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Papa Francesco Archive

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Riguadagnare l’eredità, un compito per l’oggi. Il 38mo Meeting di Rimini apre con il messaggio del presidente Sergio Mattarella

In arrivo anche il messaggio di papa Francesco che sarà letto domenica 20 agosto all’inizio della Santa Messa. 

Alle 15 poi l’incontro inaugurale con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

Rimini, 19 agosto 2017 – In apertura del XXXVIII Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si svolgerà nella Fiera di Rimini da domenica 20 a sabato 26 agosto, giunge un’autorevole e penetrante lettura del titolo scelto per l’edizione di quest’anno, la frase tratta dal Faust di Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”. C’è un’eredità da riguadagnare: ma come? La risposta giunge da un messaggio (qui riportato in allegato ndr) inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in attesa del messaggio che papa Francesco sta facendo pervenire attraverso il Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin e che verrà letto domenica 20 agosto all’inizio della santa Messa delle 10.45 (trasmessa in diretta RaiUno) che sarà celebrata nell’Auditorium della Fiera dal vescovo di Rimini Francesco Lambiasi.

Il presidente Mattarella interpretando la frase di Goethe mette l’accento sulle responsabilità nel passaggio generazionale. «Responsabilità degli adulti, che non possono consumare in sovrappiù beni e opportunità sottraendoli ai propri figli. Responsabilità anche dei giovani, che sono chiamati a far proprie le storie e le cose per dare ad esse un futuro e divenire di questo protagonisti».

Il mondo globalizzato e ipertecnologico «mette in discussione l’autonomia stessa della persona» (al Meeting per inciso si rifletterà a fondo sull’intelligenza artificiale con alcuni tra i maggiori esperti del tema). Ma anche qui, nessun ripiegamento: «L’idea di libertà, il senso di comunità, l’ambizione di fare storia, richiedono di essere continuamente riformulati, vissuti nel presente». Un lavoro che spetta primariamente ai giovani e alle «forze vive lungimiranti: tenere sempre viva l’attenzione sulle conseguenze delle scelte di oggi e contrastare il campo corto di chi rinuncia ad alzare lo sguardo e progettare il futuro».

Le parole chiave indicate dal Presidente sono responsabilità (soprattutto «verso chi viene dopo di noi») e solidarietà, da esplicitare in chiave sussidiaria, coinvolgendo una molteplicità di soggetti: «La politica, le istituzioni, i soggetti economici, i corpi sociali, hanno tutti un peso nel determinare gli esiti dei cambiamenti in atto». Complessità e interdipendenza quindi «non sono alibi per un disimpegno». E qui Mattarella punta l’attenzione su un tema che attraverserà trasversalmente tutto il Meeting di quest’anno. «L’attenzione verso i giovani deve tradursi in occasioni concrete e innovazioni, che aprano le porte a una mobilità sociale vera e a una piena cittadinanza, a partire dal diritto al lavoro e alla istruzione, che sta alle radici della libertà delle persone e della società. Così, investendo sul futuro, una collettività ritrova fiducia e raddoppia la propria forza».

«Avremo tutta la settimana del Meeting non tanto per riprendere, ma per lasciarci leggere e mettere in questione dal messaggio del Presidente, in attesa di quello del Papa», commenta la presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri. «Un anno fa scegliemmo la frase di Goethe perché ci sembrava utile per l’oggi, una chiave di lettura del presente. Ora capiamo di più il perché di quella scelta. Siamo grati al presidente Mattarella che guarda al Meeting come un luogo in cui si può rilanciare un messaggio di ripresa e di speranza per tutti, un’esperienza che si mette accanto ad altre al servizio della comunità civile».

Intanto domenica 20 agosto alle 15.00 l’evento inaugurale del Meeting sarà l’incontro con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sul tema “L’eredità e il futuro dell’Italia”. Il Presidente interverrà in Auditorium Intesa Sanpaolo B3 dopo le introduzioni di Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli e Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. In apertura Nassir Abdulaziz Al-Nasser, alto rappresentante dell’ONU per l’Alleanza delle Civiltà, darà lettura del messaggio di saluto del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.

fonte: Comunicato Stampa

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Udienza. Il Papa: la Chiesa è popolo di peccatori che sperimentano la misericordia

Gesù non ha scelto i perfetti, ma è venuto a dare speranza ai peccatori. Lo ha ribadito papa Francesco stamani all’udienza generale del mercoledì, la seconda dopo la pausa di luglio, tenutasi in Aula Paolo VI per evitare il caldo agostano di piazza San Pietro. Accolto come sempre dall’abbraccio entusiastico dei presenti, il Pontefice si è soffermato a salutare, ascoltare, benedire, farsi scattare selfie con lui. Dopo la lettura del brano del Vangelo secondo Luca sulla peccatrice alla quale «sono perdonati i suoi peccati perché ha molto amato», Francesco ha proseguito il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana Il perdono divino: motore di speranza», TESTO INTEGRALE).

Gesù compie gesti scandalosi

«Abbiamo sentito la reazione dei commensali di Simone Fariseo: chi è costui che perdona anche i peccati? Gesù ha appena compiuto un gesto scandaloso» esordisce il Papa. E riassume brevemente l’episodio: una donna conosciuta come peccatrice è entrata in casa di Simone, si è chinata ai piedi di Gesù e ha versato sui suoi piedi olio profumato. I presenti mormorano: se costui è un profeta non dovrebbe accettare. «Quelle erano donne, poverette, che servivano solo per essere “visitate” di nascosto, anche dai capi, o per essere lapidate» chiosa il Papa. «L’atteggiamento di Gesù è diverso»: lui «avvicina i lebbrosi, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati». «Questa simpatia di Gesù per gli esclusi, gli intoccabili, sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei: laddove c’è una persona che soffre Gesù se ne fa carico».

 

Gesù ci vuole guariti e liberi

Gesù condivide il dolore umano e quando lo incrocia sente misericordia. «Gesù prova compassione», insiste il Papa, non ha l’atteggiamento degli stoici che invitano a sopportare la sofferenza. «Laddove c’è un uomo o una donna che soffre Gesù vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena». Non si tratta di guarigione solo da un male fisico, ma anche da un male spirituale, dalla condizione di peccato. E quante persone, anche oggi, osserva il Papa, «perdurano in una vita sbagliata perché non trovano nessuno disposto a guardali con il cuore di Dio, cioè con speranza». Gesù «vede una possibilità di resurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate» e «spalanca quella misericordia che ha nel cuore: perdona, abbraccia, capisce». Gesù per prima cosa libera la peccatrice da «quel senso di oppressione, di sentirsi sbagliata».

«Tanti cattolici si credono perfetti e disprezzano gli altri»

L’atteggiamento di Gesù scandalizza gli scribi e la loro reazione ricorda al Papa quella di «tanti cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri: è triste questo». «Dovremmo ricordarci – esorta Francesco – di quanto siamo costati all’amore di Dio», poiché Gesù ha dato la vita per ciascuno di noi. «Gesù non va in croce perché sana i malati», ma «perché perdona i peccati, perché vuole la liberazione totale, definitiva del cuore dell’uomo, perché non accetta che l’essere umano consumi tutta la sua esistenza con il tatuaggio incancellabile di non essere accolto dal cuore di Dio».

Gesù dà la speranza di una vita nuova

«I peccatori non solamente vengono rasserenati a livello psicologico, Gesù offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova» osserva Francesco. «Guarda avanti e ti faccio un cuore nuovo: questa è la speranza che ci dà Gesù». Ma c’è di più: non solo Gesù offre ai peccatori una speranza concreta, ma proprio fra quei peccatori pentiti scegli i suoi primi discepoli. E il Papa fa nomi e cognomi: Matteo il pubblicano diventato apostolo di Cristo, Zaccheo ricco corrotto che «sicuramente aveva una laurea in tangenti», la donna di Samaria «che aveva avuto 5 mariti e ora convive con un altro» si sente promettere un’acqua viva che per sempre sgorgherà dentro di lei. «Dio non ha scelto come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai: la Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia di Dio». Francesco conclude: «Siamo tutti poveri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio, che ha la forza di trasformarci e darci speranza ogni giorno. Andiamo avanti con questa fiducia».

Sulla Nigeria: «Mai più crimini nei luoghi di culto»

Al termine dell’udienza, papa Francesco ha ricordato la strage in chiesa in Nigeria. «Sono rimasto profondamente addolorato dalla strage avvenuta domenica scorsa in Nigeria, all’interno di una chiesa, dove sono state uccise persone innocenti» ha detto. «E purtroppo stamattina è giunta notizia di violenze omicide nella Repubblica Centrafricana contro la comunità cristiana. Auspico che cessi ogni forma di odio e di violenza e non si ripetano più crimini così vergognosi, perpetrati nei luoghi di culto, dove i fedeli si radunano per pregare. Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle in Nigeria e in Repubblica Centrafricana e preghiamo per loro tutti insieme». Il Papa ha quindi invitato i presenti a recitare un’Ave Maria.

da Avvenire

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“Il Piccolo Principe” in dialogo con Papa Francesco

Enzo Romeo, vaticanista del Tg2, due anni fa l’aveva riletto alla luce della Bibbia e ora per i tipi della stessa editrice Ancora è la volta di un altro giornalista, Umberto Folena, caporedattore di «Avvenire», ad accostarsi all’opera più nota di Antoine de Saint-Exupéry con un prodotto originale.

Scaduto ormai il copyright sulle opere dello scrittore francese (1900 – 1944) e a più di 70 anni dalla pubblicazione, «Il Piccolo Principe» continua a tenere banco sugli scaffali delle librerie e nelle vendite online. Alla prima versione italiana, realizzata nel 1949 da Nini Bompiani Bregoli, molte altre se ne sono aggiunte – comprese le traduzioni d’autore e i disegni rivisitati dai bambini di oggi – ma ciò che mancava era l’accostamento al magistero di papa Francesco.

Un accostamento forzato, magari frutto della popolarità di cui gode Bergoglio, oppure due voci che, pur appartenendo a epoche e luoghi di provenienza assai diversi, scoprono di cantare in coro? Folena, anticipando la domanda, fornisce la sua spiegazione: alla richiesta esplicita che gli era pervenuta la prima reazione era stata quella della rinuncia («maltrattare una meravigliosa fiaba e un ottimo pontefice, giammai»). Ma il dubbio si è ben presto dissolto perché «una cosa risultava evidente: qualunque fosse l’argomento, entrambi parlavano al bambino».

E non un bambino qualsiasi, bensì il bambino che abita in ciascuno di noi, «il bambino che – nonostante i doveri assortiti, la professione, i troppi eventi della vita che ti spoetizzano cercando di renderti disincantato e cinico – ancora respira e vive da qualche parte della mia anima». Un bambino che «non ha nulla di zuccheroso o infantile», ma che va preso tremendamente sul serio, perché per parlare con il bambino è necessario dimenticarsi della propria adultità, per «stare al gioco della purezza». Che altro non è che il magistero di papa Francesco, annota l’autore, per via di quel suo continuo appello a lasciare strada libera al bambino. Perché solo quanti possiedono un cuore e un animo di bambino sono in grado di accogliere l’inatteso, quell’«essenziale», nascosto nell’invisibile e nella minorità. Che è poi l’obiettivo che il Pontefice indica anche alla Chiesa: una Chiesa capace di chinarsi e comprendere, di riconoscere ogni bambino che incontra anche quando questi possiede un’anima imprigionata fino a soffocare.

Se è vero che qualcuno ha definito il piccolo libro quasi un «Nuovissimo Testamento» per via di quella incisiva esplorazione dell’assoluto, la lettura guidata da Folena (con la traduzione di Vincenzo Canella religioso dei Fratelli delle Scuole cristiane) diventa anche un sussidio utilizzabile a livello pastorale.

Molte sono le analogie individuate, sempre calzanti, anche quando a prima vista sembrerebbero imprevedibili o forzate. A partire dall’«immaginazione» – leggi anche «fantasia» – che lo scrittore francese ha utilizzato a piene mani per la sua fiaba straordinaria: «Non perdete la capacità di sognare – è l’invito di Bergoglio alle famiglie radunate a Manila per l’Incontro mondiale del 2015 – Non è possibile una famiglia senza un sogno. Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, i bambini non crescono e l’amore non cresce, la vita si affievolisce e si spegne». «Lo Spirito è freschezza, fantasia, novità», dirà agli anziani radunati in piazza San Pietro nell’autunno 2014.

E poi il tema dell’«incontrare» e «uscire» che traccia il filo del racconto, ma anche quello di un pontificato: «Una Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada».

O ancora quell’immagine della pecora e quell’espressione (forse quella più associata a Bergoglio) che diventa simbolo della tenerezza di Dio e si fa invito nei confronti di preti, vescovi e in fin dei conti di ogni battezzato, «siate pastori con l’odore delle pecore».

O quel «custodire» che diventa una vera e propria missione: «custodire la gente, aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore», come affermava nell’omelia d’inizio pontificato in quell’ormai lontano 19 marzo 2013.

Significativo il parallelo al celeberrimo capitolo XXI, quello dove si narra dell’incontro sulla spiaggia tra il piccolo principe e la volpe. Un passo che spesso viene utilizzato nella pastorale familiare, simbolo di quel legame che unisce gli sposi: «Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la “più grande amicizia”. È un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa» (AL 1239). E quell’«addomesticare» spiegato con tanta saggezza dalla volpe diventa un appello a superare ciò che il Papa definisce la «fatica di intessere legami profondi», come dirà ai partecipanti all’assemblea del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali.

E sempre quella capacità di «guardare oltre», come il deserto: non solo vuoto o completa aridità, bensì il deserto che, come nelle parole dei profeti, è in grado di «fiorire».

Quasi un’appendice a conclusione la storia di Saint-Exupéry narrata con la passione che quasi trasuda da ogni pagina di un libretto che, come il volumetto di Romeo, è già un piccolo classico.

Antoine De Saint-Exupéry – Umberto Folena (a cura di), «Il Piccolo Principe. Commentato con testi di papa Francesco», pp. 176, €17,00.

Vatican Insider