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Antichi brani emiliani nell’esecuzione di due organi e coro In Santo Stefano Domenica 16 Novembre ore 17

REGGIO EMILIA. Quando protagonista di un concerto è l’organo, l’avvenimento diventa un’occasione ghiotta di riflessione su repertori musicali poco conosciuti ma preziosi, di rara bellezza.

Domani, domenica 16 novembre, alle 17, l’appuntamento è nell’ambito della rassegna “Soli Deo Gloria”, nella chiesa di Santo Stefano; si mettono a confronto due strumenti uno italiano e l’altro inglese. Il primo è caratterizzato da una tastiera più limitata e una pedaliera più piccola, possiede un suono incisi “frizzante”, argentino per la prevalenza di timbri flautati, mentre quello inglese, oltre a essere più grande, presenta un suono più caldo soffuso.

 

 

Protagonista, oltre all’organista Istvan Batori, il Coro della Cappella Musicale San Francesco da Paola diretto da Silvia Perucchetti che, oltre a essere musicista è una studiosa di prim’ordine.

Questa formazione sotto la sua guida è impegnata nella realizzazione di concerti contraddistinti dalla ricerca musicologica e dalla riscoperta di musiche inedite, come di consueto presenta, a corredo di un programma composto da celebri mottetti di grandi compositori (G. P. da Palestrina, T. L. de Victoria), brani meno noti e solo di recente oggetto di interesse musicologico.

«Fra questi – spiega la Perucchetti – spiccano “Regina coeli laetare”, antifona del luzzarese Maurizio Cazzati per doppio coro a otto voci e organo, poderoso ma vivace e leggiadro esempio del primo barocco musicale emiliano; la canzonetta sopra il basso di ciaccona “Di Paradiso, e di Inferno”, conservata nei fondi musicali della Biblioteca Panizzi, fresco esempio di musica spirituale, a sfondo educativo, utilizzata nel’600 negli oratori dedicati a San Filippo Neri; tre inni sul testo di Ut queant laxis, proposti prima nella versione gregoriana (probabilmente di mano di Guido d’Arezzo), poi in quella di T. L. De Victoria, anch’essa conservata nella biblioteca Panizzi (il che testimonia le esecuzioni di questo repertorio nella Reggio del’500), infine in quella armonicamente coloratissima di Orlando di Lasso».

di Giulia Bassi 

Gazzetta di Reggio