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La modernità di Santo Stefano, testimone della verità fatta di esperienze di vita

Santo Stefano è chiamato dalla tradizione cristiana ‘protomartire’ cioè il primo, in ordine di tempo, dei martiri cristiani. Del suo martirio troviamo un lungo e dettagliato racconto nel secondo libro di san Luca, gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7.

Stefano è uno dei sette diaconi della Chiesa nascente che si affiancano all’opera di evangelizzazione degli apostoli, come amministratore della carità in seno alla comunità cristiana e come predicatore del Vangelo. Ma soprattutto Stefano è un martire cioè, alla lettera, un uomo che rende testimonianza a Cristo Gesù fino alla effusione del sangue. Egli testimonia ciò che gli altri ancora non sanno senza rinnegare ne indietreggiare davanti alle ingiuste accuse create ad arte contro di lui, magari per ricondurlo ad una falsa idea di giustizia.

Se nella fede cristiana esiste un sacramento della testimonianza, quella che noi chiamiamo cresima, significa che nel Dna della fede cristiana è presente fin dal principio non solo la pratica di un culto ma un atteggiamento di donazione di un senso nella storia che non è né evitabile e neppure organizzative a nostro piacimento.

Per Stefano, la verità conosciuta in riferimento a Gesù, non è oggetto di mercato, non è accomodata sui registri di una aspettativa umana e, appunto, non è frutto di un consenso. La sua è una testimonianza deflagrante perché dirompente è il suo punto di partenza cioè la storia di Gesù, ‘il Giusto” (At 7,52) e il suo messaggio di salvezza.

Il Libro degli Atti, legge in filigrana gli ultimi momenti della vita di Stefano in relazione alla storia di Gesù. Come il suo Maestro, pieno di grazia e di verità, agisce e opera in mezzo al popolo generando continue conversioni (At 6, 8). Ma come Gesù si trova vittima di una macchinazione contro di lui che si protrae fino a diventare oggetto di accusa di falsi testimoni davanti al sinedrio e di morte per lapidazione mentre perdona i suoi uccisori, tra i quali c’è pure un giovanissimo Saulo, il futuro san Paolo di Tarso (At 8,1).

Stefano ricorda agli uomini di ogni tempo, che la verità che riguarda Dio e come tale sta alla base di ogni grande valore umano, si radica in eventi precisi, fatti luminosi, esperienze di vita e non in elucubrazioni mentali costruite per giustificare e difendere esistenze false.

La verità cristiana non nasce dal consenso, ma ci precede come un dono eccedente che richiede una risposta esistenziale. In una cultura in cui il quieto vivere, il rispetto umano sono il vero centro dell’esistenza, Stefano ci ricorda un valore più alto, quello delle verità non negoziabili, di un senso dell’esistenza che non ammette manipolazioni.

Così dopo il Natale del Signore la Chiesa celebra il nativo appello alla grande testimonianza senza reticenze.

catanzaroinforma.it