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Il caso. Scampia: «Non chiudete la palestra della legalità»

da Avvenire

Gianni Maddaloni con i piccoli judoka della palestra di Scampia

Gianni Maddaloni con i piccoli judoka della palestra di Scampia

Il gelo su Scampia. E non solo perché nella Palestra Maddaloni, per colpa del cemento di “scarto” con cui l’hanno costruita, cala il freddo polare d’inverno e l’aria diventa torrida d’estate, ma per il fatto che dal Comune di Napoli, in data 28 novembre scorso, è arrivata un’ingiunzione di sfratto. L’unico avamposto della legalità attraverso lo sport, di quella che nell’immaginario collettivo passa come la famelica Gomorra, rischia di ricevere – a giorni – l’atto di sequestro dell’immobile e di chiudere i battenti. Fuori dalla porta resterebbero 650 anime sportive. Sono gli allievi prediletti di ’O’Maé: atleti, judoka e ballerini. Sono i figli, le mamme i papà e persino i nonni della palestra di Gianni Maddaloni «che nonostante il gelo e le ingiustizie che stiamo subendo continuano ad allenarsi con me, con lo spirito spartano e sempre confidando in Dio». Parola di un uomo animato da profonda fede, dal cuore grande e i muscoli rocciosi come faraglioni, che qui tutti chiamano ’O’ Maé. Il maestro Maddaloni, padre di Pino, medaglia d’oro di judo alle Olimpiadi di Sydney 2000, il padre di tutti i ragazzi di Scampia, rispettato persino dai boss della camorra che stanno in galera per «un motivo molto semplice – dice con orgoglio – tolgo i loro figli dalla strada e li porto qui dove li educo al rispetto delle regole e al- la legalità. E questo lavoro, io e il mio staff, lo facciamo gratis da tredici anni». Ma ora si scopre che tredici sono anche gli affitti arretrati. «Non potete capire che amarezza sto provando in queste ore… Io sono un napoletano che ha sempre pagato regolarmente le tasse, saldato debiti affitti e stipendi. Tredici anni fa mi proposero di aprire una palestra al Vomero, in una zona borghese di Napoli lontana anni luce da Scampia e dalle famose “Vele” di Gomorradove tra l’altro scelsi di vivere per diversi anni, perché io sono uno “schiavo innamorato” del mio quartiere. Qui ho voluto che sorgesse la Palestra Maddaloni, aperta come “donazione” e il benestare di due sindaci – Iervolino e Maroni – i quali non mi chiesero di pagare niente, perché in cambio offrivo un “bene” all’intera comunità». Ma il sindaco De Magistris ora batte cassa sui beni immobili comunali e alla palestra di Scampia è arrivato un conto pregresso salatissimo, 273mila euro. «Un colpo basso per chi fa già miracoli per pagare bollette da 1.755 euro. Qui su 650 iscritti alla palestra pagano appena 150 persone, e sono quote mensili da 20 euro che danno libero accesso a famiglie composte da papà mamma e quattro figli». L’obiettivo è far fare sport gratis a tutti, perché sono tanti i cittadini di Scampia che vivono in povertà. «Li vedo tutti i giorni con i miei occhi, quei poveri cristi che scavano nell’immondizia a caccia di cibo… Perciò, due volte a settimana, grazie ai banchi alimentari, in palestra somministriamo prodotti di prima necessità ad almeno 50-60 famiglie che altrimenti morirebbero di fame. Noi qua applichiamo il Vangelo alla lettera, e allora la politica non può sbatterci fuori», è l’appello accorato de ’O’ Maé che combatte da sempre anche per eliminare le «contraddizioni» che avvelenano Napoli. «Proprio il sindaco De Magistris, che ora mi ritiene privo di titolo per proseguire la mia missione, due anni fa mi aveva premiato con tanto di medaglia d’oro in qualità di “cittadino esemplare”. E adesso che fa, vuole sbattere fuori dalla palestra me e la gente di Scampia?».

Questa gente è diventata un modello internazionale attraverso lo sport e la condivisione. La “Rai” giapponese, la Nhk ha appena girato un docufilm nella palestra e mandato in onda il “modello Scampia”. «Il “Programma Maddaloni” sarà tema di dibattito in vista dell’apertura dell’anno che porta ai Giochi di Tokyo 2020, e qui invece vogliono cancellare la nostra storia», continua ’O Maé. Storia di una passione popolare, con la gente di Scampia pronta a scendere in piazza per difendere la più umana delle cittadelle dello sport italiano. «Il presidente Giovanni Malagò è stato qui e con il progetto “Vincere alla grande” abbiamo avuto un finanziamento dal Coni di 9mila euro. Da Renzi a Di Maio, i politici di ogni schieramento hanno chiesto di venirci a visitare… De Magistris mai. Eppure la città di Napoli ci vuole bene. Sarò riconoscente a vita al nostro “angelo custode”, l’ex procuratore capo Giovandomenico Lepore, attuale presidente dell’Osservatorio legale di Scampia e a imprenditori locali sensibili e generosi come Paolo Scudieri, Rossella Giaquinto e Lara Caico. Il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca – continua Maddaloni – ha appena detto che ci darà un finanziamento di 150mila euro, ma quei soldi servono a pagare gli stipendi (500euro mensili) ai nostri undici operatori. Due di loro sono detenuti in messa alla prova, uomini che in palestra si stanno costruendo una seconda vita dignitosa, seguendo bambini disabili e mettendosi a disposizione del prossimo… Questa è la Palestra Maddaloni, chi vuole chiuderla fa peccato mortale».