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L’arte racconta il Dio fatto carne

Un’espressione viva della prossimità di Dio. E’ questo la rappresentazione del Natale che ha interpellato nei secoli la creatività di generazioni di artisti di ogni parte del mondo. Poche espressioni del genio umano sono in grado di dar forma al mistero del Dio fatto carne.  L’arte raggiunge questo scopo. Lo dimostrano le 45 opere proposte dagli studiosi François Boespflug ed Emanuela Fogliadini nel volume intitolato “Il Natale nell’arte” e pubblicato da Jaca Book.

La vicinanza di Dio

“Soprattutto in questo momento di sofferenza – spiega a Vatican News Emanuela Fogliadini – l’arte ci dice la vicinanza di Dio. Il Natale è un mistero centrale della storia del cristianesimo, un annuncio rivoluzionario”.

Ascolta l’intervista ad Emanuela Fogliadini

Arte, storia e teologia si intrecciano nell’analisi descrittiva di tanti capolavori come il sarcofago del Museo di Arles, le miniature dell’Evangeliario di san Bernward a Hildesheim, i mosaici della Cappella Palatina di Palermo, le pitture del Monastero dei Siriani in Egitto o gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

Dio nato povero

L’arte coglie la portata teologica della notizia sconvolgente del Natale, di un Dio nato povero e annunciato ai pastori, i dimenticati della storia. Sfogliando le pagine illustrate del volume, scorrono in rassegna rappresentazioni della Natività riconducibili a diverse epoche, dal IV secolo ad oggi, e provenienti da contesti geografici lontani, dall’Europa all’Asia. Accanto alle rappresentazioni più note al mondo occidentale, figurano le espressioni figurative dell’inculturazione del Vangelo in Cina, Thailandia o Africa.

La piccola Pasqua

Il Natale ha ispirato da sempre entrambi i “polmoni” della Chiesa europea. “L’Oriente cristiano – prosegue Emanuela Fogliadini  – ha sottolineato il mistero dell’Incarnazione per opera dello Spirito Santo, ricorrendo spesso ad accorgimenti iconografici. La Vergine è rappresentata ad esempio di dimensioni più grandi rispetto ad altri personaggi; Giuseppe è in un angolo, non perché lo si voglia escludere, ma perché non ha partecipato alla nascita di Cristo; un raggio dello Spirito Santo penetra nella culla di Gesù, avvolto in fasce”. La mangiatoia è spesso evocativa del sepolcro: “un chiaro riferimento al tema della Passione e Resurrezione. La Natività infatti è chiamata in Oriente “piccola Pasqua”: Cristo infatti si è incarnato per la nostra salvezza”.

La famiglia e la nudità

D’altro canto in Occidente, soprattutto a partire dal Rinascimento italiano, l’iconografia del Natale si è concetrata sulle figure della Sacra Famiglia: Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù, a terra, talvolta nudo a sottolineare la condizione umana assunta da Dio.

Il Figlio di Dio

Calamita lo sguardo “Le Nouveauné” di Georges de La Tour, olio su tela, conservato a Rennnes, che campeggia sulla copertina del libro. Il sapiente uso del colore per rappresentare la luce, tipico del pittore francese del Seicento, crea grande suggestione attorno al mistero della nascita e fa subito intuire che quello che contempliamo non è un “Nuovo nato” qualunque, ma è il Figlio di Dio.

E’ nato. Oggi come ieri

L’Incarnazione del Verbo assume sovente i tratti della quotidianità. È il caso delle pitture di Maurice Denise e Fritz Von Uhde, due pittori attivi rispettivamente nell’Ottocento e nel Novecento. “Denis raffigura un gregge di pecore che sembrano adorare la nascita di un bambino in una moderna stalla”.  Gesù nasce, come duemila anni fa, anche nelle periferie dei nostri giorni.

vaticannews

Il Natale nell'arte