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Scuola. La sfida della dislessia: «Liberi di apprendere»

La sfida della dislessia: «Liberi di apprendere»

«Nessuno si sognerebbe di additare uno studente perché porta gli occhiali. Perché, allora, è ancora così difficile accettare gli strumenti compensativi che aiutano i dislessici? Sono questi i nostri occhiali». La storia scolastica di Francesco Biagioni, 24 anni di Pisa, è costellata di fatica e delusioni perché soltanto in quarta Ginnasio ha saputo di essere dislessico e disortografico. A lui la legge 107 del 2010 ha permesso di dare un nome alle difficoltà che incontrava in classe. E adesso che è iscritto alla laurea magistrale in Psicologia clinica, gira le scuole d’Italia con il progetto “My story”, per dire a tutti che «questo muro si può superare, che è possibile farcela».

Francesco e tanti altri come lui, hanno dovuto lottare, anche contro i pregiudizi, per essere davvero “Liberi di apprendere”, titolo dato dall’Associazione italiana dislessia al proprio XVII Congresso nazionale, che si è chiuso ieri a Milano. Riconosciuti ufficialmente da appena otto anni, i Disturbi specifici dell’apprendimento, di cui fa parte la dislessia, riguardano più di 2 milioni di italiani e 254.614 studenti certificati Dsa, pari al 2,9% della popolazione scolastica. «La legge 107 ci ha fatto fare un enorme passo avanti – ricorda il presidente dell’Aid, Sergio Messina –. In pochi anni siamo passati dallo 0,3% di alunni certificati al 3%. La scuola ha cambiato impostazione nel segno di una maggiore sensibilità» aggiunge Messina, che invita scuola, famiglia e sanità a «fare rete per lavorare meglio».

La rinnovata consapevolezza del fenomeno, ha permesso un fiorire di iniziative sul territorio. Come il progetto della presidente Aid di Napoli, Giovanna Gaeta, nel carcere minorile di Nisida. «Dieci anni fa – raccolta – i ragazzi con Dsa nella scuola del carcere erano oltre il 50% del totale. Oggi, dopo l’apertura del nostro sportello d’ascolto, siamo scesi al 38% e il ministero della Giustizia ci ha chiesto di estendere il progetto a tutti gli istituti minorili d’Italia».

Da Bologna, invece, è partita la sperimentazione di “SupermappeX”, progetto che fa dell’uso intelligente delle tecnologie uno strumento per favorire l’apprendimento dei ragazzi con Dsa. «Le mappe concettuali – spiega Luca Grandi della cooperativa Anastasis – sono utili non soltanto agli alunni con problemi ma a tutti. L’intenzione è diffondere le Supermappe in tutte le scuole del Paese».

Arrivare al 90% degli istituti scolastici è anche l’obiettivo del progetto “Dislessia amica” della Fondazione Tim che, attraverso un kit tecnologico e una piattaforma digitale ha effettuato formazione sulla didattica inclusiva in oltre il 60% delle scuole. Con “Dsa progress for work”, progetto della Fondazione italiana dislessia, onlus dell’Adi, Intesa Sanpaolo è invece la prima banca italiana certificata “Dyslexia Friendly Company”, per aver favorito le condizioni lavorative e l’emergere dei talenti di dipendenti con questi disturbi.

Avvenire