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Solidarietà contro la disperazione: la Cei dalla parte degli immigrati

Una manifestazione di immigrati per rivendicare il diritto di soggiorno

Una manifestazione di immigrati per rivendicare il diritto di soggiorno (foto R. ANTIMIANI/EIDON).

Lavoro, cittadinanza, discriminazione: tutti nodi irrisolti, e semmai incancreniti dalla crisi, che investono il pianeta immigrazione. Per questo la Cei ha deciso di intensificare il pressing sulla questione: «Trasformare il cammino di disperazione di tante persone in un cammino di speranza diventa un impegno, una sfida educativa per le nostre comunità civili e religiose, se non si vuole che tale cammino di disperazione si trasformi in un nuovo conflitto sociale», ha detto monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, in occasione della Giornata mondiale delle migrazioni, il 13 gennaio scorso. Nonostante il fatto che oltre il 70% degli italiani sia favorevole alla cittadinanza per i figli degli immigrati, in Italia continua a essere in vigore lo jus sanguinis: «Ma esso comporta di fatto l’esclusione e la differenziazione sociale di quasi 650 mila minori nati in Italia da genitori immigrati. Sembra ormai tempo di ampliare anche in Italia lo jus soli, cioè l’acquisto della cittadinanza italiana per nascita sul territorio», ha insistito Perego a nome dei vescovi italiani. Un tema caldo, questo, rilanciato dalla Commissione episcopale triveneta per il settore Migrantes e dai direttori della Migrantes del Triveneto. «Auspico che un tema così importante non diventi occasione di lacerazioni e che una legge di questo tipo, se verrà adottata, non venga letta come un togliere qualcosa a qualcuno», ha sottolineato il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia.

«Per non restare lettera morta, dovrà comunque essere frutto di una cultura condivisa». Sul fronte dei diritti, nel frattempo, le violazioni si moltiplicano. Le cifre parlano da sole: «Lo sfruttamento lavorativo dei migranti si evince dalle buste paga: quelle degli uomini sono il 30% più leggere di quelle dei lavoratori italiani, quelle delle donne addirittura più del 40%. E oltre mille discriminazioni documentate sui media, agli sportelli o nel sistema scolastico sono contro immigrati », ha denunciato il direttore di Migrantes, esortando anche a rilanciare le misure alternative alla detenzione, per contrastare il sovraffollamento delle carceri, dove circa un terzo dei detenuti è straniero: «Nelle carceri italiane ci sono 15 mila immigrati senza permesso di soggiorno, mentre tra le 35 mila prostitute è altissimo il numero di immigrate».

«L’immigrazione non è un problema semplice: evoca passioni e dibattiti di sicurezza nazionale, economica, legali, sociali», ha fatto notare il vescovo Paolo Schiavon, presidente della Fondazione Migrantes. «Ma coinvolge anche la dignità fondamentale e la vita della persona. Basti ricordare che la maggior parte degli anziani italiani che muoiono in casa lo fanno tra le braccia non solo dei familiari, ma anche di una badante, spesso di origine straniera». Per i vescovi italiani, dunque, gli immigrati sono una «risorsa » culturale e sociale, non un’emergenza da gestire.

l.bad.

Jesus Marzo 2013