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Società \ Economia e Politica Oxfam: sostenere le donne per ridurre la fame nel mondo

Sono quasi 800 milioni le persone affamate nel mondo. Vere e proprie emergenze si registrano oggi in Malawi ed Etiopia. Oxfam-Italia lancia una campagna (24 aprile-9 maggio) sul motto “Sfido la fame” incentrata sul rapporto “Donne, cibo e cambiamento climatico”. Se le donne avessero gli stessi diritti degli uomini – sostiene – si potrebbero ridurre di 150 milioni i denutriti nel mondo. Roberta Gisotti ha intervistato Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam-Italia da Radio Vaticana

D. – Dott. Barbieri, le donne possono, dunque, giocare un ruolo chiave per contrastare la fame?

R. – Sì, possono giocare un ruolo chiave per contrastare la fame, perché sono prima di tutto le principali attrici dell’agricoltura. Gran parte delle donne, infatti, lavorano nel campo agricolo e sono anche, però, tra gli agricoltori più vulnerabili. Sono quelle, quindi, che più di altri soffrono gli effetti della povertà e del cambiamento climatico. Questo perché avviene? Perché le donne non hanno accesso spesso ai normali fattori della produzione: non hanno accesso al credito; non hanno, in alcuni Paesi, diritto alla titolarità della terra, come invece avviene per gli uomini. Secondo la nostra stima, se le donne avessero questa pari opportunità, sarebbero in realtà il migliore investimento per le comunità. La fame, infatti, si potrebbe ridurre di circa il 19 per cento. 150 milioni di persone, quindi, potrebbero uscire dalla fame, grazie all’incremento di produttività delle donne. E sappiamo anche che un dollaro dato in mano ad una donna ha un effetto molto più rilevante per l’istruzione dei figli, per la salute dei figli rispetto alla stessa quantità di risorse guadagnate da un uomo.

D. – Una campagna volta a raccogliere fondi per quali Paesi? Tra quelli in maggiore emergenza sappiamo è il Malawi, dove è stato dichiarato lo stato di calamità nazionale per la siccità, e poi diversi altri in Africa…

R. – Sì, una campagna di raccolta fondi – con sms, lo ricordo, al 45509 – per sostenere programmi concreti per le donne in Africa, soprattutto in Sudan, in Etiopia, in Tanzania, ma anche in Marocco e in Tunisia, che diano strumenti concreti, come sementi, formazione, accesso al credito e anche – quello che è più importante – un sostegno alle organizzazioni contadine, perché cambino le regole del gioco per le donne, perché le donne possano avere strutturalmente accesso a quei fattori della produzione che spesso a loro sono negati.

D. – In realtà, sono decenni che le Nazioni Unite sollecitano la promozione del ruolo della donna nella società, nei Paesi in via di sviluppo. Ecco, nella vostra esperienza, quali resistenze maggiori ci sono: politiche, culturali?

R. – Entrambe. Sono politiche e culturali. Molto spesso la donna ha nella società un ruolo chiave, ma non riconosciuto da un punto di vista culturale. Si trova, appunto, in situazioni di svantaggio. Su questo bisogna lavorare molto, perché l’accesso sia non solo nel miglioramento delle condizioni di vita, non solo a livello economico, ma anche nelle strutture familiari. Devono, quindi, cambiare spesso i rapporti di potere all’interno delle famiglie, perché il cambiamento sia sostenibile. Questo è il lavoro che serve nel lungo periodo.

D. – Da parte delle Nazioni Unite, forse, ci vorrebbe più polso nel vincolare gli aiuti alla promozione della donna, quando ci si riferisce a strutture governative, statali…

R. – Sì, serve anche soprattutto maggiore investimento proprio nei progetti dell’agricoltura di piccola scala. Questo è un elemento importante. Molto spesso si parla di cooperazione allo sviluppo e di aiuti in senso astratto, ma è importantissimo che questi investimenti di cooperazione internazionale siano nell’agricoltura di piccola scala, perché è proprio lì che la donna beneficerebbe maggiormente dei programmi e degli investimenti. Poi ci sono tutti gli sforzi per far sì che le regole del gioco, le politiche di genere, migliorino nei diversi Paesi. Questo è un dato fondamentale su cui, sono d’accordo, serve maggiore coraggio da parte di tutti.