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Gran festa nella diocesi di Sapa. Il 14 settembre monsignor Simon Kulli ha ricevuto l’ordinazione episcopale

Il 14 settembre monsignor Simon Kulli ha ricevuto l’ordinazione episcopale: evento di speranza per una Chiesa che ha patito la persecuzione comunista

La sveglia di giovedì mattina ci catapulta nell’intenso turbinio degli ultimi preparativi, festosi ma anche faticosi. Il via vai di persone nella zona della cattedrale è notevole: chi porta sedie aggiuntive, chi accoglie sacerdoti e vescovi, chi dirige il flusso dei fedeli anche nell’attrezzata zona esterna con tanto di megaschermo e amplificazione, per dare la possibilità a tutti di partecipare alla cerimonia. In Casa della Carità, i ritmi aumentano per permettere agli ospiti di fare colazione e prepararsi con i vestiti della festa al grande e attesissimo giorno.
L’aria è fresca e il cielo terso manifesta tutta la brillantezza del sole. La luce del mattino è meravigliosa e il contesto meteorologico dà sicurezza di stabilità dopo due giorni variabili con qualche momento di pioggia. Anche in cattedrale, a Laç Vau-Dejës, la luce entra da ogni finestra e gioca con i colori delle vetrate, esprimendo riflessi veramente incantevoli.

Oggi è il 14 settembre 2017, festa liturgica della Esaltazione della Santa Croce e giorno della consacrazione a vescovo di monsignor Simon Kulli (foto 1, 3, 4 e 5) di Pistull, piccolo paese e parrocchia della diocesi di Sapa in Albania, già parroco della Cattedrale di Laç Vau-Dejës e Amministratore apostolico della diocesi stessa dopo la prematura morte di monsignor Lucjan Avgustini.
La bellezza della luce atmosferica, dopo il brutto tempo e il grigio, può paragonarsi alla giornata di oggi nei confronti delle tante sofferenze patite dal popolo albanese negli anni del regime di Enver Hoxha, in particolare dai cristiani, perseguitati, torturati e uccisi con la volontà di sopprimere qualsiasi anelito alla religiosità. Ma il seme nella terra è rimasto vivo; pur sotterrato per quasi 50 anni, è rifiorito in un germoglio che si sta facendo arbusto sempre più robusto e ricreando speranza e novità di vita in un popolo che, faticosamente, sta cercando di riprendere normalità e sostenibilità anche politica ed economica.
Seme sotterrato, come la vita cristiana di Simon, battezzato clandestinamente nella sua infanzia (in pieno regime) da suor Maria Kaleta (foto 3), stimmatina, che si era augurata di poterlo vedere un giorno sacerdote e oggi, a 88 anni, ha avuto la gioia di vederlo vescovo.

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Albania. Testa a testa a Tirana: sarà un voto per l’Europa

Uno dei duellanti delle elezioni legislative che si svolgono domenica in Albania, il premier uscente Edi Rama e il leader dell’opposizione Lulzim Basha, sarà il prossimo primo ministro. Il voto è, più in generale, un test sul grado di maturità del Paese balcanico che punta a entrare nell’Ue. Ecco chi sono i due principali contendenti, insieme all’onnipresente ex premier Sali Berisha. Il leader socialista Rama, al potere dal 2013, ha puntato tutto nella sua carriera politica, iniziata dopo il crollo della dittatura comunista di Enver Hoxha, sulla costruzione di “un’Albania europea”, di “uno Stato moderno governato dalla legge”. Quando nel 2009 il suo partito perse le elezioni, Rama arringò i suoi sui brogli e organizzò manifestazioni di piazza per mesi fino a quando nel 2011 tre furono uccisi a colpi di pistola durante le proteste. La battaglia esacerbò la rivalità con i Democratici, guidati allora da Sali Berisha.

Il premier uscente, il soclaista Edi Rama (Ansa)

Il premier uscente, il soclaista Edi Rama (Ansa)

L’ex sindaco di Tirana, Rama, è stato accusato dal centro-destra di essere colluso con il crimine organizzato: come difesa il 52enne ha dichiarato che si dimetterà quando verranno portate le prove. Il premier uscente ha studiato all’istituto d’arte a Parigi e il suo studio è tappezzato di suoi quadri. Ex giocatore di basket, Rama auspica di vincere le elezioni con una larga maggioranza per evitare di dover scendere a compromessi con un partner di coalizione.

Dall’altro lato restano i due leader, in co-abitazione, del centro-destra del Partito democratico. Da una parte l’ex premier ed ex presidente Sali Berisha, che ha dominato per vent’anni la politica albanese e ancora è un collante della destra nel Paese. Dall’altra il suo fedele alleato Lulzim Basha, nominato suo
successore nel 2013.
Il carismatico Berisha, che ha detto di essere “un semplice membro del partito senza aspirazioni per ruoli politici” è meno presente nei comizi, ma è rimasto attivo sui media. Ha descritto Rama come “un nemico” piuttosto che un avversario.

Lo sfidante: il capo dell'opposizione dei democratici Lulzim Basha

Lo sfidante: il capo dell’opposizione dei democratici Lulzim Basha

Basha, leader dei Democratici dal 2013, ha affermato di essersi affrancato dal tutoraggio di Berisha e di voler costruire una “Nuova Repubblica”. L’ambizioso politico, con una formazione da avvocato e una fascinazione per Donald Trump, è stato ministro degli Esteri, degli Interni e dei Trasporti. Il 43enne è stato, come il suo avversario, sindaco di Tirana, e ha battuto lo stesso Rama nel 2011 per la guida della capitale. Basha e i deputati del suo partito hanno boicottato per mesi i lavori in Parlamento, chiedendo le dimissioni del premier, un governo di transizione ed elezioni libere e trasparenti. I due partiti, però, hanno raggiunto un accordo a metà maggio con alcuni ministeri chiave assegnati ai Democratici in vista del voto.

da Avvenire

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Don Simon Kulli nuovo Vescovo di Sapë

Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo di Sapë (Albania) don Simon Kulli, finora Amministratore diocesano della medesima Diocesi. Succede al vescovo Lucjan Avgustini, morto a soli 53 anni dopo una dolorosa malattia. La diocesi di Sapa, già dal 1992 è unita da un profondo legame – avviato da don Gigi Guglielmi – a quella di Reggio Emilia-Guastalla.-

Don Simon Kulli è nato il 14 febbraio 1973 nel villaggio Pistull (Diocesi di Sapë – Albania). Dopo aver frequentato le scuole primaria e secondaria, è entrato nel Seminario interdiocesano albanese “Madre del Buon Consiglio” a Shkodër. Il 29 giugno 2000 è stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di Shkodër, assieme ad altri quattro diaconi albanesi. Si è trattato delle prime ordinazioni sacerdotali in Albania dopo la fine del regime comunista.
Successivamente, è stato nominato Vicario parrocchiale a Dajç di Zadrima e Segretario del Vescovo Sapë. Nel 2002 è stato nominato Cancelliere della Curia. Dal 2006 ad oggi, è parroco della Cattedrale “Santa Teresa di Calcutta” a Vau Dejës. Dal 2009 fino al 2012, è stato Direttore della Caritasdiocesana di Sapë. Dal 2010 fino al 25 maggio 2016, è stato Delegato della Caritas, Vicario Generale ed Economo diocesano. Dopo la morte del Vescovo di Sapë, Mons. Lucjan Avgustini, è stato eletto Amministratore diocesano di Sapë.

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laliberta.info

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Dall’Albania ad Arceto incontro a Gesù

Papà e mamma Lullellari, coi loro 3 figli, battezzati per Pasqua

Per Liliana Lullellari, ora che mancano pochi giorni al Battesimo, è difficile trattenere gioia ed entusiasmo. La testa e il cuore sono già all’appuntamento del 15 aprile in Cattedrale. Ha trascorso ogni mercoledì sera degli ultimi due anni insieme a due vicine di casa di Arceto che hanno aiutato lei e i familiari a penetrare nella Grazia del Battesimo. La scelta di Liliana è una scelta di famiglia: oltre a lei si preparano a ricevere il Battesimo il marito Agim, e i figli Paola (17 anni), Angela (11) e Denis (9). Liliana e la famiglia vivono ad Arceto da tre anni. “Ho conosciuto la famiglia quando i genitori hanno iscritto i figli a catechismo – spiega don Antonio Davoli, parroco dell’unità pastorale di Arceto e Cacciola – e ci siamo subito attivati per accompagnare questo loro desiderio di diventare cristiani”. Grazie alla disponibilità di Sandra Montanari e Ave Fantini, vicine di casa dei Lullellari, l’intera famiglia inizia, nel 2015, il percorso del catecumenato.

Mamma, papà e tre figli
“Desideravamo tutti diventare cristiani e insieme abbiamo iniziato a prepararci”. Liliana ha vissuto in Albania negli anni della dittatura comunista, durante la quale non solo non c’era libertà di professare la propria religione, ma la costituzione proibiva la creazione di ogni tipo di organizzazione religiosa e insieme vietava e puniva (con la reclusione) la propaganda di idee diverse da quelle comuniste. “Quando il comunismo è finito, prima di sposarmi, avevo iniziato alcuni incontri di catechismo in parrocchia, ma poi non sono riuscita a proseguire”, racconta Liliana. Poi il matrimonio, i figli, il trasferimento in Italia e un recente trasloco da Scandiano hanno fatto sì che il traguardo fosse ulteriormente posticipato.

Leggi tutto l’articolo di Emanuele Borghi su La Libertà del 15 aprile

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Resoconto dall’Albania mese di Luglio 2016

C’Kemi! Keni i nxehte? (avete caldo?)

Il mese di luglio è iniziato nell’attesa dell’arrivo di Marzia dall’Italia, che finalmente è sbarcata in Terra Shqiptare il 4! Ad attenderla il donnnn!!! Pranzo di benvenuto a Lac insieme a Laura, sr Rita, sr Grazia e gli ospiti! Poi, il tanto atteso, trasferimento a Gomsiqe!

Senza paura l’abbiamo subito messa all’opera facendola sentire a casa (forse!) : il 5 grande torneo di pallavolo per le ragazze di tutti i villaggi.  Marzia ci ha aiutato a cucinare e organizzare il lavoro in cucina e in sala da pranzo, mentre nel campetto si svolgeva il torneo. Prime qualificate le ragazze di Gomsiqe Eperme, Kaftall e Korthpul che giocavano in un’unica squadra visto il loro numero esiguo. Poi seconde quelle di  Gomsiqe Jakaj, terze Karma ed infine la squadra di Vrrith al cui interno hanno partecipato anche alcune giovani  mamme. Dopo il torneo alcuni giochi in oratorio e il corso di chitarra insieme al nostro Andrea. Poi grande pranzo ed infine saluti e tutti a casa!

Nel pomeriggio dopo un meritato riposo siamo andati a Scutari a visitare la Cattedrale e il museo storico diocesano, da poco aperto, proprio lì vicino. Quindi S. Messa in cattedrale e poi ritorno a casa.

Il giorno seguente siamo andati a Karma per il corso di lingua italiana con i bambini,primo e unico incotro del mese a causa della successiva mancanza del don. Nel pomeriggio abbiamo incontrato Vilma a casa sua per fare un po’ di programmazione per il campo con i bimbi rom e poi siamo andati al Carmelo per festeggiare il 25° di consacrazione di Padre Adolfo! E’ stata proprio una bella festa, anche se un po’ bagnata dalla pioggia!

Il 7 il don è andato dai Cappuccini per un po’ di riposo mentre Marzia e Laura sono rimaste a casa, anche loro per riposare, leggere, meditare… il giorno dopo anche Fra Matteo approfittando di un giorno libero ha deciso di venire da noi per fare un po’ di silenzio e dormire.

Il 9 ci siamo recati a Sheldja a casa di sr Riccarda per fare il punto della situazione rispetto all’organizzazione di giochi, attività e scenette del campo con i bimbi rom, insieme a tutti gli animatori! Il 10 dopo le S. Messe il don ha accompagnato sr Grazia al Carmelo per una settimana di preghiera. Per noi consueta cena in casa di Carità con gli ospiti e sr Rita.

Lunedì 11 primo giorno di campo con i bimbi Gabel! Che bella occasione di rivoluzione, di uscire dagli schemi! Abbiamo iniziato con un po’ di bans, poi la scenetta, qualche laboratorio manuale con l’immancabile calcio per i maschietti  e poi un po’ di giochi vari tutti insieme! Il tutto coronato dalla gioiosa merenda preparata da sr Riccarda e alcune volontarie. Così è stato per tutte le mattine fino al 15! Sotto il sole ci è piaciuto molto condividere con questi giovani amici il nostro tempo e le nostre poche forze!

Il 14 insieme a tutti gli animatori siamo andati a pranzare a Sheldja per festeggiare la buona riuscita del campo estivo, anche se  breve.

Il 16 dopo le S. Messe a Korthpul e Vrrith siamo andati a benedire la casa di un giovane parrocchiano. Vive lontano dalla chiesa di Korthpul, ma in un posto magnifico circondato da grossi e incantevoli castagni! I suoi genitori ci hanno accolto con grande gioia e da buoni albanesi hanno apparecchiato la tavola e noi contenti ci siamo rimpinzati di formaggio, carne, pomodori, uova sode, cetrioli e patate  fritte! Pancia mia fatti capanna!!!

Alle 16.00, dopo aver lasciato Marzia in CdC, siamo partiti per Nenshat per festeggiare la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo! Don Simon Kulli ha celebrato la Messa insieme a tanti altri sacerdoti e più tardi ci siamo spostati per la cena nella sala che ospiterà il refettorio della casa di spiritualità dei padri carmelitani che ancora non è finita. Poi il dessert nel parlatorio insieme alle monache per augurare anche a loro buona festa!!

Il 17 dopo le S. Messe ci siamo recati in visita alla mamma di Gjon Kola e poi a Barbullush dai nostri fedeli amici Dila vecchia, Dila giovane e Gjon! Li abbiamo trovati bene e all’asilo abbiamo scoperto che i nostri tre ex vicini ora condividono un’unica stanza e sopportano bene la convivenza stretta! Anche questo pensiamo che sia un altro miracolo della Divina Misericordia!

Anche nei giorni seguenti c’è stata l’occasione per visitare alcuni parrocchiani di Gomsiqe e portare loro la santa eucarestia. Sia laura che Marzia hanno molto apprezzato questi momenti di stretta vicinanza con la gente del luogo anche proprio per conoscerli e apprezzarli più nel profondo.

Il 20 poi Laura Marzia con Aleks e Benito hanno accompagnato il don all’aeroporto e poi il trio senza Aleks ha approfittato di una visita alla città di Tirana.un breve tratto del parco, vicino all’università, che costeggia il lago, il ponte antico, le vie principali del centro ma in particolare abbiamo visitato il museo nazionale, molto ricco di opere e quindi molto interessante.

Il giorno seguente insieme a Nikolin e Motra Mariana Laura e Marzia sono salite a Fushe Arreze per l’incontro diocesano cui è seguito il pranzo dalle suore tedesche di  Padre Andreas.

Venerdì 22 festa di Santa Maria Maddalena, patrona di Karma! Insieme a P. Mariano e il novizio Emilian siamo partiti per le Messe. Purtroppo la gente non era molta perché tutti presi dai festeggiamenti però possiamo dire pochi ma buoni!

Il giorno successivo Laura insieme ai ragazzi di RTM è andata in Kosovo per partecipare all’inaugurazione di un macello gestito da 12 donne (4 che lavorano all’interno e 8 che hanno le stalle ) aperto con un finanziamento dell’unione europea e il progetto di RTM presente anche lì.  Dopo aver ascoltato i discorsi di vari rappresentanti politici e autorità, la benedizione di due sacerdoti, c’è stato il taglio del nastro e la visita dei locali. Pietro Gozzi, volontario dal 2001 al 2003, che era presente per una visita, ci ha spiegato i vari strumenti e come è nata questa idea che in quel momento è diventata realtà. Poi grigliata di maiale per tutti! Nel tardo pomeriggio Laura è tornata e così insieme a Marzia e sr Rita ha potuto partecipare alla Messa di saluto del gruppo di 55 giovani partenti per Cracovia! Canti gioiosi hanno animato la celebrazione e don Simon ha augurato loro di aprire il cuore e le orecchi per sentire la voce del Signore e comprendere la sua volontà.

Il 25 Laura ha incontrato Vilma e Benito per preparare insieme il concorso della biblioteca per il periodo estivo e nel pomeriggio insieme a Marzia è salita per qualche pulizia a Gomsiqe.  La sera a cena in casa di carità ci hanno fatto compagnia i genitori di don Luca Fornaciari, che ha accompagnato il gruppo di San Marrtino in Rio venuti con il plastico di Gerusalemme, in giro con la moto per un po’ di vacanza e relax! Dopo cena un po’ di condivisione e la mattina dopo la Messa sono ripartiti per il loro viaggio.

Laura con Benito e Marzia sono andati a Gomsiqe per gli impegni di biblioteca e campetto da sistemare e poi Vilma li ha raggiunti. Insieme a pranzo hanno festeggiato il compleanno di Laura! Shume Urimeeee!!!

Alle 16.00 poi davanti ad un bel Trilece i festeggiamenti sono proseguiti in CdC insieme agli opsiti e alle Suore!!! Poi la festeggiata è andata a Nenshat per fare qualche giorno di riposo dai padri carmelitani mentre Marzia è rimasta in Casa di Carità per aiutare le suore con il piccolo Pashku sempre un po’ febbricitante purtroppo!

Il 29 dopo essere salita sulla Shita e Hajmelit insieme ai Frati Laura  nel pomeriggio, è tornata a Vau- i Dejes!

30 Luglio! Giorno di partenze e arrivi! Marzia parte e Don Stefano arriva! Grazie Marzia per essere venuta qui ad incontrare questa terra ferita che ancora ha bisogno di molte cure, e noi che, con tutti i nostri limiti e le nostre incapacità cerchiamo di portare il Vangelo di Gesù per guarire le ferite dei cuori di donne e uomini di profonda fede. Speriamo che tu possa ritornare presto!

Nell’attesa  del don, Laura e Vilma, sono andate con Aleks a Durazzo. Abbiamo visto l’antico anfiteatro e le antiche mura con le torri. Poi un po’ in spiaggia, anche se il tempo era nuvolo, a godere della vista del mare, anche se non così invitante da fare il bagno.

Dopo aver recuperato finalmente il Don siamo partiti alla volta di Lac dove ci aspettavano gli ospiti e le suore! Dopo un breve pranzo e un piccolo riposino subito al lavoro! Corso di lingua con i bimbi e i ragazzi a Gomsiqe! Hanno ripreso con gioia e volontà le attività.

Il mese si è concluso con il pieno di Messe in cinque villaggi per cui abbiamo chiamato in aiuto anche Don Gjon da Scutari!

Da Gomsiqe ci sembra tutto! Arrivederci al prossimo mese!

Don Stefano e Laura

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Resoconto dall’Albania Giugno 2016

C’kemi, si jeni?

Il mese di giugno è iniziato con il ritorno di Don Stefano dall’Italia il 3… e subito si è rimmerso nella vita missionaria con un bel week-end di messe nei villaggi per risalutare i suoi parrocchiani. Lunedì 6 Laura è andata a lezione di albanese mentre il don è salito a Korthpul per i lavori di ristrutturazione al pozzo e alla chiesa. Quindi a Gomsiqe Eperme per l’ultimo incontro di catechismo a scuola. La sera abbiamo cenato con gli ospiti e le suore in casa di carità dove erano ospiti anche Laura della Papa Giovanni xxiii con una ragazza. E’ stata una bella serata di chiacchiere e risate anche se Laura ci ha purtroppo informato di alcune scandalose vicende accadute in due case di accoglienza per bambini a Scutari. Il 7 dopo la consueta messa di Sant’ Antonio al lago ci siamo incontrati a casa per la programmazione della settimana con Vilma e Benito. La sera poi siamo scesi a dormire nelle stanze della Caritas. Il giorno successivo, in previsione della festa di Sant’Antonio, il don insieme a Benito e Gjon Puntor sono andati dalla maestà per pulire dalle sterpaglie. Laura invece è andata alla festa conclusiva dei bambini dell’asilo di Suor Mariana vicino a Laç. Poi a pranzo alla casa famiglia di Laura della Papa Giovanni dove abbiamo incontrato i giovani ospiti. Tornati a Gomsiqe abbiamo fatto visita a Leonel , il più piccolo fra i parrocchiani del don, terzo figlio del nostro vicino di casa Pierin! Anche Elis e Elisa sono stati contenti della nostra visita e ci hanno accolto a braccia aperte nel loro bel salotto insieme a mamma e papà.

Il 9 c’è stato l’incontro diocesano insieme al nunzio apostolico, ci ha ricordato la figura del nostro carissimo vescovo e ha parlato del movimento di preghiera che intorno a lui si è creato. Una preghiera umile e costante che però non si deve fermare. E’ importante con la preghiera chiedere allo Spirito Santo la luce, la sapienza, il consiglio per la nomina del nuovo pastore che accompagnerà la diocesi.  Si è poi proseguito parlando dei vari aspetti che riguardano il prossimo presente come i campi estivi , il viaggio in Polonia. Nel pomeriggio dopo il pranzo insieme siamo andati a Scutari per la conclusione dell’anno con le ragazze del convitto delle suore Ravasco. La Messa, i saluti, i balletti, i festeggiamenti, i pianti, le scuse, gli abbracci, i ringraziamenti, la cena ci hanno fatto vivere una bella serata di amicizia. Ci ha seguito a Gomsiqe Adriana, una ragazza albanese molto malata che ha accettato di trascorrere un paio di giorni con noi.

Il 10 dopo il lavoro delle vestine con le donne, Laura, Adriana e il don hanno preparato il materiale per l’incontro dell’indomani. Il sabato quindi, insieme a sr. Fabiola e Ina siamo andati tutti a Korthpul per l’incontro con tutti i cresimandi in preparazione della cresima. Poi nel pomeriggio il don ha riportato Adriana a Scutari e poi tutti insieme abbiamo cenato in casa di carità.

Il 13 finalmente la festa di Sant’Antonio da Padova! Purtroppo durante la notte siamo stati visitati da un fortissimo temporale e  così la maestà e la croce erano completamente invasi dall’acqua. Inoltre alle 9.30 pioveva ancora. Con un po’ di rammarico abbiamo preparato tutto per la celebrazione rimanendo sullo spiazzo oltre il ponte. Alle 9.50 la pioggia ha smesso e don Arthur ha potuto celebrare la messa senza ombrello sulla testa. Al termine sr Drane e Silvana sono venute a festeggiare a casa nostra. Purtroppo sr Drane a causa dell’allergia è dovuta correre a Laç con don Stefano. Alle 14.30 con tanto gelato e caramelle abbiamo festeggiato la conclusione dell’anno catechistico qui in oratorio. Poi alle 16.00 dopo qualche saluto don Stefano ha portato Laura in aeroporto a Rinas, partita per l’Italia a motivo di alcune visite mediche.

Il 15 il don con Benito e sr Flora è andato a Karma per l’ultimo incontro di catechismo  e nella serata del 16 è arrivata Paola, una volontaria già conosciuta alla missione; dopo i vari benvenuti dalle suore e dagli ospiti, Paola e il don si sono sistemati a dormire a Laç. Il giorno successivo poi Vilma ha guidato l’ultima mattinata di lavoro con le donne del nostro villaggio. Con il mese di giugno si chiude l’attività sperando di ripartire a settembre o ottobre. Nel frattempo Paola e il don sono andati a portare la santa Comunione ad una dolce anziana del villaggio.

Sabato dopo le messe il pomeriggio è trascorso con il corso lingua italiana per grandi e piccini qui a Gomsiqe. Il primo incontro è stato un successo, i bambini che partecipavano per la prima volta sono stati entusiasti. Domenica sante messe a Gomsiqe Eperme poi Kaftall e Gomsiqe Jakaj e alla sera Paola e il don sono andati a Rinas per recuperare Laura di ritorno dall’Italia. Quindi sono tutti partiti alla volta di Gomsiqeeee! Casa dolce casa. Il 20 ci siamo recati nuovamente a Korthpul per l’ultimo incontro con i cresimandi così il don li ha confessati e poi dopo il pranzo e la consueta programmazione siamo andati a Puka per la messa con le suore di Madre Teresa nel loro oratorio.

L’arrivo di Paola alla comunità ha permesso di fare qualche pulizia “natalizia” in casa … così è trascorso il martedì. Il 22 con Benito il gruppo si è diretto a Karma per il corso di chitarra e lingua italiana. Laura con i piccoli e Benito con i grandi. Anche in questo caso i bambini hanno colto volentieri questa opportunità.

Il pomeriggio è stato occasione per incontrarci con il gruppo di Scutari che insieme a sr. Riccarda ci aiuterà nel campo con i bimbi rom.

Il 24 nel  tardo pomeriggio siamo saliti a Korthpul per pulire la chiesa dopo il restauro. Anche il pozzo è terminato purtroppo però la pompa non funziona a dovere.

Il 25 finalmente la Santa Cresimaaa! I nostri  diciotto ragazzi hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo da Don Simon Kulli, amministratore diocesano.

E’ stata una bellissima celebrazione animata dalle chitarre dei vari villaggi, partecipata e sentita da tutti.

La chiesa è piaciuta e anche don Simon è rimasto soddisfatto del risultato.

Il 26 dopo le messe il don insieme a Paola è andato a trovare la Dila vecchia a Barbollush; a detta dei visitatori, si è ingrassata, pensiamo sia una nota di positivo benessere.

Il 27 siamo partiti abbastanza presto da Gomsiqe per svolgere alcune commissioni a Lezhe e  portare Paola all’aeroporto.  Grazie Paola per la tua presenza e disponibilità. Il tuo tempo donato a questa comunità e a questi villaggi è un prezioso frutto per te e per chi ti ha incontrato.

A Rinas ne abbiamo approfittato per recuperare suor Tina di ritorno, per un breve periodo, dall’Italia. Così  gomsiqiani abbiamo scroccato un buon pranzo dalle nostre amiche suore Dorotee.

Poi dopo un pomeriggio e una cena relativamente tranquilli siamo tornati in Caritas!

Il 28  giugno dopo la S. Messa feriale in cattedrale abbiamo partecipato alla promozione di un nuovo progetto di sportello di ascolto delle donne guidato da RTM. Il progetto darà loro la possibilità di presentare idee che dopo essere revisionate potranno diventare realtà  e quindi lavoro e autonomia. Il tutto finanziato da un fondo dell’Unione Europea. Tante donne presenti e già qualche proposta è nell’aria. Al termine si è inaugurato lo sportello con il taglio del nastro e un bel buffet .

Più tardi siamo saliti a Gomsiqe Jakaj dove Benito ha finito di pitturare le righe del campo di calcetto in vista del torneo di pallavolo femminile!!!

Il 29 festa dei Santi Pietro e Paolo siamo andati Karma per il corso di chitarra e lingua, poi siamo tornati a casa per preparare il torneo di calcio, infatti il mese si è concluso con il torneo a cui hanno partecipato venti fra ragazzini e bambini provenienti da tutti i villaggi. Dopo il torneo svoltosi nel campo di calcetto di Mjede in cui ha vinto  Korthpul (secondi Karma, terzi Vrrith, quarti Gomsiqe) abbiamo pranzato nella sala della Cartitas a Laç e poi tutti sono ritornati a casa con i rispettivi furgon.

Anche questo è stato un mese intenso! A presto da Gomsiqeee!!

Don Stefano e Laura

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Vaticano, in Albania a settembre proclamati beati i primi martiri del comunismo

Città del Vaticano Papa Bergoglio proclama beati i primi martiri del regime di Henver Hoxa, la dittatura comunista che dal 1945 al 1990 in Albania cercò di mettere al bando Dio dalla società albanese. Nella Costituzione rimasta in vigore fino al 1992 si celebrava il “primo Stato ateo al mondo”. Prigioni, torture, lavori forzati, sevizie, uccisioni. Lo stesso destino toccato ai primi 38 beati che il prossimo 5 settembre, a Scutari, verranno elevati all’onore degli altari dal vescovo locale, su indicazione di Papa Francesco. Ad annunciarlo è stato  Francesco che ha mandato una lettera ai vescovi del Paese, ultima tappa del processo canonico che, dopo un lungo iter, ha riconosciuto la “testimonianza del martirio per la fede e la patria”.

Tra questi martiri emblematica è la vicenda di monsignor Prennushi, nato a Scutari il 4 settembre 1885. Un francescano colto e mite che venne arrestato nel 1947 e condannato a 20 anni di prigione. Morì in carcere a Durazzo, a seguito delle ripetute torture subite poiché non acconsentì alla richiesta del dittatore Hoxha di formare una Chiesa nazionale, fedele al regime comunista e non al Papa. Con questo vescovo, nella stessa prigione  c’erano anche diversi gesuiti, francescani, altri preti diocesani ed anche quattro laici, tre uomini e una donna, di varie nazionalità: due tedeschi, la maggior parte albanesi, un gesuita italiano e alcuni sacerdoti di origine croata.

Durante la dittatura la fede cattolica in Albania fu preservata grazie agli anziani preti torturati e costretti ai lavori forzati nei lager (se ne contavano 31 nel 1991 secondo i rapporti di Amnesty International), alle suore che a rischio della vita battezzavano clandestinamente i bambini e alle anziane nonne che insegnavano le preghiere ai nipoti prima di addormentarsi, nascoste sotto le coperte per non farsi sentire. Davanti alle chiese (che nel frattempo erano state confiscate e trasformate in teatri e centri sportivi) capitava di notare ogni tanto qualche cero lasciato nel buio della notte. A scuola i bambini venivano istigati a denunciare i genitori se si azzardavano a insegnare loro le preghiere; a Pasqua bastava avere l’alito che sapeva di aglio (che gli albanesi usano per festeggiare quel giorno) per rischiare l’arresto.

Il Messaggero

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Museo della fotografia Scutari, scatti umani d’Albania

Il loro incontro “ufficiale” risale a quattro anni fa, in un edificio umido tra la chiesa ortodossa e la moschea Ebu Bekir. La neve sciolta gocciola dal soffitto, disturbando la poesia di un momento che segnerà la fortuna di entrambi i protagonisti di questa saga italo- albanese. E forse, tra non molto, anche il destino culturale del luogo in cui è ambientata: Scutari, a nord, sul crinale tra l’Albania più tradizionalista e quella che non ha mai smesso di guardare all’Europa.

Una città con poco più di centomila abitanti che nelle scorse settimane ha inaugurato un museo della fotografia già connesso con le più prestigiose gallerie mondiali del settore, dal Foam di Amsterdam all’Icp di New York.
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Il primo personaggio di questa storia si chiama Pietro Marubbi ed è un giovane piacentino con simpatie garibaldine. A metà Ottocento parte da un’Italia in subbuglio e, dopo un avventuroso viaggio nell’Adriatico, approda a Scutari, che è ancora un’ideale enclave veneziana dentro l’impero ottomano.

In un clima intellettuale dinamico e tollerante, nel 1856 il transfuga ventiduenne apre uno studio fotografico che, a soli 17 anni dall’invenzione del dagherrotipo, è il primo di tutti i Balcani. Lui mette radici, cambia nome in Pjetër Marubi, cura i progetti architettonici del consolato italiano e della cattedrale cattolica di Santo Stefano, realizza ritratti per privati e reportage per riviste come L’illustrazione italiana.

Le tre generazioni di fotografi allevati nel suo atelier, attivi fino al crollo del comunismo, consegneranno alla storia un’eccezionale documentazione iconografica di questa terra al crocevia tra Oriente e Occidente.
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Il secondo personaggio, Luçjan Bedeni, nella “Firenze dei Balcani” nasce in tutt’altra epoca, nel 1987. Dopo i premi internazionali per le sue opere tra pittura e video e le residenze d’artista negli Stati Uniti, torna a Scutari, controcorrente in una nazione di diaspora ormai cronica.

Mentre insegna arte alla scuola dei Gesuiti, pensa a cosa inventarsi per riaccendere le luci internazionali sulla sua città, adombrate dal comunismo, dal caos degli anni Novanta e dall’emorragia migratoria. Finché, nel 2012, ottiene dal ministero dalla Cultura la direzione della Fototeca Marubi, che era stata forzatamente ceduta nel 1970 al regime di Enver Hoxha e nella nuova, agitata Albania post-comunista aveva soffocato nella polvere quel tesoro di stampe, negativi e macchine a soffietto.

«Il primo giorno di lavoro mi sono messo i guanti per salvare i materiali dall’umidità e ho persino pulito il bagno» sorride oggi il giovane Bedeni ricevendoci nel nuovo museo cui è riuscito a dare forma in Rruga Kolë Idromeno, nel centro pedonale della città.

Due piani di stampe in bianco e nero che narrano i paesaggi e la società di Scutari attraverso 131 anni: dalla prima foto nota di Pietro Marubbi, un ritratto del combattente anti-ottomano Hamza Kazazi, fino al 1989 con gli scatti su pellicola di Hilmi Mustafa, l’ultimo della scuola del maestro piacentino.

C’è Shan Pici, che tra le due guerre mondiali fissa i monti e i tre fiumi di Scutari in immagini che sembrano presagire il linguaggio di Sebastião Salgado. Il figlio adottivo di Marubi, Kel, che si perfeziona a Trieste nello studio Sebastianutti ed esegue intensi ritratti familiari. Kolë Idromeno, pittore e architetto prestato anche alla fotografia. E Gegë Marubi, figlio di Kel, formatosi dai fratelli Lumière a Parigi e pioniere, in Albania, della tecnica a infrarossi.

«Un archivio inestimabile, lasciato a se stesso per oltre quarant’anni » sottolinea Bedeni. «Mezzo milione di negativi su vetro e su pellicola, stampe antiche originali, i diari degli artisti, la loro corrispondenza e circa 300 macchine fotografiche che attraversano tutte le fasi tecniche di quest’arte.

Scutari è la capitale balcanica della fotografia: doveva avere il suo museo». Al pian terreno, la mostra inaugurale è dedicata ai soggetti femminili di una dinastia tutta maschile: volti di montanare in abiti tradizionali, affascinanti quanto le dame borghesi e le donne importanti come Shaqe Çoba, prima intellettuale nella Scutari d’inizio Novecento, Shote Galica, eroina della guerriglia contro i serbi, fino alla scrittrice inglese Edith Durham che consacrò il nord dell’Albania a fonte d’ispirazione.

Al primo piano è invece esposta una selezione dei 12 fotografi cresciuti allo Studio Marubi, con materiali d’epoca e una ricostruzione del fondale disegnato da Pietro per mettere in posa i suoi clienti. Mentre tre postazioni video mandano film documentari sulla Scutari che fu.

Con l’azzardo del neofita, Luçjan Bedeni ha bussato alle porte delle ambasciate, del Fondo di sviluppo americano-albanese, di mecenati svizzeri e tedeschi, raccogliendo in tempi record un milione e 200mila euro per aprire il museo. E grazie all’agenzia dell’Onu Undp e alla Regione Friuli Venezia Giulia, è in corso la digitalizzazione dell’intero archivio che confluirà in una galleria virtuale, fruibile su internet da ogni parte del mondo.

«Questa è un’eredità non solo albanese, bensì europea», dice. «La nostra storia è profondamente legata all’Europa, al cristianesimo, e io spero di veder entrare al museo sempre più abitanti di Scutari, prima quasi ignari dell’esistenza di un simile patrimonio».

Nel futuro, oltre a scambi di mostre con il Foam di Amsterdam, l’Icp di New York e il Jeu de Paume a Parigi, Bedeni progetta di fare della sua galleria il fulcro di sperimentazioni d’arte contemporanea, convinto che «un museo può cambiare una città. Il mio sogno» – confida – «è trasformare un capannone industriale di periferia in un polo simile al MoMa Ps1 di Queens, a New York, dove coltivare i nuovi talenti». A fine anno, intanto, l’enfant prodige balcanico pubblicherà un libro su Pietro Marubbi, svelando episodi della sua biografia, umana e artistica, finora ignoti. «Vorrei presentarlo anche a Piacenza, dove temo che in pochi conoscano questo loro concittadino autore di un capitolo fondamentale nella storia della fotografia».

avvenire

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Albania: celebrati i funerali di mons. Lucjan Avgustini, vescovo di Sapë e vicepresidente Cea

Una Chiesa riunita intorno al suo pastore come non mai prima”. Don Gjergj Meta, responsabile per la comunicazione dei vescovi albanesi, descrive così al Sir il clima che si è respirato oggi nella cattedrale di Sapë (Albania), dove sono stati celebrati i funerali del vescovo Lucjan Avgustini, vicepresidente della Conferenza episcopale albanese (Cea). La messa funebre è stata presieduta da mons. Angelo Massafra, arcivescovo di Shkoder-Pult e presidente della Cea. Alla celebrazione hanno partecipato tutti i vescovi del Paese, i vescovi di Kosovo e Montenegro, il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, mons. Vincenzo Paglia, e il vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, mons. Adriano Caprioli. Presenti anche numerose autorità, tra cui il presidente della Repubblica, Bujar Nishani. All’inizio della messa il nunzio apostolico a Tirana, mons. Ramiro Moliner Inglés, ha letto il telegramma del Papa, che ha assicurato la sua vicinanza e preghiera per il vescovo defunto e per la diocesi.
L’omelia è stata pronunciata dal vescovo kosovaro, mons. Dodë Gjergji, amico d’infanzia di Avgustini, che ha ricordato i tratti del pastore defunto, il lavoro fatto in questi anni e il suo amore per i poveri. “Lucjan – ha detto mons. Gjergji – ha evangelizzato di più con la malattia che con la predicazione. Davvero un esempio di fedeltà al Vangelo e al gregge affidatogli”. Ed ha concluso: “Caro fratello, ho fatto una cosa di cui non ti ho chiesto il permesso. Ho preso la tua croce pettorale e ti ho lasciato la mia. Oggi qualcosa di me muore con te e qualcosa di te vive con me”.
“La cattedrale – commenta don Meta – era gremita di fedeli, quasi 150 sacerdoti, tanti religiosi e tante religiose. Anche fuori erano presenti tantissimi fedeli che hanno seguito la celebrazione da maxischermi. Sacerdoti e laici hanno curato con grande amore l’ultimo saluto al vescovo. Qualcuno mi ha anche confidato di non aver fatto abbastanza se paragonato a quanto ricevuto dal vescovo”.
La salma di mons. Avgustini sarà tumulata nella cripta della cattedrale dedicata a Madre Teresa nella diocesi di Sapë.

sir

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Gruppo Albania – Resoconto mese di Aprile 2016

Ç’kemi!

Aprile dolce dormire… dicono!

Laura tornata da Shengjin in mattinata,  sale a Gomsiqe con la maestra che aiuta nella suddivisione dei giochi adatti ai bambini speciali e non.
Ma la giornata non manca di vivacità! È il compleanno della Nostra Sr. Graziaaaa! Si festeggia a cena insieme  agli ospiti con Sr. Ines e i ragazzi di RTM! Tanti Auguri Motra Grazia!!!
Il 2, insieme a Sr. Ines e Sr. Drane,  dopo una breve saluto alle suore del Carmelo di Nenshat, si raggiunge Dragushë dove ci attendono Sr. Rita con Pjietri e Rregjina per la Festa delle Famiglie in cui assistiamo anche alla testimonianza del perdono fra due famiglie in vendetta. Dopo un buon pranzo scappiamo alla volta di Gomsiqe per il consueto catechismo con i ragazzi!  Don Stefano poi si reca a Nenshat per l’ordinazione di un nuovo frate.

3 Aprile: FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA!  Assistiamo ad un miracolo: Dila e Gjon ci battono sul tempo e sul desiderio andando da soli a Barbollush dove già vive da alcuni mesi la Dila Plaka. Spiazzati non riusciamo quasi a credere alle nostre orecchie quando riceviamo la conferma della direttrice della struttura nel volerli accogliere! Grazie Signore non perché ci liberi di questi poveri che per molto tempo ci hanno accompagnato e fatto crescere ma perché ci dimostri che i nostri tempi e modi non sono i tuoi e sempre dobbiamo affidarci a Te!

Lunedì, insieme a Vilma, (che dopo alcuni giorni ci dice di essere parente con la direttrice così capiamo un pò di cose…) ci rechiamo per due volte a Barbollush per portare vestiti e cianfrusaglie ai nostri due amici. Nel pomeriggio inizia il corso di calcio e pallavolo a Scutari per i nostri ragazzi accompagnati da Don Stefano e Benito che allena piccoli e grandi.
Martedì di Sant’Antonio, alla Messa partecipa anche Sr. Ines che per la prima volta vede Gomsiqe Jakaj e gusta un pranzo alla gomsiqiana all’Arca di Noè!
Nel tardo pomeriggio Laura e Don Stefano scendono a Scutari per la Messa al convitto delle Ravasco.
Il 7 altro evento spettacolare del mese: Dila e Gjon LAVATI e vestiti a festa sono pronti per la visita alla commissione medica! Immortaliamo il momento e si torna a Gomsiqe per le normali attività. Alla sera cena a Mabe per discutere insieme a don Matteo, don Maurizio, Tiziana e Goffredo della GMG a cui parteciperà un pullman da 55 della nostra Diocesi!

Venerdì 8 ricomincia il lavoro di taglio e cucito delle vestine battesimali con le donne per un mese di prova.
Vilma guida il gruppo con un tema educativo a cui loro volentieri partecipano mettendosi in gioco.
Dopo il week end di Messe lunedì la comunità si rilassa girovagando per Fush Arres e dintorni. Un pò di riposo non fa male e nemmeno un buon pilaf shqiptar!
Durante tutta questa settimana è stato preziosissimo il lavoro di Gjon puntor che vestito da palombaro ha risanato, svuotando lavando e pitturando, la casa dei nostri vicini!!! Falenderojme Zoti!!!!
Il 13 preti e suore sono stati convocati per un incontro in curia sulla salute del Vescovo che purtroppo si è capito non sta affatto bene. Si inizia a pregare per lui. Più tardi don Stefano ha incontrato la commissione per preparare il nuovo incontro con i giovani. Poi sia Laura che il don hanno optato per un pò di riposo in seminario a Scutari. Per il don a causa della Land Rover non si è rivelato un gran riposo però c’è stato tempo per leggere, adorare e incontrare amici.
Venerdì mattina si torna a casa dove ci aspetta il cucito con le donne che procede bene grazie alla presenza di Vilma che le coinvolge con domande interessanti. Nel pomeriggio preparazione dei premi del nono concorso della biblioteca che verranno distribuiti ai bimbi vincitori!

Sabato 16 Laura è rimasta a casa per faccende domestiche mentre Benito allenava nel campetto i ragazzi di Gomsiqe e Karma per le partite del martedì. Don Stefano invece è andato a Korthpul per un pò di prove di chitarra con i suonatori dato che si avvicina la festa della Santa Croce.
Poi “veloce” alla Messa di saluto del Vescovo in Cattedrale a Vau- Dejes. Mons. Luciano, debole e affaticato ha celebrato insieme a don Simon e alla fine ha ringraziato ognuno per tutte le belle cose fatte insieme. Parte l’indomani per iniziare la chemioterapia in Italia.
Sconvolti e amareggiati per i piani spiazzanti del Signore sulla vita del nostro pastore continuiamo nella quotidianità pregando per lui.
La Domenica dopo due Messe il don porta Laura e Vilma alla Perla: pranzo premiooo!
Nel tardo pomeriggio poi il don fa visita a Dila vecchia, Gjon e Dila giovane; quindi parte per Rinas dove stanno per arrivare don Giuliano, don Carlo, Benedetta, Damiano e Samuele.
Alle 00.30 dopo un ritardo di due ore eccoli!  Noi felici ne approfittiamo per ritornare a dormire a Casaaaa!!!! Che gioiaaaa!!!
Il 17 ci organizziamo per trapiantare i nostri bellissimi fiori e poi nel pomeriggio, dopo un doveroso mega saluto agli ospiti della Casa e alle Suore, ecco il  consueto giro per la città di Scutari con don Stefano che fa da Cicerone! Alle 18 S.Messa in seminario per salutare gli amici seminaristi di don Giuliano, segue la cena insieme e poi si ritorna a casa.
Martedì Messa al Lago e poi nel pomeriggio visita alla diga, alla cattedrale di Vau-Dejes e assaggio del tipico dolce shqiptare: TRILEQE!
Il 20 approfittando della preparazione di don Carlo in quanto biblista abbiamo partecipato, noi con Vilma e Benito,  ad un ritiro sulla figura di Pietro a cui è seguita l’Adorazione.
Don Carlo poi è sceso a Laç per il ritiro con le suore mentre il resto del gruppo è salito a Karma per il catechismo! Damiano ha diretto i  bans e i giochi iniziali e dopo l’incontro Samuele ha stregato grandi e piccini con i suoi strepitosi giochi di magia! Grazie ragazzi! Alla sera S.Messa e cena in Casa di Carità! Che festaaa!
L’ultimo giorno don Stefano ha portato il gruppo a Nenshat, Blinisht e poi Barbollush per salutare suore e amici. All’una pranzo all’Arti Zanave il ristorante gestito dalle donne uscite da situazioni di violenza e poi giro per la città di Scutari. Alle 16 l’appuntamento dalle Clarisse per la Grande Festa di Consacrazione del loro Monastero. Ha celebrato il Vescovo Monsignor Massafra con i Vescovo di Lesha e il Nunzio Apostolico di Tirana ed un sacco di preti della diocesi e non;  purtroppo mancava il nostro Monsignor Luciano. Tuttavia è stata una bella celebrazione partecipata e gioiosa per lodare questo dono del Signore alla chiesa albanese.
Poi ritorno a casa e a cena una bella condivisione dell’esperienza! Gr azie mille per essere venuti e ritornati ridandoci carica e passione.
Eccoci nuovamente in due anzi per la verità un pó di più: Laura e il don, il don e Laura più gli angeli custodi vari!!!
Venerdì terza ed ultima giornata di lavoro con le donne per il mese di Aprile mentre il don insieme a Benito è impegnato nelle benedizioni delle famiglie di Karma. Nel pomeriggio con il catechismo a Gomsiqe Eperme terminano anche le premiazioni del concorso della biblioteca.
Bravi i nostri ragazzi!
Sabato mattina si parte per le Messe e a Gomsiqe arriva una decina di giovani della Papa Giovanni XXIII per un breve ritiro. Intanto noi continuiamo le nostre attività di oratorio, corsi di italiano e allenamenti! Il 24 grande giornata di pioggia, si va piano e si arriva lontano. Nonostante il diluvio, sebbene sia poca, la gente partecipa alle Messe e noi ce ne rallegriamo.
Alle tre dopo la Messa a Gomsiqe Jakaj il gruppo ci lascia e noi torniamo nuovamente a Laç per la notte.

È il 25 aprile e qui si festeggia San Marco salendo alla chiesa sopra Mjede. La pioggia continua ma alcuni decidono di andare ugualmente; noi no, don Stefano celebra in CdC.
Dopo il pranzo con pochi intimi nella sala della Caritas e un pó di riposo alle 16.00 ritorniamo a Gomsiqe con Vilma e Benito per preparare la nostra ora di Adorazione in chiesa per il Vescovo. Ventiquattro ore di preghiera per lui, perché il Signore lo possa guarire attraverso l’intercessione di Madre Teresa.
Il 27 aprile ecco il compleanno di Sr. Ritaaaa!!! Siamo un pó tristi per quello che sta capitando al pastore della nostra diocesi ma gli ospiti, soprattutto i bimbi ci aiutano ad andare avanti e a gioire ugualmente come farebbe Monsignor Luciano, sempre col sorriso.
Alla sera a festeggiare col tiramisù ci sono anche Giuseppe, Daniele e Caterina. Tanti Auguri Sr. Ritaaa!

Il 28 il Vescovo torna dall’Italia. Il 29 urgente incontro presbiterale. Purtroppo la situazione è molto grave. Sgomenti apprendiamo che è tornato per trascorrere con noi i suoi giorni fino a quando il Signore lo chiamerà o che, come ancora noi speriamo, guarisca miracolosamente e torni alla guida della nave.
Non è un’illusione è una speranza viva che tutti chiediamo accettando la volontà del Signore.

Il nostro mese di aprile nonostante tutto questo dolore termina con il battesimo dei quattro bambini della famiglia che abita al lago. È una bella festa che ridà vita alla parrocchia di Gomsiqe Jakaj.

Pregate per noi e per il Vescovo Luciano.
Da Gomsiqe è tutto.

Laura e don Stefano

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“Il petalo e il fiore” racconta la storia dei martiri albanesi

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I militi ignoti della fede. Viva Cristo re! Viva l’Albania (video)

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Beati 40 martiri albanesi. L’annuncio alla presentazione del libro “Don Ernest Simoni, dai lavori forzati all’incontro con Francesco”

Papa Francesco proclamerà presto beati 40 martiri albanesi, due dei quali uccisi nei primi del ‘900 e 38 (tra cui due vescovi) nella seconda metà del secolo scorso, sotto il dittatore comunista Enver Hoxa. Lo ha annunciato monsignor Marcello Semeraro, segretario del Consiglio dei 9 cardinali e membro della Congregazione delle Cause dei Santi, intervenuto alla presentazione del libro-intervista “Don Ernest Simoni, dai lavori forzati all’incontro con Francesco”, che racconta, con l’aiuto del vaticanista di Avvenire Mimmo Muolo, la vicenda dei tanti preti e religiosi sottoposti a terribili persecuzioni nel Paese delle Aquile. “Documenti storici – ha detto il presule – dimostrano con certezza che per tutti la morte avvenne per ‘odium fidei’, 20 furono fucilati e i loro corpi lasciati alle intemperie senza sepoltura e 18 in conseguenza delle torture e persecuzioni. Non manco’ nulla di quanto di diabolico puo’ concepire la mente umana. La madre di un prete imploro’ i carnefici: ‘uccidetemelo, vi pago i proiettili, ma non fatelo soffrire ancorà. Tutti i martiri dimostrarono una eccezionale fermezza d’animo, in questa Via Crucis lunga e straziante, fatta di indicibili tormenti: la corrente elettrica, il sale nella bocca, la testa nell’acqua gelata per giorni. E infatti nessuno di loro accetto’ di staccarsi dalla Santa Sede per mettere fine a quei tormenti, come gli veniva suggerito dagli aguzzini”.
Monsignor Semeraro ha raccontato di “aver potuto seguire dopo la liberazione del 1991 i primi passi della Chiesa di Scutari per ricostruire la vicenda dei martiri dell’Albania”. “Come vescovo di Oria – ha spiegato il presule – avevo avviato rapporti di fraternita’ e aiuto inviando sacerdoti anche per impiantare e condurre a termine quella ricerca, materiale preparato per processo canonizzazione. E il racconto che ne e’ scaturito, la ‘positio’ della causa sulla base della quale il Papa prendera’ presto la sua decisione, lascia senza fiato: tra le grandi persecuzioni anticristiane del secolo passato, quella di Albania e’ stata la piu’ dura e atroce. Abbiamo gia’ figure martiriali che fanno riferimento alle persecuzioni dei nazisti, e a quelle spagnola e messicana. Ma fino a quando non si e’ concluso questo processo non avevamo un’idea precis di quel che e’ accaduto in Albania dove si e’ superata l’effaretezza del nazismo e dello stalinismo. E’ stata una mente diabolica a partorire tutto questo”. Monsignor Semeraro ha voluto infine rendere omaggio a don Simoni, unico sopravvissuto dei sacerdoti martiri, ricordando che accanto al martirio riconosciuto di chi ha subito la morte per odio contro la fede. “Nella Chiesa antica – ha ricordato – anche chi per particolari ragioni e’ sopravvissuto alle torture e agli strazi a cui e’ stato sottoposto. A tutti costoro veniva riconosciuto uno statuto particolare di intercessione, qualcosa che in questo Anno della Misericordia e’ molto importante e va tenuto in grande conto”.
Alla presentazione e’ intervenuto anche don Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere e responsabile dell’Ufficio per il dialogo ecumenico e interreligioso del Vicariato di Roma il quale ha voluto attualizzare il tema ricordando i martiri di oggi per mano dell’Isis e i cristiani in fuga da Siria e Iraq. E ha sottolineato che “negli anni ’90, quando l’Albania ha ritrovato la liberta’ in Italia si grido’ all’invasione, ma oggi i 20 mila albanesi che vivono in Italia sono stimati e non creano alcun problema”.
“Questa mattina – ha riferito il vaticanista Muolo – Papa Francesco ha riconosciuto don Ernest Simoni all’Udienza Generale e ha voluto baciargli le mani, sottraendosi lui allo stesso gesto che l’anziano sacerdote voleva compiere per rendere omaggio al Pontefice”. Un gesto quello di Bergoglio  che, secondo il giornalista di Avvenire, “certifica quanto affermato da monsignor Semeraro, cioè che sono martiri anche i sopravvissuti alle persecuzioni di ieri e di oggi”. “È con un bacio sulle mani – conferma l’Osservatore Romano – che Francesco ha accolto stamani don Ernest Simoni, il sacerdote albanese che ha passato ventotto anni in prigione: il Papa, commosso, lo aveva già abbracciato il 21 settembre 2014 a Tirana, dopo aver ascoltato la storia della sua persecuzione durata undicimila giorni, durante i quali don Ernest è stato sottoposto a torture e lavori forzati”.

Un Calvario iniziato nella notte di Natale del 1963 quando, per il semplice fatto di essere prete, il sacerdote era stato arrestato e messo in cella di isolamento, torturato e condannato a morte. Al suo compagno di cella ordinarono di registrare “la prevedibile rabbia” del peigioniero contro il regime: ma don Ernest ebbe solo parole di perdono e di preghiera per i suoi aguzzini. E così la pena venne commutata in venticinque anni di lavori forzati, nelle miniere e nelle fogne di Scutari, durante i quali ha celebrato la messa a memoria in latino e ha anche distribuito la comunione. Finalmente il 5 settembre 1990 è arrivata la libertà e don Ernest ha ricominciato la sua attività pastorale che, confida, in realtà non aveva mai interrotto, “ma solo vissuto in un contesto speciale”. E il suo primo atto è stato quello di confermare il perdono ai suoi aguzzini.

farodiroma.it

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La fede, i martiri e la fine del regime in Albania

La visita che papa Francesco ha compiuto a Tirana il 21 settembre 2014 continua a produrre i suoi benefici effetti anche a distanza di tempo. Quel giorno Mimmo Muolo era a Tirana, inviato da Avvenire a seguire il Papa, e ha visto di persona l’abbraccio tra il Pontefice e l’anziano sacerdote don Ernest Simoni ( Troshani), che insieme con la religiosa stimmatina suor Marije Kaleta, avevamo scelto come testimoni della fede per raccontare il terribile martirio della nostra Chiesa sotto la dittatura comunista. Don Ernest Simoni è una figura unica, una ricchezza immensa per la Chiesa di Albania, in particolare per la diocesi di Scutari-Pult: l’unico sacerdote testimone e vittima della persecuzione comunista ancora vivente. Alla sua persona sono legato anche da motivi personali.

È nato a Troshan (Lezhë) dove io sono stato parroco, quando venni mandato come missionario in Albania. In un certo senso, anche se l’epoca e il contesto erano diversi, ho ripercorso le sue orme, ho respirato il clima della sua primissima formazione umana e familiare, sono entrato nei luoghi e negli ambienti a lui più cari. Questo fatto lo avvicina ancor di più al mio cuore di vescovo e di pastore. In quel periodo ho avuto modo di conoscere e condividere la fraternità con altri due religiosi francescani, padre Leon Kabashi e padre Konrad Gjolaj (l’uno è stato in carcere, l’altro ai lavori forzati) e ho vissuto con loro quattro anni. Anche mettersi a servizio di questi fratelli, curarli e aiutarli è stata un’esperienza di grande intensità spirituale e umana. Posso dire, perciò, di aver vissuto, in un certo senso, con i martiri e questo per me è un dono di inestimabile valore di cui rendo grazie ogni giorno a Dio.

Oggi la situazione in Albania è profondamente cambiata. In occasione della visita del Papa c’è stata una grande collaborazione, anche a livello economico, con gli organi dello Stato, col sindaco di Tirana e la municipalità. Molti imprenditori e tanti semplici fedeli hanno offerto il proprio contributo. Ma don Ernesto ci aiuta a non dimenticare una pagina che, sebbene risalga a pochi decenni fa, rischia di cadere nell’oblio, so- prattutto sotto l’incalzare di un certo secolarismo che, viaggiando insieme allo sviluppo economico, comincia ad affacciarsi anche nella società albanese.

La memoria dei martiri, invece, è e deve restare la nostra vita, la linfa vivificante del corpo ecclesiale. Il sangue da essi versato è alimento per lo sviluppo della fede e della comunità. Per questo abbiamo accelerato i tempi di lavoro (per quanto dipende da noi) dell’iter del processo di beatificazione e canonizzazione di 38 martiri del periodo comunista. Nell’attesa di poterli iscrivere anche ufficialmente nel glorioso libro dei Santi e dei Beati abbiamo celebrato nel novembre del 2015 il 25° anniversario della prima Messa, che sancì, potremmo dire, l’inizio della fine del regime comunista.

Fu quello un momento speciale per la nostra Chiesa e per il popolo albanese: quel 4 novembre 1990, infatti, nel Cimitero cattolico di Scutari, don Simon Jubani con altri organizzatori, sacerdoti e laici, celebrò la santa Messa: c’erano solo poche centinaia di fedeli, perché molti ebbero paura di rappresaglie. Ma, visto che ne erano usciti indenni da quell’eroico gesto in quel giorno storico (in quanto dal 1967 non si celebrava in pubblico, perché vietato dal regime), la domenica successiva, l’11 novembre accorsero in 50 mila per partecipare all’Eucaristia. Su quell’esempio, il 16 novembre 1990 anche i musulmani si ripresero la Moschea cosiddetta “di Piombo”. La storia narrata in questo libro (la prigionia, i lavori forzati e quanto don Ernest ha fatto dopo la caduta del regime) ci aiuta a ricostruire tutto questo: il clima di quegli anni bui e la rinascita. Don Ernest, esemplare nella sua sofferente fedeltà a Gesù, è una guida sicura per capire ciò che è veramente accaduto.

Una testimonianza che, nell’Anno Santo della Misericordia, acquista un ulteriore profilo di attualità e importanza. Don Ernest ha perdonato i suoi aguzzini. Non conserva rancore. Prega per loro e dice che la misericordia del Padre celeste è così grande che spera possa comprendere anche chi, magari nel segreto della sua coscienza, si è pentito della violenza e dei soprusi compiuti in quegli anni. Questo, tra l’altro, è un atteggiamento che non ha avuto solo il protagonista di questo volume. Da nessuno dei sopravvissuti con i quali ho avuto la fortuna di vivere ho mai sentito una parola di odio contro i persecutori; mai hanno cercato la vendetta.

E anche noi, Conferenza episcopale albanese, quando abbiamo chiesto alle autorità statali l’accesso ai documenti segreti, abbiamo precisato che non eravamo alla ricerca dei nomi dei colpevoli, ma delle circostanze in cui il martirio era maturato; per cui quei nomi avrebbero potuto anche essere sostituti da degli omissis. Un giorno, mentre eravamo a tavola, a un frate che era stato in carcere, qualcuno un po’ provocatoriamente chiese: «Ma se quando andrai in paradiso, vi dovessi trovare Henver Hoxha, (il dittatore albanese), che faresti?». Lui, senza scomporsi, rispose: «Il paradiso è abbastanza grande per tutti: io a un angolo e lui all’altro!».

Avvenire

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Buon Natale Gëzuar Krishtlindjën e Buon anno Gëzuar vitin e ri dalla comunità di Gomsiqe Albania

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Dicembre. Ultimo mese dell’anno. Mese di bilanci, di feste e di ringraziamento per l’anno trascorso e per quello in arrivo.

Tutto il mese è stato ricco di incontri e di rincontri. Il 2 dicembre Saul, volontario per un anno a Gomsiqe nel 2013, è ritornato per una breve visita grazie a un progetto che ha in cantiere con il gruppo missionario dell’Università Cattolica di Milano che lui stesso frequenta.

Con l’inizio dell’Avvento, sono cominciate anche le confessioni nelle diverse parrocchie della diocesi, perciò anche don Stefano, dopo essersi ripreso da qualche giorno di malattia, ha dato la sua disponibilità.

Il 5 dicembre, vigilia di Shën Koll (San Nicola), siamo stati invitati a una grande cena di festa in Casa di Carità, perché Shën Koll è patrono di Laç Vau-Dejes. Una tavola ben apparecchiata e addobbata ci ha accolto per la cena insieme agli ospiti, anche Pjetrj si è seduto al tavolo con noi, insieme alle suore e a Martina e Chiara di RTM.

La serata non è finita con la cena perché insieme abbiamo assistito ai fuochi d’artificio e abbiamo atteso Giovanna, Titti ed Elena: Titti (Caterina) nel 2013 è stata volontaria a Gomsiqe, Giovanna ed Elena appartengono allo stesso Istituto secolare di don Stefano. Ci hanno raggiunto perché il 6 e 7 dicembre ci siamo cimentati nel secondo incontro di formazione sul tema dei rom, Giovanna ed Elena infatti lavorano con la comunità dei rom in Italia. Inoltre con Giovanna abbiamo trattato anche il tema della violenza alle donne perché lei vive in una comunità che aiuta le donne tolte dalla strada a rifarsi una vita. È stato bello condividere queste giornate con Silva, Vittoria e Vilma tre ragazze albanesi impegnate nell’assistenza dei disabili o dei rom (che qui in Albania sono chiamati gabel o magjib) e anche con Chiara, volontaria italiana di RTM impegnata nel progetto WAVES, specifico contro la violenza alle donne. Gli incontri si sono svolti a Shiroka, sul lago di Scutari, a casa di suor Ricarda e suor Franca, francescane cappuccine che da diversi anni hanno iniziato a occuparsi dei gabel. Anche se in trasferta gli appuntamenti della nostra comunità non si sono fermati, in particolare don Stefano ha partecipato all’ordinazione sacerdotale di 2 nuovi preti nella cattedrale di Lezhë. Gli incontri con i gabel non sono finiti perché per le vacanze invernali, insieme a suor Riccarda, l’associazione ACLI-IPSIA ha organizzato alcune mattine di giochi con i bambini gabel di Scutari. Noi abbiamo partecipato a uno di questi incontri, solo tre ore di urla, canti e balli, alla fine eravamo stanchi ma con negli occhi i sorrisi un po’ sdentati e cariati….un vero spettacolo!

Il giorno dell’Immacolata abbiamo salutato Giovanna, Titti ed Elena e poco tempo dopo abbiamo accolto Antonio, Vera con il fratello e la moglie. Sono ritornati per pochi giorni in Albania perché la città di Laç ha voluto dimostrare loro un po’ di riconoscenza per l’impegno missionario di questi anni concedendo loro la cittadinanza onoraria della città di Laç. Auguri ad entrambi!!!!

Certamente non è mancata la loro visita a Gomsiqe per salutare il villaggio e vedere come procedono i progetti della missione: il lavoro di ricamo e cucito delle donne (abbiamo due new entry Ermelinda e Klodjana, sono alle prime armi ma stanno imparando!!!!), i lavori al ponte tibetano di Gomsiqe, da anni solo costituito di cavi di acciaio e finalmente risistemato e un progetto per risistemare la strada del nostro villaggio.

Negli stessi giorni Francesco, il responsabile RTM per l’Albania, ha raggiunto Chiara e Martina e ne ha approfittato per partecipare alle nostre riunioni mensili di condivisione. In questo modo ci ha aggiornati sui nuovi progetti che RTM ha in cantiere: progetto agricolo nella zona di Puka, le montagne vicino a noi.

Penserete, quante visite hanno ricevuto quelli di Gomsiqe dall’Italia, beh dicembre non è stato ricco di visite solo dall’Italia, infatti in casa nostra hanno soggiornato anche inquilini albanesi, non proprio graditi. Se già a giugno avevamo ricevuto la visita di whiski, se ben ricordate, a dicembre sono arrivati ben tre suoi amici, tre topi. Non ci siamo fatti scoraggiare e abbiamo salvato la dispensa prima che ne approfittassero. Alla fine siamo usciti vincitori: la casa è rimasta nostra!!!

Altra novità hanno asfaltato il tratto di strada che da Laç arriva al ponte di Gomsiqe, si tratta di pochi metri che erano franati ormai da anni ma un bel giorno si sono decisi a regolarli ed ora entrambi i sensi sono percorribili senza problemi.

Durante l’Avvento abbiamo cercato di stimolare il nostro impegno spirituale come preparazione al Natale: qualche ora di adorazione settimanale, la suddivisione dei compiti di preparazione delle nostre liturgie e per concludere un pomeriggio di ritiro a Laç seguendo la traccia di un discorso sul Natale di Edith Stein.

Per le celebrazioni del Santo Natale si sono uniti a noi don Gjon, salesiano di Scutari e suor Carmina delle Ravasco accompagnata da Adriana, sua collaboratrice nel centro per ragazzi. Sono stati due giorni intensi nei quali anche una delle nostre macchine ha faticato a partire a causa del freddo, ma siamo riusciti a raggiungere tutti i villaggi e a portare la Parola del giorno di Natale e i premi del concorso della biblioteca. Ormai ha raggiunto la quinta edizione, questa volta i ragazzi hanno dovuto cimentarsi nella risoluzione di giochi di abilità linguistica, di scrittura e di attenzione. Alcune delle poesie composte ci hanno lasciato senza parole!!!! Le celebrazioni di Natale sono state accompagnate da una piccola recita, preparata con i ragazzi del catechismo, nella quale venivano rappresentati i primi momenti della vita di Gesù, dall’annunciazione a Maria alla nascita nella mangiatoia….non è stato un semplice spettacolo, soprattutto è servito per spiegare passo passo ai ragazzi quale sia stato il dono del Natale!!

Il giorno di Santo Stefano ci siamo dedicati a un po’ di riposo e alla sera siamo stati invitati a Tirana nella messa in Cattedrale che l’associazione Papa Giovanni XXIII aveva organizzato con i barboni della città. A seguire, tra canti e balli, abbiamo condiviso con loro la cena. Sempre per il nostro svago, il 30 siamo andati a pranzo fuori con suor Rita e suor Grazia: una scusa per gustare qualche pietanza tipica dell’Albania e per scambiare quattro….mila chiacchere.

Con l’inizio delle vacanze scolastiche abbiamo organizzato alcuni incontri aggiuntivi, una sorta di campo invernale, con i ragazzi di Gomsiqe: per ben iniziare, in un pomeriggio assai piovoso, la sede della biblioteca si è trasformata in una sala cinematografica che neanche la mancanza di luce ha fermato. A seguire due pomeriggi di giochi: anche se per molti giorni ha soffiato un vento fortissimo e molto gelido le presenze sono state importanti.

Eh già, le temperature sono scese vertiginosamente, siamo andati sotto zero e oltre e questo ha causato per due giorni la mancanza di luce (la notte dell’ultimo dell’anno abbiamo potuto ammirare, anche se per poco a causa del freddo, un bellissimo cielo stellato) e quella di acqua che continua ancora oggi (il freddo ha fatto congelare l’acqua nei tubi). Armati di bottiglie, bottigliette, bottiglioni siamo andati a Laç a prendere acqua….da quando manca ci siamo accorti che bene prezioso e indispensabile sia e quanta ne sprechiamo senza neanche accorgercene. Dopo un giorno di messe, il brindisi del 31 lo abbiamo fatto a casa a lume di candela e vicino al calore della stufa: un capodanno dell’essenzialità al quale non poteva mancare la Dila plaka, che ha cenato con noi.

Ne approfittiamo per augurare a tutti un Buon Natale (Gëzuar Krishtlindjën) e Buon anno (Gëzuar vitin e ri)

Tanti auguri a tutti voi.

La comunità di Gomsiqe