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Ruolo e obiettivi dei cattolici impegnati

Fra i problemi che si pongono al cattolicesimo italiano del 2013 vi è – e certo non marginale – quello di superare la fase di acuta conflittualità fra credenti diversamente impegnati in politica che ha caratterizzato i due trascorsi decenni. I convegni di Todi, fra il 2011 e il 2012, sono stati un importante tentativo in questa direzione, ma a mio avviso si deve constatare che l’obiettivo di realizzare una qualche forma di rassemblement o comunque una presenza coerente e coesa non ha preso corpo (e forse la causa non ultima sono stati proprio certi ricorrenti auspici – per alcuni il timore – di nuove ipotetiche forme di “unità politica dei cattolici”).

Si devono fare i conti, insomma, non tanto con la “disunione” ma con la diaspora, e con questa diaspora. Non vi sarebbe da scandalizzarsi oltre misura di tale fatto, perché – salvo rari momenti – i cattolici politicamente impegnati sono stati, sullo specifico piano politico, quasi sempre cordialmente (e non cordialmente…) divisi: basti pensare a Toniolo e a Grosoli, a Sturzo e a Murri, a De Gasperi e a Martire; con una frammentazione che, nel secondo dopoguerra da “bipartita” si è fatta tripartita (non semplicemente “destra” e “sinistra”, ma sinistra, centro e destra…). Non sempre, tuttavia, recepire la lezione della storia significa ripercorrere le stesse strade. Perché non lasciare spazio a una salutare “fantasia” che consenta di superare antichi schemi e, dunque, antiche contrapposizioni?

In questa prospettiva sembra impresa non impossibile – in un nuovo contesto un poco meno conflittuale di quello degli anni trascorsi – ipotizzare un “luogo” di confronto di quanti ancora si riconoscono nell’umanesimo cristiano: un libero e aperto Forum di esponenti dei mondi vitali del cattolicesimo italiano e di politici che si richiamano all’ispirazione cristiana, ovunque schierati, non per perseguire una qualche ulteriore “unità”, ma per vedere realisticamente quali spazi di collaborazione siano possibili e quali proposte – legate ai postulati fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa – possano da ciascuno essere portate avanti in campi, per fare soltanto alcuni esempi, come quelli delle politiche familiari o della difesa del matrimonio come “patto” fra uomo e donna. Perché escludere in via di principio che su questi e altri temi – come un’equa politica fiscale e un forte impegno per la pace – si possa realizzare una convergenza che porti poi a un attivo impegno, anche sul piano legislativo, nei rispettivi partiti e movimenti, in vista del raggiungimento di obiettivi condivisi?

Una serena e aperta iniziativa delle maggiori espressioni dell’associazionismo cattolico potrebbe avere una larga rispondenza e dare luogo a utili confronti su singoli temi e a possibili azioni comuni. E perché non mettere in cantiere – su questo piano non dovrebbero esservi riserve – anche momenti comuni di riflessione etica e spirituale su una politica che per il cristiano non dovrebbe essere mai semplicemente un “mestiere”?

Una simile iniziativa – questa è, almeno, la mia personale convinzione – non mancherebbe di ottenere vasti consensi e potrebbe essere un primo, ma assai importante, passo in avanti per rendere la politica italiana più amicale e meno conflittuale. Non, dunque, un embrassons nous, ma, finalmente, un sereno guardarsi negli occhi, come uomini e come donne, al di là del vetro protettivo, e talora del muro divisorio, delle appartenenze politiche.​

 

Giorgio Campanini – avvenire.it