Sul treno del documentario “Hora”, un veicolo per tramandare principi e tradizioni arbëreshë

Hora Storia Arbereshe Film

A Milano arriva “HORA – Una Storia Arbëreshë” di Maria Alba e Graziana Saccente. Il documentario sugli Arbëreshë prodotto da Stefano Benni sarà presentato durante la rassegna Sguardi Altrove Film Festival, il 17 giugno alle ore 18 al Teatro Franco Parenti. 

Lunedì 17 giugno alle ore 18,00 al Teatro Franco Parenti di Milano, il cortometraggio “HORA – Una Storia Arbëreshë”, delle registe Maria Alba e Graziana Saccente, prodotto da Stefano Benni, parteciperà alla rassegna internazionale Sguardi Altrove Film Festival.

La proiezione sarà preceduta da una introduzione con la presenza di una delle autrici, Maria Alba. Il cortometraggio tratta la questione dell’identità italo-albanese, che è estremamente complessa e non completamente risolta e accettata.

Hora Storia Arbereshe Milano 17 Giugno

Fino al secolo scorso le comunità arbëreshë custodivano ancora dei tratti distintivi che le caratterizzavano rispetto ad altre realtà del Meridione, ma negli ultimi sessant’anni molto è andato perduto: le parole contaminate, la ritualità cambiata, i luoghi dimenticati.

Nonostante questo, gli Arbëreshë rappresentano ancora oggi il più grande esempio di interculturalità in Italia. Attraverso l’esperienza diretta e le riflessioni della protagonista, il documentario offre un punto di vista più autentico e personale sull’evoluzione attuale di questa minoranza etnico-linguistica, presente in Italia da almeno settecento anni. Anastasia è nata a San Nicola dell’Alto, un piccolo paese calabrese di origine arbëreshë dove ha trascorso la sua adolescenza, ma vive a Bologna da quindici anni.

Ogni estate affronta il suo lungo viaggio in treno per tornare a casa, attraversando l’Italia da nord a sud, tra cambi, coincidenze e conversazioni, quasi come un rituale sacro verso la propria terra. Questa volta però Anastasia decide di condividere il viaggio con un’amica; inizia così un’avventura che la porterà ad aprire la sua interiorità e a riscoprire quel mosaico di culture che la contraddistingue.

Ma cosa significa “Hora”?

«È una parola arbëreshë che ha molti significati e che in italiano non trova una traduzione univoca» – spiegano le autrici – «in arbëreshë, “Hora’” significa “Paese”, ma simbolicamente rappresenta anche il legame con la propria comunità.

Infatti la protagonista dice in arbëreshë: “Hora è comunità, è senso di appartenenza, è gjitonia (il vicinato), è il bar sotto casa, è famiglia”».

«Il lungo viaggio in treno da Nord a Sud di due amiche d’infanzia è una metafora nel tempo per rivivere in chiave moderna quella condizione di emigrante, ripercorrere il cammino verso le origini e confrontarsi nuovamente con la propria storia» – dichiarano le registe – «Ciò che abbiamo cercato di dire con questo documentario è che la cultura arbëreshë bisogna viverla, conoscerla e trasmetterla per far sì che non venga dimenticata».

L’intervista

Salve Maria Alba e Graziana, benvenute su ALBANIA NEWS. Un tentativo generoso quello da parte delle autrici e di tutto il vostro team, di portare un documentario – versione cortometraggio “Hora”- rappresentativo di un mondo così ricco e complesso come quello Arbëreshë. A cosa è dovuto, forse più che l’iniziativa stessa di realizzare quest’opera, il coraggio per la sua proiezione in modo conciso, ma efficace, peculiare del format “cortometraggio”?

La scelta del format cortometraggio è legata sia a ragioni di produzione, sia al fatto che in fase di montaggio abbiamo deciso di tagliare alcune scene a nostro parere ridondanti, per cercare di ottenere un racconto che condensasse le emozioni, rifuggendo da retorica e stereotipi. Questo permette alla narrazione di essere più diretta e incisiva e riesce a trasmettere “il tempo del viaggio” con più efficacia.

Un regista e sceneggiatore francese, François Truffaut, diceva che “Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell’infanzia”. A quest’ottica, riportare il passato e l’infanzia di una determinata generazione di voi Arbëreshë nel cortometraggio, quanto interesse suscita ciò nelle generazioni odierne dei giovani, dei vostri nipoti? Quanto, loro preservano la lingua e le tradizioni dei loro avi?

La questione dell’identità italo-albanese è estremamente complessa e non completamente risolta e accettata. Nel tempo la comunità arbëreshë si è riformata, attraverso un processo di cambiamento molto profondo, ancora in atto, che sta portando ad una nuova forma d’identità. 

Bisogna fare attenzione a non ridurre la cultura Arbëreshë ad uno stereotipo unicamente legato al folklore visto che ad oggi quello che resta è più giusto definirlo con un “sentimento”. Ciò che abbiamo cercato di dire con questo documentario è che la cultura arbëreshë bisogna viverla, conoscerla e trasmetterla per far sì che non venga dimenticata, anche dalle generazioni future.

La scelta di portare la macchina da presa su di un treno: La metafora del movimento, del treno e del viaggio continuo, dello spostamento e dell’emigrazione in sé, quanto credete abbia inciso nella fluida riuscita della vostra intenzione per arrivare al pubblico ed a prevalere sulla realizzazione del documentario a terra ferma?

“Donne e Arbëria”. Un film fatto da donne, raccontato da donne. Il ruolo della donna nella tradizione etnologica della società arbëreshe è fondamentale e ancora per una volta, anche l’iniziativa sperimentale di farne dei film sul vostro microcosmo, arriva proprio dalle donne. Io mi sono spesso chiesta di un dettaglio: “Come mai, del mondo Arbëreshë, quanto ai loro costumi tradizionali, noi conosciamo solo abiti delle donne, tra l’altro, dei veri capolavori”? Non è anche questo un ulteriore indicatore del focus arbëresh sull’importanza del mondo femminile?

Si, lo è, infatti il ruolo della donna, sia all’interno della famiglia che della stessa società arbëreshë è sempre stato determinante per la trasmissione dei valori e della lingua. Noi le abbiamo viste come le ‘custodi’ della cultura ed è per questo che abbiamo scelto simbolicamente di far parlare proprio una donna.

L’interculturalità per eccellenza che caratterizza gli Arbëreshë come minoranza in Italia, come vede oggi i continui viaggi e rotte di migranti verso il Bel Paese? Qual è la vera Italia che rappresenta anche gli Arbëreshë sotto l’aspetto dell’accoglienza e del rispetto della convivenza pacifica multiculturale?

Rispondiamo a questa interessante domanda citando la Professoressa Entela Cukani, docente di Diritto delle Minoranze presso l’Università del Salento, che analizzando il nostro documentario ha dichiarato: “Forse, spetta a noi studiosi rivolgere l’attenzione degli studi e delle analisi verso un eccellente laboratorio che nei secoli prova in maniera palese che unità e pluralità possono convivere in maniera pacifica. È proprio con HORA, che negli anni che verranno ci troveremo tutti – cittadini, studiosi, politici – a doverci misurare. Ecco allora, che nelle sfide imposte dall’odierno pluralismo delle identità, HORA rappresenta una ricchezza nata, sviluppata in Italia”.

Aspettative per questo documentario: Senza spoilerare più del dovuto, avete ricevuto più consensi o disapprovazioni in merito? Progetti futuri?

Durante la prima fase del nostro tour italiano ci siamo rese conto che il pubblico ha percepito questo progetto anche come un’occasione per scoprire un pezzo di storia d’Italia (non solo quella arbëreshë) e molti si sono identificati nelle riflessioni della nostra protagonista.

Sicuramente non ci aspettavamo tutto questo interesse, questo ci dà l’energia per continuare e pensare a progetti futuri. Da donne meridionali e scaramantiche preferiamo non anticiparvi troppo, ma sicuramente continueremo con la nostra ricerca.

"Hora, una storia arbëreshë" Katundi

*Comunicazione:

Lunedì 17 giugno saremo a Milano, al Teatro Franco Parenti, per la rassegna internazionale
dedicata al cinema femminile “Sguardi Altrove Film Festival“

Poi, il 30 giugno saremo in concorso al Sardinia Film Festival

Info e contatti:


Sisma di magnitudo 5 in Albania Media, due persone sono rimaste ferite, case danneggiate

 © ANSA


ANSA) – ROMA, 1 GIU – Una scossa di terremoto di magnitudo 5 ha colpito oggi l’Albania: l’epicentro è stato registrato a 12 km a sudest di Corizza, circa 165 km a sudest di Tirana, mentre l’ipocentro è stato individuato a 9,6 km di profondità. Lo rende noto l’Istituto geofisico americano (Usgs).
    Media locali riportano che due persone sono rimaste ferite, mentre il ministero della Difesa ha reso noto che almeno cinque case sono state danneggiate dal sisma.

Per una mistica della fraternità attraverso la spiritualità 5° Incontro dei delegati nazionali per i rapporti con i musulmani in Europa

Scutari, Albania, 7-9 febbraio 2018

400finale

In Albania, Paese che fino a trent’anni fa era dichiarato Stato ateo, le religioni oggi vivono un’esperienza di buona coesistenza che dà speranza al dialogo interreligioso. Giungendo a Scutari su invito dell’Arcivescovo locale, Mons. Angelo Massafra OFM, nel 25° anniversario della storica visita di San Giovanni Paolo II (aprile 1993), i delegati nazionali per i rapporti con i musulmani testimoniano l’interesse e il lavoro capillare della Chiesa Cattolica per il dialogo con i musulmani in Europa. Nella tre giorni di lavoro, i delegati delle conferenze episcopali si sono confrontati sulla figura del credente musulmano e  hanno discusso alcune questioni pastorali.

La Chiesa in Europa è impegnata nel dialogo con le diverse comunità musulmane a vari livelli (accademico, religioso e sociale, ma anche dogmatico, giuridico e spirituale). Il dialogo non è un’aspirazione, ma un’esperienza quotidiana con le sue gioie e le sue sfide. Dallo scambio di esperienze e dai dibattiti molto vivaci e partecipati, l’islam europeo si presenta al plurale: una moltitudine di comunità musulmane, la cui diversità costituisce altrettante sfide per i cristiani. Così il cammino finora realizzato, perché possa diventare efficace oggi, necessita che ci si ponga in ascolto anche delle reciproche esperienze religiose.

In Albania, i partecipanti hanno conosciuto una realtà che vive la presenza delle diverse comunità religiose in un’armonia costruttiva. La crudele e sofferta esperienza del regime totalitarista che ha imposto un ateismo di Stato ha portato all’avvicinamento di tutti i credenti, facendo maturare un grande senso di tolleranza e di rispetto tra i credenti delle diverse religioni. L’Albania è un Paese che vive la mistica dell’incontro. E’ questa peculiarità tutta albanese che ha spinto i delegati nazionali, giunti alla quinta edizione del loro incontro, a decidere di approfondire il tema dell’incontro nella mistica, promuovendo “il dialogo della spiritualità”. A Scutari, i partecipanti si sono proposti di rafforzare i contatti con le comunità musulmane anche a livello della spiritualità.

Parte dei lavori è stata dedicata a tracciare i profili fondamentali del credente musulmano e le modalità attraverso le quali vive la sua relazione con Dio. Il tema è stato approfondito con il contributo di due rappresentanti delle comunità musulmane presenti in Albania: un imam sunnita e il leader della comunità Bektashi del Paese. Gli interventi hanno sottolineato il ruolo della libertà, non solo a livello della scelta religiosa, ma anche a livello della modalità con cui il credente intende vivere la sua relazione con Dio all’interno della stessa famiglia religiosa: modalità tutte volte alla liberazione dell’io per giungere alla comunione con Dio. Nella tradizione sufi questo avviene attraverso l’accompagnamento di un maestro spirituale. Il fedele è inserito all’interno di un cammino comunitario e mai individualista. Questo cammino interiore, che giunge fino alle profondità del cuore umano, luogo intimo e singolare di dialogo con Dio, porta cristiani e musulmani a riconoscersi come appartenenti alla stessa umanità creata da Dio. E’ da lì che il dialogo, specialmente quello della vita e della spiritualità, può svilupparsi e fare crescere rapporti di vera amicizia e di vera fraternità.

Successivamente, i partecipanti hanno approfondito tre ambiti pastorali che interessano le relazioni con i musulmani: il primo giungendo dall’Austria ha visto la presentazione del percorso di catecumenato per accogliere persone che provengono da ambienti musulmani e che hanno chiesto il battesimo. Il secondo è stato un approfondimento dell’esperienza spirituale a partire da quanto ha vissuto Mons. Claude Rault, Vescovo emerito di Laghouat Ghardaïa, in Algeria. Mons. Rault è stato cofondatore con Padre Christian de Chergé (priore dei monaci trappisti di Tibhirine) dell’iniziativaRibat al Salam (Legame di pace) con cui un piccolo gruppo di cristiani ha sviluppato il dialogo della spiritualità con amici musulmani e la confraternita sufi di Medea. Infine è stata presentata l’esperienza francese di accompagnamento di coppie miste cristiano-musulmane che costituiscono in sé un luogo di dialogo interreligioso e che sono una sfida pastorale da seguire. Infatti, il bisogno di un accompagnamento personalizzato di queste famiglie – specie per quanto riguarda l’educazione religiosa dei figli – e di un’educazione all’amore responsabile di coppia, emergono come richiami urgenti. In questo compito, Chiesa e comunità musulmane sono chiamate a dialogare responsabilmente per il bene di queste famiglie.

Nel corso dell’incontro è stato dato lettura del messaggio che il cardinale Jean-Louis Tauran, Prefetto del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha inviato ai partecipanti e nel quale ha invitato “cristiani e musulmani a promuovere il rispetto reciproco, l’obiettività nel parlare e nello scrivere sull’altra religione, la benevolenza, la compassione e la misericordia“. Perché il dialogo possa proseguire in un clima pacifico e costruttivo “è necessario – ha scritto il cardinale – un nuovo sforzo da ambedue le parti per scongiurare il ‘discorso dell’odio’ che è all’origine di sospetti reciproci, discriminazioni, esclusione, marginalizzazione e risentimenti”.

A Scutari, i delegati nazionali hanno visitato la Grande Moschea della città, il convento delle Clarisse, un ex-convento francescano adibito a carcere per i prigionieri di Stato durante il regime totalitarista, e il museo diocesano contenente varie testimonianze dei 38 martiri albanesi.

I lavori si sono conclusi con una presentazione sullo statuto teologico dell’Islam nella riflessione cristiana contemporanea, tema che è stato consegnato dal Concilio Vaticano II e che apre prospettive per approfondire le esperienze di dialogo nate e vissute in tutta l’Europa. Nella giornata conclusiva, Mons. Brendan Leahy D.D., Vescovo di Limerick e responsabile della sezione Dialogo Interreligioso della Commissione Evangelizzazione e Cultura del CCEE, ha presieduta la Santa Messa nella Cattedrale di Scutari e ha presentato alcune riflessioni a chiusura dell’incontro.

L’incontro è stato chiuso con la visita al Santuario bektashi di Croia (Krujë), centro spirituale della medesima confraternita.

Il Nunzio Apostolico in Albania, l’Arcivescovo Charles John Brown, e il Vescovo di Tirana-Durazzo, Mons. George Frendo OP, Presidente della Conferenza Episcopale Albanese, hanno preso parte all’incontro.

ccee.eu

Beati Martiri Albanesi (Vincenzo Prennushi e 37 compagni) 5 novembre

† Albania, 1945/1974

Tra i numerosissimi cattolici di nazionalità albanese, che durante il regime comunista (1944-1991) hanno subito prigionia, torture e falsi processi, nel tentativo di sradicare il Vangelo e la cultura di un intero popolo, sono stati selezionati i nomi di 38 candidati agli altari, capeggiati dall’arcivescovo di Durazzo, monsignor Vincenzo Prennushi. La lista comprende due vescovi, 21 sacerdoti diocesani, 7 sacerdoti francescani, 3 gesuiti (due sacerdoti e un fratello coadiutore), un seminarista e quattro laici (compresa un’aspirante religiosa). Sono stati beatificati il 5 novembre 2016, nella piazza davanti alla cattedrale di Santo Stefano a Scutari.

Secondo alcune stime, in Albania, sotto il regime comunista negli anni 1944-1991, sono stati uccisi cinque vescovi, sessanta sacerdoti, trenta religiosi francescani e tredici gesuiti, dieci seminaristi e otto suore, senza contare i laici.
Le accuse con le quali venivano arrestati, torturati e a volte sottoposti a processi dall’esito già scritto erano principalmente due: quella di essere spie della Santa Sede e, specie nel caso di quanti avevano avuto contatti con l’Europa, di essere collaborazionisti del nazismo o del fascismo. C’era anche un ulteriore motivo: dato che molti sacerdoti erano anche letterati, eliminandoli fisicamente s’intendeva dare anche un duro colpo all’identità nazionale.
La dolorosa situazione dei cattolici albanesi ebbe fine quando, il 4 novembre 1990, la celebrazione di una Messa al cimitero cattolico di Scutari segnò la ripresa della pubblica professione di fede. Da allora, la memoria di quanti avevano dato la vita per la fede si è intensificata e ha portato alla richiesta d’introdurre la causa di beatificazione per alcuni di essi.
Quindi il 10 novembre 2002, nella cattedrale di Scutari, alla presenza del cardinal Crescenzio Sepe, all’epoca Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, è stata introdotta la fase diocesana del processo per accertare l’effettivo martirio di 38 candidati, capeggiati da Vincenzo Prennushi (al secolo Kolë), religioso dei Frati Minori e arcivescovo di Durazzo. La lista comprende due vescovi, 21 sacerdoti diocesani, 7 sacerdoti francescani, 3 gesuiti (due sacerdoti e un fratello coadiutore), un seminarista e quattro laici.
Contemporaneamente, ma in maniera distinta, sono cominciate le cause del francescano padre Luigi Paliq, morto nel 1913, e del sacerdote diocesano don Gjon Gazulli, ucciso nel 1927; le loro sono state considerate “cause storiche”.
Le tre inchieste sono state concluse l’8 dicembre 2010, sempre nella cattedrale di Scutari, alla presenza del cardinale Claudio Hummes, Prefetto Emerito della Congregazione per il Clero, e convalidate con decreto del 9 marzo 2012.
Papa Francesco si è così espresso il 21 settembre 2014, nel corso del suo viaggio apostolico in Albania, precisamente durante la celebrazione dei Vespri nella cattedrale di Scutari: «In questi due mesi, mi sono preparato per questa visita, leggendo la storia della persecuzione in Albania. E per me è stata una sorpresa: io non sapevo che il vostro popolo avesse sofferto tanto! Poi, oggi, nella strada dall’aeroporto fino alla piazza, tutte queste fotografie dei martiri: si vede che questo popolo ancora ha memoria dei suoi martiri, di quelli che hanno sofferto tanto! Un popolo di martiri…».
Non molto tempo dopo, ossia nel mese di luglio 2015, sono stati presentati alla Congregazione vaticane delle Cause dei Santi i due volumi della “positio super martyrio” di monsignor Prennushi e dei suoi 38 compagni. Il 17 novembre dello stesso anno i consultori teologi si sono pronunciati favorevolmente circa l’effettiva morte in odio alla fede dei potenziali martiri. Il 26 aprile 2016, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che ufficializzava il loro martirio.
La loro beatificazione è stata fissata al 5 novembre 2016, sulla piazza della cattedrale di Santo Stefano a Scutari; a presiederla, in qualità di delegato del Santo Padre, il cardinal Amato.

Nel presentare l’elenco che segue, ordinato in base alle date di morte dei singoli Beati, precisiamo che, nel caso dei religiosi, il nome al secolo è riportato tra parentesi tonde, mentre quello religioso è italianizzato. Nelle singole schede, invece, è italianizzato anche il nome proprio di quelli che non sono religiosi. Quando possibile, verrà inserito il numero della scheda relativa al singolo personaggio.

97000 – Lazër Shantoja, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 5 marzo 1945 a Tirana

97003 – Ndre Zadeja, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 25 marzo 1945 a Scutari

92209 – Giovanni Fausti, sacerdote gesuita
95819 – Giovanni (Kolë) Shllaku, sacerdote francescano
92220 – Daniel Dajani, sacerdote gesuita
Qerim Sadiku, laico dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
96993 – Mark Çuni, seminarista dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
Gjelosh Lulashi, laico dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 4 marzo 1946 a Scutari

97010 – Alfons Tracki, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 18 luglio 1946 a Scutari

Fran Mirakaj, laico coniugato dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† settembre 1946 a Tirana

97015 – Josef Marxen, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 16 novembre 1946 a Tirana

95815 – Bernardino (Zef) Palaj, sacerdote francescano
† 2 dicembre 1946 a Scutari

97017 – Luigj Prendushi, sacerdote della Diocesi di Sapë
† 24 gennaio 1947 a Shelqet, Scutari

97018 – Dedë Maçaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 28 marzo 1947 a Përmet

97019 – Mark Gjani, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 1947 a Shën Pal, Mirditë

95822 – Serafino (Gjon) Koda, sacerdote francescano
† 11 maggio 1947 a Lezhë

92221 – Gjon Pantalia, fratello gesuita
† 31 ottobre 1947 a Scutari

97021 – Anton Zogaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 9 marzo 1948 a Durazzo

97001 – Frano Gjini, vescovo e abate nullius di Sant’Alessandro a Orosh (attualmente in Diocesi di Rrëshen)
95821 – Mattia (Pal) Prennushi, sacerdote francescano
95816 – Cipriano (Dedë) Nika, sacerdote francescano
† 11 marzo 1948 a Scutari

95817 – Dedë Plani, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 30 aprile 1948 a Scutari

97020 – Ejëll Deda, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 12 maggio 1948 a Scutari

97023 – Anton Muzaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† primavera 1948 a Scutari

Pjetër Çuni, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 31 luglio 1948 (data probabile) a Koplik, Scutari

97024 – Josif Papamihali, sacerdote dell’Amministrazione apostolica dell’Albania del Sud (Rito greco-cattolico albanese)
† 26 ottobre 1948 a Maliq, Coriza

92980 – Aleksander Sirdani, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 26 dicembre 1948 a Koplik, Scutari

95823 – Vincenzo (Kolë) Prennushi, sacerdote francescano, arcivescovo di Durazzo
† 20 marzo 1949 a Durazzo

97025 – Jak Bushati, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 12 febbraio 1949 a Lezhë

95818 – Gaspare (Mikel) Suma, sacerdote francescano
† 16 aprile 1950 a Scutari

94615 – Maria Tuci, giovane laica, aspirante delle Suore Stimmatine
† 24 ottobre 1950 a Scutari

97032 – Jul Bonati, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 5 novembre 1951 a Scutari

95820 – Carlo (Ndue) Serreqi, sacerdote francescano
† 4 aprile 1954 a Burrel, Scutari

97033 – Ndoc Suma, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 22 aprile 1958 a Scutari

97037 – Dedë Malaj, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 12 maggio 1959 a Scutari

97035 – Marin Shkurti, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† aprile 1969 a Scutari

97034 – Shtjefën Kurti, sacerdote dell’Arcidiocesi di Tirana-Durazzo
† 20 ottobre 1971 a Fushe, Krujë

97036 – Mikel Beltoja, sacerdote dell’Arcidiocesi di Scutari-Pult
† 10 febbraio 1974 a Scutari

Autore: Emilia Flocchini

Gran festa nella diocesi di Sapa. Il 14 settembre monsignor Simon Kulli ha ricevuto l’ordinazione episcopale

Il 14 settembre monsignor Simon Kulli ha ricevuto l’ordinazione episcopale: evento di speranza per una Chiesa che ha patito la persecuzione comunista

La sveglia di giovedì mattina ci catapulta nell’intenso turbinio degli ultimi preparativi, festosi ma anche faticosi. Il via vai di persone nella zona della cattedrale è notevole: chi porta sedie aggiuntive, chi accoglie sacerdoti e vescovi, chi dirige il flusso dei fedeli anche nell’attrezzata zona esterna con tanto di megaschermo e amplificazione, per dare la possibilità a tutti di partecipare alla cerimonia. In Casa della Carità, i ritmi aumentano per permettere agli ospiti di fare colazione e prepararsi con i vestiti della festa al grande e attesissimo giorno.
L’aria è fresca e il cielo terso manifesta tutta la brillantezza del sole. La luce del mattino è meravigliosa e il contesto meteorologico dà sicurezza di stabilità dopo due giorni variabili con qualche momento di pioggia. Anche in cattedrale, a Laç Vau-Dejës, la luce entra da ogni finestra e gioca con i colori delle vetrate, esprimendo riflessi veramente incantevoli.

Oggi è il 14 settembre 2017, festa liturgica della Esaltazione della Santa Croce e giorno della consacrazione a vescovo di monsignor Simon Kulli (foto 1, 3, 4 e 5) di Pistull, piccolo paese e parrocchia della diocesi di Sapa in Albania, già parroco della Cattedrale di Laç Vau-Dejës e Amministratore apostolico della diocesi stessa dopo la prematura morte di monsignor Lucjan Avgustini.
La bellezza della luce atmosferica, dopo il brutto tempo e il grigio, può paragonarsi alla giornata di oggi nei confronti delle tante sofferenze patite dal popolo albanese negli anni del regime di Enver Hoxha, in particolare dai cristiani, perseguitati, torturati e uccisi con la volontà di sopprimere qualsiasi anelito alla religiosità. Ma il seme nella terra è rimasto vivo; pur sotterrato per quasi 50 anni, è rifiorito in un germoglio che si sta facendo arbusto sempre più robusto e ricreando speranza e novità di vita in un popolo che, faticosamente, sta cercando di riprendere normalità e sostenibilità anche politica ed economica.
Seme sotterrato, come la vita cristiana di Simon, battezzato clandestinamente nella sua infanzia (in pieno regime) da suor Maria Kaleta (foto 3), stimmatina, che si era augurata di poterlo vedere un giorno sacerdote e oggi, a 88 anni, ha avuto la gioia di vederlo vescovo.

Albania. Testa a testa a Tirana: sarà un voto per l’Europa

Uno dei duellanti delle elezioni legislative che si svolgono domenica in Albania, il premier uscente Edi Rama e il leader dell’opposizione Lulzim Basha, sarà il prossimo primo ministro. Il voto è, più in generale, un test sul grado di maturità del Paese balcanico che punta a entrare nell’Ue. Ecco chi sono i due principali contendenti, insieme all’onnipresente ex premier Sali Berisha. Il leader socialista Rama, al potere dal 2013, ha puntato tutto nella sua carriera politica, iniziata dopo il crollo della dittatura comunista di Enver Hoxha, sulla costruzione di “un’Albania europea”, di “uno Stato moderno governato dalla legge”. Quando nel 2009 il suo partito perse le elezioni, Rama arringò i suoi sui brogli e organizzò manifestazioni di piazza per mesi fino a quando nel 2011 tre furono uccisi a colpi di pistola durante le proteste. La battaglia esacerbò la rivalità con i Democratici, guidati allora da Sali Berisha.

Il premier uscente, il soclaista Edi Rama (Ansa)

Il premier uscente, il soclaista Edi Rama (Ansa)

L’ex sindaco di Tirana, Rama, è stato accusato dal centro-destra di essere colluso con il crimine organizzato: come difesa il 52enne ha dichiarato che si dimetterà quando verranno portate le prove. Il premier uscente ha studiato all’istituto d’arte a Parigi e il suo studio è tappezzato di suoi quadri. Ex giocatore di basket, Rama auspica di vincere le elezioni con una larga maggioranza per evitare di dover scendere a compromessi con un partner di coalizione.

Dall’altro lato restano i due leader, in co-abitazione, del centro-destra del Partito democratico. Da una parte l’ex premier ed ex presidente Sali Berisha, che ha dominato per vent’anni la politica albanese e ancora è un collante della destra nel Paese. Dall’altra il suo fedele alleato Lulzim Basha, nominato suo
successore nel 2013.
Il carismatico Berisha, che ha detto di essere “un semplice membro del partito senza aspirazioni per ruoli politici” è meno presente nei comizi, ma è rimasto attivo sui media. Ha descritto Rama come “un nemico” piuttosto che un avversario.

Lo sfidante: il capo dell'opposizione dei democratici Lulzim Basha

Lo sfidante: il capo dell’opposizione dei democratici Lulzim Basha

Basha, leader dei Democratici dal 2013, ha affermato di essersi affrancato dal tutoraggio di Berisha e di voler costruire una “Nuova Repubblica”. L’ambizioso politico, con una formazione da avvocato e una fascinazione per Donald Trump, è stato ministro degli Esteri, degli Interni e dei Trasporti. Il 43enne è stato, come il suo avversario, sindaco di Tirana, e ha battuto lo stesso Rama nel 2011 per la guida della capitale. Basha e i deputati del suo partito hanno boicottato per mesi i lavori in Parlamento, chiedendo le dimissioni del premier, un governo di transizione ed elezioni libere e trasparenti. I due partiti, però, hanno raggiunto un accordo a metà maggio con alcuni ministeri chiave assegnati ai Democratici in vista del voto.

da Avvenire

Don Simon Kulli nuovo Vescovo di Sapë

Il Santo Padre Francesco ha nominato Vescovo di Sapë (Albania) don Simon Kulli, finora Amministratore diocesano della medesima Diocesi. Succede al vescovo Lucjan Avgustini, morto a soli 53 anni dopo una dolorosa malattia. La diocesi di Sapa, già dal 1992 è unita da un profondo legame – avviato da don Gigi Guglielmi – a quella di Reggio Emilia-Guastalla.-

Don Simon Kulli è nato il 14 febbraio 1973 nel villaggio Pistull (Diocesi di Sapë – Albania). Dopo aver frequentato le scuole primaria e secondaria, è entrato nel Seminario interdiocesano albanese “Madre del Buon Consiglio” a Shkodër. Il 29 giugno 2000 è stato ordinato sacerdote nella Cattedrale di Shkodër, assieme ad altri quattro diaconi albanesi. Si è trattato delle prime ordinazioni sacerdotali in Albania dopo la fine del regime comunista.
Successivamente, è stato nominato Vicario parrocchiale a Dajç di Zadrima e Segretario del Vescovo Sapë. Nel 2002 è stato nominato Cancelliere della Curia. Dal 2006 ad oggi, è parroco della Cattedrale “Santa Teresa di Calcutta” a Vau Dejës. Dal 2009 fino al 2012, è stato Direttore della Caritasdiocesana di Sapë. Dal 2010 fino al 25 maggio 2016, è stato Delegato della Caritas, Vicario Generale ed Economo diocesano. Dopo la morte del Vescovo di Sapë, Mons. Lucjan Avgustini, è stato eletto Amministratore diocesano di Sapë.

don-simon-kulli

laliberta.info

Dall’Albania ad Arceto incontro a Gesù

Papà e mamma Lullellari, coi loro 3 figli, battezzati per Pasqua

Per Liliana Lullellari, ora che mancano pochi giorni al Battesimo, è difficile trattenere gioia ed entusiasmo. La testa e il cuore sono già all’appuntamento del 15 aprile in Cattedrale. Ha trascorso ogni mercoledì sera degli ultimi due anni insieme a due vicine di casa di Arceto che hanno aiutato lei e i familiari a penetrare nella Grazia del Battesimo. La scelta di Liliana è una scelta di famiglia: oltre a lei si preparano a ricevere il Battesimo il marito Agim, e i figli Paola (17 anni), Angela (11) e Denis (9). Liliana e la famiglia vivono ad Arceto da tre anni. “Ho conosciuto la famiglia quando i genitori hanno iscritto i figli a catechismo – spiega don Antonio Davoli, parroco dell’unità pastorale di Arceto e Cacciola – e ci siamo subito attivati per accompagnare questo loro desiderio di diventare cristiani”. Grazie alla disponibilità di Sandra Montanari e Ave Fantini, vicine di casa dei Lullellari, l’intera famiglia inizia, nel 2015, il percorso del catecumenato.

Mamma, papà e tre figli
“Desideravamo tutti diventare cristiani e insieme abbiamo iniziato a prepararci”. Liliana ha vissuto in Albania negli anni della dittatura comunista, durante la quale non solo non c’era libertà di professare la propria religione, ma la costituzione proibiva la creazione di ogni tipo di organizzazione religiosa e insieme vietava e puniva (con la reclusione) la propaganda di idee diverse da quelle comuniste. “Quando il comunismo è finito, prima di sposarmi, avevo iniziato alcuni incontri di catechismo in parrocchia, ma poi non sono riuscita a proseguire”, racconta Liliana. Poi il matrimonio, i figli, il trasferimento in Italia e un recente trasloco da Scandiano hanno fatto sì che il traguardo fosse ulteriormente posticipato.

Leggi tutto l’articolo di Emanuele Borghi su La Libertà del 15 aprile

DSC_2175

Resoconto dall’Albania mese di Luglio 2016

C’Kemi! Keni i nxehte? (avete caldo?)

Il mese di luglio è iniziato nell’attesa dell’arrivo di Marzia dall’Italia, che finalmente è sbarcata in Terra Shqiptare il 4! Ad attenderla il donnnn!!! Pranzo di benvenuto a Lac insieme a Laura, sr Rita, sr Grazia e gli ospiti! Poi, il tanto atteso, trasferimento a Gomsiqe!

Senza paura l’abbiamo subito messa all’opera facendola sentire a casa (forse!) : il 5 grande torneo di pallavolo per le ragazze di tutti i villaggi.  Marzia ci ha aiutato a cucinare e organizzare il lavoro in cucina e in sala da pranzo, mentre nel campetto si svolgeva il torneo. Prime qualificate le ragazze di Gomsiqe Eperme, Kaftall e Korthpul che giocavano in un’unica squadra visto il loro numero esiguo. Poi seconde quelle di  Gomsiqe Jakaj, terze Karma ed infine la squadra di Vrrith al cui interno hanno partecipato anche alcune giovani  mamme. Dopo il torneo alcuni giochi in oratorio e il corso di chitarra insieme al nostro Andrea. Poi grande pranzo ed infine saluti e tutti a casa!

Nel pomeriggio dopo un meritato riposo siamo andati a Scutari a visitare la Cattedrale e il museo storico diocesano, da poco aperto, proprio lì vicino. Quindi S. Messa in cattedrale e poi ritorno a casa.

Il giorno seguente siamo andati a Karma per il corso di lingua italiana con i bambini,primo e unico incotro del mese a causa della successiva mancanza del don. Nel pomeriggio abbiamo incontrato Vilma a casa sua per fare un po’ di programmazione per il campo con i bimbi rom e poi siamo andati al Carmelo per festeggiare il 25° di consacrazione di Padre Adolfo! E’ stata proprio una bella festa, anche se un po’ bagnata dalla pioggia!

Il 7 il don è andato dai Cappuccini per un po’ di riposo mentre Marzia e Laura sono rimaste a casa, anche loro per riposare, leggere, meditare… il giorno dopo anche Fra Matteo approfittando di un giorno libero ha deciso di venire da noi per fare un po’ di silenzio e dormire.

Il 9 ci siamo recati a Sheldja a casa di sr Riccarda per fare il punto della situazione rispetto all’organizzazione di giochi, attività e scenette del campo con i bimbi rom, insieme a tutti gli animatori! Il 10 dopo le S. Messe il don ha accompagnato sr Grazia al Carmelo per una settimana di preghiera. Per noi consueta cena in casa di Carità con gli ospiti e sr Rita.

Lunedì 11 primo giorno di campo con i bimbi Gabel! Che bella occasione di rivoluzione, di uscire dagli schemi! Abbiamo iniziato con un po’ di bans, poi la scenetta, qualche laboratorio manuale con l’immancabile calcio per i maschietti  e poi un po’ di giochi vari tutti insieme! Il tutto coronato dalla gioiosa merenda preparata da sr Riccarda e alcune volontarie. Così è stato per tutte le mattine fino al 15! Sotto il sole ci è piaciuto molto condividere con questi giovani amici il nostro tempo e le nostre poche forze!

Il 14 insieme a tutti gli animatori siamo andati a pranzare a Sheldja per festeggiare la buona riuscita del campo estivo, anche se  breve.

Il 16 dopo le S. Messe a Korthpul e Vrrith siamo andati a benedire la casa di un giovane parrocchiano. Vive lontano dalla chiesa di Korthpul, ma in un posto magnifico circondato da grossi e incantevoli castagni! I suoi genitori ci hanno accolto con grande gioia e da buoni albanesi hanno apparecchiato la tavola e noi contenti ci siamo rimpinzati di formaggio, carne, pomodori, uova sode, cetrioli e patate  fritte! Pancia mia fatti capanna!!!

Alle 16.00, dopo aver lasciato Marzia in CdC, siamo partiti per Nenshat per festeggiare la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo! Don Simon Kulli ha celebrato la Messa insieme a tanti altri sacerdoti e più tardi ci siamo spostati per la cena nella sala che ospiterà il refettorio della casa di spiritualità dei padri carmelitani che ancora non è finita. Poi il dessert nel parlatorio insieme alle monache per augurare anche a loro buona festa!!

Il 17 dopo le S. Messe ci siamo recati in visita alla mamma di Gjon Kola e poi a Barbullush dai nostri fedeli amici Dila vecchia, Dila giovane e Gjon! Li abbiamo trovati bene e all’asilo abbiamo scoperto che i nostri tre ex vicini ora condividono un’unica stanza e sopportano bene la convivenza stretta! Anche questo pensiamo che sia un altro miracolo della Divina Misericordia!

Anche nei giorni seguenti c’è stata l’occasione per visitare alcuni parrocchiani di Gomsiqe e portare loro la santa eucarestia. Sia laura che Marzia hanno molto apprezzato questi momenti di stretta vicinanza con la gente del luogo anche proprio per conoscerli e apprezzarli più nel profondo.

Il 20 poi Laura Marzia con Aleks e Benito hanno accompagnato il don all’aeroporto e poi il trio senza Aleks ha approfittato di una visita alla città di Tirana.un breve tratto del parco, vicino all’università, che costeggia il lago, il ponte antico, le vie principali del centro ma in particolare abbiamo visitato il museo nazionale, molto ricco di opere e quindi molto interessante.

Il giorno seguente insieme a Nikolin e Motra Mariana Laura e Marzia sono salite a Fushe Arreze per l’incontro diocesano cui è seguito il pranzo dalle suore tedesche di  Padre Andreas.

Venerdì 22 festa di Santa Maria Maddalena, patrona di Karma! Insieme a P. Mariano e il novizio Emilian siamo partiti per le Messe. Purtroppo la gente non era molta perché tutti presi dai festeggiamenti però possiamo dire pochi ma buoni!

Il giorno successivo Laura insieme ai ragazzi di RTM è andata in Kosovo per partecipare all’inaugurazione di un macello gestito da 12 donne (4 che lavorano all’interno e 8 che hanno le stalle ) aperto con un finanziamento dell’unione europea e il progetto di RTM presente anche lì.  Dopo aver ascoltato i discorsi di vari rappresentanti politici e autorità, la benedizione di due sacerdoti, c’è stato il taglio del nastro e la visita dei locali. Pietro Gozzi, volontario dal 2001 al 2003, che era presente per una visita, ci ha spiegato i vari strumenti e come è nata questa idea che in quel momento è diventata realtà. Poi grigliata di maiale per tutti! Nel tardo pomeriggio Laura è tornata e così insieme a Marzia e sr Rita ha potuto partecipare alla Messa di saluto del gruppo di 55 giovani partenti per Cracovia! Canti gioiosi hanno animato la celebrazione e don Simon ha augurato loro di aprire il cuore e le orecchi per sentire la voce del Signore e comprendere la sua volontà.

Il 25 Laura ha incontrato Vilma e Benito per preparare insieme il concorso della biblioteca per il periodo estivo e nel pomeriggio insieme a Marzia è salita per qualche pulizia a Gomsiqe.  La sera a cena in casa di carità ci hanno fatto compagnia i genitori di don Luca Fornaciari, che ha accompagnato il gruppo di San Marrtino in Rio venuti con il plastico di Gerusalemme, in giro con la moto per un po’ di vacanza e relax! Dopo cena un po’ di condivisione e la mattina dopo la Messa sono ripartiti per il loro viaggio.

Laura con Benito e Marzia sono andati a Gomsiqe per gli impegni di biblioteca e campetto da sistemare e poi Vilma li ha raggiunti. Insieme a pranzo hanno festeggiato il compleanno di Laura! Shume Urimeeee!!!

Alle 16.00 poi davanti ad un bel Trilece i festeggiamenti sono proseguiti in CdC insieme agli opsiti e alle Suore!!! Poi la festeggiata è andata a Nenshat per fare qualche giorno di riposo dai padri carmelitani mentre Marzia è rimasta in Casa di Carità per aiutare le suore con il piccolo Pashku sempre un po’ febbricitante purtroppo!

Il 29 dopo essere salita sulla Shita e Hajmelit insieme ai Frati Laura  nel pomeriggio, è tornata a Vau- i Dejes!

30 Luglio! Giorno di partenze e arrivi! Marzia parte e Don Stefano arriva! Grazie Marzia per essere venuta qui ad incontrare questa terra ferita che ancora ha bisogno di molte cure, e noi che, con tutti i nostri limiti e le nostre incapacità cerchiamo di portare il Vangelo di Gesù per guarire le ferite dei cuori di donne e uomini di profonda fede. Speriamo che tu possa ritornare presto!

Nell’attesa  del don, Laura e Vilma, sono andate con Aleks a Durazzo. Abbiamo visto l’antico anfiteatro e le antiche mura con le torri. Poi un po’ in spiaggia, anche se il tempo era nuvolo, a godere della vista del mare, anche se non così invitante da fare il bagno.

Dopo aver recuperato finalmente il Don siamo partiti alla volta di Lac dove ci aspettavano gli ospiti e le suore! Dopo un breve pranzo e un piccolo riposino subito al lavoro! Corso di lingua con i bimbi e i ragazzi a Gomsiqe! Hanno ripreso con gioia e volontà le attività.

Il mese si è concluso con il pieno di Messe in cinque villaggi per cui abbiamo chiamato in aiuto anche Don Gjon da Scutari!

Da Gomsiqe ci sembra tutto! Arrivederci al prossimo mese!

Don Stefano e Laura