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Papa chiede a comunicatori di usare linguaggio misericordia

Ricorre questa domenica la 50.ma Giornata mondiale per le comunicazioni sociali. Per l’occasione, lo scorso 24 gennaio, Papa Francesco ha diffuso un messaggio sul tema “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo”. Proprio sul contributo che il Giubileo della Misericordia sta offrendo ai comunicatori e al mondo della comunicazione, Alessandro Gisotti ha intervistato mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione. Da Radio Vaticana

R. – Credo di riflettere, anzitutto, su un elemento che Papa Francesco richiama nel suo messaggio “Comunicazione e misericordia”, quando dice che la misericordia ha il potere di sanare le relazioni lacerate, di riportare la pace, l’armonia nelle famiglie e nella comunità. E questo credo, dunque, sia un compito per noi. Quando, cioè, il Papa ribadisce che la comunicazione – lo ha detto anche ai vescovi degli Stati Uniti d’America, durante la sua visita – è un linguaggio che non può assumere il tono arrogante della rivendicazione, della conquista, piuttosto quella levità di chi sa accogliere, quella parola capace di includere. Questo credo sia uno dei rapporti più interessanti e fecondi tra il Giubileo della Misericordia e la Giornata Mondiale delle Comunicazioni.

D. – Nei suoi tre messaggi per le Comunicazioni Sociali, in particolare nel primo e in quello di quest’anno, Francesco parla del potere della comunicazione come “potere della prossimità”…

R. – Mi pare che sia un riverbero molto puntuale a quello che possiamo considerare il 50.mo del Concilio Ecumenico Vaticano II. Questa è la 50.ma Giornata delle Comunicazioni che celebriamo, l’unica giornata voluta dal Concilio. Il Concilio si è occupato anche di che cosa? Delle modalità, delle prassi, dei modi concreti di essere Chiesa in un mondo che stava cambiando, quindi in una contemporaneità. Proprio questa relazione Chiesa-mondo interpella una capacità di comunicazione che è anzitutto di prossimità, cioè di relazione: una comunicazione che è lo spazio appunto che sa costruire una casa comune, dove le differenze non si annullano, si mantengono, ma si illuminano reciprocamente.

D. – Nel messaggio di quest’anno sul tema “Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo”, Francesco mette l’accento sull’importanza dell’ascolto come presupposto per l’avvio di una vera comunicazione. Ecco, il Papa ci dice che forse si è un po’ perso il valore dell’ascolto e anche del silenzio come componente essenziale di una comunicazione volta proprio all’incontro…

R. – Questo è evidente soprattutto nei suoi continui interventi a proposito delle chiacchiere. Il contrario di un atteggiamento di ascolto è il gusto di una parola vuota che si arrovella su se stessa e che può giungere anche, addirittura, a dei reati, quando la chiacchiera, il pettegolezzo, il rumore diventano delazione, calunnia. Quindi, certamente questo è un aspetto, credo, centrale nel messaggio del Papa. Non è un caso che quando il Papa parla di comunicazione dice che comunicare significa condividere e la condivisione richiede l’ascolto, un ascolto che lui considera una sorta di martirio. Per ascoltare, cioè, è necessario uscire da sé. Ecco perché è molto interessante quanto viene detto nel libro dell’Esodo: “Togliti i sandali, perché la terra in cui tu sei, è una terra dove è presente l’Altro”, appunto Dio. C’è un’interazione, che richiede anche quasi una sospensione, un entrare in punta di piedi, appunto un’accoglienza, un luogo della relazione.

D. – Come già Benedetto XVI, anche Francesco dedica sempre una parte importante dei suoi messaggi ad Internet e, in particolare, alle Reti Sociali, ai nuovi ambienti comunicativi. Ora il Papa è presente anche su Instagram. Qual è, secondo lei, il contributo più significativo, se vogliamo anche più fecondo, riprendendo il tema del messaggio che Francesco sta dando nel contesto digitale?

R. – Credo, appunto, quello di richiamarci al fatto che essere connessi è una cosa importante, utile, ma che deve essere accompagnata dall’incontro vero. Oggi, soprattutto coloro che sono giovani, vivono un’interazione molto naturale tra la vita online e offline, ma è anche vero che noi adulti siamo chiamati a guidare non ad una percezione di contrapposizione o ad un giudizio di questi mondi, che sono semplicemente mondi e modalità differenti per avere rapporti, piuttosto a far sì che le connessioni conducano ad una relazione concreta, ad una relazione con l’altro, con una sua fisicità, una sua corporeità, una sua spazialità, una sua storia, una sua coscienza. Questo credo che sia uno degli aspetti importanti. In fondo, la tecnologia è qualcosa che richiede un cuore umano: abbiamo bisogno di dare alla tecnologia un di più di umanità!

D. – C’è un gesto, un’immagine tra le tantissime, che sicuramente avrà visto anche personalmente, di Francesco che, secondo lei, sintetizza questo connubio tra comunicazione e misericordia invocato dal Papa, in particolare proprio per questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni?

R. – Sono molte le immagini, quando ci sono i viaggi oppure quando incontra le persone. E’ un Papa che si lascia coinvolgere molto. Penso ad esempio a quell’incontro straziante – direi – a Lesbo, con un uomo inginocchiato che lo afferra, si aggrappa, quasi a dire che lì trova una speranza concreta, un cammino positivo che non è semplicemente detto, proferito a parole, ma si dà nella vicenda concreta della storia. Quindi sono veramente tante le immagini. Per chiunque di noi, guardare il Papa, ascoltare le sue parole, è sempre commovente, perché è un uomo che ci rimanda sempre ad un altro. E’ un uomo che è in mezzo alle questioni della gente: alla povertà, al lavoro, al problema delicato… E’ in mezzo, non è mai ai margini dei problemi, ma lui non è mai al centro. Questo essere in mezzo, quindi, decentrandosi sempre, però, perché al centro di ogni vicenda per lui c’è Gesù, che è il Salvatore, credo sia davvero commovente.