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19 Nov. 2017 in Cattedrale Festa della Dedicazione e inaugurazione “Casa San Francesco”, un nuovo luogo di accoglienza

L’inaugurazione domenica alle 16.15 in via Ferrari Bonini. Alle 18 Messa in Cattedrale. I testi delle celebrazioni

Nella Giornata Mondiale dei Poveri di domenica 19 novembre, sul tema “Non amiamo a parole ma con i fatti”, oltre alla colletta nelle Messe parrocchiali a favore della “Mensa del Vescovo”, sono in programma due importanti eventi diocesani.

Alle 16.15 il vescovo Massimo Camisasca benedirà “Casa San Francesco”, un nuovo luogo di accoglienza che sarà inaugurato presso il convento dei Frati Cappuccini di Reggio Emilia, in via Ferrari Bonini.

Alle 18 monsignor Camisasca presiederà la santa Messa in Cattedrale, in occasione anche della festa della Dedicazione. Durante la liturgia, alcuni seminaristi della Diocesi riceveranno il Lettorato.

L’animazione della Giornata Mondiale dei Poveri nelle comunità cristiane sul territorio è stata affidata alla Caritas diocesana.

L’ufficio liturgico rende noti i testi per le celebrazioni:

TESTI LITURGICI GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

TESTI LITURGICI FESTA DEDICAZIONE CATTEDRALE

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CHIESA DI REGGIO EMILIA – GUASTALLA Solennità dei Santi Crisanto e Daria Patroni di Reggio e della Diocesi nel 1070° della loro deposizione nella cripta della Cattedrale Mercoledì 25 ottobre 2017 Testi per la celebrazione eucaristica

Mercoledì 25 ottobre 2017 nella Cripta della Cattedrale di Reggio Emilia
SOLENNITÀ dei Santi CRISANTO e DARIA da 1070 anni in mezzo a noi
  • ore 6.15 Ufficio di Lettura e Lodi animati dalle Case della Carità
  • ore 7.30 Messa presieduta da Don Vasco Rosselli (sospesa Messa delle 8),
    a cui segue fraterna colazione preparata dalla Mensa del Povero
  • ore 10.30 Messa presieduta da Mons. A. Caprioli, vescovo emerito
  • alle 17 esposizione SS.mo e Rosario meditato; alle 18, i Vespri
  • ore 18.30 Messa Unità Pastorale “Ss. Crisanto e Daria” (sospese le Messe delle 18.30 in S. Prospero, in S. Teresa e delle 19 in S. Stefano)
    a cui segue incontro con Suor Maria Laura, Casa della Carità cittadina
  • >>> scarica i testi i testi liturgici in pdf >>>santi.c.d.2017 (per scaricare il file clicca qui o sull’immagine a destra)
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Case della Carità, domenica la Festa al Palasport

La Famiglia delle Case della Carità, la Congregazione Mariana costituita da don Mario Prandi e centrata sulle tre Mense della Parola, del Pane eucaristico e dei Poveri, si raccoglierà anche quest’anno al Palazzetto dello Sport di Reggio, in via Guasco 8, per la sua festa patronale, nella solennità di santa Teresa di Gesù.

L’appuntamento è pertanto per il pomeriggio di domenica 15 ottobre per la Concelebrazione eucaristica che sarà presieduta dal vescovo Massimo Camisasca e ricorderà in particolar modo il 75° anniversario della nascita delle Carmelitane Minori, “le suore fatte in casa”, come le definiva il fondatore. Durante la colorata liturgia, che inizierà alle 16.30 e vedrà come di consueto affluire al Palasport decine di ausiliari, religiose e consacrati da altre diocesi d’Italia e rappresentanze dalle Case della Carità diffuse in terra di missione, in special modo in Madagascar, emetteranno la professione solenne suor Elena della Madonna della Ghiara e suor Maria Angelica della Madonna della Ghiara. Inoltre ci saranno il rinnovo delle promesse da parte delle famiglie delle Case e la rinnovazione dei voti di un fratello e di una sorella della Congregazione.

Nell’invito alla festa è stata riportata una significativa frase della prima Carmelitana Minore, suor Maria Giubbarelli: “Non si può mandare un altro a servire i poveri; se ti preme incontrare Cristo, devi andarci tu”.
La Festa delle Case della Carità sarà trasmessa in diretta da Teletricolore in collaborazione con il Centro diocesano Comunicazioni sociali, con il commento di Edoardo Tincani, sia in tv, sui canali 10 e 119 del telecomando, sia via internet, in collegamento streaming (per fratelli, sorelle e amici delle “Case” all’estero, in particolare), digitando http://www.tvdream.net/web-tv/etv-teletricolore-emilia-romagna-diretta-streaming/

laliberta.info

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Ti ho disegnato sul palmo della mia mano. Formazione catechisti educatori

Per il terzo anno l’Ufficio catechistico e il Servizio per la pastorale giovanile propongono a catechisti ed educatori un breve percorso di formazione metodologica.

Per “formazione metodologica” intendiamo quell’attitudine pratica e relazione – anche indicata come saper fare – indispensabile per chi accompagna nella fede i bambini e i ragazzi. Essa va affiancata con l’approfondimento dei contenuti della fede – il sapere –nei percorsi che la Scuola Teologica Diocesana e le Scuole di Formazione Teologica “nel territorio efficacemente offrono” e con la formazione spirituale – l’essere- da coltivare anzitutto nella partecipazione alla vita della comunità cristiana e nella cura per il proprio cammino di fede.

Confermiamo la scelta di convocare insieme sia chi si occupa di iniziazione cristiana, sia chi si occupa di pastorale giovanile. Lavoriamo, infatti, a partire dal cammino di vita dei ragazzi, che procede  – più che secondo le celebrazioni sacramentali – secondo tappe legate alla crescita evolutiva.

I momenti di laboratorio prevedono tre modalità diverse per le tre fasce d’età: 7-11, elementari; 11-14, medie; 14-18 superiori.

La dislocazione geografica nel territorio e cronologica nel calendario vogliono facilitare la partecipazione di tutti e favorire l’incontro tra operatori di parrocchie vicine. Ciascuno può partecipare, iscrivendosi, nella sede che risponde meglio alle proprie esigenze.

 

Modalità del percorso

 

Il percorso si sviluppa in 4 tappe, pensate in modo specifico nelle diverse sedi: una tappa per serata in quattro appuntamenti oppure due tappe per pomeriggio in due appuntamenti

 

Terzo anno

IL SIMBOLO APRE ALLA VITA

«Dio nessuno l’ha mai visto» – così sentenzia in apertura il Vangelo di Giovanni (1,18) – ma «il Figlio unigenito ce lo ha rivelato». L’esperienza cristiana è essenzialmente simbolica: essa entra in contatto con il mistero di Dio –invisibile – attraverso i “segni” – visibili – della sua presenza e azione. Il Simbolo più importante che rivela il Padre è il Figlio, Gesù, che dona la vita per salvare l’umanità. Il simbolo coinvolge l’integrità della persona, apre sentieri esistenziali, attrae nella libertà, vive della gratuità dei dettagli. È questa sapienza simbolica che sta alla base delle azioni cristiane, liturgiche e pedagogiche. Riscopriamo con fiducia il valore del gesto rituale, nella sua capacità di “mettere in gioco” chi lo compie e di accogliere tutti secondo una gradualità di partecipazione.

  1. Indagine nella simbolica della vita di ogni giorno
  2. Esplorando i simboli rituali della tradizione cristiana

III. L’arte del celebrare della comunità ecclesiale

  1. Educare a uno sguardo simbolico: progettiamo insieme

In allegato è possibile consultare il flyer con illustrato il calendario di ogni singola scuola.

L’iscrizione è da farsi attraverso il seguente link entro i termini riportati sul flyer

https://goo.gl/XPVbVf

per qualsiasi informazione è possibile rivolgersi alla segreteria (0522515953 oppure antonella.tosi@pastoralegiovani.re.it)

fonte: http://www.pastoralegiovani.re.it/?action=goid&id=2&artid=719

 

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Nasce a Novara la cittadella dell’economia solidale

Cambia volto l’isolato Caritas alla Bicocca: la fattoria è già operativa, in arrivo sartoria e alloggi. Trasloca in via Ansaldi anche il laboratorio che realizza i pigiami griffati Versace
La fattoria sta già producendo ortaggi e tra qualche settimana sarà aperto anche il laboratorio di sartoria sociale mentre ci vorrà qualche mese in più per gli alloggi. Prende forma la nuova «Casa della cooperazione solidale» che sta trasformando un intero isolato in via Ansaldi 4, alla Bicocca.

Un maxi-progetto da 2,3 milioni di euro
Il complesso appartiene alla Diocesi e fu costruito negli Anni ’50 per dare lavoro e un alloggio a chi usciva dal carcere. A metà degli Anni Settanta gli spazi furono abbandonati e usati per vari scopi. L’idea lanciata da don Dino Campiotti, quando era direttore della Caritas, è semplice ma complessa da realizzare: «Vogliamo riportare questo complesso alla sua antica vocazione cioè aiutare chi è svantaggiato dando un’opportunità di lavoro e una casa a costi ragionevoli. Oggi i bisognosi sono gli ex carcerati ma anche i padri separati, le madri sole con bambini, i disoccupati».

Quattro serre già installate
Nel cortile centrale, enorme, sono già state collocate quattro serre da 30 metri ciascuna in cui lavorano due persone, un agronomo e un coordinatore che fanno capo alla cooperativa Multidea. Nei «tubi» viene prodotta verdura, nella parte esterna saranno seminati ortaggi invernali mentre lungo il muro di cinta sono stati piantati alberi da frutta. «Riforniscono le mense cittadine ma abbiamo in progetto di abbattere un vecchio deposito e farne una sorta di mercatino-negozio» dice Campiotti.

La sartoria dell’ex Tav
Sarà pronto a settembre il laboratorio che ospiterà una sartoria speciale, connubio di no-profit e lavoro. Occupa, infatti, persone svantaggiate a cui è stato insegnato il lavoro di sarte da esperte che in passato hanno lavorato per aziende importanti nel mondo della moda. Oggi la sartoria gestita dalla cooperativa Emmaus si trova all’ex campo Tav e ha una decina di dipendenti ma con il trasferimento alla Bicocca raddoppierà il personale. Il lavoro non manca: la griffe Versace, oltre alle camice, affiderà alla sartoria la linea di pigiami in seta per cui è già stato eseguito il campionario. Le sarte lavoreranno nel capannone dove all’inizio si trovava una falegnameria come ricorda un grande affresco che raffigura la Sacra Famiglia.

Affitti «scontati» nella palazzina
Il cantiere richiede ancora qualche mese, invece, per completare gli alloggi di housing sociale. Al piano terra sono previste cucina, dispensa, sala televisione e alloggio per il custode mentre ai piani superiori si troveranno venti camere, di cui dieci più ampie per coppie e famiglie: ognuna è dotata di servizi e angolo cottura.
Il progetto, che costa due milioni e 300 mila euro, ha ricevuto un finanziamento di oltre un milione dalla Cariplo: «Ma abbiamo ancora bisogno di aiuto – dice don Campiotti – per completare tutti i lavori».

lastampa.it

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UFFICIO LITURGICO DI REGGIO EMILIA-GUASTALLA Calendario liturgico dal 17 al 24 agosto 2017

UFFICIO LITURGICO DI REGGIO EMILIA-GUASTALLA
Calendario liturgico
dal 17 al 24 agosto 2017

Giovedì 17 agosto
Il calendario dei Santi oggi si apre con il ricordo di santa Chiara della Croce di Montefalco (PG) (1268 – 1308), monaca agostiniana, ardente di amore per la passione di Cristo. E si chiude con il ricordo della beata Maria Elisabetta Turgeon, religiosa fondatrice canadese del XIX secolo (anche per lei come per santa Chiara della Croce, la parabola della vita è stata di soli 40 anni!), che ha testimoniato una fiducia incrollabile nel Signore e in particolare nella Divina Misericordia; è stata beatificata nell’aprile 2015.
Le Chiese d’Africa oggi ricordano i servi di Dio, i martiri di Mombasa, Kenya (quasi centocinquanta), fra i quali tre missionari agostiniani portoghesi, uomini, donne e bambini, nativi e portoghesi (+ 1631).

Venerdì 18 agosto
Oggi è il giorno di sant’Elena (+ 330), madre dell’imperatore Costantino: non è prevista alcuna memoria liturgica, ma solo… dell’onomastico!
Il nuovo Martirologio Romano ha mantenuto in questo giorno la celebre memoria dei Martiri detti della ‘Massa Candida’ (secolo III-IV), anche se non ne precisa il numero (secondo la tradizione sarebbero trecento!): «A Utica in Africa, nell’odierna Tunisia, santi martiri della Massa Candida, che, più numerosi dei pesci tratti nella rete dagli Apostoli, fedeli al loro vescovo Quadrato, andarono gloriosamente incontro alla morte, professando tutti insieme Cristo Figlio di Dio».
Si ricorda anche nel 65° della nascita al cielo sant’Alberto Hurtado Cruchaga (1901-1952), gesuita del Cile, fondatore del Hogar de Cristo per accogliervi i senza tetto. È stato il primo santo canonizzato da Benedetto XVI nella Giornata Missionaria Mondiale dell’ottobre 2005.
In questi giorni preoccupanti di minacce nucleari (proprio mentre abbiamo ricordato le tragedie di Hiroshima e Nagasaki!), può essere luminoso il ricordo, da noi poco conosciuto, di Kim Dae-Jung (1924-2009), presidente della Corea del Sud (1998-2003), cattolico, premio Nobel per la Pace (2000), che lottò per affermare i valori democratici e i diritti civili, e operò attivamente per la riconciliazione con la Corea del Nord.

Sabato 19 agosto
È possibile celebrare (solo al mattino, perché sabato) la memoria di san Giovanni Eudes (1601-1680), sacerdote francese, dedito alle missioni parrocchiali, alla formazione dei sacerdoti e alla diffusione del culto ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, fondando due Congregazioni religiose, una maschile e una femminile, con questa specifica missione.
È anche il giorno di santa Sara, moglie di Abramo: come per sant’Elena, non è prevista memoria liturgica, ma solo… dell’onomastico!

* Il calendario missionario redatto dai Comboniani, oggi evidenzia la memoria dei beati Ludovico Flores e 14 compagni martiri, missionari stranieri e navigatori giapponesi, uccisi a Nagasaki (Giappone, +1622). Ricorda inoltre Sant’Ezechiele Moreno Díaz (+1906), sacerdote spagnolo degli Agostiniani Recolletti, missionario nelle Filippine e in Sudamerica; fu vescovo di Pasto (Colombia).
* Oggi è il 63° anniversario della morte dello statista e servo di Dio, Alcide De Gasperi. A Reggio, per iniziativa del Circolo culturale “G. Toniolo” e con il coinvolgimento delle aggregazioni laicali, delle altre realtà culturali e socio-politiche ispirate cristianamente, si terrà la X commemorazione di De Gasperi e dei leader cattolici che hanno segnato la storia della Patria e hanno sognato la “casa comune” dell’Europa (tra essi, anche l’altro servo di Dio, Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, il cui 58° anniversario ricorreva l’8 agosto scorso). Il cuore di questa memoria, come nelle altre edizioni, non sarà un convegno ma la celebrazione eucaristica festiva delle 18.30 nella Basilica di San Prospero. L’Eucaristia sarà presieduta dal neo-vescovo di Crema, Mons. Daniele Gianotti. Nelle precedenti nove edizioni, l’Eucaristia è stata presieduta da S. E. Mons. Lorenzo Ghizzoni, Mons. Francesco Marmiroli, Mons. Emilio Landini, Mons. Eleuterio Agostini, Mons. Franco Ruffini, S. E. Mons. Ariano Caprioli, Mons. Giovanni Costi, Don Giordano Goccini e Don Giuseppe Dossetti.

* Nei viaggi apostolici di Papa Francesco, fino a quello dell’aprile scorso in Egitto, non sono mai mancati incontri con i leader e i rappresentanti musulmani, nella convinzione che l’incontro fraterno e il dialogo siano l’antidoto più efficace alle violenze e alle paure di questi tempi, in varie parti del mondo. Già Benedetto XVI aveva più volte richiamato la necessità del dialogo islamo-cristiano e proprio in questo giorno è bene ricordare l’evento finora unico di amicizia, di fraternità, di speranza — avvenuto il 19 agosto 1985 — quando san Giovanni Paolo II incontrò 80mila giovani musulmani nello stadio di Casablanca (Marocco). Già tre anni prima, in Nigeria aveva detto: «Tutti noi, cristiani e musulmani, viviamo sotto il sole di un unico Dio misericordioso. E difendiamo la dignità dell’uomo. Adoriamo Dio e professiamo una sottomissione totale a lui. Il cristianesimo e l’islam hanno molte cose in comune: il privilegio della preghiera, il dovere della giustizia accompagnato dalla compassione e dall’elemosina, e soprattutto un sacro rispetto per la dignità dell’uomo che sta alla base dei diritti fondamentali di ogni essere umano, incluso il diritto alla vita del nascituro».

Domenica 20 agosto: XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
In quanto domenica, quest’anno si omette la memoria di san Bernardo di Chiaravalle, il santo Abate del XII secolo (1090-1153), uno dei padri del monachesimo cistercense, che seminò l’Europa di monasteri: alla sua morte, l’Ordine Cistercense, che stava per scomparire, era presente e operativo con 343 abbazie in tutto il Continente. Maestro di vita spirituale, educatore di generazioni di Santi, ha lasciato un’opera notevole di commento alla Bibbia e alla liturgia. Memorabile l’Angelus che il 20 agosto 2006 — domenica, come quest’anno —, Benedetto XVI dedicò tutto alla figura di san Bernardo (il testo si trova subito su internet). Come era solito fare coi Santi, ne ha fatto una presentazione molto bella, ma quella volta c’era di più: nella figura di san Bernardo, vi era “in filigrana” quella di Benedetto XVI stesso; si poteva e si può ancora cogliere il “segreto” della spiritualità del Papa emerito.
Oggi è anche il giorno di due personaggi biblici, venerati Santi: il giudice e profeta Samuele (e quindi oggi, anche se domenica, è l’onomastico di chi porta questo nome) e del simpatico personaggio del Vangelo di Luca, Zaccheo.

Lunedì 21 agosto – MEMORIA DI SAN PIO X, PAPA
È obbligatoria la memoria di Papa Giuseppe Sarto, pontefice dal 4 agosto 1903 al 20 agosto 1914, col nome di Pio X. Appena eletto, pubblicò il Motu proprio “Tra le sollecitudini”, dove si afferma che la partecipazione ai santi misteri (la liturgia) è la fonte prima e indispensabile della vita cristiana. Canonizzato nel 1954, alcune realtà nella nostra Diocesi, sorte negli anni successivi, sono intitolate a san Pio X: la parrocchia cittadina, fondata nel 1963, e l’annessa scuola materna; la chiesa a Sorbolo Levante (sorta cinquant’anni fa) nella parrocchia di Lentigione (Brescello) e la scuola materna de La Vecchia di Vezzano. Nelle due parrocchie suddette di San Pio X e Lentigione, il ricordo festoso di San Pio X, può essere anticipato alla domenica precedente.
* Il calendario liturgico ricorda anche la beata Victoire Rasoamanarivo, laica, sposata e poi vedova, principessa del Madagascar. Ha difeso con tenacia la fede e la Chiesa cattolica in un grave momento di persecuzione, in cui furono espulsi dall’Isola tutti i missionari. Morta a 46 anni il 21 agosto 1894, la sua tomba è posta nel sagrato della cattedrale di Antananarivo, capitale del Madagascar. È così patrona non solo della Chiesa ma anche del popolo malgascio. In tutte le Case della Carità sparse per il mondo è invocata ogni giorno nelle giaculatorie volute da Don Mario ad ogni mistero del Rosario.

Martedì 22 agosto – MEMORIA DELLA BEATA VERGINE MARIA COL TITOLO DI REGINA
Pio XII, che aveva proclamato il dogma dell’Assunta nell’Anno Santo del 1950, cinque anni dopo, istituì questa memoria assegnandola appunto all’ottava della Solennità dell’Assunzione. Come recita il Martirologio Romano, Colei «che generò il Figlio di Dio, principe della pace, il cui regno non avrà fine», è salutata oggi «dal popolo cristiano come Regina del cielo e Madre di misericordia».
* Il 22 agosto è il giorno della nascita al cielo del sacerdote san Filippo Benizi (1233-1285), figura di spicco alle origini dell’Ordine dei Servi di Maria. La sua memoria viene trasferita dall’Ordine Servita al giorno successivo.
* Oggi in Cattedrale verrà ricordato, nel 60° della sua morte, l’illustre Cardinale reggiano Giovanni Mercati (1866-1957), Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa, considerato una delle figure più erudite della storia della Chiesa. La Messa delle 8 sarà presieduta dal Vescovo emerito Mons. Caprioli; la Messa delle 10.30 sarà presieduta dal Prof. Mons. Giovanni Costi, direttore del Centro Diocesano di Studi Storici con sede a Marola, nell’ex-Seminario, dove i fratelli Mercati, Don Giovanni e Don Angelo, iniziarono il loro insegnamento, prima di essere inviati a Roma a mettere a frutto le loro competenze.

Mercoledì 23 agosto
È possibile celebrare la memoria di santa Rosa da Lima (Lima, Perù, 1586 – 24 agosto 1617), laica terziaria domenicana, dedita alla preghiera e alla penitenza per la conversione dei peccatori e la salvezza degli indigeni e dei popoli dell’Oriente; patrona principale delle Americhe e delle Filippine.
– Dal 1998, su iniziativa dell’UNESCO, si celebra oggi la Giornata Internazionale del Ricordo della Tratta negriera (che nel Seicento vide un doloroso traffico di schiavi dall’Africa all’America del Sud) e della sua Abolizione.

* Saremo particolarmente in comunione con la Congregazione Mariana delle Case della Carità, che questa sera, presso la Casa di Preghiera di Albinea, con la Messa alle 19 e con l’Incontro di testimonianze dalle Missioni, alle 21, inizierà la cosiddetta Assemblea di “metà mandato”, a distanza di tre anni dall’ultimo Capitolo e, appunto, a tre anni dal prossimo. Le giornate di questa assemblea speciale si concluderanno sabato 2 agosto, con incontri di Rami, Assemblee generali, incontri aperti a tutti, come quelli con il prof. Luigino Bruni — esperto di dinamiche comunitarie, che scrive settimanalmente su Avvenire —, il giovedì 31 agosto alle 21 presso la Casa della Carità “B. V. della Ghiara” a Reggio.

Giovedì 24 agosto – FESTA DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO
Nella nostra Diocesi, sono nove le parrocchie intitolate a san Bartolomeo apostolo: Borzano d’Enza, Camporella di Ramiseto, Casalgrande Alto, Casina, Collagna, Enzola di Poviglio, Paullo di Casina, San Bartolomeo in Sassoforte (Reggio Emilia), Secchio di Villa Minozzo. Per queste parrocchie, la solennità può essere anticipata a domenica 20 o posticipata a domenica 27 agosto.
Oggi è il giorno della nascita al cielo di santa Giovanna Antida di Thouret (Besancon, Francia, 27 novembre 1765 – 24 agosto 1826), fondatrice delle Suore della Carità. La Congregazione — a Reggio rimasta con una comunità solo nell’Istituto scolastico di San Vincenzo —, festeggia però la memoria il giorno 23 maggio.
Il 24 agosto si ricordano anche due notevoli figure missionarie: beata Maria dell’Incarnazione [Maria Vincenza Rosal] (1820-1886), nata in Guatemala, fondatrice e itinerante in varie nazioni americane, morta durante una fondazione a Tulcán, Ecuador. È la prima beata guatemalteca (beatificata da san Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997 a Roma); beato Miroslav Bulesic, sacerdote e martire della Croazia (1920-1947), ucciso appena dopo aver amministrato il sacramento della Cresima. Ai propri nemici e persecutori mandò questo messaggio: “La mia vendetta è il perdono” (beatificato a Pola il sabato 28 settembre 2013).

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Ufficio Liturgico di Reggio Emilia-Guastalla Calendario liturgico dall’8 all’11 agosto 2017

Ufficio Liturgico di Reggio Emilia-Guastalla

Calendario liturgico

dall’8 all’11 agosto 2017

Martedì 8 agosto – Memoria di San Domenico

È obbligatoria la memoria di San Domenico di Guzmán (Castiglia 1170 – Bologna, 6 agosto 1221), sacerdote spagnolo, fondatore dell’Ordine dei Predicatori (i Domenicani). Solo nella Chiesa di Bologna, città in cui San Domenico fondò le comunità più grandi e in cui morì, è già stato festeggiato il 4 agosto, secondo il Martirologio tradizionale (e oggi fa memoria del Santo Curato d’Ars). Nel programma annunciato della visita a Bologna, la prossima domenica 1° ottobre, Papa Francesco si recherà in preghiera sulla tomba di san Domenico, nella Basilica a lui intitolata.

Oggi si ricorda anche Santa Maria Elena MacKillop (Sidney +1909), religiosa e fondatrice. È la prima Santa australiana, canonizzata nel 2010 da Benedetto XVI, ed è la Santa scelta dai giovani di Oceania e Australia nella loro presentazione a Papa Francesco, durante la cerimonia di accoglienza a Cracovia, nella Giornata Mondiale della Gioventù, lo scorso anno.

Mercoledì 9 agosto – Festa di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), vergine carmelitana, nel 75° del martirio e nel 30° della beatificazione, patrona d’Europa

Nata da famiglia ebrea, Edith Stein fu battezzata a Bratislava (allora città tedesca, ora in Polonia) il 1° gennaio 1922, a trent’anni. Nel 1933 entrò nel Carmelo di Colonia, assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Il 31 dicembre 1938 fu trasferita al Carmelo di Echt (Olanda), a causa delle violenze naziste contro gli ebrei. Nel 1940 la situazione divenne critica anche nei Paesi Bassi. Il 7 agosto 1942, insieme alla sorella Rosa, pure lei divenuta cattolica, e ad altri deportati, rinchiusa in un vagone ferroviario, Suor Teresa fu avviata al campo di sterminio di Auschwitz, con un viaggio di due giorni. Fu uccisa in una camera a gas lo stesso giorno dell’arrivo al campo di Auschwitz II (o Birkenau), ossia domenica 9 agosto di settantacinque anni fa, e poi bruciata in uno dei forni crematori. È stata beatificata il 1° maggio 1987 e canonizzata l’11 ottobre 1998 da San Giovanni Paolo II, il quale, l’anno successivo, l’ha proclamata “Patrona d’Europa” insieme a Santa Caterina da Siena e a Santa Brigida di Svezia.

Oggi è anche il giorno glorioso del martirio del Beato Franz (Francesco) Jägerstätter, laico. Era nato nel maggio 1907 a St. Radegund, cittadina austriaca dove trascorse una giovinezza piuttosto dissipata. Poi, un giorno, una malattia lo indusse a ricordarsi delle sue radici cattoliche. Ne seguì una conversione religiosa intensa che lo portò a darsi una severa regolata e, nel 1936, a sposarsi con Franziska Schwaninger. Dal matrimonio nacquero tre bambine. Nel frattempo lo Jägerstätter si era fatto terziario francescano e aveva anche prestato servizio militare. Quando la Germania nazista mise le mani sull’Austria, Jägerstätter fu l’unico a St. Radegund a votare «no» nel referendum con cui il popolo austriaco doveva approvare l’unione con la Germania. Egli, profondamente cattolico, detestava il nazismo pagano e riteneva del tutto ingiustificata la guerra che esso aveva scatenato. Ma nel febbraio del 1943 arrivò la chiamata alle armi. Lo Jägerstätter, coerentemente, rifiutò di presentarsi. Venne arrestato ai primi di marzo e portato nel carcere di Linz. Su di lui fu esercitato ogni tipo di pressione, dalle lusinghe alle minacce. Gli permisero persino di consultarsi con un paio di sacerdoti cattolici, i quali gli consigliarono di cedere, almeno per amore delle figliolette. Ma Franz Jägerstätter si sarebbe fatto tagliare la testa piuttosto che giurare fedeltà al Reich. Venne preso in parola il 9 agosto 1943, a Berlino. Franz Jagerstatter, vittima del nazismo in odio alla sua fede, è stato beatificato da Benedetto XVI il 26 ottobre 2007.

Oggi inoltre ricorre il martirio dei Beati Michael Tomaszek (31 anni) e Zbigniew Strzalkowski (33 anni), francescani conventuali polacchi, uccisi il 9 agosto 1991 da terroristi di Sendero Luminoso a Pariacoto (Chimbote, Perù). Questi due giovani frati sono molto amati in Polonia, come abbiamo potuto constatare nella cerimonia di accoglienza di Papa Francesco a Cracovia nella GMG 2016.

* L’ONU dal 1995 ci invita a celebrare oggi la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni.

 

Giovedì 10 agosto – Festa di San Lorenzo

Nella nostra Diocesi, sono nove le parrocchie intitolate a San Lorenzo, diacono e martire (+ 258), servitore dei poveri della Chiesa di Roma: Baiso, Cerredolo di Toano, Febbio e Morsiano di Villa Minozzo, Gavasseto, Montalto di Vezzano, Prignano sulla Secchia, Rosano di Vetto, Vetto. A queste se ne aggiunge una decima, la parrocchia di Sant’Agostino in città, costituita in una parrocchia precedentemente intitolata a S. Lorenzo.

Inoltre, a Reggio, è intitolata a San Lorenzo la chiesa presso il villaggio educativo-assistenziale OSEA. La cappellina dell’adorazione è stata per tanti anni, per volere del vescovo Gilberto Baroni, centro vivo di fermento e spiritualità diaconale, affidata alla fraternità dei primi diaconi permanenti ordinati in Diocesi, appartenenti alla parrocchia del Preziosissimo Sangue (nel cui territorio si trova l’OSEA) e a quella di Baragalla. Mentre nell’ampia chiesa di San Lorenzo, da oltre dieci anni, ogni domenica vi celebra la Messa la comunità dei cattolici ghanesi, con il loro cappellano, Don Felix Baffour Gyawu.

* Si ricorda nella preghiera l’onomastico del “nostro” mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia; come pure ricordiamo i nostri centoquattordici diaconi permanenti, di cui San Lorenzo è il principale patrono. Come anche cominciamo già a pregare per i candidati che saranno ordinati diaconi il prossimo sabato 14 ottobre in Cattedrale.

 

Venerdì 11 agosto – Memoria di Santa Chiara d’Assisi, proclamata 60 anni fa patrona della TV

Memoria obbligatoria di Santa Chiara di Assisi (+ 1253), fondatrice, insieme a Francesco, dell’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse). Si festeggia solennemente nella chiesa del monastero delle Clarisse a Correggio e nelle comunità francescane.

Ricordiamo che Santa Chiara è stata proclamata nel 1957, dal Venerabile pontefice Pio XII, quale patrona della televisione.

L’11 agosto è il 127° anniversario della nascita al cielo del Beato John Henry Newman (1801-1890), teologo e filosofo inglese, professore e pastore anglicano, che, nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1845, si confessò dal passionista Domenico Barberi — l’Apostolo dell’Inghilterra, beatificato da Paolo VI nel 1963 — e chiese di essere accolto tra le braccia della Chiesa; trovò la sua giusta dimensione religiosa nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. Eletto cardinale nel 1879, scelse come motto «Cor ad cor loquitur, il cuore parla al cuore», tratto da un altro santo amabile come Francesco di Sales. È stato beatificato dal Papa teologo Benedetto XVI nel suo viaggio apostolico in Inghilterra nel 2010. La sua memoria, però, è stata fissata al 9 ottobre, nel ricordo della sua accoglienza nella Chiesa cattolica.

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UFFICIO LITURGICO DI REGGIO EMILIA-GUASTALLA Calendario liturgico dal 1° al 7 agosto 2017

UFFICIO LITURGICO DI REGGIO EMILIA-GUASTALLA Calendario liturgico dal 1° al 7 agosto 2017

Martedì 1° agosto – Memoria di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

La memoria di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (Napoli, 1696 – Nocera de’ Pagani, Salerno, 1 agosto 1787), vescovo e dottore della Chiesa, patrono di Napoli, dei Teologi, dei Moralisti e dei Confessori, è obbligatoria. Sant’Alfonso ha fondato la Congregazione del SS. Salvatore (i religiosi detti Redentoristi), per l’evangelizzazione dei semplici, promuovendo le missioni popolari.

Le comunità di San Pellegrino citttà e di Ceredolo de’ Coppi, che festeggiano in questo giorno il proprio titolare, San Pellegrino — figura leggendaria di pellegrino nei Santuari d’Europa che avrebbe finito i suoi giorni in un romitorio nell’Appennino tosco-emiliano, e la cui opera di accoglienza sarebbe stata continuata dal suo discepolo San Bianco —, possono anticipare la solennità alla domenica precedente, ma non trasferirla alla seguente, perché quest’anno coincide con la Trasfigurazione.

Tra i Santi di oggi si segnala inoltre San Pietro Favre, il primo sacerdote della Compagnia di Gesù, fondata da sant’Ignazio di Loyola (ricordato ieri): la sua canonizzazione e la (ri)scoperta della sua straordinaria figura sono state volute da Papa Francesco nel dicembre del 2013, pochi mesi dopo la sua elezione.

Il 1° agosto è pure il giorno della commemorazione della passione dell’anziano scriba Eleazaro e dei Sette giovani fratelli Maccabei, martirizzati durante la terribile persecuzione (avvenuta nel II sec. a. Cristo) per mano di Antioco Epifane IV, come narrato nel secondo libro dei Maccabei.

Infine, ricordiamo oggi Mons. Pierre Claverie, domenicano, vescovo di Orano (Algeria), ucciso, assieme al suo autista, in un attentato da terroristi islamici (+ 1996).

* Per prepararsi a ricevere il “Perdono di Assisi”, nella mattinata (dalle 10 alle 12) in Cattedrale sarà disponibile un sacerdote per le Confessioni.

Mercoledì 2 agosto: Giorno del Perdono di Assisi

Secondo una pratica diffusa in tutta la cristianità dai seguaci di san Francesco, si può ricevere a partire dal mezzogiorno del 1° agosto e in questo giorno l’indulgenza della «Porziuncola» (il cosiddetto Perdono di Assisi). La riforma del beato Paolo VI ha confermato che il 2 agosto è l’unico giorno (insieme alla festa del patrono parrocchiale) in cui si può ricevere l’indulgenza plenaria, semplicemente visitando la propria chiesa parrocchiale, osservando le solite condizioni (pentimento per i propri peccati e sacramento della Confessione, partecipazione piena all’Eucaristia con la Comunione, Credo, Padre nostro, preghiera secondo le intenzioni del Papa).

Ad Assisi, oggi si chiude l’anno giubilare per l’ottavo centenario dall’istituzione dell’Indulgenza per la Porziuncola (1216-2016), richiesta da san Francesco a Papa Onorio III. Iniziato il 2 agosto 2016, in pieno Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco, il Santo Padre stesso si è recato in pellegrinaggio alla Porziuncola, due giorni dopo l’inaugurazione, il 4 agosto.

In questo giorno sono possibili due memorie (facoltative): quella di Sant’Eusebio di Vercelli, primo vescovo e patrono del Piemonte, insigne padre della Chiesa nel IV secolo o quella di San Pier Giuliano Eymard (Francia, 1811-1868), apostolo dell’Eucaristia.

Grazie ai Servi della Chiesa impegnati nella pastorale dei Sinti e dei Rom, in questo giorno ci è diventata cara la memoria del Beato Zefirino (Ceferino) Giménez Malla (1860-1936), laico spagnolo di etnia rom, promotore di buoni rapporti fra la sua gente e i vicini, martire nella persecuzione durante la sanguinosa guerra civile spagnola dell’estate 1936. È il primo “zingaro” beato nella storia della Chiesa, proclamato il 4 maggio di vent’anni fa da san Giovanni Paolo II a Roma (il nostro servo di Dio Don Dino Torreggiani e i Servi della Chiesa seguirono con particolare attenzione la causa di beatificazione).

* Ricordiamo, nella preghiera il Convegno nazionale dei diaconi permanenti (il cui numero in Italia ha superato i 4000!), che inizia oggi e si terrà fino a sabato 5 agosto, a Cefalù in Sicilia, per interrogarsi sul loro servizio diocesano e parrocchiale nell’accoglienza e nel servizio dei malati; il Convegno è organizzato dalla Comunità del Diaconato in Italia (fondata da Don Alberto Altana a Reggio Emilia!) insieme all’Ufficio CEI della Pastorale della Salute.

* Il nostro Paese oggi ravviva, nel 37° anniversario, la dolorosa memoria della più grave strage terroristica compiuta dopo la II Guerra mondiale, quella alla Stazione ferroviaria di Bologna, dove persero la vita 85 persone e ne rimasero ferite 200.

Venerdì 4 agosto – Memoria di San Giovanni Maria Vianney

Memoria obbligatoria di San Giovanni Maria Vianney (Francia, 1786-1859), il Santo Curato d’Ars, evangelizzatore, confessore e catechista, promotore di missioni popolari; canonizzato da Pio XI nel 1925, tre anni dopo dallo stesso pontefice è stato proclamato patrono del clero parrocchiale, in particolare dei parroci. Nell’anno giubilare per il 150° della morte, l’Annoi sacerdotale 2009-2010, Benedetto XVI lo ha proclamato “Patrono di tutti i sacerdoti del mondo”.

Oggi è il giorno della nascita al cielo anche del beato Federico Janssoone [Ghyvelde (Francia), 19 novembre 1838 – Montreal (Canada), 4 agosto 1916], sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, che per il progresso della fede diffuse notevolmente i pellegrinaggi in Terra Santa, ricordato indistintamente da cristiani e musulmani come protettore per tutta la sua vita dei poveri di Palestina.

* Preghiamo per i Servi e le Serve della Chiesa, con il loro nuovo responsabile generale Don Stefano Torelli (che per questo è rientrato da poco dalla missione diocesana in Albania), che oggi a Marola concludono gli Esercizi spirituali con il rinnovo del proposito di consacrazione nella celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Francesco Marmiroli, vicario episcopale per la vita consacrata.

* Preghiamo anche per i giovani e le ragazze che oggi concludono il Cammino vocazionale a Molfetta, sulle orme di Don Tonino Bello. Il cammino, promosso dalla Congregazione Mariana delle Case della Carità era iniziato lunedì 31 luglio con la Veglia di preghiera a Barletta, nella parrocchia di origine di Sr. Maria Angelica, che il prossimo 15 ottobre emetterà la professione solenne nelle Carmelitane Minori della Carità.

Sabato 5 agosto – Beata Vergine della Neve

La memoria della dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, è divenuta popolarmente per tutta la Chiesa la festa della Beata Vergine della Neve. Con questo titolo, Maria è patrona di Gualtieri, Tagliata di Guastalla e Castellazzo, ed è venerata in altre parrocchie (Caprile di Ligonchio, Sant’Antonino, Vezzano…) come in diverse borgate della nostra montagna: Braglia di Carù, Cà Ferrari, Castagneto, Cavola, Cerreto Lago, Crògnolo, Temporia, Terrasanta, Valbona…

Tre Santuari festeggiano come titolare la Madonna della Neve: Fellegara (Scandiano), Madonna di Campiano (Castellarano) e Pietravolta (nella parrocchia di Fontanaluccia e sede della Casa di preghiera delle Carmelitane minori della Carità, dove alle 11 si celebra la Messa con la tradizionale processione).

Nonostante la popolarità, la memoria non è obbligatoria ma solo facoltativa, ed essendo sabato quest’anno si può celebrare limitatamente alle Messe e alla Liturgia delle Ore del mattino. Inoltre, essendo domani festa della Trasfigurazione del Signore, anche le parrocchie e i santuari suddetti non possono fare celebrazioni della Madonna della Neve il sabato sera o la domenica 6 agosto. È bene dunque che le celebrazioni della Madonna della Neve siano anticipate al venerdì sera, mentre le manifestazioni della sagra (cene, concerti…) si possono fare sia di sabato che di domenica. Eventuali processioni mariane tradizionalmente collocate alla prima domenica di agosto, si possono fare sabato sera o di domenica, ma i Vespri o la Messa devono essere comunque della Trasfigurazione.

Alla Madonna della Neve, è intitolata anche la prima unità pastorale nella nostra Diocesi, formatasi negli anni Novanta, che con le sei parrocchie — Castellazzo, Masone, Marmirolo, Roncadella, Gavasseto e Sabbione, nel comune di Reggio — e con un solo parroco, ha anticipato di vent’anni gli orientamenti pastorali che si stanno attuando su tutto il territorio. Nelle ultime nomine di giugno, l’Unità Pastorale è stata ulteriormente allargata ad altre due parrocchie del Comune capoluogo — Bagno e Corticella — e alla piccola comunità di San Donnino nel comune di Casalgrande. Unico parroco delle nove parrocchie è Don Roberto Bertoldi, e collaborano con lui due sacerdoti Servi della Chiesa, che a Masone, dove è nato e sepolto il loro fondatore don Dino Torreggiani, hanno la loro “casa madre”.

Alla Casa di Preghiera di Pietravolta, dopo i Vespri, cominceranno gli Esercizi spirituali i Secolari, ramo dei consacrati nel mondo, appartenenti alla Congregazione mariana delle Case della Carità. Gli Esercizi, che si concluderanno venerdì 11 agosto, sono guidati da Don Luigi Gibellini, fratello di Carità, fino allo scorso anno missionario “fidei donum” in Brasile.

Domenica 6 agosto Solennità della Trasfigurazione

Quest’anno, cadendo di domenica, la festa della Trasfigurazione del Signore diventa solennità (colore bianco o oro dei paramenti) e si omette la celebrazione della XVIII domenica del Tempo Ordinario. Il sabato sera si celebrano i Primi Vespri (omessi quando il 6 agosto cade in giorno feriale) e le Messe vespertine sono già della Solennità.  La Trasfigurazione, mistero di luce, insieme alla successiva e più popolare solennità dell’Assunta, il 15 agosto, è un richiamo fortissimo alla Pasqua e al nostro destino glorioso, cui siamo chiamati in Cristo. Nelle Chiese orientali e ortodosse, dove la festa è equiparata proprio alla Pasqua, tutta la liturgia è intesa come trasfigurazione che Dio opera in noi.

* Due tra le parrocchie più piccole, Vedriano (Canossa), esistente dal 1230, e Vaglie (Ligonchio), divisa da Caprile nel 1635, intitolate al Santissimo Salvatore, sono le uniche comunità della nostra Diocesi dove si festeggia la sagra nel giorno della Trasfigurazione.

* Il 6 agosto sarà il 39° anniversario del beato Paolo VI, morto al tramonto della festa della Trasfigurazione del 1978 (era domenica, come quest’anno!). Beatificato a Roma il 19 ottobre 2014, la sua memoria, non potendosi celebrare in questa festa del Signore, è stata fissata per il 26 settembre, giorno della nascita, nell’anno 1897 a Concesio (BS), di Giovanni Battista Montini (la diocesi di Milano, di rito ambrosiano, ha ottenuto di poterla celebrare il 30 maggio, giorno in cui nel 1920 Don Montini celebrò la sua “prima Messa” a Brescia).

* Si ricorda in questo giorno anche la nascita al cielo della Beata Anna M. Rubatto (1844-1904), suora italiana, missionaria in America Latina e fondatrice, deceduta a Montevideo. È la prima beata dell’Uruguay.

* Il 6 agosto sarà il 72° anniversario della terribile esplosione della bomba atomica su Hiroshima; il 9 agosto successivo, venne sganciata anche su Nagasaki, sempre dall’esercito nordamericano. È uno degli eventi più luttuosi e tragici della storia umana, di cui non si può e non si deve perdere la memoria, se si vuole costruire un futuro senza più guerre.

Lunedì 7 agosto

È possibile fare memoria di San Sisto II, papa martirizzato assieme a quattro diaconi della Chiesa di Roma il 6 agosto 258 mentre stava celebrando l’Eucaristia. Altri tre diaconi, tra cui Lorenzo, furono martirizzati il successivo 10 agosto.

Nello stesso giorno ricorre la memoria di San Gaetano (1480-1547), sacerdote fondatore dei Teatini, religiosi che egli volle vivessero sul modello della prima comunità cristiana, descritta negli Atti degli Apostoli. Nella nostra Diocesi, ricordiamo che i sacerdoti più anziani si sono formati nel glorioso Seminario di Albinea, intitolato a San Gaetano.

In questo giorno sono in festa le comunità di San Sisto (Poviglio) e di Albinea (San Gaetano è il titolare della “chiesa nuova”). San Gaetano è compatrono a San Giovanni di Querciola, dove quest’anno si celebra il 70° dell’apertura della Casa della Carità, la seconda dopo l’Ospizio di Fontanaluccia.

* L’Ordine Carmelitano festeggia in questo giorno Sant’Alberto di Trapani (+ 1307), che si distinse per la dedizione alla predicazione mendicante e per la fama dei miracoli. È il primo santo ad avere culto nell’Ordine, e pertanto ne fu considerato patrono e protettore o “padre”, titolo condiviso con l’altro santo del suo tempo, Angelo di Sicilia. Nel sec. XVI fu stabilito che ogni chiesa carmelitana avesse un altare a lui dedicato. Furono anche molto devote di questo santo Teresa d’Avila e Maria Maddalena de’ Pazzi.

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Neocatecumenali e movimenti: carisma e politica

L’annuale appuntamento delle Comunità neocatecumenali con il papa si è rinnovato il 18 marzo, con 7.000 persone in Sala Nervi e 250 famiglie inviate in 57 nuove missio ad gentes sia in Europa sia in altri 13 paesi dei diversi continenti (Canada, Stati Uniti, Brasile, Perù, India, Cina, Australia, Papua Nuova Guinea, Etiopia, Costa d’Avorio, Sudafrica, Guinea Equatoriale, Nigeria). Il Cammino neocatecumenale è oggi presente in 1.320 diocesi di 110 paesi con 21.000 comunità attive in 6.000 parrocchie. I membri adulti del movimento sono 300.000 (ma con i figli arriverebbero a circa un milione). I preti formati dal movimento nei 103 seminari sono 2.000 e i seminaristi 2.200. Per l’Italia si parla di 5.000 comunità (circa 100.000 persone). Sono centinaia i gruppi di missione, formati da un prete e alcune famiglie,  in tutti i continenti.

Inculturare il carisma

Una realtà ecclesiale significativa, che, come gli altri movimenti,  da un decennio viene sostanzialmente ignorata dai media (anche ecclesiali), dopo alcuni lustri in cui era enfaticamente raccontata, in positivo o negativo secondo i casi. Papa Francesco ci ha abituati a un approccio diretto e privo di cautelose approssimazioni con tutte le identità ecclesiali. E così è anche per i movimenti. L’anno scorso (6 marzo 2015) aveva evidenziato il valore dell’esperienza: «E io oggi confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma… Io dico sempre che il Cammino neocatecumenale fa un grande bene nella Chiesa» e aveva ricordato il triplice riferimento: «Il Cammino poggia su quelle tre dimensioni della Chiesa che sono la Parola, la liturgia, la comunità», senza sottoporre a verifica la loro pratica – ostica a molti vescovi – della celebrazione eucaristica al sabato con le lodi in famiglia il giorno di domenica (senza eucaristia). Aveva valorizzato la loro dimensione missionaria: «In diverse occasioni ho insistito sulla necessità che la Chiesa ha di passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria», sollecitandoli a «evangelizzare i non cristiani». Quest’anno, a quasi 50 anni dall’avvio dell’esperienza, è entrato in dialogo attraverso tre altri riferimenti.

Il primo è l’invito all’unità, come ultima e decisiva richiesta di Gesù, contro la tentazione che può provocare «la presunzione, il giudizio sugli altri, le chiusure, le divisioni… È la tentazione di tutte le comunità e si può insinuare anche nei carismi più belli della Chiesa». Il carisma infatti «può deteriorarsi quando ci si chiude o ci si vanta, quando ci si vuole distinguere dagli altri. Perciò bisogna custodirlo» attraverso l’unità umile e obbediente. Solo respirando nella Chiesa e con la Chiesa, assomigliamo ad essa e non la trasformiamo in «uno strumento per noi: noi siamo Chiesa». La fecondità della testimonianza ha bisogno del ministero e della guida dei pastori. «Anche l’istituzione è un carisma, perché affonda le radici nella stessa sorgente che è lo Spirito Santo». Il riferimento al carisma è uno dei luoghi più citati dal papa, in particolare per i religiosi, ma viene evocato spesso anche per i movimenti. Nel 2015, parlando al movimento di Comunione e liberazione, aveva detto: «Il centro non è il carisma, il centro è uno solo, è Gesù, Gesù Cristo! Quando metto al centro il mio metodo spirituale, il mio cammino spirituale, il mio modo di attuarlo, io esco di strada. Tutta la spiritualità, tutti i carismi nella Chiesa, devono essere “decentrati”: al centro c’è solo il Signore… Fedeltà al carisma non vuol dire “pietrificarlo”…, (significa piuttosto) tenere vivo il fuoco e non adorare le ceneri».

Moti interni

Il secondo riferimento è la parola «gloria», quella che indica la croce, secondo la tradizione giovannea: «La gloria di Dio si rivela sulla croce: è l’amore che lì risplende e si diffonde. È una gloria paradossale: senza fragore, senza guadagno e senza applausi». La terza parola è «mondo»: «Voi andrete incontro a tante città, a tanti paesi… Non sarà facile per voi la vita in paesi lontani, in altre culture, non vi sarà facile. Ma è la vostra missione… familiarizzate con le culture, le lingue e gli usi locali, rispettandoli e riconoscendo i segni di grazia che lo Spirito ha già sparso. Senza cedere alla tentazione di trapiantare modelli acquisiti, seminate il primo annuncio».

Papa Francesco e Kiko Argüello

Papa Francesco e l’iniziatore del Cammino neocatecumenale, Kiko Argüello (REUTERS)

Parole non di circostanza, soprattutto in riferimento all’autorità dei pastori nella Chiesa, alla funzionalità del carisma rispetto alla centralità di Cristo, all’approccio cordiale alle culture e alla lingue dei paesi ai quali si è inviati. Dall’interno dell’esperienza del Cammino, oltre alla conferma della sua qualità cristiana e della «tenuta» delle singole comunità, sorgono anche interrogativi su alcune tensioni con gli episcopati, sulla leadership, sui seminari e sulla esposizione «politica». È noto il caso dei vescovi del Giappone che hanno chiesto al movimento di chiudere il seminario e di accettare l’indirizzo pastorale della Chiesa locale (2010-11) come anche le numerose lettere dei vescovi in merito alle prassi del movimento (un centinaio solo per l’Italia). La leadership è da sempre saldamente in mano ai due fondatori, Francisco José Gomez Argüello (Kiko) e Carmen Hernandez, affiancati da un presbitero (Mario Pezzi), ma i seri problemi di salute di Carmen e l’avanzata età di Kiko hanno suggerito l’avvio di una elaborazione per una possibile successione.

Per quanto riguarda i seminari le domande sono relative alle modalità di reclutamento (per alzata di mano in occasioni di grandi raduni), alla sapienza del discernimento (per diversi casi i numeri dei seminaristi sono talmente ridotti da rendere problematica l’accurata scelta degli educatori e il cima formativo) con qualche esito problematico (anche nel caso di allontanamento, quando l’interessato trova accoglienza presso i pastori locali, soprattutto in America Latina). Sulla questione della politica il Cammino è sempre stato molto defilato e restio, mentre è intervenuto con forza in alcuni momenti come il Family day. Fino ad entrare in rotta di collisione con la segreteria CEI. È successo nel 2015 (20 giugno), quando Kiko ha espressamente criticato il segretario e mons. Galantino si è trovato sulla sua posta elettronica una valanga di critiche (con qualche insulto).

Movimenti ecclesiali e politica

Sul tema dell’esposizione civile sono in atto spostamenti significativi all’interno dei movimenti ecclesiali. È nota la maggiore attenzione del Rinnovamento nello Spirito sui temi della dottrina sociale e del «pre-politico» (cf. l’intervista a Salvatore Martinez in Sett. 44/2014, pp. 8-9). Sta diventando evidente, sul fronte opposto, la prudenza di Comunione e liberazione, scottata dai molti scandali che hanno investito uomini politici del movimento, soprattutto in Lombardia. La probabile dislocazione di candidati su ambedue i fronti nelle prossime elezioni amministrative metteranno alla prova quanti identificano il nucleo di senso spirituale con l’uniformità del voto. In una intervista dell’anno scorso (Vatican Insider, 31 marzo 2015), il presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, don J. Carrón, aveva detto: «Evidentemente, quando si parla di realtà sociale delle dimensioni del movimento, ci troviamo sempre sotto i riflettori. A volte questo ci permette di offrire agli altri un contributo, a volte, invece è motivo di umiliazione, perché anche noi abbiamo dei limiti, come succede anche nella Chiesa nel suo insieme» (cf. anche AA.VV, : Il caso CL nella Chiesa e nella società italiana. Spunti per una discussione, Il Margine, Trento 2014). Il caso più interessante è forse quello dei Focolari. La presenza di uomini e donne focolarini in politica è di lunga data, ma il movimento non è mai stato coinvolto in particolari scandali, né identificato con interessi di parte.

I movimenti ecclesiali sono ormai una presenza consolidata nel  panorama delle Chiese locali, ma è venuta meno la volontà, più o meno giustificata, di affidare loro il ruolo di punta di diamante in ordine al confronto con la modernità e l’indifferenza religiosa. Una espressione precisa della situazione la si trova nell’esortazioneEvangelii Gaudium. «Le altre istituzioni ecclesiali, comunità di base e piccole comunità, movimenti e altre forme di associazione, sono una ricchezza della Chiesa che lo Spirito suscita per evangelizzare tutti gli ambienti e settori. Molte volte apportano un nuovo fervore evangelizzatore e una capacità di dialogo con il mondo che rinnovano la Chiesa. Ma è molto salutare che non perdano il contatto con questa realtà tanto ricca della parrocchia del luogo, e che si integrino con piacere nella pastorale organica della Chiesa particolare» (n. 29). «Un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del popolo santo di Dio per il bene di tutti» (n. 130).

Co-essenziali e petrini

Il movimentismo nella Chiesa è assai più vecchio dei movimenti. Nasce nell’800 con il «movimento cattolico» concentrandosi progressivamente nell’Azione cattolica e poi nei partiti di ispirazione cristiana. I movimenti hanno una lunga incubazione dagli anni ’30, ma si manifestano dagli anni ’50, e, in grande maggioranza, dopo il Vaticano II. Nel loro insieme rappresentano la risposta del cattolicesimo alla modernità. Una risposta dalla doppia valenza: del dialogo o piuttosto del conflitto. La polarizzazione, nell’attuale stagione, successiva al riconoscimento e all’enfasi, attraversa anche i movimenti ecclesiali. Non è casuale che, dopo i convegni internazionali del 1981, 1987, 1991, 1998 e quelli successivi, a cura del Pontifico consiglio dei laici, nel 2002 e nel 2006 e 2014, si vada spegnendo la spinta di rappresentazione unitaria del movimentismo a favore di una spendita nell’insieme della Chiesa. Come diceva il card. A. Scola nel 2006 alcuni movimenti tendono ad acquisire forme giuridiche proprie, altri ad integrarsi nella normale appartenenza ecclesiale. Vi è sempre minore insistenza su due elementi che nel passato erano fortemente enunciati: la co-essenzialità fra carismi (movimenti) e istituzione e la collocazione «apostolica», cioè immediatamente «petrina» dei movimenti stessi.

settimananews.it

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Santi e beati «in lista d’attesa»: le cause aperte… Tilde Manzotti di Reggio Emilia

Per la diocesi di Fiesole spicca il nome di Tilde Manzotti: nata a Reggio Emilia nel 1915, è morta nel 1939, ad appena 24 anni, a Paterno, piccola frazione del comune di Pelago, dopo una lunga malattia. Gli anni trascorsi a Firenze, l’amiziacon il domenicano padre Regilando Santilli, all’epoca assistente della Fuci, il soggiorno nel monastero delle domenicane a Covigliaio, sono le tappe di un percorso interiore di cui si possono seguire le tracce del Diario spirituale pubblicato nel 2004 da Nerbini. Sono aperte le cause di beatificazione anche per madre Giovanna Ferrari (1888-1984) fondatrice della congregazione delle Missionarie Francescane del Verbo Incarnato (morta a Fiesole in odore di santità) e per Renata Borlone(1930-1990), una delle prime compagne di Chiara Lubich, entrata nel Movimento dei Focolari nel 1950 e corresponsabile, dal 1967, della cittadella di Loppiano.

tratto da Toscana Oggi

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Una Sala della comunità per ogni diocesi

Contentezza è il sentimento che ACEC conserva nel cuore a distanza di alcuni giorni dalla conclusione degli SdCdays, le giornate delle Sale della Comunità che si sono tenute ad Ascoli Piceno dall’8 all’11 giugno (cf. Settimananews, 9 giugno) all’interno dell’evento esteso de I Teatri del Sacro.Contentezza per la qualità attiva di partecipazione dei responsabili e volontari delle SdC, per l’ospitalità cordiale, collaborativa e davvero entusiasta assicurata dalla diocesi di mons. Giovanni D’Ercole e dalla gente della sua meravigliosa città e, infine, per la cifra dei contenuti espressi nei numerosi e dinamici panel delle giornate corredati da opere filmiche e spettacoli teatrali.

Un’esperienza da ripetere

Un’esperienza da ripetere prima possibile come auspicato dagli stessi partecipanti nei dibattiti e scambi di saluto finale, per affinare ulteriormente la dimensione cruciale di scambio per la crescita delle SdC e la messa a dimora di nuove esperienze che regalino tanto futuro alle comunità cristiane anche dal punto di vista culturale e artistico.

«Grazie al piano di 120 milioni in cinque anni – ha auspicato il presidente di ACEC, Adriano Bianchi – per riattivare le sale chiuse e aprirne di nuove, previsto dalla legge Franceschini, riuscire ad avere almeno una sala della comunità in ogni diocesi potrebbe essere un obiettivo facilmente realizzabile nei prossimi anni».

Fondamentale, quindi, riuscire a fare squadra anche al Sud e Centro Italia, dove le sale sono meno presenti, ma dove esempi brillanti e sinceri come il Nuovo Cinema Piceno di Ascoli, il multisala diocesano che ha ospitato la manifestazione degli SdCdays, possono traghettare il desiderio e l’azione concreta di nuove realtà.

È stata lanciata dall’ACEC una campagna di raccolta fondi per due sale marchigiane che hanno subìto rilevanti danni dal terremoto e che ora sono chiuse. Le sale sono quelle di San Severino Marche e di Matelica.

«In questi giorni – ha aggiunto il presidente – abbiamo usato molte parole. La parola è quella cosa che fa la differenza tra il mondo dell’immediato e il mondo dei significati nei quali in realtà viviamo. Il mondo dell’immediato è il mondo di quello che vedo, sento e tocco. Questo è un mondo bello e importante. Ma il mondo dell’uomo non è fatto solo di questo. È fatto di una ricchezza di cose che io non ho mai visto o che non ho sperimentato direttamente ma che conosco attraverso la comunicazione».

Giorni, quindi, molto importanti per le comunicazioni avvenute su più ambiti di azione delle SdC: cinema, teatro, legislazione, pastorale, formazione, cultura, alternanza scuola-lavoro, multiprogrammazione, distribuzione ed esercizio, pluralismo religioso e dialogo interreligioso, strumenti e progetti associativi. Una letterale miriade di contesti e competenze che abitano le Sale della comunità vivificati dai numerosi ospiti giunti ad Ascoli Piceno per portare il loro contributo.

Per comunità inclusive

Ha colpito particolarmente il tema delle costituzioni, quella italiana e una varietà allargata del Medio Oriente, messe a tema nel panel “Fedi in gioco”, accompagnato dalla visione del documentario Dustur e dello spettacolo teatrale Leila della tempesta, entrambi derivati dall’esperienza di Ignazio De Francesco, membro della comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata di Monte Sole e ospite molto apprezzato agli SdCdays. Un esempio trasversale di come una SdC possa contribuire al disegno di comunità davvero inclusive e capaci di costruire un futuro che trasforma lo scontro in forme di conoscenza e mediazione. Perché l’arte veramente contribuisce a salvare l’umano, nella concretezza della vita quotidiana, con azioni interiori che cambiano il nostro quadro simbolico, come ci ha ricordato Giuliano Zanchi, direttore del Museo diocesano di Bergamo, intervenuto anche lui con una trattazione estetico-filosofica ai lavori degli SdCdays.

Giorni di grande fermento anche sotto l’aspetto di coordinamento della programmazione, dei volontari, delle proposte tecnologiche e della comunicazione.

Arianna Prevedello, responsabile comunicazione e Carmine Imparato, responsabile coordinamento programmazione, hanno potuto incontrare e prendere contatto con molti referenti delle SdC per continuare a costruire una rete affiatata lungo tutto lo Stivale.

L’uso dei “social”

È stata l’occasione per sperimentare anche forme odierne di comunicazione come il live tweeting curato da due studenti dello IUSVE (Istituto universitario salesiano di Venezia e Verona), e coordinati dal prof. Carlo Meneghetti presente assieme a loro ad Ascoli. «Siamo stati contenti – raccontano Benedetta Cortese e Alberto Gaspari – dell’opportunità di partecipare al convegno ACEC Sale della comunità e Teatri del Sacro. Se dovessimo riassume l’evento useremmo la parola: scambio. Il nostro compito era la condivisione social dell’evento proponendo su Twitter e Facebook alcuni momenti e considerazioni dei relatori e dei partecipanti. L’invito è quello di valorizzare il mondo dei social anche nelle sale della comunità: questi, infatti, non vanno visti come strumenti estranei, da demonizzare, ma come strumenti positivi da sfruttare, che garantiscono di arrivare al pubblico giovane, tema molto presente nel convegno. Bisogna fare arrivare il piccolo nel grande, bisogna condividere esperienze. I social sono un grande contenitore di piccole cose».

settimananews

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Perché la parrocchia non muoia

Non sono pochi i tentativi in corso per mantere in vita le comunità parrocchiali. Unità pastorali, Comunità pastorali, Collaborazioni pastorali… sono le più recenti “ricette” escogitate per salvaguardare quel bene prezioso che è la parrocchia. Ma per Gigi Maistrello, autore di questo articolo, sono per niente risolutive. L’articolo che proponiamo contiene espressioni forti e giudizi drastici. Ne è consapevole lo stesso autore. Il suo contributo lo proponiamo anzitutto come spazio per un dibattito aperto e costruttivo, per rispondere alla necessità di dare parole a un disagio diffuso e qui espresso.

l’istituto “parrocchia” rischia di sparire

È fondamentale domandarsi: in un momento storico così difficile per la Chiesa, è possibile individuare un punto per iniziare? Io credo che questo sia la parrocchia.

È davanti a noi un fenomeno che non è stato abbastanza analizzato: l’istituto “parrocchia” rischia di sparire! Rischia di scomparire proprio quella che, per secoli, è stata il modello e il pilastro del cristianesimo. Sì, perché questo tipo di comunità ha sempre assicurato delle relazioni, dei percorsi condivisi, un ancoraggio con tutto il territorio…

Non sto qui ad elencare i valori tenuti in vita dalla parrocchia, un’istituzione che, in questi ultimi anni, si sta indebolendo sempre di più per il fatto che mancano i preti! È sicuro che il numero dei presbiteri è destinato a diminuire e che la qualità dei nuovi candidati è sempre più problematica.

La Chiesa vive nelle comunità parrocchiali, non c’è alternativa. La comunione, le relazioni d’amore, la misericordia, l’essere famiglia di famiglie, l’attenzione ai più deboli (poveri, bambini, vecchi, ammalati, esclusi…), l’ascolto… È solo questo che è attuale, che scalda il cuore delle persone e che permette alla Chiesa intera di avere un ruolo unico e insostituibile. Qui c’è futuro, tutto il resto diventa meno importante: i sacramenti sono per la comunione e non solo per la salvezza; la santa messa è soprattutto il momento settimanale di una comunità che si ritrova, si confronta sulla Parola, si ricarica e riparte ancora più unita (le nostre chiese si stanno svuotando perché non abbiamo da offrire un prodotto accattivante!). La catechesi e il lavoro dei gruppi devono essere scuola d’amore!

Dove si propone oggi questo? In nessuna parte! Se non lo facciamo noi, chi lo fa? Il mondo della cultura sta scoprendo questo e noi siamo fermi ancora alla “dottrina”!

Non siamo ritornati al Catechismo di san Pio X, ma stiamo inflazionando la vita dei fedeli con riunioni su riunioni e con contenuti che, a mala pena, fanno il solletico alla mente e certamente non scaldano il cuore.

Per partire dalla parrocchia c’è bisogno di una guida, di un pastore: ci vuole un padre!

Il clericalismo

Ho sempre sostenuto l’idea che, prima del Concilio, vigeva il modello monarchico e, dopo il Concilio, è entrato in vigore quello democratico. L’uno e l’altro sono stati utili in “quel” tempo, ma avevano solo una priorità: la gestione del potere, piccolo o grande che fosse!

È misera l’immagine offertaci da tanti fedeli laici nelle comunità cristiane nel post-concilio, quando abbiamo assistito come ad una gara per spartirsi gli ambiti di gestione del potere: dal consiglio pastorale al consiglio per gli affari economici, dai catechisti ai cori parrocchiali, dalla gestione della sagra ai campiscuola… l’elenco potrebbe continuare.

Il risultato è quello della moltiplicazione del clericalismo! Ognuno fa a gara, in nome del proprio battesimo, per avere una fetta di potere e poter quindi sentirsi protagonista! Quante notti insonni per i poveri parroci a causa di conflitti sempre più evidenti tra i cosiddetti operatori pastorali!

Una figura così

Bisogna cambiare lo schema: né monarchia né democrazia, ma paternità responsabile! In fondo è un modello antico e si può ripartire proprio da questo modello per cercare di dare alle nostre comunità un senso nell’attuale momento storico.

Un “padre”, che potrebbe benissimo essere una “madre”! Ma… uno solo!

Questo uno però deve possedere le caratteristiche dell’amore: una persona matura, distaccata dal potere e dal denaro, responsabile, credibile, riconosciuta, stimata, credente in modo incarnato e non devoto, capace di relazione, presente sia fisicamente che mentalmente, sobria, esperta di cuori e quindi capace di maneggiare la psicologia, abituato all’utilizzo delle comunicazioni moderne… Non occorre che abbia fatto sei anni di teologia, ma occorre che sia equilibrata e appassionata al modo giusto. Una persona scelta dalla comunità stessa, confermata dal vescovo e dal presbitero, oppure inviata da questi ultimi previa consultazione e periodo di conoscenza.

Ogni comunità che abbia un minimo di spessore (almeno 600/700 abitanti) dev’essere guidata da una simile presenza. Non da un telefono, da una mail, da un fantasma che arriva e scappa, da un delegato che ha solo il compito di fissare appuntamenti. Una persona che possa essere riconosciuta anche economicamente, perché non dev’essere presa dall’angoscia delle offerte, dalle visite alle famiglie (utili se non indispensabili) solo per qualche obolo, dalle messe per i defunti, dalle tariffe per i sacramenti…

Una presenza stabile in casa-canonica, 24 ore su 24, con la porta aperta, con la linea telefonica che non rimandi sempre a una segreteria, che sappia essere presente nei momenti-crocevia (la nascita di un bambino, la malattia, il matrimonio, le crisi esistenziali, la morte di una persona cara) per i quali tutti devono passare e che possono essere le occasioni migliori per mostrare quanto Dio sia l’incarnato, presenza che accompagna.

Prendere atto dei fallimenti

In questi decenni, per ovviare al numero sempre più ridotto dei preti, si è scelto il metodo delle Unità Pastorali e, ultimamente, anche delle Comunità Presbiterali.

Io personalmente ho sempre contestato questa scelta fatta ancora negli anni ’90, ritenendola un’operazione clericale, con l’unico desiderio di preservare il bene del presbitero e non quello del popolo dei fedeli.

È una scelta-non scelta, perché rinvia le decisioni importanti e, nel frattempo, crea un sistema invivibile, inefficiente e distruttivo del ruolo stesso del presbitero.

La non-scelta è dettata dal fenomeno che era davanti a tutti fin dagli anni ’70/’80: il fatto che il numero dei candidati al sacerdozio fosse sempre più esiguo e che il celibato obbligatorio fosse un ostacolo sempre più proibitivo nella ricerca di persone che potessero avere le caratteristiche necessarie per essere pastori capaci di affrontare le sfide del presente. Tale disciplina ecclesiastica costringe spesso a scegliere i candidati al presbiterato tra persone immature, problematiche, con tratti di anaffettività; oppure tra candidati orientati sessualmente verso l’omosessualità, questa vissuta quasi sempre in modo latente fino a diventare evidente solo successivamente. Non mi dilungo su questo argomento, talmente è lapalissiano.

Le Unità Pastorali propongono un metodo pastorale che imprigiona la relazione interpersonale e chiede al pastore un ruolo di carattere puramente organizzativo. Così il presbitero diventa sempre più un funzionario, una vera trottola, costretto al ruolo manageriale con una serie impressionante di riunioni e, per i più giovani, una frequentazione massiccia della rete. Si arriva così a comprimere la relazione, cuore della nostra esistenza, nell’orario di ufficio. Da notare inoltre, che più il tempo passa, più questo fenomeno si sta allargando.

Quando si parla di vocazioni poi: come è ipotizzabile che un giovane si senta attratto da una proposta di vita così contraddittoria, indaffarata, sfuggente, angosciata, per non dire… infelice?

Bisogna invertire la rotta.

Altro capitolo è quello che riguarda l’ultimo orientamento: le Comunità Presbiterali.

È risaputo che spesso il problema dei preti è quello della solitudine, ma è proprio vero che, per risolvere una così grande difficoltà, sia questa la giusta soluzione? Costringere alla convivenza persone costruite su un impianto educativo orientato individualisticamente è una soluzione destinata al fallimento.

L’istituto poi del “co-parrocato” ha evidenziato tutta la sua enorme fragilità, perché va a cozzare contro la giusta pretesa del presbitero di poter mettersi in gioco assumendosi tutte le proprie responsabilità. Pretendere di perpetuare il ruolo del “vicario collaboratore” è una violenza verso persone a cui è stata già negata una famiglia e la possibilità di essere protagonista.

Bisognerebbe partire da ben altri presupposti.

La pastorale dell’incontro

Per affrontare le sfide di questi anni, è quindi fondamentale la “qualità” delle persone chiamate a guidare le nostre comunità. In passato la scelta delle persone non considerava come elemento primario la maturità delle stesse, e poi a discernere i candidati al sacerdozio non venivano sempre chiamate le persone più adatte a questo delicatissimo ruolo.

Oggi ci sarebbe da fare un lunga riflessione sulla qualità dei preti giovani. È davanti agli occhi di tutti la situazione riguardante i presbiteri che sono arrivati per ultimi e il disagio che loro stessi stanno vivendo. Tanta fragilità camuffata dietro le regole canoniche: il continuo appellarsi agli orientamenti diocesani per nascondere la propria incapacità di scegliere; il liturgismo, con grande disagio del popolo e, spesso, con conflitti tra gli operatori laici; un’eccessiva ridondanza data ai segni; la difficoltà (da parte di molti) di sintonizzarsi con la linea di papa Francesco e la sua logica della misericordia evangelica; un sottofondo di impazienza e di fastidio verso ogni tipo di richiesta, anche la più umile, da parte dei fedeli; la seccatura per tutto ciò che non sia concernente alle problematiche interne alla Chiesa; la bulimica frequenza nei vari servizi di rete tipo facebook…. Tutto questo evidenzia una mancanza di maturità e di autonomia ed è quindi urgente che i superiori si domandino cosa stia succedendo.

Capaci di relazioni mature

Il cristianesimo ha nel cuore l’amore ed è proprio questo il pilastro di tutta la casa! L’amore comincia dalla relazione e non dalla conoscenza scolastica! Una relazione normale, esattamente quella che chiediamo ai fidanzati quando facciamo i corsi in preparazione al matrimonio.

Chi non è capace di relazioni mature non può aspirare a diventare guida di una comunità e, soprattutto, non può pretendere di essere riconosciuto solo perché è obbediente e molto devoto!

Stiamo vivendo un momento storico dove i preti, nella maggioranza, si offrono per funzioni che non vengono richieste (se non da una minoranza problematica) e non sono capaci di offrire ciò che il tempo attuale invece invoca: essere uomini esperti di vita, evangelici, capaci di cercare e intuire la presenza di Dio sia nei momenti cruciali dell’esistenza che nella quotidianità e, soprattutto, disponibili ad essere compagni di strada.

Dovremo passare da una pastorale di incontri a una di “incontro”.

settimananews

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Don Goccini lascia la pastorale giovanile

REGGIO EMILIA. Don Giordano Goccini non sarà più direttore del servizio diocesano di pastorale giovanile. Ad annunciare il cambio di ruolo del sacerdote è stato il vescovo Massimo Camisasca durante la sua comunicazione annuale sulle nuove nomine. Don Goccini diventerà così parroco dell’unità pastorale “Beata Vergine della Fossetta” comprendente diverse parrocchie principalmente nel territorio di Novellara, mentre a prendere il suo posto sarà don Stefano Borghi.

Oltre a quello di Goccini sono stati numerosi i cambi di ruolo decisi dal vescovo dovendo far fronte, quest’anno, alla mancanza di nuovi preti da poter ordinare. Nonostante questa difficoltà, Camisasca ha comunque voluto ripristinare un istituto scomparso da tempo: quello della pastorale del mondo accademico e dell’università. Don Matteo Galaverni da Castelnovo Monti è diventato collaboratore dell’unità pastorale di Rivalta e si occuperà del rapporto con gli studenti universitari, organizzando attività in collaborazione con l’ateneo. Tre sono poi i prelati che provengono dalla Fraternità San Carlo Borromeo, la famiglia religiosa maschile di vita apostolica fondata nel 1985 dallo stesso Camisasca. Don Maurizio Pirola sarà il nuovo parroco di San Giacomo mentre don Juan Luis Barge e don Antonio Maffucci saranno rispettivamente collaboratori del vescovo e a Rivalta.

I PARROCI. Per quanto riguarda i nuovi parroci don Giancarlo Bertolini andrà da Sassuolo a gestire le parrocchie di Toano. Don Roberto Bertoldi da Gavasseto andrà a Bagno. Don Fernando Borciani a Sant’Ilario e Calerno da Sant’Ilario D’Enza. Don Corrado Botti da Montecchio a San Pellegrino e San Giuseppe. Don Andrea Contrasti a Quattro Castella. Don Wojciech Darmetko a Bibbiano e Barco da Correggio Nord. Don Giovanni Davoli di ritorno da Madagascar andrà a Cella. Don Carlo Fantini andrà a Correggio nord e Correggio ovest da Novellara. Don Evangelista Margini sarà a Castelnovo Monti. Don Angelo Orlandini a Montecchio provenendo da Reggio Emilia. Don Gianni Repetti sarà a Cadelbosco da Pieve, e San Martino di Guastalla. Don Luigi Rossi a Casalgrande e Salvaterra da Reggio Emilia. Don Nildo Rossi andrà a Casina e Don Bogdan Rostkowski a Ciano d’Enza e Canossa, da San Polo d’Enza.

AMMINISTRATORI. Per quanto riguarda invece gli amministratori parrocchiali Don Roberto Gialdini a Guastalla passerà da parroco ad amministratore. Monsignor Francesco Marmiroli a Pieve di Guastalla dal duomo reggiano così come don Alberto Nicelli e don Giacomo Menozzi.

COLLABORATORI PASTORALI. Per quanto riguarda poi i collaboratori pastorali don Lealdo Antichi andrà a Toano da Villa Minozzo. Don Valter Beltrami a Guastalla da Cadelbosco Sopra. Don Emanuele Benatti a Bagno da Gavasseto e Masone.

Don Edoardo Cabassi a Castelnovo Monti da Ginepreto. Don Paolo Cattari a Gualtieri da Ramiseto. Don Vittorio Davoli da Cadelbosco Sotto andrà ad Arceto. Don Giancarlo Denti a Guastalla da Cadelbosco Sopra e Sotto. Don Pierluigi Ghirelli a Vezzano sul Crostolo da Montecavolo e Salvarano. Don Alpino Gigli a Toano da Monzone. Don Graziano Gigli sarà a Sassuolo centro da Toano. Don Giuliano Guidetti a Casalgrande e Salvaterra da Budrio e Fosdondo di Correggio. Don Antonio Maffucci da Madonna di Campiano ad animatore spirituale del luogo dove è venerata la reliquia del beato Rolando Rivi.

Don Paul Poku a Castelnovo Monti. Don Vasco Rosselli a Pieve Modolena, da Ciano D’Enza. Monsignor Gianfranco Ruffini a Sant’Ilario e Calerno. Don Stefano Torelli a Pieve Modolena dall’Albania. Don Mauro Vandelli a San Polo d’Enza da Bagno. Don Romano Vescovi da Bibbiano e Barco andrà a Quattro Castella e sarà animatore spirituale dell’eremo di Salvarano.

Don Achille Melegari andrà al ministero festivo di Toano provenendo da Cella Cadè e Gaida. E infine Don Luigi Veratti andrà a Bagno mentre fino ad ora era stato a Gavasseto.

Gazzetta di Reggio

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La Caritas presenta i dati del Centro di Ascolto diocesano

La Caritas diocesana indice e invita a partecipare alla conferenza stampa per la presentazione dei dati sulle povertà relativi all’anno 2016 raccolti dal Centro di Ascolto Caritas diocesano per il giornoMARTEDÌ 27 giugno 2017 alle ore 12.00 presso la segreteria della Caritas diocesana Via dell’Aeronautica, 4 – Reggio Emilia.

Saranno presenti Isacco Rinaldi (direttore della Caritas di Reggio Emilia) e gli operatori del Centro di Ascolto che hanno curato la raccolta dei dati.

Oltre ai dati delle persone che si sono rivolte nel 2016 al Centro di Ascolto diocesano di Via Adua, quest’anno saranno presentati anche dati e riflessioni sui progetti di accoglienza e dall’esperienza del Fondo per l’accesso all’istruzione.

I dati raccolti dalla Caritas non sono sicuramente esaustivi riguardo il tema della povertà a Reggio Emilia e provincia, ma sono capaci di fornire uno spaccato particolare e interessante della nostra società attraverso informazioni “uniche”, raccolte e commentate da coloro che direttamente incontrano le persone in difficoltà.

Ringraziando anticipatamente quanti vorranno essere presenti, cogliamo l’occasione per porgere i nostri più cordiali saluti.

Gianmarco Marzocchini

Caritas diocesana Reggio Emilia – Guastalla

Su La Libertà in uscita giovedì 29 giugno un ampio resoconto della presentazione.

 

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Corpus Domini cittadino: inizio alle 19 e percorso più «tra le case» del centro storico

Quest’anno, la diciassettesima festa cittadina del Corpus Domini – la sera di giovedì 15 giugno, che precede la domenica in cui la solennità del Corpo e Sangue del Signore si celebra in tutte le Chiese in Italia – avrà due novità importanti, su suggerimento del vescovo Massimo, accolte dai parroci della città nella loro riunione del 19 maggio scorso.
La prima novità è l’anticipo dell’orario d’inizio alle 19 (e così terminare non oltre le 21), per favorire la partecipazione di famiglie con bambini e ragazzi, in particolare i bambini che quest’anno hanno partecipato per la prima volta all’Eucaristia, delle famiglie delle comunità cattoliche degli immigrati e per favorire anche la partecipazione di persone più anziane, che la sera dopo cena non escono. I parroci si sono accordati pertanto di sospendere per quel giorno le Messe vespertine in tutte le chiese non solo del centro storico, ma di tutto il Vicariato urbano.

L’altra novità è che il percorso sarà più breve, ma soprattutto si percorrerà della via Emilia solo un brevissimo tratto per attraversare le vie più centrali delle parrocchie del Duomo e di San Prospero. Segnatamente, la processione, dopo un breve tratto sulla via Emilia da piazza Del Monte fino all’imbocco di via Vittorio Veneto (davanti al portone della Curia), passerà dallo Stradone del Vescovado (davanti alla Mensa del Povero), dalla piazza della Basilica di San Prospero, via Fornaciari, via del Cristo, via Farini (davanti alla chiesa di San Giorgio) e ritorno in piazza Duomo per la solenne benedizione eucaristica.

Per l’animazione nella Messa e nella processione, si è invece continuato nella scelta dei due anni precedenti, invitando i Cori parrocchiali e i Cori dei movimenti e associazioni ad unirsi nel canto alla Cappella Musicale della Cattedrale, sotto la direzione del maestro Primo Iotti.
Dopo una serata di prove, ci si troverà circa un’ora prima della Messa, il 15 giugno stesso, direttamente in Cattedrale.

I sacerdoti (diocesani, religiosi, parroco di rito bizantino in San Giorgio, cappellani degli immigrati) e i diaconi sono invitati a recare con sé camice, amitto, cingolo e stola bianca e a prepararsi tutti nella sagrestia grande (salendo dallo scalone di San Giovanni Paolo II) e a fare la processione d’ingresso. Tutti i sacerdoti sono invitati a indossare la casula. Si preparano in sagrestia anche i seminaristi, i giovani dello studentato dei Cappuccini di Scandiano, gli accoliti e i giovani che svolgono il servizio liturgico.

Ufficio Liturgico diocesano

in laliberta.info

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