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Vaticano: presentato docufilm “I Giubilei-La strada del perdono”

“I Giubilei. La strada del perdono”: è questo il titolo dello straordinario nuovo documentario, per la regia di Luca Salmaso, realizzato da Ctv e Officina della Comunicazione in partnership con UnipolSai e presentato oggi nella Filmoteca Vaticana della Santa Sede. Già passato in parte alla 73.ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia e in anteprima su Rai Uno nel dicembre scorso, l’iniziativa racconta in modo inedito le grandi cerimonie giubilari, a partire dall’Anno Santo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco l’8 dicembre del 2015. Ad arricchire la fruizione, l’ascolto del brano musicale “Questa Misericordia” composto appositamente da Sandro Di Stefano sulla base di alcuni versi del Pontefice. Il servizio di Gabriella Ceraso da Radio Vaticana

Chiudere l’Anno del Giubileo straordinario della Misericordia con un documento ufficiale, un racconto di quanto accaduto, di cosa abbia significato viverlo anche per il futuro, ma non solo. Questo nuovo docufilm serve anche ad altro, spiega mons. Dario Edoardo Viganò prefetto della Segreteria per la Comunicazione:

“Comprendere innanzi tutto cosa vuol dire Anno giubilare, cioè anno della liberazione dai pesi. Quindi, c’è anche un progetto per rendere reale e storica la giustizia tra le persone. Poi la storia del Giubileo nei vari momenti è anche un’occasione per riflettere sulla società, sulla giustizia, sulla pace, sulla condivisione, sulla tolleranza”.

L’enorme sintesi che si compie, in 50 minuti di proiezione, è storica, sociale, culturale, ma ha un focus speciale, come tiene a specificare lo storico Marco Roncalli:

“L’attenzione verte soprattutto su questo Novecento che paradossalmente è il secolo più secolarizzato, ma dove c’è la maggiore concentrazione di Giubilei: 1900, 1925,  poi in realtà 1929, perché con i Patti ci fu un Giubileo straordinario; ovviamente il 1950, il Giubileo anche che ci fu alla fine del Concilio, quindi 1964, poi 1975 con Paolo VI, 1983 di nuovo con Papa Wojtyla, il Duemila … Quindi si vuole dare un senso di questa lunga onda dei Giubilei ma soprattutto direi che abbiamo messo in evidenza quello che conta: questo ritorno fortissimo a questa proposta della misericordia, dando conto, oltre a tutto il lavoro di ricostruzione storica, a quello che è stato l’Anno vissuto, soprattutto seguendo quei momenti molto particolari. Ci sono le immagini ovviamente dell’apertura nella Repubblica Centrafricana, ma ci sono anche quelle dei cosiddetti “Venerdì della Misericordia”. Ogni Giubileo rispecchia certamente il periodo in cui viene celebrato: direi però che con il Giubileo di Papa Francesco c’è stato innanzi tutto un rovesciamento di prospettiva.Tutti siamo stati invitati infatti ad essere a nostra volta strumenti di misericordia, ma aldilà di questo, c’è stato anche un voler portare tutto all’essenzialità del cristianesimo nella dimensione della misericordia. Anche lo stesso istituto giubilare, che a lungo ha risentito anche del peso di tanti dibattiti di tipo teologico sulle indulgenze,  non dico che sia stato spazzato via, però direi che si è tornati veramente al cuore del Giubileo, che è appunto l’esperienza del perdono e l’esperienza della misericordia cui siamo stati chiamati anche noi ad essere strumenti”.

Il linguaggio utilizzato in questo documentario non è didascalico ma semplice, immediato e al tempo stesso innovativo. Tre i livelli che si possono identificare, ancora mons. Dario Viganò:

“Il primo livello è di ricostruzione storica. Poi c’è un secondo livello che è dato dal valore aggiunto di grandi professionisti o studiosi, dai teologi agli storici, che raccordano appunto ciò che è avvenuto nella storia con ciò che sta avvenendo in un determinato momento, in questo caso il Giubileo. Il terzo livello è il racconto propriamente spirituale fatto di immagini e di volti, di tutte le persone che hanno avvicinato l’esperienza della misericordia, facendo un cammino reale, fisico oltre che spirituale”.

Per tutto ciò che neanche le immagini di reperorio riescono a documentare, la produzione si è avvalsa di un linguaggio animato. L’amministratore di Officina della Comunicazione, Nicola Salvi:

“Ci siamo avvalsi di disegnatori e animatori che hanno creato delle clip animate per poter rendere anche più adatto anche ad un pubblico giovane questo tipo di racconto. Ne esce a mio avviso un racconto abbastanza innovativo per quello che riguarda il tema”.

Un grazie speciale infine va a Sandro di Stefano che ha musicato parole di Papa Francesco sulla misericordia, arricchendo questo documentario di un contributo unico.

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MUSICA Giubileo delle corali: attese da domani 10mila persone da tutto il mondo

Saranno circa 10mila le persone, attese a Roma da tutto il mondo, che da domani a domenica 23 ottobre parteciperanno alGiubileo delle Corali e degli Animatori Liturgici. L’evento, organizzato da Nova Opera Onlus e dal Coro della diocesi di Roma, si aprirà domani con un Convegno formativo in Aula Paolo VI sul tema: “Cantare la Misericordia”. Interverranno nella mattinata monsignor Guido Marini e monsignor Massimo Palombella, mentre nel pomeriggio saranno presenti monsignor Vincenzo De Gregorio e il noto artista e teologo p. Marko Ivan Rupnik. Non mancheranno – informano i promotori dell’iniziativa – le testimonianze di giovani che hanno fatto della musica uno strumento di evangelizzazione e concreto aiuto ai fratelli, come quella di Adriano, ex lungodegente dell’Ospedale Bambin Gesù che si è diplomato in Conservatorio e oggi porta la musica tra i piccoli ammalati dell’Ospedale o quella di Giovanni il quale, proveniente dalla Turchia e cresciuto in una famiglia di religione islamica, è ora fratello salesiano e attraverso la musica costruisce ponti di speranza. Il 22 ottobre tutti i partecipanti incontreranno il Papa in occasione dell’Udienza Giubilare mentre, alle ore 18, andranno a formare un unico grande Coro per un Concerto in Aula Paolo VI dedicato alla Divina Misericordia e a San Giovanni Paolo II nel giorno della sua Memoria Liturgica. Sul Palco dell’Aula monsignor Marco Frisina dirigerà l’Orchestra Fideles et Amati, il Coro della diocesi di Roma, le rappresentanze di Corali Diocesane e Parrocchiali e un Coro di voci bianche composto da circa 150 bambini, per un totale di oltre 400 coristi che guideranno il canto delle migliaia di partecipanti. Il Concerto, riservato per motivi di spazio ai soli iscritti al Giubileo, sarà trasmesso integralmente la stessa sera alle ore 22,40 su Tv2000 (canale 28 Dt). La tre giorni si concluderà domenica 23 ottobre con il Pellegrinaggio alla Porta Santa e la Messa nella Basilica di San Pietro presieduta da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizazione.Prima di tornare alle loro Comunità Diocesane e Parrocchiali, i presenti riceveranno ancora la benedizione del Santo Padre partecipando alla preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro.

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Giubileo: buonismo o riforma

Il Giubileo della misericordia volge ormai al termine. Molti tenteranno di farne un bilancio (e qualcuno già ci prova…). Noi vorremmo più semplicemente provare a rileggerlo, recuperandone la provocazione ma anche rilanciandone quanto a nostro avviso rimane incompiuto.

 Un atto ermeneutico…

La promulgazione di un Anno santo della misericordia ci è parso innanzitutto un vero e proprio atto ermeneutico del Vaticano II da parte del papa, non affidato a grandi discorsi ma a un gesto, come è ormai prassi cara a Francesco. L’“ermeneutica della riforma” di papa Benedetto ha trovato nell’ermeneutica di Francesco uno sviluppo che definiremmo “plastico”. Se il Vaticano II ha voluto «rileggere il Vangelo alla luce della cultura contemporanea producendo un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo» (Francesco, Intervista a p. Antonio Spadaro del 19 settembre 2013), tale rinnovamento trova nella categoria teologica e spirituale della “misericordia” molto più che uno slogan; essa assume il carattere di una vera e propria categoria ermeneutica con cui interpretare il Vangelo e la Chiesa.

Per Francesco, infatti, la “misericordia” non è semplicemente sentimento buonista che smussa conflitti e assolve da ogni responsabilità; né è lo sconto fatto alla verità, che troppo spesso ilmainstream imperante riduce a regola o norma antiquata da superare; ancor meno è la carta da tirar fuori per uscire vincenti da un improbabile scontro tra dottrina e pastorale. In essa il papa ritrova il “proprium” del Dio cristiano, il “cuore” del Vangelo di Cristo, il senso della presenza e dell’azione della Chiesa, il tratto fondamentale dell’uomo redento.

Lo scrive con chiarezza nella Bolla di Indizione del Giubileo, Misericordiae vultus (MV, 11 aprile 2015): «La misericordia nella Sacra Scrittura è la parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore, d’altronde, non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. (…) È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri» (MV, 9). Essa è addirittura «l’architrave che sorregge la vita della Chiesa. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolta dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole» (MV, 10).

Riforma e riforme trovano perciò qui il loro criterio. La “misericordia” chiede una Chiesa estroversa, aperta, che esiste per il mondo, per gli altri, per tutti, non per se stessa, in una autoreferenzialità che la ucciderebbe. È la misericordia che chiede una liturgia che conduca all’offerta di se stessi, uniti a Cristo, come sacrificio vivente gradito a Dio senza delegare o, peggio, sostituire con il rito la propria conversione.

La misericordia trova nell’ascolto della parola di Dio la sua forza e la sua verità e scopre nella “compassione” del Figlio incarnato “mandato a promulgare l’anno di grazia del Signore” l’identità più profonda della Chiesa nel mondo.

La misericordia invita i credenti ad assumere il volto dell’altro, chiunque esso sia, specie se povero e abbandonato, come criterio, destinatario e fine di ogni azione pastorale. La misericordia è l’unico vero antidoto a una mentalità e a una logica del privilegio e dell’interesse che poco o nulla hanno da spartire con il Figlio dell’uomo venuto per servire e non per essere servito. È la misericordia ad esigere istituzioni e strutture ecclesiastiche che servano il Vangelo e gli uomini, favorendo l’incontro e la missione, non la conservazione e l’autodifesa. Essa è l’autentica “forma Evangelii” cui il Vaticano II ha inteso richiamare la Chiesa perché possa tornare a Dio e diventare sacramento universale di salvezza per il mondo.

In questo nostro tempo, dove la paura, la sfiducia, la chiusura, la crisi ci spingono a chiuderci nella difesa di noi stessi e a chiedere e pretendere sempre e solo giustizia fino a diventare tutti giustizialisti, l’Anno della misericordia di papa Francesco ha voluto essere una boccata d’aria buona, la stessa che si respirò cinquanta anni fa, nei giorni belli del Concilio.

… non ancora compiuto

Il tentativo del papa, però, può diventare fatalmente tentazione, se la provocazione non suscita la necessaria riflessione teologica, ecclesiologica e pastorale. Il gesto può richiamare e colpire ma deve “dare a pensare” se vuole creare mentalità e convertire la prassi. In questo nostro tempo, dove la banalizzazione mediatica tende a risolvere tutto in slogan demagogici e emozioni a bassa intensità spirituale e ad alta compatibilità sociale, la misericordia rischia di ridursi a uno sconto morale o a sentimento buonista verso chi sta peggio. Le opere di misericordia, corporale e spirituale, da stimolo a una prassi evangelica possono trasformarsi in assistenzialismo assolutorio che non converte i meccanismi sociali ed economici che esaltano il mercato e mortificano i poveri.

Ci è parso che l’invito del Giubileo a “essere misericordiosi come il Padre” abbia un po’ faticato ad andare oltre i riti e le cerimonie e che i pellegrinaggi giubilari, universali e diocesani, non abbiano ancora messo in moto percorsi spirituali e pastorali condivisi. L’invito del papa alla concretezza rischia di essere interpretato come rifiuto del pensiero e della riflessione. Concretezza, però, non è sinonimo di adattamento né riflessione significa necessariamente intellettualismo. Francesco stesso ne è consapevole quando mette in guardia da «una falsa opposizione tra la teologia e la pastorale; tra la riflessione credente e la vita credente; la vita, allora, non ha spazio per la riflessione e la riflessione non trova spazio nella vita» (Messaggio all’Università cattolica di Buenos Aires, 3 settembre 2015).

Chiuse dunque le Porte sante delle cattedrali, speriamo che restino aperti per la Chiesa cantieri di ricerca e di riflessione seria che portino a compimento quanto lo Spirito sta iniziando attraverso le parole e i gesti di papa Francesco.

settimananews.it

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