MUSICA: MORTO JOAO GILBERTO, UNO DEI PADRI DELLA BOSSA NOVA

ansa

AVEVA 88 ANNI. STEVIE WONDER: SUBIRO’ UN TRAPIANTO DI RENE E’ morto ieri a Rio de Janeiro all’età di 88 anni il musicista brasiliano Joao Gilberto, tra i padri della bossa nova. Lo ha annunciato su Facebook il figlio Marcelo. Nel 2001 vinse il Grammy con l’album ‘Joao: Voz e Violao’. Un’altra leggenda della musica, Stevie Wonder, ha annunciato ieri sera che a settembre subirà un trapianto di rene. (ANSA).

Musica: Gué Pequeno, 14 giugno parte il Summer tour 2019

Dopo lo storico sold-out al Forum di Assago, Gué Pequeno torna sul palco per tutta l’estate a presentare il suo ultimo lavoro Sinatra e i classici senza tempo della sua discografia, sia in versione live che dj set. 

Gué Pequeno – Summer 2019 toccherà la Notte della Taranta a Lecce. Tra giganti del rap Usa come Young Thug e Pusha T, sarà anche tra i nomi più attesi del cartellone dell’Home Festival a Venezia; insieme al super ospite J Balvin e a Sfera Ebbasta ed Elettra Lamborghini, inoltre, sarà protagonista del Mamacita Festival di Milano. 

Queste le date: a giugno il 14 Milano; il 15 a Cittanova (RC); il 21 a Campi Bisenzio (FI); il 30 a Vieste (FG); a luglio il 6 a Termoli (CB); il 14 a Venezia; il 19 a Cecina (LI); il 20 a Corte Franca (BS); il 28 a Formentera (Spagna); il 30 a Ibiza (Spagna); ad agosto il 5 Pag (Croazia); il 6 Montalto Di Castro (VT); il 9 Forte Dei Marmi (LU); il 13 Porto Rotondo (OT); il 17 Gallipoli (LE); il 24 Lecce. A settembre il 5 ad Olgiate Olona (VA); il 6 Lanzada (SO). (ANSA).

EUROVISION: VINCE L’OLANDA, ITALIA SECONDA CON MAHMOOD. BALLERINI DI MADONNA CON BANDIERE ISRAELE E PALESTINA

BAL Duncan Laurence con ‘Arcade’ in gara per l’Olanda ha vinto l’edizione 2019 dell’Eurovision Song Contest a Tel Aviv. Al secondo posto l’Italia con ‘Soldi’ di Mahmood che è stata battuta sul filo di lana del voto dopo essere stata per una buona parte della gara in testa. Fuori programma di Madonna: due ballerini della popstar si sono presentati sul palco le bandiera israeliana e palestinese e poi si sono abbracciati 

Musica: Tiromancino, dal 21 gennaio il tour teatrale

Parte il 21 gennaio “Fino a qui – Tour”, il tour teatrale dei Tiromancino. Federico Zampaglione e soci sono pronti a presentare live, in una versione originale, il loro ultimo progetto discografico “Fino a qui”, prodotto da Trident Music, oltre a molti celebri brani del loro repertorio.

Per la prima volta, i Tiromancino saranno accompagnati dall’Ensemble Symphony Orchestra, che vanta collaborazioni con numerosi artisti di fama internazionale (Sting, Kylie Monogue, Robbie Williams, Sam Smith, Luis Bacalov, tra gli altri). L’orchestra è diretta dal Maestro Giacomo Loprieno.

Per il concerto di Bologna, il 26 gennaio al Teatro Manzoni, salirà sul palco Luca Carboni che ha duettato con Zampaglione nel brano “Imparare Dal Vento”, contenuto del disco “Fino A Qui”.

Queste le date: 19 gennaio, San Benedetto Del Tronto (data zero); 21 gennaio, Firenze; 26 gennaio, Bologna; 27 gennaio, Torino; 28 gennaio, La Spezia; 31 gennaio, Napoli; 3 febbraio, Milano; 14 febbraio, Martina Franca (TA); 1 luglio, Roma.(ANSA).

Dischi Sacra / “La creazione” di Haydn come un Big Bang musicale

«Un “Big Bang” musicale, calcolato accuratamente»: è questa l’ipotesi di fondo da cui parte idealmente la registrazione della Creazione di Franz Joseph Haydn (1732-1809) realizzata da Andrés Orozco-Estrada e dalle compagini Houston Symphony Orchestra & Chorus. Come risulta dalle parole dello stesso direttore, l’intento ultimo è quello di celebrare il forte impatto visivo, quasi cinematografico della partitura: «Ciò che più apprezzo in questo lavoro è la pittura tonale e la modalità riccamente colorata con cui la musica descrive la natura e gli animali. Abbiamo cercato di dare all’ascoltatore la possibilità di immaginare le illustrazioni sonore ideate da Haydn, che distinguono questa eccezionale opera d’arte da qualsiasi altra».
Le fonti del testo, di cui si è occupato il barone Gottfried van Swieten, sono il Libro della Genesi, quello dei Salmi e il Paradise Lost di John Milton; l’oratorio è suddiviso in tre parti e si compone di 34 numeri – tra recitativi, arie, pezzi d’insieme e cori – che portano appunto in scena la storia della creazione attraverso una vivace serie di tableaux che spaziano dalla deflagrazione orchestrale chiamata a evocare il principio di ogni cosa all’irrompere del primo fascio di luce, dall’idilliaco duetto d’amore tra Adamo ed Eva all’inno di lode e ringraziamento finale rivolto al Signore. Nella Creazione secondo Orozco-Estrada, le linee interpretative risultano alquanto decise e marcate, quasi la partitura di Haydn fosse la colonna sonora destinata a un kolossal hollywoodiano. Musica di grande effetto, che sembra acquistare maggiormente peso verso la parte “beethoveniana” del suo baricentro espressivo – come nello scenografico quadro iniziale che raffigura il Caos primordiale – ma che sembra però perdere sul fronte del tratteggio delle sfumature più lievi e poetiche, dove maggiore attenzione va riposta verso la trasparenza degli impasti timbrici e la duttilità di soluzioni che rimandano a raffinatezze cameristiche di ascendenza mozartiana.

Franz Joseph Haydn
La creazione
Andrés Orozco-Estrada
Pentatone / Ducale (2 cd, euro 34)

da Avvenire

 

 

“LA MUSICA APRE ALLA BELLEZZA”

Famiglia Cristiana

Martha Argerich, la più grande pianista vivente, è stata una bambina prodigio.Martha cominciò a suonare il pianoforte all’età di tre anni nella natia Argentina e a otto anni si esibì per la prima volta in pubblico, suonando Mozart e Beethoven. Poi ha vinto i più prestigiosi concorsi internazionali e ha cominciato una carriera straordinaria che l’ha portata  a esibirsi nelle principali sale da concerto del mondo, spesso accompagnata da grandi direttori d’orchestra, come Claudio Abbado (ci sono bellissime foto che li ritraggono giovanissimi durante i loro concerti o in prova).

L’ex bambina prodigio della tastiera,  oggi 77 anni, ha una sensibilità particolare per l’educazione musicale. “Imparare la musica”, spiega, “è molto importante per i bambini, perché la musica offre un’apertura alla vita, ai sensi, alla bellezza”. Partendo da questa convinzione, Martha Argerich nel marzo del 2007 fondò l’Argerich Arts Foundation insieme alla pianista giapponese Kyoko Ito. Lo scopo della Fondazione è svolgere un programma educativo attraverso l’attività artistica, sviluppando la mente dei bambini e dei giovani talenti, ampliando e divulgando la cultura musicale coinvolgendo la popolazione del luogo in cui si svolgono le attività della Fondazione. Il 21° Festival si svolgerà dal 12 maggio al 2 giugno del 2019 nella località di Beppu, nella prefettura di Oita. OIta si trova nel sud del Giappone ed è uno dei luoghi legati alla diffusione del cristianesimo in Giapponese, grazie all’azione missionaria dei Gesuiti.

Un aspetto del programma educativo che vede protagonista Martha Argherich sono i“Concerti Pinocchio”. Come la fiaba di Collodi insegna a discernere il bene dal male, così i concerti e il racconto della Argerich e degli altri musicisti aiutano i bambini ad ampliare la loro mente e i loro orizzonti.

Per celebrare il 20° anniversario di questo progetto, il 16 dicembre Martha Argerich e Kyoko Ito si sono esibite in un concerto “da salotto”, riservato a pochi invitati nella elegante residenza dell’Ambasciatore del Giappone in Italia, Keiichi Katakami. Le due artiste hanno suonato a quattro mani l’Andante con 5 variazioni K 501 di Mozart e Ma mère l’oye di Ravel. Un’occasione unica per vedere da vicino, durante un concerto, un’artista fra le più ammirate nel mondo. Totale l’affiatamento fra le due pianiste. Un attimo prima di suonare la Argerich ha guardato la collega, le ha sussurrato in francese “C’a va?”  e dopo uno sguardo d’intesa le mani si sono posate sui tasti del pianoforte.

Affabile e rilassata, dopo il concerto Martha Argerich ha gustato alcune specialità tipiche della gastronomia della provincia di Oita e si è intrattenuta con gli ospiti. Le abbiamo chiesto quale, fra i tanti compositori di cui ha suonato la musica, le piacerebbe, per magia, incontrare. “Schumann”, ha risposto di getto, “la sua musica per me ha qualcosa di speciale”

Papa Francesco: canto e musica, strumenti di evangelizzazione senza protagonismi

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La musica sia uno “strumento di unità” per rendere “efficace” il Vangelo nel mondo di oggi, “attraverso la bellezza che ancora affascina e rende possibile credere affidandosi all’amore del Padre”. È l’esortazione del Papa ai partecipanti al III Convegno internazionale delle corali, in corso da ieri in Vaticano. Incontrandoli in Aula Paolo VI, con musiche e canti che stanno contraddistinguendo l’evento organizzato dal Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, il Pontefice osserva subito come le note levatesi per l’occasione abbiano “risvegliato il Vaticano”.

Strumenti di evangelizzazione

Ringraziando l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del dicastero, Francesco ricorda il documento finale del recente Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, in cui oltre a sottolineare l’importanza della musica per i ragazzi, si evidenzia pure come il “linguaggio musicale” rappresenti una risorsa pastorale. La musica e il canto, aggiunge richiamando le parole pronunciate poco prima dallo stesso mons. Fisichella, sono un “vero strumento di evangelizzazione” nella misura in cui coloro che li propongono si rendono testimoni della “profondità della Parola di Dio che – spiega – tocca il cuore delle persone, e permettete una celebrazione dei sacramenti, in particolare della santa Eucaristia, che fa percepire la bellezza del Paradiso”.

Non fermatevi mai in questo impegno, un impegno così importante per la vita delle nostre comunità; in questo modo, con il canto date voce alle emozioni che sono nel profondo del cuore di ognuno. Nei momenti di gioia e nella tristezza, la Chiesa è chiamata ad essere sempre vicina alle persone, per offrire loro la compagnia della fede. Quante volte la musica e il canto permettono di rendere questi momenti unici nella vita delle persone, perché li conservano come un ricordo prezioso che ha segnato la loro esistenza.

Una corale internazionale

Richiamando il Concilio Vaticano II, il pensiero del Pontefice va poi alle “tante tradizioni” delle comunità cristiane “sparse per il mondo intero”, che fanno emergere “le forme più radicate nella cultura popolare” e che diventano anche una “vera preghiera”.

Quella pietà popolare che sa pregare creativamente, che sa cantare creativamente; quella pietà popolare che è, come ha detto un vescovo italiano, il “sistema immunitario” della Chiesa. E il canto porta questa pietà avanti. Attraverso queste musiche e canti si dà voce anche alla preghiera e in questo modo si forma una vera corale internazionale, dove all’unisono sale al Padre di tutti la lode e la gloria del suo popolo.

L’universalità della Chiesa

Proprio nella presenza delle migliaia di cantori, musicisti, esperti di musica sacra e liturgica di tutto il mondo il Papa coglie “l’universalità della Chiesa e le sue diverse tradizioni”.

Il vostro canto e la vostra musica, soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia, rendono evidente che siamo un solo Corpo e cantiamo con una sola voce la nostra unica fede. Anche se parliamo lingue diverse, tutti possono comprendere la musica con cui cantiamo, la fede che professiamo e la speranza che ci attende.

Non cadere nel protagonismo

Il canto diventa quindi “una melodia che favorisce la preghiera e la celebrazione liturgica”.

Non cadete, tuttavia, nella tentazione di un protagonismo che offusca il vostro impegno, e umilia la partecipazione attiva del popolo alla preghiera. Per favore non fate la “prima donna”, capito? Siate animatori del canto di tutta l’assemblea e non sostituitevi a essa, privando il popolo di Dio di cantare con voi e di dare testimonianza di una preghiera ecclesiale e comunitaria. Io tante volte mi rattristo quando, in alcune cerimonie dove vado, si canta tanto bene ma la gente non può cantare… È una cosa strana.

Un patrimonio di religiosità

Invita poi cantori e musicisti a “non svalutate le altre espressioni della spiritualità popolare”.

Le feste patronali, le processioni, le danze e i canti religiosi del nostro popolo sono anch’essi un vero patrimonio di religiosità che merita di essere valorizzato e sostenuto perché è pur sempre un’azione dello Spirito Santo nel cuore della Chiesa. Lo Spirito nel canto ci aiuta ad andare avanti.

Il grande concerto per Santa Cecilia

Con la benedizione finale e chiedendo di pregare per il Papa “anche” con il canto, Francesco affida i presenti a Santa Cecilia, loro patrona, in occasione della cui festa, questa settimana, è organizzato l’incontro in Vaticano: alla martire è dedicato il grande concerto delle corali del pomeriggio, con la partecipazione di tutti i cantori presenti in Aula Paolo VI, sotto la direzione di mons. Marco Frisina, uniti al Coro della diocesi di Roma e all’orchestra Fideles et Amati. Domani la conclusione della manifestazione, con la Santa Messa in Basilica Vaticana presieduta da mons. Fisichella. A mezzogiorno, la partecipazione all’Angelus del Pontefice in Piazza San Pietro.

vaticannews

Dischi Musica Sacra / Rivive potente l’“Estro Poetico-Armonico” di Benedetto Marcello

Dei fratelli Marcello, Benedetto è il più anziano e sicuramente la figura artistica più enigmatica e originale. Nato a Venezia nel 1686 in una famiglia patrizia, fu avvocato, magistrato e personalità di spicco nella vita pubblica della Serenissima, ma anche poeta, scrittore e autore del celebre libello satirico (peraltro dato alle stampe in forma anonima) Teatro alla moda, in cui passò in rassegna con pungente ironia i vezzi e il malcostume che caratterizzavano la ribalta del melodramma settecentesco.
Morì nel 1739 a Brescia, dove ricopriva la carica di Camerlengo della Camera dogale, nel giorno del suo 53° compleanno, ma la sua fama immortale è dovuta soprattutto all’attività di compositore ed è legata in modo particolare alla pubblicazione degli otto tomi dell’Estro poetico-armonico, che raccolgono le intonazioni dei primi cinquanta Salmi del Salterio su testi tradotti dalla Vulgata ed elaborati in forma poetica e in lingua italiana dal letterato veneziano Girolamo Ascanio Giustiniani.
Si tratta di un’opera straordinaria per ispirazione e concezione, così come del tutto convincente appare la lettura offerta dall’ensemble L’Amoroso diretto da Guido Balestracci, con la partecipazione delle voci soliste del soprano Caroline Pelon e del contralto Mélodie Ruvio. Una selezione di quattro Salmi (14, 21, 27, 38) che lascia riaffiorare la ricchezza del mondo espressivo e spirituale di Benedetto Marcello, portando appunto in primo piano l’estro poetico e la forza drammatica di pagine come il Salmo “Volgi, mio Dio, deh volgi un de’ tuoi guardi”, in cui lo sconsolato lamento del re Davide (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”) pare quasi trasformarsi idealmente in una breve Passione condensata in quindici brani tra arie, recitativi e intonazioni di preghiere ebraiche, con numeri di grande suggestione come l’episodio “Forar le mani mie, foraro i piedi”, in cui il lento pizzicato dei bassi sembra evocare la crocifissione di Gesù: e qui l’arte di Marcello raggiunge vertici assoluti.

Benedetto Marcello
Estro Poetico-Armonico
L’Amoroso, Guido Balestracci
Arcana / Self-Tàlea. Euro 20,00

Avvenire

Musica. La fede vichinga sbarca all’Eurofestival

Il danese Rasmussen sarà all’Eurovision Song Contest con una canzone ispirata a san Magnus Erlendsson

Il danese Rasmussen sarà all’Eurovision Song Contest con una canzone ispirata a san Magnus Erlendsson

Ormai da tempo l’Eurovision Song Contest non è solo il più importante concorso musicale d’Europa e uno degli show televisivi più visti al mondo, con 200 milioni di telespettatori, ma è anche un mezzo per raccontare storie o lanciare messaggi sociali. L’edizione 2018, che andrà in scena stasera, giovedì e sabato dalla Altice Arena di Lisbona (diretta tv su Rai 4 le due semifinali, su Rai 1 la finale, sempre alle ore 21) ne racconterà tre molto forti. Ermal Meta e Fabrizio Moro parleranno di terrorismo con la loro Non mi avete fatto niente. Per la Francia invece il duo Madame Monsieur canterà la bella storia – della quale “Avvenire” aveva già riferito – della piccola Mercy, figlia di una migrante e nata il 21 marzo 2017 su una nave umanitaria nel canale di Sicilia. Se Italia e Francia accedono direttamente alla finale di sabato, giovedì nella seconda semifinale sarà il turno della Danimarca con un vero e proprio caso: la canzone in gara si ispira a san Magnus Erlendsson.

A cantare Higher ground sarà Rasmussen, intrerprete di musical. Magnus Erlendsson era un nobile norvegese, conte delle isole Orcadi convertito al cristianesimo, che governò le isole scozzesi fra il 1106 e il 1115 all’insegna del dialogo, della pace e del rifiuto della guerra. Per ben due volte infatti rifiutò di combattere: nel 1098, nel corso di un raid vichingo sull’isola di Anglesey, durante il quale restò sulla nave a recitare i salmi, e nel 1115, quando trovò la morte la sera di Pasqua dopo aver rifiutato di contendersi col cugino Haakon il governo fino al- lora condiviso, della contea. Aveva appena pregato per le anime dei suoi carnefici. Fu canonizzato nel 1898 da papa Leone XIII. Il poeta orcadiano George Mackay Brown (cattolico) lo immortalò in un suo romanzo mentre il compositore Peter Maxwell Davies scrisse un’opera sul suo martirio. Entrambi gli hanno intitolato il grande festival di musica classica che si tiene ogni giugno a Kirkwall.

La canzone di Rasmussen parla del dialogo come risoluzione dei conflitti: «L’ispirazione degli autori è stata proprio la storia di Magnus – dice l’artista al sito Eurofestival News – e anche se il tempo era diverso, il messaggio è sempre valido: allora per lui rifiutarsi di attaccare fu una grande responsabilità, oggi a noi la sua vicenda insegna che è fondamentale cercare di capirsi l’uno con l’altro. Non siate testardi, non incrociate le braccia ma anzi, ascoltate le persone a braccia aperte: quasi sempre questo porta al risultato cioè al comprendersi». La sua vicenda è raccontata anche dalle saghe della tradizione nordeuropea, sulla base delle quali gli autori – un team svedese – hanno scritto il testo.

Non si tratta della prima canzone con riferimenti religiosi nella storia dell’Eurofestival. Sebbene il regolamento vieti citazioni esplicite che rimandino a politica o confessioni religiose (in ogni caso il nome di san Magnus nel testo della canzone non compare mai), per ben due volte hanno vinto canzoni con chiari rimandi alla fede,Hallelujah (degli israeliani Gali Atari & Milk and Honey, nel 1979) e Hard Rock Hallelujahdei finlandesi Lordi nel 2006, che sotto le pesanti maschere ispirate al cinema horror portarono un inno alla potenza di Dio («Gli angeli del rock n’roll portano l’Hallelujah / Nella creazione di Dio Altissimo e soprannaturale / Solo chi crede davvero / sarà salvato »). Nel 2014 per la Svizzera salirono sul palco i Takasa, una band composta da membri dell’Esercito della salvezza, l’organizzazione umanitaria evangelica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA NORDICO Il cantante danese Rasmussen sarà all’Eurovision Song Contest con una canzone ispirata a san Magnus Erlendsson San Magnus Erlendsson

avvenire

Musica. Negrita: «Il rock è una spinta irresistibile a dare il meglio»

Negrita: «Il rock è una spinta irresistibile a dare il meglio»

Esiste davvero, esiste ancora, un rock italiano? I Negrita, band aretina sulla scena dal ’93 e in tour da oggi a Bologna col nuovo album Desert Yacht Club (altre date giovedì a Roma e sabato a Milano), alla domanda sorridono. In fondo vi rispondono già col loro percorso, un coraggioso e continuo rinnovarsi che li ha portati dai primi successi ferocemente abrasivi degli album di fine secolo Reset o Radiozombie, sino a contaminare ruspanti radici rock coi suoni pensati di una contemporaneità che il rock, in fondo, pare averlo superato. Attenzione, però. Non è che Desert Yacht Club ci consegni la foto di una band integrata o peggio ancora arresa; semmai, la maturità di scrittura dei Negrita del 2018 si fonde con una produzione sonora intarsiata di sfaccettature, che ne punteggia resistenti ruvidità rock con aperture sudamericane, sfondi elettronici, sprazzi triphop, melodici e persino ballabili. Tutto ciò inevitabilmente comporta qualche sbilanciamento verso l’ovvio, però mai fa perdere i Negrita oltre le colonne d’Ercole di una dignità d’autore ancora capace di toccare vertici fra intimismi e denunce: negli stridori d’afflato cantautorale di No problem come nell’essenzialità frastagliata quasi blues di Voglio stare bene;nelle grida battenti di Talkin’ to you come nel gioiello Ho scelto te, pop-rock elettronico con magnifico testo scagliato argutamente addosso a edonisti e narcisisti.

Certo non è più il rock conosciuto dai grandi anni Settanta, e nemmeno quello degli esordi dei Negrita; loro per primi lo definiscono «saper tradurre gli stimoli nuovi del mondo in un crossover che abbia senso qui e ora», loro per primi a parlargli di rock sorridono. «Se ne fa poco, ormai. Il panorama è un mix eterogeneo di pop, rap, musica indipendente: forse siamo ancora rock noi, Afterhours, Verdena, quelli sulla piazza dagli anni Novanta. Ma il punto è: c’è rock nel mondo, dopo i Nirvana e i primi Radiohead? Ci sono i Muse, forse; band di nicchia, elettrorock sinfonico… In realtà poco smuove le masse col linguaggio del rock, da vent’anni a questa parte». E allora, ben venga il crossover dei Negrita versione 2018: fra artigianato e industria, ruvidità e introspezione, forse in fondo lo fanno sopravvivere, questo rock.

Questo è il vostro decimo album, che definite nato da un periodo di crisi violenta: ovvero?

«In un brano cantiamo Adios paranoia proprio a celebrare l’uscita da un momento durissimo. Come ogni band litighiamo da sempre, ma a un certo punto ci siamo trovati a fuggire dalle routine dell’Italia per suonare all’estero, portandoci dietro problemi molto pesanti abbinati alla voglia di uscirne. In California abbiamo provato ad approcciare la musica in modo nuovo, usando la tecnologia del quotidiano e strimpellando dovunque con strumenti presi a noleggio e portati con noi sul furgone. E a un certo punto la musica è fluita, ha fatto da toccasana: ci siamo ritrovati a comporre insieme, cercando forti emozioni e non più botte di suono per le orecchie. Ciò, unito a cambiamenti nei nostri rapporti umani, ci ha fatto uscire dal tunnel più di quanto noi stessi ci contassimo. E però solo a novembre, a disco quasi chiuso, ce ne siamo davvero resi conto».

Qualche anno fa dicevate che il rock salva la vita: è sempre così per voi Negrita?

«Quando vedi un amico risvegliarsi dal coma ascoltando le cassette della band del liceo intuisci la forza della musica. E ognuno di noi in dati momenti ha trovato conforto in canzoni o parole delle canzoni: forse il rock sostituisce aiuti che non arrivano da società e famiglia. Sicuramente, il rock dà appigli sicuri, induce a tirare fuori il meglio, permette di evitare la depressione dandoti un ruolo in un microcosmo che sostituisce compagnie assenti o sballate. Consola, fa sentire importanti, permette di credere ancora nei sogni».

Però i giovanissimi snobbano questo rock per il rap.

«Forse è naturale: il rap permette di esprimersi al volo, senza avere basi musicali o saper suonare strumenti. E già negli anni Novanta i Red Hot Chili Peppers contaminavano rock e rap proprio per la forza coglibile in tutto il mondo di quel nuovo linguaggio. Non è detto comunque che la musica come la fruiscono oggi i giovani sia banalizzata: ne conoscono molta, vi imparano sopra le lingue… Certo non è più necessità né arte né primo riferimento per comunicare: è sottofondo, sfogo. Ma per le masse forse lo erano anche i juke box del rock anni ’50».

Nel cd cantate da padri: paure per i vostri figli?

«Le solite, quelle di tutti. Questi adolescenti sono più svegli di noi, più preparati, soprattutto molto più informati: in compenso la società è più dura, e bisogna dar loro armature di anticorpi di ogni tipo…».

Cosa vi hanno insegnato i tour esteri di successo, o esperienze tipo Jesus Christ Superstar del 2014?

«A capire come essere credibili. Quando non capiscono le parole come in Cina o Giappone, o rifiutano i nostri riferimenti anglosassoni perché per loro gli Usa sono dittatura, come in Sudamerica, devi imparare a tradurre in modo nuovo quello che sei. L’esperienza del musical poi ci insegnò rapporti diversi fra chi recitava e chi suonava, nell’esperienza devastante di accompagnare Cristo al calvario ogni sera per due mesi… Ma è proprio con esperienze come queste che abbiamo corroborato la scelta di cambiare spesso strada inseguendo un nostro crossover. E speriamo con questo album di essere giunti a un linguaggio-Negrita che dentro un panorama scaduto riscatti le nostre fragilità di band, rendendoci originali nel nostro muoversi fra le novità del mondo. E il tour che parte oggi in fondo è un altro banco di prova per capirlo».

avvenire

Lunedì 6 marzo prende il via a Reggio Emilia la tredicesima edizione della rassegna SOLI DEO GLORIA. ORGANI, SUONI E VOCI DELLA CITTÀ

Cinquanta concerti nel territorio comunale e in alcuni comuni della provincia.

Centotrenta artisti, tra i quali alcuni grandi interpreti di fama internazionale di origini italiane

Mercoledì 1 marzo 201

É finita l’attesa: lunedì 6 marzo prende il via a Reggio Emilia la tredicesima edizione della rassegna Soli Deo Gloria. Organi, Suoni e Voci della Città, realizzata per la direzione artistica di Renato Negri.

Le prime dodici edizioni di Soli Deo Gloria hanno confermato che la musica sacra e per organo attira un buon numero di neofiti, oltre che di appassionati, provenienti anche da province diverse. Grazie a questa rassegna, il pubblico, sempre più numeroso, ha inoltre l’occasione di riscoprire, attraverso l’ascolto, il patrimonio storico-culturale di Reggio Emilia: chiese di particolare bellezza come in città la Basilica della Ghiara o le chiese spesso di difficile accesso, quali San Giovanni Evangelista o dei Santi Girolamo e Vitale e numerosi organi storici che meritano di essere valorizzati. Ricordiamo ad esempio che l’organo della chiesa di San Francesco da Paola è stato definito fra i più importanti d’Europa (Orgelführer Europa, ed. Bärenreiter).

La nuova edizione di Soli Deo Gloria in programma da marzo a dicembre 2017 snocciola ben cinquanta concerti (a ingresso gratuito) nel territorio comunale, fino alla estrema periferia, e in alcuni comuni della provincia, coinvolgendo centotrenta artisti, tra i quali alcuni grandi interpreti di fama internazionale di origini italiane, ma provenienti anche da Stati Uniti, Romania, Moldavia e Germania; ensemble strumentali e corali; giovani talenti di collaudata esperienza oltre a numerose realtà corali del nostro territorio.

Le numerose performance in programma si prefiggono inoltre di promuovere un sistema territoriale che oggi lavora e collabora sempre più insieme. Anche l’edizione 2017 vede consolidarsi i rapporti stretti nelle precedenti edizioni con i principali enti promotori quali il Comune di Reggio Emilia – Servizi Culturali, la Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla – Ufficio Beni Culturali e nuova edilizia di culto, Museo Diocesano, la Fondazione Pietro Manodori, l’Istituto Superiore di Studi Musicali di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti “A. Peri – C. Merulo”, Reggio Iniziative Culturali, AERCO Associazione Emiliano-Romagnola Cori, Capella Regiensis e Italianclassics; i comuni di Albinea, Casina, Rubiera, Sant’Ilario d’Enza, San Martino in Rio.

E l’elenco dei partner si arricchisce ulteriormente a livello territoriale grazie alla compartecipazione del FAI – Fondo Ambiente Italiano e dei comuni di  Bibbiano e Castelnovo ne’ Monti.

Sponsor unico di questa tredicesima edizione è la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che quest’anno festeggia il 150° dalla fondazione, mentre sponsor tecnico è l’Hotel Posta.

La rassegna conta anche sulla preziosa adesione di numerose realtà come Associazione Insieme per il Teatro di Reggio Emilia, Associazione Italiana Santa Cecilia, BIEMSSF – Brescia International Early Music Summer School & Festival, BUS74, Centro Studi Musica e Grande Guerra, Confraternita del Santissimo Sacramento della Parrocchia di Rubiera eretta nell’Oratorio della Santissima Annunziata, Dipartimento di Musica Antica di Brescia, EWMD, Famiglia Artistica Reggiana, Museo degli Organi Santa Cecilia di Massa Marittima, Grosseto, Palma Choralis –  Research Group & Early Music Ensemble, Polo Culturale Cappuccini Reggio Emilia, Scuola Diocesana di Musica Sacra “S. Cecilia” di Brescia, Teatro del Cigno, Unione Campanari Reggiani, Venerabile Confraternita dell’Immacolata Concezione e di S. Francesco d’Assisi, www.organieorganisti.it e, come felice segno ecumenico, la Parrocchia Ortodossa Romena.

Non può essere dimenticata la partecipazione di cittadini che sostengono a vario titolo la rassegna, anche come promotori di singoli concerti: Pierpaolo e Federico Bigi maestri d’organo e restauratori, Federico Braglia, Ilaria Carmeli, Alberto Denti, Stefano Ferretti, Alberto Frizzi, Ginetta Gallusi, Fabrizia Magnani, Ferdinando Manenti, Giuliana Montanari, Carlo Lombardini, Carlo Perucchetti, Silvia Perucchetti, Fausto Pizzocchero, Olga Sassi e Francesco Giudici, Antonio Vezzosi, Famiglia Boni Fontana, Famiglia Ovi, Famiglia Terrachini Sidoli, Famiglia Visconti Spallanzani, Casa Musicale Del Rio.

IL PROGRAMMA

L’obiettivo di Soli Deo Gloria. Organi, Suoni e Voci della Città  è quello promuovere una “Città che risuoni ogni giorno”, viva musicalmente tutto l’anno e non solo in occasione dei grandi eventi.

I numerosi concerti, che raggiungono anche le estreme periferie e le piccole frazioni, e che abbinano a interpreti di rilievo internazionale artisti dotati di una matura cultura musicale, si prefiggono, grazie alla condivisione dell’atto artistico, alla forza della  musica, del suono e dall’ascolto, di accompagnare il pubblico, vibrante diapason-soggetto, in una “diversa” dimensione rispetto al quotidiano procedere della vita.

Nel ricco programma, che tra l’altro presenta all’ascolto compositori meno noti accanto ai grandi capisaldi della musica, si segnalano alcuni appuntamenti.

Il primo, lunedì 6 marzo, ore 21, nella splendida cornice della Basilica della Beata Vergine delle Ghiara, dal titolo Il Barocco italiano e tedesco, prevede le musiche di J. F. Fasch, L. Mozart, G. Torelli e G. Tartini eseguite da Marco Pierobon alla tromba e Paolo Oreni all’organo. Il concerto sarà in ricordo Clara e Gian Carlo Barani, musicista lei e critico musicale lui, di cui si ricordano per tantissimi anni le innumerevoli recensioni sulle cronache degli spettacoli.

Sabato 25 marzo un duo di razza, Marino Bedetti all’oboe  e Andrea Macinanti all’organo sono ospiti della Chiesa di Santa Maria Assunta di Bibbiano, fresca di un imponente restauro.

Di notevole interesse il concerto di domenica 26 marzo, alle ore 17, nella antica Pieve romanica di San Faustino a Rubiera con il Bonporti Antiqua Ensemble del Conservatorio di Musica “Francesco Antonio Bonporti” di Trento. Questo concerto è in collaborazione con la rassegna “L’ora della Musica” promossa dall’Istituto Peri-Merulo.

Il 20 aprile sono attesi nella chiesa dei Santi Giacomo e Filippo (via Roma) Susanne Jutz-Miltschitzky (canto) e Josef Miltschitzky (organo), in un concerto di musiche di G. Frescobaldi, G.B. Bravi, G. Gherardeschi, P. Terziani, V. Petrali, A. Diana, P. Davide e C. Fumagalli.

Anche nel mese di maggio sono previsti concerti che vedono sulla scena artisti stranieri, come quello in programma il 7 con il romeno Felician Roșca, solista all’organo impegnato nell’interpretazione di musiche di G. Enescu, V. G. Bakfark, J. Cajoni, D. Croner, M. Schneider, J. C. Bach, L. van Beethoven, A. Hesse e J. S. Bach nella Chiesa di San Francesco da Paola.

Sabato 29 luglio ore 21.30, nell’ambito di “Restate”, nel suggestivo chiostro dei marmi romani del Palazzo dei Musei, si segnala la partecipazione di un coro di 40 elementi proveniente dagli Stati Uniti, lo Umass Chamber Choir diretto da Tony Thornton assieme all’ ensemble Palma Choralis, Marcello Mazzetti liuto e voce e Livio Ticli voce e clavicembalo. La compagine vocale e strumentale proporrà La Maestria Musicale Italiana durante Rinascimento e Primo Barocco con musiche di C. Monteverdi, F. Canale, O. Colombano, L. Marenzio, O. Vecchi.

Il calendario di Soli Deo Gloria, oltre che di grandi autori, tiene conto anche delle tradizioni come quella campanaria emiliana. Gli appuntamenti  del 3 e 10 settembre Concerto per campane e Fivessence Brass Quintet, previsti in Piazza San Prospero, con le visite guidate all’interno della Torre, alla cella campanaria e alle campane, a cura del Comitato per il restauro della Torre di San Prospero, Unione Campanari Reggiani e FAI Reggio Emilia, si inseriscono nell’ambito della XXXVIII Sagra della Giareda.

Nel mese di settembre, sono previsti altri interessanti concerti  di musica sacra, tra cui San Francesco da Paola che cammina sulle acque, il 10 settembre, con Angela Fava al pianoforte e Matteo Golizio all’organo che accompagnano le meditazioni di Padre Domenico Crupi O.M. sulle musiche di F. Liszt, D. Scarlatti e J.S. Bach. L’appuntamento successivo il 16 settembre vede ben tre artisti, Monica Piccinini come soprano, Patxi Montero con la viola da gamba e Mara Galassi all’arpa barocca, impegnati nel concerto intitolato Della dolcezza del canto, soavità della viola e maestà dell’arpa. Le arie spirituali a voce sola del seicento romano di Orazio Michi e Marco Marazzoli e di O.Bassani, V.Bonizzi e A.Notari sono le protagoniste nella sala conferenze del Museo Diocesano. L’organo è al centro anche del concerto del 17 settembre con James Hammann (organo) e Cheryl Growden Piana (clarinetto) che si esibiscono sulle musiche di J. G. Walther, J.M. Molter, J. S. Bach, F. Mendelssohn, C. Eddy, R. Brown e C. Taylor nella Chiesa di San Francesco da Paola. Qui il 24 settembre va in scena il concerto Stasera il grande organo canterà con diecimila canne la Sua gloria, con Andrea Macinanti all’organo e la voce narrante di Gabriele Duma sulle musiche di G. Giarda.

Una segnalazione a parte merita il 22 ottobre. Ospite  particolarmente atteso Mihail Strezev, musicista moldavo, proveniente dalla città di Chișinău con cui Reggio Emilia è gemellata dal 1989, che eseguirà musiche di J.S. Bach e L. Boëllmann.

In ricordo di Uris Bonori, storico dipendente dei Civici Musei di Reggio, sarà il concerto di martedì 28 novembre, alle ore 21, con la musica da camera di Luigi Boccherini, per archi e chitarra eseguita dall’AleaEnsemble (Matteo Mela chitarra,  Fiorenza De Donatis violino, Andrea Rognoni violino, Stefano Marcocchi viola, Marco Frezzato  violoncello).

fonte: comunicato stampa

segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone

MUSICA Giubileo delle corali: attese da domani 10mila persone da tutto il mondo

Saranno circa 10mila le persone, attese a Roma da tutto il mondo, che da domani a domenica 23 ottobre parteciperanno alGiubileo delle Corali e degli Animatori Liturgici. L’evento, organizzato da Nova Opera Onlus e dal Coro della diocesi di Roma, si aprirà domani con un Convegno formativo in Aula Paolo VI sul tema: “Cantare la Misericordia”. Interverranno nella mattinata monsignor Guido Marini e monsignor Massimo Palombella, mentre nel pomeriggio saranno presenti monsignor Vincenzo De Gregorio e il noto artista e teologo p. Marko Ivan Rupnik. Non mancheranno – informano i promotori dell’iniziativa – le testimonianze di giovani che hanno fatto della musica uno strumento di evangelizzazione e concreto aiuto ai fratelli, come quella di Adriano, ex lungodegente dell’Ospedale Bambin Gesù che si è diplomato in Conservatorio e oggi porta la musica tra i piccoli ammalati dell’Ospedale o quella di Giovanni il quale, proveniente dalla Turchia e cresciuto in una famiglia di religione islamica, è ora fratello salesiano e attraverso la musica costruisce ponti di speranza. Il 22 ottobre tutti i partecipanti incontreranno il Papa in occasione dell’Udienza Giubilare mentre, alle ore 18, andranno a formare un unico grande Coro per un Concerto in Aula Paolo VI dedicato alla Divina Misericordia e a San Giovanni Paolo II nel giorno della sua Memoria Liturgica. Sul Palco dell’Aula monsignor Marco Frisina dirigerà l’Orchestra Fideles et Amati, il Coro della diocesi di Roma, le rappresentanze di Corali Diocesane e Parrocchiali e un Coro di voci bianche composto da circa 150 bambini, per un totale di oltre 400 coristi che guideranno il canto delle migliaia di partecipanti. Il Concerto, riservato per motivi di spazio ai soli iscritti al Giubileo, sarà trasmesso integralmente la stessa sera alle ore 22,40 su Tv2000 (canale 28 Dt). La tre giorni si concluderà domenica 23 ottobre con il Pellegrinaggio alla Porta Santa e la Messa nella Basilica di San Pietro presieduta da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizazione.Prima di tornare alle loro Comunità Diocesane e Parrocchiali, i presenti riceveranno ancora la benedizione del Santo Padre partecipando alla preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro.

Gmg2016 Suor Cristina alla Veglia con il Papa: «Annuncio Gesù con la musica»

«Sono alla mia prima Gmg», dice suor Cristiana Scuccia, siciliana, 28 anni, della Congregazione delle orsoline della Sacra Famiglia, diventata famosa come cantante rock e blues per la vittoria al talent how di Rai 2, The voice of Italy edizione 2014.

Sabato sera suor Cristina ha cantato a Cracovia nella Veglia guidata da papa Francesco. «Sono qui con gli occhi stupiti – aggiunge – guardo i giovani che camminano tutto il giorno sotto il sole e la pioggia, che pregano, urlano, cantano, dicono “Viva Cristo!” e inneggiano alla loro nazione. È uno spettacolo indescrivibile, paragonabile solo all’emozione vissuta quando ho incontrato papa Francesco. Un evento davvero indimenticabile».

Suor Cristina, che effetto le fa essere qui, in mezzo a tutta questa gioventù?
È bello vedere centinaia di migliaia di giovani che credono in Gesù. Ci sono famiglie con i bambini piccoli. Si tratta di un’esperienza che offre la possibilità di conoscere realtà nuove. I ragazzi si incontrano e si abbracciano come se si fossero sempre conosciuti. Si vive qui come se si facesse parte di un’unica famiglia.

Papa Francesco li ha convocati e loro hanno risposto. Che linguaggio bisogna utilizzare con le nuove generazioni?
Occorre entrare in sintonia con loro, nel loro mondo, fatto anche di tecnologia e musica. Vedo che già la Chiesa lo fa con i propri mass media e non solo. Ci dobbiamo avvicinare manifestando il volto di Gesù, anche dal palcoscenico. Noi siamo solo strumenti. Dobbiamo cercare di capire le esigenze dei giovani.

Come si possono conciliare fede e musica? La fede ha bisogno dell’arte. L’arte tocca il cuore e può mostrare l’aspetto più bello della fede. Non c’è arte senza amore.

Palco e vita consacrata come possono stare insieme?
Per me la musica è un mezzo per annunciare. È la mia risposta alle domande dei giovani. Mi sento addosso una grande responsabilità. Ma come dice papa Francesco, non bi- sogna avere paura. Si deve uscire. La vita religiosa non è cupa. Nella missione di ogni cristiano c’è l’obiettivo di salvare almeno un’anima. Anch’io me lo do: almeno un’anima.

Con la vita da cantante, non corre il rischio di sdoppiarsi?
No, assolutamente. La mia vita si trasforma e diventa annuncio. Trasmetto la bellezza dell’incontro con Cristo. Cerco sempre di mettere ordine nella mia vita, dando priorità alla vita consacrata. Inoltre, non mi manca mai l’appoggio della mia comunità e delle persone che mi stanno vicino.

Come si difende dalle luci della ribalta?
Con la preghiera. Chi segue Gesù non deve temere nulla. Solo il Signore può fare cose così grandi. Mi emoziono ancora oggi, sempre. È una missione, che assume la forma particolare della musica.

Mi scusi, suor Cristina, ma come la mettiamo con i soldi dei diritti?
Se ci sono guadagni, li dirottiamo in progetti di solidarietà. Non sono comunque io a gestire i fondi della nostra comunità, le orsoline della Sacra Famiglia. Per questo c’è una suora delegata. In Brasile abbiamo progetti sociali ed educativi per i bambini. Poi seguiamo anche attività in Italia, perché anche qui ci sono povertà. Niente è nostro, a partire dalla vita.

Mi dia una sua suggestione dalla Gmg.
Mi sto emozionando. Mentre ne parlo ora con lei mi viene la pelle d’oca. Sono la prima a mettermi in cammino. Ho in mente solo un pensiero: grazie Signore per questa meraviglia che è la Gmg.

In bocca al lupo, allora.
Diciamo: in braccio a Gesù.

avvenire

Gmg 2016: Hope lancia “Piccoli fiori d’Africa”, canzone per omaggiare il “magistero dei gesti” di Papa Francesco

Una canzone per accompagnare la riflessione dei giovani che prenderanno parte alla Giornata mondiale della gioventù (Gmg) di Cracovia. Si tratta di “Piccoli fiori d’Africa”, un brano dell’associazione Hope, realtà fondata nel 1998 nell’ambito della Conferenza episcopale italiana “divenuta oggi – si legge in una nota – una rete internazionale di servizio alla Chiesa nei settori della musica, dello spettacolo, degli eventi e della comunicazione mass-mediale”.

La canzone “omaggia il ‘magistero dei gesti’ di Papa Francesco e declina il tema della Gmg polacca, “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia”. “Il testo è una cruda poesia e un esame di coscienza su cosa si sta facendo per chi ha davvero bisogno di aiuto”. “Questo brano – dichiara Marco Brusati, direttore dell’associazione Hope – vuole essere un ulteriore strumento in mano ai ragazzi che hanno scelto l’esperienza della Gmg per aiutarli a riflettere sui grandi temi che interessano l’intera comunità umana e che Papa Francesco porta quotidianamente anche alla loro attenzione”. “La canzone – prosegue – parla di bambini, i piccoli fiori d’Africa, anche quelli che vediamo sempre più frequentemente arrivare sulle nostre coste”. “La Gmg – conclude Brusati – può essere una speciale occasione per aiutare a mantenere viva l’attenzione verso gli ultimi ed anche una canzone, nel suo piccolo, può davvero contribuire a questo”.

sir

Rassegna internazionale I suoni delle Dolomiti. Musica ad alta quota

Si chiama baglama, ed è il liuto anatolico. Mettilo in mano a Taylan Arikan, affiancagli la fisarmonica di Srdjan Vukasinovic, e aggiungici per l’occasione Gilles Apap con il suo violino: ecco i Meduoteran in versione allargata, proiettati in quella che dal 1995 è una geniale intuizione di Trentino marketing.

Son tornati dal due luglio “I suoni delle Dolomiti”, e fino e al 26 agosto trasformeranno i prati in platee, i massi in palchi, le cime in quinte. Ma alle 13 di domani regaleranno qualcosa di unico: un crossover tra ritmi e stili, tradizioni e culture, sensazioni ed esperienze, apoteosi e sintesi del cammino che ogni spettatore dovrà imporsi per ascendere ai 1786 metri di malga Movlina: terra di pascoli rigogliosi, conteso spartiacque tra la Rendena e il Bleggio. Che dal 1155 è padrone di quella terra.

E al luogo dove allora il “giudizio di Dio” (in verità un atroce combattimento per motivi tutt’altro che spirituali) decretò la morte del duellante rendenero, per mano di quello bleggese, domani si salirà da entrambi i versanti, con le guide alpine – prenotazioni allo 0465.502111 – a dar sicuro passo da Stenico (3 ore) e Pinzolo (3 ore e mezza).

E’ da sempre Mario Brunello il signore incontrastato di questo festival. Lui, che alla kermesse delle Dolomiti trentine salirà violoncello in spalla (dal 23 al 25 luglio, sul Catinaccio, per un trekking musicale in compagnia del violino di Giuliano Carmignola e del genio di chitarre, tiorbe, liuti e altri strumento antichi – info/prenotazioni allo 0462.609666). E sempre lui, che quest’anno ha voluto associare al festival un illustre collega.

Geniale, eccentrico, noto nei maggiori teatri del mondo per la sua eccezionale tecnica “vestita” – e non metaforicamente – in un abbigliamento strambo e appariscente: l’edizione 2016 segna il debutto di Mischa Maisky (mercoledì 20 luglio, ore 13), con le pale di San Martino ad ascoltare la III e V Suite di Bach. Programma classico, certo. Ma preludio alla riscossa del jazz che arriverà il 3 agosto, e sempre alle 13, quando la Val di Fassa si dimenerà al ritmo di Stefano Bollani e della sua tastiera (rifugio Michelucci, gruppo del Sassolingo).

Attenzione: le Dolomiti, poco distante da lì, suoneranno già sabato 16 luglio. E in un contesto ancor più suggestivo. Alle 6 del mattino, a Col Margherita. Quando la musica sorgerà insieme al sole. Gli esecutori? Un gruppo lappone che distillerà musica e cultura del popolo Sami, privilegiato custode delle aurole boreali. Si potrebbe continuare per molto, ma basti questo: da oggi a fine agosto “I suoni delle Dolomiti” dispenseranno 16 perle preziose. Respiro della montagna, ossigeno per chi sceglie d’accarezzarla.

Programma dettagliato su www.isuonidelledolomiti.it

Festival È sacra la notte bianca della musica

 La musica come interprete dell’arte e come linguaggio dello spirito e della preghiera. Una preghiera itinerante, capace di passare di piazza in piazza e di chiesa in chiesa, ma anche di manifestarsi di opera d’arte in opera d’arte. E se si tratta delle chiese e delle piazze di Cortona ecco che le note e i colori prendono le forme dei dipinti di grandi maestri come il Beato Angelico, Luca Signorelli, Bartolomeo della Gatta, Pietro da Cortona e, per giungere fino a noi, Gino Severini. Aggiungendo, perché no, anche la suggestione contemporanea delle chine di Luigi Agnelli che in questi giorni a Cortona propone una personale, tutta da gustare, dedicata ai temi della vita e alla sua infinita musicalità. È in questo contesto che prende forma l’idea che anima il Festival di musica sacra di Cortona, giunto quest’anno alla tredicesima edizione.

La manifestazione, col titolo “Misericordia è il nome di Dio” si è aperta il 25 giugno nella storica città aretina e si chiude questa mattina alle 11 con una messa nel Duomo presieduta dal vescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro, monsignor Riccardo Fontana, e animata dal Coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina. Proprio Frisina, che è il direttore artistico del festival, ha dato il via sabato sera, con l’oratorio sacro Confido in te, ispirato a santa Faustina Kowalska, a quella che è forse l’iniziativa più originale e significativa della kermesse cortonese: “La notte sacra”. Una notte bianca della preghiera che si è iniziata nella chiesa di San Domenico con l’oratorio composto e diretto da Frisina ed è proseguita fino all’alba: a mezzanotte in piazza della Repubblica con I love the Lord, concerto di gospel e spiritual del gruppo vocale 4sing; all’1.30, si è passati alla recita del Mattutino nella cappella del monastero delle clarisse. Alle 3, la veglia itinerante è proseguita nella chiesa del monastero delle cistercensi con La tua luce rischiari le ombre della notte , concerto polifonico di musica rinascimentale e barocca.

La luce dell’alba è sorta al magnifico Eremo delle Celle sul monologo teatrale di Paola Gatta, costruito su testi Alda Merini, Maria Luisa Spaziani e Maricla Boggio dedicati a Gio- vanna D’Arco, Teresa di Lisieux e Gabrielle Bossis. L’esperienza spirituale di tre grandi mistiche fra le mura di un convento che in otto secoli di storia ha udito la preghiera, fra gli altri, di san Francesco e sant’Antonio da Padova. Per non dire di frate Elia, che qui fece costruire Le Celle con l’idea di salvaguardare i luoghi in cui Francesco veniva a ritirarsi e in cui ha scritto il suo testamento spirituale. Proprio frate Elia è sepolto nella chiesa di San Francesco a Cortona, che conserva un saio usato da san Francesco ma anche una reliquia della Santa Croce fatta giungere a Cortona proprio dal “braccio destro” del Poverello.

Qui fra le opere d’arte spicca una delle tante Annunciazioni che animano la spiritualità delle chiese cortonesi, dipinta, questa, da Pietro da Cortona. Qui è stato scoperto un importantissimo documento antico di musica sacra, il Laudario di Cortona, raccolta di testi francescani in gregoriano che, come ha ricordato monsignor Frisina, «ha ispirato l’idea del festival». All’insegna dell’annuncio a Maria è anche la chiesa di San Domenico, fondata in pieno Quattrocento dal domenicano Pietro Cappucci, con Guido e Benedetto di Pietro, ovvero il Beato Angelico e suo fratello. Fra queste mura Beato Angelico dipinse una delle sue opere più belle, L’annunciazione ( ora conservata nel Museo diocesano di Cortona), che è, a ben guardarla, opera che coniuga in sé pittura, Parola e la musica. Le ali dell’angelo, arcuate e leggiadre come arpe, sembrano accompagnare in musica la Parola di Dio che il messaggero proferisce alla Vergine e che il Beato Angelico ha scritto in latino sul dipinto in un dialogante andare e tornare, illuminato dalla colomba dello Spirito. Musica, parole e angeli gioiosamente presenti anche nella bellissima Assunzione di Luca Signorelli conservata in una sala adiacente del Museo diocesano. Sempre nella chiesa di San Domenico, venerdì sera, il festival di musica sacra si è aperto alle sonorità africane, alle storie dei migranti e ai loro drammi, ma anche alle vicende di redenzione di cui sono stati protagonisti.

È stato infatti suonato, cantato e recitato un altro oratorio sacro dedicato a una grandissima del Novecento, Giuseppina Bakhita, la schiava sudanese arrivata in Veneto e divenuta suora canossiana, morta nel 1947 e canonizzata da Giovanni Paolo II. Col titolo El me Paron (dal dialetto veneto utilizzato da Bakhita) l’oratorio, scritto e composto da Marcello Bronzetti, diretto da Tina Vasaturo col coro e orchestra Fideles ed Amati, ha fatto conoscere al pubblico cortonese (interminabile la standing ovation finale) la voce giovane e intensa della camerunense Blondine Nguimfack Donfack. Bronzetti è anche il vicepresidente dell’associazione di volontariato Cortona cristiana, presieduta dall’ex assessore della città,Walter Checcarelli, che promuove e organizza il festival col comune e la diocesi, «usufruendo – come spiega lo stesso Checcarelli – di un budget inferiore ai trentamila euro», a dimostrazione che con dedizione e impegno si possono realizzare iniziative culturali di grande livello, di forte connotazione spirituale, ma comunque capaci di muovere l’interesse di un vasto pubblico. «Anche noi organizzatori siamo sorpresi – ha sottolineato Frisina – per la partecipazione della gente, che fa di questo festival e della notte sacra iniziative pastorali di grande efficacia da promuovere e realizzare anche in altri contesti».

avvenire

“Soli Deo Gloria” Mercoledì 29 giugno 2016 – ore 21 Reggio Emilia, Chiesa di S. Agostino

Una Messa Tridentina tra Riforma e Controriforma

Sergio Vartolo organo 

Coro della Cappella Musicale San Francesco da Paola, dir. Silvia Perucchetti

Musiche di G. Frescobaldi (Messa della Madonna dai Fiori Musicali), J. S. Bach, J. P. Sweelinck, G. P. da Palestrina, F. Guerrero, T. L. de Victoria, M. Cazzati

Soli Deo Gloria 2016

Ingresso libero | Le offerte verranno devolute al CEIS (Centro di Solidarietà Reggio E.)

Trentacinque concerti per riscoprire organi pregiati e luoghi sacri della città.

É l’organo, di cui Reggio Emilia custodisce pregevoli esemplari, lo strumento principe di Soli Deo Gloria – Organi, Suoni e Voci della Città, prestigiosa rassegna che per tutto il 2016 propone un ricco programma di concerti – tutti ad ingresso gratuito – nelle chiese della città e della provincia di Reggio Emilia.

Tanti appuntamenti interessanti, che si susseguiranno da marzo a dicembre, molti dei quali dedicati alla solidarietà: le offerte di molti concerti verranno infatti devolute a enti reggiani impegnati in progetti a carattere sociale, come il MIRE (Maternità Infanzia Reggio Emilia), il CEIS (Centro di Solidarietà Reggio Emilia) e il Centro Aiuto al Bambino Cenacolo Francescano onlus.

Soli Deo Gloria è una rassegna diretta da Renato Negri e promossa dal Servizio Istituzioni Culturali del Comune di Reggio Emilia, dall’Istituto Superiore di Studi Musicali di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti “A. Peri – C. Merulo”, dalla Diocesi e dal Museo Diocesano di Reggio Emilia-Guastalla, dai Comuni di Albinea, Casina, Rubiera, Sant’Ilario d’Enza, San Martino in Rio, da Reggio Iniziative Culturali, da Capella Regiensis, dalla Fondazione Pietro Manodori, da AERCO e dall’Associazione Italinclassics.

segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone – Turismo Culturale

http://viagginews.blogspot.it

http://turismoculturale.altervista.org

turismoculturale@yahoo.it

Sulla morte di una giovane popstar e sulla sua fede in Gesù Cristo

Christina «è stata davvero una luce in questo mondo. Ha amato Gesù e ha amato la gente e ha cercato, con il suo dono, di lasciare un segno in questo mondo. Per ognuno che l’ha incontrata è stata una benedizione. In Cielo il coro degli angeli, oggi, ha sicuramente una voce in più». Così, in poche righe, il necrologio descrive la fede cristiana di Christina Grimmie, la giovanissima popstar divenuta famosa grazie prima a Youtube e poi al talent-show “The Voice” (quello che vediamo anche in Italia), e uccisa a Orlando, in Florida, il 10 giugno scorso, il giorno prima della strage al Pulse. Apparteneva alla “Fellowship Alliance Chapel”, una Chiesa anch’essa giovanissima, fondata nel 1980 dal pastore Marty Berglund. Sulla pagina Facebook di questa Chiesa il necrologio ha 1.000 “like” e 800 “share”.
Ho interrogato la Rete su di lei dopo aver letto un titolo de “Il Sussidiario.net” ( tinyurl.com/h4an5pf ) ipotizzare, e uno della Nbq affermare perentoriamente, che sia stata «uccisa in odio alla sua fede». Il personaggio, ancorché giovane, era molto popolare, così che della sua morte si è scritto moltissimo, negli Stati Uniti. E qualche fonte ha anche riportato che l’assassinio avrebbe a che fare con la sua appartenenza religiosa: di essa, e con parole davvero vibranti, Christina Grimmie non faceva mistero, e non solo per qualcuna delle sue canzoni. Ma non mi pare il tratto dominante del suo profilo pubblico.