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Sulla morte di una giovane popstar e sulla sua fede in Gesù Cristo

Christina «è stata davvero una luce in questo mondo. Ha amato Gesù e ha amato la gente e ha cercato, con il suo dono, di lasciare un segno in questo mondo. Per ognuno che l’ha incontrata è stata una benedizione. In Cielo il coro degli angeli, oggi, ha sicuramente una voce in più». Così, in poche righe, il necrologio descrive la fede cristiana di Christina Grimmie, la giovanissima popstar divenuta famosa grazie prima a Youtube e poi al talent-show “The Voice” (quello che vediamo anche in Italia), e uccisa a Orlando, in Florida, il 10 giugno scorso, il giorno prima della strage al Pulse. Apparteneva alla “Fellowship Alliance Chapel”, una Chiesa anch’essa giovanissima, fondata nel 1980 dal pastore Marty Berglund. Sulla pagina Facebook di questa Chiesa il necrologio ha 1.000 “like” e 800 “share”.
Ho interrogato la Rete su di lei dopo aver letto un titolo de “Il Sussidiario.net” ( tinyurl.com/h4an5pf ) ipotizzare, e uno della Nbq affermare perentoriamente, che sia stata «uccisa in odio alla sua fede». Il personaggio, ancorché giovane, era molto popolare, così che della sua morte si è scritto moltissimo, negli Stati Uniti. E qualche fonte ha anche riportato che l’assassinio avrebbe a che fare con la sua appartenenza religiosa: di essa, e con parole davvero vibranti, Christina Grimmie non faceva mistero, e non solo per qualcuna delle sue canzoni. Ma non mi pare il tratto dominante del suo profilo pubblico.