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letture Archive

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Video Commento letture S. Messa Domenica 13 Novembre 2016 di don Fabrizio Crotti

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Video Commento da You Tube Letture Santa Messa Domenica 4 Settembre 2016

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Video Commento Letture Assunzione di Maria 2016

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7 Agosto 2016 Commento Letture S. Messa. XIX T.O. Anno C

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Video Commento Letture XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

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26 Giugno 2016 Commento Letture S. Messa di don Fabrizio Crotti

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Video Commento letture S. Messa 29 Maggio 2016 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO C)

a cura di don Fabrizio Crotti, teologo di Reggio Emilia

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Video Commento Letture S. Messa Santissima Trinità di don Fabrizio Crotti dalla web Tv Santo Stefano

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Domenica V Pasqua (Anno C) Video Commento 24 Aprile 2016

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Foglietto Letture Salmo 17 Aprile IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Bianco
 

Donandoci, per mezzo del battesimo, di far parte della Chiesa, Gesù ci assicura di conoscerci uno per uno. La vocazione battesimale è sempre personale, e richiede una risposta di responsabilità in prima persona. Ci sentiamo sicuri, nella Chiesa, perché Gesù è sempre con noi, e ci chiama e ci guida con la voce esplicita del Papa e con i suggerimenti interiori che ci aiutano a riconoscerla e a corrispondervi. Se restiamo nella Chiesa, con il Papa, non andremo mai dispersi, perché Gesù ci conosce per nome e ha dato la sua vita per salvarci. Quella vita che si comunica a noi, pegno di eternità, nell’Eucaristia degnamente ricevuta. Non dobbiamo aver paura di nulla. Attraverso Gesù entriamo in comunione con il Padre, partecipiamo alla vita trinitaria. I pericoli esterni non ci turbano: dobbiamo temere soltanto il peccato che ci seduce a trovare altre vie, lontane dal percorso del gregge guidato da Gesù. La nostra personale fedeltà alla voce del Pastore contribuisce all’itinerario di salvezza che la Chiesa guida nel mondo, e da essa dipende la nostra felicità.

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Commento Letture 10 Aprile III Domenica di Pasqua

a cura di don Fabrizio Crotti, teologo di Reggio Emilia

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Commento Letture II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO C)

di don Fabrizio Crotti

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Video Commento Letture di don Fabrizio Crotti – Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore (anno C)

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Video Commento livestreaming Letture S. Messa V Quaresima di don Fabrizio Crotti

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Video Commento Letture S. Messa IV Quaresima Domenica 6 Marzo a cura di don Fabrizio Crotti

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Commento Letture S. Messa I Dom. Quaresima Anno C di don Fabrizio Crotti

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LA PAROLA 4 febbraio 2016

LA PAROLA
4 febbraio 2016
Giovedì
S. Gilberto
4.a Tempo Ordinario – IV
Tu, o Signore, domini tutto!
Liturgia: 1Re 2,1-4.10-12; 1Cr 29,10-12; Mc 6,7-13

PREGHIERA DEL MATTINO
Gli uomini giusti e santi, come Giovanni Battista, non sono comodi. Essi disturbano e alcuni, come Erodiade, sarebbero ben lieti di farli sparire. L’autentica santità ha sempre qualcosa di rivoluzionario. Tu, o Signore, tu ci hai comandato di essere santi come il Padre celeste è santo. E la tua Chiesa, attraverso il Concilio Vaticano II, ci ha ricordato la necessità che ogni cristiano sia un santo. Cioè una persona che si lascia abitare da te. Concedi, o Signore, che oggi io faccia un nuovo passo sul cammino della santità.

ANTIFONA D’INGRESSO
Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

COLLETTA
Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA (1Re 2,1-4.10-12)
Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu, Salomone, sii forte e mostrati uomo.
Dal primo libro dei Re
I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”.
Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.
Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Da 1Cron 29,10-12)
Tu, o Signore, dòmini tutto!
Benedetto sei tu, Signore,
Dio d’Israele, nostro padre,
ora e per sempre.
Tu, o Signore, dòmini tutto!
Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,
lo splendore, la gloria e la maestà:
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo.
Tu, o Signore, dòmini tutto!
Tuo è il regno, Signore:
ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.
Da te provengono la ricchezza e la gloria,
tu domini tutto; nella tua mano c’è forza e potenza,
con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere.
Tu, o Signore, dòmini tutto!

CANTO AL VANGELO (Mc 1,15)
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino, dice il Signore:
convertitevi e credete nel Vangelo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,7-13)
Incominciò a mandare i Dodici.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.
E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.
Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Parola del Signore.

OMELIA
La missione di Cristo non potrà finire con la sua ascensione al cielo. Egli ha già scelto dodici uomini, gli apostoli, ai quali affidare prima un ruolo di diretta collaborazione e poi una vera e propria missione da espletare in tutto il mondo. Il compito primario sarà per loro quello di scacciare, dovunque si annidi, lo spirito immondo, tutte quelle immondezze cioè, che hanno invaso i cuori degli uomini e che non consentono più a Dio di entrare per costituirvi il suo regno di amore. Li manda a due a due «E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche». È una caratteristica essenziale dell’inviato da Cristo non affidarsi per nulla alle proprie risorse o alle umane sicurezze, che dovrà trarre invece solo ed esclusivamente da Colui che lo invia e dalla forza del messaggio che ha da annunciare. Tutto il resto diventa pesante e d’ingombro quando si è guidati da Dio, quando si è chiamati ad andare oltre i confini delle umane attese, quando gli interessi prevalenti riguardano non l’affermazione di un proprio prestigio, ma la diffusione del regno di Dio. Il missionario, l’apostolo non è un immigrato o un giramondo in cerca di fortuna, ma una portatore, in nome di Cristo, di un messaggio di salvezza. Non deve però attendersi né accoglienza e tanto meno successo personale, anzi, benché dotato di poteri speciali dallo stesso Cristo, dovrà mettere in conto rifiuti, allontanamenti e persecuzioni. Il mondo per questo lo riterrà uno sconfitto, Gesù però dirà: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Che lezione per noi sacerdoti e consacrati, ma anche che utili indicazioni per ogni credente che vuole essere anche un testimone. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto, e salvami per la tua misericordia. Che io non resti confuso, Signore, perché ti ho invocato.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Sul giornale, ho potuto leggere “fatti diversi” di violenza e di odio. Del genere banchetto di Erode, danza di Salomè, crudeltà di Erodiade, testa di Giovanni Battista su di un vassoio. Signore, perdono per i peccati di oggi. Ma anche grazie, Signore, per tutte le buone azioni, per tutti gli aiuti fraterni, per tutti gli atti d’amore e di misericordia non riportati dai giornali e dalla televisione. Tu, Signore, tu ne hai preso nota. La tua grazia ci aiuti a riempire il mondo dei “fatti diversi” d’amore verso di te e verso tutti coloro che soffrono.

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Da Nazaret arriva l’annuncio della vera liberazione. Commento Vangelo III Domenica Tempo Ordinario Anno C

(…) In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Luca, il migliore scrittore del Nuovo Testamento, sa creare una tensione, una aspettativa con questo magistrale racconto che si dipana come al rallentatore: Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. E seguono le prime parole ufficiali di Gesù: oggi l’antica profezia si fa storia. Gesù si inserisce nel solco dei profeti, li prende e li incarna in sé. E i profeti illuminano la sua vocazione, ispirano le sue scelte: Lo Spirito del Signore mi ha mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi. Adamo è diventato così, per questo Dio diventa Adamo. Da subito Gesù sgombra tutti i dubbi su ciò che è venuto a fare: è qui per togliere via dall’uomo tutto ciò che ne impedisce la fioritura, perché sia chiaro a tutti che cosa è il regno di Dio: vita in pienezza, qualcosa che porta gioia, che libera e dà luce, che rende la storia un luogo senza più disperati. E si schiera, non è imparziale il nostro Dio: sta dalla parte degli ultimi, mai con gli oppressori; viene come fonte di libere vite e mai causa di asservimenti. Gesù non è venuto per riportare i lontani a Dio, ma per portare Dio ai lontani, a uomini e donne senza speranza, per aprirli a tutte le loro immense potenzialità di vita, di lavoro, di creatività, di relazione, di intelligenza, di amore. Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona, il suo primo sguardo va sempre sulla povertà e sul bisogno dell’uomo. Per questo nel Vangelo ricorre più spesso la parola poveri, che non la parola peccatori. Non è moralista il Vangelo, ma creatore di uomini liberi, veggenti, gioiosi, non più oppressi. Scriveva padre Giovanni Vannucci: «Il cristianesimo non è una morale ma una sconvolgente liberazione». La lieta notizia del Vangelo non è l’offerta di una nuova morale, fosse pure la migliore, la più nobile o la più benefica per la storia. La buona notizia di Gesù non è neppure il perdono dei peccati. La buona notizia è che Dio è per l’uomo, mette la creatura al centro, e dimentica se stesso per lui. E schiera la sua potenza di liberazione contro tutte le oppressioni esterne, contro tutte le chiusure interne, perché la storia diventi “altra” da quello che è. Un Dio sempre in favore dell’uomo e mai contro l’uomo. Infatti la parola chiave è “libertà-liberazione”. E senti dentro l’esplosione di potenzialità prima negate, energia che spinge in avanti, che sa di vento, di futuro e di spazi aperti. Nella sinagoga di Nazaret è allora l’umanità che si rialza e riprende il suo cammino verso il cuore della vita, il cui nome è gioia, libertà e pienezza (M. Marcolini). Nomi di Dio.
(Letture: Neemia 8,2-4.5-6.8-10; Salmo 18; 1 Corinzi 12,12-30; Luca 1,1-4; 4,14-21).

di Ermes Ronchi –  Avvenire
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VIII Giornata Diocesana del Seminario Domenica 24 gennaio 2016 Traccia di riflessione a commento delle letture della Santa Messa

VIII Giornata Diocesana del Seminario
Domenica 24 gennaio 20126
Traccia di riflessione a commento delle letture della Santa Messa

Prima lettura: Ne 8,2-4.5-6.8-10
Seconda lettura: 1Cor 12,12-30
Vangelo: Lc 1,1-4; 4,14-21

Le letture di questa III domenica del tempo ordinario (anno C) ci introducono bene ad una riflessione sul tema del sacerdote come ministro di misericordia, nella consapevolezza che “la nuova evangelizzazione non può che usare il linguaggio della misericordia, fatto di gesti e di atteggiamenti prima ancora che di parole” (papa Francesco, 14/10/2013). Interpretando senza fatica le indicazioni che ci vengono dal recente magistero, possiamo affermare che la misericordia è il tratto distintivo di tutto il ministero presbiterale, il suo asse portante.
Nella prima lettura ci viene offerta la descrizione della solenne assemblea liturgica a Gerusalemme nel tempo del ritorno dall’esilio, una sorta di nuovo battesimo per tutto il popolo, che “tendeva l’orecchio al libro della legge “. La Parola di Dio è il racconto dell’agire misericordioso di Dio nei confronti dell’umanità e i leviti sono chiamati ad interpretarne il senso perché il popolo comprenda la lettura e rilegga la sua vicenda dalla prospettiva di Dio.
“La misericordia nella Sacra Scrittura è la parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore, d’altronde, non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni” (MV 9)
È questa memoria che suscita in noi lacrime di compunzione per i nostri tradimenti e le nostre infedeltà all’alleanza con il Dio misericordioso e pietoso, ma soprattutto è questa memoria che ci permette di vivere “felici, colmi di gioia, sereni” nel saperci così tanto amati e che ci chiede di corrispondere a questo circuito di misericordia. “È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri.” (MV 9). ). Va inteso in questo senso l’invito che Neemia rivolge al popolo di condividere la mensa “portando porzioni a quelli che nulla hanno di preparato”.
Il sacerdote, ministro della Parola, ci aiuta a spezzare questo Pane e a farci commensali di questa liturgia di misericordia e di compassione che ha nella Scrittura una delle sue “porte” fondamentali (“Per essere capaci di misericordia, quindi, dobbiamo in primo luogo porci in ascolto della Parola di Dio”, MV 13).
Nella seconda lettura Paolo prende a prestito dalla letteratura pagana questo apologo per esprimere il mistero di comunione che è la Chiesa; la qualità che sembra emergere in questo organismo così sapientemente disposto e articolato è la cura che le varie membra debbono avere reciprocamente tra loro per custodire l’unità. Quelle più deboli, le più “periferiche” potremmo dire, sono le più necessarie; e se un membro soffre, gli altri com-patiscono con lui.
“Ciascuno secondo la propria parte” ci ricorda il principio di ordine della creazione di Gen 1. Il mistero della ricapitolazione in Cristo risulta evidente nel suo Corpo mistico, dove ognuno è chiamato con la sua vocazione a far risplendere questo mosaico in cui ogni tessera è fondamentale, “fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”. (Ef 4,13)
La collaborazione al ministero apostolico fa sì che il sacerdote sia come la giuntura tra le membra che permette loro, attraverso l’olio della Grazia, di nutrirsi e di mantenere il tono “battesimale” con le esigenze che comporta. Egli ricorda loro anzitutto il mistero di unità e di comunione, vocazione universale che orienta e sostiene quella particolare di ciascuno, e che non è possibile custodire senza la misericordia e la compassione. Nel discernimento vocazionale, il sacerdote aiuta i fratelli a capire il dono particolare affidato a ciascuno per edificare la Chiesa, quella pro-esistenza che ci fa capire che la nostra vita ha senso solo nella misura in cui si fa dono a qualcuno, offerta di sé per i fratelli, corrispondendo a quel dinamismo responsoriale che conferisce verità e pienezza a qualsiasi vocazione.
Ed è proprio la consapevolezza della propria pro-esistenza che anima la pagina del Vangelo di questa domenica, in cui Gesù dà l’avvio al suo mistero pubblico nella sinagoga di Nazareth. La citazione di Isaia e la rilettura attualizzante di Gesù hanno un chiaro riferimento giubilare, che in questo Anno Santo sembra risuonare in modo ancora più incisivo. Sono indicati i cinque cardini della missione profetica di Gesù che hanno come destinatari privilegiati gli ‘anawim, “coloro che sono curvi”. Risulta evidente che “nella visione di Cristo, i poveri devono essere oggetto dell’attenzione, della cura e della premura della Chiesa” (G. Ravasi, Il significato del Giubileo, EDB 2015, p. 55).
Ritorna anche un termine caro a Luca, “oggi”, che usa solitamente per annunciare la salvezza di una persona che ha accolto Cristo: pensiamo ad esempio a Zaccheo (“Oggi la salvezza è entrata in questa casa”) o al miserabile che condivide con lui l’ignobile sorte della croce (“Oggi sarai con me in paradiso”). È l’oggi dello Spirito, in cui Dio visita il suo popolo e questi è chiamato a riconoscere la qualità di questo kairos: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. […], perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”. (Lc 19,42ss.)
Il sacerdote, nella comunità cristiana, è chiamato a promuovere e a guidare questo discernimento ecclesiale dei segni dei tempi. Francesco, rivolgendosi al clero della diocesi di Roma, così affermava nel marzo dello scorso anno: “Noi siamo qui per ascoltare la voce dello Spirito che parla a tutta la Chiesa in questo nostro tempo, che è proprio il tempo della misericordia. Di questo sono sicuro. Noi stiamo vivendo in tempo di misericordia. Nella Chiesa tutta è il tempo della misericordia.”. (Francesco al clero romano, 06/03/14)
Non a caso il brano di Lc 4 è quello previsto dalla liturgia come pericope evangelica nella S. Messa Crismale, in cui i sacerdoti rinnovano le promesse della loro ordinazione presbiterale e si associano alla preghiera con cui il vescovo benedice il santo crisma, l’olio dei catecumeni e quello degli infermi, segni sacramentali di quella Grazia che ci consola, ci libera, ci illumina e ci rinnova e che ci permette di non vi rattristarci, “perché la gioia del Signore è la vostra forza!” (Ne 8,10)

d. Alessandro Ravazziniazzini

messale

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Vertigine del Natale: il potere di diventare figli di Dio. II domenica dopo Natale – Anno C

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In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Giovanni inizia il suo Vangelo con un volo d’aquila, un inno immenso che ci impedisce di pensare piccoli pensieri, che opera come uno sfondamento sulle pareti dei nostri giorni verso l’eterno, verso l’“in principio”, verso il “per sempre”. Per assicurarci che c’è come un’onda immensa che viene a infrangersi sui nostri promontori, che siamo raggiunti da un flusso continuo che ci alimenta, e che non abbiamo in noi la nostra sorgente.
La fede è l’esperienza che in gioco nella nostra vita c’è una forza più grande di noi, un bene grande che alimenta il nostro amore, una vita piena che può riempire la nostra piccola vita.
«A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Il potere, non solo la possibilità o l’opportunità; ma una energia, una vitalità, una forza: il Verbo viene nel mondo e in noi come una forza di nascite. Cristo nasce perché io nasca. Nasca nuovo e diverso. Nasca dall’alto. Il Verbo di Dio è un seme che genera secondo la propria specie. Dio non può che generare Figli di Dio.
Tutte le parole degli uomini ci possono solo confermare nel nostro essere carne, realtà incompleta, fragile e inaffidabile. Ma il salto, l’impensabile accade con il Natale, con la Parola che entra nel mondo e porta la vita stessa di Dio in noi. Ecco la vertigine: la vita stessa di Dio in noi. Questa è la profondità ultima del Natale. Dio in me. Destino di ogni creatura è diventare sillaba di Dio, carne intrisa di cielo, figlio. «Il cristianesimo non è rinuncia, è ingrandimento sconfinato del nostro essere» (Giovanni Vannucci).
«In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini». La vita stessa è luce per gli uomini, e chi ha passato un’ora sola a vivere amore oppure ad addossarsi il pianto di un sofferente è più vicino al mistero di Dio di chi ha letto tutti i libri. Chi sa della vita sa di Dio.
«E il Verbo si fece carne». Dio ricomincia da Betlemme. Il grande miracolo è che Dio non plasma più l’uomo con polvere del suolo, dall’esterno, come fu in principio, ma si fa lui stesso polvere plasmata, bambino di Betlemme e carne universale. E se tu devi piangere, anche lui imparerà a piangere. E se tu devi morire, anche lui conoscerà la morte.
Da allora c’è un frammento di Logos in ogni carne, qualcosa di Dio in ogni uomo. C’è santità e luce in ogni vita.
E nessuno potrà più dire: qui finisce la terra, qui comincia il cielo, perché ormai terra e cielo si sono abbracciati. E nessuno potrà dire: qui finisce l’uomo, qui comincia Dio, perché creatore e creatura si sono abbracciati e in quel neonato, a Betlemme, uomo e Dio sono una cosa sola.
(Letture: Siracide 24,1-4.12-16; Salmo 147; Efesini 1,3-6.15-18; Giovanni 1,1-18).

di Ermes Ronchi  – avvenire