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Sportivi dal volto umano: coinvolti in iniziative di solidarietà i giovani del gruppo Panthers dell’Università europea di Roma

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Passa anche attraverso lo sport, che mai come in questo periodo si coniuga con tutti quei valori richiamati anche di recente da Papa Francesco, il progetto di formazione integrale dei giovani dell’Università europea di Roma, unito a iniziative di solidarietà e a quel volontariato che è cifra di riconoscimento del tipo di istruzione fornita dall’ateneo: dal secondo anno accademico, infatti, sono obbligatorie delle attività di “responsabilità sociale” e i giovani del gruppo sportivo, in particolare, hanno intenzione di metterle in pratica con i disabili, per uno sport senza barriere.

In seno a questa istituzione universitaria romana adesso opera infatti anche il Gruppo sportivo Panthers, coordinato da Matteo Anastasi, che ha dalla sua esperienze dirette sul campo, sia passate (è stato discreto giocatore nelle giovanili della Lazio) sia presenti (è allenatore di calcio a 5 femminile). Il nome “Panthers”, racconta Anastasi, «non è casuale: è stato scelto con un sondaggio tra i giovani, un po’ sul modello dei campus americani, e se vogliamo è fortemente identitario, perché la pantera è l’animale più veloce in natura». Proprio ciò che stanno già facendo questi giovani sportivi: correre incontro alla vita. E per la vita. Ecco allora che tra le prime, riuscite iniziative, c’è stata la partecipazione alla Virtual Run, una staffetta che in tempo di pandemia non è stata corsa in maniera classica ma che ha raggiunto comunque il traguardo di un bel ricavato, devoluto in beneficenza a Sod Italia, una onlus impegnata nell’aiuto alle persone affette da displasia setto-ottica o ipoplasia del nervo ottico, una malattia molto rara, invalidante e complessa. Anche i giovani del gruppo sportivo Panthers, che peraltro può già contare su quasi 150 tesserati sui 1 500 iscritti all’Università europea, hanno corso la propria frazione individuale di 10 chilometri, coordinati dallo stesso Anastasi, assieme a Myriam Maracchioni, Simone Sorbara e Leonardo Paolini.

«Siamo stati davvero felici di sostenere questa bella iniziativa e di partecipare con i nostri atleti — aggiunge Anastasi — proprio perché lo sport qui da noi fa parte delle attività di formazione integrale e quindi ci ispiriamo ai valori della cultura dell’incontro, dell’aiuto reciproco, del rispetto per gli altri».

Da una corsa per la solidarietà all’altra, Panthers ha partecipato attivamente anche a una campagna di sensibilizzazione per la raccolta fondi a favore dell’ospedale Spallanzani di Roma. Il tutto in un crescendo di interesse dei giovani per le discipline sportive, passate da due a undici, praticate all’interno e sui campi adiacenti all’ateneo, a iniziare dal calcio a 11 e dal calcio a 5 femminile, nella cornice di quelli che sono i campionati universitari di Roma, con in lizza gli atleti di decine di atenei.

Ma dicevamo dell’ulteriore “gara” di questi giovani: quel volontariato che peraltro li vede già “in pista” a favore dell’Ema Roma, con tanto di turnazioni per le donazione e per non far venire mai meno quel sangue di cui c’è sempre tanto bisogno. «A proposito del volontariato e di queste iniziative — sottolinea Anastasi — mi colpisce la sensibilità dei ragazzi e soprattutto il fatto che non si tirano mai indietro, neppure quando è periodo di esami e magari potrebbero concentrarsi solo su questi. In questo modo rappresentano la faccia dello sport dal volto più umano. Che è quella che ci piace».

Fra i tesserati Panthers non mancano le ragazze: «In loro — riprende il coordinatore del gruppo sportivo — vedo addirittura un qualcosa in più a livello di impegno, di disponibilità ad allenarsi: i ragazzi quasi sempre hanno un pregresso sportivo di pratiche in varie discipline, mentre le ragazze magari non hanno queste basi, e allora le vedi allenarsi con più caparbietà ma anche sensibilità. Non a caso molte di loro seguono il corso di Psicologia clinica e, da future brave psicologhe, sanno dare il giusto valore anche allo sport. Ma naturalmente anche i ragazzi ci danno sotto, sia sul campo che quando si tratta di correre incontro alla solidarietà. E tutti con un entusiasmo che ogni volta mi emoziona».

Ma intanto, mentre all’Università europea si è concluso anche il percorso di Eccellenza umana che accompagna i ragazzi in un cammino alla scoperta di se stessi per donare autenticità alla propria esistenza (e che fa parte sempre delle iniziative dell’Ufficio di Formazione integrale), gli atleti del gruppo sportivo sono pronti a tornare in campo, secondo le modalità previste da questa fase 3 ma non più in forma esclusivamente individuale: «Sono certo — conclude Matteo Anastasi — che, dopo questo periodo difficile, tutti vedremo ogni cosa in maniera diversa. Anche l’andare al campo per l’allenamento o per una gara».

di Igor Traboni / Osservatore Romano