L’amore sconfinato di Dio nel NT

Fonte: Settimana news

Il libro rispecchia perfettamente la preparazione culturale e lo stile metodologico dell’autore, professore emerito di Nuovo Testamento alla Pontificia Università Lateranense. Da profondo conoscitore della letteratura greco-romana egli si tuffa con sicurezza nel mare magnum del tema dell’amore, con la sua vasta polisemia, indagandolo dapprima nell’antichità greca e latina (pp. 15-32).

Il lessico greco dell’amore comprende i termini erōs, philia e agapē.

Lo scandaglio che pesca nella poesia, nella filosofia e nella sua dimensione sociale rivela che l’erōs è un nobile sentimento, ma che parte dalla mancanza per trovare qualcosa che la colmi. Esso non è esente dall’istinto del dominio e del possesso. Anche Benedetto XVI ne ha esaltato l’aspetto positivo di ricerca e di anelito ma, nel complesso, il sostantivo e il verbo sono completamente ignorati nel NT.

Philia esprime l’amore di amicizia, nobile sentimento che, nella letteratura, raggiungerà espressioni di profondo spessore.

Agapē invece ha uno scarso impiego letterario e un significato estenuato di “stimare, avere affetto, prediligere”.

Nell’Antico Testamento e nel giudaismo (pp. 33-60) ci si confronta con un monoteismo dai contorni forti, al limite della rigidità. Il lessico dell’amore svaria su vari termini e poggia sul fondamento sicuro del fatto che Dio ama il suo popolo.

Questo fatto, davvero nuovo, è espresso con il concetto di “alleanza”. Dagli aspetti concreti e fattuali contenuti nei contratti di alleanza dell’ambiente politico-militare esso giunge fino a connotare le tenere espressioni di amore nuziale.

L’amore per Dio è presente, così pure il problematico amore per il prossimo, inteso tuttavia per lo più in senso ristretto con il proprio correligionario e membro dello stesso clan o tribù.

Non mancano pochissimi accenni all’amore verso il “nemico”, da aiutare in caso di bisogno (vedi l’asino che cade o l’animale che si perde: vanno aiutati e riportati al proprietario).

Si giunge così ad analizzare la novità cristiana dell’amore agapico (pp. 61-190).

Con l’avvento di Gesù si assiste a una vera e propria conversione semantica del verbo agapaō e del corrispettivo sostantivo deverbale agapē. I termini vengono a esprimere l’amore sorgivo, gratuito e indiscriminato di Dio Padre, in Cristo Gesù, connotato dallo Spirito Santo, nei confronti degli uomini. Una «scaturigine verticale [che] ricade verso il basso e si allarga a dismisura in direzione orizzontale», afferma Penna.

L’amore preveniente di Dio Padre si rivela storicamente in Gesù Cristo. La sua vita è segnata “scandalosamente” dall’amore per gli ammalati, i pastori e gli impuri (pp. 64-78).

Lo specifico paradosso della vita e dell’insegnamento di Gesù (pp. 79-92) si rivela essere l’amore “eccessivo”, “straordinario”: quello per i nemici. Un tratto continuato perfettamente dal grande apostolo Paolo.

Il paragrafo più impegnativo del libro, ma davvero esaltante, è quello riguardante l’essenza del mistero pasquale (pp. 93-115), in cui si rivela concretamente l’amore di Dio in Cristo per gli uomini.

La più antica professione di fede afferma che «Cristo è morto per i nostri peccati». Penna analizza il sintagma “morire per” nella cultura greco-romana. Si contemplava e si lodava il fatto che si potesse morire per una realtà positiva (la patria, l’onore ecc.). Ora, i peccati non lo sono. Bisogna quindi intendere che Gesù Cristo muore per allontanare gli uomini da una realtà negativa. L’espressione di 1Cor 15,3 si pone in definitiva sul crinale che fa convergere mondo greco e mondo ebraico, traendone una realtà nuova.

Dio ha dimostrato il suo amore per gli uomini in Cristo Gesù, proprio mentre non erano amabili, ma deboli moralmente, empi, nemici e peccatori (Rm 5,1-11). L’amore di Dio e di Cristo coincidono. Questo viene espresso in Rm 5,1-11 e in Rm 8.

Va da sé che dalla fede fluisce l’amore come impegno, cioè la morale cristiana (pp. 116-133). L’amore diventa il criterio dell’etica dei discepoli di Gesù, e connota la loro libertà come libertà-da (passioni e vizi schiavizzanti) e libertà-per (l’impegno la donazione, ecc.).

Esaminando l’aspetto ecclesiale dell’amore (pp. 134-151), Penna rinviene nel concetto “edile” di “edificare/edificazione/oikodomein/oikodomē” impiegato da Paolo il centro attorno a cui si coagula il criterio risolutivo delle varie problematiche ecclesiali che si rinvengono nelle lettere paoline, esaminate nel loro dispiegarsi cronologico.

L’autore si concentra infine a lungo su due testi specifici.

L’amore sponsale è visto come «un mistero grande» in Ef 5,21-33 (pp. 152-170), un testo in cui il verbo agapaō ricorre ben sei volte. Penna scorge un duplice livello del “mistero”. Vi intravede un’interconnessione tra l’amore perveniente di Cristo verso la Chiesa e il suo riverbero (ma anche la sua simbologia originante per esprimere questo) nel rapporto sponsale fra uomo e donna. Se, all’inizio, si sottolinea il primo aspetto, nei versetti finali si vira a sottolineare l’altro, che lo simboleggia “misteriosamente”. Valore creazionale e valore “sacramentale” (meglio, “misterico”, da mistērion) si intrecciano.

Buoni gli spunti della letteratura greco-romana presenti nei contratti matrimoniali. Si parla di “vita comune/symbiōsis”, rispetto, cura del marito verso la moglie, ma non di “amore”. Come esempio lampante per tutti, si veda il contratto di matrimonio del 14 aprile del 13 a.C. (B.G.U. IV, 1052 = SP, I, 3) citato da Penna a p. 157 nota 208 e riportato per esteso nel suo L’ambiente storico culturale delle origini cristiane, EDB, Bologna 6ª ed. 2012, 109. Apollonio si impegna a «fornire a Thermione tutte le cose necessarie e i vestiti, […] a non maltrattarla, a non cacciarla via, a non insultarla e a non introdurre un’altra donna, oppure egli perderà subito la dote…». La donna si impegna a fare altrettanto. Non si parla di amore qui, né di erōs né di agapē! «L’uno e l’altro sesso reca lo stesso contributo alla vita comune – riconosce il per altro grandissimo filosofo stoico Seneca –, ma l’uno è nato per obbedire (ad obsequendum), l’altro per comandare (altera ad imperium)» (La costanza del saggio, 1,1).

A una lettura non tanto razionale ma cristiana e credente, l’encomio dell’amore (1Cor 13, pp. 166-190) si rivela essere la descrizione dell’amore come valore assoluto, in cui il soggetto delle azioni è sia Dio in Cristo Gesù, tramite lo Spirito, nei confronti dell’uomo, sia la persona credente e battezzata che è posseduta pienamente dall’amore sorgivo e onnipervasivo di Dio.

Nel contesto letterario di 1Cor 8–14 (soprattutto cc. 12–14) l’amore si rivela il criterio valutativo dei carismi, la via “più eccellente” che rimane per sempre, anche oltre la fede e la speranza. Dell’amore si canta l’assoluta necessità, l’intrinseca bellezza e dignità, l’intramontabile durevolezza. Chi ha l’amore e lo vive, è; chi non lo ha e non lo vive rimane nella morte e non giunge al vero essere. Se Cartesio affermava cogito ergo sum, il cristiano può dire “amo ergo sum/amo, quindi esisto”, o meglio, “amor ergo sum/sono amato, quindi esisto”, oppure meglio ancora – essendo l’amore un valore relazionale – “amor/amamur ergo sumus/sono amato/siamo amati, quindi esistiamo”.

Per i cristiani il fondamento ultimo dell’amore è Dio. Il credente è colui che vive sola charitate, ma in ogni caso la integra con la fede. Non si dà fede senza amore («la fede che si rende operosa nell’amore», Gal 5,6) né l’amore senza fede («Noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi», 1Gv 4,16).

L’amore si dimostra sul piano del vissuto quotidiano, specialmente come amore per Dio (poco sottolineato nel NT), nell’amore per gli altri, e nell’amore all’interno della comunità ecclesiale e tendenzialmente verso tutti gli uomini.

In sintesi, si può affermare che «la qualifica di Dio come amore e insieme fonte di amore rappresenta “nientemeno che una rivoluzione nella storia delle religioni”» (p. 192, con citazione di C. Spicq, Agapé, 119).

Chiudono il bel volume l’ampia bibliografia consultata e citata (pp. 197-210), l’indice dei nomi (pp. 211-214) e l’indice delle citazioni bibliche (pp. 215-227) ed extrabibliche (pp. 227-235).

Pochissimi i refusi. Ricordo solo: a p. 44 r 3 invertire le due parole ebraiche; nella nota 25 r -2 leggasi “e la teologia”; a p. 46 nota 39 penultima e ultima riga, invertire le due parole ebraiche; a p. 54 nota 58 r 1 leggasi “Adamo rimprovera Eva”; a p. 86 r 13 staccare l’articolo greco dal sostantivo che segue; a p. 90 r 19 leggasi (2Cor 13,4); a p. 151 r -4 e a p. 152 r 3 si aggiunga l’accento al sostantivo agapē.

Romano Penna, Amore sconfinato. Il Nuovo Testamento sul suo sfondo greco ed ebraico, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2019, pp. 240, € 22,00.

Be Sociable, Share!

Romano Prodi e Stefano Zamagni presentano il libro del vescovo Camisasca

laliberta.info

Evento “Oltre la paura” martedì 22 gennaio alle 20.45 nell’Aula magna dell’Università di Reggio

Per quali vie possiamo arrivare a inaugurare una nuova epoca, affrontando con coraggio e consapevolezza il dramma di un mondo che sta finendo? Quale il posto dell’educazione e delle nuove tecnologie? Che ruolo può ancora avere la religione nelle nostre società così individualistiche e secolarizzate? Sono alcune delle domande a cui il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca ha tentato di rispondere in un intenso scambio epistolare con Mattia Ferraresi, inviato per Il Foglio negli Stati Uniti. Dal loro dialogo a distanza fra le due sponde dell’oceano, sviluppato su registri e toni differenti, è nato il libro “Oltre la paura. Lettere sul nostro presente inquieto” (Lindau 2018, 114 pagine, 11 euro), per approdare “alla scoperta che esiste la possibilità di una vita felice oltre la paura. E non solo esiste: è addirittura raggiungibile”.

“Le luci ci sono, bisogna saperle riconoscere e connettere”, scrive il Vescovo nell’introduzione.

La presentazione reggiana dell’opera avrà luogo martedì 22 gennaio alle 20.45 nell’Aula magna dell’Università, a Palazzo Dossetti (viale Allegri 9), alla presenza degli autori, con due relatori d’eccezione, i professori Romano Prodi e Stefano Zamagni.

Entrambi docenti universitari ed esperti di politica e scenari globali, Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, e Stefano Zamagni, uno dei padri dell’economia civile, porteranno nella serata il loro autorevole contributo per leggere l’attualità in una chiave di speranza.

Be Sociable, Share!

Paolo e il suo Vangelo

Paolo e il suo Vangelo. La vita, la missione e le lettere

da settimananews

Docente all’Università Pontificia Salesiana, Benzi amplia il suo precedente volume del 2000 con il materiale delle lezioni tenute all’ISSR “Alberto Marvelli” di Rimini. La sua opera non vuole essere una biografia di Paolo né un’introduzione alla sua teologia e neppure riportare l’esegesi di alcuni brani scelti. In ogni caso, viene fornita una sintetica raccolta dei dati riguardanti la sua persona e la sua attività seguendo il filo degli Atti degli Apostoli.

La presentazione di Paolo nel suo contesto storico e culturale (pp. 9-84) abbraccia la descrizione dei suoi viaggi, l’esame del suo duplice rapporto con la cultura ebraica (sinagoghe, Scritture, Legge, Tradizione) e, nello stesso tempo, con la cultura ellenistica nella sua qualità di cittadino romano (di cui Benzi non propone una soluzione precisa per la sua acquisizione). Non mancano indicazioni sulle caratteristiche del suo stato fisico, civile, intellettuale ecc. Sono le notizie fondamentali sulla sua persona, la sua vita con la sua cronologia, le sue caratteristiche culturali e religiose fondamentali.

L’autore raccoglie la parte centrale del suo studio sotto la categoria “vangelo” che, secondo lui, costituisce una cifra riassuntiva del suo pensiero (“Il vangelo di Paolo”, pp. 85-157). Paolo è l’uomo del vangelo. Dell’apostolo si narra per ben tre volte l’incontro decisivo con Cristo nell’evento di Damasco.

Il fatto gratuito della salvezza operata da Gesù tramite il dono della sua vita nella morte e risurrezione, trasmesso ai credenti in lui grazie all’azione dello Spirito effuso nei cuori, costituisce il nucleo centrale delle convinzioni di Paolo. Ad esso egli si dedica con tutte le proprie energie intellettuali, affettive ed evangelizzatrici. Il vangelo costituito da Gesù diventa in tal modo il “mio” vangelo, al quale Paolo si sente chiamato e di cui diventa l’evangelizzatore ad ogni costo e a qualsiasi livello culturale, religioso ed etnico. Il suo stile di evangelizzazione è itinerante, unito al lavoro manuale se necessario, gratuito, per non essere confuso con l’attività dei filosofi ambulanti, molti dei quali veri e propri imbroglioni.

Nella terza parte del suo volume (pp. 157-226) Benzi presenta sinteticamente le tredici lettere attribuite a Paolo nella sua corrispondenza con le varie comunità. Oltre alle sette riconosciute unanimemente come autoriali di Paolo (o homologoumena: Rm, 1-2Cor, Gal, Fil, 1Ts, Fm), vengono presentate anche quelle discusse o pseudepigrafiche: le antilegomena (Ef, Col, 2Ts) e le lettere “pastorali”: 1-2Tm, Tt.

La conclusione dello studio (pp. 227-238) è costituita da una densa riflessione sull’itinerario educativo della fede cristiana in ordine alla configurazione a Cristo, tratteggiata sul filo dei versetti di Rm 12,1-2.

Dal 2008 al 2014 Benzi è stato direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della CEI, e il taglio kerigmatico-catechistico dei suoi interessi biblici, unito alla sua preparazione tecnica di natura esegetica, è ben evidenziato nella riflessione che chiude il volume.

Il cammino che il Paolo “educatore” propone alle sue comunità parte dalla considerazione del fatto che il referente del suo annuncio è l’adulto in situazione (andrologia paolina). Senza proporre una teoria educativa, Paolo «è il primissimo testimone di un itinerario che il cristiano battezzato deve compiere perché il mistero pasquale del Cristo nel quale è stato immerso possa rilucere in pienezza nella sua vita» (p. 228).

Per ricercare un riferimento antropologico e teologico a una teoria dell’educazione e della formazione, Benzi propone di tener presente la lezione di Lonergan.

La “pedagogia” paolina presenta per Benzi tre livelli:

1) l’azione costruttiva di un atteggiamento cristiano fedele alla prospettiva biblica;

2) la metafora rigenerativa dell’apostolo nei confronti della comunità (metafora materna e paterna; Paolo parla da “persona” a “persone”);

3) la dinamica configurativa a Cristo così come è delineata da Rm 12,1-2 (“culto razionale”) e sviluppata in Rm 12,1–15,13, capitoli a carattere parenetico/esortativo incentrati sull’amore ad intra e ad extra della comunità.

Alle pp. 239-245 è raccolta la bibliografia su Paolo, costituita dalle opere e dai contributi citati nel corso del volume.

Siamo certi che il volume di Benzi potrà concorrere ad una maggior conoscenza, stima e assimilazione della figura e del pensiero di un campione delle vita cristiana, l’“apostolo del vangelo”. Un amore e un’accoglienza che superi definitivamente ogni pregiudizio e la conoscenza settoriale e frammentaria elaborata a partire dalla sola lettura “a spezzoni” proposta dalla liturgia.

Guido Benzi, Paolo e il suo Vangelo. La vita, la missione e le lettere(Itinerari bilici s.n.), Queriniana, Brescia 2018, pp. 256, € 18,00, ISBN 978-88-399-2914-3.

Be Sociable, Share!

UN LIBRO RICORDA DON ENNIO ANCESCHI, IL PARROCO DI TUTTI

“Facciamo dunque l’elogio degli uomini illustri … consiglieri per la loro intelligenza e annunziatori nelle profezie … saggi discorsi erano nel loro insegnamento … questi furono uomini virtuosi”.

Certamente questi versetti del capitolo 44 del Siracide ben si adattano al libro di Agostino Menozzi “Don Ennio, il parroco di tutti”, uscito nelle edizioni Giancarlo Pozzi: un volume agile e nel contempo denso. L’opera è stata presentata venerdì 23 novembre – vigilia della festa di San Prospero – nel coro della basilica del Patrono da Stefano Maccarini, mons: Gianfranco Gazzotti e dallo stesso autore; ha moderato l’incontro Giuseppe Adriano Rossi.

Ricorreva lo scorso anno il decennale della morte di mons. Eugenio Anceschi, per tutti don Ennio, a seguito di incidente stradale; stava recandosi in ospedale per visitare un ammalato. Una ricorrenza che non poteva e doveva passare sotto silenzio.

Era infatti necessario e doveroso fare memoria del presbitero con un libro che ne delineasse la figura e soprattutto evidenziasse quanto abbia inciso nella comunità ecclesiale reggiana e nella vita di tantissime persone.

Quattro laici: Agostino Menozzi – autore anche dell’efficace ritratto di don Ennio posto in copertina -, Giancarlo Pozzi, Luciano Vallery e Giuseppe Adriano Rossi si sono imbarcati – come si legge nell’introduzione – in questa impresa editoriale per un debito grande di riconoscenza, amicizia e memoria verso un presbitero di alta levatura.

E’ stato così costituito un gruppo di lavoro che ha raccolto documentazione e chiesto testimonianze a  sacerdoti e laici – donne e uomini-, che hanno avuto modo e il privilegio di conoscere, frequentare e collaborare con don Ennio nei suoi ruoli di curato in Duomo tra i ragazzi, di assistente diocesano della gioventù maschile di Azione Cattolica; di parroco di San Prospero a contatto con persone di tutte le età e condizioni; di insegnante di religione al liceo Ariosto e di docente di matematica, chimica e scienze in Seminario e all’Istituto San Vincenzo de’ Paoli a contatto con studenti e colleghi; di assistente del Movimento Laureati e di consulente ecclesiastico dell’UCIIM; di cappellano a Villa delle Rose vicino agli ammalati.

Questo l’elenco alfabetico di quanti hanno collaborato con testimonianze o documenti o che hanno acconsentito a raccogliere i loro ricordi (sei presbiteri e quattordici laici): mons. Eleuterio Agostini, Lisa Bellocchi, Valledo Bolondi, mons. Giovanni Costi, Giacomino Fantuzzi, Giorgio Ferrari, Pietro Ferri, Anna Fontana, mons. Gianfranco Gazzotti, Paolo Luosi, Stefano Maccarini, mons. Francesco Marmiroli, Cesare Pelosi Bonini, Giancarlo Pozzi, Giuseppe Adriano Rossi, Maria Teresa Sartori, Giuliano Spaggiari, Luciano Vallery.

A queste preziose testimonianze, che Agostino Menozzi ha sapientemente  distribuito nelle varie sezioni del libro, vanno aggiunte le magisteriali omelie del vescovo Adriano Caprioli e del cardinale Camillo Ruini, che ha voluto anche aggiungere un ricordo della sua lunga consuetudine con don Ennio, grande e simpatico amico, lo definisce.

Accurato è il corredo iconografico.

Un grazie particolare va a don Augusto Gambarelli e a don Alessandro Ravazzini per aver fornito le schede biografiche di don Ennio.

Da libro – 144 pagine – emerge così a tutto tondo la figura indimenticabile di un presbitero, di un amico, di un consigliere, di un padre; una persona profonda, come dimostrano le sue due omelie riportate nel volume, ma anche di spirito e accanito tifoso del Genoa, come documentano gli aneddoti.

Un libro, che come raccomanda il Siracide, tiene vivo e tramanda il nome e il ricordo di chi tanto amore, carità, bene ha seminato e donato e i cui frutti ancora si vedono e si colgono.

Be Sociable, Share!

MI FIDO DI TE – Ripensare l’educazione

Mentre noi ci stupiamo dei cambiamenti in atto all’interno del mondo giovanile, i ragazzi ci chiedono di risintonizzarci su un nuovo modo di vivere, sì perché del resto non è obbligatorio fare come si è sempre fatto.

Occorre quindi prendere contatto delle novità di cui sono portatori, di come oggi rimangono in contatto con gli altri, di cosa li affatica nel sognare il futuro, come aiutarli a sentirsi adatti e capaci a questo compito così importante, comunicando loro che ce la possono fare.

Per favorire tutto questo, è necessario stabilire relazioni corrette con loro, basate sulla fiducia. Come adulti dobbiamo credere e dimostrare che è possibile il nascere di uno spazio di vita dove giovani e persone adulte o anziane, riescono ad allearsi fra di loro in un cammino comune.

Non è possibile compiere il cammino appena proposto senza sperimentare la necessità di rimettersi in gioco innanzitutto noi adulti, di affrontare anche le fatiche e i limiti che accompagnano l’opera educativa.

L’approccio che troverete è di tipo spirituale, dove questo termine fa riferimento allo Spirito del Risorto che soffia in ogni vita e che per questo coinvolge tutto quanto in essa passa, tutta quanta la persona con le sue diverse dimensioni è chiamata a mettersi in gioco e trovare un punto di sintesi. Per questo l’esigenza di un approccio spirituale chiede di passare attraverso tutto il dato umano, corporeo e psicologico che appartiene allo specifico di ogni essere umano, con il coraggio di non fermarsi lì.

Sommario

Introduzione.  

  1. PASSI PER UNA CONVERSIONE EDUCATIVA. Alcuni luoghi di conversione.  Un cambiamento di atteggiamento.  La vita al centro.  Dai giovani di oggi suggerimenti per un nuovo modello di Chiesa.  Una generazione di orfani.  Un amore gratuito: la mistica dell’educatore.  Questione di prospettiva.  I giovani ci sono, ma noi non abbiamo tempo.  Adulti e giovani: è possibile incontrarsi?  Tre passi, tre compiti, tre limiti.  Riconoscere, interpretare, scegliere.  Sono guariti, e noi?  Chiamare per nome: un’attenzione a tutti.  Il masso è già rotolato via.  Dal castigo alla relazione.  Pensare prima di agire.  Dalla pianta di fico imparate la parabola.  Mi stai diludendo.  Solidali nel faticare insieme.  Peripatetico.  A un’educatrice.  A una mamma.  
  2. PROSPETTIVE. Un’organizzazione diversa per l’annuncio della fede alle nuove generazioni.  Ripensare l’agire della comunità cristiana.  Se i giovani cambiano, la scuola non può rimanere la stessa.  Desiderio, sessualità, amore.  Internet, smartphonesocial network.  Lasciateli sbagliare.  Emmaus: il cammino di due giovani di oggi.  Sogno e realtà sull’educatore.  Conclusione.  Bibliografia.

Note sull’autore

Paolo Tondelli, prete nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, si occupa dei giovani e della formazione degli educatori. Assistente ecclesiastico dell’Agesci, è redattore di un blog che tratta tematiche legate all’educazione (http://donpaolotondelli.blogspot.it) ed è autore di Adolescenti e Vangelo. Una ricerca di alleanza (Paoline 2015) ed EducArte. In cammino con gli adolescenti (Messaggero 2017).

Be Sociable, Share!

Su altre orme. Lettera di don Tonino Bello venticinque anni dopo

Risultati immagini per Su altre orme. Lettera di don Tonino Bello venticinque anni dopo

  • Editore:Il Pozzo di Giacobbe
  • Collana:Oasi
  • Data di Pubblicazione:agosto 2018
  • EAN:9788861247123
  • ISBN:8861247121
  • Pagine:80

Descrizione del libro

Il viaggio e l’incontro tra don Tonino Bello e papa Francesco in un immaginario incontro a venticinque anni dalla morte proposto in questo libro rivela come la svolta dell’evangelizzazione ha radici profonde nella profeticità degli scritti del vescovo pugliese che oggi sono proposti con parressia da chi è venuto dalla fine del mondo. Il testo è utile per tutti: per chi s’imbatte nella prima volta nei testi del “don”, per chi lo già conosciuto, per la catechesi, per i campi-scuola di giovani, ragazzi e adulti e per tutti coloro non si sono stancati di sognare e di credere che il Vangelo è proprio una bella notizia.

Be Sociable, Share!

Giona e le coppie in crisi

Scalabrini, Zattoni, Gillini, Giona, alzati e va' a Ninive

Un volumetto veramente delizioso. Il biblista bergamasco introduce e commenta con acribia esegetica e narratologica mai pesante il libretto del profeta Giona, la “colomba” ribelle.

Giona non è solo una favola satirica rivolta contro il particolarismo nazionalista postesilico di Esdra e Neemia che giunge a imporre la rottura dei matrimoni misti già in atto, mostrando invece un Dio universalista.

Non è che Giona fugga dalla sua vocazione. Fugge dal presentimento che il suo Dio non manterrà la sua dura parola di ammonimento e di giusta punizione per Ninive, la capitale dei nemici di sempre di Israele, famosi per la loro efferata crudeltà e dura oppressione delle popolazioni sconfitte.

Giona intraprende un cammino inverso a quello comandatogli, con una fuga in orizzontale e un nascondimento verticale che lo porta a Giaffa, nella nave, nella sua sentina, nell’abisso, nel ventre del pesce (femminile). Prega un salmo di ringraziamento per una salvezza già avvertita come avvenuta, “rinasce” dal grembo del pesce (femminile), predica il duro ammonimento di YHWH a Ninive e si apposta da lontano per vedere il finale della vicenda.

Giona si sdegna perché YHWH si pente del male promesso, dei quaranta giorni che sono diventati un tempo sufficiente ai niniviti a convertirsi. Si arrabbia ancora di più per il libero dono del ricino, pura grazia di Dio, velocissimo, “superfluo” in un certo senso, data l’ombra già da lui steso procurata con la costruzione dal capanna. “Anche questa ci mancava”, si dice in famiglia…

Giona si sdegna della grazia, non apprezza la grazia, il gratuito di YHWH. E YHWH non dovrebbe aver compassione di uomini e animali che hanno iniziato a convertirsi dalla violenza che è nelle loro mani e che non hanno una coscienza illuminata, non distinguendo la destra dalla sinistra?

Uscendo dal mio campo abituale dell’esegesi, ancora più mi ha avvinto la rilettura di Giona fatta dalla coppia di pedagogisti e di consulenti per la famiglia.

Una lettura contestuale fa apparire il parallelismo tra Giona e la vita della coppia (sui quali non avevo mai lavorato). Giona è il libro della fedeltà, metafora della storia coniugale.

Servendosi anche di una storia vera di separazione (Simona e Federico), Zattoni e Gillini seguono i meandri nei quali la coppia può esser avvinta dal proprio male che li porta a venir meno al patto di alleanza, a recriminazioni acide e a rimproveri rancorosi al partner.

Come Giona, la coppia deve alzarsi (qûm!: Gn1,1; 3,1), non essere succube della mancanza di speranza e andare a Ninive, il simbolo della società liquida di oggi, dalla cultura violenta e nichilista che combatte a spada tratta la stabilità dell’amore. La coppia deve evangelizzare le periferie, considerate nemiche e “perse” in partenza.

Giona fugge verso Tarsis, la sicurezza, la tranquillità piatta e falsamente serena. Se la coppia fugge lontano dal Signore, cercando la propria volontà e la realizzazione dei propri progetti, magari uno all’insaputa dell’altro, ci si trova presi da tempeste, da un vortice di attese non realizzate, da regressioni. La fedeltà si presenta come autoevidente, diventa libertà quale diritto all’autonomia e alla realizzazione delle esigenze e dei progetti personali prima di ogni altra cosa. Si diventa fedeli, disperatamente, solo a se stessi.

I “marinai” e il capitano” vogliono aiutare Giona, come tanti amici e coppie di pastorale familiare. Dio non provoca il male come punizione perché Giona apprenda la lezione. Dio è provvidenza amorosa che segue, ama, recupera, è gratuito nel suo fare.

Nella sua preghiera Giona rimane legato al suo Dio, che non lo lascia perdere. La preghiera è importante per recuperare il progetto comune della coppia. In essa due sono i co-piloti, e nessuno è comandante in seconda.

“Lo sapevo”, pensa Giona al vedere la grazia di YHWH, che “si pente” e ritorna sui suoi passi. In psicologia psico-dinamica “lo sapevo” è la “profezia che si autodetermina” tipica delle crisi matrimoniali. Come la regressione costituita del rinfacciare all’altro anche (in questo forse aiutati da amici e parenti): “ha sempre fatto così, fin da piccolo”.

Fare di ogni erba un fascio e avere sempre in tasca il metro di misura e della perfezione, impedisce che nella coppia e nella società si instauri un rapporto di grazia, di gratuità.

YHWH non vuole un’obbedienza cieca da parte di Giona, ma rispettala sua libertà e suo amore ferito per l’“esagerata” bontà del suo Dio, che mette in crisi il giusto e necessario rapporto di colpa e punizione che per Giona deve reggere sempre la società.

YHWH dona a Giona il dono “superfluo” del ricino (visto che l’ombra c’era già sufficiente), un “tocco di tenerezza”, per far capire che l’uomo non può fondarsi solo sulle proprie realizzazioni, ma può vivere solo in un regime di gratuito che lascia spazio all’amore più grande. Come reagirà Giona (e le coppie in crisi)? Il finale della novella è un finale aperto.

Dio cede all’amore, obbedisce all’amore. L’amore è più grande di Dio? Sembra. Ma Dio è amore! (1Gv 4,8).

Un bel libro, ottimo per un percorso biblico-esperienziale con fidanzati, sposi, coppie in difficoltà.

La bibliografia delle pp. 161-164 (distinta secondo i due contributi diversi raccolti nel libro) aiuta l’approfondimento del tema e degli strumenti per relazionarsi in modo coretto al “miracolo” della coppia e della famiglia, realtà delicata, fragile, ma bellissima quando lascia vivere il gratuito e la fantasia del dono.

Patrizio Rota ScalabriniMaria Teresa ZattoniGilberto Gillini,Giona, alzati e va’ a Ninive. Un comando che vale anche per gli sposi di oggi(Nuovi Saggi Queriniana 92), Queriniana, Brescia 2018, pp. 168, € 13,00.

settimananews

Be Sociable, Share!

In Italia mercato del libro in timida ripresa nel 2017

Né roseo né completamente nero, l’anno da poco conclusosi per il mercato del libro italiano, che secondo i dati forniti dall’Aie (l’Associazione italiana editori) ha visto una leggera ripresa rispetto alla situazione drammatica degli anni precedenti, registrando un complessivo +5.8% nel 2017 sul 2016, frutto della somma tra l’aumento delle vendite dei libri fisici e quelli “virtuali” come e-book o audiolibri.

Gli italiani apprezzano il libro come oggetto fisico

Regge, nel nostro Paese, soprattutto il libro tradizionale, segno che le nuove tecnologie non riescono a cambiare l’approccio alla lettura degli italiani. “I nuovo media si sono molto ridimensionati rispetto a quando comparvero sul mercato – afferma il prof. Romano Montroni, presidente del Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei Beni e delle Attività culturali – il motivo è che non hanno mai creato lettori, ma vengono usati solo per comodità da certe categorie ed è così non solo in Italia, ma in tutto il mondo”. Quello italiano, tuttavia, è “un piccolo mercato composto, però essenzialmente dallo stesso numero di lettori forti che hanno Paesi con grandi tradizioni di lettura – circa 5 milioni – quello che ci manca sono i lettori deboli o occasionali”.

Il segreto del successo di una libreria? Un buon libraio e un buon catalogo

Stando ai dati, inoltre, peggiora la situazione delle piccole librerie indipendenti, addirittura male vanno i supermercati, dove l’oggetto libro non riesce a mettere radici. Secondo il prof. Montroni, che di librai ne ha formati centinaia, il loro lavoro non consiste tanto e solo nell’analisi del mercato di oggi, ma nella creazione del mercato del futuro. La ricetta per la sopravvivenza di una libreria fisica, dunque, è fatta di due ingredienti: “Il libraio e il catalogo. Vale a dire un libraio formato che sappia valorizzare un catalogo ricco di perle preziose e che non proponga al lettore soltanto le novità. Essere libraio non è qualcosa che s’improvvisa, pensi che in Germania ad esempio per diventarlo bisogna seguire un master della durata di due anni!”. “In difficoltà – prosegue – stanno solo le librerie che non sanno stare in questo mercato”.

Il futuro è avvicinare il popolo alla lettura

Il futuro della lettura, dunque, è nelle mani dei librai meglio formati e informati, ma non solo: “Bisogna che i governi investano nella lettura come attività culturale per eccellenza – aggiunge il presidente – nel Regno Unito, ad esempio, l’Esecutivo tra il 2011 e il 2015 ha stanziato una cifra pari a tre miliardi di euro per invitare il popolo a leggere”. Molti, in questo senso, i progetti del Centro per il Libro e la Lettura: prima fra tutte “Libriamoci”, un’iniziativa di lettura ad alta voce rivolta ai bambini, da sempre i lettori più assidui. “Per la prima volta, inoltre, è stato siglato un patto interministeriale tra i Beni culturali, l’Istruzione e la Sanità – conclude il prof. Montroni – per lavorare sull’invito alla lettura della fascia 0-6 anni che comprende diverse proposte, come regalare libri per bambini ai neogenitori, in modo da fornire loro strumenti indispensabili per l’educazione dei figli. Speriamo di partire nei prossimi mesi”.

Radio Vaticana

Be Sociable, Share!

L’ebraismo dalla A alla Z

Teologo e docente nei licei Paul Petzel, giornalista e traduttore, nonché membro del comitato di redazione della rivistaStimmen der Zeit Norbert Reck, i due studiosi hanno commissionato a persone molto esperte del mondo giudaico – rabbini e studiosi della materia – lo studio di cinquanta parole chiave dell’ebraismo (a ognuna sono riservate due o tre pagine del testo). Il risultato del loro lavoro è stato discusso, rivisto, modificato, rifatto dagli stessi autori, dai redattori o da altri esperti. Il frutto finale raccolto nel volume va quindi attribuito a una molteplicità di “mani” che ne hanno arricchito enormemente il contenuto.

Lo studio di ogni voce (ad es. alleanza, circoncisione, croce, ebreo-giudeo, Gesù di Nazaret, grazia, ira di Dio, “Ma io vi dico” – Le antitesi, perdono, regole alimentari, Torah, vendetta, YHWH ecc.) viene articolato in una breve esposizione preliminare, a cui segue la discussione e l’indicazione di prospettive. Conclude l’articolo una stringata bibliografia, quasi tutta in lingua tedesca (vengono però indicate le opere tradotte in italiano). Alle pp. 137-138 sono elencati i nomi dei trentatré collaboratori, unitamente alla sede istituzionale di attività.

Il sottotitolo indica chiaramente lo scopo di questo volume. Delicato in tedesco (Da Abba a Ira di Dio. Illuminare gli errori – Comprendere il Giudaismo), è stato volutamente indurito in italiano, data l’importanza di una retta comprensione della religione ebraica e della pericolosità delle “pre-comprensioni” errate o incomplete esistenti nel mondo mediatico e culturale in genere, per non parlare degli stereotipi presenti a tutti i livelli della società, spesso digiuna della materia importante di cui si parla. Un libro utile, di veloce consultazione, sodo nei contenuti.

Paul Petzel – Norbert Reck (a cura), L’ebraismo dalla A alla Z. Parole chiave per rimuovere errori e luoghi comuni. Edizione italiana a cura di Gianluca Montaldi (Religione e religioni s.n.), EDB, Bologna 2018, pp. 144, € 15,00. 9788810604731

in Settimana News

Be Sociable, Share!