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Sale della comunità, la sfida digitale

Dal 2013 scompariranno le tradizionali pellicole in 35 millimetri, dopo più di un secolo. Al loro posto sono in arrivo moderni videoproiettori in cui viene inserita una chiavetta con un codice di accesso al film. «Un’opportunità per diversificare la proiezione delle sale piccole al pari delle multisale» dice Sergio Oliva di Spaziocinema, che a Milano e hinterland gestisce realtà comunitarie importanti come il Rondinella di Sesto San Giovanni. Ma un proiettore digitale può andare dai 50mila fino ai 70mila euro. Per questo le sale della comunità si stanno dando da fare anche partecipando a bandi di cofinanziamento come quelli di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

 
 
Così han fatto a Brugherio…
Q uarantasei anni di storia e una sfida: che ora si chiama digitale. Il cinema teatro «San Giuseppe» di Brugherio è una sala della comunità che svolge una funzione sociale importante. Perché è l’unico cinema della cittadina alle porte della Brianza. Ma fa da riferimento anche per numerosi comuni dell’hinterland. Come sala della comunità può anche proporre film in prima visione.
Questo consente l’alternanza con i titoli d’essai che vengono curati dal cinecircolo «Robert Bresson». Il presidente, Giuseppe Bonalumi, spiega: «Il passaggio al digitale si è reso necessario per la trasformazione in corso nel settore. Nel volgere di poco tempo verrà meno la pellicola e si assisterà alla sua sostituzione con la tecnologia digitale. Per affrontare questo investimento la sala ha partecipato a due bandi emanati rispettivamente da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia che hanno consentito di beneficiare di aiuti e agevolazioni. Nella nostra cabina di proiezione da poche settimane abbiamo un proiettore digitale Christie Solaria accanto al tradizionale proiettore in 35 millimetri». Seicentosessantasette posti quelli del «San Giuseppe» che si trova in via Italia, nel cuore della cittafina, dentro il complesso della struttura oratoriana con cui ha in comune il bar e la «Bottega del mondo». In questa sala della comunità è possibile sperimentare quell’accoglienza che di certo non si trova in una qualunque multisala. Qui le persone, anche durante la settimana, si incontrano, si fermano, si scambiano qualche parola. Il tutto in un clima di famiglia.
Proiezioni dedicate ai bambini e iniziative per gli anziani si affiancano al cinema in prima visione e al teatro di programmazione ordinaria. Più di ottanta i volontari che per passione e con tanta dedizione si occupano di questa realtà. Nell’arco di una stagione vengono staccati una media di 75mila biglietti, dei quali 45mila riguardanti l’attività cinematografica. Senza l’acquisto del proiettore digitale il «San Giuseppe» sarebbe stato destinato alla chiusura o alla sola programmazione teatrale. Questo cambiamento, spiega ancora Bonalumi, «per la nostra sala significa poter offrire titoli appena usciti accanto alla vasta offerta d’essai. In entrambi i casi possiamo garantire al pubblico un elevato standard sempre più necessario per fidelizzare lo spettatore che sceglie di vedere il cinema al cinema».
 
…e così a Rivoli
O ggi don Bosco sarebbe un esperto di comunicazione digitale. Ne sono convinti i salesiani che per seguirne le orme hanno digitalizzato il cinema di Rivoli, attivo dal 1986 e intitolato al santo torinese, aperto dal sabato al martedì. Il nuovo sistema di proiezione digitale – l’adeguamento è costato 90mila euro – è una tappa obbligata per la sopravvivenza. «Le ormai vecchie pellicole vengono distribuite sempre di meno e presto spariranno dal mercato, allora abbiamo deciso di adeguarci, per non rimanere indietro rispetto alle altre sale cinematografiche», spiega Andrea Mameli, educatore laico, responsabile della sala del cinema­teatro «Don Bosco Digital» di Cascine Vica, a Rivoli, che ospita 418 posti. Accanto al cinema ci sono la sede storica della Elledici, la casa editrice dei salesiani, e l’oratorio centro-giovanile. Ora che il cinema si avvale della tecnologia digitale, «migliora la qualità della proiezioni, ma soprattutto ci assicuriamo la possibilità di avere le prime visioni». Così facendo «svolgiamo un servizio al territorio, visto che il nostro è uno dei pochi cinema della zona e non digitalizzarlo, alla lunga, voleva dire chiuderlo». Il cinema, che è annesso alla parrocchia salesiana, si propone come sala della comunità, punto di incontro e di animazione. Il nuovo digitale porta con sé il rilancio del cineforum, ogni martedì, gestito direttamente dall’opera salesiana. Lo scopo è quello di dar vita a un «gruppo culturale» con i giovani del territorio. Per l’occasione è stata lanciata una rassegna di 36 film, partita il 4 settembre con il pluripremiato The artist, che prevede due proiezioni ogni martedì, seguite dal cineforum, con i film della stagione passata. Questa sera, ad esempio, viene proiettata la commedia Midnight in Paris. «Intendiamo il cinema come un servizio alle famiglie – continua Mameli – per questo curiamo la programmazione dei film, scegliendo quelli che passano un messaggio educativo, e poi teniamo basse le tariffe, per permettere a tutti di partecipare». Insomma, al «Don Bosco Digital» si utilizzano le nuove tecnologie, ma si segue con attenzione tutta la «filiera», un po’ come nei cinema d’antan che, in questo caso, non disdegnano i film commerciali. A patto, però, che portino un messaggio educativo, come sarebbe piaciuto a don Bosco. Informazioni sul sito www.donboscorivoli.it.

 

  da Avvenire del 18 settembre 2012, pag. 28