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«Si scopron le tombe»? Talora meglio di no

Risvegli? Talora trovi in qualche pagina segni di realtà morte che sotto altra forma provano a fingersi vive e recuperano, nero su bianco, certi resti putrefatti senza accorgersi che, facendolo, mostrano solo che sono proprio cose morte. Mi spiego. Ieri “Manifesto” (p. 8 quasi intera) «Inchiesta» dalla Repubblica ceca e corrispondenza dalla Germania, ambedue con bersaglio fisso: Chiesa cattolica. Primo resto: «Dopo l’89, a Est la Chiesa all’incasso». Secondo: «Germania: non è un fedele chi non paga l’obolo alle casse vaticane»… Due salme di giornalismo! La prima con demenziali pretese storiche rievoca persino i tempi della Pace di Vestfalia (1648), ma in realtà protesta perché il Parlamento ceco ha deciso «la restituzione dei beni ecclesiastici confiscati dal governo del Partito comunista cecoslovacco nel 1948». Al “Manifesto” la cosa non va giù perché – alla lettera – «la parte del leone è fatta dalla Chiesa cattolica». Eppure subito dopo leggi che «la quota» da restituire corrisponde esattamente alla parte dei beni realmente sottratti alla Chiesa cattolica rispetto al “totale” degli espropri. E allora? Allora c’è altro! Stessa pagina, nuova fiera indignazione perché in Germania chi chiede formalmente ed esplicitamente allo Stato di non essere più considerato membro della Chiesa viene riconosciuto dalla Chiesa, cattolica o protestante che sia, esattamente per quanto ha richiesto. In pagina un disprezzo che rende ciechi (qui con la “i”)? Sì, e che produce falsi ostentati. Infatti le tasse ecclesiastiche della legge in Germania non c’entrano niente con le «casse vaticane»! «Casse», e «incasso»? Ripenso a quei due titoli, e viene da solo: per favore, richiudete bene il coperchio di certe bare: cose morte davvero!

a cura di Gianni Gennari / avvenire.it