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Nuovo e novità nella Chiesa

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«Se nella società o nella comunità cristiana vogliamo far succedere qualcosa di nuovo, dobbiamo lasciare spazio perché persone nuove possano agire» dice il documento del Sinodo. Che ne pensa un gruppo di giovani?

Come spesso capita tra i giovani, una volta rotto il ghiaccio e superati i primi imbarazzi, forte è risultato essere il desiderio di trasformare il precedente confronto ‘virtuale’ in un incontro ‘fisico’. Perciò questa volta ci siamo incontrati dal vivo con Marta, Michelangelo (Franchini), Giulio (Bianco), Daniele (De Prosperis), Alessandra, Alice (Orrù), Beatrice, Ambra e Simone (Musitano) per discutere sul tema del nuovo e della novità possibili nella Chiesa dei nostri giorni. Ecco cosa ne è uscito fuori…

SERGIO VENTURA: «Ti sembra che il mondo e la Chiesa di oggi diano ai giovani uno spazio in cui possano proporre ciò di cui sono capaci, in modo originale anche se provocatorio?»

MICHELANGELO: «Direi di no. Pur non frequentando le sinagoghe, ho costantemente a che fare con l’ebraismo, le sue domande e le sue afflizioni, la sua capacità di fare dei dogmi materia letteraria. Non vedo nulla di simile per il mondo cattolico, che mi sembra confinato nello spazio della chiesa, intesa anche in senso fisico. Mi sembra che in questo periodo storico il cattolicesimo fatichi a costruire un sistema di valori che, accettato o avversato, possa mantenere la propria validità anche a prescindere dalle istituzioni che lo sorreggono».
Concorda
BEATRICE: «La Chiesa che ho conosciuto io dava pochissimo spazio alle provocazioni originali e al libero pensiero, mentre il mondo era vasto e variegato e con maggiori opportunità».
D’altronde, afferma
DANIELE: «la Chiesa oggi offre luoghi di aggregazione soprattutto nei movimenti ecclesiali che, però, si propongono con facili entusiasmi come latori della ‘gioia della Fede’, come rappresentanti della novità e della giovinezza ecclesiale, rivelandosi poi invece come luoghi in cui l’esperienza di Fede si riduce spesso al sentimentalismo, con approcci sostanzialmente conservatori e saldamente ancorati alla dottrina più ferrea: giovani sì, ma più realisti del re. La crescita spirituale è talmente vincolata al ‘cameratismo’ interno al movimento da soffocare l’esperienza individuale. Anzi l’ultraortodossia di questi movimenti, giocata più sulla devozione che sulla provocazione della Fede, spesso esclude qualsiasi messa in questione della Fede stessa».

Di diverso avviso GIULIO: «In Italia politicamente c’è una retorica giovanilista, ma de facto le strutture del sapere e del potere sono per lo più fossilizzate e chiuse. Gran parte del resto del mondo, invece, è ‘giovane’ e, almeno anagraficamente, non si pone questo problema. La Chiesa di Papa Francesco, proveniente non a caso da questa parte del mondo, sembra dotata di buona volontà di rinnovamento, ma anch’essa appare incrostata da tradizioni che non sa selettivamente abolire. Forse per incapacità, forse perché non vuole commettere errori dovuti ad un eccesso di ‘modernismo’, non sa davvero cosa mantenere e cosa scartare. Per quanto mi riguarda, sarebbe utile potenziare e promuovere le associazioni di volontariato. Come i primi pagani, i giovani post-cristiani non credono alle belle parole ma ai fatti. L’occasione di fare qualcosa di buono è cercata da più ragazzi di quanto non si creda. Noi giovani siamo pieni di energie da sfogare. Siamo una forza da valorizzare. Consiglio a tutti una settimana o due o più in Sicilia nei campi antimafia di Libera – il periodo più felice della mia vita! Don Ciotti è un esempio luminoso del bene della Chiesa e il suo operato è davvero troppo trascurato dalla subcultura di massa».
AMBRA: «Anch’io trovo che il Papa sia una figura innovativa molto positiva, piena di gioia di vivere e pronta ad infondere speranza; tuttavia non mi piacciono molti settori della Chiesa che sono ancorati al passato e lo difendono con le unghie e con i denti – soprattutto quelli che mascherano il passato da novità. C’è sicuramente bisogno di persone nuove che apportino novità concrete in tutte quelle realtà dove non arriva nessuno, dove è necessario pensare fuori dagli usuali schemi».
Concorda con entrambi SIMONE: «Nonostante sia ancora difficile per le generazioni giovanili trovare spazi che affaccino su un pubblico eterogeneo, senza che quest’ultimo muova critiche o condanne e ponga ostacoli dovuti ad incomprensioni, il cambio degli orizzonti culturali è stato talmente potente che perfino in campo religioso si cercano nuove risorse, quasi che crei disagio non adeguarsi ai tempi. Il senso religioso è drasticamente cambiato, e anche il criterio con cui si accoglie il prossimo, chiunque esso sia, sta voltando pagina. Quelli che si muovono in tal senso creano un fermento che sembrerebbe far ben sperare».

In conclusione, suggerisce ALESSANDRA: «Da parte di alcuni adulti esiste davvero il desiderio di aprirsi ai giovani, ma spesso in entrambe le generazioni c’è paura di cambiare: si dà spazio ai giovani, ma all’interno di forme già costituite, oppure sono i giovani stessi che pensando di esprimersi in modo originale diventano i più forti sostenitori degli schemi. Servirebbe più coraggio da parte di tutti».

 

SERGIO VENTURA: «”Se nella società o nella comunità cristiana vogliamo far succedere qualcosa di nuovo, dobbiamo lasciare spazio perché persone nuove possano agire”. Mi commenti questa frase? È realistica?»

MICHELANGELO: «Non vedo nessun valore nella novità in sé. Le persone si formano attraverso i paradigmi culturali preesistenti ed eventualmente possono innovarli. Ogni classico proviene dall’albero genealogico della grande letteratura che l’ha preceduto. Ogni sistema nasce come evoluzione o contestazione del precedente. Per far accadere cose nuove non si può fare altro che produrre novità operando noi stessi, qui, ora. Confidare nei giovani e nella novità significa attendere invece di agire».
In
guardia da ogni forma di ‘giovanilismo’ ci mette anche DANIELE: « ‘Giovane è meglio’ non è che un luogo comune! La Chiesa ha bisogno di mettersi in questione radicalmente, operazione a cui paradossalmente possono giovare più gli anziani che i giovani. La Chiesa dovrebbe riscoprire le voci più anziane che hanno vissuto gli scenari teologici del dopo Concilio. Le persone nuove nella Chiesa dovranno essere prima educate nella vivacità culturale della Teologia del Novecento e solo poi potranno portare avanti il rinnovamento della Chiesa. D’altronde, come dicevo prima, l’entusiasmo giovanile nei movimenti ecclesiali è quasi sempre ancorato fedelmente alla tradizione: il momento dei Millenials cattolici è ancora da venire». Concorda BEATRICE: «Sì, non bastano ‘new entry’. Nella chiesa serve più spazio per tutti, vecchi e nuovi. In realtà, bisognerebbe dare alle persone gli strumenti per cambiare, diventare loro stessi qualcosa di nuovo, in modo da dare nuovi contributi alla comunità. Pensare fuori degli schemi, da più punti di vista e a diversi livelli: questo può arricchire!»

Più positiva la visione di ALICE: «Sì, il termine novus non aveva in latino un significato sempre positivo, anzi, basti pensare all’homo novus. La novità è portatrice di instabilità, di dissoluzione interna, spesso causata da qualcosa che prorompe repentinamente e scardina il quadro preesistente. A ciò è legato il timore, che prende il sopravvento in assenza della ragione. Ma se è vero che i sentimenti devono rimanere sotto l’egida della ragione, anche la ragione deve dar scampo a una ‘spanna’ di rischio per spianare la strada a un avanzamento, a un progresso. Perciò il nuovo arriva sempre dapprima senza mezze misure, con una commistione di gioia e dolore: la sofferenza nello sforzo del cambiamento, insieme al benessere di cui esso sarà portatore. E solo in seguito, se non è semplice camuffamento del vecchio, si stabilizza nello stato di calme plat, nel giusto mezzo».
Concorda SIMONE: «Non credo si tratti di progressismo o di guardare avanti, ma di capire quanto radicalmente le generazioni attuali siano diverse ed esprimano un senso nuovo della vita. Si tratta di leggere bene la nostra storia, comprendere che la crisi che stiamo vivendo è soprattutto culturale, che c’è una crisi di valori, ma che essa non include un’assenza totale degli stessi, e che si può risolverla non osteggiando il suo cammino ma accogliendolo».
Sullo stesso piano si pone MARTA: «Credo che le nuove generazioni abbiano molto da dire perché ormai (quasi) tutti hanno gli strumenti necessari per poter avere un’opinione consapevole rispetto a tanti temi, anche quelli più dolenti e delicati. Penso al matrimonio, alle unioni civili, al modo di essere medico, al modo di essere cittadino, giornalista, professore. Certo, però, che la novità può nascere solo dal confronto e dalla condivisione dei punti di vista – la qual cosa è sempre la più difficile da ottenere. A tal proposito, quel che mi provoca dispiacere è che spesso, presi dalla frenesia degli esami o degli impegni lavorativi, ci perdiamo occasioni di scambio che potrebbero soltanto rendere più facili e leggeri quegli esami o lavori su cui investiamo tanto tempo ed energie!».
ALESSANDRA: «In ogni caso credo che ci sia bisogno di chi è stato a lungo ‘sul campo’ e ha affrontato varie situazioni sperimentandone le conseguenze, insieme a persone nuove che sappiano guardare il mondo che cambia con altri occhi e che abbiano nuove idee ed energia da spendere. Più che una ‘sostituzione’, quindi si dovrebbe costruire un dialogo continuo e profondo. Se sia realistico o realizzabile credo dipenda solo dalla volontà di realizzarlo o meno».

Interessante la proposta di GIULIO: «Servirebbero, però, forme più immediate, ‘disintermediate’. I blog vanno bene, ma bisognerebbe poter tenere i commenti dei commentatori assieme al loro profilo, nonché introdurre una meccanica reputazionale (analoga a quella di Reddit), sia per affezionare i commentatori, sia per creare una continuità temporale a commenti che altrimenti finirebbero per sparire. Sarebbe interessante infatti creare un gruppo di studio che segua i commenti più apprezzati…».

 

SERGIO VENTURA: «Ma allora cosa vorrebbe dire nel mondo e nella Chiesa di oggi dare spazio alla creatività e ai talenti dei giovani?»

MICHELANGELO: «Non credo che stia alla Chiesa dare spazio ai giovani, quanto ai giovani ricavarselo. Sono un difensore delle torri d’avorio. Abbandonarle vorrebbe dire per la Chiesa accettare e incoraggiare la secolarizzazione, interiorizzare il declino e diventare l’immagine sbiadita di ciò che era un tempo. Cosa che, a essere sincero, mi sembra sia già accaduta, specie con il passaggio da Ratzinger, un colto teologo che per quanto impopolare forse poteva favorire la (ri)nascita di una cultura cattolica, a un personaggio mediaticamente più presente ma incapace di comunicare del messaggio biblico la profondità che ne ha tradizionalmente costituito la ricchezza storico-letteraria». DANIELE: «Ma ciò vorrebbe dire educare i giovani alla Teologia, il cui ruolo, invece, data la loro vitalità e la loro forza, è sempre relegato a qualcosa di pratico. Assistenza, animazione e carità sono dimensioni vitali della Chiesa, e sono gli unici luoghi in cui troviamo i giovani. Quel che manca però nell’esperienza ecclesiale dei giovani è la formazione teologica, con la conseguenza che essi sono lasciati ad un’educazione cristiana banale, devozionale e sentimentale, costruita su opuscoletti di dubbio valore, mediante una catechesi arida e tradizionalista ed un moralismo bigotto. La più grande ricchezza della Chiesa è invece la Teologia, un deposito di due millenni di riflessione razionale sulla Fede che i giovani non conoscono e non considerano necessaria, imbottiti come sono dal catechismo di età scolare e dalla morale del – Fa il buono altrimenti Gesù piange – ».

In tal senso va la speranza di GIULIO: «Forse la Chiesa potrebbe, tramite opere di neo-mecenatismo, sostenere la cultura. Collegi di arti e filosofia, ovvero gruppi di lavoro nelle parrocchie, potrebbero dare ai giovani laici l’occasione per portare nuova linfa vitale alla nostra vita intellettuale, in un momento in cui essa sta vivendo tempi più duri del solito. Basterebbe un’opera di pubblicizzazione tramite la macchina informativa ecclesiastica per dare ai giovani l’opportunità di apparire in pubblico e di proporre idee nuove. Una rivista virtuale di arte, idee e commenti sugli accadimenti che, accorpando una miriade di progetti tramite una semplice pagina di raccordo, ottenga facilmente una comunità virtuale rilevante».
BEATRICE: «Sì, ma per realizzare questa possibilità bisognerebbe investire soldi, predisporre luoghi ed avere tempo libero da dedicare ai propri talenti. Se si volesse dare una mano in questo senso bisognerebbe partire dalle scuole, dall’insegnamento e dai finanziamenti pubblici».
SIMONE: «In tal modo, inoltre, si potrebbero riattualizzare concetti e idee che hanno un potenziale di fruibilità infinito, così da far sentire riconosciuta e identificata la società che si sta descrivendo. Se i giovani sono la società contemporanea, allora in questo modo i nuovi valori acquisiranno maggior dignità, senza essere appiattiti e lasciati nel ‘sottoterra’ culturale».

Fondamentale, però, conclude ALESSANDRA, «fare in modo che questi momenti non fossero isolati o di ‘sola consultazione’: il contributo dei giovani dovrebbe essere considerato della stessa importanza di quello degli adulti».

SERGIO VENTURA: «Credi di poter dire, dare e insegnare qualcosa agli adulti, oggi?»

BEATRICE: «Sì, cerco di farlo sempre. Lo faccio per lavoro come guida turistica, lo faccio come amica quando le persone che amo mi chiedono consigli e supporto, lo faccio nella pratica dell’arte, soprattutto con la musica». Concorda MARTA: «Tutti quanti possiamo. Mi rendo conto che la nostra generazione rappresenta essa stessa una vera e propria novità rispetto a tutte le precedenti. Sembra essersi creata una soluzione di continuità rispetto al passato e penso che questo sia già di per sé un terreno fertile per arricchire gli adulti. Ecco, credo che forse sia questo che possiamo dare agli adulti: l’entusiasmo di accogliere le novità e farle nostre, farci un’idea il più possibile esente da pregiudizi sulle cose, perché siamo nati e cresciuti in un’epoca in cui la novità è all’ordine del giorno ed aggiornarsi è fondamentale per stare al passo con i tempi».

Più critico MICHELANGELO: «Cerco di apprendere, più che di insegnare. Scrivo per apprendere, cercando di sondare l’inesprimibile, al di là di ogni nozione, al di là di ogni aforisma ben confezionato. Tutto quello che faccio ruota attorno a una ricerca esistenziale che non posso e non voglio accantonare in virtù di un pacato conformismo. Non intendo insegnare nulla, non intendo dare, a questo mondo e a chiunque, null’altro che me stesso, qualunque cosa sia».

Sulla stessa lunghezza d’onda GIULIO: «In questo momento no. Se dovessi poter dire qualcosa in questi tempi di confusione a angoscia, ripeterei l’adagio di Vittorio Arrigoni di restare umani. Questa è l’unica frase che sento adatta a questo momento storico: – stay human! – ».

Perplesso è anche DANIELE: «Io non credo di dover insegnare niente a nessuno. Sono uno studente e come studente so di avere davanti molti anni di studio prima di poter insegnare. L’unico consiglio che mi sento di poter dare alle realtà ecclesiali che conosco è quello già dato: la Teologia. Oggi siamo cristiani, ma non sappiamo cosa il Cristianesimo sia, ne abbiamo una versione ridotta e non approfondita. La grande sfida odierna del Cristianesimo è quella di insegnare “l’esser cristiani” alla generazione seguente. Il luogo di questa trasmissione non sarà più l’oratorio o il catechismo, né tutte le iniziative di carità pratica (anche se buonissime e necessarie), ma la Teologia. Agli adulti di oggi, quindi, non posso che consigliare questo cambio di rotta: darsi e dare alla comunità una formazione teologica che nei secoli è venuta meno ed è stata relegata nelle Facoltà Pontificie, impedendo di comprendere tutta la problematicità del Cristianesimo».

Conclude, infondendoci coraggio, ALESSANDRA: «Anch’io non so se personalmente ho qualcosa da insegnare ad altri, giovani o adulti che siano, però ho una grande voglia di mettermi in gioco e che sicuramente posso donare quello che sono e quello che so fare. Vorrei dire, però, a chi non ci crede più o a chi ha smesso di crederci, che un mondo migliore si può costruire, mettendoci più ottimismo e più fiducia».

vinonuovo.it

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Te Deum. Papa Francesco: ridare speranza ai giovani, non emarginarli

Impegnarsi affinché i giovani siano protagonisti attivi della nostra società, affinché abbiano lavori dignitosi. E’ l’esortazione levata da Papa Francesco alla celebrazione dei Primi Vespri e del Te Deum nella Basilica Petrina, nell’ultimo giorno dell’anno 2016, alla vigilia della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Dal Papa anche l’esortazione a superare le logiche che portano ad escludere il prossimo. Al termine della celebrazione, il Papa ha salutato brevemente il sindaco di Roma, Virginia Raggi, presente in Basilica. Quindi, accolto da tantissimi fedeli festanti, Francesco si è recato in visita al presepe in Piazza San Pietro, dinnanzi al quale si è raccolto per alcuni istanti in preghiera.

Sostare davanti al presepe per fare memoria di un anno che si è concluso e ringraziare il Signore per quello che ci ha donato. Nell’ultimo giorno del 2016, Francesco ricorda innanzitutto che, in Cristo, Dio “non si è mascherato da uomo” ma ha davvero condiviso “in tutto la nostra condizione”. Il presepe, ha affermato nella sua omelia per i Primi Vespri della Solennità di Maria Madre di Dio, “ci invita a fare nostra la logica divina”: una logica che rifiuta il privilegio, le concessioni e i favoritismi. E’ una logica, prosegue, che si basa sull’incontro, la vicinanza e la prossimità.

No alla logica dei privilegi che escludono il prossimo
Certo, ha riconosciuto il Papa, “da varie parti siamo tentati di vivere in questa logica del privilegio che ci separa-separando, che ci esclude-escludendo, che ci rinchiude-rinchiudendo i sogni e la vita di tanti nostri fratelli”:

“Oggi, davanti al bambino Gesù, vogliamo ammettere di avere bisogno che il Signore ci illumini, perché non sono poche le volte in cui sembriamo miopi o rimaniamo prigionieri di un atteggiamento marcatamente integrazionista di chi vuole per forza far entrare gli altri nei propri schemi”.

Evitare protagonismi e lotte per apparire
“Sostiamo davanti al presepe – ha ripreso – per contemplare come Dio si è fatto presente durante tutto questo anno e così ricordarci che ogni tempo, ogni momento è portatore di grazia e di benedizione”. Il presepe, ha ribadito, “ci sfida a non dare nulla e nessuno per perduto”:

“Guardare il presepe significa trovare la forza di prendere il nostro posto nella storia senza lamentarci e amareggiarci, senza chiuderci o evadere, senza cercare scorciatoie che ci privilegino. Guardare il presepe implica sapere che il tempo che ci attende richiede iniziative piene di audacia e di speranza, come pure di rinunciare a vani protagonismi o a lotte interminabili per apparire”.

Società ha privilegiato le speculazioni al futuro dei giovani
Francesco ha, quindi, rivolto il pensiero ai giovani, osservando che “non si può parlare di futuro” senza “assumere la responsabilità” che abbiamo verso le nuove generazioni. Più che responsabilità, ha precisato, “la parola giusta è debito”, un “debito” con i giovani che ci spinge a “pensare a come ci stiamo interessando al posto” che “hanno nella nostra società”:

“Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani. Abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società”.

Non priviamo i giovani di un lavoro dignitoso, puntiamo sul loro futuro
“Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro – ha detto ancora – ma li discriminiamo e li ‘condanniamo’ a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse”. Ha così esortato ad “aiutare i nostri giovani a ritrovare, qui nella loro terra, nella loro patria, orizzonti concreti di un futuro da costruire”:

“Non priviamoci della forza delle loro mani, delle loro menti, delle loro capacità di profetizzare i sogni dei loro anziani (cfr Gl 3,1). Se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale (cfr Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, 6 maggio 2016)”.

“Guardare il presepe – ha concluso Francesco – ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, e stimolarli affinché siano capaci di sognare e di lottare per i loro sogni”.

radio vaticana

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IL PAPA E I GIOVANI Da Cracovia al Sinodo: il futuro della Chiesa passa da qui

Sarà dedicato ai giovani il prossimo Sinodo convocato da Papa Francesco. Da Cracovia al 2018, la Chiesa scommette su di loro: vuole accompagnarli facendo da “bussola”, ma anche imparare da loro, quando scendono in campo da titolari e non da riserve. Nel 2017 i “Lineamenta”  e un Questionario per consultare la “base” e sfatare pregiudizi, letture superficiali e banalizzanti.

Il parco Blonia, zuppo di pioggia così come i suoi abitanti per una notte. “Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare?”, chiede Papa Francesco. La risposta non si fa certo attendere, e suona in tante lingue quanti sono i Paesi da cui viene la “ola”: “Sì”. “La Chiesa oggi vi guarda, il mondo oggi vi guarda e vuole imparare da voi”. Nessuno sa se nella mente del Papa c’era già il Sinodo dei giovani: ma di certo, a Cracovia, l’estate scorsa abbiamo assistito ad un’anteprima d’eccezione, che in qualche modo ne ha già tracciato il percorso.

Dopo il Sinodo in due tempi dedicato alla famiglia, un’altra “prima assoluta” di Francesco, il 2018 sarà l’anno in cui la Chiesa universale è chiamata a raccolta per i giovani. E la preparazione comincia già con il 2017 che stiamo per inaugurare, con il documento preparatorio – i “Lineamenta” – che sarà inviato a tutti gli episcopati del mondo, unitamente ad un Questionario – come è stato fatto per la famiglia in occasione del Sinodo precedente – per consultare la “base” in forma diretta e avere da diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti un identikit di coloro a cui appartiene il futuro della comunità ecclesiale e della stessa famiglia.

“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, sarà il tema del secondo Sinodo dei giovani convocato da Papa Francesco in quattro anni di pontificato. Quando, a ottobre 2016, il Papa ha dato l’annuncio del tema scelto per il Sinodo del 2018, lo ha definito “in continuità” con quanto emerso dalle Assemblee sinodali sulla famiglia (2014 e 2015) e con l’esortazione post-sinodale “Amoris Laetitia”. L’obiettivo è chiaro:

“Accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della chiesa e della società”.

Il questionario sarà certo di grande aiuto per fotografare l’esistente, con gli accenti e le sfumature diverse, a volte anche nette e perentorie, tra i vari Continenti, e all’interno di essi tra le Chiese di antica tradizione – quelle forse più a corto d’ossigeno in quanto alle percentuali di partecipazione attiva, in prima fila la “vecchia” Europa – e quelle che possono vantare una maggiore vitalità e freschezza di testimonianza della fascia “under 35”, come nel caso di Asia e Africa.

Ma i giovani, si sa, sono allergici alle percentuali e vivono di eccezioni: così, il Sinodo del 2018 potrà forse essere l’occasione per sfatare alcuni pregiudizi e magari dare maggiore titolarità al “popolo giovane” della Chiesa, quello che risente di più di alcune sue letture superficiali e banalizzanti da parte della galassia dei – cosiddetti – adulti.

Papa Francesco è un maestro in questa “cultura dell’incontro”: anche all’interno di folle oceaniche come quelle della Gmg di Cracovia è capace di guardare ciascuno dritto negli occhi. Come ha fatto con gli affacci a sorpresa dalla finestra dall’arcivescovado di Via Franciszkanka, la stessa da cui si affacciava Giovanni Paolo II. Nel primo ha ricordato Maciek, un giovane volontario che doveva essere lì ma non ce l’ha fatta perché stroncato a 20 anni da un tumore. Il Papa lo ha chiamato per nome e ha chiesto ai giovani, per un momento, di alzare lo sguardo e di non aver paura di guardare la vita, ma non dal balcone o dal divano del salotto: la vita è così, un giorno ci siamo e l’altro chissà. Perché la vita passa da qui, più che dagli schermi asettici di uno smartphone, e ha bisogno di “giovani con le scarpe” che lascino un’impronta, che sappiano giocare in campo da titolari e non da riserve.

I sogni e il realismo cristiano. E’ questo il binomio più amato dal Papa per descrivere l’universo giovanile, ai quali non fa mai sconti e chiede di declinare in senso alto la speranza cristiana, che non è mai utopica ma si nutre della concretezza della vita. I giovani sono il futuro, sono i sognatori per eccellenza, ma spesso hanno bisogno di una “bussola” per decifrare lo spessore delle loro situazioni esistenziali , misurare le difficoltà, addomesticare i desideri, tenere a bada le paure e pesare le aspettative.

Il prossimo Sinodo, insomma, potrebbe essere l’occasione per dimostrare che i giovani non sono una categoria, ma una fascia di età, fatta di volte e storie diverse, in cui c’è tutta la ricchezza della vita, con le sue gioie, le sue fatiche e le sue contraddizioni.

La Chiesa è pronta ad accompagnarli, ma anche a imparare da loro. A partire dal suo – e dal loro – “padre”, che in più occasioni ha esortato i pastori a “stare dietro”, oltre che davanti e in mezzo, alla gente. Ai giovani il ruolo di apripista, magari anche con diritto di parola all’appuntamento del 2018.

sir

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In Benin il pellegrinaggio tradizionale dei giovani Taizé

“Insieme, ricercare le vie della speranza” è il tema del tradizionale “Pellegrinaggio di fiducia sulla terra” animato dalla comunità di Taizé in programma a Cotonou, in Benin, dal 31 agosto al 4 settembre prossimi. L’evento – spiega L’Osservatore Romano – è dedicato a migliaia di giovani dell’Africa occidentale e prevede la partecipazione di Frère Alois, priore della comunità ecumenica.

Ricercare percorsi di solidarietà
Le principali finalità del raduno – spiegano gli organizzatori – saranno quelle di celebrare Cristo, quale “sorgente di pace e di comunione” e “sperimentare la Chiesa come fermento di unità nella famiglia umana” nella comune “ricerca di percorsi di solidarietà”. “Questo incontro – aggiungono – ha lo scopo di sostenere i giovani nella loro ricerca spirituale. È un incoraggiamento ad approfondire la fiducia in Dio, in se stessi e negli altri”. Si tratta, in sostanza, di un invito “a essere attenti ai segni di speranza intorno a sé e ad assumersi la responsabilità di diventare lievito di pace e di fiducia nella Chiesa e nella società”.

I giovani ospitati nelle parrocchie
Ma il pellegrinaggio offrirà anche un’occasione per condividere attraverso i consueti canoni della comunità – la preghiera, il canto, il silenzio, le testimonianze – l’esperienza di fede con persone di altre culture e scoprire la vita dei cristiani di Cotonou. Il programma giornaliero prevede un tempo di preghiera comune, al mattino nelle parrocchie e nel pomeriggio in un unico luogo centrale. L’ospitalità sarà un aspetto essenziale: i partecipanti, infatti, verranno accolti dalle parrocchie e dalle comunità locali. (I.P.)

radio vaticana

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Meeting di Rimini: al via venerdì con 106 incontri e 271 relatori. Dirette su Youtube

Sono 106 gli incontri proposti dalla 37^ edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli (“Tu sei un bene per me”, 19 – 25 agosto, Rimini Fiera), 18 le esposizioni, 14 gli spettacoli, 22 le manifestazioni sportive. Sono 271 i relatori che interverranno agli incontri. Questi alcuni numeri della kermesse che si svolgerà, come di consueto, negli ampi spazi di Rimini Fiera: 130mila metri quadrati. Fuori dal grande contenitore fieristico verranno proposti due spettacoli al Teatro Novelli di Rimini e alcune manifestazioni sportive. “Inaugureremo, nel padiglione A3, un’area interamente dedicata ai temi del lavoro e della formazione – spiega il direttore Sandro Ricci -: ci rivolgiamo in modo particolare ai giovani, ma non solo a loro”. Oltre alle collaborazioni con istituzioni culturali e universitarie, cinque aziende di rilievo nazionale faranno selezione del personale per più di 20 profili. Presenti iniziative dei ministeri del Welfare e dell’Istruzione, fondazioni di aiuto al lavoro, servizi di orientamento delle università, agenzie di lavoro interinale. Costo preventivato del Meeting 2016: 5 milioni 700mila euro. Sono 3 i main partners (Enel, Intesa Sanpaolo, Wind), 8 gli official partners. Un’intera area del Meeting (4.500 mq compreso il “Family’s Fast Food”) è dedicata ai bambini: ogni giorno, nel padiglione C3, giochi, canti e balli, animazione, laboratori, incontri e spettacoli. Per la prima volta sarà possibile seguire tutti gli incontri in diretta streaming sul canale Youtube. #meeting2016 sarà l’hashtag ufficiale XXXVII edizione, che farà da punto di riferimento per tutti gli aggiornamenti, curiosità, notizie, anticipazioni, contenuti multimediali, interviste in tempo reale, da seguire su Facebook, Twitter, Instangram, Youtube, Flickr e Linkedln.

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Studio sui giovani credenti / La fede giovane si scopre liquida

Le fila dei giovani credenti si stanno assottigliando. Veramente convinti e attivi sono ormai poco più del 10 per cento, rispetto al 15 di vent’anni fa. Ma le opposte tifoserie farebbero bene a contare fino a dieci prima di stracciarsi le vesti le une ed esultare le altre. Il libro di Franco Garelli, infatti, va letto nel titolo ma anche nel sottotitolo: Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio? (Il Mulino, 231 pagine, 16 euro), e sembra costruito apposta per dar di che meditare agli uni e agli altri, come sempre – e purtroppo è sempre più raro – quando ci troviamo di fronte a onesta sociologia e non ad agguerriti pamphlet.

La ricerca guidata da Garelli, con la collaborazione di Simone Martino, Stefania Palmisano, Roberta Ricucci e Roberto Scalon, ha tutti i crismi dell’attendibilità. Si basa su due ricerche realizzate nel 2015, una quantitativa svolta dall’Eurisko, che ha avvicinato un campione nazionale di 1450 giovani tra i 18 e i 29 anni, e una qualitativa con 144 interviste approfondite dirette a studenti universitari di Roma e Torino. E fotografa una realtà di fronte alla quale alcuni, comunque troppi nella Chiesa stessa preferiscono forse voltare lo sguardo. Non soltanto la schiera dei non credenti aumenta (oggi comprende il 28 per cento dei giovani), ma non ha più remore nel dichiararsi tale, come se in Italia stesse venendo meno l’esigenza di una cittadinanza religiosa.

La “non credenza”, però, è categoria “ombrello” porosa, dove si annidano molte definizioni e sensibilità. A grandi linee ci sono almeno due generi di atei, i “forti” e i “deboli”. I primi manifestano una duplice convinzione: è impossibile conoscere ciò che supera l’esperienza umana; e non c’è bisogno di Dio per condurre una vita sensata. Costoro costituiscono lo zoccolo duro della non credenza. Gravitano dalle loro parti gli atei “deboli”, coloro che «negano Dio più per le pressioni del proprio ambiente di vita che per specifiche convinzioni personali, uniformandosi al sentire diffuso tra i coetanei che frequentano, quasi fosse una moda culturale che si fa propria per emanciparsi da un legame religioso che i più considerano antimoderno». Gruppo difficile da afferrare in ogni sua sfumatura, questo. Ci sono gli apatici e disinteressati, che anche quanti si tengono ai margini della religione senza spezzare del tutto il legame, non ostili alla fede ma attenti a non farsi coinvolgere.

E all’interno dell’appartenenza cattolica? C’è una minoranza convinta e attiva. In questi giorni l’abbiamo vista a Cracovia. Ma c’è anche l’appartenenza debole di chi esprime il proprio cattolicesimo più nelle intenzioni che nel vissuto; o chi aderisce alla religione cattolica per motivi identitari, in cerca di sicurezza in un mondo plurale che disorienta. Sono perlopiù i giovani dalla pratica religiosa discontinua, da un rapporto con la fede “fai da te”.

Nulla, nulla davvero appare scontato ed è difficile affermare che ciò sia negativo. La ricerca continua di senso abita anche e soprattutto il mondo dei convinti e attivi. Erano tali anche alcuni (molti?) di quanti oggi si dichiarano decisamente atei, o “non credenti”, e hanno abbandonato la Chiesa dopo avervi condotto un percorso formativo, più o meno intenso, e sono stati introdotti alla fede in famiglia. Il fatto è che profili e percorsi si mescolano. I giovani di diverso orientamento non vivono separati, ma fanno parte degli stessi gruppi, si confrontano, accettando e rispettando la «biodiversità religiosa». Ci sono atei incalliti e credenti granitici che si evitano; ma molti di più sono «i giovani (credenti e non) attenti gli uni alle buone ragioni degli altri, delineando una possibile convivenza pur nella diversità degli orizzonti».

E allora, va peggio o addirittura meglio rispetto ai tempi in cui la società italiana poteva essere definita “cattolica”, e la frequenza ai sacramenti riguardava la mag- gioranza della popolazione anche giovanile? Domanda mal posta perché il confronto è impossibile. Non si possono paragonare due società tanto diverse. Ieri era praticamente impossibile non credere in Dio o dichiararsi anche soltanto dubbiosi; oggi non più. Ogni giovane credente lo è non per routine o prassi sociale, ma per convinzione.

E la Chiesa, e papa Francesco? Le critiche più frequenti all’istituzione sono l’inadeguatezza, il fatto di essere antiquata in campo etico, gli scandali rilanciati generosamente dai mass media. Nessun giovane denuncia un’educazione repressiva (la mala educación), una religione punitiva e colpevolizzante, preti e suore da evitare in quanto tali. E non è raro vedere “non credenti” a fianco di volontari della Caritas, o in una Ong d’ispirazione cattolica, perché solo lì possono sentirsi utili per una giusta causa. C’è comunque apprezzamento (anche da parte molti non credenti) per la Chiesa locale, che tiene aperti gli oratori ed è presente nei luoghi di frontiera.

E Francesco? Almeno un giovane su due riconosce di essere stato spinto da lui «a riavvicinarsi alla fede o ad aumentare il proprio impegno religioso». Ma «non tutto fila liscio». Un Papa che parla chiaro finisce anche per dividere, ad esempio sulla questione migratoria, e c’è chi gli rimprovera di dedicarsi troppo ai temi sociali e poco al senso del sacro e alle ragioni dello spirito. Una società plurale è inevitabile sia abitata da una Chiesa plurale. Quanto poi la cattolicità riesca a dialogare con la biodiversità, senza scontrarsi con lei né perdendo se stessa, questo è un altro tema tutto da esplorare.

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Dopo GMG / Che i giovani adesso possano trovare contesti fecondi (oratori, parrocchie, associazioni, gruppi, scuole…) in cui condividere e testimoniare i doni ricevuti, in cui mettere in gioco la propria vita e prendere il largo

«In questo modo ognuno di voi, con i suoi limiti e le sue fragilità, potrà essere testimone di Cristo là dove vive, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni e nei gruppi, negli ambienti di studio, di lavoro, di servizio, di svago, dovunque la Provvidenza vi guiderà nel vostro cammino».

La Giornata Mondiale della Gioventù è tutta in queste parole di Papa Francesco. Ogni GMG, insomma, comincia quando finisce! Ciascuno dei partecipanti porta in cuore certamente emozioni e vissuti personali e straordinari, ma il mandato è chiaro e coinvolgente. Non è una chiamata per supereroi o per forze speciali, bensì è per tutti a partire dai propri “limiti” e dalle “fragilità”. Non è un invito a lasciare tutto o scegliere vocazioni ascetiche, ma a stare coi piedi per terra e lo sguardo in cielo laddove ciascuno già vive o si troverà a vivere. Non è un percorso da decifrare o da tracciare ex novo, al contrario c’è da affidarsi alla Provvidenza che sarà un faro per il cammino. È un impegno per tutti e per ognuno, di gruppo e personale.

Riuscirà il mese di agosto a cancellare entusiasmo, idee, sogni, progetti? Riusciranno la ripresa di settembre, le programmazioni, le riunioni, i convegni, l’inizio delle attività a chiudere la GMG in una bella teca dei ricordi felici da lasciare impolverare? La preparazione alla GMG richiede mesi, molti incontri, investimenti di energie e risorse; la partecipazione è impegnativa ed intensa; ma il “dopo” come è stato e come sarà questa volta? Papa Francesco ha detto delle parole bellissime in tutte le occasioni in cui è intervenuto in Polonia; ha detto e ha fatto com’è nel suo stile evangelico. Quanti, anche tra i partecipanti più “devoti”, hanno davvero sentito e ascoltato per intero o in parte i suoi messaggi, i discorsi, i saluti, le omelie? Quanti li stanno rileggendo per intero in questi giorni dai siti web superando i semplici titoli delle home page; quanti lo faranno o saranno invitati a farlo?

Lo sguardo, la tensione, la prospettiva non può essere la prossima GMG a Panama; prima del 2019 ci sono mamma, papà, fratelli, sorelle, parenti vari, compagni di classe, fidanzati e fidanzate, moglie e mariti, colleghi universitari e di lavoro, amici reali e virtuali, vicini di casa, parrocchiani, membri dello stesso gruppo formativo o associazionistico, oratoriani, malati, anziani, bambini, poveri, migranti, preti e suore, consacrati e laici, gente della strada! La strada verso la prossima GMG, a Panama nel 2019, la si prepara davvero solamente abbracciando giorno per giorno tutta quell’umanità che ci viene e verrà affidata, e per la quale essere testimoni credibili e non solo credenti. La responsabilità di questa missione è personale e di gruppo allo stesso tempo, appartiene ai giovani stessi, nondimeno agli adulti responsabili che li hanno accompagnati o inviati, anzi per quest’ultimi è maggiore!

Che i giovani possano trovare contesti fecondi (oratori, parrocchie, associazioni, gruppi, scuole, ecc.) in cui condividere e testimoniare i doni ricevuti, in cui mettere in gioco la propria vita e prendere il largo, da cui poi spiccare il volo e puntare in alto verso quel volto di Cristo che è nel prossimo.

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Il video. La Gmg 2019 a Panama

La prossima Giornata mondiale della gioventù, nel 2019, si terrà a Panama. Lo ha annunciato Papa Francesca al termine dell’appuntameno a Cracovia. Il piccolo Paese centroamericano ha un alto valore simbolico: collegamento tra l’Oceano Atlantico e il Pacifico, grazie al canale, e collegamento tra il Nord e il Sud America, grazie al ponte che supera il canale.

Ecco il video della Conferenza episcopale panamense:

JMJ Panama 2019 – Te esperamos

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Gmg. I messaggi di Francesco: costruite ponti e seminate speranza

Costruire ponti e non erigere muri. E’ l’invito che più volte Papa Francesco ha rivolto ai giovani di ogni parte del mondo, riuniti a Cracovia per la 31.ma Giornata Mondiale della Gioventù, conclusasi domenica scorsa. Il Papa esorta i ragazzi ad avere coraggio per diventare protagonisti della storia e cambiare il mondo. Così si fa carne quella Misericordia che – con i suoi due grandi “annunciatori” polacchi, San Giovanni Paolo II e Santa Faustina – è stata, in modo speciale, al centro di questa Gmg. Ripercorriamo i messaggi centrali che Francesco ha rivolto ai giovani nel servizio di Debora Donnini da Radio Vaticana

“Abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare muri!” (Veglia alla Gmg di Cracovia, 30 luglio 2016).

Tra gli applausi e l’entusiasmo, Papa Francesco ha esortato circa 1 milione e  600 mila ragazzi presenti alla Veglia al Campus Misericordiae di Cracovia, a stringersi la mano. Francesco offre, dunque, ai grandi del mondo lo spettacolo visivo di un “grande ponte fraterno”, creato dai giovani dei cinque continenti. Giovani ai quali chiede di non “vegetare”, di non confondere la felicità con un divano, rischiando di addormentarsi mentalmente davanti al computer per ore, magari giocando ai videogiochi. A loro il Papa chiede, fra gli applausi scroscianti, di difendere la loro libertà perché, invece, c’è tanta gente che li vuole imbambolati. Francesco ricorda, dunque, che costruire ponti significa rinunciare a “vincere l’odio con l’odio” perché la “nostra risposta alla guerra” si chiami fraternità.

La Messa di domenica: non accettare l’odio fra i popoli
Anche nell’altro momento clou della Gmg, la Messa di domenica, Francesco chiede ai giovani di cambiare il mondo. Dio “fa sempre il tifo per noi” e non conta per Lui il vestito o il cellulare. Il Papa affronta, infatti, i problemi quotidiani che i giovani di oggi vivono, invitandoli a dire “no” alla tristezza, “al doping del successo ad ogni costo”, “alla droga del pensare solo a sé”, al “maquillage dell’anima”:

“Potranno giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei paesi come delle barriere e costruisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana, che qui così bene rappresentate!”. (Messa conclusiva della Gmg, domenica 31 luglio).

I Santuari e la Cerimonia di accoglienza: un cuore capace di sognare ha spazio per la Misericordia
Andando a ritroso, già nelle visite di Sabato, al Santuario della Divina Misericordia e a quello di San Giovanni Paolo II, il Papa aveva chiaramente detto che il Vangelo ha ancora delle pagine bianche che siamo chiamati a scrivere, compiendo opere di misericordia. Ma fin dal video collegamento di Francesco con i giovani italiani presenti alla Gmg, mercoledì scorso, e poi soprattutto giovedì, alla cerimonia di accoglienza della 31.ma Gmg, il Papa li aveva esortati a lanciarsi “nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri”, facendo ancora una volta capire cosa sia concretamente la Misericordia:

“E quando il cuore è aperto e capace di sognare c’è posto per la misericordia, c’è posto per carezzare quelli che soffrono, c’è posto per mettersi accanto a quelli che non hanno pace nel cuore o mancano del necessario per vivere, o mancano della cosa più bella: la fede. Misericordia. Diciamo insieme questa parola: misericordia. Tutti! [Misericordia!] Un’altra volta! [Misericordia!] Un’altra volta, perché il mondo senta! [Misericordia!]”.  (Cermonia di Accoglienza della 31.ma Gmg, giovedì 28 luglio 2016).

Il Venerdì con Auschwitz, l’ospedale pediatrico e la Via Crucis: essere seminatori di speranza
Francesco con il suo sorriso e la forza delle sue espressioni non chiede qualcosa da poco ai giovani: gli chiede di cambiare al mondo e di non andare in pensione dalla vita sui 23 anni. Apprezzando la vitalità e l’energia dei giovani, ricorda loro che la Chiesa e il mondo li guardano. Fin dalla conferenza stampa in aereo nel viaggio di andata, tema poi ripreso anche in quella ritorno, in merito al brutale assassinio del sacerdote francese e ad altre tristi cronache di violenza, il Papa aveva sottolineato che non si tratta di una guerra di religione ma di una guerra, punto. E che non è giusto identificare l’Islam con la violenza. Assieme ai dolorosi eventi di attualità, la visita ad Auschwitz, dove il silenzio del Papa ha parlato più di mille parole, e quella all’ospedale pediatrico, tornano indirettamente nella riflessione alla Via Crucis, il venerdì. Francesco ha, infatti, espresso il dolore e la domanda di ogni uomo di fronte alla Croce: “Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre?”. La risposta è che Gesù stesso, il Figlio di Dio, ha scelto di identificarsi nei sofferenti. La credibilità dei cristiani si gioca nell’accoglienza, non nelle idee. E ai giovani viene chiesto di essere “protagonisti nel servizio”, ricordando il valore della Via della Croce:

“È la Via della speranza e del futuro. Chi la percorre con generosità e con fede, dona speranza al futuro e all’umanità. Chi la percorre con generosità e con fede semina speranza. E io vorrei che voi foste seminatori di speranza”. (Via Crucis della Gmg, venerdì 29 luglio 2016).

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Papa Francesco ai giovani: lanciatevi nell’avventura della misericordia

Abbiate un cuore misericordioso, lanciatevi nell’avventura della Misericordia, la Chiesa vuole imparare da voi. Sono alcuni dei passaggi chiave del discorso che Papa Francesco ha rivolto ai giovani di tutto il mondo, riuniti al parco Blonia di Cracovia, per la cerimonia di accoglienza della 31.ma Gmg, sul tema “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Nonostante il cattivo tempo, l’evento è stato contraddistinto dalla gioia e dall’entusiasmo dei giovani, oltre 500 mila. Il Pontefice ha messo in guardia i giovani dai venditori di false illusioni e li ha esortati a far entrare Gesù nel loro cuore per alzare lo sguardo e sognare alto. L’intervento del Papa è stato preceduto dal saluto del cardinale Stanilsaw Dziwisz e dall’animazione dei giovani. Il servizio dell’inviato a Cracovia,Alessandro Gisotti.

“Finalmente ci incontriamo!”. Papa Francesco ha esordito, così, nella cerimonia d’accoglienza al Parco Blonia di Cracovia: tre semplici parole per sintetizzare i sentimenti di attesa per una Gmg dal sapore “speciale”, perché avviene nel Giubileo della Misericordia e perché si svolge nella terra di San Giovanni Paolo II che, come ha ricordato Francesco, le Gmg le ha prima sognate e poi ha dato loro vita. Prima dell’evento, il Papa ha ricevuto le chiavi della città dal sindaco quindi è arrivato al grande parco a bordo di un tram ecologico, assieme a 15 giovani disabili, accompagnato lungo la strada da applausi e cori festosi.

L’animazione dei giovani che ha preceduto il discorso del Papa, con canti e danze dei diversi Paesi di provenienza dei ragazzi, è stata incentrata sulla santità, su alcuni grandi testimoni della misericordia dei cinque continenti, da Madre Teresa di Calcutta a San Vincenzo de’ Paoli. Donne e uomini che hanno seguito Gesù e così sono diventati strumenti della Misericordia di Dio.

Un cuore misericordioso si apre a chi soffre, a poveri e migranti
Proprio sul tema della Gmg, “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” si è incentrato il discorso che Francesco ha rivolto ai giovani. La misericordia, ha detto, “ha il volto sempre giovane”, perché un cuore misericordioso “ha il coraggio di lasciare le comodità” e “abbracciare tutti”.

“Un cuore misericordioso sa essere un rifugio per chi non ha mai avuto una casa o l’ha perduta, sa creare un ambiente di casa e di famiglia per chi ha dovuto emigrare, è capace di tenerezza e di compassione. Un cuore misericordioso sa condividere il pane con chi ha fame, un cuore misericordioso si apre per ricevere il profugo e il migrante. Dire misericordia insieme a voi, è dire opportunità, è dire domani, impegno, fiducia, apertura, ospitalità, compassione, sogni”.

La Chiesa vuole imparare dai giovani, dal loro entusiasmo
Francesco ha quindi confidato che, negli anni vissuti da vescovo, ha imparato che non c’è nulla di più bello che “contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia” dei giovani. Ed ha osservato che “quando Gesù tocca il cuore” dei ragazzi, “questi sono capaci di azioni veramente grandiose”:

“E’ un dono del cielo poter vedere molti di voi che, con i vostri interrogativi, cercate di fare in modo che le cose siano diverse. E’ bello e mi conforta il cuore, vedervi così esuberanti. La Chiesa oggi vi guarda – direi di più – il mondo oggi vi guarda e vuole imparare da voi, per rinnovare la sua fiducia nella Misericordia del Padre che ha il volto sempre giovane e non smette di invitarci a far parte del suo Regno, che è un Regno di gioia, è un Regno sempre di felicità, è un Regno che sempre ci porta avanti, è un Regno capace di darci la forza di cambiare le cose”.

I giovani, ha ripreso il Papa, dialogando con loro hanno la forza di “opporsi” a quelli che non vogliono cambiare, i “quietisti”. Francesco ha quindi messo in guardia dal diventare “giovani che sembrano pensionati prima del tempo”. Mi preoccupa, ha detto, “vedere giovani che hanno gettato la spugna prima di iniziare la partita”:

I giovani non corrano dietro ai venditori di false illusioni
Al tempo stesso, ha rilevato, ci sono “giovani che lasciano la vita alla ricerca della vertigine” e “poi finiscono” per “pagare caro”:

“Fa pensare quando vedi giovani che perdono gli anni belli della loro vita e le loro energie correndo dietro a venditori di false illusioni e ce ne sono! Venditori di false illusioni (nella mia terra natale diremmo ‘venditori di fumo’) che vi rubano il meglio di voi stessi … e questo mi addolora”.

Per questo, ha detto, “ci siamo riuniti per aiutarci a vicenda, perché non vogliamo lasciarci rubare il meglio di noi stessi, non vogliamo permettere che ci rubino le energie, la gioia, i sogni con false illusioni”. L’unica risposta alle domande esistenziali, ha detto il Papa, “non è una cosa, non è un oggetto, è una persona ed è viva, si chiama Gesù Cristo”:

“Vi domando: Gesù Cristo si può comprare? [No!] Gesù Cristo si vende nei negozi? Gesù Cristo è un dono, è un regalo del Padre, il dono del nostro Padre. Chi è Gesù Cristo? Tutti! Gesù Cristo è un dono! Tutti! [Gesù Cristo è un dono!] E’ il regalo del Padre”.

E’ Lui, ha detto Francesco, che “ci porta a non accontentarci di poco e a dare il meglio di noi stessi”, “ci spinge ad alzare lo sguardo e sognare alto”. La mano di Gesù, ha soggiunto, “sempre è tesa per alzarci, quando noi cadiamo”.

Lanciatevi nell’avventura della misericordia, costruite ponti non muri
Quindi ha tracciato una parallelo tra la visita di Gesù nella casa di Marta e Maria di Betania e la vita dei giovani:

“In questi giorni della Gmg, Gesù vuole entrare nella nostra casa; vedrà le nostre preoccupazioni, il nostro andare di corsa, come ha fatto con Marta… e aspetterà che lo ascoltiamo come Maria: che, in mezzo tutte le faccende, abbiamo il coraggio di affidarci a Lui. Che siano giorni per Gesù, dedicati ad ascoltarci, a riceverlo in quelli con cui condivido la casa, la strada, il gruppo o la scuola”.

Il Papa ha infine incoraggiato i giovani a “lanciarsi nell’avventura della misericordia”, “nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri”, “nell’avventura di soccorrere il povero, chi si sente solo e abbandonato, chi non trova più un senso per la sua vita”:

“Eccoci, Signore! Mandaci a condividere il tuo Amore Misericordioso. Vogliamo accoglierti in questa Giornata Mondiale della Gioventù, vogliamo affermare che la vita è piena quando la si vive a partire dalla misericordia, che questa è la parte migliore, è la parte più dolce, è la parte che mai ci sarà tolta”.

da Radio Vaticana

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Papa Francesco domani a Cracovia, oggi Messa di apertura della Gmg

Tutto pronto a Cracovia per l’arrivo, domani, di Papa Francesco. Una visita lungamente attesa, in occasione della 31.ma Giornata Mondiale della Gioventù nel Giubileo della Misericordia. Per la prima volta, il Pontefice argentino sarà nella terra natale di San Giovanni Paolo II. E proprio a Karol Wojtyla “artefice delle Gmg” sarà dedicata la cerimonia di apertura dell’evento con la Messa presieduta, stasera, dal cardinale arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz. Il servizio del nostro inviato in Polonia, Alessandro Gisotti (da Radio Vaticana)

“Bisogna portare al mondo il fuoco della misericordia”. L’esortazione di San Giovanni Paolo II torna oggi a risuonare nella sua Cracovia. Proprio all’iniziatore, l’artefice della Gmg, è infatti dedicata – alla vigilia dell’arrivo di Papa Francesco in terra polacca – la cerimonia d’apertura della 31.ma Giornata Mondiale della Gioventù incentrata sul tema “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Prima della grande Messa celebrata dallo storico segretario di Karol Wojtyla, l’arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, si svolgerà un suggestivo pellegrinaggio della “Fiamma della Misericordia” che da Łagiewniki, luogo che richiama immediatamente Santa Faustina Kowalska, arriverà al grande parco di Błonia, nel centro di Cracovia, dove verrà appunto celebrata la Messa d’inizio della Gmg.

Nel suo percorso, la fiamma della misericordia toccherà tutti i luoghi significativi della vita di San Giovanni Paolo II dalla chiesa di San Floriano dove fu giovane sacerdote alla Cattedrale sulla Collina del Wawel che, dal 1963 al 1978, fu la “sua” chiesa quando era pastore dell’arcidiocesi di Cracovia. Alla Messa – in cui si prevede la partecipazione di oltre 500 mila giovani – saranno presenti, come è tradizione, i simboli della Giornata Mondiale della Gioventù: la Croce e l’Icona della Madonna Salus Populi Romani, mentre alcuni giovani indosseranno le magliette con i loghi delle scorse edizioni delle Gmg. La città, con i suoi lunghi viali e grandi parchi, è già invasa pacificamente da una moltitudine di ragazzi festosi, mentre per garantire la sicurezza degli eventi le autorità hanno previsto lo schieramento di 40 mila membri delle forze dell’ordine. Con la cerimonia d’apertura di stasera si farà dunque visibile quel “mosaico di misericordia e armonia” di cui Francesco ha parlato pochi giorni fa nel videomessaggio alla Polonia. Un mosaico che domani, con l’arrivo del Papa, si arricchirà di una tessera fondamentale in questo Anno Santo che proprio a Cracovia, “capitale della divina misericordia”, vivrà il suo Giubileo dei Giovani.

Grande, ovviamente, il risalto che tutti i media polacchi riservano alla visita imminente di Francesco, dieci anni dopo il viaggio apostolico di Benedetto XVI e 14 anni dopo l’ultima visita di Karol Wojtyla nella sua Polonia, visitata ben 9 volte durante il suo Pontificato. In qualche modo, il 15.mo viaggio apostolico internazionale di Papa Bergoglio si declina in tre dimensioni: oltre agli eventi della Gmg, infatti, emerge l’incontro del Papa con la Chiesa e la nazione polacca, nel 1050.mo anniversario del Battesimo della Polonia, e naturalmente la visita ad Auschwitz-Birkenau, contrassegnata dal silenzio e dalla preghiera. Un momento toccante, per il quale il Pontefice ha chiesto il “dono delle lacrime”, e che si preannuncia tra le tappe più significative non solo di questo viaggio, ma di tutto il Pontificato di Papa Francesco.

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GMG 2016 “Il Volo” alla Gmg di Cracovia, per essere di nuovo tre giovani tra tanti giovani del mondo

Tra gli iscritti alla Gmg di Cracovia ci sono anche loro, Piero Barone (23 anni), Ignazio Boschetto (21 anni) e Gianluca Ginoble (21 anni), ovvero il trio canoro de “Il Volo”. Reduci dalla loro tournée in Mexico, saranno a Cracovia dal 28 al 31 luglio per la Gmg durante la quale si esibiranno, davanti a Papa Francesco, in occasione della Veglia di sabato 30 luglio e della Messa finale del giorno dopo, al Campus Misericordiae

Una partecipazione “voluta e desiderata” dai tre giovani artisti che hanno mosso i loro primi passi cantando proprio nei cori di parrocchia, e che fa seguito a un percorso artistico e spirituale iniziato con il “Concerto di Natale” ad Assisi e all’incontro lo scorso maggio, al Centro “Giovanni Paolo II” di Montorso, a Loreto. In quell’occasione i tre giovani artisti offrirono un mazzo di fiori alla Madonna, sostarono in preghiera nella Santa Casa di Loreto e accesero la “Fiaccola della pace” attesa in Polonia per la Gmg. A pochi giorni dall’inizio della Gmg, il Sir li ha incontrati.

Da dove e come nasce la vostra sensibilità religiosa?
Certamente l’insieme di tutto, ma prima di tutto la famiglia. Le altre frequentazioni ci hanno sicuramente formato come buoni cristiani grazie agli insegnamenti ricevuti sui valori essenziali della vita.

Come vivete la vostra arte: come un dono, come una meta raggiunta con studio e impegno e dunque anche come qualcosa di dovuto?
Siamo consapevoli di avere ricevuto un dono dal cielo e convinti che

un bene così prezioso non poteva essere sprecato o disperso nella banalità. Anche il nostro incontro è sicuramente un dono e non un fatto casuale.

Ecco perché tanto impegno di tutti e tre nello studio e nella professione sia come un dovere del singolo nei confronti degli altri due e di tutti nei confronti di quanti si sono appassionati al nostro canto, alle nostre canzoni ai nostri concerti. Per ognuno di noi deludere tante aspettative, sarebbe davvero un peccato.

Come si concilia una dimensione spirituale, interiore, con il successo raggiunto?
Rimanere con i piedi per terra dopo tanto successo non è facile. Per ragazzi della nostra età ancora di più.Ma la vicinanza delle nostre famiglie che continuamente ci tiene consapevoli delle due realtà, una proiettata nel mondo di fuori e l’altra che ci ricorda sempre origini, inizi, affetti, gli amici di sempre, ci sostiene.I momenti di riflessione interiore e il confronto a tre, ci aiuta molto.

La fede e la spiritualità sono buone “cinture di sicurezza”.

Come è nata l’idea di iscrivervi alla Gmg con i giovani delle Marche? Perché questa scelta: una precisa volontà di esserci? O per una ribalta mondiale?
Il tutto nasce da precedenti frequentazioni e amicizie nate nel tempo con il mondo del Centro “San Giovanni Paolo II” di Loreto. Partecipare alla Gmg è sempre stato un nostro desiderio e loro ci hanno aiutato a fare i passi necessari. L’occasione dell’iscrizione è stato così un momento di festa e gioioso, culminato poi con la visita della Santa Casa della Vergine di Loreto, che è la Protettrice di chi vola: piloti, hostess, steward, passeggeri….e noi come ci chiamiamo? Il Volo. Altra casualità o forse un dono ulteriore del cielo.

Avete mai partecipato a una Gmg?
Questa per noi sarà la prima e sarà sicuramente un’esperienza emozionante. Potremo anche avere una buona occasione per diversi giorni per essere di nuovo tre giovani tra tanti giovani di tutto il mondo . Tre ragazzi come tanti.

Canterete davanti a Papa Francesco…
Anche questo è sempre stato un grande desiderio, molto di più di un momento mediatico. Ecco l’occasione di portare il dono che abbiamo ricevuto al Santo Padre e avere la sua benedizione perché questo possa arrivare a tanta gente.

Siamo convinti che la musica, come la preghiera, unisca la gente e doni emozione e gioia di vivere e vivere insieme.

Vi esibirete davanti a più di un milione e mezzo di giovani. Tuttavia non sarà un concerto, bensì una celebrazione. Cosa cambia per voi da questo punto di vista?
I nostri tour mondiali ci hanno insegnato a trattenere l’emozione e a volte il timore di affrontare tanta gente. Certo, una platea così grande è un’ulteriore prova, ma quanto canteremo è già un grande sostegno, perché ci esibiremo con due Ave Maria, una scritta per l’occasione da un grande compositore italiano di fama internazionale, Romano Musumarra e la famosa Ave Maria di Schubert. La novità sarà l’interpretazione di “Jesus Christ you are my life”, uno degli inni più noti delle Gmg e che conosciamo per averlo eseguito in chiesa. Parte di queste interpretazioni saranno probabilmente inserite nel nostro album in uscita a settembre che contiene il concerto “Una notte magica”, in cui abbiamo rievocato l’esibizione a Caracalla, 26 anni fa, di Jose’ Carreras, Luciano Pavarotti e Placido Domingo.

Cosa direte a Papa Francesco quando lo incontrerete?
Meglio non preparare niente per non rischiare momenti di ansia e di emozione. Sicuramente ci aiuterà anche lui, sempre nella speranza di incontrarlo. E’ certo che se ci sarà l’occasione sfodereremo tutta la nostra conoscenza della lingua spagnola che le numerose tournée in America latina ci hanno permesso di imparare abbastanza bene.

Quale messaggio lancerete ai giovani del mondo dal palco di Cracovia?
Gli ultimi tragici avvenimenti di Nizza ci hanno profondamente turbato e segnato. Speriamo che la nostra musica, le nostre canzoni di amore siano un momento di gioia e di pace per tutti i giovani del mondo e che questa follia possa avere fine. I messaggi di Papa Francesco saranno incomparabili e quindi potremo solo affiancare ad essi il nostro canto e la gioia di avere una vita di speranze e di sogni e non di avversione e odio fondati su false ideologie.

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GMG verso Cracovia. La delegazione reggiana, guidata da don Giordano Goccini, è tra le più numerose

Dopo la conferenza stampa di sabato 16 luglio è tutto pronto per la Giornata Mondiale della Gioventù.

Da Reggio i primi a partire, il 19 luglio, saranno i ragazzi del gemellaggio con le famiglie di Opole. Attraverso la vita nelle famiglie, la conoscenza delle culture, distanti ma non poi così tanto, la condivisione dei momenti di convivialità e quotidianità , potranno sperimentare massimamente l’esperienza della fratellanza e della comunione di tante membra di quell’unico corpo che è la Chiesa, che chiama i giovani a essere solidali e parti di un’unica grande testimonianza universale di fede. Il secondo gruppo di pellegrini partirà invece domenica 24 luglio, per un’esperienza più breve ma sicuramente altrettanto intensa.

conferenza-stampa

Un momento della conferenza stampa di sabato

Il programma comune per tutti, sia per chi è già in Polonia, sia per chi arriverà a Cracovia lunedì 25, vedrà l’intreccio di tante esperienze attraverso le quali meditare la propria vita a partire da ciò che la storia della Polonia ha da insegnare. La Gmg, per i giovani che vi partecipano, deve essere occasione per provare anche la “scomodità” delle buone azioni, le riflessioni offerte dalla visita ad Aushwitz e dalle catechesi, che si concentreranno sulla vitalità di un bene che non deve desistere nonostante possa essere seme che cade nella zizzania, cercheranno di lanciare stimoli di riflessione anche sulla vita di tutti i giorni, quella che vede il prossimo come chi è in difficoltà vicino a noi, colui che può aiutarci a essere strumento di costruzione di pace anche senza guardare troppo lontano.
Non mancherà, il 27 luglio, la festa degli italiani, con il pellegrinaggio giubilare, e l’attraversamento della Porta Santa. La Messa al Santuario della Divina Misericordia sarà evocativa anche per il ricordo legato a san Giovanni Paolo II, che già trent’anni fa, con la prima Gmg, aveva compreso il valore profondo di una gioventù che è motore di un cambiamento di mentalità legato alla decostruzione delle barriere nell’ottica della fratellanza e della solidarietà tra i popoli. Da qui comincerà la grande festa, che proseguirà fino a sera.

Papa Francesco infine sarà coi giovani nella cerimonia di accoglienza giovedì 28, con il suo primo discorso di benvenuto, alla veglia con l’adorazione del Santissimo il 30 luglio, e nella santa Messa finale, dove, come da tradizione, il papà inviterà i giovani alla successiva Gmg, definendone data e sede.

fonte: lalibertà.info

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STUDIO, MONTAGNE, RISATE E DIO: LA SANTITÀ GIOVANE

Un cristiano tutto d’un pezzo, fermo nelle sue profonde convinzioni, un amico dei poveri, un modello sempre attuale per i giovani, un convinto antifascista, un amante della montagna e della natura, un ragazzo vivacissimo, che amava gli scherzi e le risate tra amici. E’ stato tutto questoPier Giorgio Frassati (6 aprile 1901 – 4 luglio 1925) , figura di santità ardente e affascinante, proclamato beato da papa Wojtyla nel 1990.

Torinese, nato in una delle famiglie più in vista della città (suo padre, Alfredo Frassati, è tra i fondatori del quotidiano “La Stampa), dedicò tutta la sua esistenza agli ultimi. Morì a soli ventiquattro anni, stroncato da una poliomielite, ma la sua vita ha lasciato un’eredità preziosa. Quest’anno la ricorrenza liturgica di Frassati, che si celebra il 4 luglio, si carica di un valore speciale. Accanto ad altri testimoni, tra i quali suor Faustina Kowalska e Giovanni Paolo II, Frassati è stato indicato da papa Francesco come punto di riferimento per i giovani di tutto il mondo, in particolare per coloro che parteciperanno alla Gmg (Giornata mondiale della gioventù) in programma a Cracovia dal 26 al 31 luglio. Sono attesi in Polonia centinaia di migliaia di ragazzi da ogni angolo del pianeta.
Per l’occasione, l’arcidiocesi di Cracovia ha richiesto la presenza delle reliquie di Frassati, conservate nella Cattedrale di Torino. Il corpo giungerà dunque nella città polacca dopo una lunga peregrinazione, che toccherà oltre 20 tappe tra cui Milano, Bolzano, Vienna, Bratislava e Varsavia.

Non si tratta di un’assoluta novità. Già nel 2008 le spoglie di Frassati erano state trasportate a Sidney per la Gmg, ma in quel caso si era trattato di un viaggio diretto. Risale invece al 2015 (anno del bicentenario salesiano) il lungo “tour” internazionale che ha avuto come protagonista l’urna contenente le spoglie di don Bosco, accolta con devozione ed entusiasmo da migliaia di persone di diverse nazionalità.  «Nell’esperienza umana e spirituale di Frassati» spiega don Luca Ramello, direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile della diocesi di Torino, «non vi è alcuna contrapposizione tra la vita di giovane e la fede. In tutte le dimensioni, dalla preghiera allo studio, dalla politica all’impegno con i poveri, dallo sport all’incontro con gli amici, emerge la centralità di un incontro che non è mortificazione, ma al contrario, esaltazione della vita. Frassati non è un eremita, ma un ragazzo laico buttato nel mondo. Sta in questo la sua capacità di attrazione».

L’idea della peregrinazione vuole anche riecheggiare uno speciale carisma che Frassati aveva in vita: «trascinare con sé gli amici lungo i sentieri della sua missione» spiega don Ramello. «Si veda ad esempio la “Compagnia dei Tipi Loschi” (associazione, fondata dal Beato, che dietro un’apparenza spensierata, quasi goliardica, nascondeva l’aspirazione a un’amicizia profonda, fondata sul vincolo della preghiera, ndr). In questi 5.000 chilometri attraverso l’Europa, Pier Giorgio continua a camminare con i suoi amici». Una volta a Cracovia, dal 23 al 31 luglio il corpo verrà collocato nella chiesa della Santissima Trinità, «dove provocherà il cuore e l’intelligenza di tanti a scoprire questa figura. E anche lì sarà catalizzatore di preghiera, incontri, confessioni, esattamente come in vita».

Ma se crediamo in una religione fondata sulla trascendenza, è davvero così necessaria la presenza fisica di un corpo? «Le reliquie non sono necessarie, però fanno parte, fin dai tempi più antichi, della tradizione della Chiesa» risponde il direttore della pastorale giovanile torinese. «Non sono, ovviamente, il centro della devozione, però possono essere uno strumento che rimanda al mistero di Dio».

Famiglia Cristiana

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GMG 2016 Non solo numeri. Alla Gmg di Cracovia “sono i giovani la vera notizia!”, parola di don Falabretti

Conto alla rovescia per la Giornata mondiale della Gioventù che si svolgerà a Cracovia dal 26 al 31 luglio, alla presenza di Papa Francesco. Il sito ufficiale italiano della Gmg, www.gmg2016.it, segna il tempo che separa i giovani dall’evento che li ha visti impegnati nella preparazione, non solo tecnico-organizzativa, per almeno due anni. Un lungo cammino soprattutto spirituale, fatto di catechesi, incontri e laboratori, condotto nelle diocesi e che ora arriva a compimento. 90mila i giovani italiani iscritti accompagnati da ben 130 vescovi, il numero più alto mai registrato nelle Gmg, esclusa quella di Roma 2000. Il ruolo di “Casa Italia” e un appello ai giornalisti: “Raccontate la Gmg stando in mezzo ai giovani. Sono loro la notizia!”

Cracovia, si parte! La capitale mondiale della Divina Misericordia, la città del fondatore delle Gmg, san Giovanni Paolo II, aspetta circa due milioni di giovani. Questa la stima del Comitato organizzatore locale che conferma: dopo i polacchi, i giovani più numerosi saranno quelli provenienti dall’Italia. Facile attendersi, allora, una Cracovia tinta di azzurro come nella migliore tradizione delle Gmg. E come sempre accade la spedizione dei giovani italiani è tra le più organizzate, grazie all’impegno messo in campo dalla Conferenza episcopale italiana. “Sarà così anche in Polonia – conferma donMichele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg) – dove arriveranno circa 90mila nostri giovani, un numero analogo a quello della Gmg di Madrid 2011. Un aumento vertiginoso di iscritti si è registrato in questo ultimo mese. I primi partiranno dal 20 luglio. I giovani saranno accompagnati dai loro educatori e soprattutto dai loro vescovi.

A Cracovia i vescovi italiani saranno ben 130, il numero più alto mai registrato in una Gmg esclusa quella di Roma 2000”.

La presenza azzurra potrebbe aumentare ancora, visto che il Comitato organizzatore polacco ha lanciato il 1 luglio il sistema “last minute” rivolto a coloro che hanno deciso di iscriversi solo adesso (ma non oltre il 22 luglio). “Si tratta di una modalità inedita – ammette il sacerdote – che mostra la difficoltà dei giovani a decidere per tempo. Questo aspetto deve interpellare anche il nostro modo di fare pastorale tra le nuove generazioni”.

L’impegno della Cei. Lo sforzo organizzativo della Cei ruota intorno a “Casa Italia”, situata al centro di Cracovia (Via Bernardynska, 3), che, spiega don Falabretti, “sarà un posto familiare dove ritrovarsi, un punto di riferimento per chi si sente perso, una tappa di sosta per i giovani disabili, un luogo dove circolano informazioni, si ritirano materiali, ci si ristora e si fa festa. Anche per i vescovi. Nell’ampio cortile sarà disponibile una rete wi-fi per consentire ai giovani di comunicare più facilmente con i loro familiari e amici rimasti a casa”. Dentro Casa Italia, inoltre, si svolgeranno catechesi e le messe dei gruppi, mentre la cappella al suo interno sarà un luogo di preghiera sempre aperto. Verrà, tra le altre cose, allestita una postazione per il Consolato italiano nel caso che qualche pellegrino smarrisca documenti e per ogni altra necessità. “L’allestimento di Casa Italia prenderà il via l’11 luglio – dichiara don Falabretti – il 18 dovrebbe essere pronta per ricevere il personale legato agli uffici. Domenica 24 mattina, monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei, celebrerà nella chiesa dei Bernardini, una messa di inaugurazione”. Altra iniziativa messa in campo dalla Cei, attraverso la Pastorale giovanile, riguarda la carta prepagata “Enjoy Gmg 2016” da usare in Polonia che permette ai pellegrini di convertire la valuta Eur/Złoty a un tasso di cambio agevolato, e senza ulteriori commissioni (www.ubibanca.com/gmg-2016). La quasi totalità degli italiani prenderà parte anche ai “Giorni nelle diocesi” (20-25 luglio), vale a dire i gemellaggi diocesani che fanno da corollario alla Gmg. Tutti o quasi i nostri pellegrini si recheranno al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, che Papa Francesco visiterà il 29 luglio. Altro appuntamento cardine dei giovani azzurri a Cracovia sarà il 27 luglio, giorno del pellegrinaggio giubilare al Santuario della Divina Misericordia, luogo che tante volte ha ospitato San Giovanni Paolo II, con l’attraversamento della Porta Santa. Alle 16.30 è prevista la celebrazione della messa nella spianata del santuario cui seguirà la festa degli Italiani che promette grandi sorprese musicali. Al termine della festa i giovani consegneranno in dono alla Chiesa polacca, i simboli della Gmg, la Croce e l’icona della Madonna.

“Raccontate i giovani! “Tutto è pronto. Gli zaini sono quasi chiusi. Ma in quello di don Falabretti c’è ancora spazio per una speranza che è un appello ai media, anche cattolici: “Non è una questione di numeri.

vorrei che la Gmg fosse raccontata stando in mezzo ai giovani. Sono loro la notizia.

Il programma papale lo conosciamo e possiamo seguirlo anche da casa. Ma chi racconta di questi giovani? L’immagine più suggestiva che si ha delle Gmg è quella presa dall’elicottero che immortala i milioni di giovani della celebrazione finale.

Ecco, scendiamo dall’elicottero e stringiamo l’obiettivo verso quei giovani, mostrandone i volti e le storie. Sono le loro storie che ti rimandano a un mondo più grande di quella spianata. Cerchiamo di capire questi giovani e vedere quello che si portano dentro. Altrimenti il rischio è raccontare la Gmg come un rito sempre uguale a se stesso.

In gioco c’è anche un’Europa che cambia. Venticinque anni fa eravamo a Czestochowa, il muro era appena caduto e il mondo stava cambiando, era ricco di speranze. Venticinque anni dopo, c’è la Gran Bretagna che se ne va e c’è un mondo pieno di incertezza che pervade i nostri giovani. Raccontare la Gmg è raccontare i giovani”.

sir

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Perché se ne vanno? come i “teen ager” di oggi vivono la dimensione religiosa

di Gilberto Borghi | 07 luglio 2016 – vinonuovo.it
Non sono le crisi, ma la mancanza della percezione di essere amati gratuitamente per ciò che si è a spingere i Millennials oggi ad allontanarsi da Dio

Il 3 luglio su Repubblica Simonetta Fiori scrive un articolo dal titolo: “Il dio dei millennials“, in cui rende conto di alcune inchieste italiane, degli ultimi mesi, che tentano di delineare come i “teen ager” di oggi vivono la dimensione religiosa. In sostanza riconferma una percezione per me già ampiamente verificata. Non certo una generazione “incredula”, ma che, per quasi il 70%, ammette di coltivare un rapporto col sacro. Ma lo fa in forme assolutamente nuove e ancora non ben rintracciabili che ovviamente non sono intercettate quasi mai dalla nostra tradizionale pastorale cattolica. Fin qui, per me, nulla di nuovo.

Ciò che mi ha colpito però, è un passaggio dell’articolo. «Cosa induce un ragazzo ad allontanarsi da Dio? L’agnosticismo annida soprattutto tra i figli dei separati, “tra chi ha vissuto la rottura dei legami famigliari o la perdita della certezza affettiva”, spiega Garelli. A incrinare la fede possono intervenire le fratture esistenziali, come la perdita del lavoro o una condizione precaria. Ma può incidere anche l’estraneità a una Chiesa percepita come pomposa e ingiusta gerarchia, regno del privilegio e della ricchezza e non degli ultimi».

Ovviamente il sole di questi giorni non aiuta la riflessione. Ma parole così nette non possono certo cadere nel vuoto. E non sto parlando principalmente della terza motivazione, quella di una Chiesa che sentono estranea e incoerente. Già si scrive e si dibatte molto su questo. Sto parlando soprattutto della prima e della seconda motivazione indicate.

Di getto verrebbe da dire: ma che c’entrano “fratture esistenziali” e “perdita della certezza affettiva” con la perdita della fede? Mediamente, infatti, nell’immaginario pastorale cattolico le “crisi” esistenziali vengono spesso rilette e indicate come luoghi di una possibile crescita della fede, non del suo abbandono. E quando le si riconosce come rischi per la fede, lo si fa per due motivi.

Alcuni cattolici rintracciano la causa della perdita della fede nata nelle “crisi”, nell’eccesso di dolore che lì la persona vive, e che rende impossibile rintracciare in esse un senso alla vita, disabilitando così la sensatezza di credere in un Dio sensato. Altri invece si spiegano gli abbandoni della fede nati nelle “crisi”, imputando alla Chiesa la sua incapacità di offrire “senso” alla crisi stessa, cioè di non centrarsi più sulla croce di Cristo, ma di essersi corrotta con il vento della post-modernità e di avere sostituito la croce con la “gaiezza emozionale” della resurrezione, rendendo impossibile la parola del vangelo sulle “crisi”, all’uomo di oggi.

Entrambe queste spiegazioni hanno un punto in comune: l’abbandono della fede sarebbe generato dalla mancanza di senso che le “crisi” esistenziali aprono, a cui la Chiesa non sa più rispondere. Ora, da più parti ho invece la certezza che queste spiegazioni non colgono nel segno. Chi non avesse voglia di fermarsi alla sintesi della Fiori, potrebbe leggersi le interviste riportate in “Dio a modo mio” (Bichi – Bignardi) o in “Piccoli atei crescono” (Garelli) e scoprirebbe che la mancanza di senso non compare quasi mai come elemento determinante la scelta di abbandono. È molto più evidente invece come sia l’esperienza della mancanza di amore a far “mollare” la fede, la mancanza della percezione di essere amati gratuitamente per ciò che si è, che è indicata come elemento determinante pure dai giovani della mia diocesi che stanno iniziando a raccontarsi in un “tavolo di libero confronto” su fede e dintorni.

Se le cose stanno così allora qualche luce in più sul fenomeno degli abbandoni giovanili della fede può essere rintracciata. Il Dio che viene abbandonato dai “millennials” non è il Dio che riempie di senso una vita umana fatta di sconnessioni e buchi, un tappabuchi, necessario alla condizione “precaria” dell’uomo. Di questo gliene frega più poco o nulla. Il Dio che viene abbandonato è invece quello non ama più l’uomo; che nella sua inarrivabile onnipotenza si diverte a “giocare” con gli uomini al gatto col topo e da salvatore diventa persecutore dell’uomo. O che nella sua assoluta verità si impone all’uomo al di la di ogni rispetto e libertà che egli stesso ci avrebbe regalato. E allora? Non sarebbe forse giusto, cristianamente parlando, rinunciare ad un Dio così?

Ci sarebbe, quindi, molta verità nell’abbandono di una fede che chiede di credere in un Dio del genere. E perciò sarebbe del tutto fuori centro un intervento pastorale che cercasse di mantenere in questi giovani una fede in un Dio di questo genere. E semmai il loro abbandono dovrebbe farci riflettere se per caso l’immagine di Dio che noi lasciamo trasparire non sia esattamente come quello che loro cercano di mollare. Per provare a rintracciare, invece, un Dio che nella “crisi” ci condivide fino in fondo, fa sua la nostra mancanza di amore e non ci molla di un millimetro anche quando noi lo molliamo. Il che significa agire interventi pastorali in cui la preoccupazione sia solo quella di “com-patire“, cioè di stare con l’uomo della “crisi” con compassione, quella che i nostri padri chiamavano “pietas“. Si userebbero molte meno parole a sproposito e molte più lacrime a proposito.

 

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GMG Cracovia Settimana nazionale in cammino sulle orme di Frassati

Parte idealmente dai sentieri montagnosi dedicati in ogni regione d’Italia al beato piemontese morto a 24 anni il cammino italiano verso Cracovia dove Pier Giorgio Frassati sarà indicato come modello di santità ai giovani di tutto il mondo riuniti per la Giornata mondiale della gioventù, che per la seconda volta si svolge, nel suo appuntamento internazionale in terra polacca, dopo il precedente del 1991 a Czestochowa.

È cominciata ieri infatti la quarta Settimana nazionale dei Sentieri Frassati inaugurati 20 anni fa e domani – nella ricorrenza liturgica del beato piemontese che cade il 4 luglio, giorno della sua morte avvenuta nel 1925 – dalla Cattedrale di Torino l’urna con le sue spoglie partirà per raggiungere Cracovia dopo un pellegrinaggio attraverso il Nord Italia e l’Europa. «Vivere, non vivacchiare», il motto del giovane figlio dell’editore de La Stampa, è stato ripreso come «strada per sperimentare in pienezza la forza e la gioia del Vangelo» da papa Francesco che ha anche confidato ai piemontesi di averne sentito parlare per la prima volta da suo padre, considerandolo un modello di chi ha saputo «fare e andare controcorrente».

Nella notte tra venerdì e sabato sono sta- ti i giovani marchigiani ad aprire la Settimana con l’undicesima camminata della Pastorale giovanile con l’appoggio del Cai e la collaborazione della sottosezione ‘Pier Giorgio Frassati’ della Giovane Montagna: conclusione alla Porta del Giubileo della Cattedrale di Cagli e una particolare memoria del Battesimo con l’acqua raccolta da tutti i Sentieri Frassati d’Italia. Due giorni di trekking spirituale si sono conclusi ieri anche in Carnia sul ‘Frassati’ del Friuli Venezia Giulia (pernotto nell’accogliente monastero delle suore di Poffabro) per iniziativa della vivace Azione cattolica di Maniago.

In Trentino si sale oggi con vista sul lago di Garda per 900 metri dal Santuario francescano delle Grazie di Arco al rifugio San Pietro: la camminata è stata promossa e animata insieme da Azione cattolica, Pastorale giovanile, Fuci, Montagne giovane e settimanale diocesano con Messa nel primo pomeriggio alla cappella presso il rifugio: è un assaggio, la prima tappa, del Sentiero trentino che in 100 chilometri conduce in Val di Non a San Romedio. In Valle d’Aosta appuntamento classico oggi con l’Azione cattolica della diocesi di Piacenza-Bobbio a Fiery e Resy, al cospetto della nevi perenni della Val d’Ayas, ma c’è anche la novità del raduno al Rifugio Frassati, a quota 2.542, in località Lac de Merdeux, sull’Alta Via n° 1, nel comune di Saint-Rhémy-en-Bosses, dove alle 16:30 sarà concelebrata la Messa; alla fine merenda offerta a tutti i partecipanti.

Sempre nella mattinata di oggi escursione per l’Abruzzo (iniziativa del Cai di Penne) sul Sentiero Frassati che parte dall’abbazia di San Bartolomeo; per la regione Lazio si sale al monte Viglio da Filettino per iniziativa del Cai di Colleferro e dalla Sottosezione Cai di Anagni con numerosi giovani dell’Azione Cattolica del Lazio alla Messa prevista alle 12. Da lassù molti di loro guarderanno idealmente a Cracovia seguendo le indicazioni di papa Francesco che anche nel messaggio per la Giornata mondiale della gioventù 2016 ha proposto Frassati come testimone di misericordia assieme a Giovanni Paolo II e a Faustina Kowalska.

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Sport e fede / Francia: Jeunes Cathos Blog, concorso “Euro 2016, occasione di evangelizzazione”

fede.sport“Euro 2016, un’occasione di evangelizzazione”: è il concorso fotografico che Jeunes Cathos Blog, il blog dei giovani cattolici francesi, ha lanciato per accompagnare la sfida di calcio che oggi più che mai agita il cuore dei “blu” e di tutti gli appassionati europei di football. “L’obiettivo è mostrare che i giovani cattolici del nostro Paese prendono parte a questo grande evento”, spiegano gli organizzatori, “ed è un modo di evangelizzare, ricordando le parole del Cristo ‘siete nel mondo, ma non del mondo’”. Per partecipare bisogna inviare una “bella foto creativa e personale” in cui sia raffigurato “un segno distintivo cattolico, come la maglietta di un’associazione, il simbolo della Gmg, o che faccia riferimento alla fede, nel contesto di una partita di calcio dell’Euro 2016”, cioè in uno stadio, in un bar durante una partita, in un gruppo di fans… Tutte le foto pervenute entro l’11 luglio saranno pubblicate in un album sulla pagina facebook di Jeunes Cathos. Oltre al premio decretato dalla giuria, ci sarà un “premio speciale reti sociali” alla foto che avrà il maggior numero di “like”. Non solo per i francesi, ma per tutti gli appassionati di calcio alla Gmg di Cracovia è la “Copa catolica”, torneo di calcio a cui si sono iscritte 48 squadre da 25 Paesi (26-27 luglio). Per chi gioca e per chi fa il tifo la parola d’ordine è “mettere in pratica le opere di misericordia”.

sir

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Musica / Giovani. Il Volo: «Noi alla Gmg con la fiaccola della pace di Loreto»

Un mazzo di fiori offerto alla Madonna e una preghiera personale nella Santa Casa di Loreto. Così i tre giovani tenori del Volo Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, hanno siglato ieri la loro partecipazione alla prossimaGmg di Cracovia insieme ai giovani marchigiani. I tre giovani divi del belcanto sono stati ospiti ieri al Centro “Giovanni Paolo II” di Montorso.

Un invito non casuale e simbolico, visto il nome scelto dai tre giovani artisti: la Madonna di Loreto è difatti patrona e protettrice dell’aviazione e quindi di chi vola e svolge la sua attività spostandosi nel cielo. Un incontro cordiale e sentito ieri con i giovani marchigiani che, dalle varie diocesi della regione, parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù in programma dal 26 al 31 luglio in Polonia.

Il programma si è svolto con l’accoglienza presso il Centro, con il racconto e la testimonianza da parte di alcuni giovani sull’esperienza dell’Incontro mondiale del Papa ideato da Wojtyla nel 1984. È seguito un collegamento via Skype con un gruppo di giovani marchigiani che stanno camminando in pellegrinaggio da Auschwitz a Cracovia.

Momento clou dell’incontro l’iscrizione ufficiale da parte del “Il Volo”, con i marchigiani, alla Giornata Mondiale della Gioventù. Il trio ha poi fatto visita alla Santa Casa – accolti dal Rettore della Basilica padre Franco Carollo e dal sindaco della Città di Loreto Paolo Niccoletti –: un momento di preghiera, guidato dal direttore del Centro Giovanni Paolo II, don Paolo Volpe e l’accensione (dalla lampada dell’Italia che dal 1995 arde in Santa Casa, accesa per la prima volta da San Giovanni Paolo II) della fiaccola della pace che da Loreto è partita lo stesso giorno per Cracovia.
La fiaccola arrivando sabato 21 accenderà la copia di quella della Santa Casa offerta al Santuario di San Giovanni Paolo II a Cracovia, nell’inaugurazione presso lo stesso santuario della Cappella dedicata alla Madonna di Loreto. «L’unione fa la forza, ed è bello essere insieme in questi momenti», ha commentato a caldo Boschetto, mentre Barone e Ginoble hanno manifestato «il desiderio di camminare assieme alla Croce che accompagna le Gmg, condividendo con tutti i giovani un messaggio di speranza».

Avvenire

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1 Maggio, 30mila giovani al Divino Amore Incontro del Cammino Neocatecumenale in vista della Gmg Cracovia

Domenica 1 Maggio il Cammino Neocatecumenale terrà un incontro di giovani in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù del prossimo luglio a Cracovia, in Polonia. L’incontro si terrà al Santuario romano del Divino Amore, dove arriveranno più di 30.000 giovani provenienti da tutta Italia ed Europa, insieme a Kiko Argüello, Carmen Hernández e P. Mario Pezzi, responsabili a livello mondiale del Cammino Neocatecumenale. Ad esempio, da Francia, Belgio e Lussemburgo verranno 420 giovani e dalla Polonia 450. Da Slovenia, Croazia e Serbia 300, da Ungheria e Romania 150. Slovacchia, Malta, Albania e l’Inghilterra porteranno più di 200. I più numerosi saranno quelli provenienti dalle varie regioni italiane: dalla Lombardia 1200, da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino 2.000. Da Liguria ed Emilia Romagna arriveranno in 500 e dalla Toscana 600. Saranno 600 i giovani provenienti dall’Umbria e da Marche e Abruzzo 4.000. Da Campania e Molise 3.500, da Puglia e Basilicata 1.500. Infine da Sicilia e Calabria parteciperanno 1.500 e 100 dalla Sardegna. Da Roma e dal Lazio verranno più di 11.000 giovani del Cammino. Lo scorso 6 Marzo, un incontro simile ha avuto luogo a Murcia in Spagna, al quale hanno preso parte 40 mila giovani.

ansa