Piano piano si comincia a rientrare in classe (parte l’Alto Adige) e il tema della sicurezza in tempo di pandemia resta centrale

Ne parliamo con Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, coordinatore del Cts e direttore di Medicina sperimentale di precisione del Bambino Gesù di Roma.

«I pilastri su cui si fonderà il rientro a scuola, il più possibile in sicurezza e con l’obiettivo di dare continuità alla didattica in presenza, sono tre: il Green pass per gli operatori scolastici, quindi corpo docente e personale non docente. Per Green pass si intende: soggetti vaccinati o che abbiano superato la malattia o che si siano sottoposti a tampone. L’auspicio e l’esortazione che rivolgo è che la percentuale dei vaccinati sia la più alta possibile».

Il secondo pilastro della sicurezza?

«Vaccinare il maggior numero di adolescenti delle superiori e degli ultimi due anni di medie. Abbiamo due vaccini a Rna messaggero approvati, Pfizer-BioNTech e Moderna. La speranza è di aumentare ulteriormente la già buona percentuale di soggetti che hanno ricevuto la prima dose che oggi tra i 15 e i 19 anni è vicina al 60 percento. E aumentarla nella fascia 12-14».

Persiste poi una serie di protocolli già nota a tutti…

«Il distanziamento interpersonale, l’uso delle mascherine, l’igienizzazione delle mani, l’importanza dell’areazione compatibilmente alla situazione climatica, l’opportunità che i genitori tengano a casa i figli in presenza di febbre o sintomatologia suggestiva per infezione da Sars-CoV-2».

Le mascherine saranno obbligatorie anche in aula?

«Sono obbligatorie dai 6 anni in su e d’imprescindibile utilità quando non c’è la possibilità di mantenere la distanza interpersonale di un metro. Toglierla? È una possibilità considerabile in presenza di una completa copertura vaccinale all’interno della classe».

Eppure la riapertura delle scuole spaventa.

«Un po’ di nuovi casi ci saranno, ma non dobbiamo farci intimorire. Vanno evitate situazioni come lo scorso anno con regioni che hanno scelto autonomamente politiche di chiusura della scuola. Serve una strategia nazionale, con una condivisione delle scelte tra Governo centrale e istituzioni regionali per tutelare la presenza degli studenti a scuola».

Se in classe c’è un positivo, che fare?

«Va gestito dal preside con le autorità sanitarie territoriali. L’eventuale adozione della quarantena già adesso prevede la riduzione della durata a sette giorni per chi è stato vaccinato rispetto ai 10 giorni per chi non lo è».

Qualche consiglio antipanico?

«Vaccinarsi prima di tutto, e questo vale per adulti e ragazzi dai 12 anni, per proteggere sé stessi e gli altri, soprattutto coloro a rischio di non rispondere alla vaccinazione, e per limitare la circolazione virale e l’associato rischio che emergano varianti del nuovo coronavirus. No ad assembramenti e affollamenti anche al di fuori dell’orario scolastico; sì ad atteggiamenti responsabili, anche sui mezzi pubblici, evitando di andare a scuola con febbre, tosse o raffreddore e indossare la mascherina ogni volta in cui è indicato. Così facendo possiamo augurarci una continuità nell’attività didattica in presenza che resta la priorità».
Famiglia Cristiana

Contagi, «nessun rischio in classe»

Ventuno casi positivi rilevati in un anno (su più di 11mila test effettuati) e nessun contagio all’interno delle aule. La conferma che la scuola è un luogo sicuro arriva dal progetto “A tutela dello studente, per una scuola sicura”, promosso dall’Ospedale Bambino Gesù insieme con la Società italiana di Pediatria (Sip), l’Istituto di Ortofonologia e la Fondazione Mite, i cui risultati sono stati presentati in anteprima al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi e diffusi ieri.

A partire dallo scorso settembre e per l’intero anno scolastico, i ricercatori hanno effettuato monitoraggi mensili con tamponi salivari anti Covid-19 su più di mille alunni (tra i 5 e i 19 anni) e circa 200 insegnanti di due scuole di Roma: l’istituto comprensivo Regina Elena e l’istituto paritario Santa Maria Ausiliatrice. Complessivamente, sono stati effettuati oltre 11mila test riscontrando, appunto, soltanto 21 casi positivi (pari allo 0,2%) e nessuna diffusione del contagio all’interno delle classi. Un risultato incoraggiante, soprattutto alla luce dell’ormai imminente avvio delle lezioni, che ci si augura sia confermato nei prossimi mesi, nonostante la diffusione della variante Delta, il cui indice di contagiosità è più che doppio rispetto a quello del ceppo originario del virus.

«Se vengono rispettate le giuste misure di prevenzione e viene fatta corretta educazione, la scuola rappresenta un luogo sicuro», commentano la presidente dell’Ospedale della Santa Sede, Mariella Enoc e il direttore del Dipartimento Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale, Alberto Villani.

I primi risultati, riferiti ai primi tre mesi di monitoraggio, sono stati pubblicati lo scorso febbraio sulla rivista scientifica Italian Journal of Pe- diatrics: venivano riportati solo 16 casi di positivi e nessun contagio tra le classi. I risultati finali, riferiti all’intero anno scolastico, saranno oggetto di un nuovo lavoro scientifico. Intanto, continua il dibattito sull’utilizzo delle mascherine in aula, dopo che il ministro Bianchi ha annunciato che, nelle classi con tutti gli studenti vaccinati, si potranno abbassare. «Nelle aule ci sarà sempre qualcuno di non vaccinato – ricorda il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli –. E questo creerà una situazione di disagio, con il rischio di emarginazione da parte dei ragazzi che vorrebbero levare la mascherina. Si pensi, per esempio, se in una classe di 25 studenti c’è solo uno senza vaccino, come si sentirà questo ragazzo? Si potrebbe ovviare – suggerisce Giannelli – con una super app, come quella che dovrà essere varata per i docenti, con cui si può sapere quali sono le classi completamente vaccinate senza dover chiedere ad ognuno certificati o documentazioni».

Alle perplessità dei dirigenti scolastici rispondono fonti del ministero di viale Trastevere, che ricordano come «la possibilità di togliere la mascherina nelle classi composte da studenti che abbiano tutti completato il ciclo vaccinale è prevista dal decreto legge varato dal governo lo scorso 6 agosto con le misure urgenti per l’avvio del nuovo anno scolastico ». Le stesse fonti chiariscono che, «insieme al Ministero della Salute, tenuto conto anche degli aspetti legati alla privacy, si sta ora lavorando per l’attuazione di questa novità che non vuole assolutamente creare discriminazioni, quanto piuttosto consentire un progressivo ritorno alla normalità».

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Prosegue il dibattito sulle mascherine in aula. Farle abbassare soltanto nelle classi di tutti vaccinati potrebbe «generare discriminazioni», secondo i presidi. Il ministero: è previsto dal decreto agosto

Attraverso una favola illustrata il libro “Il cavaliere la principessa e il virus invisibile” affronta le paure e le domande dei più piccoli. E aiuta anche i genitori a confrontarsi con la pandemia senza ansie

Famiglia Cristiana

Una favola, un ragazzo, anzi due, che affrontano il male. Spiegare il coronavirus ai bambini è semplice. Se hai la matita di Franz Pagot e un modo chiaro di raccontare. Il libro Il cavaliere, la principessa e il virus invisibile (a cura di Cinzia De Martin e i cui proventi andranno all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze) risponde alle domande più ricorrenti e mette in guardia dalle insidie che potrebbero farci ammalare di Covid  Con l’ausilio di virologi, psicologi ed esperti, l’autore, attraverso una favola ben strutturata, veicola messaggi rassicuranti su come affrontare il pericolo. L’igiene delle mani, il contatto con gli animali domestici, la distanza tra le persone sono spiegate in modo da non creare ansia, ma anche senza nascondere il male della pandemia. D’altra parte, come ricorda l’autore con le parole di Chesterton all’inizio del testo (che può anche essere scaricato in versione animata al link https://youtu.be/jr7u-IcBLVM) «Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono. I bambini sanno già che i draghi esistono.Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi»

Green pass, divide il nodo scuola

Coronavirus: le misure

L’ipotesi di prevedere l’obbligo per i professori frena il nuovo decreto (ma varo confermato per domani) Pioggia di mille emendamenti dalla Lega. La Camera si adegua: previsto per punti stampa e mense

È l’obbligo del Green pass per il personale scolastico a frenare il nuovo decreto del governo Draghi sulle misure anti-Covid. L’ipotesi ‘gira’ e si cerca di trovare una linea unitaria, ma in ogni caso il varo resta confermato per domani in Consiglio dei ministri. Lo stesso giorno in cui dovrebbe tenersi anche la ‘cabina di regia’ politica, mentre per oggi è previsto solo un confronto fra le Regioni e il ‘loro’ ministro, Mariastella Gelmini (Fi). Il dossier ‘caldo’ è sempre quello delle nuove disposizioni per la scuola e i trasporti mentre, almeno per ora, non si discuteranno le norme sul certificato nei luoghi di lavoro.

Per il personale scolastico, l’ipotesi che circola in queste ore in ambienti di maggioranza sarebbe quella di introdurre l’obbligo del pass, pur considerando che l’incidenza di vaccinati tra insegnanti e personale è già oggi altissima, dell’85% circa: sono solo 4 le Regioni che registrano un numero consistente di scettici tra i prof (Sicilia, Liguria, Sardegna e Calabria). Palazzo Chigi tituba però, perché la linea del premier Draghi rimane quella di puntare sugli strumenti di ‘persuasione’, più che su un obbligo vero e proprio. Resta in campo (ma è meno probabile) l’alternativa di fissare da settembre percorsi specifici con misure ad hoc, come la didattica a distanza, laddove il numero di immunizzazioni fosse ancora basso. Più problematico resta l’allargamento della platea di persone per le quali il ‘lasciapassare’ dovrebbe diventare tassativo, a partire dai ristoratori agli istruttori delle piscine (al chiuso) e delle palestre, per i quali da venerdì scatterebbe la singolare condizione di dover pretendere l’esibizione ai clienti quando loro stessi potrebbero esserne sprovvisti. Ma qui la prima difficoltà sarebbe sui tempi: entro venerdì sarebbe impossibile richiederlo per tutto il personale in tutta Italia, a meno di non costringerli a un tampone ogni 48 ore.

Sono ore determinanti anche per l’approvazione in generale del piano sulla scuola, in vista del rientro a settembre. L’intenzione del ministro del-l’Istruzione, Patrizio Bianchi, è di ripartire con le lezioni in presenza, seguendo la linea dettata dal Comitato tecnico scientifico nel suo ultimo parere fornito al dicastero. Determinante sarà anche l’aumento delle corse dei trasporti pubblici, visto che l’80% della capienza non è sufficiente a garantire il distanziamento. I presidenti di Regione sono pronti a discutere anche la bozza di protocollo per la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzo contenuto, che potrebbe attestarsi sui 6-7 euro. Quanto all’introduzione dell’obbligo del certificato per i trasporti a lunga percorrenza (aerei, treni e traghetti) è quasi certa, ma avverrà solo da inizio settembre. Intanto, un sondaggio di Confesercenti segnala che il 47% degli italiani già si è procurato il documento, mentre il 20% ha iniziato l’iter per ottenerlo.

A frenare il governo Draghi sono sempre, oltre a quelle fra una parte dei cittadini, anche le resistenze politiche: ieri circa 1.300 emendamenti sono stati presentati in commissione Affari sociali alla Camera sul primo decreto, quello che introduce il Green pass dal 6 agosto: di questi, ben 916 arrivano dalla sola Lega, che è critica sul tema. Forse anche per dare un segnale in senso contrario, la Camera del presidente (M5s) Roberto Fico ha deciso di adeguarsi senza perder tempo e, con una delibera del collegio dei questori, ha imposto la stretta. Da venerdì anche a Montecitorio sarà richiesta la certificazione verde. Per accedere al palazzo (e quindi anche per votare in aula, per i deputati), il Green pass non servirà, ma per una serie di servizi sarà indispensabile: si va dalle conferenze stampa alla mensa e al ristorante della Camera. Nella delibera, in particolare, i questori e il presidente Fico hanno previsto l’esibizione obbligatoria del pass anche per partecipare a convegni e iniziative culturali o istituzionali che si svolgano nelle sedi della Camera e per l’ingresso alla biblioteca ‘Nilde Jotti’ e all’archivio storico della Camera. Non solo. Anche i candidati ai concorsi presso gli uffici delle varie sedi della Camera, per le prove d’esame dovranno mostrare il certificato. È possibile che anche il Senato si metta sullo stesso piano: fonti di Palazzo Madama spiegano che una decisione è attesa tra oggi e domani. Nel frattempo, Fico plaude alla stretta: «I deputati rispettano le regole che valgono per tutti, come è sempre stato durante la mia presidenza», ha scritto.

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Pfizer chiederà presto autorizzazione per terza dose

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Pfizer e BioNTech hanno annunciato che nelle prossime settimane chiederanno alle autorità regolatorie, tra cui la Fda in Usa e l’Ema nella Ue, l’autorizzazione per la terza dose del vaccino anti Covid. La mossa arriva dopo i dati iniziali “incoraggianti” di un sperimentazione clinica, i quali hanno mostrato che una terza iniezione aumenta il livello degli anticorpi da 5 a 10 volte contro il ceppo originario e la variante Beta rispetto alle prime due dosi.

Le case farmaceutiche prevedono di pubblicare presto altri dati definitivi. (ANSA).

Coronavirus: il mondo. Delta, dubbi sull’efficacia del vaccino E si teme già una «ondata d’autunno»

Avvenire

Secondo la Johns Hopkins University, i morti causati nel mondo dal coronavirus hanno quasi raggiunto quota 4 milioni (per l’esattezza, 3,983). Un bilancio pesante che Reuters, elaborando fonti non governative, aveva registrato già tre settimane fa quando la cosiddetta variante Delta, identificata per la prima volta in India, aveva da poco cominciato a diffondersi in Europa.

La conta dei decessi e delle infezioni (184 milioni a livello globale) procede parallela a quella dei vaccini somministrati dai singoli governi, farmaci immunizzanti a vettore virale o a mRna che la comunità scientifica considera efficaci contro le varianti. Secondo una ricerca condotta in Israele, il vaccino Pfizer- BioNTech sarebbe meno efficace del 30% contro la variante Delta, al momento causa del 90% dei nuovi contagi nello Stato ebraico. Più precisamente, la validità del farmaco contro questa mutazione estremamente contagiosa sarebbe scesa in un mese dal 94,3% al 64%. Lo studio conferma tuttavia che l’immunizzazione funziona nel prevenire che l’infezione degeneri in patologie talmente gravi da rendere necessaria l’ospedalizzazione.

L’andamento dei contagi causati in Europa dal ceppo indiano del Covid-19 preoccupa ma non scoraggia la Commissione Europea: «Non possiamo adagiarci sugli allori», ha sottolineato ieri la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ribadendo che «avremo dosi sufficienti per vaccinare il 70% della popolazione europea entro il mese di luglio». ( A. Nap.)

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L’Emilia-Romagna è gialla dal 6 dicembre. I dati: 2143 positivi su 17mila tamponi (12%). I morti sono 63

BOLOGNA – Da domenica 6 dicembre, l’Emilia-Romagna torna in zona gialla. Il passaggio nella fascia a rischio minore rispetto a quella arancione, dove la regione resterà ancora fino alla mezzanotte di domani, è stato  formalizzato nella nuova ordinanza che il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato in serata, così come comunicato nel pomeriggio dallo stesso ministro al presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

“Le restrizioni di queste ultime tre settimane hanno dunque pagato- afferma Bonaccini- ma dobbiamo con tinuare a essere responsabili e rispettare le regole perché l’impegno di tutti per frenare la pandemia deve proseguire”.

La decisione del ministro Speranza segue l’analisi dei dati sull’andamento epidemiologico e la tenuta del sistema sanitario compiuta dal Comitato scientifico e dalla Cabina di regia nazionali nell’ormai abituale aggiornamento settimanale, con l’Rt regionale, l’indice di trasmissibilità del virus, che in Emilia-Romagna è sceso sotto l’1, in linea col calo che si riscontra più in generale nel Paese.

Oltre alle misure previste perché zona gialla, da questa mattina è poi in vigore il nuovo Decreto del Governo con i provvedimenti per contrastare la diffusione del contagio valide in tutto il territorio nazionale, in particolare per il periodo delle prossime festività natalizie.

I dati

Dopo quattro giorni tornano sopra la soglia dei 2mila i nuovi contagi da coronavirus registrati nelle precedenti 24 ore: nel bollettino odierno della Regione vengono riportati 2.143 nuovi positivi su 17.700 tamponi (è il 12%), e 63 vittime, di cui 14 a Bologna. Ieri si erano avuti 1.766 casi su praticamente 18mila tamponi (9,8%) e 85 morti. Aumentano anche i ricoveri, dato che era sceso nei giorni scorsi.

Prosegue, sottolinea la Regione, la discesa dell’Rt regionale, l’indice di trasmissibilità del virus, sceso sotto l’1: è infatti arrivato a 0,99 dall’1,11 della settimana scorsa.

repubblica.it

COPRIFUOCO SERALE, FASCE DI RISCHIO DIVERSIFICATE PER REGIONI. CALABRIA, PIEMONTE E LOMBARDIA RISCHIANO MISURE RESTRITTIVE

Il nuovo dpcm anti-Covid prevederà un coprifuoco nazionale nelle ore serali. Lo annuncia il premier Conte, che spiega: si interverrà a livello graduale a seconda della soglia di criticità che si registra nelle varie regioni. Ci saranno “tre aree” con tre scenari di rischio e con misure via via più restrittive. Potrebbero essere la Calabria, il Piemonte e la Lombardia le regioni che potrebbero rischiare misure restrittive. Vietato lo spostamento tra le regioni più a rischio a meno che non ci siano motivi di lavoro, di salute e di estrema urgenza. Chiusi musei, mostre, centri commerciali nei festivi e prefestivi. Didattica a distanza per le superiori. Riduzione al 50% del limite di capienza dei mezzi di trasporto pubblici.

ansa

Oms, casi in Europa e Usa salgono ma non è troppo tardi

“Durante il fine settimana abbiamo visto che mentre molti Paesi hanno tenuto sotto controllo il Covid-19, i casi in alcuni paesi in Europa e Nord America continuano a salire”. Lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel consueto briefing sul coronavirus, sottolineando che “questo è un momento critico per agire” e che “non è troppo tardi”. Tedros ha condotto il briefing dal suo auto-isolamento dopo essere entrato in contatto con una persona risultata positiva e ha ribadito di “non avere sintomi”. (ANSA).

Coronavirus, il presidente Bonaccini positivo al Covid: in isolamento domiciliare

Il presidente Bonaccini positivo al test Covid-19. Asintomatico, è ora in isolamento domiciliare da dove porterà avanti regolarmente l’attività di governo regionale nei prossimi giorni Test effettuato nella mattinata di oggi in via precauzionale in vista di appuntamenti istituzionali già in agenda Bologna – Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, è risultato positivo al test sul Covid-19 effettuato nella mattinata di oggi, in via precauzionale, in vista di appuntamenti istituzionali in agenda nel pomeriggio e domani. Il presidente Bonaccini, che non presenta sintomi, come previsto in questi casi si è posto in isolamento domiciliare nella sua abitazione, da dove porterà avanti regolarmente l’attività amministrativa e di governo regionale nei prossimi giorni.

corriere.it

Crisanti, in assenza vaccino e terapia servono i test

“In assenza di un vaccino e in assenza di terapia l’unico modo efficace per spegnere la trasmissione è quello di fare il test a tutte le persone coinvolte nell’interazione sociale della persona ammalata: bisogna fare tamponi a parenti, familiari e colleghi di lavoro”. Così il direttore medicina molecolare Università di Padova Andrea Crisanti a `Mezz’ora in più di Lucia Annunziata su Rai3. E il suo piano di 300-400 mila tamponi, dice ancora Crisanti “è ancora realistico. Se si fa l’investimento giusto nel giro di 2-3 mesi si può arrivare a questa capacità”. E spiega: “Se si fa questo, adesso che abbiamo imparato come il virus si trasmette quando la persona si infetta e quanto tempo passa tra l’infezione e la positività possiamo accorciare tutte le quarantene. Ora sappiamo che se una persona non si infetta e non diventa positiva in 3-4 giorni dal contatto, di fatto non si infetterà più”. Il contact tracing “ha capacità estremamente limitata ed è facilmente saturabile. Di fatto – riferisce Crisanti – in condizioni ideali su 10-15 mila casi ogni persona ha in media 10 contatti quindi teoricamente dovremmo mettere in quarantena 150mila persone al giorno. Dopo 14 giorni saremmo a 2,5 milioni di persone in quarantena. Una cosa ingestibile”. Poi le file: “A me piacerebbe non vedere tutte queste file di gente disperata che vuole fare un tampone perchè magari glielo chiedono perché deve andare a lavorare, o perché ha avuto un contatto o ha paura di essere stata contagiata. Se noi agiamo soltanto diminuendo la qualità della vita, cioè mascherine, riduzioni dei locali, riduzione del movimento poi si creano situazioni di manifestaizoni di gente che di fatto non vuole vivere in queste condizioni, e per farlo l’unico modo è bloccare i focolai dove nascono e dove si manifestano”. (ANSA).

Covid: Speranza, vogliamo tenere le scuole aperte

“Vogliamo tenere le scuole aperte. finora nelle scuole si sono registrati un migliaio di casi, ma è del tutto evidente che ce ne saranno molti altri nelle prossime settimane. Proveremo a essere il più veloci possibile” nell’intervenire. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nella trasmissione ‘Mezz’ora in più’ di Rai 3

“Stiamo investendo risorse come non è mai avvenuto nella storia recente, nè soprattutto sulla sanità. Abbiamo messo più soldi in cinque mesi che negli ultimi cinque anni e tanti altri ne dobbiamo ancora investire”, ha aggiunto il ministro. (ANSA).

Coronavirus: BERS, scenari più foschi anche in Balcani

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha rivisto al ribasso le sue previsioni economiche per il 2020, a causa delle incertezze relative alla crisi del coronavirus, per i paesi in cui opera la Banca, compresi i Balcani. La Banca ha allo stesso tempo evocato lo scenario di una ripresa meno marcata delle attese nel 2021 anche per quanto riguarda la vicina regione balcanica ancora extra-Ue.

La contrazione del Pil nei Balcani occidentali dovrebbe raggiungere il 5,1 per cento nel 2020, più del 4,8% precedentemente stimato, “a causa di un crollo del turismo”, che colpisce in particolare Albania e Montenegro, e per le “interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali, minore produzione industriale, calo degli investimenti diretti esteri e delle rimesse “, ha illustrato la Banca nel suo nuovo rapporto ‘Regional Economic Prospect’. L’economia nei Balcani occidentali dovrebbe riprendersi l’anno prossimo, con una crescita del pil “al 3,4% nel 2021”, prevede ora la Bers, osservando che in generale “queste proiezioni sono soggette a un’enorme incertezza”.

Secondo lo studio, nei Balcani occidentali Albania e Montenegro registreranno il calo più marcato della crescita nel 2020 (-9,0%), in particolare a causa degli effetti negativi sul turismo e per il calo delle esportazioni di beni e servizi.

Seguono la Bosnia-Erzegovina, dove si è osservato un forte calo della produzione nel settore manifatturiero e Kosovo e Macedonia del Nord (tutti -5,0%). La Serbia (-3,5%) è stata particolarmente colpita da un calo delle rimesse pari al 30% tra gennaio e giugno 2020. Tuttavia, in Serbia l’impatto del Covid-19 è stato “meno grave che in alcuni paesi” vicini,” in parte a causa dell’elevato contributo della produzione di prodotti di base” nel comparto manifatturiero. “In generale, l’impatto negativo della crisi del coronavirus sarà più pronunciato del previsto quest’anno in Montenegro e Macedonia del Nord, dove sono state osservate forti contrazioni nell’industria, nel commercio, nei trasporti e nel turismo, suggeriscono i dati della Bers.

Nel 2021 “ci sarà probabilmente una qualche ripresa” nella regione “con una crescita del 3,4%, ma i livelli del pil il prossimo anno dovrebbero rimanere al di sotto di quelli del 2019”, ha osservato la Banca. La crescita economica più forte nel 2021 si osserverà in Montenegro (5,0%), seguita da Albania (4,5%), Kosovo (4,0%) e Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord e Serbia (3,0%). La Bers aveva stimato una ripresa economica molto più forte nella regione per quanto riguarda il 2021. Nel precedente rapporto sulle prospettive economiche regionali, pubblicato nel maggio 2020, la Banca aveva anticipato una crescita economica del 12,0% in Albania, del 10,5% in Montenegro, del 7,5% in Kosovo, del 6,0% in Bosnia-Erzegovina e Serbia e del 5,5% in Macedonia del Nord.

Secondo le ultime previsioni Bers, la Slovenia registrerà un calo del pil del 7,5% nel 2020 e una crescita del 3,5% nel 2021, mentre il prodotto interno lordo in Croazia scenderà dell’8,5% quest’anno e rimbalzerà del 3,5% l’anno prossimo. (ANSA).