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Video Commento da You Tube Letture Santa Messa Domenica 4 Settembre 2016

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7 Agosto 2016 Commento Letture S. Messa. XIX T.O. Anno C

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Meditazione, Vangelo e Santo del Giorno 17 Maggio 2016

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Commento Letture 10 Aprile III Domenica di Pasqua

a cura di don Fabrizio Crotti, teologo di Reggio Emilia

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La misericordia scandalizza chi si sente giusto

Enzo Bianchi

Nell’Anno Santo siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia del Padre per diventare noi stessi segno efficace dell’agire di Dio. Sulla scia di questo invito del Papa, Enzo Bianchi, priore della comunità ecumenica di Bose, ha pubblicato recentemente per la San Paolo un libro che è un invito alla conversione, intitolato ‘L’amore scandaloso di Dio’. Ma perché la misericordia dà fastidio, scandalizza?

R. – Perché noi uomini abbiamo un concetto di giustizia che è sempre una giustizia un tempo punitiva, poi correttiva. Ma noi abbiamo innestato dentro di noi questo meccanismo, ben detto dal romanzo di Dostoevskij “Delitto e Castigo”: dove c’è il peccato ci deve essere la pena; dove c’è il delitto ci deve essere il castigo. Allora, che un Dio invece, gratuitamente, perdoni il figlio andato via di casa, che non condanni l’adultera, che non ponga condizioni ma al contrario dia il suo perdono infinito: questo ci scandalizza. E più noi ci sentiamo giusti, religiosi, più siamo infastiditi e finiamo per dire: “Ma queste posizioni, queste parole di Gesù sono troppo!”. Effettivamente, noi ci sentiamo turbati a volte dagli atteggiamenti di Gesù.

D. – E chi sono gli scandalizzati dalla misericordia: coloro che si ritengono giusti?

R. – Sono quelli che si ritengono giusti. Dobbiamo anche capire il perché. Devo dire che io, come monaco, ormai ho tutta una vita dietro e lo capisco bene: alcune volte, quando si guarda alla propria vita: tanti sforzi, tante ascesi, tanta disciplina per non commettere i peccati… Allora si è come tentati di dire che, insomma, un po’ giusti lo siamo. Siamo tentati di guardare gli altri e di vederli con i loro peccati, i loro limiti o i loro gravi delitti. Ecco, questo non è cristiano. Gesù ci ha insegnato che intanto tutti siamo peccatori, chi in una maniera chi nell’altra, nessuno può giudicare un altro: solo il Signore lo farà e si conoscerà allora quanto uno è veramente peccatore. Ma noi, in qualche misura, siamo tentati: se siamo religiosi, vogliamo dare l’esempio, l’esemplarità. Insomma, quelli che nel Nuovo Testamento erano una parte di Scribi, Farisei – questi zelanti, questi “giusti incalliti” li chiamo – costoro ci sono sempre, anche oggi, e li vediamo qualche volta che vorrebbero fermare la misericordia di Dio, contenerla, secondo le loro regole.

D. – Lei dà anche un’indicazione per vivere concretamente la misericordia: vedere, sentire, e poi agire però…

R. – Sì, perché la misericordia si fa. Bisogna vedere, fino ad avvicinarci, la prossimità, quindi sentire i sentimenti di misericordia e di compassione che ogni uomo ha; ma poi passare all’azione, perché la misericordia deve essere atteggiamento, comportamento, stile, cura, un impegno fatto con tutta la nostra persona verso l’altro. Non può essere qualcosa di semplicemente spirituale e tantomeno ridursi a delle parole.

D. – Ecco, vediamo che alcuni sono scandalizzati dal Pontificato di Papa Francesco: sarà proprio perché insiste sulla misericordia che, come dice lei, “scandalizza”…

R. – Io sono convinto di sì. Devo dire che nel libro avrei potuto dire ogni volta, leggendo il Vangelo e dicendo: “Qui Gesù ha scandalizzato”, aggiungere che qui Francesco ha scandalizzato, commentando il Vangelo e semplicemente applicandolo. Per cui, c’è un solo problema davvero nei confronti di Papa Francesco: il suo volto misericordioso scandalizza esattamente come il volto di Gesù, né più né meno.

D. – Come vivere questa tempo di Pasqua nel cuore dell’Anno Giubilare dedicato alla misericordia? Che senso darle?

R. – Che diventi un’esperienza della misericordia di Dio su di noi. Che facciamo quest’esperienza; siamo portati a fare misericordia agli altri. Se invece ci chiudiamo alla misericordia di Dio e pensiamo che non sia l’unica cosa di cui abbiamo bisogno perché abbiamo bisogno di altro, non saremo mai dei misericordiosi che fanno misericordia. E quindi il Regno d

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Video Commento Letture di don Fabrizio Crotti – Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore (anno C)

pasqua

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Curiosità la religione si fa videogioco

«Insegno religione in una scuola secondaria di primo grado. Una materia opzionale. Dispongo di un’ora alla settimana e rischio che l’anno dopo i ragazzi non tornino». A parlare è Luca Paolini, insegnante alla scuola media statale G. Borsi di Livorno, dove l’affluenza è già ampiamente multietnica e multireligiosa. Il vero problema in un contesto del genere non è differenziarsi bensì confrontarsi – salvo qualche timida eccezione – con il vuoto generalizzato delle nozioni in materia religiosa.

Paolini – che è anche un blogger ben noto col suo Religione 2.0 (religione20.net) – è di quelli che credono nell’”imparare facendo”, cioè nelle sviluppo di quelle competenze che aiutano i ragazzi a non restare confinati nell’apprendimento teorico. Nell’era digitale la capacità di attenzione e di concentrazione sono in crisi. Le lezioni frontali non bastano. Ci vuole altro.

E questo “altro”, per Paolini – ma anche per altri docenti italiani che si confrontano su Facebook e su vari blog –, può anche essere un videogioco. E non uno qualsiasi. Stiamo parlando di Minecraft, mondo virtuale inventato nel 2009 dallo svedese Markus Persson e poi pubblicato da Mojang. Si tratta di un universo costituito da blocchi modellabili, una sorta di Lego virtuale. All’interno di Minecraft si può esplorare da soli o insieme, interagire con animali, piante e persone, trovare oggetti e costruirne altri, combattere o muoversi pacificamente.
Per queste sue caratteristiche versatili e libere il gioco ha avuto un successo strepitoso. Microsoft ne ha acquistato la proprietà, a fine 2014, per la bella cifra di due miliardi e mezzo di dollari.
«Secondo me – spiega Paolini – Minecraft è il terreno ideale non soltanto per giocare ma anche per farsi domande, inventare, scoprire». Nell’anno scolastico in corso questa opinione si è tradotta in un originale progetto di studio della religione a partire dalla “costruzione virtuale” di luoghi religiosi: dall’arca di Noè a Gerusalemme, dalle catacombe romane alla basilica di San Pietro.

Lo scopo è duplice. Da un lato si adotta un linguaggio che i ragazzi – allievi dagli 11 ai 13 anni – conoscono, comprendono e apprezzano, e con questo si colma una prima distanza: Minecraft diventa un “luogo comune”, una piazza digitale dov’è interessante andare. Dall’altro lato, il percorso didattico va dalla costruzione di luoghi all’apprendimento delle ragioni, dei simboli, delle vite che si conducevano – o tuttora si conducono – in relazione a quei luoghi. «I ragazzi devono documentarsi e poi sforzarsi di costruire l’edificio che gli è stato assegnato o che hanno deciso: questo richiede andare sul Web, studiare, capire e poi realizzare un modello in 3D con i blocchi disponibili». E qui scatta il passo avanti che Paolini ha immaginato: se costruisci catacombe poi t’interessa sapere perché alcuni le abitavano e ci morivano; se allestisci il tempio-tenda degli ebrei nel deserto sei stimolato a comprendere gli usi e le credenze di quel popolo; se edifichi la basilica vaticana allora san Pietro è un personaggio che t’incuriosisce.

A pensarci, non siamo poi così lontani dall’iconografia “catechistica” medievale: là erano affreschi, qua sono costruzioni disegnate in un mondo di gioco. Un angolo della nuova agorà. Il metodo, a quanto pare, funziona: non soltanto gli allievi si sono interessati ma hanno dedicato tempo a casa per gli elaborati, condotti a volte da soli e a volte in gruppo; altri compagni che non frequentavano l’ora di religione hanno deciso di farlo l’anno prossimo.
A quell’epoca sarà entrata in scena anche la nuova versione multigiocatore ed educational di Minecraft, che Microsoft ha annunciato per l’estate prossima (ci si può informare al proposito sul sito dedicato: education.minecraft.net).

Avvenire

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Quaresima 2016: gruppi di Vangelo nelle case, si inizia in Via Guasco

“Unità Pastorale Santi Crisanto e Daria”

Famiglia parrocchiale di S. Stefano e S. Zenone

Quaresima 2016

GRUPPI DI VANGELO nelle case

Giovedi 11 e  Giovedì 18 Febbraio 2016

alle ore 16 presso la famiglia:

– Lindner Anna Maria – Via Guasco, 33 – Tel. 0522/439989

alle ore 21 presso le famiglie:

– Zanetti Paola – via Costituzione, 1 – Tel. 340/6750734

– Ruozi Giuseppe – Via Ampere, 2 – Tel. 0522/924089

Giovedi 11 e  Mercoledì 17 Febbraio 2016

alle ore 21 presso la famiglia:

– Falbo Giuseppe – Via Emilia S. Stefano, 27

Tel. 348/0921148

Tutte le Domeniche

alle ore 17 presso la Canonica di S. Zenone

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Commento Letture S. Messa 7 Febbraio 2016 Domenica V T.O. Anno C

di don Fabrizio Crotti, teologo di Reggio Emilia, dalla web TV Santo Stefano

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LA PAROLA 4 febbraio 2016

LA PAROLA
4 febbraio 2016
Giovedì
S. Gilberto
4.a Tempo Ordinario – IV
Tu, o Signore, domini tutto!
Liturgia: 1Re 2,1-4.10-12; 1Cr 29,10-12; Mc 6,7-13

PREGHIERA DEL MATTINO
Gli uomini giusti e santi, come Giovanni Battista, non sono comodi. Essi disturbano e alcuni, come Erodiade, sarebbero ben lieti di farli sparire. L’autentica santità ha sempre qualcosa di rivoluzionario. Tu, o Signore, tu ci hai comandato di essere santi come il Padre celeste è santo. E la tua Chiesa, attraverso il Concilio Vaticano II, ci ha ricordato la necessità che ogni cristiano sia un santo. Cioè una persona che si lascia abitare da te. Concedi, o Signore, che oggi io faccia un nuovo passo sul cammino della santità.

ANTIFONA D’INGRESSO
Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

COLLETTA
Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA (1Re 2,1-4.10-12)
Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu, Salomone, sii forte e mostrati uomo.
Dal primo libro dei Re
I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”.
Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.
Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Da 1Cron 29,10-12)
Tu, o Signore, dòmini tutto!
Benedetto sei tu, Signore,
Dio d’Israele, nostro padre,
ora e per sempre.
Tu, o Signore, dòmini tutto!
Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,
lo splendore, la gloria e la maestà:
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo.
Tu, o Signore, dòmini tutto!
Tuo è il regno, Signore:
ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.
Da te provengono la ricchezza e la gloria,
tu domini tutto; nella tua mano c’è forza e potenza,
con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere.
Tu, o Signore, dòmini tutto!

CANTO AL VANGELO (Mc 1,15)
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino, dice il Signore:
convertitevi e credete nel Vangelo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,7-13)
Incominciò a mandare i Dodici.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.
E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.
Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Parola del Signore.

OMELIA
La missione di Cristo non potrà finire con la sua ascensione al cielo. Egli ha già scelto dodici uomini, gli apostoli, ai quali affidare prima un ruolo di diretta collaborazione e poi una vera e propria missione da espletare in tutto il mondo. Il compito primario sarà per loro quello di scacciare, dovunque si annidi, lo spirito immondo, tutte quelle immondezze cioè, che hanno invaso i cuori degli uomini e che non consentono più a Dio di entrare per costituirvi il suo regno di amore. Li manda a due a due «E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche». È una caratteristica essenziale dell’inviato da Cristo non affidarsi per nulla alle proprie risorse o alle umane sicurezze, che dovrà trarre invece solo ed esclusivamente da Colui che lo invia e dalla forza del messaggio che ha da annunciare. Tutto il resto diventa pesante e d’ingombro quando si è guidati da Dio, quando si è chiamati ad andare oltre i confini delle umane attese, quando gli interessi prevalenti riguardano non l’affermazione di un proprio prestigio, ma la diffusione del regno di Dio. Il missionario, l’apostolo non è un immigrato o un giramondo in cerca di fortuna, ma una portatore, in nome di Cristo, di un messaggio di salvezza. Non deve però attendersi né accoglienza e tanto meno successo personale, anzi, benché dotato di poteri speciali dallo stesso Cristo, dovrà mettere in conto rifiuti, allontanamenti e persecuzioni. Il mondo per questo lo riterrà uno sconfitto, Gesù però dirà: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia». Che lezione per noi sacerdoti e consacrati, ma anche che utili indicazioni per ogni credente che vuole essere anche un testimone. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto, e salvami per la tua misericordia. Che io non resti confuso, Signore, perché ti ho invocato.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Sul giornale, ho potuto leggere “fatti diversi” di violenza e di odio. Del genere banchetto di Erode, danza di Salomè, crudeltà di Erodiade, testa di Giovanni Battista su di un vassoio. Signore, perdono per i peccati di oggi. Ma anche grazie, Signore, per tutte le buone azioni, per tutti gli aiuti fraterni, per tutti gli atti d’amore e di misericordia non riportati dai giornali e dalla televisione. Tu, Signore, tu ne hai preso nota. La tua grazia ci aiuti a riempire il mondo dei “fatti diversi” d’amore verso di te e verso tutti coloro che soffrono.

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LA PAROLA 3 febbraio 2016

LA PAROLA
3 febbraio 2016
Mercoledì
S. Biagio (mf)
4.a Tempo Ordinario – IV
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato
Liturgia: 2Sam 24,2.9-17; Sal 31; Mc 6,1-6

PREGHIERA DEL MATTINO
Signore Gesù, tu sei nato falegname, figlio di un falegname e figlio di Maria, abitante di Nazaret. Tu ti sei incarnato per davvero, senza temere di “perdere il tuo tempo” nel corso di trent’anni di vita nascosta, sconosciuto da tutti. Non avevi dunque fretta di salvare il mondo? È questa vita nascosta, fedele, apparentemente inutile che salva il mondo. Quando bisogna salvare, parlare e agire, tu allora parli e agisci. Controcorrente, se ve n’è bisogno. Signore, nel corso di questa giornata, questa vita sia la mia vita.

ANTIFONA D’INGRESSO
Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

COLLETTA
Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA (2Sam 24,2.9-17)
Io ho peccato facendo il censimento; ma queste pecore che hanno fatto?
Dal secondo libro di Samuele
In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”». Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato». Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo. Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 31)
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.
Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.
Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.
Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.
Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,
mi circondi di canti di liberazione.
Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!
Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.

CANTO AL VANGELO (Gv 10,27)
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed essere mi seguono.
Alleluia.

VANGELO (Mc 6,1-6)
Un profeta non è disprezzato cse non nella sua patria.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Parola del Signore.

OMELIA
Quanto Gesù fa è sotto gli occhi di tutti, le sue parole tutti l’ascoltano, gli stessi testimoni però giungono spesso a conclusioni contrastanti ed opposte. Lo stupore e la meraviglia non costituiscono da soli un valido elemento di giudizio, occorre ben altro per comprendere il messaggio di Cristo. Senza la fede tutto viene ridotto a categorie umane, troppo al disotto delle dimensioni di Dio. Le affermazioni degli ascoltatori di Cristo, sembrerebbero inizialmente scaturire da valutazioni positive: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?». Vengono quindi riconosciute al Figlio di Dio doti eccezionali ed incomprensibili di sapienza, le sue mani operano evidenti ed incontestabili prodigi, ma poi, nonostante ciò, tutto viene fatto ripiombare pesantemente entro i limiti umani: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Gesù non è più il Messia, l’inviato del Padre, non è più colui che compie prodigi ed è adorno di divina sapienza, ma semplicemente il «figlio del carpentiere». Molti di coloro che giungono a tale mortificante conclusione sono, tra l’altro, compatrioti e conoscenti di Gesù e alcuni, della sua famiglia. Dovrebbero quindi essere più ben disposti ad ascoltarlo ed accoglierlo, ma nessuno è profeta in patria. È l’errore che ancora ai nostri giorni capita a chi vorrebbe ridurre tutto ciò che è di Dio ai limiti angusti della ragione umana. Sono ancora molti coloro che, privi di fede, azzardano giudizi e sentenze sull’operato di Dio, di Cristo e dalla sua chiesa. Assomigliano a degli astrologi sprovveduti, che pretendono di scrutare i cieli senza dotarsi di strumenti idonei. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto, e salvami per la tua misericordia. Che io non resti confuso, Signore, perché ti ho invocato.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
E si meravigliava della loro incredulità“. Anch’io mi stupisco spesso della mancanza di fede di tanti miei contemporanei. Non vedono forse il sole spuntare ogni giorno all’orizzonte, fedele all’appuntamento quotidiano? E la natura continuare tranquillamente il suo lavoro: le piante, gli alberi, i fiori, il grano… il bambino che cresce pazientemente nel grembo della madre? È vero, Signore, che tutto ciò nelle grandi città sembra terribilmente lontano. Anche in me la fede sembra ogni tanto assopirsi. E i motori, le macchine, gli aerei, i monumenti… non parlano forse di un’intelligenza che è un tuo dono? Apri i nostri occhi, Signore. Donaci un senso di ammirazione che possa risvegliare la nostra fede. Allora compirà delle meraviglie tra di noi.

fonte: La Parola

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LA PAROLA 2 febbraio 2016 Martedì Presentazione del Signore

(f)
4.a Tempo Ordinario – P
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo
Liturgia: Ml 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40

PREGHIERA DEL MATTINO
In questa festa della luce donami, o Signore, la fedeltà di Maria e la sua capacità di abbracciare la croce, la trasparenza della fede del vecchio Simeone e la capacità di parlare di te della profetessa Anna che ti offrì la sua vita nella lode e nel servizio. Aiuta oggi, o Signore, in modo particolare tutti i più anziani, rendili capaci di continuare a vivere in te, sapendo accettare con serenità il compiersi del tempo. Da’ a tutti la gioia della consapevolezza del cammino verso la Luce.

ANTIFONA D’INGRESSO
Abbiamo accolto, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende ai confini della terra: di giustizia è piena la tua destra.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno, guarda i tuoi fedeli riuniti nella festa della Presentazione al tempio del tuo unico Figlio fatto uomo, e concedi anche a noi di essere presentati a te pienamente rinnovati nello spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Ml 3,1-4)
Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.
Dal libro del profeta Malachia
Così dice il Signore Dio: “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani”.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 23)
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.
Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

SECONDA LETTURA (Eb 2,14-18)
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.
Dalla lettera agli Ebrei
Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura.
Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (Lc 2,30.32)
Alleluia, alleluia.
I miei occhi han visto la tua salvezza:
luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,22-40)
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.
+ Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore.

OMELIA
L’episodio della presentazione di Gesù al tempio è pieno di personaggi e rappresenta una antologia di tutti i misteri contemplati nell’Incarnazione e nella Natività. Gesù si reca alla casa del Padre dove incontra Simeone che, spinto dallo Spirito Santo, preannuncia la Passione e la Resurrezione di Cristo e il suo piano eterno di salvezza. Nell’ultima espressione di San Luca, abbiamo anche l’umanità di Gesù, che cresce; abbiamo l’umanità di Maria che partecipa alla Passione di Cristo; abbiamo l’umanità di Giuseppe che provvede a formare con Gesù ed a Maria una famiglia terrena, luogo e palestra di crescita spirituale ed umana. In poche parole vediamo un legame unico tra il Figlio e la madre; vediamo anche la loro diversità. Maria è la piena di grazia; la creatura prescelta per essere il tabernacolo vivente del Cristo, Figlio del Dio vivente, è salutata così dall’angelo. Una legame naturale e soprannaturale lega Maria con Gesù. Un legame che si rafforza proprio nel tempo nel quale Gesù, umanamente, cresceva e si fortificava nella famiglia di Nazareth. Gesù, che non è stato informato dalla Grazia, ma ha la grazia per natura; in Lui e nella sua preesistenza, non vi è predestinazione e non vi è scelta; nella sua natura Divina, Egli è l’artefice della grazia che saprà donarci con la sua Morte e Resurrezione. Gesù è la Sapienza incarnata ed eterna e che nella sua umanità, pieno di sapienza, cresce e si fortifica nell’amore di famiglia che lo accolto nella fede. Il vangelo di oggi ispira l’esortazione di Giovanni Paolo II: «famiglia, diventa ciò che sei!». (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli, o Padre, i nostri doni e guarda la tua Chiesa, che per tuo volere ti offre con gioia il sacrificio del tuo unico Figlio, Agnello senza macchia per la vita del mondo. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
I miei occhi hanno visto la salvezza, da te preparata davanti a tutti i popoli.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che hai esaudito l’ardente attesa del santo Simeone, compi in noi l’opera della tua misericordia; tu che gli hai dato la gioia di stringere tra le braccia, prima di morire, il Cristo tuo Figlio, concedi anche a noi con la forza del pane eucaristico di camminare incontro al Signore, per possedere la vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Signore, eccomi. Oggi mi sono liberato, almeno un poco, della tendenza egoista che mi spinge a dimenticarti, a comportarmi come se tu non esistessi, come se l’unico scopo della mia vita fosse il mio successo. Dopo il felice giorno del mio battesimo, tu abiti misteriosamente, silenziosamente con me e in me. Cosa sarei senza di te? Cosa potrei senza di te? Dove andrei senza di te? Te ne supplico, Signore, resta sempre in me.

la parola di cristo

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Gesù la misericordia e le parabole…

Dalla web Radio Santo Stefano

gesu  sta alla porta e bussa

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Commento Letture S. Messa Domenica 24 Gennaio 2016 da YouTube

 

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Commento al Vangelo. Quella voce: tu sei il Figlio, l’amato, il mio compiacimento Battesimo del Signore – Anno C

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
«Viene dopo di me colui che è più forte di me e vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco, vi immergerà nel vento e nel fuoco di Dio. Bella definizione del cristiano: Tu sei “uno immerso” nel vento e nel fuoco, ricco di vento e di fuoco, di libertà e calore, di energia e luce, ricco di Dio.
Il fuoco è il simbolo che riassume tutti gli altri simboli di Dio. Nel Vangelo di Tommaso Gesù afferma: stare vicino a me è stare vicino al fuoco. Il fuoco è energia che trasforma le cose, è la risurrezione del legno secco del nostro cuore e la sua trasfigurazione in luce e calore.
Il vento: alito di Dio soffiato sull’argilla di Adamo, vento leggero in cui passa Dio sull’Oreb, vento possente di Pentecoste che scuote la casa. La Bibbia è un libro pieno di un vento che viene da Dio, che ama gli spazi aperti, riempie le forme e passa oltre, che non sai da dove viene e dove va, fonte di libere vite.
Battesimo significa immersione. Uno dei più antichi simboli cristiani, quello del pesce, ricorda anche questa esperienza: come il piccolo pesce nell’acqua, così il piccolo credente è immerso in Dio, come nel suo ambiente vitale, che lo avvolge, lo sostiene, lo nutre.
Gesù stava in preghiera ed ecco, venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Quella voce dal cielo annuncia tre cose, proclamate a Gesù sul Giordano e ripetute ad ogni nostro battesimo.
Figlio è la prima parola: Dio è forza di generazione, che come ogni seme genera secondo la propria specie. Siamo tutti figli nel Figlio, frammenti di Dio nel mondo, specie della sua specie, abbiamo Dio nel sangue.
Amato. Prima che tu agisca, prima di ogni merito, che tu lo sappia o no, ad ogni risveglio, il tuo nome per Dio è “amato”. «Tu ci hai amati per primo, o Dio, e noi parliamo di te come se ci avessi amato per primo una volta sola. Invece continuamente, di giorno in giorno, per la vita intera Tu ci ami per primo» (Kierkegaard).
Mio compiacimento è la terza parola, che contiene l’idea di gioia, come se dicesse: tu, figlio mio, mi piaci, ti guardo e sono felice. Si realizza quello che Isaia aveva intuito, l’esultanza di Dio per me, per te: «Come gode lo sposo l’amata così di te avrà gioia il tuo Dio» (ls 62,5).
Se ogni mattina potessi ripensare questa scena, vedere il cielo azzurro che si apre sopra di me come un abbraccio; sentire il Padre che mi dice con tenerezza e forza: figlio mio, amato mio, mio compiacimento; sentirmi come un bambino che anche se è sollevato da terra, anche se si trova in una posizione instabile, si abbandona felice e senza timore fra le braccia dei genitori, questa sarebbe la mia più bella, quotidiana esperienza di fede.
(Letture: Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 103; Tito 2,11-14;3,4-7; Luca 3,15-16.21-22).
avvenire
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