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Cagliari 26-29 ottobre. Lavoro, le proposte dei cattolici alla Settimana sociale

LaRedoute

Si aprirà giovedì 26 ottobre alla Fiera di Cagliari la 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani.
Il tema scelto è quello del “Lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”. Si tratta di quattro aggettivi che papa Francesco ha utilizzato nella Evangelii Gaudium (192) per descrivere le condizioni attraverso le quali il lavoro può diventare l’attività nella quale “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”.

Presentando l’iniziativa, l’arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Filippo Santoro, ha sottolineato come dal “cantiere aperto” dellaSettimana sociale emergeranno proposte concrete in quattro ambiti: “formazione e scuola-lavoro, digitale e nuovo lavoro, modelli di vita e tempi di lavoro, politiche del lavoro e Ue”. Dopo l’apertura, con un videomessaggio di Papa Francesco, la relazione del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale italiana, fra gli ospiti sono previsti il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (sabato 28), il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani (domenica 29), oltre ai ministri del Lavoro Giuliano Poletti e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, al segretario generale della Cisl Annamaria Furlan e al presidente del Cnel Tiziano Treu.

Che cosa sono le Settimane sociali dei cattolici?

Le Settimane sociali dei cattolici italiani – pensate come “riunioni di studio per far conoscere ai cattolici il vero messaggio sociale cristiano” – nacquero nel 1907 per iniziativa dell’economista e ora beato Giuseppe Toniolo. La prima si tenne a Pistoia e poi regolarmente ogni anno fino alla Prima guerra mondiale affrontando i temi del lavoro, della scuola, della famiglia e della condizione della donna. Dal 1927 un ruolo importante nell’organizzazione delle Settimane Sociali fu assunto dall’Università Cattolica. In epoca fascista, a causa dei contrasti con il regime, le Settimane furono sospese e ripresero solo nel 1945, proseguendo poi fino al 1970, quando vi fu una nuova lunga sospensione. Riprese e rinnovate nel 1991, le Settimane sociali si tengono ora a cadenza pluriennale.

Come sarà organizzato il dibattito?

Sia il lavoro preparatorio sia il dibattito alla Settimana sociale è stato organizzato in quattro ambiti: la denuncia, le buone pratiche, l’ascolto e la proposta. L’obiettivo infatti è quello di sottolineare le storture e i problemi che attanagliano oggi il lavoro, ma anche valorizzare ciò che di buono cresce nei territori per iniziativa della società civile e delle imprese più sensibili e avanzate. Esempi virtuosi appositamente raccolti dai “Cercatori di LavOro”.

Poi, dopo l’ascolto degli esperti, delle associazioni e delle voci dei territori, la Settimana sociale dei cattolici italiani ha l’ambizione di arrivare a formulare proposte concrete di cambiamento da sottoporre alla politica e alla società tutta.

Quali sono i problemi denunciati?

Oltre ai dati Istat generali dei quali non si può essere molto soddisfatti, nei confronti preparatori della Settimana sociale sono state individuate 6 criticità in particolare. La disoccupazione e l’inattività giovanile, l’eccessiva precarietà di molti rapporti di lavoro, la piaga dello sfruttamento e del caporalato, il lavoro delle donne ancora troppo scarso e mal pagato, l’inadeguatezza del sistema educativo nel preparare al lavoro e infine le attività pericolose e malsane per i lavoratori e per i territori sui quali esse insistono.