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Delitto di (dis)onore. India, 16enne dalit uccisa dal padre perché incinta

Il corpo decapitato della ragazza trovato semisepolto nello stato dell’Uttar Pradesh. Era scomparsa da settembre senza che i genitori ne denunciassero la scomparsa

Proteste in India per l'uccisione delle ragazze dalit

Proteste in India per l’uccisione delle ragazze dalit – Ansa

Il 7 ottobre, nel distretto di Shahjahanpur, nello stato indiano di Uttar Pradesh dove si vanno moltiplicando gli eventi delittuosi contro i gruppi esclusi dal sistema castale tradizionale, è stato ritrovato semisepolto presso un fiume il corpo decapitato di una giovane donna.

Le indagini sommarie hanno portato a identificarla come una 16enne di origine Dalit dispersa dal 23 settembre senza che la famiglia ne avesse denunciato la scomparsa. Alla polizia, diversi testimoni hanno confermato l’ostilità dei congiunti verso la ragazza per la gravidanza dovuta a una violenza sessuale. La “vergogna” ricaduta sulla famiglia avrebbe spinto il padre a picchiare, strangolare e poi decapitare la giovane con l’aiuto di uno dei figli.

Un “delitto d’onore” che nel contesto indiano sarà per l’ennesima volta difficile da provare e da giudicare. Perché, come confermato da Kathir Vincent, attivista alla guida di Evidence, Ong impegnata nella difesa dei Dalit e dei tribali, “la mancanza di una legge specifica per affrontare questi crimini porta alla loro denuncia e eventuale giudizio in base a una miriade di leggi che rende impossibile una statistica affidabile per i delitti d’onore” che Human Rights Watch definisce come “atti violenti, abitualmente, omicidi, commessi da esponenti maschi della famiglia contro componenti di sesso femminile che si ritengono abbiano disonorato la famiglia per il loro coinvolgimento romantico o matrimonio con un uomo estraneo alla loro casta, classe o religione”.

Crimini a volte sanzionati ma in molti casi addirittura sollecitati dai consigli di villaggio (gram panchayat) elettivi, che hanno quindi origine in una doppia discriminazione – di genere e di appartenenza sociale – di cui sono vittime donne nel 97 per cento dei casi.

Crimini spesso segnalati come “suicidi” dagli stessi parenti che si occupano anche di distruggere le prove, magari con un’immediata cremazione del cadavere. Com’è successo per un’altra minorenne uccisa dalla famiglia nell’ottobre 2019 nel Tamil Nadu, stato dove negli ultimi cinque anni sono stati 195 i casi registrati di “delitti d’onore”.

Avvenire