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Spettacoli: Bruckner e Verdi sfide della fede

Santa Cecilia, lei in persona, la fanciulla cristiana che affrontò il martirio cantando le sue preghiere e per questo sarebbe divenuta in seguito la patrona dei musici, certo apprezzerà che l’altra Santa Cecilia, cioè l’istituzione musicale romana che da più di quattro secoli porta il suo nome, inauguri oggi la nuova stagione di concerti con un programma interamente all’insegna del “sacro”. L’aspetto più singolare del concerto è l’accostamento dei due autori prescelti, che sono Anton Bruckner e Giuseppe Verdi, uomo di fede, cattolico fervente il primo, mentre l’altro non era un credente convinto. C’è però un denominatore comune, e cioè la grande, indiscussa spiritualità di entrambi.

Ed è singolare anche che mentre il brano di Bruckner è una sinfonia, la sua nona ed ultima, cioè un pezzo formalmente laico (salvo a contenere all’inizio della partitura una espressa dedica «al buon Dio» e alla fine il suggerimento di essere conclusa con l’esecuzione del Te Deum), i brani verdiani sono nientemeno che le Laudi alla Vergine, l’Ave Maria, il Te Deum e lo Stabat Mater. Pagine scritte a tarda età, ascoltando le quali a qualcuno è parso che, avvicinandosi alla fine della vita, Verdi abbia cercato in esse un sostegno segreto e una consolazione, quasi la ricerca di un dialogo più intimo e discreto con la spiritualità.

La monumentale Sinfonia di Bruckner, composta nel 1894 e rimasta incompiuta, è considerata come uno dei vertici del sinfonismo tedesco. Di essa restano tre movimenti: dopo la parte introduttiva e lo scherzo che molti hanno definito addirittura “tellurico” per la violenza delle emozioni che esprime, la sinfonia culmina in un lungo adagio che sembra un simbolo di redenzione, quasi un testamento musicale in cui si manifesta l’aspirazione al sacro del compositore.   

I Quattro Pezzi Sacri di Verdi, opera della tarda maturità, benché composti separatamente sono normalmente eseguiti insieme. Nella prima esecuzione a Parigi nel 1898 furono presentati i primi tre, Laudi alla Vergine Maria, Te Deum e Stabat Mater, ai quali si aggiunse in seguito l’Ave Maria, in occasione della pubblicazione presso l’editore Ricordi.

Sul podio, in questo concerto inaugurale (che è anche una sorta di anteprima delle celebrazioni verdiane del 2013) sarà Antonio Pappano. In tutti quest’anni di direzione stabile, egli ha stabilito con l’orchestra di Santa Cecilia un rapporto profondo, collaudato e affinato dai programmi eseguiti in sede e dalle sempre più numerose, più lunghe e più apprezzate tournée all’estero (a proposito delle quali il presidente-sovrintendente Cagli osserva che è stato proprio il grande successo registrato in questi viaggi a far apprezzare di più anche il patria in valore dell’orchestra e del suo direttore).

E l’apprezzamento dovrebbe salire ulteriormente dopo il concerto di questa sera. Il primo ad esserne convinto è proprio Pappano. «Accostare Bruckner a Verdi – ha detto – è per me una cosa speciale». La scelta di Bruckner gli è venuta spontanea dopo l’esecuzione, avvenuta l’anno scorso e sempre da lui diretta, dell’Ottava Sinfonia. L’ha definita «una pagina che quasi mi ha cambiato la vita e allargato l’orizzonte: non solo quello spirituale, ma persino quello musicale».

Passare adesso alla Nona è quasi un obbligo. Pappano ha anche ribadito la validità di un accostamento fra queste pagine di Verdi e Bruckner. Ad esempio ha notato certe analogie fra i Quattro Pezzi Sacri del primo e la Nona Sinfonia del secondo. Entrambe le composizioni, ad esempio, sono scritte nella tonalità di do maggiore. E per Pappano, questo è come dire che «siamo in Paradiso». Nel 2013, quindi, Pappano inciderà un cd coi Quattro pezzi sacri verdiani, mentre sempre ieri ha presentato il suo ultimo cd per la Emi, sempre con l’Orchestra di Santa Cecilia e Mario Brunello quale solista del Concerto per violoncello di Dvorak, affiancato dalla Sinfonia Nuovo mondo.

Virgilio Celletti / avvenire.it