Udienza. Il Papa: la Chiesa è popolo di peccatori che sperimentano la misericordia

Gesù non ha scelto i perfetti, ma è venuto a dare speranza ai peccatori. Lo ha ribadito papa Francesco stamani all’udienza generale del mercoledì, la seconda dopo la pausa di luglio, tenutasi in Aula Paolo VI per evitare il caldo agostano di piazza San Pietro. Accolto come sempre dall’abbraccio entusiastico dei presenti, il Pontefice si è soffermato a salutare, ascoltare, benedire, farsi scattare selfie con lui. Dopo la lettura del brano del Vangelo secondo Luca sulla peccatrice alla quale «sono perdonati i suoi peccati perché ha molto amato», Francesco ha proseguito il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana Il perdono divino: motore di speranza», TESTO INTEGRALE).

Gesù compie gesti scandalosi

«Abbiamo sentito la reazione dei commensali di Simone Fariseo: chi è costui che perdona anche i peccati? Gesù ha appena compiuto un gesto scandaloso» esordisce il Papa. E riassume brevemente l’episodio: una donna conosciuta come peccatrice è entrata in casa di Simone, si è chinata ai piedi di Gesù e ha versato sui suoi piedi olio profumato. I presenti mormorano: se costui è un profeta non dovrebbe accettare. «Quelle erano donne, poverette, che servivano solo per essere “visitate” di nascosto, anche dai capi, o per essere lapidate» chiosa il Papa. «L’atteggiamento di Gesù è diverso»: lui «avvicina i lebbrosi, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati». «Questa simpatia di Gesù per gli esclusi, gli intoccabili, sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei: laddove c’è una persona che soffre Gesù se ne fa carico».

 

Gesù ci vuole guariti e liberi

Gesù condivide il dolore umano e quando lo incrocia sente misericordia. «Gesù prova compassione», insiste il Papa, non ha l’atteggiamento degli stoici che invitano a sopportare la sofferenza. «Laddove c’è un uomo o una donna che soffre Gesù vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena». Non si tratta di guarigione solo da un male fisico, ma anche da un male spirituale, dalla condizione di peccato. E quante persone, anche oggi, osserva il Papa, «perdurano in una vita sbagliata perché non trovano nessuno disposto a guardali con il cuore di Dio, cioè con speranza». Gesù «vede una possibilità di resurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate» e «spalanca quella misericordia che ha nel cuore: perdona, abbraccia, capisce». Gesù per prima cosa libera la peccatrice da «quel senso di oppressione, di sentirsi sbagliata».

«Tanti cattolici si credono perfetti e disprezzano gli altri»

L’atteggiamento di Gesù scandalizza gli scribi e la loro reazione ricorda al Papa quella di «tanti cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri: è triste questo». «Dovremmo ricordarci – esorta Francesco – di quanto siamo costati all’amore di Dio», poiché Gesù ha dato la vita per ciascuno di noi. «Gesù non va in croce perché sana i malati», ma «perché perdona i peccati, perché vuole la liberazione totale, definitiva del cuore dell’uomo, perché non accetta che l’essere umano consumi tutta la sua esistenza con il tatuaggio incancellabile di non essere accolto dal cuore di Dio».

Gesù dà la speranza di una vita nuova

«I peccatori non solamente vengono rasserenati a livello psicologico, Gesù offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova» osserva Francesco. «Guarda avanti e ti faccio un cuore nuovo: questa è la speranza che ci dà Gesù». Ma c’è di più: non solo Gesù offre ai peccatori una speranza concreta, ma proprio fra quei peccatori pentiti scegli i suoi primi discepoli. E il Papa fa nomi e cognomi: Matteo il pubblicano diventato apostolo di Cristo, Zaccheo ricco corrotto che «sicuramente aveva una laurea in tangenti», la donna di Samaria «che aveva avuto 5 mariti e ora convive con un altro» si sente promettere un’acqua viva che per sempre sgorgherà dentro di lei. «Dio non ha scelto come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai: la Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia di Dio». Francesco conclude: «Siamo tutti poveri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio, che ha la forza di trasformarci e darci speranza ogni giorno. Andiamo avanti con questa fiducia».

Sulla Nigeria: «Mai più crimini nei luoghi di culto»

Al termine dell’udienza, papa Francesco ha ricordato la strage in chiesa in Nigeria. «Sono rimasto profondamente addolorato dalla strage avvenuta domenica scorsa in Nigeria, all’interno di una chiesa, dove sono state uccise persone innocenti» ha detto. «E purtroppo stamattina è giunta notizia di violenze omicide nella Repubblica Centrafricana contro la comunità cristiana. Auspico che cessi ogni forma di odio e di violenza e non si ripetano più crimini così vergognosi, perpetrati nei luoghi di culto, dove i fedeli si radunano per pregare. Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle in Nigeria e in Repubblica Centrafricana e preghiamo per loro tutti insieme». Il Papa ha quindi invitato i presenti a recitare un’Ave Maria.

da Avvenire

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A corredare il Giubileo dell’Università è Jubileum Exhibition

A corredare il Giubileo dell’Università è Jubileum Exhibition, una serie di eventi culturali ospitati nel Palazzo Ferrajoli, a piazza Colonna, nel cuore di Roma, inaugurati stamani con il Convegno “Misericordia e riconciliazione. Il dialogo interreligioso per la pace”. Della settimana, ricca di appuntamenti, ci parla il coordinatore Giovanni Cipriani,

di Roberta Gisotti – radio vaticana

R. – Questa Settimana si sviluppa con una serie di eventi convegnistici, di cui il primo è quello menzionato, sul dialogo interreligioso, che vede riuniti ben 16 rappresentanti di confessioni religiose. Quindi, abbiamo le Chiese ortodosse rumena, greco-ortodossa, copto-ortodossa e anche la Chiesa del Patriarcato di Mosca e poi luterani, valdesi, la comunità ebraica, i rappresentanti della comunità religiosa islamica italiana, poi maestri di zen, induismo, taoisti e anche dei sikh. Questo significativo evento è il momento iniziale di questa Settimana di incontri. Sabato poi abbiamo la presentazione di ben cinque libri, sempre a tematica religiosa e giubilare. Nel programma anche dei concerti ed una bellissima mostra fotografica – oltre 100 immagini – che rappresenta il Grande Giubileo del 1950 e l’abbiamo definito “Il Giubileo in bianco e nero”, dove si vede anche come vestivano i nostri padri, i nostri nonni, le nostre nonne che venivano a Roma per il Giubileo del 1950, che è il grande Giubileo della ricostruzione nell’immediato Dopoguerra. Abbiamo poi una Mostra d’arte contemporanea intitolata “Imago Misericordiae”, ed ancora uno spazio per i libri religiosi e di spiritualità ed anche una piccola Mostra di filatelia, sempre dedicata al Giubileo.

 

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Papa: no a fede “fai da te”, beati gli artigiani di misericordia

Esiste il rischio di una fede “fai da te”: alcuni usano il nome di Dio per giustificare la violenza, per altri Dio è solo un “rifugio psicologico”, oppure la fede diventa impermeabile all’amore che spinge verso i fratelli o si annulla la spinta missionaria. Così il Papa nella catechesi all’Udienza generale, stamani in Piazza San Pietro, alla quale hanno partecipato oltre 25 mila fedeli. Francesco ricorda che Gesù è “lo strumento concreto della misericordia del Padre”. Il servizio di Debora Donnini

radio vaticana

Al centro della predicazione di Gesù c’è in primo luogo la misericordia, non la giustizia. All’udienza generale, il Papa invita tutti a convertirsi e diventare “artigiani di misericordia” come Santa Teresa di Calcutta. Gesù stesso, infatti, mostra di essere “lo strumento concreto della misericordia del Padre”. La catechesi parte dal Vangelo proclamato: Giovanni Battista manda i suoi discepoli da Gesù per chiedergli se fosse proprio Lui il Messia. E Gesù risponde con i segni compiuti: i ciechi recuperano la vista, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la Buona Novella. Giovanni non capisce lo stile di Gesù: si trovava in carcere, soffriva nel buio della cella. E la risposta che Gesù dà ai discepoli del Battista sembra, a prima vista, non corrispondere alla richiesta di Giovanni che aspettava il Messia come un giudice che avrebbe finalmente instaurato il Regno di Dio:

“Egli risponde di essere lo strumento concreto della misericordia del Padre, che a tutti va incontro portando la consolazione e la salvezza e in questo modo manifesta il giudizio di Dio”.

Dio invita i peccatori a ritrovare la strada del ritorno
Questo dunque il messaggio che la Chiesa riceve da questo racconto della vita di Cristo:

“Dio non ha mandato il suo Figlio nel mondo per punire i peccatori né per annientare i malvagi. A loro è invece rivolto l’invito alla conversione affinché, vedendo i segni della bontà divina, possano ritrovare la strada del ritorno”.

Giovanni Battista metteva al centro della sua predicazione la giustizia mentre Gesù si manifesta come misericordia. I dubbi del suo Precursore anticipano lo sconcerto che Cristo susciterà in seguito con le sue azioni. Per questo Gesù conclude la sua risposta dicendo che è beato chi non trova in Lui motivo di scandalo, che significa “ostacolo”.

Il rischio per alcuni di una fede “fai da te”
Ma, nota il Papa, se l’ostacolo a credere sono soprattutto le “azioni di misericordia” di Gesù , questo significa che si ha una “falsa immagine” del Messia. “Beati, invece – dice Francesco – coloro che di fronte ai gesti e alle parole di Gesù, rendono gloria al Padre”. Esiste, infatti, il rischio per alcuni di ritagliarsi una fede “fai da te”, che riduce Dio nello spazio dei propri desideri. Ma questa non è vera conversione, sottolinea Francesco, anzi impedisce al Signore di provocare la nostra vita:

“Altri riducono Dio a un falso idolo, usano il suo santo nome per giustificare i propri interessi o addirittura l’odio e la violenza. Per altri ancora Dio è solo un rifugio psicologico in cui essere rassicurati nei momenti difficili: si tratta di una fede ripiegata su sé stessa, impermeabile alla forza dell’amore misericordioso di Gesù che spinge verso i fratelli. Altri ancora considerano Cristo solo un buon maestro di insegnamenti etici, uno fra i tanti della storia. Infine, c’è chi soffoca la fede in un rapporto puramente intimistico con Gesù, annullando la sua spinta missionaria capace di trasformare il mondo e la storia”.

“Noi cristiani – sottolinea invece Francesco – crediamo nel Dio di Gesù” e il nostro desiderio è quello di crescere nell’esperienza viva del suo mistero di amore.

Essere “artigiani di misericordia” come Santa Teresa di Calcutta
Prima dell’udienza, come di consueto, nel percorrere con l’auto scoperta Piazza San Pietro, Francesco si ferma per baciare e abbracciare alcuni bambini. Al termine della catechesi, rivolge i saluti ai fedeli di diverse lingue e nazioni. E ribadisce l’invito a diventare “strumenti di misericordia”:

“Domenica scorsa abbiamo celebrato la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta. Cari giovani, diventate come lei degli artigiani di misericordia; cari ammalati, sentite la sua vicinanza compassionevole specialmente nell’ora della croce; e voi, cari sposi novelli, siate generosi: invocatela perché non manchi mai nelle famiglie la cura e l’attenzione per i più deboli”.

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Papa Francesco: il cuore cristiano sa muoversi a compassione

Compito dei discepoli di Gesù è essere “al servizio della vita e della comunione”, avendo un cuore capace di commuoversi per i bisogni umani. Alla catechesi dell’udienza generale tenuta in Aula Paolo VI, Papa Francesco ha commentato il Vangelo della moltiplicazione dei pani, spiegando che Cristo vuole sempre “coinvolgere” i suoi discepoli nella testimonianza della misericordia. Il servizio di Alessandro De Carolis da Radio Vaticana

Il Maestro della misericordia e gli allievi della compassione. Si può leggere in sostanza così l’episodio della moltiplicazione dei pani sul quale il Papa basa la sua catechesi. Come sempre, Francesco fa rivivere la scena del Vangelo mettendo sotto la lente anzitutto il comportamento di Gesù, che vorrebbe appartarsi in preghiera ma poi si fa prendere dalla “compassione” nel vedere la folla che lo tallona a piedi dalla riva del lago che Lui sta percorrendo in barca:

“Gesù non è freddo, non ha un cuore freddo. Gesù è capace di commuoversi. Da una parte, Egli si sente legato a questa folla e non vuole che vada via. Dall’altra, ha bisogno di momenti di solitudine, di preghiera, con il Padre. Tante volte fa la notte pregando con suo Padre (…) La sua compassione non è un vago sentimento: mostra invece tutta la forza della sua volontà di stare vicino a noi e di salvarci. Ci ama tanto. Tanto ci ama, Gesù. E vuole essere vicino a noi”.

Partecipi della compassioni
Primo, una compassione che diventa concreta, smuove mani e cuore, e che in quel frangente del Vangelo si traduce nel dar da mangiare alle migliaia di persone che stanno seguendo il loro Rabbi. Secondo, il coinvolgimento. Gesù – spiega il Papa – vuole prendersi cura di chi lo segue ma insieme ai suoi discepoli:

“E’ un miracolo che Lui fa, ma è il miracolo della fede, della preghiera con la compassione e l’amore. Così Gesù ‘spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli alla folla. Prendevano un pane, lo spezzavano, lo davano e il pane ancora c’era lì. Prendevano un’altra volta e così hanno fatto i discepoli. Il Signore va incontro alle necessità degli uomini, ma vuole rendere ognuno di noi concretamente partecipe della sua compassione”.

Dentro la vita con misericordia
Terzo punto su cui Francesco attira l’attenzione è la benedizione che Gesù dà ai pani e ai pesci prima che siano distribuiti alla gente. Gli stessi gesti, nota, “che ogni sacerdote compie” quando celebra l’Eucaristia”. E la comunità cristiana rinascendo “continuamente da questa comunione eucaristica”, conclude Francesco, è chiamata a essere ovunque – in famiglia, al lavoro, in parrocchia, “al servizio della vita e della comunione”:

“Vivere la comunione con Cristo è perciò tutt’altro che rimanere passivi ed estraniarsi dalla vita quotidiana, al contrario, sempre più ci inserisce nella relazione con gli uomini e le donne del nostro tempo, per offrire loro il segno concreto della misericordia e dell’attenzione di Cristo (…) Gesù vuole raggiungere tutti, per portare a tutti l’amore di Dio. Per questo rende ogni credente servitore della misericordia”.

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So che questo è l’anno della misericordia. Mi potresti spiegare cos’è?

Per capire bene le parole, è utile, oltre che interessante, andare alla radice del significato. Misericordia deriva da due parole latine, miserere, che significa avere pietà, e cor/cordis, che significa cuore. In pratica è un sentimento che ci fa provare compassione quando qualcuno è infelice o si trova nel bisogno.
Quando penso alla misericordia mi viene in mente un’immagine: un bimbo ancora malfermo sulle gambe che inciampa e si fa male, e tende le braccia alla mamma per avere conforto. Oppure penso a una ragazza che soffre perché ha litigato col fidanzato e cerca un po’ di consolazione dall’amica.
La misericordia ci spinge a soccorrere chi sta male, chiamando in causa tutta la nostra pazienza e la nostra comprensione. È un sentimento che addolcisce il cuore, lo rende accogliente e avvolgente, ma fa anche muovere le gambe, perché ci fa andare incontro a chi ha bisogno di un sostegno.
La misericordia ci insegna anche a perdonare chi sbaglia ed ecco che entra in campo la religione. Infatti tutte e tre le grandi religioni monoteiste dicono che Dio è misericordioso. Nel libro dell’Esodo leggiamo: «Il Signore, tuo Dio, è un Dio misericordioso, non ti abbandonerà», e ancora: «Il Signore, Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di misericordia e fedeltà». Nel Vangelo è riportata questa frase di Gesù: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». «Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso», recitano i musulmani nelle loro preghiere rituali. Come vedi ebrei, cristiani e musulmani ritengono che Dio sia misericordioso, perché è capace di un amore infinito, che sempre accoglie chi sbaglia e lo perdona.

La misericordia di Dio è il perdono?

È uno degli aspetti, sì. Se dovessi riassumere in una sola frase tutta la Bibbia, direi che è la storia dell’uomo che spesso sbaglia e di Dio che sempre lo accoglie col suo perdono. «Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia», dice l’apostolo Paolo. Non a caso usa «sovrabbondare» per sottolineare che la misericordia di Dio è infinitamente più grande della misura che servirebbe per perdonare la colpa.

Ma è giusto che Dio ci perdoni tutte le volte? Voglio dire, se ci perdona sempre, allora non impareremo mai!

Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Non è una frase mia, è del profeta Isaia. Dio ci perdona perché ci ama visceralmente! E vuole che impariamo più dall’amore che dalle punizioni. Tu forse pensi che la misericordia sia l’espressione delle persone deboli, io invece credo che sia la caratteristica delle persone forti, sicure, fiduciose.
In Dio la misericordia manifesta la sua onnipotenza, è la forza del suo amore. C’è una bellissima lettera scritta da san Paolo alla comunità di Corinto che dice così: «La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta». La carità è l’amore. E come la misericordia, ha a che fare con il cuore dell’uomo e con la sua capacità di amare. È il sentimento che più avvicina l’uomo al suo Dio.

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Papa: opere di misericordia con Aiuto alla Chiesa che Soffre

Realizzare opere di misericordia durature che incontrino le tante necessità di oggi. E’ questa l’esortazione che Papa Francesco rivolge ai fedeli di tutto il mondo nel videomessaggio in occasione della campagna internazionale di raccolta fondi “Be God’s Mercy” (Sii la misericordia di Dio) da parte di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Il Santo Padre, che oggi ha ricevuto in udienza una delegazione della Fondazione Pontificia, sottolinea anche che gli uomini hanno bisogno di misericordia, non di guerre. Aiuto alla Chiesa che Soffre – attraverso opere concrete di misericordia – sostiene in tutto il mondo, ogni anno, oltre seimila progetti.Il servizio di Amedeo Lomonaco da Radio Vaticana

Nel videomessaggio Papa Francesco esorta tutti gli uomini e le donne di buona volontà “a realizzare, in ogni città, in ogni diocesi, in ogni associazione, un’opera di misericordia”:

“Los hombres y las mujeres necesitamos de la misericordia de Dios…
Noi uomini e donne abbiamo bisogno della Misericordia di Dio, ma abbiamo anche bisogno della nostra misericordia; abbiamo bisogno di tenderci la mano, di accarezzarci, di prenderci cura l’uno dell’altro”.

“Así que los invito a todos, junto a Kirche in Not, a hacer…
Per questo invito tutti voi a realizzare in tutto il mondo, insieme ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, opere durature di misericordia”.

“No le tengan miedo a la misericordia…
Non abbiate paura della misericordia: la misericordia è la carezza di Dio”.

 

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#SharetheLove, condividi la Misericordia. Torna il Festincontro

Anche quest’anno, immancabile, dal 10 al 13 giugno a Gavassa, si presenta l’appuntamento con il Festincontro, la festa diocesana dell’Ac. Sono ben 32 le edizioni, ognuna con la sua particolarità, le sue gioie, le sue difficoltà, ma sempre e comunque straordinarie ed intense sia per chi le vive, sia per chi dietro le quinte lavora incessantemente, spesso in orari improbabili, per la sua buona riuscita.

Il tema sarà #SharetheLove – Condividi la Misericordia.

Programma

Venerdì 10 giugno

Ore 18.45 Apertura Festa con il taglio del nastro.
Ore 19.00 S. Messa presieduta dai neosacerdoti don Giancarlo Minotta e don Andrea Volta.
Concelebrerà il vicario generale don Alberto Nicelli.
In ricordo di tutti i benefattori di AC
Ore 20.00 Apertura ristorante e paninoteca.
Ore 21.00 Musical “Un cuore grande come la sabbia del mare” su S. Giovanni Bosco scritto
e diretto dall’U.P. Santa Maria Maddalena (S. Pellegrino e Buon Pastore di Reggio Emilia).
Al termine Preghiera di compieta.

Sabato 11 giugno

Ore 19.00 S. Messa presieduta da padre Bernardo Cervellera – Animata dall’ACR.
Ore 20,00 Visita guidata ai lavori di restauro e adeguamento liturgico della chiesa Festincontro-manifesto2016
parrocchiale di San Floriano Gavassa
Ore 20.00 Apertura ristorante e paninoteca.
Ore 21.30 Momento di incontro e riflessione con PADRE BERNARDO CERVELLERA
missionario del PIME e direttore di ASIANEWS. Tema “Cristiani perseguitati fonte di speranza”
Al termine Preghiera di compieta.

Domenica 12 giugno

Ore 10.00 Inizio grande maratona di BEACH VOLLEY in collaborazione con la Società Sportiva Daino con squadre miste di 4 componenti.
Per iscrizioni contattare Francesco Boni cell 349 3208028.
Al termine del torneo aperitivo e musica insieme.
Ore 18.30 Apericena con intervista in anteprima assoluta di “Family man” e “Family woman” sul Diario semiserio di Edoardo Tincani, Direttore del settimanale diocesano “La Libertà”.
Ore 19.30 Apertura ristorante e paninoteca.
Ore 21.30 “Tenacemente famiglia 2” – Cristiana Caricato, giornalista di TV2000, intervista Costanza Miriano.
Al termine Preghiera di compieta.

Lunedì 13 giugno

Serata TERZA ETA’ dedicata alla “PREGHIERA PER LA PACE E LA MISERICORDIA”
Ore 18:30 Rosario
Ore 19.00 S. Messa presieduta da don Giuseppe Bassissi e mons. Gianfranco Gazzotti animata dal coro “S. Maria – P.Remigio” dell’Arcispedale di Reggio Emilia
Ore 20.00 Apertura ristorante e paninoteca
Per la Terza Età prenotare presso la cassa ristorante o l’ufficio di AC 0522 437773
Ore 21.00 Presso la Paninoteca: partita ITALIA- BELGIO
Ore 21.30 Commedia Dialettale “Al luchet” e “Tognet e la Mariana” della compagnia “Il Muretto” di Rivalta.
Al termine Preghiera di compieta

Tutte le messe sono concelebrate da don Luciano Pirondini
Il Festincontro desidera essere un punto di incontro e di riflessione, pertanto durante tutta la festa la chiesa sarà aperta e sarà possibile confrontarsi con Frate Adriano.

Funzioneranno: Ristorante, Area Giovani, Paninoteca, Stand AC, Grande Pesca, Stand Libri, Gonfiabili, giochi per grandi e piccoli, Stand altre associazioni e movimenti, mostra sulla
“GMG STORY” ricordi e testimonianze da Czestochowa a Cracovia: video, foto …

laliberta.info

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Papa Francesco ai sacerdoti: siate “eccesso” di misericordia per tutti

La misericordia di Dio fa passare immediatamente “dalla distanza alla festa”, dalla “vergogna” per le proprie miserie alla “dignità” cui innalza il perdono di Dio, come fa il padre della parabola col figlio prodigo. A una misericordia sempre in “azione” Papa Francesco ha esortato presbiteri e seminaristi con la prima intensa meditazione, che ha aperto la giornata del Giubileo dei sacerdoti, tenuta nella Basilica di San Giovanni in Laterano. La sintesi della riflessione del Papa nel servizio di Alessandro De Carolis (Radio Vaticana)

A capo chino, nel “porcile” in cui l’ha piombato il proprio egoismo, a provare “invidia” per i maiali che mangiano ghiande e, insieme, “nostalgia” per il pane che invece i servi di suo padre mangiano ogni giorno.

Dalla distanza alla festa
Papa Francesco entra con un acume che commuove nel groviglio del pentimento che agita il figlio prodigo per far risaltare in modo tangibile l’“eccesso” della misericordia di Dio, di più: “l’inaudito straripamento” del perdono che il Padre ha per il più misero dei suoi figli per cui, ecco “l’esagerazione”…

“…possiamo passare senza preamboli dalla distanza alla festa, come nella parabola del figlio prodigo, e utilizzare come ricettacolo della misericordia il nostro stesso peccato. Ripeto questo, che è la chiave della prima meditazione: utilizzare come ricettacolo della misericordia il nostro stesso peccato”.

I confessori che bastonano
Tutta la lunga, profonda meditazione di Francesco si dipana tra due estremi: tra la “vergogna” del proprio peccato, che rende umili e apre il cuore a una vita nuova, e la “dignità” che sempre Dio conferisce col suo perdono mai negato all’uomo, visto come il figlio “prediletto” della parabola:

“Permettetemi, ma io penso qui a quei confessori impazienti, che bastonano i penitenti, che li rimproverano… Ma così ti tratterà Dio, eh! Così! Almeno per questo, non fate queste cose…”.

Tra vergogna e dignità
Ma quella del Papa, come dice mutuandolo dallo spagnolo”, è anche una riflessione giocata tra il “misericordiare” e “l’essere misericordiato”, cioè tra la misericordia ricevuta e quella donata agli altri perché, dice e ripete Francesco, se “niente unisce maggiormente con Dio che un atto di misericordia”, la misericordia stessa la si contempla davvero quando è “in azione”, quando il cuore arriva a “provare compassione per chi soffre, commuoversi per chi ha bisogno, indignarsi”. Quando si avverte “il rivoltarsi delle viscere” di fronte a una ingiustizia evidente, che sprona a “porsi immediatamente a fare qualcosa di concreto” con lo stile di tenerezza di Gesù. L’importante, sottolinea il Papa con intensità, è fare come il figlio prodigo e porsi davanti a Dio con la consapevolezza di essere in uno stato di “vergognata dignità”:

“Cosa sentiamo quando la gente ci bacia la mano e guardiamo la nostra miseria più intima e siamo onorati dal Popolo di Dio? E lì è un’altra situazione per capire questo, no? Sempre la contraddizione. Dobbiamo situarci qui, nello spazio in cui convivono la nostra miseria più vergognosa e la nostra dignità più alta. Lo stesso spazio. Sporchi, impuri, meschini, vanitosi – è peccato di preti, la vanità – egoisti e, nello stesso tempo, con i piedi lavati, chiamati ed eletti, intenti a distribuire i pani moltiplicati, benedetti dalla nostra gente, amati e curati”.

La misericordia è un atto libero
Francesco parla ai sacerdoti e ai seminaristi, ma tutto ciò che afferma suona universale per ogni singolo cristiano. Anche quando il Papa rileva che “la misericordia è questione di libertà”, che il “mantenerla nasce da una decisione libera”:

“La misericordia si accetta e si coltiva o si rifiuta liberamente. Se uno si lascia prendere, un gesto tira l’altro. Se uno passa oltre, il cuore si raffredda. La misericordia ci fa sperimentare la nostra libertà ed è lì dove possiamo sperimentare la libertà di Dio, che è misericordioso con chi è misericordioso, come disse a Mosè. Nella sua misericordia il Signore esprime la sua libertà. E noi la nostra”.

Sporcarsi le mani
“Possiamo vivere molto tempo ‘senza’ la misericordia del Signore”, ma essa – assicura Francesco – non agisce davvero in un’anima se non si arriva a “toccare il fondo” di quella “miseria morale” che annida in ognuno e dunque a desiderare e a sperimentare il perdono di Dio:

“Il cuore che Dio unisce a questa nostra miseria morale è il Cuore di Cristo, suo Figlio amato, che batte come un solo cuore con quello del Padre e dello Spirito. È un cuore che sceglie la strada più vicina e che lo impegna. Questo è proprio della misericordia, che si sporca le mani, tocca, si mette in gioco, vuole coinvolgersi con l’altro, si rivolge a ciò che è personale con ciò che è più personale, non “si occupa di un caso” – non si occupa di un caso – ma si impegna con una persona, con la sua ferita”.

Nessuna ingenuità, molta speranza
Qui, il Papa critica il “clericalismo” che induce a ridurre una persona con le sue sofferenze a un “caso”. Così, nota Francesco con ironia, “mi distacco e non mi tocca. E così non mi sporco le mani… E così faccio una pastorale pulita, elegante…. dove non rischio  niente”. Non rischio neanche, soggiunge a mo’ di provocazione, “un peccato vergognoso”. Ma così, prosegue, non è possibile capire come la misericordia vada “oltre la giustizia”, come restituisca “dignità” elevando “colui verso il quale ci si abbassa”. Inoltre, sostiene Francesco, la misericordia, pur vedendo il male in modo oggettivo, gli “toglie il potere sul futuro”:

“Non è che non veda il male, ma guarda a quanto è breve la vita e a tutto il bene che rimane da fare. Per questo bisogna perdonare totalmente, perché l’altro guardi in avanti e non perda tempo nel colpevolizzarsi e nel compatire sé stesso e i motivi del suo errore e rimpiangere ciò che ha perduto. Mentre ci si avvia a curare gli altri, si farà anche il proprio esame di coscienza e, nella misura in cui si aiutano gli altri, si riparerà al male commesso. La misericordia è fondamentalmente speranzosa. E’ madre di speranza”.

Eccessi di misericordia
Francesco termina citando i tanti “eccessi della misericordia” del Vangelo – il paralitico calato da un tetto, il lebbroso guarito che lascia i nove per tornare a inginocchiarsi davanti a Gesù, il cieco Bartimeo che vince, dice, “la dogana dei preti” per farsi sentire da Cristo, la donna emorroissa che “si ingegna” pur di toccarne il mantello e quella peccatrice che gli asciuga i piedi con i capelli – e ne trae questa conclusione:

“Sempre la misericordia è esagera, è eccessiva! Le persone più semplici, i peccatori, gli ammalati, gli indemoniati… sono immediatamente innalzati dal Signore, che li fa passare dall’esclusione alla piena inclusione, dalla distanza alla festa. E questo non si comprende se non è in chiave di speranza, in chiave apostolica e in chiave di chi ha ricevuto misericordia per dare a sua volta misericordia”.

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L’arte della Misericordia secondo padre Rupnik. Sabato 14 e domenica 15 maggio alle 12.20 e 20.30 su Tv2000

Marko Ivan Rupnik, gesuita, sloveno, amico di papa Francesco, è un artista di fama internazionale, e dirige l’atelier di spiritualità del Centro Aletti, una scuola di pittura e mosaici per giovani artisti che vivono, in comunità, la loro passione e la loro fede. Con i suoi ragazzi Padre Rupnik ha firmato opere d’arte offerte a chiese e conventi in ogni parte d’Europa. Così la cappella “Redemptoris mater” in Vaticano, su invito di San Giovanni Paolo II. Così i mosaici di Lourdes, Fatima, San Giovanni Rotondo. Sua la firma del logo del Giubileo della Misericordia.

Tv 2000 manda in onda i dialoghi di padre Marco con la giornalista Monica Mondo (si comincia sabato 14 maggio) avvenuti in quattro ambienti ecclesiali dove l’oro, non della ricchezza, ma della gloria di Dio, i rossi, i blu e la materia sanno parlare della Misericordia.

Nella cappella della Pontificia Università di Scienze dell’Educazione, l’ Auxilium, davanti alla rappresentazione delle nozze di Cana, il tema sarà quello dell’Alleanza: di Dio con l’uomo, l’antica e la nuova alleanza in Cristo, che supera la legge.

Nella cappella delle suore del Preziosissimo Sangue il tema è il corpo: il valore della materia, della carne, nella fede cristiana.

Nella cappella delle suore di Gesù Buon Pastore il tema è la Resurrezione: Gesù buon pastore chiama le pecore alla vita vera, liberandole dal recinto della “religione”, e chiama Lazzaro dal sepolcro, in cui è Cristo ad entrare, per vincere il buio della morte.

Nella parrocchia di santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi il tema è la Chiesa: Pietro salvato dalle acque, preso per mano, è il volto della Chiesa, santa perché voluta da Cristo, coi suoi peccati, perché è degli uomini.

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