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Siate vigili

Sole 24 Ore
(Nunzio Galantino) Quando si parla di “attenzione”, immediatamente pensiamo a quella che si mette in atto in certi momenti per evitare dei pericoli, come per esempio l’ attenzione che si deve prestare di fronte ai segnali stradali; oppure si pensa all’ attenzione nei confronti degli altri, intesa come cura o premura rivolte a una persona.Capita di mancare di attenzione, quando si è stanchi, distratti, demotivati. “Attenzione”: dal latino attentio, derivato del verbo attendere, a sua volta composto da ad – tendere, non nel senso di “aspettare”, ma di “tendere verso”, “rivolgere l’ animo”, “applicarsi a un compito”. Un’ etimologia accorta arricchisce il termine “attenzione” di ulteriori significati, perché la collega alla vigilanza, all’ essere desti nei confronti di un oggetto che muove il desiderio, l’ interesse e la passione. È “attento”, per Sant’ Agostino, chi è consapevolmente presente davanti a ciò che vive, fermandosi su di esso, amandolo e spendendosi per esso; tanto che lo stesso Agostino arriva ad affermare che «quod amatur, non laboratur». L’ attenzione dipende dall’ atto volontario di un essere libero e richiede cura, premura, dedizione e sforzo. L’ atteggiamento contrario all’ attenzione è la trascuratezza, la superficialità, il pressappochismo. Dall’ attenzione, come esercizio del pensiero, dipende la capacità di vivere consapevolmente e responsabilmente, liberandosi dalla superficialità (Epitteto). È talmente importante, l’ attenzione, da essere considerata il fine dell’ educazione e ciò di cui più si ha bisogno, se è vero, come scrive Simone Weil, che «coloro che si sentono infelici, di null’ altro al mondo hanno bisogno se non di qualcuno che presti loro attenzione». L’ attenzione rende disponibili a comprendere, apre a ciò che ancora non si conosce e a ciò che si presenta con il carattere del mistero, a cominciare dalle persone che incrociamo sulla nostra strada. Chi è “attento” sa distinguere tra il bene e il male, dal momento che «nessuno è padrone di procurarmi il bene o di precipitarmi nel male, ma io solo ho potere su me stesso in questo ambito» (Epitteto, Diatribe, IV, 13). Per tutti, l’ attenzione dovrebbe diventare una qualità fondamentale per un’ esistenza vissuta pienamente, nella comprensione di sé e del mondo nel quale si abita. Se il termine “attenzione” rimanda al movimento dell’ animo verso una determinata realtà, c’ è da chiedersi: «verso cosa dovrebbe volgersi l’ animo dell’ uomo del XXI secolo?». Sempre più forte e impellente giunge il richiamo affinché un’ attenzione effettiva, oltre che affettiva, venga rivolta a quella che papa Francesco chiama la “casa comune”, il creato. Lo stesso Pontefice nella Evangelii gaudium avverte che «… quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’ attenzione rivolta all’ altro “considerandolo come un’ unica cosa con se stesso”»