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“Amoris Laetitia” mette in luce la bellezza della famiglia

L’Esortazione post sinodale di Papa Francesco “Amore Laetitia” mette in luce la bellezza della famiglia e le fa riscoprire il suo grande valore. Ne è convinta Anna Friso appartenente al Movimento Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari e, insieme al marito Alberto, membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

R. – Anche in noi c’era molta attesa, perché ci aspettavamo veramente un pronunciamento sulla famiglia e sulle sue ferite. Allora, la nostra sorpresa è stata quando abbiamo sentito che c’era tutto un approfondimento sull’amore: sull’amore coniugale, sull’amore familiare. Perché per promuovere la famiglia, per dare alla famiglia la sua dignità, c’è bisogno di raccontarla e di spiegare anche a lei stessa – alla famiglia – quanto sia importante vivere l’amore, quell’amore che ne è il fondamento costitutivo. Noi, fra l’altro, abbiamo un’esperienza lunghissima di famiglia – festeggiamo quest’anno i nostri “primi” 50 anni di matrimonio – e sappiamo quanto valore abbia l’amore nella famiglia, che non è guidato da nessun altro interesse che non il bene dell’altro, che non la felicità dell’altro. E allora, in questa dimensione trovano spazio tutte le componenti dell’amore: a livello psicologico, a livello sentimentale, ma anche erotico. Questa è una specificità dell’amore coniugale che va ricordata e che non dovrà essere considerata più quel male accettato, ma un bene: quel regalo meraviglioso – come ha detto il Papa – che è dato agli sposi in corredo al loro “sì” per sempre.

D. – Ci sono poi nel documento i capitoli in cui si affrontano le situazioni di difficoltà, le ferite della famiglia. Emergono parole come “misericordia”, “discernimento”, “integrazione”. Vi aspettavate qualcosa di diverso?

R. – Mi sembra che sia stata fatta veramente la scelta giusta: dare spazio a tutti. La misericordia è il lasciapassare, cioè, è la porta spalancata per tutti, proprio nella soggettività di ciascuno. Non dimentichiamoci che in ogni storia di separazione, in ogni storia di un amore che finisce, di un sogno che si infrange, c’è sempre tanto dolore. Quindi, intanto, il dolore ha un’azione purificatrice molto grande e poi, in ogni scelta successiva, c’è pure la difficoltà di mettersi ancora in gioco. Io credo che con questa apertura possiamo veramente accogliere e sentirci accolti dalla Chiesa madre, ma soprattutto da Dio, che non smette di amare ciascuno di noi nel suo modo, che è quello infinito, quello che apre a tutti.

D. – Diciamo quindi che la Dottrina della Chiesa in questi casi, nel caso dei divorziati,  non cambia. Eppure cambia molto lo sguardo, l’atteggiamento; la pastorale cambierà…

R. – La Dottrina, infatti, l’abbiamo ritrovata intatta e questo è molto importante per noi, perché abbiamo un fondamento che conferma una vita e che ci aiuta a porgere a tutti una verità che non può tramontare: la bellezza della famiglia stabile, che si riedifica ogni giorno con l’amore, in vista di una indissolubilità che gli è congeniale, proprio perché l’amore – l’amore coniugale, l’amore umano – ha questo dna. Però, appunto, nel gestire – diciamo così – le varie situazioni, ci sembra che sia stata usata veramente la chiave giusta, per trovare per ciascuno la strada di una riconciliazione con la grazia di Dio, che si manifesta in tanti modi.

Radio Vaticana

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Amoris Laetitia. Papa: misericordia e integrazione per tutte le famiglie

Misericordia e integrazione: questo il nucleo dell’Esortazione apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia – La gioia dell’amore”, siglata da Papa Francesco il 19 marzo e diffusa oggi. Suddiviso in nove capitoli, il documento è dedicato all’amore nella famiglia. In particolare, il Pontefice sottolinea l’importanza e la bellezza della famiglia basata sul matrimonio indissolubile tra uomo e donna, ma guarda anche, con realismo, alle fragilità che vivono alcune persone, come i divorziati risposati, ed incoraggia i pastori al discernimento. In un chirografo che accompagna l’Esortazione inviata ai Vescovi, il Papa sottolinea che “Amoris Laetitia” è “per il bene di il bene di tutte le famiglie e di tutte le persone, giovani e anziane” ed invoca la protezione della Santa Famiglia di Nazareth. L’Esortazione raccoglie i risultati dei due Sinodi sulla famiglia, svoltisi nel 2014 e nel 2015. Il servizio di Isabella Piro di Radio Vaticana.

Cap. 1 La Parola di Dio in famiglia e il dramma dei profughi
Misericordia e integrazione: Amoris Laetitia ruota attorno a questi due assi che ne rappresentano l’architrave. Il Papa ricorda che “l’unità di dottrina e di prassi” è ferma e necessaria alla Chiesa, ma sottolinea anche che, in base alle culture, alle tradizioni, alle sfide dei singoli Paesi, alcuni aspetti della dottrina possono essere interpretati “in diversi modi”. Il primo capitolo del documento, dedicato alla Parola di Dio, ribadisce la bellezza della coppia formata da uomo e donna, “creati ad immagine e somiglianza di Dio”; richiama l’importanza del dialogo, dell’unione, della tenerezza in famiglia, definita non come ideale astratto, ma “compito artigianale”. Ma non vengono dimenticati alcuni drammi, tra cui la disoccupazione, e “le tante famiglie di profughi rifiutati ed inermi” che vivono “una quotidianità fatta di fatiche e di incubi”.

Cap. 2 La realtà e le sfide della famiglia. La grande prova delle persecuzioni
Poi, lo sguardo del Papa si allarga sulla realtà odierna, e insieme al Sinodo, tenendo “i piedi per terra”, ricorda le tante sfide delle famiglie oggi: individualismo, cultura del provvisorio, mentalità antinatalista che – scrive Francesco – “la Chiesa rigetta con tutte le sue forze”; emergenza abitativa; pornografia; abusi sui minori, “ancora più scandalosi” quando avvengono in famiglia, a scuola e nelle istituzioni cristiane. Francesco cita anche le migrazioni, la “grande prova” della persecuzione dei cristiani e delle minoranze soprattutto in Medio Oriente; la “decostruzione giuridica della famiglia” che mira ad “equiparare semplicisticamente al matrimonio” le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso. Cosa impossibile, scrive il Papa, perché “nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita assicura il futuro della società”.

Ideologia gender è  “inquietante”
Francesco ricorda poi “il codardo degrado” della violenza sulle donne, la strumentalizzazione del corpo femminile, la pratica dell’utero in affitto, e definisce “inquietante” che alcune ideologie, come quella del “gender” cerchino di imporre “un pensiero unico” anche nell’educazione dei bambini. Davanti a tutto questo, però – è il monito del Papa – i cristiani “non possono rinunciare” a proporre il matrimonio “per essere alla moda” o per un complesso di inferiorità. Al contrario, lontani dalla “denuncia retorica” e dalle “trappole di lamenti auto-difensivi”, essi devono prospettare il sacramento matrimoniale secondo una pastorale “positiva, accogliente” che sappia “indicare strade di felicità”, restando vicina alle persone fragili.

Matrimonio non è un ideale astratto. Chiesa faccia salutare autocritica
Troppe volte, infatti – afferma il Papa con una “salutare autocritica” – il matrimonio cristiano è stato presentato puntando solo sul dovere della procreazione o su questioni dottrinali e bioetiche, finendo per sembrare “un peso”, un ideale astratto, piuttosto che “un cammino di crescita e di realizzazione”. Ma i cristiani – nota Francesco – sono chiamati a “formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle”, così come faceva Gesù che proponeva un ideale esigente, ma restava anche vicino alle persone fragili.

Cap. 3 La vocazione della famiglia e l’inalienabile diritto alla vita
In quest’ottica, l’indissolubilità del matrimonio non va intesa come “un giogo”, e il sacramento non come “una ‘cosa’, un rito vuoto, una convenzione sociale”, bensì “un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi”. Quanto alle “situazioni difficili ed alle famiglie ferite”, il Papa sottolinea che i pastori, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere, perché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”. Se da una parte, dunque, bisogna “esprimere con chiarezza la dottrina”, dall’altra occorre evitare giudizi che non tengano conto della complessità delle diverse situazioni e della sofferenza dei singoli. Francesco ribadisce, poi, con forza, il “grande valore della vita umana” e “l’inalienabile diritto alla vita del nascituro”, sottolineando anche l’obbligo morale all’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari, il diritto alla morte naturale e il fermo rifiuto alla pena capitale.

Cap. 4 L’amore nel matrimonio è amore di amicizia
Ma qual è, allora, l’amore che si vive nel matrimonio? Francesco lo definisce “l’amore di amicizia”, ovvero quello che unisce l’esclusività indissolubile del sacramento alla ricerca del bene dell’altro, alla reciprocità, alla tenerezza tipiche di una grande amicizia. In questo senso, “l’amore di amicizia si chiama carità”, perché “ci apre gli occhi e ci permette di vedere, al di là di tutto, quanto vale un essere umano”. In quest’ottica, il Pontefice sottolinea anche l’importanza della vita sessuale tra i coniugi, “regalo meraviglioso”, “linguaggio interpersonale” che guarda “al valore sacro ed inviolabile dell’altro”. La dimensione erotica dell’amore coniugale, dunque, non potrà mai intendersi come “un male permesso o un peso da sopportare”, bensì come “un dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi”. Per questo, Amoris Laetitia rifiuta “qualsiasi forma di sottomissione sessuale” e ribadisce, con Paolo VI, che “un atto coniugale imposto al coniuge…non è un vero atto d’amore”.

Cap. 5 L’amore diventa fecondo. Ogni figlio ha diritto a madre e padre
Soffermandosi, quindi, sulla generazione e l’accoglienza della vita all’interno della famiglia, il Papa sottolinea il valore dell’embrione “dall’istante in cui viene concepito”, perché “ogni bambino sta da sempre nel cuore di Dio”. Di qui, l’esortazione a non vedere nel figlio “un complemento o una soluzione per un’aspirazione personale”, bensì “un essere umano con un valore immenso”, del quale va rispettata la dignità, “la necessità ed il diritto naturale ad avere una madre ed un padre”, che insegnano “il valore della reciprocità e dell’incontro”.

La famiglia esca da se stessa per rendere ‘domestico’ il mondo
Al contempo, il Papa incoraggia le coppie che non possono avere figli e ricorda loro che la maternità “si esprime in diversi modi”, ad esempio nell’adozione. Di qui, il richiamo a facilitare la legislazione sulle procedure adottive e di affido, sempre nell’interesse del bambino e contrastando, con le dovute leggi, il traffico di minori. Quindi, Francesco sottolinea che ovunque c’è bisogno di “una robusta iniezione di spirito familiare”, ed incoraggia le famiglie ad uscire da se stesse, trasformandosi in “luogo di integrazione e punto di unione tra pubblico e privato”. Perché ogni famiglia – è il monito del Papa – è chiamata ad instaurare la cultura dell’incontro e a rendere ‘domestico’ il mondo. Per questo, il Papa lancia “un serio avvertimento”: chi si accosta all’Eucaristia senza lasciarsi spingere all’impegno verso i poveri ed i sofferenti, riceve questo sacramento “indegnamente”.

Cap. 6 Alcune prospettive pastorali. Accompagnare gli sposi da vicino
A metà dell’Amoris Laetitia, il Papa riprende, in modo sostanziale, i temi sinodali. Ad esempio richiama: la necessità di una formazione più adeguata per i presbiteri e gli operatori della pastorale familiare; il bisogno di guidare i fidanzati nel cammino di preparazione al matrimonio, perché “imparare ad amare qualcuno non è una cosa che si improvvisa”; l’importanza di accompagnare gli sposi nei primi anni di matrimonio, affinché non si fermi la loro “danza con occhi meravigliati verso la speranza” e siano generosi nella comunicazione della vita, guardando al contempo ad una “pianificazione familiare giusta”, basata sui metodi naturali e sul consenso reciproco; la necessità di una pastorale familiare missionaria che segua le coppie da vicino e non sia solo una “fabbrica di corsi” per piccole élites.

Preoccupante l’aumento dei divorzi. I figli non siano ostaggi
Oggi, crisi di ogni genere minano la storia delle famiglie – dice il Papa – ma ogni crisi “nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore”. Di qui, l’incoraggiamento a perdonare e sentirsi perdonati per rafforzare l’amore familiare, e l’auspicio che la Chiesa sappia accompagnare tali situazione in modo “vicino e realistico”. Certo: nella nostra epoca esistono drammi come il divorzio “che è un male” – sottolinea l’Esortazione – e che cresce in modo “molto preoccupante”. Bisogna, allora, prevenire tali fenomeni, soprattutto tutelando i figli, affinché non ne diventino “ostaggi”. Senza dimenticare che, di fronte a violenze, sfruttamento e prepotenze, la separazione è inevitabile e “moralmente necessaria”.

Divorziati risposati non si sentano scomunicati
Quanto a separati, divorziati e divorziati risposati, l’Amoris Laetitia ribadisce quanto già espresso dai due Sinodi: occorre discernimento ed attenzione, soprattutto verso coloro che hanno subito ingiustamente la scelta del coniuge. Nello specifico, i divorziati non risposati vanno incoraggiati ad accostarsi all’Eucaristia, “cibo che sostiene”, mentre i divorziati risposati non devono sentirsi scomunicati e vanno accompagnati con “grande rispetto”, perché prendersi cura di loro all’interno della comunità cristiana non significa indebolire l’indissolubilità del matrimonio, ma esprimere la carità.

Rispetto per omosessuali, ma nessuna analogia tra matrimonio e unione gay
L’Esortazione ricorda poi le “situazione complesse” come quelle dei matrimonio con disparità di culto, “luogo privilegiato di dialogo interreligioso”, purché nel rispetto della “libertà religiosa”. Riguardo alle famiglie con persone di tendenza omosessuale, si ribadisce la necessità di rispettare la loro dignità, senza marchi di “ingiusta discriminazione”. Al contempo, si sottolinea che “non esiste alcun fondamento” per assimilare o stabilire analogie “neppure remote” tra le unioni omosessuali ed il matrimonio secondo il disegno di Dio. E su questo punto, è “inaccettabile” che la Chiesa subisca “pressioni”. Particolarmente preziosa, poi, è la parte finale del capitolo, dedicata all’accompagnamento pastorale da offrire alle famiglie colpite dalla morte di un loro caro.

Cap. 7 Rafforzare l’educazione dei figli, diritto-dovere dei genitori
Ampio, poi, il capitolo dedicato all’educazione dei figli, “dovere gravissimo” e “diritto primario” dei genitori. Cinque i punti essenziali indicati dall’Esortazione: educazione non come controllo, ma come “promozione di libertà responsabili che nei punti di incrocio sappiano scegliere con buon senso e intelligenza”. Educazione come insegnamento alla “capacità di attendere”, fattore “importantissimo” nel mondo attuale dominato dalla “velocità digitale” e dal vizio del “tutto e subito”. Educazione come incontro educativo tra genitori e figli, anche per evitare “l’autismo tecnologico” di molti minori scollegati dal mondo reale ed esposti alle manipolazioni egoistiche esterne.

Educazione sessuale sia educazione all’amore e al sano pudore
Il Papa dice, poi, sì all’educazione sessuale, da intendere come “educazione all’amore” da impartire “nel momento appropriato e nel modo adatto”, insegnando anche quel “sano pudore” che impedisce di trasformare le persone in puro oggetto. A tal proposito, Francesco critica l’espressione “sesso sicuro” che vira al negativo “la naturale finalità procreativa della sessualità” e sembra trasformare un eventuale figlio in “un nemico dal quale proteggersi”. Infine, la trasmissione della fede, perché la famiglia deve continuare ad essere il luogo in cui si insegna a coglierne le ragioni e la bellezza. I genitori siano, dunque, soggetti attivi della catechesi, non imponendo, ma proponendo l’esperienza spirituale alla libertà dei figli.

Cap. 8 Accompagnare, discernere e integrare le fragilità
Riprendendo, quindi, uno dei temi centrali del dibattito sinodale, il Papa si sofferma sulle famiglie che vivono situazioni di fragilità ed afferma, in primo luogo, che “non ci si deve aspettare dall’Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi”. Pertanto, i pastori dovranno promuovere il matrimonio cristiano sacramentale, unione esclusiva, libera e fedele tra uomo e donna; ma dovranno anche accogliere, accompagnare ed integrare con misericordia le fragilità di molti fedeli, perché la Chiesa deve essere come “un ospedale da campo”. “Non ci capiti di sbagliare strada – scrive Francesco – La strada della Chiesa è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione”, quella che non condanna eternamente nessuno, ma effonde la misericordia di Dio “a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero”, perché la logica del Vangelo dice che “nessuno può essere condannato per sempre”.

No a norma canonica generale, ma discernimento responsabile caso per caso
Integrare tutti, dunque – raccomanda l’Esortazione – anche i divorziati risposati che possono partecipare alla vita della comunità ad esempio attraverso impegni sociali o riunioni di preghiera. E riflettere su quali delle attuali esclusioni liturgiche e pastorali possano essere superate con “un adeguato discernimento”, affinché i divorziati risposati non si sentano “scomunicati”. “Non esistono semplici ricette – ribadisce il Papa – Si può soltanto incoraggiare ad un discernimento responsabile dei casi particolari, perché “il grado di responsabilità non è uguale per tutti”.

Eucaristia non è premio per i perfetti, ma alimento per i deboli
In due note a pie’ di pagina, poi, il Papa si sofferma sulla disciplina sacramentale per i divorziati risposati: nella prima nota afferma che il discernimento pastorale può riconoscere che, in una situazione particolare, “non c’è colpa grave” e che quindi “gli effetti di una norma non necessariamente devono essere gli stessi” di altri casi. Nella seconda nota, Francesco sottolinea che “in certi casi” l’aiuto della Chiesa per le situazioni difficili “potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti”, perché “il confessionale non deve essere una sala di tortura” e “l’Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un alimento per i deboli”.

Esame di coscienza per divorziati risposati. Leggi morali non sono pietre
Per i divorziati risposati, risulta comunque utile “fare un esame di coscienza” ed avere un colloquio con un sacerdote in foro interno, ovvero in confessione, per aiutare la formazione di “un giudizio corretto” sulla situazione. Essenziale, però – sottolinea il Pontefice – è la garanzia delle condizioni di “umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa”, per evitare “messaggi sbagliati”, come se la Chiesa sostenesse “una doppia morale” o i sacramenti fossero un privilegio da ottenere “in cambio di favori”. Perché è vero che “è meschino” considerare l’agire di una persona solo in base ad una norma ed è vero che le leggi morali non possono essere “pietre” lanciate contro la vita dei fedeli. Però la Chiesa non deve rinunciare “in nessun modo” a proporre l’ideale pieno del matrimonio. Anzi: oggi è più importante una pastorale del consolidamento, piuttosto che del fallimento, matrimoniale.

Chi pone condizioni alla misericordia di Dio annacqua il Vangelo
L’ideale evangelico, allora, non va sminuito, ma bisogna anche assumere “la logica della compassione verso le persone fragili”. Non giudicare, non condannare, non escludere nessuno, ma vivere di misericordia, “architrave della Chiesa” che non è dogana, ma casa paterna in cui ciascuno ha un posto con la sua vita faticosa. E questo, in fondo, è “il primato della carità” che non pone condizioni alla misericordia di Dio “annacquando il Vangelo”, che non giudica le famiglie ferite con superiorità, in base ad una “morale fredda da scrivania”, sedendo sulla cattedra di Mosè con cuore chiuso, ma si dispone a comprendere, perdonare, accompagnare, integrare.

Cap. 9 Spiritualità coniugale e familiare. Cristo illumina i giorni amari
Nell’ultimo capitolo, Amoris Laetitia invita a vivere la preghiera in famiglia, perché Cristo “unifica ed illumina” la vita familiare anche “nei giorni amari”, trasformando le difficoltà e le sofferenze in “offerta d’amore”. Per questo, il Papa esorta a non considerare la famiglia come “una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre”, bensì come uno sviluppo graduale della capacità di amare di ciascuno. “Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare!” è l’invito conclusivo di Francesco che incoraggia le famiglie del mondo a non “perdere la speranza”.

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«Gioia dell’amore»: esce l’8 aprile l’Esortazione apostolica sulla famiglia

Esce venerdì 8 aprile e si intitola Amoris laetitia, l’esortazione apostolica che il Papa ha scritto “sull’amore nella famiglia” a partire dai due sinodi, straordinario e ordinario, che si sono svolti in Vaticano nell’ottobre del 2014 e nell’ottobre del 2015.

A presentarla, in sala stampa vaticana, saranno il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del sinodo, il cardinale Cristoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, e una coppia di coniugi,
Francesco e Giuseppina Miano, che hanno preso parte a entrambi i
sinodi.

Il testo esce in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese.

Si tratta di un documento molto atteso – anche per la lunga e complessa gestazione – con cui papa Francesco farà il punto sulla pastorale del matrimonio e della famiglia alla luce del lungo cammino sinodale, avviato nell’ottobre 2013.

Un percorso che ha prodotto due documenti fondamentali – le due Relazioni finali 2014 e 2015 – ma anche una miriade di spunti molto interessanti, come le migliaia di risposte al doppio questionario giunte da tutte le diocesi del mondo. Pensare che il documento firmato da Francesco finirà per rappresentare un netto stacco contenutistico rispetto, soprattutto, alle due relazioni finali, significa dimenticare che è stato Francesco stesso a decidere le pubblicazioni dei due testi.

E, nello specifico, a chiedere che nei Lineamenta 2015 fosse inserito il testo uscito dall’assemblea ordinaria del 2014. Facile quindi prevedere che l’esortazione di Francesco nasca non solo in continuità con quanto emerso dalla riflessione biennale della Chiesa sulla famiglia, ma che finisca per rappresentare in qualche modo un terzo e definitivo passaggio, in cui gli approfondimenti che saranno presentati secondo la sensibilità e la libertà del Pontefice, risulteranno evidenti soprattutto alla luce di quanto discusso, pensato, concordato dalle due assemblee dei vescovi e infine reso noto dai testi sinodali.

Come per la relazione finale dell’ottobre 2015, le parole chiave che guideranno la riflessione di Francesco saranno misericordia, accoglienza, discernimento, integrazione e accompagnamento. E, se dovessimo proporre uno slogan, “unità dottrinale nella pluralità pastorale” potrebbe fotografare bene la sollecitudine del Pontefice, finalizzata a dare risposte efficaci alle domande, alle richieste, alle speranze e anche alle angosce delle famiglie di tutto il mondo. Comprese quelle più fragili, quelle ferite, quelle disgregate.

Non si tratta certo di attendersi dall’Esortazione risposte preconfezionate alle varie situazioni. Piuttosto occorre far riferimento a un nuovo atteggiamento di responsabilità comunitaria in cui ciascuno, insieme agli altri, è chiamato a un impegno di riconciliazione allargato, in coerenza con lo spirito dell’anno giubilare.

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Adozioni e affido, i numeri (veri) dell’Italia

Ecco i numeri dell’emergenza infanzia in Italia.
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Una veglia di preghiera mariana per riscoprire la bellezza della famiglia

Il dibattito sulle unioni civili fa crescere la mobilitazione popolare. E mentre si afficina la manifestazione nazionale in difesa della famiglia, promossa a Roma per il 30 gennaio, è stata organizzata anche unaveglia di preghiera mariana per la sera di martedì 26 gennaio.

“Abbiamo voluto lanciare questa idea di una veglia mariana dedicata alle donne e alle madri che sarà realizzata, presso laBasilica di Santa Maria Maggiore a Roma, martedì 26 gennaio, a partire dalle ore 20:45″, spiega ai microfoni della Radio Vaticana il presidente del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez.

“Il gesto – continua Martinez – verrà replicato contestualmente: ci sembra, infatti, molto bello che tutto il Paese stia in preghiera nei principali Santuari d’Italia, alla stessa ora, per riaffermare la bellezza della maternità, della paternità, la dignità della donna e dell’uomo. Sono tutti invitati a questa veglia mariana, in modo particolare le donne, le madri, e chiediamo proprio a loro di venire con un fiore per Maria, affinché sbocci nei nostri cuori la verità per il bene comune, per la vita, per la famiglia, così come fa Papa Francesco che porta sempre un fiore alla Madonna”.

La Veglia mariana dedicata alle donne e alle madri “Porta un fiore a Maria… e lascia sbocciare la verità!”, è stata promossa da alcune Associazioni e Movimenti ecclesiali italiani e in collaborazione con la Diocesi di Roma.

Dove in contemporanea
La Veglia si terrà in contemporanea presso:
Pontificia Basilica di Sant’Antonio di PADOVA
Santuario della Santa Casa di LORETO
Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola – ASSISI
Pontificio Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di POMPEI
Santuario nazionale Maria Madre e Regina di Monte Grisa – TRIESTE
Santuario Madonna di San Luca – BOLOGNA
Santuario Madonna delle Grazie di Montenero – LIVORNO
Santuario del Volto Santo di MANOPPELLO (PE)
Santuario di San Pio da Pietrelcina in SAN GIOVANNI ROTONDO
Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di SIRACUSA
Basilica Santuario Madonna di Monserrato VALLELONGA (VV)
Basilica di San Giovanni Battista FOGGIA
Basilica Santuario Sant’Antonio MESSINA
Santuario Maria SS. Annunziata GIUGLIANO IN CAMPANIA
Santuario Santa Maria Madre della Chiesa JADDICO – BRINDISI
Santuario Madonna della Grotta MODUGNO (BA)
Santuario Madonna della Grotta PRAIA A MARE
Santuario Maria SS. Annunziata TRAPANI

“Nei momenti in cui la confusione regna, le coscienze si fanno erronee e si assopiscono, l’unità di un popolo è attentata, i credenti ricorrono con fede alla preghiera – si legge in una nota del Rinnovamento -. La preghiera è la vita spirituale di un popolo: ci fa coscientizzare quanto accade sotto i nostri occhi e ci spinge a discernere il bene dal male. La preghiera compie sempre miracoli! Le donne e gli uomini della preghiera, nel tempo della crisi dell’umano, sono la più grande riserva di speranza e di difesa della vita, riconosciuta e custodita come dono d’amore. Nella preghiera è il segreto del vero umanesimo, che non esclude Dio dalla storia, che non sfida la creazione, le creature, il Creatore. Chi prega ha il coraggio di rischiare con il cuore puro e sconfigge la paura, l’indifferenza, l’individualismo. Chi prega ha sempre voglia di impegnarsi!”

E conclude: “Guardando a Maria, Madre di tutti i credenti, chiediamo al Signore che ridesti nel nostro Paese lo stupore per la bellezza della maternità e della paternità, della dignità della donna e dell’uomo e del loro amore sponsale e generativo in una famiglia“.

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Famiglia, un capitale che va comunicato

e.famiglia

Il dibattito in corso sulla famiglia rivela quanto ci sia bisogno innanzitutto di comunicarla (anche se, si dirà, sembra un assurdo: la famiglia si vive, non si comunica…). Il fatto è che mai come oggi la famiglia è concettualizzata, politicizzata, snaturata. Viene presentata come un modello astratto da difendere o attaccare, «come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro – dice il Papa – invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato».

Chi una volta ‘metteva su famiglia’ tende a non farlo più, per motivi non solo economici ma anche culturali; e al contrario chi non la poteva o non la voleva creare adesso la esige, magari in forme diverse. Risultato? Che la nozione di famiglia – intesa come realtà che si sviluppa a partire dall’alleanza feconda tra un uomo e una donna – si sfalda. E ci rimettiamo tutti quanti. Allora sì che c’è bisogno di comunicarla: per mostrare questo ‘capitale sociale’ che è ancora e prima di tutto una grande risorsa, non solo un problema, o un’istituzione in crisi. Perché sia di nuovo appetibile, attraente e quindi preservata e sostenuta per la sua convenienza universale.

E perché si capisca cosa rischiamo di perdere se non la sosteniamo adeguatamente o se, modificandone la definizione, la svuotiamo di significato. Ma come mostrare il bene che la famiglia con queste caratteristiche rappresenta, e farlo a una società che, in nome dell’etica dell’autonomia, sembra percepire come imposto – quindi rifiutandolo – qualunque modello? Conviene prendere atto che reclamare, o restare sulla difensiva, tende a far passare chi crede nella famiglia per corporativo, quando invece si tratta di promuovere un bene comune, e che è preferibile essere umili (perché «non esiste la famiglia perfetta», come ha ricordato papa Francesco), inclusivi (perché, ci ha ricordato il segretario della Cei, il vescovo Galantino, «è una vicenda che deve interessare tutti»), e capaci di parlare sia alla testa che al cuore delle persone.

Alla testa, con un approccio pragmatico, mostrando il contributo concreto che dà la famiglia: è rifugio dalla povertà, risparmio per la collettività (in quanto ‘prima scuola’ e ‘ospedale più vicino’), educa alla diversità (perché basata sulla complementarietà), è garanzia di parità (giacché la differenza uomo-donna è per la comunione); e protegge l’individuo dai centri di potere e naturalmente, essendo generativa, assicura il futuro di ogni società e di ogni Paese.

Bisogna poi saper parlare anche al cuore, con un approccio emotivo che risvegli il desiderio di famiglia: come ha detto Francesco, è la famiglia che non lascia gli individui isolati «in un mondo globalizzato dove c’è sempre meno il calore della casa», e che risponde a quel sogno di amore autentico e di donazione totale proprio di ogni essere umano («anche l’uomo di oggi – che spesso ridicolizza questo disegno – rimane attirato e affascinato da ogni amore fecondo, fedele e perpetuo»). Superiamo allora il conflitto (interno ed esterno) partendo da quello che ci unisce e che tocca cattolici e non, adottando quello sguardo d’insieme che ci insegna il Papa: dire che oggi il problema è solo economico, o solo antropologico, vuol dire contrapporre due verità che convivono.

Perché non aiutare la famiglia con adeguate politiche fiscali, o stravolgerne la nozione per allargarla a nuove forme di unioni (se tutto diventa ‘famiglia’, più niente è famiglia), equivale a idebolirla e distruggerla. Con un danno grave che riguarderà tutti.

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Santo del Giorno 27 Dicembre

Da Nazaret il modello: seguire il progetto di Dio
La famiglia è il terreno fertile dove cresce la santità: che sia un giardino sereno o un groviglio di relazioni complesse, essa rimane il punto di riferimento per ogni essere umano. A Nazaret, non senza un percorso accidentato e reso difficile da numerosi ostacoli, la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe riuscì a realizzare il progetto che Dio ha per ogni essere umano. Ed è nell’icona della Santa Famiglia che si coglie il senso più autentico del matrimonio come sacramento, cioè come segno efficace della presenza del Signore nella storia. In quella “santa imperfezione” del piccolo nucleo domestico nazareno ritroviamo la speranza di poter costruire un mondo migliore nonostante i nostri errori. Perché ciò che rende davvero tale una famiglia è la capacità di affidarsi all’amore misericordioso che tutto abbraccia.
Altri santi. San Giovanni, apostolo ed evangelista (I sec.); beato Alfredo Parte, martire (1899-1936).
Letture. 1Sam 1,20-22.24-28; Sal 83; 1 Gv 3,1-2.21-24; Lc 2,41-52.
Ambrosiano. 1Gv 1,1-10; Sal 96; Rm 10,8c-15; Gv 21,19c-24.
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Sinodo La Relazione: nella famiglia il futuro. E porte aperte alle situazioni difficili

Il testo finale del Sinodo consegnato al Papa: in 94 paragrafi i grandi temi sulla famiglia. Divorziati risposati si chiede «una più piena partecipazione alla vita della Chiesa». IL TESTO DELLA RELAZIONE FINALE IN PDF | ESITO DELLE VOTAZIONI IN PDF | IL BRIEFING  «Dal Sinodo un grande sì alla famiglia» (Luciano Moia)
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«Dal Sinodo un grande sì alla famiglia»

La notizia più importante del Sinodo non è nella Relazione finale, è nel Sinodo stesso. Il fatto cioè che oltre 300 esponenti di rilievo della Chiesa, tra cardinali, vescovi, esperti, famiglie, abbiamo discusso per due anni di matrimonio e famiglia.

Una istituzione come la Chiesa, che ha nel mondo un miliardo e duecentomila fedeli, ha dedicato gran parte dell’ultimo biennio a riflettere su come dare forza all’istituto familiare, architrave della Chiesa e della società. Quale altra realtà diffusa su scala mondiale dedica tante energie a un obiettivo così importante per il bene comune?

Il messaggio chiaro, indiscutibile, che arriva al mondo è «un grande sì alla famiglia. È la dimostrazione che la famiglia non è un modello del passato, non è superata». Anzi, è la struttura che rappresenta le radici e il futuro di tutti noi. L’ha spiegato il cardinale Christoph Schoenborn che sabato promeriggio è intervenuto all’ultimo briefing di questo Sinodo. «La famiglia – ha osservato l’arcivescovo di Vienna – è la più importante delle “reti”, è una rete formidabile, anche quella ferita, come posso testimoniare per la mia esperienza familiare. La famiglia non è un modello del passato, non è superata».

E ha citato il giornalista ateo Frank Schirrmacher, editore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, morto recentemente, e il suo libro “Minimum”, “un best seller in Germania – ha detto il porporato austriaco – ebbene, non c’è nel libro traccia di religione, ma c’è un sì formidabile alla famiglia».

E se questa sottolineatura forte della centralità della famiglia, evidente a tutti, è il primo e più eclatante dato che emerge da queste tre settimane di Sinodo, la Relatio finalis non è altro che un tentativo da parte della Chiesa di leggere – anzi di rileggere – il suo impegno al fianco della famiglia. E questo impegno nasce innanzi tutto dal dovere di definire la famiglia, nella confusione culturale che segna i nostri giorni: «È fatta di un uomo e una donna e della loro vita insieme fedele e aperta alla vita – ha detto ancora Schoenborn – e papa Francesco con il suo buonumore ci ha ricordato che quando due persone si sposano appaiono anche due suocere cioè ci sono due famiglie coinvolte, ma la definizione della famiglia è chiara, come si legge nel primo capitolo della Bibbia, la Genesi, “maschio e femmina li creo”, e disse loro “siate fecondi e moltiplicatevi”. Ma questa definizione – ha fatto notare il cardinale teologo – non esclude situazioni di ricomposizione di famiglie, patchwork, anche se alla base c’è sempre il nucleo uomo-donna e l’apertura alla vita».

In questa attenzione alla famiglia la Chiesa, come emerge nella Relatio finalis, chiede anche alle istituzioni un impegno chiaro, con leggi che agevolino il compito sociale ed educativo degli sposi: «C’è un punto molto chiaro nella Relazione – ha proseguito l’arcivescovo di Vienna – sui doveri della politica per favorire la famiglia sotto tutti i punti di vista, vi sono anche dei passaggi specifici per quanto riguarda l’Africa e i Paesi emergenti che protestano contro questo effetto combinato di intenzioni ideologiche e di aiuti finanziari, un passaggio molto chiaro nel documento finale per le istituzioni internazionali, che non devono imporre agli Stati delle politiche famigliari che gli Stati stessi rifiutano, collegandoli o definendoli come condizioni per la concessione di crediti».

«Il documento – ha detto a questo proposito l’arcivescovo brasiliano di Aparecida, Raymund Damasceno Assis – propone che le associazioni di famiglie abbiano un ruolo perché la famiglia da sola può fare ben poco. È importante aprirsi alla comunione con altre famiglie, anche per avere voce al momento di decidere le politiche pubbliche, e bisogna incoraggiare la formazione di queste associazioni, a tutti i livelli».

Durante il briefing spazio anche al tema della comunione ai divorziati risposati che però nella Relazione finale è affrontato solo in modo indiretto, perché l’obiettivo è quello di lasciare al Papa ampia possibilità di intervenire per la definizione concreta di questo aspetto: «La Relatio come ci è stata presentata stamattina tocca la questione dei sacramenti ai divorziati risposati non in modo diretto, cioè – ha spiegato ancora Schoenborn – offre i criteri fondamentali del discernimento delle situazioni». Una scelta importante, ha fatto notare il cardinale, «perché supera l’attesa di una risposta “sì” o “no”, che è una falsa domanda, perché ogni situazione è diversa dall’altra».

«Come ha spiegato il card. Cottier, che era il teologo di Giovanni Paolo II, nell’intervista al direttore di Civiltà Cattolica padre Spadaro – ha aggiunto il porporato – la definizione divorziati risposati è troppo univoca, perché le situazione sono talmente diverse e dobbiamo guardarle tutte da vicino, discernere e accompagnare le situazioni. Il documento finale dà i criteri non solo per l’accesso ai sacramenti ma anche per le situazioni che il catechismo della Chiesa cattolica chiama “irregolari”».

avvenire.it

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Sinodo 2015 Rilanciare la buona novella della famiglia

La dottrina del matrimonio e della famiglia è un dono prezioso non solo per la Chiesa, ma per l’umanità intera. Oggi però questa verità è appannata, non riusciamo più ad esprimerla nel modo più credibile, la forza della nostra testimonianza rischia di risultare meno efficace. Lo dimostra, tra gli altri dati, la diffusa sfiducia dei giovani nel matrimonio che, soprattutto in Occidente, fa registrare numeri in pesante declino. Nelle grandi metropoli d’Europa i matrimoni religiosi sono in caduta libera, mai così pochi dalla Seconda guerra mondiale.

Come reagire? Innanzi tutto trovando modalità più efficaci per ridire la bellezza del matrimonio e della famiglia in modo agevole e comprensibile a tutti gli uomini, anche – e forse soprattutto – ai non credenti. E poi tornando alla radice del Vangelo della famiglia, che è la Parola di Dio, Antico e Nuovo Testamento, padri della Chiesa, magistero. Ecco, la capacità di riaffermare in modo più fresco e accattivante il collegamento tra la missione della famiglia e «la sorgente zampillante» del messaggio di Gesù deve diventare «il cuore palpitante del Sinodo.

Una sfida impossibile? «No, se facciamo eco alla parola di Gesù e se la attuiamo con uno sguardo di tenerezza misericordiosa sulla stagioni della vita familiare». Lo scrivono i padri sinodali del “circolo italiano C” – moderatore il cardinale Angelo Bagnasco, relatore il vescovo Franco Giulio Brambilla – che questa mattina, come gli altri dodici “circoli minori”, hanno consegnato alla Segreteria del Sinodo la relazione con le proposte di modifica per la seconda parte dell’Instrumentum laboris.

Il richiamo a un maggior radicamento nella Scrittura per aiutare la società dei nostri giorni, giovani naturalmente in testa, a comprendere le buone ragioni del matrimonio cristiano, si ritrova un po’ in tutte le relazioni. «Non si tratta di rifare tutta la teologia del matrimonio e della famiglia – annotano i padri sinodali del “circolo francese A“, moderatore il cardinale Gerald Lacroix, relatore l’arcivescovo Laurent Ulrich – ma è necessario che il Sinodo esprima gli aspetti più salienti e più urgenti di questa buona novella che non è riservata ai soli cattolici».

Se la misericordia è la chiave per rileggere tanti aspetti della vita matrimoniale e familiare, si rende allora necessaria «una nuova definizione di famiglia», come fu per la Gaudium et Spes o la Familiaris consortio. La richiesta arriva dal “circolo spagnolo A” – relatore il cardinale Rodriguez Maradiaga, relatore il cardinale Lacunza Maestrojuan – che sottolineano a questo proposito la necessità di ribadire, in modo rinnovato, l’analogia tra Chiesa e famiglia.

Ma l’urgenza di una nuova definizione di famiglia è un dato che si ritrova in varie relazioni. I padri del “circolo italiano B” – moderatore il cardinaleEdoardo Menichelli, relatore il cardinale Mauro Piacenza – lo scrivono in modo esplicito: «Emerge la necessità di domandare un documento magisteriale» che possa riordinare la complessa e diversificata dottrina sul matrimonio e sulla famiglia. E, allo stesso tempo, «verificare i risvolti pastorali attinenti alla tematica».

Chiarezza di linguaggio, maggior radicamento biblico e un esplicito collegamento tra il Sinodo e l’anno giubilare della misericordia sono anche le richieste che arrivano dai padri del “circolo italiano A” – moderatore il cardinale Francesco Montenegro, relatore padre Manuel Jesus Arroba Conde – che chiedono anche di ampliare i testi dottrinali, «inserendovi la dimensione spirituale e pneumologica, accogliendo la sensibilità più propria della tradizione orientale».

Nel “circolo francese C” – moderatore il vescovo Maurice Plat, relatore il vescovo Paul André Durocher – si è invece invitato a superare le «opposizioni implicite» che sono contenute dell’Instrumentum Laboris, il testo base sul quale sta lavorando il Sinodo. Occorre «un approccio più unificato: per esempio tra teologia e pastorale, tra verità e misericordia. Non lasciamoci intrappolare in false opposizioni e concessioni – che generano solo confusione».

Il “circolo inglese A” – moderatore il cardinale George Pell, relatore l’arcivescovo Joseph Kurtz – indica invece delle “buone prassi” sul matrimonio che la Chiesa dovrebbe promuovere. Una di queste è la preghiera all’interno della famiglia.

Nel “gruppo inglese B” – moderatore il cardinale Vincent Nichols, relatore Diarmuid Martin è stato poi sottolineato che anche la terminologia della Chiesa dovrebbe scegliere parole «più accessibili agli uomini e alle donne del nostro tempo». Per esempio, invece che usare la parola “indissolubilità”, sarebbe opportuno «un linguaggio meno legale che mostri meglio il mistero dell’amore di Dio, parlando dunque del matrimonio come grazia, benedizione e come patto d’amore per tutta la vita».

avvenire.it

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Un gruppo di famiglie giovani può essere un piccolo miracolo, se la parrocchia non è solo un’agenzia di erogazione di servizi, sacri e profani

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È successo in un weekend di luglio: una decina di famiglie, relativamente giovani, in trasferta, da una parrocchia di Molfetta a Nardò. Un programma tutto sommato semplice, socializzazione e formazione: una mattinata allegra sulla spiaggia di Sant’Isidoro, un pomeriggio di riflessione, una visita alla tomba di don Tonino ad Alessano. E, per non farsi mancare niente, un paio di passeggiate culturali, nelle cittadine vicine.

La cronaca si sbriga in poche righe, ma, se uno sa guardare bene, queste quarantott’ore possono innescare qualche riflessione, qualcosa che spesso viene detto ma che, altrettanto spesso, rimane privo di ricadute concrete. E, per guardare, iniziamo ad aprire una finestra su un momento per molti aspetti rivelatore, quello dei pasti.

Che cosa succede con una decina di famiglie riunite per i pasti, con una ventina abbondante di bambini? Succede quello che succede ogni giorno nelle nostre case. C’è quello che non vuole proprio sedersi a tavola e accanto c’è quello che non ha pazienza di aspettare; ci sarà sicuramente qualcuno a cui quella minestra proprio non va giù, e bisogna ingegnarsi per fargli mangiare qualcosa. Ci sono i mille espedienti per tenere i bambini a tavola; non può mancare qualche bicchiere che si versa… e poi la tipica fuga a metà del pasto. E tutto questo proviamo ad immaginarlo con l’effetto moltiplicativo ed esplosivo della comitiva. I genitori si scoprono tutti sulla stessa barca, a combattere con le stesse situazioni; ci si consola guardando i ragazzini più grandicelli, ormai autonomi, a tavola con il parroco.

Ora apriamo un’altra finestra e questa comitiva di famiglie osserviamola riunita intorno ad un’altra tavola, la Mensa Eucaristica. Non ci sono bicchieri che si versano, ma la scena è più o meno la stessa… e pure il parroco fatica un pochino a mantenere la concentrazione. E, osservando questa scena, ce ne vengono in mente molte altre, vissute in passato. Quella volta che avevamo fatto i salti mortali per partecipare insieme alla Messa domenicale e il piccolo o la piccola non è stato fermo e zitto per più di un minuto. In un banco accanto è potuta capitare anche una signora poco comprensiva: i genitori, senza perdere troppo tempo, hanno dovuto decidere chi rimane e chi esce. Alle preghiere del rito, tipicamente se ne aggiunge un’altra “fa’ che finisca al più presto!”.

Questi episodi di ordinario manicomio, vissuti in un micro-campo parrocchiale, valgono più di mille parole. Se vogliamo parlare di famiglie, se vogliamo fare proposte alle famiglie, dobbiamo tenere in mente queste scene, entrambe le scene.

Tolta l’allegria della comitiva, la prima scena la conserviamo per ricordarci di tutti i motivi che possono mettere una famiglia in affanno, spesso ben più seri dei capricci dei bambini a tavola.

E se l’equilibrio delle giornate delle famiglie è sempre precario, la seconda scena dobbiamo tenerla a mente quando parliamo di partecipazione alla vita comunitaria. La teniamo a mente per ricordare che, quando passiamo dalla teoria alla pratica, diventa tutto così complicato. E fortissima è la tentazione di rinunciare, lasciar perdere la Messa domenicale, gli incontri e tutto il resto. Tentazione da entrambe le parti, famiglie ed operatori pastorali.

Assenti oggi, assenti domani, ci si abitua all’assenza di famiglie, bambini, ragazzi; ci si rassegna. E le famiglie tornano in parrocchia solo quando i figli possono essere inseriti (o scaricati?) nelle attività formative (o di intrattenimento?); con la preoccupazione che la proposta sia sufficientemente attrattiva, per rinviare, indefinitamente, la fatica più grossa, che sarà quella di chiamare in causa le convinzioni, intime e profonde.

Allora un gruppo di famiglie giovani può essere un piccolo miracolo. Un piccolo miracolo se la parrocchia non è solo un’agenzia di erogazione di servizi, sacri e profani. Un piccolo miracolo se, con presa di coscienza collettiva, si riesce a prendere in carico qualche servizio in favore di altre famiglie e del territorio. Un piccolo miracolo se la rete di relazioni continua ad allargarsi, senza troppi vincoli, condividendo esperienze e speranze. Un miracolo se riesce a far circolare una parola, una parola sola, purché di Vangelo, che vada da cuore a cuore.

VINONUOVO.IT

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Sinodo Vescovi: dinamiche vive e reali delle nostre famiglie

Come sarebbe bello se i vescovi che al Sinodo in ottobre parleranno ancora della famiglia passassero qualche giorno sulle spiagge…

Un buon cattolico d’estate va in montagna, non al mare. Nessuno me lo ha mai detto esplicitamente. Nemmeno l’ho mai letto. Ma da giovane questa idea faceva quasi parte strutturale dell’essenza della fede. Poi, quando 15 anni fa, per la prima volta ho avuto il coraggio di mettere maschera e pinne e guardare sotto ho capito che cercare di salire, di innalzarsi ai cieli, non è l’unico modo per “ascoltare” Dio. E forse nemmeno quello più “incarnato”. Guardare in basso, guardare dentro, nell’abisso da cui siamo sorti, parla altrettanto di Dio, ma da una prospettiva diversa.

Da bravo trasgressore oggi sono in spiaggia. E mentre mi cuocio leggo quello che papa Francesco ha detto qualche giorno fa a Guayaquil, commentando del nozze di Cana e parlando alle famiglie. E mi guardo attorno.

Davanti a me, a chiudermi la bellezza di questo mare, una donna e una bimba. Una decina d’anni la piccola e oltre i sessanta la grande. “Eleonora, vieni qua che ti metto la crema!” La bimba senza farsi pregare rientra saltellante dalla battigia. E mentre si lascia accarezzare protetta, dice: “Papà ha chiamato?”. “No, non ancora. Ma lo sai che lo fa quando può.” “Sì, lo so, nonna!” Quanta nostalgia in queste parole e nei suoi occhietti vispi e feriti. C’è un’assenza, una mancanza, nonostante l’allegria con cui scappa via. Manca la parola mamma.

Di lato a pochi metri, quasi dentro al timpano sinistro, è appena arrivata la parlata toscana di una donna che catechizza suo marito, e non la smette mai. “Ma se te tu lo pianti così il vento lo porta via. Mettilo inclinato!” Il marito esegue, non fiata, mentre lei dirige e sovrintende. “Gianluca! Gianluca, oh bischero! Vieni qua! Adesso l’è presto per andare in acqua”. “Perché mamma?” “Perché te tu lo fai quando lo dico io”. Anche il bambino tace e si adegua. “Amore, te tu hai preso la borsa dei giochi?”. “Sì. Sta li dietro a te” risponde il marito, mentre apre l’ombrellone. “Oh, attento!”, gli grida lei. “Te tu non mi vedi? Ormai mi infilavi l’occhio! Te tu proprio non guardi mai dove sono io. Ché son trasparente?” Lui tace, non la guarda, ormai sa già che non conviene reagire.

A destra, prima ancora che arrivassi, si sono accampati in tre ombrelloni. Il padre non finisce mai di sistemare i fili dei tiranti. Ha una laura in “ingegneria da spiaggia”. La figlia grande, Lucy, sui sedici anni, cuffiette nelle orecchie, spalmata sul telo, col sole che le brucia la schiena, non fiata e non guarda. Il figlio piccolo, Andrea, non arriva a tre anni. Incuriosito dalla buca che la madre gli sta scavando, è perso nelle parole della storia che lei gli inventa, fatta di un castello, di un fossato, dei coccodrilli e di una regina da salvare.

Il papa dice: “Questa è la buona notizia: il vino migliore è quello che sta per essere bevuto, la realtà più amabile, la più profonda e la più bella per la famiglia deve ancora arrivare (…) Gesù ha una preferenza per versare il migliore dei vini a quelli che per una ragione o per l’altra ormai sentono di avere rotto tutte le anfore“.

Eleonora gioca. Da sola ovviamente. Con un bastone cammina, saltella e corre sulla battigia, fino all’estremità della spiaggia. E la nonna, stesa a prendere il sole non la perde un istante. La testa tirata su e gli occhi incollati a quel costumino giallo fiorato. La riconoscerebbe anche a distanza di chilometri. Con tutto l’amore che ci mette, con tutta la responsabilità che si sente addosso. E adesso si ferma, Eleonora. Scrive qualcosa col bastone, ma le onde lo cancellano subito. La nonna si alza appoggiandosi su un gomito. Sarebbe bello sapere cosa ha scritto. Ma forse le basta vedere che nonostante tutto Eleonora vuole lasciare traccia di sé. Sorride, si mette giù e chiude gli occhi. Forse il vino migliore per Eleonora è che un giorno qualcuno arrivi, o ritorni, e dia pienezza a quel desiderio di vivere che il suo corpo di bimba non sa ancora trattenere.

“Oh Gianluca!! Già te l’ho detto: non andare in acqua! Che poi c’è un vento da impazzire. Amore, ma ché, ci stiamo davvero qui?” Non è passata nemmeno un’ora da quando sono arrivati. “E perché non andiamo nella spiaggia di ieri? Là c’era meno vento, meno sassi… dai che là si sta meglio tutti. Non ti pare, amore?” Lui non fiata. Continua a far finta di leggere il giornale. Ma sa già come andranno le cose. “Dai Giangi, vieni su che andiamo! Amore, non ti scoccia vero se cambiamo spiaggia? Te tu sei così bravo!” E a questo punto lui chiude il giornale e inizia rimettere dentro i giochi, appena sparsi. Ecco, il vino migliore per questa donna sarebbe un bel no, secco e deciso, senza ripensamenti. Perché si renda conto che le regine esistono solo nelle favole. Nella realtà sono un delirio.

La mamma di Lucy le batte sulla spalla. Lei si gira e si toglie le cuffiette. “Io e papà andiamo al bar per un caffè. Andrea è con te. Veniamo subito”. Non risponde e si rimette giù. Ma tempo due secondi Lucy si rialza, spegne l’iPod e si siede sul telo di Andrea. Sfodera un sorriso impensabile e dice: “Nano… ci hanno lasciati soli! E allora adesso finiamo il castello. Dove sta la regina?” E mentre loro giocano, mamma e babbo arrivano, in silenzio. E in un secondo, con telecamera e cellulare e immortalano la scena. Sicuramente insolita e inattesa. Ecco forse il vino migliore per Lucy è accettare questo fratellino, forse arrivato fuori tempo massimo, che complica le cose, ma che glene insegna anche tante altre.

Come sarebbe bello se i vescovi che andranno al Sinodo in ottobre passassero qualche giorno sulle spiagge. E’ uno dei pochi posti in cui le dinamiche vive e reali delle nostre famiglie sono esposte a tutti. Anche al Vangelo, se si vuole.

 

vinonuovo.it

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L’udienza Papa: Sinodo preghiere, non chiacchiere. Ecco la preghiera del Sinodo

Papa Francesco, all’udienza generale di oggi, ha prima salutato i malati fatti radunare nell’Aula Paolo VI a causa della pioggia, e poi ha tenuto in Piazza San Pietro la catechesi. Nella sua riflessione sulla famiglia, ha detto che quella di oggi è “una tappa un po’ speciale”, “una sosta di preghiera. Il 25 marzo infatti nella Chiesa celebriamo solennemente l’Annunciazione, inizio del mistero dell’Incarnazione.

L’Arcangelo Gabriele visita l’umile ragazza di Nazaret e le annuncia che concepirà e partorirà il Figlio di Dio. Con questo Annuncio il Signore illumina e rafforza la fede di Maria, come poi farà anche per il suo sposo Giuseppe, affinché Gesù possa nascere in una famiglia umana. Questo è molto bello: ci mostra quanto profondamente il mistero dell’Incarnazione, così come Dio l’ha voluto, comprenda non soltanto il concepimento nel grembo della madre, ma anche l’accoglienza in una vera famiglia.

Oggi vorrei contemplare con voi la bellezza di questo legame, la bellezza di questa condiscendenza di Dio; e possiamo farlo recitando insieme l’Ave Maria, che nella prima parte riprende proprio le parole che l’Angelo, quelle che rivolse alla Vergine. Vi invito a pregare insieme”: (Recita Ave Maria in italiano) Quindi ha meditato su un secondo aspetto: “il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione, in molti Paesi si celebra la Giornata per la Vita.

Per questo, vent’anni fa, san Giovanni Paolo II in questa data firmò l’Enciclica Evangelium vitae. Per ricordare tale anniversario oggi sono presenti in Piazza molti aderenti al Movimento per la Vita. Nella Evangelium vitae la famiglia occupa un posto centrale, in quanto è il grembo della vita umana. La parola del mio venerato Predecessore ci ricorda che la coppia umana è stata benedetta da Dio fin dal principio per formare una comunità di amore e di vita, a cui è affidata la missione della procreazione. Gli sposi cristiani, celebrando il sacramento del Matrimonio, si rendono disponibili ad onorare questa benedizione, con la grazia di Cristo, per tutta la vita. La Chiesa, da parte sua, si impegna solennemente a prendersi cura della famiglia che ne nasce, come dono di Dio per la sua stessa vita, nella buona e nella cattiva sorte: il legame tra Chiesa e famiglia è sacro ed inviolabile. La Chiesa, come madre, non abbandona mai la famiglia, anche quando essa è avvilita, ferita e in tanti modi mortificata. Neppure quando cade nel peccato, oppure si allontana dalla Chiesa; sempre farà di tutto per cercare di curarla e di guarirla, di invitarla a conversione e di riconciliarla con il Signore”.

“Ebbene, se questo è il compito, appare chiaro di quanta preghiera abbia bisogno la Chiesa per essere in grado, in ogni tempo, di compiere questa missione! Una preghiera piena di amore per la famiglia e per la vita. Una preghiera che sa gioire con chi gioisce e soffrire con chi soffre. Ecco allora insieme con i miei collaboratori, abbiamo pensato di proporre oggi: di rinnovare la preghiera per il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. Rilanciamo questo impegno fino al prossimo ottobre, quando avrà luogo l’Assemblea sinodale ordinaria dedicata alla famiglia. Vorrei che questa preghiera, come tutto il cammino sinodale, sia animata dalla compassione del Buon Pastore per il suo gregge, specialmente per le persone e le famiglie che per diversi motivi sono «stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore» (Mt 9,36).

Così, sostenuta e animata dalla grazia di Dio, la Chiesa potrà essere ancora più impegnata, e ancora più unita, nella testimonianza della verità dell’amore di Dio e della sua misericordia per le famiglie del mondo, nessuna esclusa, sia dentro che fuori l’ovile”. “Vi chiedo per favore – è stato il suo invito – di non far mancare la vostra preghiera. Tutti – Papa, Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici – tutti siamo chiamati a pregare per il Sinodo. Di questo c’è bisogno, non di chiacchiere! Invito a pregare anche quanti si sentono lontani, o che non sono più abituati a farlo. Questa preghiera per il Sinodo sulla famiglia è per il bene di tutti. So che stamattina vi è stata data su un’immaginetta, e che l’avete tra le mani. Forse sarà un po’ bagnata. Vi invito a conservarla e a portarla con voi, così che nei prossimi mesi possiate recitarla spesso, con santa insistenza, come ci ha chiesto Gesù.

Ora la recitiamo insieme:

Gesù, Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, a voi con fiducia ci rivolgiamo. Santa Famiglia di Nazareth, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche. Santa Famiglia di Nazareth, mai più nelle famiglie si faccia esperienza di violenza, chiusura e divisione: chiunque è stato ferito o scandalizzato conosca presto consolazione e guarigione. Santa Famiglia di Nazareth, il prossimo Sinodo dei Vescovi possa ridestare in tutti la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio. Gesù, Maria e Giuseppe, ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen”.

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MATRIMONIO E FAMIGLIA, DOPO IL SINODO

In un paio di recenti occasioni, prima all’Università di Vienna (15 ottobre 2014) e poi alla Catholic University of America di Washington (6 novembre 2014), il cardinal Kasper ha pubblicamente ribadito che gli schemi correnti del tipo “progressista/conservatore” male si applicano a papa Francesco. Non classificabile all’interno di una qualche scuola accademica di teologia, uomo pratico che all’astrazione delle idee preferisce l’incontro diretto con le persone, il papa argentino sfugge a simili catalogazioni. Per quanto immediate ed efficaci sul piano giornalistico, quelle semplificazioni risultano ingannevoli quando applicate tout court alla sua figura di pastore o al suo pensiero teologico.

1. Un papa radicale per una chiesa radicale?

Si vede confermato questo convincimento specie se si volge retrospettivamente lo sguardo alla condotta – silente, ma nient’affatto indifferente – del vescovo di Roma nei giorni del sinodo straordinario. Oppure se si rilegge il suo discorso per la conclusione dell’assemblea sinodale, discorso che qualcuno ha giudicato «uno dei più importanti del suo pontificato», fino ad oggi.

In quest’ultimo testo papa Bergoglio sottolinea, riguardo al processo sinodale, la positività del cammino compiuto insieme, ora con momenti di entusiasmo, ora con segni di affaticamento (quando, precisa, il più forte si è sentito in dovere di aiutare il meno forte). E nondimeno stigmatizza le opposte tentazioni – pure verificatesi, inutile nasconderlo – di irrigidirsi in una chiusura a riccio o di annacquare il vangelo della croce, vuoi per assecondare le proprie paure di cambiamento, vuoi per coprire le ferite sanguinanti con falsa pietà, senza guarirle. Cecità nei confronti della realtà, cecità nei confronti della verità. Pane trasformato in pietra, pietra trasformata in pane, dice il papa. Rifiutando queste secche alternative, conclude, la chiesa si dovrà sforzare di essere fedele al suo Sposo, senza paura di sedere a mensa con pubblicani e prostitute. Invocando su se stessa il dono di quella misericordia che è proprietà fondamentale di Dio, la saprà esercitare non come cedimento populista né come debolezza pastorale nei confronti dei fratelli caduti.

In definitiva, puntualizzava Kasper nella sua lecture per la consegna della medaglia intitolata al patrologo Johannes Quasten (1900-1997), se una scelta di campo va individuata, di papa Francesco si deve dire che «egli non rappresenta una posizione liberale, ma una posizione radicale, intesa – nell’accezione originale della parola – come un ricollegarsi alle radici, alla radix», nella convinzione che questo ritorno alle fonti dell’esperienza cristiana è, di fatto, aprire nuove strade, scorgere possibilità impensate, «costruire un ponte verso il futuro».

Ai lettori più attenti non sarà sfuggito che, così dicendo, Kasper a Washington riprendeva esattamente una formulazione retorica dall’Introduzione del suo Il vangelo della famiglia, qui riferita ai compiti della chiesa cattolica oggi 1, là applicata al pontefice che ne regge le sorti. Tradizione sì, senza tradizionalismi. Radicalità sì, senza radicalismi.

Ma allora, possiamo chiederci, che spazio hanno ottenuto, a posteriori, le tesi del «teologo del papa» su matrimonio e famiglia, nella Relatio synodi finale? Il «papa delle sorprese» può dirsi rappresentato, come asseriscono i media, dai passi indicati come necessari dalla «teologia in ginocchio» del cardinale tedesco e/o dalla sintesi cui è provvisoriamente approdata l’assise conciliare? Si è trattato lì di radicalità evangelica o di cosmesi superficiale?

Non possiamo in questo breve spazio approntare un confronto sistematico che espliciti punto per punto contatti e differenze, elaborando un giudizio circostanziato e definitivo sugli effetti del discorso kasperiano sul Sinodo 2. Ci limiteremo invece a uno sguardo a volo d’uccello (§ 2), individuando qualche linea di tendenza, e poi (§ 3) indagheremo che cosa ne è stato, al Sinodo, dei «quattro passi» elencati da Kasper nell’Epilogo de Il vangelo della famiglia. Ci condurranno nel breve percorso anche i testi de Il matrimonio cristiano: di questo vero e proprio trattatello sistematico la relazione introduttiva al concistoro dello scorso febbraio rappresenta, se vogliamo, l’estrema sintesi.

2. Percorsi paralleli sul vangelo della famiglia

L’impianto complessivo dell’argomentazione, tanto nei testi di Kasper quanto nella Relatio synodi, segue una identica triplice scansione: 1) ascolto/sguardo sulla situazione attuale, specialmente sulle sue criticità; 2) ascolto/sguardo sul dato della rivelazione cristiana; 3) confronto fra le due prospettive per discernere nuove vie.

Il primo passaggio di questa rodata metodologia, ossia l’istantanea sociologico-psicologica della realtà di matrimonio e famiglia così come si lascia fotografare oggi, è molto più elaborato e complesso nella relazione conclusiva sinodale che nella relazione introduttiva kasperiana. Nondimeno, il Kasper de Il matrimonio cristiano si dilunga in proposito in una analisi molto più sviluppata, che mantiene – a distanza di quasi quarant’anni – una sua sorprendente attualità.

Quando volge lo sguardo al dato neotestamentario, secondo dei tre passaggi, il documento sinodale richiama la paradigmaticità dell’atteggiamento di Gesù (n. 14) e distingue, nella pedagogia divina, tre (meglio: quattro) tappe fondamentali: l’alleanza sponsale inaugurata nella creazione, poi rivelata nella storia di Israele, riceve la pienezza del suo significato salvifico in Cristo e si compirà definitivamente nelle nozze escatologiche dell’Agnello (nn. 15s.). Queste stesse scansioni storiche appaiono organizzate in modo lievemente diverso ne Il vangelo della famiglia: l’ordine del creato e la ferita del peccato sono pensati già in prospettiva anticotestamentaria, l’ordine della redenzione in Cristo muove dal dettato dei vangeli spingendosi fino agli apporti dell’epistolario paolino, l’accenno alla simbologia escatologica di Apocalisse si allarga sul tema del celibato per il regno, toccando il tópos della famiglia come chiesa domestica, cui è dedicata un’intera sezione 3.

Dato che non costituisce un trattato né un saggio di teologia, è comprensibile che la Relatio synodi – a differenza degli scritti di Kasper – non si incarichi di scorrere lo sviluppo della riflessione e della statuizione dogmatica nei diciannove secoli che intercorrono fra l’epoca apostolica e il Vaticano II. Di fatto, si concentra esclusivamente sui documenti magisteriali emanati dall’ultimo concilio e dagli ultimi pontefici. Riassume poi il “vangelo della famiglia” nel votatissimo n. 21 (con 181 placet di approvazione), cui fa seguire immediatamente il più controverso n. 22 (22 anche i non placet) sugli elementi validi e positivi presenti nel matrimonio naturale (sotto tale dicitura sono incluse in senso lato unioni civili, matrimoni tradizionali, convivenze) concependolo, nonostante limiti e insufficienze, come orientato ovvero orientabile a uno sviluppo, cioè alla pienezza del matrimonio cristiano (cfr. anche il n. 27). Vi si individua così una capacità di evoluzione, un divenire potenzialmente positivo. Infine, nei nn. 23-25, dopo aver ribadito la bellezza e la positività maturante dell’esperienza e della testimonianza dei matrimoni riusciti, per i casi di fragilità e di fallimento il Sinodo individua un approccio pastorale e misericordioso.

Esplicitando prospettive propriamente pastorali (è il terzo passaggio), il documento riassuntivo dell’assemblea dei vescovi cattolici – qui davvero ricalcando da vicino le posizioni del cardinale tedesco – individua l’urgenza e la necessità di scelte coraggiose, di cammini pastorali nuovi che partano dalla realtà effettiva, di uno sguardo differenziato sulle diverse situazioni concrete (n. 45), per far incontrare innanzitutto il volto misericordioso di Dio e la carità materna della chiesa, che si traducono in esperienze di riconciliazione e di aiuto (n. 44). Citando Evangelii gaudium, viene lanciato l’appello ad ascoltare con rispetto, facendosi prossimo e diventando compagni di cammino (n. 46). Si richiama altresì a un discernimento particolare per accompagnare i divorziati risposati (n. 47) e si individua il bisogno di procedure canoniche più accessibili e agili, oltre che gratuite, per il riconoscimento dei casi di nullità – non senza citare la possibilità di dare rilevanza al ruolo della fede dei nubendi in ordine alla validità del sacramento (n. 48) 4. Si promuovono infine il discernimento e la cura pastorale nei confronti dei divorziati risposati, favorendo una qualche loro partecipazione alla vita della comunità ecclesiale (n. 51).

Ad uno sguardo di massima, i punti di contatto fra il pensiero di Kasper e le riflessioni condotte dai padri sinodali sembrano dunque configurare, pur con innegabili differenze di visuale e di approccio, un sostanziale parallelismo di percorsi. Cerchiamo ora di precisare, seppur di poco, il confronto.

3. Il peso della storia sulla teoria del vincolo

Quale accoglienza hanno ricevuto i passi che il cardinale suggeriva di compiere nell’Epilogo del suo Il vangelo della famiglia? Erano quattro i passi auspicati: possiamo seguirli uno a uno, nella loro esatta successione, concatenati come sono fra di loro 5.

1) Nella prima delle due tappe del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, quella straordinaria celebrata lo scorso ottobre, si è senz’altro cercato un linguaggio nuovo che, accantonando sia toni catastrofici e pessimistici sia la presunzione di giudicare prima ancora di capire, smuovesse dall’immobilismo miope di chi finge di non vedere i problemi sul tappeto. A favore di una spiritualità dell’amore coniugale, un amore che trova la sua massima espressione incarnata nell’intimità sessuale – questa la sua specificità –, si sono levate voci nel corso dell’assemblea sinodale e si trovano accenni positivi nel “lessico familiare” del documento conclusivo. E, con questo, si può dire compiuto il primo passo.

2) Il tono generale di quel documento riassuntivo, prima ancora di affermazioni di singoli, attesta di un profilo pastorale profondo, più integrato nello stile ecclesiale, sulla scia del Vaticano II: accantonate considerazioni rigoriste e legaliste, ha la meglio un atteggiamento di accompagnamento solidale, sostanziato per così dire di “pazienza ed empatia”. Consapevoli del tesoro loro affidato ma anche dei propri limiti, i pastori sono chiamati a compiere un cammino (anche di conversione, perché no?) accanto ai coniugi, guidando ma facendosi aiutare da (alcuni di) loro, in spirito di corresponsabilità, e altresì a rivolgersi con sguardo aperto anche alle persone che hanno visto tristemente fallire il loro progetto di vita insieme. Nel testo non fa la sua comparsa il termine oikonomía, forse troppo caratterizzato dalla tradizione bizantino-ortodossa, ma la sostanza del concetto così come inteso da Kasper nel secondo passo proposto – il superamento di una manicheistica alternativa fra rigorismo e lassismo – pare esserci tutta.

3) E quanto al bisogno di riorientare in senso spirituale e pastorale i procedimenti canonici su questioni matrimoniali? Abbiamo già visto che nella Relatio synodi gli accenni in questa direzione non mancano. Altra cosa è dire se siano sufficienti, dal momento che nelle parole di Kasper si potrebbe leggere una più sottile provocazione a riequilibrare, appunto in termini spirituali e pastorali, esigenze istituzionali e giuridiche con dimensioni individuali e private. Alcuni osservatori appuntano che la materia in oggetto – cioè matrimonio e famiglia – ingloba un insieme di questioni che non sono riducibili né alla ferrea logica oggettiva del dato istituzionale (il vincolo matrimoniale stabilito dal sacramento), né alla magmatica sensibilità affettiva-emozionale dei singoli (il soggetto autonomo e autodeterminantesi), ma casomai a un campo di compresenza e di tensione fra questi due ambiti. Potremmo dire: il campo della intersoggettività.

Le categorie e i capisaldi di riferimento – teologici, canonistici, pastorali – che una secolare tradizione ci ha consegnato per dire e praticare il vangelo della famiglia propendono per una intangibilità dell’aspetto istituzionale. Come ricorda lo stesso Kasper ne Il matrimonio cristiano, questo rivestimento culturale del dato evangelico era perfettamente funzionale a una famiglia centrata sulla sua vocazione pubblica e sociale: quale comunità economica e centro di produzione di beni e servizi, come spiegano storici e sociologi. Alla sensibilità occidentale contemporanea che, al contrario, esalta la libera scelta sovrana del soggetto, si attaglia maggiormente un modello di famiglia imperniato sulla sua vocazione privata e personale (l’integrazione affettivo-personale, anziché la vita professionale e la funzione produttiva). Il distacco lacerante fra le due prospettive storico-culturali – che si traduce in uno scacco, direbbe qualcuno, per la comunità ecclesiale – appare a prima vista incolmabile 6. Fra le due c’è un abisso, riconosce Kasper: da una parte una comprensione naturale-statica, dall’altra una di tipo più personale-storico-dinamico 7. Per esemplificare: di fronte a una crisi matrimoniale, la Relatio synodi sembrerebbe vedere solo la fragilità dei soggetti implicati e del loro cammino di fede, mai una criticità del vincolo, un suo divenire, una sua dinamica storica (cfr. n. 24) 8.

La teologia kasperiana ci sembra invece più propensa a individuare elementi di gradualità: una legge di crescita, di sempre maggiore comprensione e realizzazione dell’ideale, di approfondimento, che conosce le dimensioni della conversione e del rinnovamento 9. Nelle posizioni espresse dai padri sinodali, così come riassunte nella relazione finale, parrebbe invece prevalere ancora la logica precedente, che sgancia il matrimonio dalla fragilità delle sue connessioni a parametri privati, egoistici (strutturalmente instabili e non vincolanti), ma per converso non si cura davvero della qualità relazionale, dell’intensità affettiva nella sfera intima, della ricchezza emotiva della vita di coppia, liberata oggi dalle determinanti sociali, economiche e biologiche di un tempo.

4) Se il passo precedente rimane incompiuto, ne risulta pregiudicato anche il passo successivo, il quarto e ultimo. È riferito a uno dei temi più scottanti sul tappeto: la possibilità per i divorziati (risposati e non) di accedere – a precise condizioni e dopo un periodo di riorientamento – ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia, al di là di prassi tacite e ufficiose localmente tollerate: il documento sinodale ne tratta ex professo al n. 52 (che ha ricevuto peraltro il più ingente numero di non placet: ben 74!). Dopo aver sunteggiato le opposte posizioni in campo, si conclude in modo asettico che la questione attende ulteriori approfondimenti (come per l’escamotage della comunione spirituale, di cui si occupa il n. 53): segno che il coraggioso affondo di Kasper non ha convinto molti esponenti dell’episcopato.

4. Per concludere

C’è ancora tutto un lavoro da svolgere: parliamo di quel lavoro mai esaurito di inculturazione, che risponde alla logica della incarnazione.

Non è questione di annacquare un vangelo esigente, di istituzionalizzare gratuiti sotterfugi rispetto ai rigori della legge ecclesiastica, di prendere alla leggera l’impegno di tutta una vita, di escogitare ingannevoli sofismi e comode scorciatoie, magari esponendo i più deboli – basti pensare ai bambini – al capriccio della volubilità altrui, in un gioco autoassolutorio.

No, la questione è un’altra. La questione è, a nostro avviso, assumere responsabilmente l’umano così come si autocomprende oggi – non un humanum atemporale, astratto, immaginario, pretenzioso – e portarlo a contatto con il messaggio evangelico di sempre. Quindi il lavoro da svolgere è far risuonare credibilmente quel messaggio lungo la direttrice che incrocia tanto le opportunità reali (non sempre valorizzate) quanto i pericoli veri (questi ultimi più spesso lamentati e condannati) degli sviluppi postmoderni intervenuti nel costume, nell’antropologia, nella cultura, quando si tratta di vita di coppia, di matrimonio, di famiglia. Deve ancora generarsi in forma convincente, dicevamo, una nuova consapevolezza – dottrinale, giuridica, pastorale – della intersoggettività di quel quid che è la famiglia. Si potrebbe forse parlare di inter-relazionalità, riformulando Kasper: oggi l’essenza della persona e del matrimonio «non deve essere definita in modo naturale, ma in modo relazionale» 10. Dello svolgimento di questo incarico, che nel 1977 l’allora professore di dogmatica a Tubinga assegnava alla teologia, compaiono solo timide tracce nella Relatio synodi.

Del resto – e lo indicava lo stesso Francesco nel suo discorso conclusivo – era precedentemente stabilito che quello di trovare soluzioni concrete e di dare risposte praticabili è il lavoro che resta da fare da qui alla prossima assemblea sinodale: un percorso di discernimento e maturazione dovrà portare lì.

Fa ben sperare il fatto che i (nuovi) metodi di lavoro sinodali, messi in atto sotto la regia del papa in questa esperienza di dialogo ecclesiale ai massimi livelli, hanno consentito un effettivo esercizio di responsabilità collettiva da parte dei rappresentanti dell’episcopato mondiale. Quei metodi si sono dimostrati sufficientemente capaci di suscitare un franco dialogo e un confronto serrato che, sulla base di un insegnamento tradizionale riletto alla luce della realtà contemporanea, hanno gettato sul terreno nuovi semi di riflessione, che attendono di germogliare. Per inaugurare davvero un vissuto ecclesiale di incarnata radicalità evangelica.

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Note

1. «La nostra posizione oggi non può essere un adattamento liberale allo status quo, ma una posizione radicale, che va alle radici, cioè al vangelo, e di là dà uno sguardo in avanti»: W. KASPER, Il vangelo della famiglia, Queriniana, Brescia 2014, 9.

2. La disomogeneità – anche solo di genere letterario e di finalità – dei diversi testi in campo, ovvero la relazione introduttiva di Kasper al concistoro del 20-21 febbraio 2014 e la relazione finale della IIIa Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi, induce alla massima cautela chi volesse operare un confronto ponderato.

3. Anche qui, la periodizzazione storica è ancor più organica e dettagliata ne Il matrimonio cristiano (Queriniana, Brescia 2014). Si veda per esempio l’intera Appendice I per l’articolazione dell’inserimento del matrimonio tanto nell’ordine della creazione quanto nell’ordine della redenzione; o si veda l’Appendice II per il doppio tema della sacramentalità del matrimonio cristiano e della famiglia come chiesa domestica.

4. In realtà, lo diciamo per inciso, il tema della fede (meglio: di una iniziazione alla fede cristiana, da viversi con consapevolezza, libertà, maturità umana) ci pare l’articolo dirimente dell’intera questione, non solo del suo aspetto canonico: viene spesso presupposto, ma con esso sta o cade l’intero edificio del matrimonio sacramento.

5. Cfr. KASPER, Il vangelo della famiglia, cit., 71-76.

6. La distinzione, da cui poi sviluppa la contrapposizione, fra sfera pubblica e sfera privata, così come la sentiamo noi oggi, è caratteristica di un’epoca piuttosto recente. Per un esempio concreto, si pensi solo a quell’epifenomeno che è la casa moderna, lo spazio abitativo della famiglia così come lo intendiamo noi: esso è sconosciuto al mondo antico. Fino a tutto il Medioevo la casa era costituita fondamentalmente da un unico vano, più o meno ampio, scarnamente arredato, nel quale vivevano insieme non solo i membri del gruppo familiare, ma anche i collaboratori e gli apprendisti coinvolti nelle attività commerciali o artigianali del capofamiglia, che ivi si svolgevano (con una assoluta promiscuità di persone – e, se del caso, persino di animali). Solo nell’Olanda rinascimentale, cioè a partire dal XVII secolo, cominciano a realizzarsi abitazioni in cui l’attività lavorativa (configurandosi come questione pubblica) non si svolge più all’interno della dimora familiare (che tende a specializzarsi in focolare degli affetti, regno della privacy). «Ha origine qui la storia di una doppia privatizzazione: quella della famiglia rispetto alla società e quella, all’interno della famiglia stessa, tra i suoi membri» (G. Postiglione).

7. ID., Il matrimonio cristiano, cit., 19.

8. Fa eccezione il n. 59, che all’affettività e all’amore riconosce una capacità di crescita nel tempo e un percorso di maturazione progressiva – senza che questo però venga detto del legame coniugale in quanto tale. Anzi, il testo in alcune sue forme dà l’impressione di un certo imbarazzo nel dover riconoscere che anche all’interno del legame coniugale, e non solo prima di esso, l’affettività non si dà a vivere se non come dinamica di maturazione!

9. «Questa legge della gradualità mi pare una cosa importantissima per la vita e per la pastorale matrimoniale e familiare»: KASPER, Il vangelo della famiglia, cit., 31.

10. ID., Il matrimonio cristiano, cit., 21.

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Colloquio interreligioso su complementarietà uomo-donna

Inizia lunedì 17 novembre, in Vaticano, con l’intervento di Papa Francesco, il Colloquio interreligioso internazionale sul tema “La complementarietà dell’uomo e della donna”. Il servizio di Sergio Centofanti  – radiovaticana

L’importante evento durerà tre giorni ed è promosso da ben quattro dicasteri vaticani: la Congregazione per la Dottrina della Fede e i Pontifici Consigli per la Famiglia, Dialogo Interreligioso e Unità dei Cristiani. Introdurrà i lavori il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si tratta di un raduno di studiosi e leader religiosi, ebrei, cristiani, musulmani e di altre confessioni – afferma un comunicato degli organizzatori – “al fine di proporre di nuovo la bellezza della naturale unione dell’uomo e della donna nel matrimonio”. I relatori svilupperanno vari aspetti di questa complementarità “per sostenere e rinvigorire il matrimonio e la vita familiare”. Ci saranno anche dei testimoni che “attingeranno alla saggezza della loro tradizione religiosa e dall’esperienza culturale per dare testimonianza alla forza e alla vitalità della complementarità dell’uomo e della donna”.

Papa Francesco era intervenuto sul tema della complementarietà uomo-donna l’11 aprile scorso, incontrando la Delegazione dell’Ufficio internazionale cattolico dell’infanzia (Bice). In quell’occasione, il Pontefice aveva ribadito “il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva”.

“Ciò comporta al tempo stesso – aveva proseguito – sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli”. E a questo proposito aveva espresso il suo “rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani – aveva esclamato – non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX – aveva detto con forza – non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del ‘pensiero unico’”. E citando la frase di un grande educatore, che si riferiva a progetti concreti di educazione, concludeva: “A volte, non si sa se con questi progetti … si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”.

Il cardinale Gerhard Müller – di cui l’Osservatore Romano anticipa alcuni stralci della sua relazione al Colloquio – afferma che “il maschile ha bisogno del femminile per essere compreso, e così è per il femminile”. “Dalla presenza del figlio – osserva il porporato – proviene una luce che ci può aiutare a descrivere la complementarità dell’uomo e della donna. Il rapporto dei genitori con il bambino, dove ambedue si aprono al di là di se stessi, è un modo privilegiato per capire la differenza tra l’uomo e la donna, nel loro ruolo di padre e madre. La complementarità non si comprende, allora, quando guardiamo all’uomo e alla donna in modo isolato, ma quando li consideriamo nella prospettiva del mistero verso cui la loro unione si apre e, in modo concreto, quando guardiamo il maschile e il femminile alla luce del rapporto con il figlio”.

“Si potrebbe aggiungere – prosegue il cardinale Müller – che il femminile si caratterizza per una presenza costante, che sempre accompagna il figlio. In tedesco, infatti, quando una donna è incinta, si dice che porta un bambino sotto il cuore (dass sie ein Kind unter dem Herzen trägt). La filosofia contemporanea ha parlato del femminile come dimora, come presenza che avvolge l’uomo dall’inizio e l’accompagna sulla strada, come sensibilità singolare per la persona come dono e per la sua affermazione. D’altra parte, il maschile è caratterizzato, riguardo al figlio, come la presenza di qualcuno ‘nella distanza’, in una distanza che attira e, così, aiuta a percorrere il cammino della vita. Ambedue, maschile e femminile, sono necessari per trasmettere al figlio la presenza del Creatore, sia come amore che avvolge e conferma la bontà dell’esistenza malgrado tutto, sia come chiamata che da lontano invita a crescere. Il primo luogo in cui la differenza sessuale appare nella vita delle persone è appunto l’esperienza di filiazione. La nostra origine, il nostro primo luogo di contatto con il mistero, si rivela nell’unione dei nostri genitori, da cui ci proviene la vita. Il maschile e il femminile rendono visibile per ogni bambino che viene a questo mondo, in modo sacramentale, la presenza del Creatore. Il bene di questa differenza è la grammatica essenziale perché il bambino possa essere educato come uomo aperto al mistero di Dio”.