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Africa. Liberati in Mali padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio

Il missionario, rapito in Niger 2 anni fa, è stato rilasciato con il turista italiano e altri due ostaggi. Con loro sono tornati liberi anche una cooperante francese e un ex ministro del Mali.
Liberati in Mali padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio

Padre Pierluigi Maccalli è stato liberato. A due anni esatti dal suo rapimento in Niger, il missionario italiano è ora libero, insieme con il turista italiano Nicola Chiacchio e altri due ostaggi, la cooperante francese Sophie Pétronin e un ex ministro del Mali, Soumaila Cisse. Lo ha annunciato la presidenza del Mali, dove è avvenuta la liberazione dei quattro ostaggi caduti in mano a terroristi fondamentalisti.

Il rientro dei due italiani in patria dovrebbe avvenire domani pomeriggio.

Padre Maccalli, della Società delle Missioni Africane (SMA), attivo nella diocesi di Niamey in Niger, era stato nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018. Jihadisti forse provenienti dal Mali o dal Burkina Faso i suoi rapitori, ma sulla loro identità e scopi una cappa di dubbi e silenzio.

Originario della diocesi di Crema, dove è nato nel 1961 e dove è stato ordinato sacerdote nel 1985, già missionario in Costa d’Avorio per vari anni, padre Maccalli, nato nel 1961, prestava la sua opera nella parrocchia di Bomoanga. Dedito all’evangelizzazione e alla promozione umana, si era speso anche per contrastare le pratiche cruente legate alle culture tradizionali, come la circoncisione e l’escissione delle donne. In Niger è arrivato nel 2007, e si è sempre dedicato all’opera missionaria presso il popolo gurmancé, nell’annuncio del vangelo, nell’organizzazione delle piccole comunità cristiane, nella costruzione di scuole rurali e ambulatori medici, nella promozione femminile e nello scavo di pozzi nei villaggi disseminati sul territorio della parrocchia di Bomoanga.

Il sequestro avvenne una settimana dopo il suo rientro da un periodo di vacanze in Italia.

La Missione di Bomoanga è presente dagli anni ’90 con un impegno di promozione e sviluppo attraverso le sue “cellule di base” o CSD (Comité de Solidarité et Developpement) nei villaggi vicini, afflitti da povertà endemica, problemi di salute e igiene, analfabetismo diffuso e carenza di strutture.

Dal 18 settembre 2018, oltre alle indagini si erano succedute le preghiere pubbliche promosse dalla SMA spesso su base interreligiosa, cui hanno partecipato anche fedeli musulmani a testimonianza del generale apprezzamento per l’opera di padre Maccalli.

Secondo il missionario padre Mauro Armanino, che svolge il suo servizio a Niamey, il Niger soffre di un “effetto contagio” dal Mali e dalle attività nigeriane di Boko Haram. Un clima di maggiore instabilità fomentato dall’aggravamento della situazione economica del Paese, che ha colpito agricoltori e allevatori mettendo a dura prova equilibri etnici e sociali.

Un video di soli 24 secondi, arrivata indirettamente ad Avvenire nell’aprile 2020, dava prova che il missionario era ancora vivo. Il gruppo jihadista che ha contattato indirettamente il nostro quotidiano non si era però identificato. Assieme a padre Maccalli nel video c’era anche Nicola Chiacchio, un altro connazionale che stava attraversando la zona per motivi turistici e di cui si erano perse le tracce. i due ostaggi nel filmato erano seduti uno di fianco all’altro. Maccalli si trovava a sinistra con gli occhiali scuri, la sua abituale barba bianca e folta, e un vestito tradizionale. Chiacchio era anche lui vestito tradizionalmente e con la barba lunga. Entrambi apparivano dimagriti. Il gruppo jihadista, che aveva contattato indirettamente Avvenire, non si era identificato.

Il lavoro dell’Intelligence italiana. L’intervento che ha portato alla liberazione dei due italiani, condotto con successo dal personale dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) con la preziosa collaborazione delle autorità e dei servizi maliani, si è concluso dopo intense attività di intelligence realizzate in contesti territoriali caratterizzati da estrema complessità e pericolosità. Lo afferma la Farnesina che sottolinea come “il buon esito dell’operazione, oltre a mettere in luce la professionalità, le capacità operative e di relazione dell’intelligence, ha evidenziato anche l’eccellente opera investigativa dell’Autorità giudiziaria italiana ed il prezioso lavoro svolto dalle donne e degli uomini del ministero degli Affari Esteri e dell’intera Unità di Crisi della Farnesina”.

Il governo maliano non ha fornito informazioni sulle dinamiche della liberazione. Una fonte anonima ha riferito alla France Presse che la liberazione degli ostaggi è stata una contropartita per il “rilascio di terroristi” e che la trattativa con i jihadisti “non è stata semplice”.

Gli altri due rapiti. La cooperante francese Sophie Petronin e il politico maliano Soumaila Cissè sono stati liberati dalla prigionia dei jihadisti nella stessa operazione che ha portato alla liberazione di due ostaggi italiani. Lo riferisce il profilo Twitter del governo di Bamako. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso “enorme sollievo” per la notizia. Petronin era stata rapita il Natale 2016 nella città di Gao. Cissè, 70 anni, ministro delle Finanze dal 1993 al 2000, era stato invece rapito il 26 maggio scorso. Voci sull’imminente liberazione di Petronin e Cissè erano state diffuse dai media nei giorni scorsi.

Avvenire