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L’ultima provocazione Follia Is: sul web la foto di un neonato “armato”

Così si nasce e si finisce sui social network da neonati nello Stato islamico. Fosse nato altrove nello stesso Oriente, avrebbero appeso alla sua culla una manina di Fatima o una shahada. Fosse nato da queste parti, gli sarebbe toccata una Sacra famiglia o un cuore di Gesù. E se anche non ci fosse stata la fede di mezzo, una cascata di farfalle di plastica avrebbe incorniciato adeguatamente la sua beata innocenza per il suo primo ritratto da social. E invece no. Gli hanno dato in dote una granata inesplosa, grande quasi quanto la sua faccina e una pistola semi-automatica P99 Walther, in attesa della minima età in cui maneggerà il kalashnikov e quella successiva in cui si addestrerà con un RPG carico.

Di lui sappiamo già tutto perché l’autore dello scatto gli ha messo orgogliosamente accanto il certificato di nascita. A quanto pare il primo del sedicente Stato islamico dell’Iraq e del Levante, attraverso cui veniamo a conoscenza delle coordinate del suo destino. Nome di famiglia: Jrah da padre (abu) e madre (Umm) con lo stesso cognome di battaglia (Jrah appunto). È venuto alla luce a 35 chilometri da Aleppo, ad al-Baab, in uno dei governatorati dello Stato islamico. Il certificato lo dà nato il 4/7/1436 ovvero il 23 aprile scorso: segno zodiacale tra Toro e Ariete che prelude a un carattere di fuoco e ad una certa cocciutaggine.

La foto di propaganda, che ha già fatto il giro del web ed è stata ripresa dal sito della satellitare panaraba saudita al Arabya e, successivamente, dal quotidiano inglese The Independent, è stata diffusa per prima dall’account twitter di Abu Ward al-Raqqawi, un attivista dell’opposizione siriana della città di Raqqa che fa parte del gruppo di attivisti anti Isis e anti Assad dell’account “Raqqa is being slaughtered silenty (“La città di Raqqa continua ad essere macellata nel silenzio ” (account @raqqa_sl). Abu Ward commenta l’immagine così: “Questo bambino sarà un rischio per tutti, non solo per noi”.

Nel giro di pochissimo la discussione è divampata sui social e da lì è arrivata anche nelle redazioni di tv e giornali. Mentre una parte del mondo Occidentale ha reagito per l’uso di un neonato in una propaganda violenta, il mondo arabo sembra più concentrato sull’uso politico della foto con il consueto scambio di accuse e sospetti di complotto.

L’autenticità della foto (che Avvenire ha scelto di non mostrare) non può essere verificata al 100% ma ci sono una serie di elementi che fanno propendere per la sua veridicità. Il primo: a metà aprile gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, una ong con sede in Gran Bretagna, aveva reso noto come lo Stato islamico avesse iniziato a rilasciare carte d’identità e altri documenti amministrativi con il logo del Califfato a Raqqa, compresi certificati di matrimonio, ad eccezione delle carte d’identità femminili che non comprendono foto di riconoscimento.

La stessa notizia è confermata da nostre fonti locali in Mosul, in Iraq. La seconda: attivisti di Raqqa, da noi contattati in merito in queste ore, non forniscono conferme dirette ma ritengono la foto credibile per l’autorevolezza del gruppo di attivisti. Aggiungono che finora avevano visto altre certificazioni di Stato Islamico ma mai certificati di nascita, per cui si può ipotizzare che quello immortalato possa essere uno dei primi.

Propaganda contro Isis o propaganda diramata da Isis stesso, è abbastanza evidente come anche i bambini in questo tritacarne del neo-terrorismo mediatizzato siano veri e propri strumenti di guerra. Nemmeno nei cartoons si era arrivati a tanto.

Almeno il padre di Lady Oscar, alla culla di quella figlia che avrebbe voluto maschio, aveva avuto la decenza di appendere solo un aristocratico e simbolico fioretto.

Avvenire