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Sono scavate nella pietra delle maestose cattedrali della prima polifonia le musiche raccolte nel disco intitolato Conductus

Sono scavate nella pietra delle maestose cattedrali della prima polifonia le musiche raccolte nel disco intitolato Conductus, che i cantanti John Potter, Christopher O’Gorman e Rogers Covey-Crump hanno dedicato a una delle forme musicali più rilevanti e significative sorte in epoca medievale (cd pubblicato da Hyperion e distribuito da Sound and Music); un progetto di grande fascino e suggestione, assolutamente rigoroso dal punto di vista dell’approccio interpretativo, frutto maturo di una serie di studi approfonditi e comparati da parte di un team di ricercatori dell’Università di Southampton che mirano a portare nuova luce sulle prassi esecutive di antichi repertori che affondano le proprie radici in secoli lontani.
Composizione a più voci (fino a quattro) che intonano melodie originali tutte concepite sul medesimo testo (anch’esso originale), il conductus è infatti fiorito in Francia intorno al Duecento sotto l’influsso determinante della grande Scuola della Cattedrale di Notre Dame di Parigi. Nonostante la presenza di soggetti profani, nel cd firmato dai tre tenori inglesi a predominare sono le tematiche di carattere sacro, incentrate su argomenti che spaziano dal mistero dell’incarnazione di Cristo (Genitus divinitus, Quod promisit ab eterno, Relegentur ab area e Ista dies celebrari) alle figure dei santi e alla Vergine Maria (Porta salutis, Beate Virginis e Stella serena).
«Chi vuol comporre un conductus», scriveva nel XIII secolo il teorico Francone da Colonia, «deve dapprima inventare un canto, il più bello possibile, e quindi utilizzarlo come tenor per costruirvi la polifonia»; la cura, l’armoniosità e la piacevolezza del “canto”, insieme con la chiarezza e l’intelligibilità del testo, sono sicuramente gli obiettivi principali da perseguire per chi questi brani li scriveva allora, ma anche per chi li esegue oggi, quasi un millennio anni dopo la loro nascita. E nella purezza quasi ascetica, nella profondità d’ispirazione, nella linearità geometrica delle armonie che inaugurano la stagione d’oro dell’Ars Antiqua, questa straordinaria testimonianza di creatività musicale riempie i cuori, inebria gli animi e abbaglia gli occhi, anche ai tanti storiografi che si ostinano a parlare dei “secoli bui del Medioevo”.

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