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Ritornare a Nazareth per ritrovare la vera identità della Chiesa

Di fronte alla crisi d’identità vissuta dai sacerdoti, dai religiosi e dalle religiose la via è quella di ritornare a Nazareth. Cioè «ai luoghi dove siamo stati chiamati e dove era evidente che l’iniziativa e il potere erano di Dio». Papa Francesco nella cattedrale di Maputo ha aggiunto un ulteriore tassello all’identikit di chi consacra la propria vita a Dio e al servizio dei fratelli. Lo ha fatto paragonando le due annunciazioni di cui ci parla Luca nei primi passi del suo Vangelo: quella a Zaccaria, sacerdote e padre di Giovanni Battista, avvenuta nel Tempio di Gerusalemme, nel luogo più sacro della città più importante. E quella a Maria, giovane donna laica, avvenuta a Nazareth nel piccolo e sperduto paesino della Galilea.

«A volte», ha spiegato il Papa, «senza volerlo, ci abituiamo a identificare la nostra attività quotidiana di sacerdoti con determinati riti, con riunioni e colloqui, dove il posto che occupiamo nella riunione, alla mensa o in aula è gerarchico; somigliamo più a Zaccaria che a Maria». Invece, proprio «l’incommensurabile grandezza del dono che ci è stato dato per il ministero ci relega tra i più piccoli degli uomini». Il prete, ha aggiunto Francesco, «è il più stolto degli uomini se Gesù non lo istruisce pazientemente come fece con Pietro, il più indifeso dei cristiani se il Buon Pastore non lo fortifica in mezzo al gregge. Nessuno è più piccolo di un sacerdote lasciato alle sue sole forze».

Si può uscire dalla crisi d’identità se le «nostre stanchezze sono legate alla nostra capacità di compassione», cioè in quella quotidiana condivisione della vita della gente, in quegli impegni «in cui il nostro cuore è “mosso” e commosso». Perché così si riscopre la via del servizio, la via di Nazareth, confidando non nelle proprie forze, nelle proprie strutture, nella propria bravura o nelle proprie strategie, ma soltanto nel Dio che «ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili».

vaticannews

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