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Se vogliamo ripensare il significato della Pasqua, per riviverla ed attualizzarla… di don Fabrizio

Se vogliamo ripensare il significato della Pasqua, per riviverla ed attualizzarla, ci sono molto d’aiuto i brani del vangelo di Giovanni che la liturgia ci presenta nella 4a e 5a domenica di quaresima.
A conclusione del discorso con Nicodemo (Gv. 3,14-21) Gesù paragona sé al “serpente innalzato nel deserto”. Nella tradizione degli antichi esso è simbolo di morte ma anche di vita; in questa doppia valenza Gesù individua il significato della sua morte da cui scaturirà la vita eterna non solo per Lui ma per tutti coloro che “credono” in Lui.
L’innalzamento è tanto l’innalzamento sulla croce quanto l’innalzamento nella gloria della risurrezione.
Era proprio necessario, per la salvezza, passare attraverso la morte?
Non poteva nella sua onnipotenza Dio pensare diversamente la sua misericordia? È
Gesù stesso che ci risponde nel vangelo di Giovanni (12,24): “se il chicco di grano caduto in terra non muore, non porta frutto”.  Anche nella natura troviamo la risposta!La morte è scaturigine di vita!Dalla morte liberamente accettata da Gesù scaturisce la pienezza della vita, l’eternità. Al peccato, originato dal profondo senso di egoismo dell’uomo, dal non voler “dipendere” da nessuno, nemmeno da Dio suo creatore, non si poteva porre riparo altrimenti, che con un contrapposto e profondo gesto d’amore oblativo: l’offerta della vita. Chi avrebbe potuto tanto se oltre che uomo non fosse stato anche Dio?
Era necessario che fosse pienamente uomo per essere “dalla nostra parte” ma che
avesse la forza e la potenza di Dio non solo per vincere l’egoismo umano, ma soprattutto per acquistare un merito senza fine. Nell’incarnazione di Cristo tutto
questo si realizza e nella sua morte si compie. Celebrare la Pasqua non è allora
celebrare una semplice ricorrenza o ricordare un avvenimento del passato,
ma accoglierlo come dono nella nostra vita presente!
Non è “fare memoria” (semplice ricordo) ma “memoriale” attualizzazione, giustificanteci, nell’oggi! La Pasqua presuppone perciò una profonda adesione di vita e di fede! Perciò ad essa ci prepariamo con un cammino lungo quaranta giorni, costellati, almeno dovrebbero esserlo, di digiuni per un cambiamento interiore non fine sé stesso, ma in vista di una carità solidale. Buona, e vera… santa Pasqua a tutti!

Don Fabrizio