristi).   

Nel comunicato di 111 pagine Viganò affermava che lui stesso, in un’udienza all’inizio del pontificato, lo aveva messo al corrente della pedofilia di McCarrick, ma il Papa inizialmente non avrebbe fatto nulla perché si trattava di un cardinale progressista suo amico e finanziatore di tanti progetti. Il Papa adesso risponde e accusa indirettamente Viganò di aver mentito.

 “Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla. Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto. Il motivo del mio silenzio è stato prima di tutto che le prove erano lì, vi ho detto: giudicate voi. È stato davvero un atto di fiducia. E poi, per quello che vi ho detto di Gesù, che nei momenti di accanimento non si può parlare, perché è peggio. Tutto va a sfavore. Il Signore ci ha indicato questo cammino e io lo seguo”.

 Il Papa prosegue: “Il (mio, ndr) silenzio di questi mesi è un modo di parlare. In quel caso ho visto che Viganò non aveva letto tutta la lettera, allora ho pensato che confidavo nell’onestà dei giornalisti e ai quali ho detto: Guardate, qui avete tutto, studiate e traete voi le conclusioni. E questo hanno fatto, perché il lavoro l’hanno fatto, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando ha condannato Viganò”.

Il Papa in questo passaggio fa riferimento a un processo civile contro Viganò per una vicenda legata alla ripartizione dell’eredità di famiglia di cui chi scrive per prima reso conto sul Corriere della Sera, già nel marzo 2013, e poi in esclusiva per Huffpost il 14 novembre 2018.

“Ho taciuto – ha spiegato il Papa – perché avrei dovuto gettare fango. Che fossero i giornalisti a scoprirlo. E voi l’avete scoperto, avete trovato tutto quel mondo. È stato un silenzio basato sulla fiducia in voi. Non solo, ma vi ho anche detto: tenete, studiatelo, è tutto. E il risultato è stato buono, meglio che se mi fossi messo a spiegare, a difendermi. Voi giudicate prove alla mano. C’è un’altra cosa che mi ha sempre colpito: i silenzi di Gesù. Gesù rispondeva sempre, anche ai nemici quando lo provocavano, “si può fare questo, quello”, per vedere se cadeva nella provocazione. E lui in quel caso rispondeva. Ma quando divenne accanimento il Venerdì santo, l’accanimento della gente, tacque. Al punto che lo stesso Pilato disse: “Perché non mi rispondi?”. Ossia, di fronte a un clima di accanimento non si può rispondere. E quella lettera era un accanimento, come voi stessi vi siete resi conti dai risultati. Alcuni di voi hanno persino scritto che era pagata, non so, non mi risulta però”.

L’ex Nunzio e tutta la galassia tradizionalista degli oppositori di Francesco avevano chiesto addirittura le dimissioni del Papa Bergoglio perché sarebbe stato a conoscenza delle sanzioni disciplinari disposte da Benedetto XVI all’ormai ex cardinale, che è stato spretato proprio da Francesco all’inizio del 2019.  

A distanza di nove mesi  oggi viene  pubblicato-  questa volta negli Usa un nuovo documento ( il Rapporto Figuereido) dal nome dell’ex segretario di McCarrick  che per diciannove anni è stato il suo trait d’union con la Curia e che lo messo insieme. Dieci cartelle  disponibile su un apposito un sito internet. Lo scopo dichiarato della pubblicazione di email, lettere, è di fare chiarezza, di seguire l’indicazione di Papa Francesco nel recentissimo Motu Proprio “Voi estis lux mundi” in cui si impone l’obbligo di denuncia per gli abusi e per l’occultamento. Di “seguire il cammino della verità ovunque  possa portare”. Ma è fin troppo chiaro dove si vuole arrivare, cioè a Francesco. Curiosamente non c’è un singolo documento citato che si riferisca agli anni in cui è stato Nunzio Viganò. E l’intenzione  è anche quella di influire sull’ormai prossima, Assemblea dei vescovi americani chiamati a definire le nuove linee guida per la lotta agli abusi, che si riuniranno dal’11 al 14 giugno prossimi.

Le principali novità contenute nel Rapporto Figuereido sono che effettivamente il 22 agosto del 2008 vennero imposte sanzioni disciplinari da parte di Papa Benedetto XVI contro McCarrick come dimostra una lettera del cardinale Re, allora Prefetto della Congregazione dei vescovi. Di queste sanzioni sarebbe stato a conoscenza l’ex cardinale di Washington Wuerl, coinvolto  personalmente nel cambiamento della residenza del cardinale. McCarrick non avrebbe più dovuto svolgere azioni pubbliche , viaggi e gli fu impedito di venire in Vaticano, ma già l’anno dopo risulta che si recò a Roma per un incontro all’APSA  e vide papa Benedetto nel 2010. Nel giugno del 2012, ritornò  per la prima dopo cinque anni in Cina. Viaggiò in lungo in largo in Medioriente, Thailandia e Myanmar e in altre decine di Paesi per  conto della Chiesa Cattolica e il 13 gennaio 2012 McCarrick viene citato come possibile latore di un messaggio a Benedetto XVI in una lettera scritta dall’allora Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Vengono poi pubblicate le lettere di McCarrick a Papa Francesco dopo la visita negli Usa del 2015 , nel gennaio e nel febbraio del  2016. Seguono le comunicazioni con la Segreteria di Stato e in particolare con il cardinale Parolin in particolare in relazione alla Cina, ma anche all’Iran e alla Terra Santa.

È proprio il lungo rapporto con la Cina il dato geostrategico più sensibile vista anche l’attuale posizione dell’Amministrazione americana di Donald Trump.

Del resto Francesco l’ha confessato nell’intervista a Televisa :“Il mio sogno è la Cina. Voglio molto bene ai cinesi”. Alla domanda ‘Vuole andare in Cina?‘, il Pontefice risponde: “In Giappone. Con la Cina le relazioni sono molto buone, molto buone. Con l’accordo che c’è stato… L’altro giorno sono venuti da me due vescovi cinesi, uno che veniva dalla Chiesa nascosta e l’altro dalla Chiesa nazionale. Già riconosciuti come fratelli, sono venuti qui a visitarci. È un passo importante questo. Sanno che devono essere buoni patrioti e che devono prendersi cura del gregge cattolico”. 

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L’ARCIVESCOVO DI PALERMO LOREFICE: “UNA CHIESA NEUTRA È ANCHE PEGGIO DI UNA CHIESA MAFIOSA”

 Il pastore della diocesi siciliana ha scritto “Siate figli liberi. Alla maniera di Pino Puglisi”, sull’eredità del sacerdote ucciso 25 anni fa da Cosa nostra.



famiglia cristiana

“Don Pino Puglisi e la sua testimonianza  non sono alle nostre spalle, ma davanti a noi. Capita che una volta arrivati agli onori degli altari, si sia posti in una nicchia e sia tutto finito lì. Ma non è il caso di un uomo come don Pino, perché il sangue dei martiri è germe di una testimonianza evangelica capace di affrontare l’oggi. E don Puglisi ci rimanda a una chiesa che pende dalle labbra del Signore. Una chiesa discepola, che ripercorre vie, strade, profumi, ma anche gli olezzi della storia dell’uomo e non cerca esenzioni dai poteri costituiti. La chiesa di Papa Francesco”.

Le parole sono di chi lo ha conosciuto bene il beato don Pino e ci ha lavorato assieme:monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che a 25 anni dalla morte per mano di mafia del sacerdote siciliano, ha voluto dedicare un libro (Siate figli liberi! Alla maniera di Pino Puglisi, appena uscito per le Edizioni San Paolo) alla preziosa eredità che questo martire ha lasciato alla chiesa.     

Una testimonianza limpida che non parla solo alla terra siciliana. E’ così?

“Sì, don Pino è un sacerdote che ha da dire molto alla chiesa in Italia, e non solo. Siamo negli anni ’90, quando il sacerdote è parroco nel quartiere palermitano di Brancaccio proprio dove risiede il clan dei fratelli Graviano, lì dove sta la base di Cosa Nostra. E pensa in termini evangelici una presenza della comunità cristiana che annunci non il… padrino nostro, bensì il Padre Nostro, chiamando proprio così anche il centro aperto in città. E dice: “Siate figli liberi, non di Cosa Nostra, assumendosene paternità e maternità”.

Ma che significa fare memoria del martire a 25 anni dalla sua uccisione?

“Partirei dalla scelta fatta dal Papa Francesco che ha scelto di venire in Sicilia il 15 settembre 2018, una data non qualunque: 25 anni dopo la morte del sacerdote, avvenuta proprio quel giorno. Il Papa nei suoi viaggi in Italia non si muove mai a caso, ma sembra tracciare una specie di filo rosso della testimonianza della chiesa italiana che parte da Nord e scende a Sud. E’ partito infatti da Bozzolo, paese lombardo di don Primo Mazzolari, per scendere come pellegrino a Barbiana, dove operò don Lorenzo Milani; per poi passare in Puglia, patria di don tonino Bello. Infine è stata la volta della Sicilia e di Palermo, per incontrare don Pino”.

Tutti preti scomodi…        

“Sì,  preti di avamposto. Che hanno dato testimonianza di profezia, insita nel Vangelo, e che quindi ha bisogno di essere capita e accolta. Come sempre la profezia destabilizza un certo ordine, ma lo fa per riconsegnare la storia a Dio e al suo Regno, che trasforma e libera. Questo è il significato della testimonianza di don Puglisi, che diventa via maestra di una chiesa libera, asservita solo al vangelo, capace di testimonianza fino al martirio, secondo le orme di Gesù”.

Una chiesa povera, come ha sottolineato nel libro più volte, quella propugnata da papa Francesco. Vuol dire che non si dà libertà senza povertà?

Sì, e come insegna Francesco, non si tratta di povertà solo in termini teoretici, ma in termini di consapevolezza ecclesiale: la chiesa povera è ricca solo del Vangelo e solo questa forza può dare l’audacia del  martirio, fino all’effusione del sangue, creando passaggio dalle tenebre alla luce, dal potere strozzino che schiavizza,  tipico della mafia, alla libertà dei figli di Dio”.

Ci sono state resistenze al pieno riconoscimento del martirio di don Puglisi?

“Forse qualche opposizione sì, com’è inevitabile che sia. Ma ha prevalso il sensus fidei del popolo di Dio, un po’ come accadde con il martirio di Monsignor Romero. Perché il popolo di Dio ha naso nel riconoscere i veri testimoni del Vangelo”.

Pino Puglisi non amava essere definito prete anti-mafia. Come lo definirebbe?

“Don Pino è un prete senza aggettivi,  che non rientra nei canoni del prete anti-mafia. Non si faceva spazio solo con le parole, ma lavorava lontano dai riflettori, nella ferialità. E’ stato un grande educatore, proprio per aver fatto leggere ad altri, ad iniziare dai più piccoli,  l’esperienza umana seminata della Pasqua di Cristo. E se oggi a Palermo c’è gente capace di  esprime una fede adulta e impegnata, è perché ha avuto accanto lui”.

Pare sia riuscito a toccare addirittura il cuore di chi lo ha ucciso. Giusto?

“Lui fu uomo del sorriso, fino alla fine. L’ultima immagine che è rimasta impressa nei suoi occhi è quella dei suoi killer che ha portato con sé al cospetto del Signore. Ecco il “convertitevi” e il senso della mitezza evangelica: don Pino ha dato la vita per tutti, anche per chi lo ha ucciso, sulle orme di Cristo”.

Lei dedica un capitolo del libro alla pietà popolare, ricordandone l’importanza. Quella religiosità che non dev’essere strumentalizzata dalla mafia, come ammoniva Papa Francesco al clero raccolto in cattedrale a Palermo. Un rischio ancora attuale?

“Papa Francesco ha voluto riprendere il tema della pietà popolare, a lui carissima per la sua formazione teologica. Sapendo che in Sicilia è ancora forte il sentimento di pietà popolare, ma sapendo anche che permangono in essa anche delle forme equivoche, ha esaltato quella vera che è il “sistema immunitario della Chiesa”, patrimonio da custodire gelosamente; di converso la volontà di piegare Dio alla finalità di potere, insito nella cultura mafiosa,  deve trovare nella testimonianza della Chiesa una decisa parola critica. E’ una sfida educativa oggi per certi versi ancor più ardua, perché affronta una mentalità invasiva”.

Perché, secondo lei,  oggi il contrasto alle mafie è ancor più arduo rispetto a 25 anni fa?

“La mafia s’è trasformata: non ci sono più i delitti efferati degli anni Ottanta e Novanta; ma la sua azione è più subdola, perché s’è aziendalizzata e questo fenomeno oggi non riguarda più solamente il Sud, ma prolifera ovunque. A renderla ancora più pericolosa, poi, è il fatto che vive e prospera all’interno di una cultura performante. Una cultura invasiva idolatrica, che venera il dio Mammona. Il Vangelo non può essere che forza di debolezza, per dirla alla San Paolo, che, senza uso di violenza, si oppone alla mafia”.

Perché ha scritto che il  “dopo-Pino” deve ripartire dai bambini?

“E’  lo stesso stile pastorale di don Pino a dircelo:  utile e giusto manifestare in piazza contro la mafia, ma da buon pedagogo sapeva che era ben più importante l’educazione delle nuove generazioni: è da lì che si deve ripartire. Cosa Nostra vuole figli dipendenti. Invece il Vangelo crea figli liberi, adulti”.

Lei ha scritto che “una chiesa neutra è anche peggio di una chiesa collusa”. Parole forti, non crede?

Parole che leggiamo anche nell’Apocalisse: “sei freddo, non ti riconosco”, dice l’Angelo. Invece il Vangelo fa prendere sempre posizione, non per spirito di contraddizione, ma perché rende autenticamente liberi. Una chiesa neutra è già segnata, perché si adegua al contesto, senza più diventare ciò che deve essere, cioè lievito e sale del mondo”. 

La chiesa di papa Bergoglio non è certo neutra, ma ci sono opposizioni a questa linea…

 “E’ facile rispondere: vuol dire che Papa Francesco, che pensa a una chiesa umile e discepola del Vangelo, che dimentica tutti i linguaggi e i segni del potere, sta facendo sul serio col Vangelo. Chi fa resistenza sono coloro che  sono preoccupati di perdere potere, che hanno nostalgia del passato di potere, un’idea sbagliata della  sacralità”.

Lei ha conosciuto Pino Puglisi. In che occasione e che impressione le fece?

“Lo conobbi perché negli anni ’80 era il direttore del Centro Regionale Vocazioni e io, sacerdote fresco di nomina, nel 1988 fui nominato direttore del Centro vocazioni della diocesi di Noto, quindi ero membro anche del Centro regionale, per cui fino al 1990 ci si vedeva spesso a incontri e convegni. Riconosco nell’esito finale della sua vita lo spessore di un’umanità bella, capace di incrociare l’umanità degli altri, soprattutto dei giovani, e di un uomo coerente innamorato del Vangelo e della Chiesa. Era, inoltre, un grande lettore che frequentava le Scritture e le scienze antropologiche. Un vero formatore”.   

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Papa Francesco: pregare il Rosario per la Chiesa e la pace nel mondo

Papa Francesco nella Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani (foto d'archivio)

“La Madre di Dio ci accompagna e protegge i cristiani nel combattimento contro le forze del male. Affidiamoci a Lei e preghiamo per la Chiesa e per la pace nel mondo”: così Papa Francesco in un tweet sull’account @Pontifex in nove lingue.

Il Rosario per proteggere la Chiesa dagli attacchi del diavolo

Nel mese di maggio dedicato a Maria, Francesco rinnova il suo invito a pregare il Rosario. Lo aveva chiesto in modo particolarmente forte lo scorso ottobre, altro mese mariano, di fronte al momento difficile che sta vivendo la comunità cristiana, “per respingere gli attacchi del diavolo che vuole dividere la Chiesa”. “E’ il momento di difendere la Chiesa” dal Grande Accusatore con la preghiera, ha detto il 27 ottobre scorso nel discorso a chiusura dei lavori del Sinodo dei vescovidedicato ai giovani, proponendo di continuare a dire il Rosario ogni giorno.

Maria porta Gesù al mondo

“Nei misteri del Rosario – spiega Francesco – con Maria, contempliamo la vita di Gesù che irradia la misericordia del Padre stesso”. Ciò che fa Maria è portare al mondo Gesù:

“La Madonna vuole portare anche a noi, a noi tutti, il grande dono che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua gioia. Così la Chiesa è come Maria: la Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una Ong, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo; non porta se stessa – se piccola, se grande, se forte, se debole, la Chiesa porta Gesù e deve essere come Maria quando è andata a visitare Elisabetta. Cosa le portava Maria? Gesù. La Chiesa porta Gesù: questo è il centro della Chiesa, portare Gesù! Se per ipotesi, una volta succedesse che la Chiesa non porta Gesù, quella sarebbe una Chiesa morta! La Chiesa deve portare la carità di Gesù, l’amore di Gesù, la carità di Gesù” (Udienza generale del 23 ottobre 2013).

Francesco: il Rosario, preghiera del mio cuore

Maria porta il Signore, per questo “la Madonna – sottolinea Francesco – non è un optional: va accolta nella vita”. Il Rosario – ha detto – “è una sintesi della Divina misericordia”, “la preghiera che accompagna sempre la mia vita; è anche la preghiera dei semplici e dei santi. E’ la preghiera del mio cuore”.

Un pontificato affidato alla Salus Populi Romani

Quando incontra le persone nelle varie udienze, Francesco regala una corona del Rosario: “La Madonna – afferma – è sempre vicina ai suoi figli, “subito è pronta a venirci in aiuto quando la preghiamo, quando noi chiediamo (…) la sua protezione (…) ricordiamo che Lei non si fa aspettare: è la Madonna della prontezza, va subito a servire”.  Francesco, subito dopo l’elezione, si è recato a Santa Maria Maggiore affidando il suo pontificato alla Salus Popoli Romani. E in questa Basilica si reca sempre prima e dopo ogni viaggio internazionale, come ha fatto oggi alla vigilia del viaggio in Bulgaria e Macedonia del Nord.

Preghiera a Maria

conclusione del mese mariano 2013, recitando il Rosario in piazza, Francesco ha recitato questa preghiera:

“Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi; fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà. Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perché sappiamo obbedire alla Parola del tuo Figlio Gesù, senza tentennamenti; donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare perché altri orientino la nostra vita. Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano ‘in fretta’ verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen”.

Una preghiera nata nel XIII secolo

Il Rosario è nato come preghiera “popolare” nel XIII secolo, in ambiente domenicano, perché tutti potessero pregare, anche gli analfabeti. Da allora i Papi hanno sempre incoraggiato a pregare il Rosario per incontrare Gesù, accompagnati da Maria.

vaticannews

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Su Tv2000. Come seguire il viaggio di papa Francesco in Bulgaria e Macedonia del Nord

Come seguire il viaggio di papa Francesco in Bulgaria e Macedonia del Nord

Avvenire

Tv2000, in collaborazione con Vatican Media, dedica una programmazione speciale da domenica 5 dalle ore 8.50 a martedì 7 maggio al viaggio apostolico di Papa Francesco in Bulgaria e nella Repubblica di Macedonia del Nord. Collegamenti con gli inviati Cristiana Caricato e Paolo Fucili, servizi e interviste a cura della redazione del Tg2000. Approfondimenti negli speciali della trasmissione ‘Il diario di Papa Francesco’ condotta da Gennaro Ferrara.

Tra gli appuntamenti: domenica 5 maggio la preghiera in silenzio davanti al trono dei Santi Cirillo e Metodio nella Cattedrale Patriarcale di San Alexander Nevsky, la Messa nella Piazza Knyaz Alexandar; lunedì 6 la Messa con le Prime Comunioni nella Chiesa del Sacro Cuore di Rakovsky, l’incontro con la Comunità Cattolica nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Rakovsky, l’incontro per la Pace alla presenza degli esponenti delle varie confessioni religiose in Piazza Nezavisimost a Sofia; martedì 7 la visita al Memoriale Madre Teresa alla presenza dei leader religiosi, l’incontro con i poveri e l’incontro ecumenico e interreligioso con i giovani nel centro pastorale.

Domenica 5 e lunedì 6 in seconda serata in onda l’instant film di Tv2000 sul viaggio del Papa. E martedì 7 alle 23.35 in onda la conferenza stampa di Papa Francesco sul volo di ritorno dal viaggio in Bulgaria e nella Repubblica della Macedonia del Nord.

Gli orari delle dirette di Tv2000

Domenica 5 maggio
08.50 Speciale ‘Il diario di Papa Francesco’
09.00 Arrivo di Papa Francesco all’aeroporto di Sofia e accoglienza ufficiale
09.40 Cerimonia di benvenuto
10.30 Incontro con le autorità e corpo diplomatico nella Piazza Atanas Burov
11.50 Preghiera davanti al trono dei santi Cirillo e Metodio nella Cattedrale Patriarcale di San Alexander Nevsky
12.00 Regina Coeli di Papa Francesco
15.15 Speciale ‘Il diario di Papa Francesco’
15.20 Santa Messa nella piazza Knyaz Alexandar I
23.05 Instant film di Tv2000 sul viaggio del Papa in Bulgaria

Lunedì 6 maggio 
09.10 Speciale ‘Il diario di Papa Francesco’
09.50 Santa messa celebrata da Papa Francesco con le prime comunioni nella Chiesa del Sacro Cuore di Rakovsky
14.00 Speciale ‘Il diario di Papa Francesco’
14.30 Incontro con la Comunità Cattolica nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Rakovsky
17.00 Speciale ‘Il diario di Papa Francesco’
17.15 Preghiera per la pace presieduta da Papa Francesco alla presenza degli esponenti delle varie confessioni religiose in Bulgaria in Piazza Nezavisimost a Sofia
22.55 Instant film di Tv2000 sul viaggio del Papa in Bulgaria

Martedì 7 maggio 
08.00 Speciale ‘Il diario di Papa Francesco’
08.15 Accoglienza ufficiale all’Aeroporto internazionale di Skopje
09.00 Cerimonia di benvenuto, visita di cortesia al Presidente, incontro con il Primo Ministro, incontro con le autorità e il corpo diplomatico
10.20 Visita al memoriale ‘Madre Teresa’ alla presenza dei Leader Religiosi e l’incontro con i poveri
11.05 Santa Messa celebrata da Papa Francesco
15.20 Speciale ‘Il diario di Papa Francesco’
16.00 Incontro ecumenico e interreligioso con i giovani nel Centro Pastorale
17.00 Incontro con i sacerdoti le loro famiglie e religiosi
18.15 Cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale di Skopje
23.35 Conferenza stampa di Papa Francesco sul volo di ritorno dal viaggio in Bulgaria e Macedonia


Tra gli ospiti in studio: Moni Ovadia; l’attrice bulgara Eljana Popova; il direttore de ‘Il Sismografo’ Luis Badilla; i giornalisti Venéta Nenkova, Iacopo Scaramuzzi, Nello Scavo, Marina Ricci, la saggista e critica d’arte Anna Amendolagine; il teologo ortodosso Dimitar Arnaudov; i religiosi Fratel Michel Van Parys, padre Innocenzo Gargano, fratel Adalberto Mainardi; la responsabile dell’ufficio Europa della Caritas italiana Laura Stopponi, i docenti ed esperti di Storia dell’Europa Orientale Rita Tolomeo (Università La Sapienza di Roma) e Roberto Morozzo Della Rocca (Università Roma Tre); il co-direttore del centro internazionale per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari Roberto Catalano; i missionari padre Angelo Gabriele Giorgetta e Josip Matek.

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