Lettera pastorale del Vescovo dedicata alla Liturgia

Si intitola “La Liturgia. Dialogo salvifico tra Dio e l’uomo nell’eterno e nel tempo” la terza Lettera pastorale del vescovo Massimo Camisasca.

Il documento è datato 25 dicembre e la versione digitale del testo si può scaricare da qui.
Copie in formato cartaceo saranno disponibili dopo Natale presso la Segreteria della Curia.

“La Libertà” dedicherà alla Lettera un approfondimento su una delle prossime uscite.

Il testo, dedicato alla Liturgia, è composto da cinque parti:

  1. Radici e significato dell’evento liturgico
  2. Le dimensioni della liturgia e il cammino dell’uomo
  3. La celebrazione dell’Eucarestia
  4. Il canto
  5. Partecipazione attiva.

Ricordiamo che monsignor Camisasca ha pubblicato altre due Lettere pastorali: Il dono del diaconato permanente (2014) e Vieni e vedrai (2016), quest’ultima sul tema della vocazione.

Scarica il testo integrale della lettera (.pdf 500 kb) 


laliberta.info

Santo Stefano Patrono festa 26 Dicembre 2019

Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Rosso

Stefano, il primo martire cristiano, era uno dei primi sette diaconi, il cui dovere era quello di porsi al servizio della Chiesa e degli apostoli. Come servo di Cristo, Stefano era contento di essere come il suo Signore, e, nel momento della sua morte, fu molto simile a lui. Potrebbe sembrare che il Vangelo di oggi sia stato scritto a proposito di santo Stefano. Quando si trovò di fronte al sinedrio, lo Spirito Santo lo ispirò ed egli parlò con audacia; non solo respinse le accuse che gli erano state mosse, ma accusò a sua volta i suoi accusatori. Il suo sguardo era sempre rivolto al Signore, tanto che il suo volto splendeva come quello di un angelo e rifletteva la gloria di Cristo, che era in lui. La somiglianza tra santo Stefano e il suo Signore non è solo esteriore: nel momento della sua morte, Stefano rivelò le intime disposizioni del suo cuore, pregando perché i suoi assassini fossero perdonati, una preghiera che diede frutti più tardi, con la conversione di san Paolo. Santo Stefano, il cui nome significa “corona”, si procurò la corona del martirio dopo esservisi preparato con una vita di fedeltà al servizio di Cristo.

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In Santo Stefano a Natale un ricordo particolare per don Fabrizio Crotti

Una poesia dedicata a don Fabrizio…

TRA LIBRI E AMICI…

Tra i libri
vibri
per il Vangelo
e togli il velo
ai volti scuri
con sguardi puri
accendi speranza
dalla tua stanza
ricca di pagine
non è la fine
ci parli ancora
ora
con gesti veri
con gusti seri
la tua presenza
riempie la stanza
dei ricordi perduti
i volti muti
nascosto dolore
tramutato in amore…

di Giuseppe Serrone

Natale, Zuppi: «Sia all’insegna della fiducia negli altri». Il cardinale: «La candidatura dei Portici un‘attenzione all’incontro»

«Spero che sia un Natale all’insegna della fiducia e della speranza, soprattutto in questi periodi di poca fiducia e poca speranza. Bisogna imparare a fidarsi degli altri, di chi abbiamo vicino e sconfiggere le nostre paure». È il messaggio che ha lanciato il vescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, nell’incontro con la stampa per gli auguri di Natale. Per Bologna, secondo Zuppi, è stato un anno di «scoperte e riscoperte», con particolare riferimento alla questione dei portici, che il Comune candida a patrimonio dell’Unesco. «L’attenzione per i portici – ha detto – è attenzione all’incontro, alla cura delle cose comuni, ci aiuta a vivere con maggiore consapevolezza». Per Zuppi è anche il primo Natale da cardinale. «Non cambia nulla – ha detto – è una responsabilità in più che condivido con tutta la comunità».

corriere.it

Il Gloria e la colletta: dal canto al sacro silenzio

Adorazione dei magi

Don Ubaldo è perplesso: lui conosce il Gloria della Missa de Angelis, ma don Asdrubale gli ha detto che non lo canta nessuno: ha trovato un canto carino che tutti possono cantare, con un bel ritornello che richiama il Gloria. I bambini possono scandire il tempo battendo le mani e tutto diventa più festoso e gioioso. «Mah!» borbotta don Ubaldo e lascia fare un po’ sconsolato.

In effetti, i riti di introduzione terminano con il canto del Gloria e l’orazione colletta.

«Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello. Il testo di questo inno non può essere sostituito con un altro» precisano le norme del Messale Romano (PNMR 53).

Don Ubaldo ha ragione ad essere perplesso. Lo si canta nelle domeniche fuori del tempo di Avvento e di Quaresima; e, inoltre, nelle solennità e nelle feste, e in celebrazioni di particolare solennità. Questo è un canto fra i più antichi di tutta la liturgia e nasce come inno per la liturgia delle ore. Entra nella liturgia eucaristica perché riecheggia il canto degli angeli narrato dal Vangelo di Luca per la nascita del Salvatore (cf. Lc 2,14).

È un canto di lode, non una riflessione teologica. È un inno trinitario che loda il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Non ha altri grandi valori se non quello di rendere più solenne, festosa, gioiosa la liturgia. Proprio perché nasce come inno, la sua natura richiede il canto: al canto degli angeli si unisce il canto della Chiesa. Privato della musica e del canto, il Gloria perde il suo significato. Infatti, questo canto non accompagna un rito, ma è rito a se stante: è un momento di lode. Quindi anche don Asdrubale ha ragione a voler far cantare tutti. Ma bisogna trovare una musica che mantenga la solennità e non svilisca o intacchi il testo in un vocio stralunato pieno di confusione.

La colletta conclude i riti introduttivi che, abbiamo visto, servono per condurci da una situazione ad un’altra, per generarci come Chiesa che celebra il suo Signore.

La conclusione è affidata ad un momento di sacro silenzio. Ricordiamo che solo alla parola silenzio viene dato questo aggettivo: è solo il silenzio che è sacro. In un’epoca verbosa come la nostra, è importante sottolineare questo aspetto.

Il Messale prescrive: «Il sacerdote invita il popolo a pregare e tutti insieme con lui stanno per qualche momento in silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e poter formulare nel cuore le proprie intenzioni di preghiera» (PNMR 54).

È questo il momento vero della colletta: non soltanto quando il sacerdote pronuncia le parole presidenziali per cui: «Il popolo, unendosi alla preghiera, fa propria l’orazione con l’acclamazione Amen», ma quando tutti insieme veniamo raccolti dal silenzio della preghiera. Infatti, il termine “colletta” deriva dal verbo colligere, che vuol dire raccogliere, quindi raccogliere la preghiera. In quel momento di silenzio avviene la raccolta della preghiera. Quindi la colletta si realizza in quel silenzio dell’assemblea. Paolo dice che: «Non sappiamo che cosa sia conveniente domandare» (Rm 8,26). In quel silenzio non chiediamo nulla, non diciamo nulla: sappiamo soltanto che il nostro spirito geme e grida: «Abbà-Padre!».

Questo deve avvenire realmente e ritualmente. La Chiesa ci dona il silenzio nella liturgia perché questo avvenga. Il presbitero dice: «Preghiamo», e deve esserci silenzio, un vero e palpabile silenzio, che scuota i presenti; dove anche i bambini, che sono sempre agitati, si placano perché percepiscono qualcosa di importante, di grande e sconvolgente. Tutto tace.

La partecipazione attiva dei bambini avviene facendo loro percepire in modo pre-razionale l’esperienza della preghiera della Chiesa.

San Giovanni Crisostomo, commentando la colletta, dice: «… e si fece un grande silenzio». Mi viene in mente quello che succede all’apertura del settimo sigillo nell’Apocalisse: «Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora» (Ap 8,1).

Quel raccogliersi degli spiriti celesti nell’adorazione e nell’attesa, in uno dei momenti più decisivi della storia del regno di Dio, deve insegnare a noi, creature così agitate, così facilmente distratte, il raccoglimento in presenza delle rivelazioni di Dio per meditarle; il raccoglimento in presenza delle opere di Dio nella natura e nella storia per adorare il loro Autore; il raccoglimento in presenza delle vie di Dio riguardo a noi stessi. Non per nulla Dio ci dà la calma della sera e il silenzio delle notti, il riposo santo della domenica e i tempi della prova in cui ci chiama a rientrare in noi stessi e ci parla, nel raccoglimento dell’anima, a tu per tu.

È un silenzio che riusciamo ad avere qualche volta al racconto dell’istituzione, ma che raramente troviamo in questo punto così importante dell’inizio generante della liturgia.

Dopo il movimento, il passaggio, il canto della lode, veniamo generati dal sacro silenzio: l’orazione di colletta raccoglie, nel mistero che celebriamo, tutti i sussulti della nostra anima e della nostra vita.

da Settimana News

“Una scuola di persone competenti 2020: accompagnare, discernere, valutare”

Si impernia su questi tre verbi il percorso di formazione 2019/20 per gli insegnanti di religione della diocesi di Novara. “L’itinerario – spiega una nota a firma di don Alberto Agnesina, direttore dell’Ufficio Scuola diocesano – intende mettere a disposizioni dei docenti una serie di conoscenze e di attenzioni centrate sulla realtà della valutazione, come atteggiamento di accompagnamento da avere nei confronti delle nuove generazioni, aiutandole a operare un discernimento critico sulla realtà culturale e del vissuto personale e sociale, anche in ottica di autovalutazione. L’itinerario intenderà sviluppare gli aspetti educativi e relativi alla strumentazione per una valutazione specifica dei percorsi didattici e della loro ricaduta sugli alunni”.
Il calendario vedrà momenti in plenaria tra i due Ordini di scuole e laboratori zonali divisi tra Infanzia/Primaria e Secondaria per un approfondimento più particolareggiato.

agensir

ESTATE IN MISSIONE IN AGOSTO IL 45° CAMPO ESTIVO DI VOLONTARIATO A MUNYAGA IN RWANDA

agensir

Il profondo legame che unisce Reggio a Munyaga in Rwanda segna un’altra fondamentale tappa: dal 3 al 31 agosto si terrà il 45° campo estivo di volontariato nella missione dove ha generosamente operato il reggiano padre Tiziano Guglielmi – prematuramente scomparso il 19 maggio 1980.

Per iniziativa del Gruppo Rwanda Padre Tiziano Onlus partiranno 14 volontari accompagnati dal presidente Claudio Fantini; sette appartengono alla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla: Alice, Beatrice, Marianna, Valentina, Giovanni, Francesco, Claudio; della diocesi di Modena è Vanessa; sei appartengono a quella di Bologna: don Massimo, Giacomo, Laura, Ester, Giacomo, Veronica. Importante risulta la presenza di don Massimo per la spiritualità del gruppo di volontari, che quest’anno è interdiocesano.

E’ questo il quarantacinquesimo campo estivo di volontariato – un bel record! – che il Gruppo promuove e non meno di 450 sono i volontari, giovani e meno giovani, che hanno fatto esperienza in Rwanda dal 1974, grazie alla provvidenziale idea di padre Tiziano Guglielmi, appartenente alla Congregazione dei Padri Bianchi.

Il Gruppo Rwanda Padre Tiziano con l’aiuto di tanti generosi benefattori e di preziosi volontari ha realizzato a Munyaga, nella diocesi di Kibungo, opere importanti e significative per lo sviluppo umano e spirituale della popolazione di quelle colline. Si tratta del Centro di Santità “Padre Tiziano”con il nuovo reparto di maternità; della scuola primaria in titolata alla maestra reggiana Aurora Giovannini; delle case per i poveri – aiuti a famiglie e studenti bisognosi; del progetto agricolo che attualmente dà lavoro a 7 operai, diretti da Sr. Bea. Chi desidera sostenere le attività del Gruppo Rwamda Padre Tiziano Onlus, che ha sede a Borzano di Albinea in via Ludovico Ariosto 1, può utilizzare il c/c bancario: EMILBANCA di RE: IBAN: IT 45 Q070 7212 8050 68220125020.

Nel mese di agosto durante la permanenza a Munyaga per “estate in missione” i quattordici volontari provvederanno alla manutenzione degli stabili e delle attrezzature e lavoreranno con la gente rwandese. Prenderà poi il via un nuovo progetto agricolo che sarà gestito assieme alla parrocchia di Munyaga con l’acquisto di terreni per meglio diversificare i vari prodotti agricoli. Il Gruppo Rwanda ha inoltre in animo la realizzazione di una nuova stalla, più capiente e più funzionale di quella attuale (costruita con tronchi d’albero). I partecipanti al campo estivo faranno esperienza di volontariato nelle case Amahoro – case della pace -, fondate da don Luigi, direttore della Caritas e fratello di Padre Tiziano, anch’egli prematuramente scomparso il 10 maggio 1996. I volontari, durante il mese di permanenza a Munyaga, effettueranno l’esperienza di un campo di formazione umana e spirituale, entreranno a diretto contatto e conosceranno così il popolo rwandese, la sua cultura, i suoi usi e costumi.

Il Gruppo di Amici “Raccolta del ferro vecchio” della parrocchia di San Lorenzo Martire di Gavasseto ha voluto devolvere una parte cospicua della somma raccolta (€ 1.000,00) – frutto del loro generoso impegno di volontariato – al Gruppo Rwanda per il nuovo progetto agricolo a Munyaga.

Il vescovo Massimo Camisasca assieme a don Pietro Adani, direttore del Centro Missionario Diocesano, ha fatto visita alla missione rwandese di Munyaga nel dicembre scorso.

gar

Anniversario / 11 LUGLIO 1989 – 11 LUGLIO 2019 MONS. GIBERTINI ERA NOMINATO VESCOVO DI REGGIO EMILIA-GUASTALLA

Il vescovo emerito Giovanni Paolo Gibertini ha ricordato oggi – 11 luglio – due importanti anniversari: il trentesimo della sua elezione a vescovo di Reggio Emilia-Guastalla e gli ottant’anni di professione religiosa nell’Ordine Benedettino.

Venne infatti chiamato da papa Giovanni Paolo II l’11 luglio 1989 – festa di San Benedetto Abate – a succedere a mons. Gilberto Baroni.

Nato a Ciano d’Enza (Re) il 4 maggio 1922 e battezzato con il nome di Giovanni, mons. Gibertini ha intrapreso nel 1938 il noviziato nei Benedettini assumendo il nome di Paolo; nel 1939 ha emesso la professione religiosa. E’ stato ordinato sacerdote il 12 agosto 1945 nell’abbazia benedettina di Torrechiara. La Sardegna per un trentennio è stata il campo d’azione pastorale di mons. Gibertini

Nel 1979 veniva eletto Abate del Monastero benedettino di Parma, alla cui guida è rimasto fino al 25 marzo 1983, quando da Giovanni Paolo II è stato chiamato a guidare la diocesi di Ales-Terralba; ha ricevuto la consacrazione episcopale il 25 aprile nella basilica di San Giovanni in Parma. Il 24 settembre 1989 ha fatto il suo ingresso nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, che ha guidato sino al 1998.

gar