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«Sbattezzo» e Commedia della Pentola

C’ è una signora – nome di battesimo Rita S. – che vanta di essere stata «la pioniera» dello «sbattezzo» (Pubblico Giornale, venerdì, 21), anche se il primo (secondo internet) sarebbe stato Aldo Capitini, il filosofo che teorizzò in Italia il pensiero nonviolento di Gandhi. Un altro si chiama Mauro Q., era «cristiano praticante, sposato in chiesa, figlio battezzato, Messa tutte le domeniche e gruppo lettori della parrocchia»: si è sbattezzato per «non far più parte di un’organizzazione […] basata su falsità storiche e antiscientifiche, che esalta il dolore, che nega e svilisce la sessualità e il diritto al matrimonio alle coppie omosessuali». Gli “sbattezzati” credono ancora anche a Babbo Natale? Il più simpatico, però, è Agostino A., di Ercolano, 48 anni: «Ho deciso di sbattezzarmi un sabato mattina, a Rimini, quando le campane mi hanno svegliato alle sette». Come si sa, gli “sbattezzati” esigono che i loro nomi siano cancellati dal registro dei battesimi (in realtà si annota in margine la richiesta), senza rendersi conto che, anche a prescindere dal dono sacramentale e indelebile di cristiano, lo “sbattezzo” è un’illusione. Infatti, nessun bianchetto può cancellare ciò che è avvenuto e, dunque, eliminare il fatto che gli “sbattezzati” restano comunque battezzati per sempre. Factum infectum fieri non potest (ciò che è stato fatto non può diventare non-fatto): lo aveva scritto Plauto nella sua “Aulularia” (la “Commedia della pentola”) due secoli prima di Cristo e la sua constatazione vale ancora.
PERCHÉ NO
Marco Pannella ha interrotto il suo digiuno, com’era prevedibile. Ne siamo tutti contenti per lui, anche perché questo vuol dire che ha rinunciato a proseguire la duplice violenza che, da sedicente non-violento, pratica prima su se stesso e poi sugli altri in forma di un inaccettabile ricatto e anche se il fine dei suoi digiuni questa volta era nobile. Sorge, però, un’altra minaccia. Il manifesto (giovedì 20) propone di premiarlo: «Pannella senatore a vita. Perché no?». Semplicemente perché questa nomina deve avere come motivazione «altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario» (art. 59 Cost.) e, anche se le sue campagne per il rispetto della persona dei carcerati sono lodevoli, i suoi “meriti” non sono “altissimi”: bisognerebbe chiederlo, per esempio, ai milioni di bambini abortiti nell’ultimo trentennio.
DIRITTI? MEGLIO DISTORTI
«Il matrimonio gay è l’accelerazione che porta avanti la battaglia per la conquista dei diritti». Questo afferma un campione politico dei gay come Nichi Vendola a Pubblico Giornale (venerdì21). Meglio chiamarli “distorti” quei diritti. Ma lui è contro «le solite litanie della “famiglia naturale”», contro i «cavernicoli in tema di diritti». Chi la pensa diversamente, dice ancora, «pare uscito dall’igloo», perché «o stai nell’igloo o stai nella modernità». Poi attacca «i medici obiettori e antiabortisti» che «militarizzano e bloccano il sistema pubblico». Insomma o sei gay o sei cavernicolo. Proprio i gay, che amano dirsi “discriminati”, discriminano gli eschimesi, anche se questi insegnano loro come la natura sia al servizio delle necessità dell’uomo. Meglio del matrimonio gay la famiglia naturale dell’igloo e della caverna.

avvenire.it